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Il Cattolico deve.....

Last Update: 7/6/2014 3:02 PM
3/13/2007 6:43 PM
 
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Caro Roberto, non sai quanto mi fa piacere vedere persone umili e sincere che ammettono la triste realtà dei fatti. Sei una persona da stimare per questo perchè guardi sia il buono che il male presente nella tua religione.
E' così che dev'essere un fedele. Dev'essere fedele ideologicamente alla religione che tramite la sua personale ricerca rispecchia il corretto cammino di fede e al contempo accorto nell'ammettere quelle cose in cui la sua religione potrebbe porre qualche miglioramento.

Devo ammettere che in effetti il problema dalla grande mole di fedeli che appartengono alla Chiesa Cattolica è una difficoltà seria, di non facile soluzione. Ed è capzioso delegarne la colpa ai membri del clero in quanto, nel cristianesimo vero, quello spontaneo basato sul desiderio libero, che sgorga dal cuore, di ogni fedele, il frutto dei miglioramenti deriva dalla somma di ogni singolo sforzo. A motivo della società consumistica basata tutto sui divertimenti e sul materialismo, la collaborazione laica è restia a farsi sentire, e siccome il cattolicesimo è un cristianesimo basato sulla spontaneità, i membri del clero non possono costringere i laici a darsi da fare. Nè possono far leva sulla paura di un castigo eterno del Signore nella fine dei tempi, perchè altrimenti da religione cristiana e libera, la CC diverrebbe una setta.

Perciò, in conclusione, a mio modesto avviso solo i laici possono fare qualcosa per andare contro lo spirito pigro della maggioranza dei cattolici. Dopotutto la CC non è il clero ma l'assemblea totale di tutti i credenti, di cui ogni singolo braccio è utile per la prosperità di tutta l'Ecclesia.

Alla prossima. [SM=g27985]
La verità non è qualcosa di statico ma è basata su una conoscenza progressiva, in grado di mettere in discussione anche i precedenti concetti raggiunti usando il modello del metodo scientifico
3/13/2007 10:20 PM
 
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Benvenuto
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Re:

Scritto da: Bicchiere mezzo pieno 13/03/2007 18.43
Caro Roberto, non sai quanto mi fa piacere vedere persone umili e sincere che ammettono la triste realtà dei fatti. Sei una persona da stimare per questo perchè guardi sia il buono che il male presente nella tua religione.
...


Grazie per la stima [SM=g27988]
Penso che l'umiltà sia la strada migliore per potersi migliorare personalmente, come chiesa e nei rapporti con gli altri....
3/18/2007 10:00 AM
 
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I diritti della maggioranza
di Massimo Introvigne (il Giornale, 14 marzo 2007)

Della lunga esortazione apostolica di Benedetto XVI Sacramentum Caritatis molti sottolineano i passaggi che raccomandano l'uso della lingua latina e del canto gregoriano nelle grandi celebrazioni, e quelli che biasimano le donne e gli uomini politici che si dicono cattolici ma che da cattolici non si comportano affatto a proposito di quei «valori non negoziabili» che attengono alla vita e alla famiglia. Sono aspetti importanti: ma sarebbe un peccato se sfuggisse il senso generale di questo documento che chiarisce, in un'epoca di particolare confusione, chi esattamente può dirsi cattolico.

La sostanza del testo di Benedetto XVI è precisamente questa: non è cattolico chi dice di esserlo, ma chi la Chiesa riconosce come tale. Citando sant'Ignazio di Antiochia, il Papa afferma che i cattolici sono coloro che vivono «secondo la domenica»: non solo nel senso che vanno a Messa, ma che cercano di comportarsi in coerenza con la domenica «ogni altro giorno della settimana».

Se si chiede agli italiani se sono cattolici, risponde di sì oltre l'ottanta per cento. Questa auto-certificazione non è certo priva di significati culturali, ma non corrisponde alla definizione di cattolico che emerge dal documento pontificio. Se il centro della Chiesa è l'eucarestia, è necessario un contatto che abbia una qualche regolarità con la celebrazione eucaristica. Il Papa non interviene sulla questione dibattuta tra i sociologi se la pratica da prendere in esame sia quella dichiarata o quella effettivamente contata (e il conto non è facile), o ancora se quella dichiarata come almeno mensile (circa il quaranta per cento in Italia) o come settimanale (tra un quarto e un terzo della popolazione). Ma certamente chi non va quasi mai a Messa non è pienamente cattolico. Né la Messa è sufficiente: ci sono, appunto, valori «non negoziabili» (il Papa mette in guardia tra l'altro contro il riconoscimento non solo delle unioni omosessuali, ma anche della poligamia) su cui il consenso non è facoltativo. Chi non li condivide - tanto più quando vota leggi in Parlamento - non solo può, ma deve essere «richiamato dai vescovi», così che anche i fedeli (che sono pure elettori) prendano atto che manca di quella «coerenza eucaristica» che definisce il cattolico come tale.

Neppure, però, l'esortazione apostolica sposa la tesi priva di misericordia che considera cattolico solo chi abbia una vita privata impeccabile. I santi non sono quelli che non sono mai caduti, sono quelli che si sono sempre rialzati; e chi scaglia la prima pietra per definizione non è senza peccato. Alle coppie composte da un uomo e da una donna che vivono situazioni diverse dal matrimonio cristiano, per esempio, il Papa ribadisce che non possono accostarsi alla comunione: ma non le esclude dalla comunità cattolica, esortandole a partecipare alla Messa e a cercare strade canonicamente lecite per regolarizzare la loro posizione. La Chiesa è misericordiosa verso il peccatore. Lo è meno con chi pretende di trasformare l'irregolarità in legge. I cattolici costituiscono dunque quella maggioranza di italiani che sono, come dice la liturgia, «peccatori ma fiduciosi nell'infinita misericordia di Dio»: che stanno con la Chiesa sui valori «non negoziabili» che pure non sempre riescono a vivere in pienezza, che sanno che si deve santificare la domenica anche se forse non lo fanno tutte le settimane. A loro il Papa chiede maggiore «coerenza eucaristica» quotidiana. Alla politica chiede di tenere conto che questa maggioranza ha dei diritti.


«Il Mondo non sarà mai abbastanza vasto, né l’Umanità abbastanza forte per essere degni di Colui che li ha creati e vi si è incarnato»
(P. Teilhard de Chardin, La vision du passé, in “Inno dell’universo”, Queriniana, Brescia 1995, p. 76)>>



3/25/2007 9:14 PM
 
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Re:

Il rito della cresima differisce nella Chiesa cattolica ed in quella ortodossa. In quella ortodossa si ricevono, ancora neonati, contemporaneamente tutti e tre i sacramenti della iniziazione.

La Chiesa cattolica conferisce il sacramento quando la persona ha superato il tredicesimo anno di età, poiché presupposto della Cresima sono l'aver ricevuto il Battesimo e il partecipare già all'Eucarestia.

La Chiesa ortodossa, considerando questo sacramento come "effusione della grazia", ritengono opportuno conferirlo già ai neonati al momento del Battesimo.



Volevo chiedere a Teodoro se anche gli ortodossi usano il Saio che quella veste tipo Frate per i ragazzi cresimandi che ritengo abbia un'origine del vestiario Biblico usata in varie occasioni
Grazie
1/23/2008 9:34 PM
 
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inserisco questo link che serve per anche chi conosce l'inglese ad avere più spunti sulla Religione Cattolica

www.catholic.com/library/How_to_Become_a_Catholic.asp
5/9/2014 4:20 PM
 
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Pensiamo a una persona che si descrive come cristiana, basa le proprie convinzioni sulla Bibbia e ha una passione per condividere Gesù con gli altri. Che tipo di persona viene in mente?

Scommetto che la prima cosa a cui la gente pensa è un protestante evangelico.

Ma non un cattolico. E questo è un problema.

Uno dei miei articoli più recenti è stata una lettera aperta agli evangelici. Questa è per i cattolici.

Come siamo arrivati a questo punto? I cattolici sono membri della Chiesa che ha compilato le Scritture, la Chiesa dei grandi santi e martiri missionari, la Chiesa istituita da Cristo stesso – com'è possibile che altre persone siano più conosciute dei cattolici per il fatto di essere evangelizzatrici e cristiane che credono nella Bibbia?

Sono certo che il nostro status di minoranza culturale qui negli Stati Uniti sia stato un fattore rilevante per la formazione di questa percezione (la maggioranza protestante ha avuto più forza nello stabilire le norme linguistiche, ecc.), e la diffusa mancanza di fedeltà alla dottrina tra coloro che si definiscono cattolici negli ultimi decenni non ha certamente aiutato.

Qualunque siano le ragioni, credo che noi cattolici siamo arrivati ad accettare in gran parte queste percezioni, e facendo questo abbiamo ceduto troppo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle protestanti.

Ciò è negativo sia per la nostra autocomprensione come cattolici che per le nostre relazioni con i non cattolici. È difficile vivere la fede in modo retto e condividerla con gli altri se abbiamo accettato false narrative culturali, false dicotomie e una terminologia impropria.

Per essere chiari, non sto dicendo che i cattolici dovrebbero esigere che gli altri smettano di identificarsi con queste cose o che dovremmo cercare di costringere gli altri a parlare di noi in un certo modo. Gli altri possono esprimersi dal punto di vista della loro fede o in base alla propria visione del mondo.

Ma possiamo farlo anche noi. Per questo, propongo che nel nostro modo di parlare, nei nostri pensieri e nelle nostre azioni noi cattolici possediamo con più fiducia queste tre caratteristiche:

1) Il termine “cristiano”

Quante volte avete sentito qualcuno fare una distinzione tra “cattolici” e “cristiani”, usando l'ultimo termine per riferirsi ai protestanti? Paragonatele con il numero di volte in cui avete sentito i cattolici definirsi “cristiani” in una conversazione ordinaria.

Questa crisi di identità è piuttosto grave. La Chiesa cattolica insegna che solo in lei c'è la pienezza della fede cristiana. “Cattolicesimo”, del resto, è solo un altro nome per la religione cristiana. Se il cattolico segue la sua fede, è il cristiano nel senso più completo del termine.

E se crediamo realmente in questo, dobbiamo riflettere questa certezza nel nostro modo di parlare.

Non dico che dovremmo abbandonare il termine “cattolico” - lo userò in tutto questo articolo. La Chiesa sostiene che i seguaci di Cristo battezzati non cattolici sono anch'essi giustamente definiti “cristiani” (Unitatis Redintegratio, 3), per cui abbiamo bisogno del termine “cattolico” per aiutare a distinguerci.

Allo stesso modo, dobbiamo definirci anche “cristiani”, o almeno “cristiani cattolici”. Non dovremmo permettere che “cristiano” sia un sinonimo di “protestante”.

2) La Bibbia

La Bibbia insegna la dottrina cattolica. Non insegna la dottrina protestante.

Davvero.

Sembra strano? Io sono stato allevato da protestante e ho capito che molti protestanti, soprattutto evangelici, insistono da molto nel dire che la loro fede è quello che insegna la Bibbia, come se i cattolici avessero lasciato loro questa prerogativa. Abbiamo lasciato loro la Bibbia! Almeno parlando a livello culturale.

Ma non dovremmo. Permettetemi di essere più specifico: la Bibbia non insegna sola fide o sola scriptura. Il Purgatorio, dall'altro lato, è del tutto biblico (cfr. 1 Cor 3.11-15, Mt 12.32, et al.). Lo stesso vale per la tradizione orale (2 Tess 2.15), il potere dei sacerdoti di assolvere i peccati (Gv 20.22-23) e la pratica di pregare per i defunti (2 Mac 12.39-45).

Se avete visto che il mio ultimo riferimento biblico era tratto da un libro deuterocanonico e se avete avuto l'impressione che qualcosa “non torni”, ecco la mia risposta: noi cattolici crediamo che il secondo libro dei Maccabei sia ispirato e canonico quanto la Genesi o il Vangelo di Matteo, e dovremmo trattarlo come tale. Sono tutti Parola di Dio e tutti ugualmente autorevoli.

Il che significa, a proposito, che la Bibbia ha 73 libri, non 66. Tutte le Bibbie con 66 libri sono incomplete, e mancano di parti fondamentali della preziosa Parola di Dio che ci dà la vita.

I cattolici credono da secoli che la Bibbia sia la Parola di Dio, da ben prima dell'esistenza dei protestanti. Ed è proprio questo studio della Parola di Dio che ci ha portati alla dottrina cattolica.

Non voglio incentivare alcuna animosità tra cattolici e protestanti: questo articolo non ha l'intenzione di dimostrare che la Bibbia insegna la dottrina cattolica. Sto solo cercando di aiutare noi cattolici ad avere più chiare le nostre convinzioni.

Dal nostro punto di vista, la Bibbia è del tutto cattolica. Per cui perché non agire coerentemente a questa convinzione?

3) Evangelizzazione

Evangelizzare è una missione che evangelici, mormoni e testimoni di Geova si sforzano di compiere – e a volte sono oggetto di scherno per questo. “Per fortuna che siamo cattolici! Siamo più sofisticati”, dice qualcuno. “Lasciamo che evangelici, mormoni e testimoni di Geova restino con la loro fama di evangelizzatori. In questo mondo moderno e pluralista, non vogliamo essere associati al tentativo permanente di imporre agli altri le nostre convinzioni, no?”

Più o meno. “Imporre agli altri le nostre convinzioni” no, ma manifestarle con totale naturalezza sì. L'evangelizzazione è la missione principale della Chiesa cattolica.

Non mi credete? Leggete il Nuovo Testamento, il Catechismo o la Evangelii gaudium.

Non dobbiamo copiare tutti i metodi degli evangelici, dei mormoni e dei testimoni di Geova, ma noi cattolici dobbiamo credere che la nostra missione è quella di evangelizzare, di trasmettere la buona novella, di viverla, e dobbiamo essere schietti al riguardo: “Noi nella Chiesa cattolica crediamo che tutti abbiano bisogno di conoscere Gesù per salvare la propria anima e che il modo migliore per conoscerlo pienamente sia far parte della Chiesa cattolica, da Lui istituita”.

Tutto il mondo deve sapere esattamente cosa siamo. Se la gente non sa che la salvezza delle anime è la nostra missione, è del tutto disinformata su ciò che è la Chiesa cattolica. Se un cattolico non lo sa o non ci crede, neanche lui sa cosa significhi essere cattolico.

L'evangelizzazione dovrebbe essere il fulcro della predicazione cattolica, delle nostre conversazioni e della vita quotidiana di tutti noi. Non possiamo concepire il cattolicesimo senza evangelizzazione.

E non stiamo copiando l'evangelizzazione da altri. Noi cattolici siamo usciti nel mondo per evangelizzare fin dalla Pentecoste. Abbiamo evangelizzato l'Impero Romano, abbiamo portato il Vangelo in Estremo Oriente. Siamo sempre stati evangelizzatori e dobbiamo esserlo nuovamente.

La “nuova evangelizzazione” inaugurata da Giovanni Paolo II e continuata da Benedetto XVI e da Francesco ha fatto molto per restituire la parola “evangelizzazione” al linguaggio quotidiano dei cattolici.

È un buon inizio. Noi cattolici dobbiamo seguire l'esempio di questi tre papi, farlo nostro e come i santi che ci hanno preceduto riprendere il nostro ruolo di evangelizzatori: divulgatori della buona novella di Gesù.


Brantly Millegan è editore assistente di Aleteia. È anche coeditore di Second Nature e codirettore dell'International Institute for the Study of Technology and Christianity. Sta terminando un M.A. in Teologia presso la St. Paul Seminary School of Divinity e in autunno inizierà a lavorare a un dottorato in Teologia presso la Catholic University of America. Vive con la moglie e i figli a South St. Paul, Minnesota (Stati Uniti). Il suo sito web è brantlymillegan.com.

Fonte

«Il Mondo non sarà mai abbastanza vasto, né l’Umanità abbastanza forte per essere degni di Colui che li ha creati e vi si è incarnato»
(P. Teilhard de Chardin, La vision du passé, in “Inno dell’universo”, Queriniana, Brescia 1995, p. 76)>>



6/14/2014 2:40 PM
 
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spero che qualche cattolico l abbia letta [SM=g27985]


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io.donna, 14/06/2014 14:40:

spero che qualche cattolico l abbia letta [SM=g27985]



Credo che non sia necessario leggere , il Cattolico DEVE fare quello che è scritto in quell'articolo , il problema è che molto spesso ci si dimentica di quello che siamo e di quello che dovremmo professare
Ciao

«Il Mondo non sarà mai abbastanza vasto, né l’Umanità abbastanza forte per essere degni di Colui che li ha creati e vi si è incarnato»
(P. Teilhard de Chardin, La vision du passé, in “Inno dell’universo”, Queriniana, Brescia 1995, p. 76)>>



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