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Le menzogne della Torre di Guardia, la pitonessa, che diffamano Dio

Last Update: 7/15/2014 2:58 PM
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ADRIANO BASTON
VIA TRUCCHI, 39/A
VENARIA REALE
TORINO – 10 -07 - 2014


AL CORPO DIRETTIVO
DEI TESTIMONI DI GEOVA
BROOKLYN


LE MENZOGNE DELLA TORRE DI GUARDIA, LA PITONESSA, CHE DIFFAMANO DIO


(Torre di Guardia 1 – 11 – 2013, pag. 1,5)
Dante, canto XXIII del Paradiso, vv. 15-17: uno stupendo tratto poetico sul quale i tdG, riguardante la Trinità, dovrebbero seriamente riflettere!

Nella profonda e chiara sussistenza
dall’alto lume parvermi tre giri
di tre colori e d’una contenenza;
e l’un dell’altro come iri da iri
parea riflesso, e ‘l terzo parea foco
che quinci e quindi igualmente si spiri


<<POCHE cose fanno più male dello scoprire che qualcuno di cui vi fidavate vi ha mentito. Forse vi siete sentiti umiliati, arrabbiati, o addirittura traditi. Le menzogne distruggono amicizie e matrimoni, e derubano le persone di milioni di euro. Immaginate allora come vi sentireste se veniste a sapere che qualcuno vi ha mentito riguardo a Dio … >> (TG 1-10-2011, pag. 3). Queste parole possono essere benissimo, visti i risvolti teologici fraudolenti della Società Torre di Guardia, essere rivolte a se stessa! Purtroppo la reale esperienza sofferta da migliaia di tdG ne è la prova. Vi sono molti che lamentano di essere stati ingannati proprio riguardo a Dio, alla sua natura e alle sue promesse sul destino riservato all’uomo. Dopo aver scoperto, attraverso un’adeguata investigazione storica della stessa letteratura della Società, le numerose contraddizioni dottrinali, le varie menzogne su Dio, e i falsi annunci che detta società ha propagato ripetutamente come verità, lungo la sua storia, alla fine si sono sentiti umiliati, defraudati e ingannati, tanto è vero che spinti da questo vento, presero la decisione di abbandonare la setta. Questo problema è messo in risalto dal gruppo dirigente che scrive con disappunto: << … Non è straziante sapere che ogni anno decine di migliaia sono consegnati a Satana?>> (TG 1-07-1992 pag. 19). Tra questi vi sono pure quelli che dissentono dalla dottrina.
Dalla pubblicazione in esame, a pagina 5, per spiegare il significato della Trinità, la Società è ricorsa all’enciclopedia britannica The New Encyclopaedia Britannica, che tra l’altro dice, secondo come viene esposto il passaggio, che: <<”La teologia cristiana non contempla tre dèi, bensì tre persone che sono essenzialmente una”>>. Questa affermazione non è corretta, non è questo ciò che la teologia cristiana insegna, si tratta invece dell’eresia di Sabellio il quale diceva che la stessa persona di Dio si sarebbe manifestata prima come Padre, poi come Figlio e in seguito come Spirito Santo: tre manifestazioni una sola persona. al contrario, la teologia cristiana invece “contempla tre persone che sono essenzialmente una” sola sostanza. Possibile che una così prestigiosa opera sia caduta in un simile errore? O sono piuttosto i geovisti responsabili di avere manomesso, nel riportarlo, il testo per mostrare l’assurdità della Trinità della dottrina cristiana, come è avvenuto in altre occasioni di opere citate per supportare le loro idee?
Da quanto emerge dalla TG dell’intestazione, si tratta dell’ennesimo attacco diffamatorio condotto contro la dottrina della Trinità definita come <<menzogna>> che <<offende Dio>>. Questo sulla base di aver scoperto, da parte dei dirigenti religiosi delle alte sfere di Brooklyn, che Dio, nel suo essere, non è per nulla un mistero. Pertanto gli studiosi di tutti i tempi, e sono moltissimi, che si sono occupati di studi biblici, sostengono i tdG, che essi non hanno capito nulla su Dio, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Si tratta della litania che essi cantano, senza tregua, nei loro stampati e nelle sale di riunione per le cerimonie religiose.
Ai tdG Tommaso D’Aquino, il grande conoscitore della Bibbia, proprio sulla Trinità detta questa lezione significativa:
<<Trinità è nome assoluto: perché significa il numero ternario delle persone. Triplicità invece significa un rapporto di disuguaglianza: perché, come si ricava dall’Aritmetica di Boezio, è una delle specie di disuguaglianza. Perciò in Dio non c’è triplicità ma Trinità.
Nella Trinità divina c’è il numero e ci sono le persone numerate. Quando dunque diciamo trinità nell’unità, non poniamo il numero nell’unità dell’essenza, quasi che questa sia tre volte una: ma poniamo le persone numerate nell’unità della natura, come quando diciamo che i soggetti di una natura sono in quella natura. Viceversa parliamo di unità nella trinità, come di una data natura nei suoi soggetti.
L’espressione la trinità è trina,in ragione del numero che vi è implicito indica che tale numero si moltiplica per se stesso, dato che trino include già la molteplicità delle cose a cui si applica. Perciò non si può dire che la trinità e trina: perché, se la trinità fosse trina, ne verrebbe che vi sarebbero tre suppositi in ciascuno dei quali si troverebbe la trinità; come dall’espressione, Dio è trino, ne segue che tre sono i suppositi della deità>>. (La Somma Teologica, Vol. III, pagg. 112-114, A. Salani Editore, 1978).
La Trinità vista come <<menzogna>> dottrinale è una costante del Corpo Direttivo (CD) dei tdG il quale, con la sua attività, si propone il compito di distruggere la fede dei cristiani (quindi Cristo stesso) che da sempre credono in essa, e nello stesso tempo si prefigge anche lo scopo di rafforzare la loro dottrina ariana con la ripetizione costante. Ritenendo una menzogna la dottrina della Trinità si convincono sempre di più di essere dalla parte della verità, che la Trinità non trova alcun appoggio scritturale e pertanto è da rigettare come dottrina falsa.
Adducono che Dio <<non è un Dio di confusione>> all’indirizzo di detta dottrina. Ma la confusione non sta nella dottrina della Trinità con la quale la pitonessa si trova in conflitto; essa sta proprio nella sua testa, col suo arcangelo Michele e le sue metamorfosi che alla fine si trasforma in Gesù Cristo, dopo che la sua <<energia vitale>> entrò nel seno della Vergine. Sono in attesa di ricevere le coordinate bibliche dagli autori di questa geniale e stupefacente trovata! Al contrario il pensiero biblico e le sue analisi sull’incarnazione del Figlio così vengono espressi magistralmente da Tommaso D’Aquino, l’Angelico Dottore: “Il mistero dell’incarnazione non si è attuato per un qualche cambiamento nell’eterna condizione di Dio, ma in quanto egli in maniera nuova si unì ad una creatura o meglio unì a sé la creatura … Rispondiamo con le stesse parole di S. Agostino a Volusiano: <<La dottrina cristiana non insegna che Dio, calandosi nella carne umana, abbia abbandonato o perduto il governo dell’universo, oppure che l’abbia come ristretto in quel minuscolo corpo: questa è immaginazione di uomini capaci di pensare solo a livello della materia (come i tdG!). Dio è grande non per mole, ma per la sua potenza; perciò la sua grandezza raccogliendosi nelle piccole cose non ne sente disagio. Come il nostro fugace parlare viene ascoltato in un medesimo istante da molti e arriva a ciascuno per intero, così non è incredibile che il Verbo divino, non fugace, sia contemporaneamente tutto e dovunque>>. Quindi nessun inconveniente deriva dall’incarnazione di Dio … “
“Sebbene in Dio natura e persona non siano realmente distinte, tuttavia non hanno per noi il medesimo significato … perché persona indica la sussistenza. Ora, poiché la natura umana viene unita al Verbo in modo da assumere la sussistenza e non, al contrario, in modo da aggiungere qualcosa alla natura del Verbo o da trasmutarla, per questo l’incarnazione è stata fatta nell’unità di persona e non nell’unità di natura “ (Vol. XIII pagg. 36-38, 74 “L’incarnazione”; A. Salani Editore, 1969). Come si evince da queste trattazioni il Figlio di Dio non sparì dal cielo, come ingenuamente hanno inventato i tdG, per nascere poi sulla terra col nome di Gesù Cristo!

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LE MENZOGNE DELLA TORRE DI GUARDIA, LA PITONESSA, CHE DIFFAMANO DIO


(Torre di Guardia 1 – 11 – 2013, pag. 1,5)
Dante, canto XXIII del Paradiso, vv. 15-17: uno stupendo tratto poetico sul quale i tdG, riguardante la Trinità, dovrebbero seriamente riflettere!

Nella profonda e chiara sussistenza
dall’alto lume parvermi tre giri
di tre colori e d’una contenenza;
e l’un dell’altro come iri da iri
parea riflesso, e ‘l terzo parea foco
che quinci e quindi igualmente si spiri


<<POCHE cose fanno più male dello scoprire che qualcuno di cui vi fidavate vi ha mentito. Forse vi siete sentiti umiliati, arrabbiati, o addirittura traditi. Le menzogne distruggono amicizie e matrimoni, e derubano le persone di milioni di euro. Immaginate allora come vi sentireste se veniste a sapere che qualcuno vi ha mentito riguardo a Dio … >> (TG 1-10-2011, pag. 3). Queste parole possono essere benissimo, visti i risvolti teologici fraudolenti della Società Torre di Guardia, essere rivolte a se stessa! Purtroppo la reale esperienza sofferta da migliaia di tdG ne è la prova. Vi sono molti che lamentano di essere stati ingannati proprio riguardo a Dio, alla sua natura e alle sue promesse sul destino riservato all’uomo. Dopo aver scoperto, attraverso un’adeguata investigazione storica della stessa letteratura della Società, le numerose contraddizioni dottrinali, le varie menzogne su Dio, e i falsi annunci che detta società ha propagato ripetutamente come verità, lungo la sua storia, alla fine si sono sentiti umiliati, defraudati e ingannati, tanto è vero che spinti da questo vento, presero la decisione di abbandonare la setta. Questo problema è messo in risalto dal gruppo dirigente che scrive con disappunto: << … Non è straziante sapere che ogni anno decine di migliaia sono consegnati a Satana?>> (TG 1-07-1992 pag. 19). Tra questi vi sono pure quelli che dissentono dalla dottrina.
Dalla pubblicazione in esame, a pagina 5, per spiegare il significato della Trinità, la Società è ricorsa all’enciclopedia britannica The New Encyclopaedia Britannica, che tra l’altro dice, secondo come viene esposto il passaggio, che: <<”La teologia cristiana non contempla tre dèi, bensì tre persone che sono essenzialmente una”>>. Questa affermazione non è corretta, non è questo ciò che la teologia cristiana insegna, si tratta invece dell’eresia di Sabellio il quale diceva che la stessa persona di Dio si sarebbe manifestata prima come Padre, poi come Figlio e in seguito come Spirito Santo: tre manifestazioni una sola persona. al contrario, la teologia cristiana invece “contempla tre persone che sono essenzialmente una” sola sostanza. Possibile che una così prestigiosa opera sia caduta in un simile errore? O sono piuttosto i geovisti responsabili di avere manomesso, nel riportarlo, il testo per mostrare l’assurdità della Trinità della dottrina cristiana, come è avvenuto in altre occasioni di opere citate per supportare le loro idee?
Da quanto emerge dalla TG dell’intestazione, si tratta dell’ennesimo attacco diffamatorio condotto contro la dottrina della Trinità definita come <<menzogna>> che <<offende Dio>>. Questo sulla base di aver scoperto, da parte dei dirigenti religiosi delle alte sfere di Brooklyn, che Dio, nel suo essere, non è per nulla un mistero. Pertanto gli studiosi di tutti i tempi, e sono moltissimi, che si sono occupati di studi biblici, sostengono i tdG, che essi non hanno capito nulla su Dio, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Si tratta della litania che essi cantano, senza tregua, nei loro stampati e nelle sale di riunione per le cerimonie religiose.
Ai tdG Tommaso D’Aquino, il grande conoscitore della Bibbia, proprio sulla Trinità detta questa lezione significativa:
<<Trinità è nome assoluto: perché significa il numero ternario delle persone. Triplicità invece significa un rapporto di disuguaglianza: perché, come si ricava dall’Aritmetica di Boezio, è una delle specie di disuguaglianza. Perciò in Dio non c’è triplicità ma Trinità.
Nella Trinità divina c’è il numero e ci sono le persone numerate. Quando dunque diciamo trinità nell’unità, non poniamo il numero nell’unità dell’essenza, quasi che questa sia tre volte una: ma poniamo le persone numerate nell’unità della natura, come quando diciamo che i soggetti di una natura sono in quella natura. Viceversa parliamo di unità nella trinità, come di una data natura nei suoi soggetti.
L’espressione la trinità è trina,in ragione del numero che vi è implicito indica che tale numero si moltiplica per se stesso, dato che trino include già la molteplicità delle cose a cui si applica. Perciò non si può dire che la trinità e trina: perché, se la trinità fosse trina, ne verrebbe che vi sarebbero tre suppositi in ciascuno dei quali si troverebbe la trinità; come dall’espressione, Dio è trino, ne segue che tre sono i suppositi della deità>>. (La Somma Teologica, Vol. III, pagg. 112-114, A. Salani Editore, 1978).
La Trinità vista come <<menzogna>> dottrinale è una costante del Corpo Direttivo (CD) dei tdG il quale, con la sua attività, si propone il compito di distruggere la fede dei cristiani (quindi Cristo stesso) che da sempre credono in essa, e nello stesso tempo si prefigge anche lo scopo di rafforzare la loro dottrina ariana con la ripetizione costante. Ritenendo una menzogna la dottrina della Trinità si convincono sempre di più di essere dalla parte della verità, che la Trinità non trova alcun appoggio scritturale e pertanto è da rigettare come dottrina falsa.
Adducono che Dio <<non è un Dio di confusione>> all’indirizzo di detta dottrina. Ma la confusione non sta nella dottrina della Trinità con la quale la pitonessa si trova in conflitto; essa sta proprio nella sua testa, col suo arcangelo Michele e le sue metamorfosi che alla fine si trasforma in Gesù Cristo, dopo che la sua <<energia vitale>> entrò nel seno della Vergine. Sono in attesa di ricevere le coordinate bibliche dagli autori di questa geniale e stupefacente trovata! Al contrario il pensiero biblico e le sue analisi sull’incarnazione del Figlio così vengono espressi magistralmente da Tommaso D’Aquino, l’Angelico Dottore: “Il mistero dell’incarnazione non si è attuato per un qualche cambiamento nell’eterna condizione di Dio, ma in quanto egli in maniera nuova si unì ad una creatura o meglio unì a sé la creatura … Rispondiamo con le stesse parole di S. Agostino a Volusiano: <<La dottrina cristiana non insegna che Dio, calandosi nella carne umana, abbia abbandonato o perduto il governo dell’universo, oppure che l’abbia come ristretto in quel minuscolo corpo: questa è immaginazione di uomini capaci di pensare solo a livello della materia (come i tdG!). Dio è grande non per mole, ma per la sua potenza; perciò la sua grandezza raccogliendosi nelle piccole cose non ne sente disagio. Come il nostro fugace parlare viene ascoltato in un medesimo istante da molti e arriva a ciascuno per intero, così non è incredibile che il Verbo divino, non fugace, sia contemporaneamente tutto e dovunque>>. Quindi nessun inconveniente deriva dall’incarnazione di Dio … “
“Sebbene in Dio natura e persona non siano realmente distinte, tuttavia non hanno per noi il medesimo significato … perché persona indica la sussistenza. Ora, poiché la natura umana viene unita al Verbo in modo da assumere la sussistenza e non, al contrario, in modo da aggiungere qualcosa alla natura del Verbo o da trasmutarla, per questo l’incarnazione è stata fatta nell’unità di persona e non nell’unità di natura “ (Vol. XIII pagg. 36-38, 74 “L’incarnazione”; A. Salani Editore, 1969). Come si evince da queste trattazioni il Figlio di Dio non sparì dal cielo, come ingenuamente hanno inventato i tdG, per nascere poi sulla terra col nome di Gesù Cristo!
Quando Gesù Cristo dice: <<Questa è la vita eterna che conoscano te il solo vero Dio e colui che tu hai mandato Gesù Cristo>>(Giov 17:3), certamente non intendeva dire la possibilità dell’uomo di conoscere Dio nella sua sostanza, ma di conoscere ciò che riguarda le norme che l’uomo deve seguire per la sua eterna salvezza. Ma i tdG non demordono, insistono che Dio non è un mistero ma che è una persona ben definita, che anche se è spirituale, occupa uno spazio, motivo per cui sostengono, si può avere: <<una relazione personale con Dio>> come per esempio da persona a persona. Questo modo di pensare annulla il mistero di Dio che è la negazione costante dell’insegnamento geovista! Su questo presupposto la Società muove la sua accusa al papa Wojtyla arguendo che le sue parole su Dio sono prive di consistenza e sono pertanto da rigettare come menzognere: <<”Dio è ineffabile e incomprensibile nella sua essenza un inscrutabile mistero … Se lo si comprende non è più Dio”. Papa Giovanni Paolo II (udienza generale 27 nov. 1985, a proposito della “Trinità”) >> (TG 1-10-2011, pag. 5), quindi se Dio non è trinitario nel suo manifestarsi, come erroneamente credono i tdG, cade il mistero e in questo modo definiscono il Papa come uno sprovveduto biblico! Ebbene ai manipolatori della Parola, di corta memoria, sono invitati ad andarsi a leggere quello che essi stessi hanno scritto su Dio e la sua natura nella rivista”Svegliatevi” dell’ 8-3-2005 pag. 21, che dopo aver sfrattato Dio dallo spazio e inviato in altro luogo da quello fisico da loro assegnato, affermano: <<Ciò non di meno la sua natura trascende la comprensione umana … >> non può <<essere descritto pienamente in termini umani … comprendere tale dimensione spirituale in senso pieno e al di fuori della portata degli esseri umani … è di grande conforto avere una comprensione seppure parziale della natura di Geova>>. Come è evidente da queste parole la Società TG, la pitonessa, non può per nulla negare di contraddire se stessa, non può negare i suoi sortilegi, i giri di parole, nulla può annullare questa palmare verità! Essa ignora il fatto che Gesù dice: <<Solo il Padre conosce il Figlio e solo il Figlio conosce il Padre … >>. Gesù non ci ha rivelato la natura di Dio in quanto le creature, essendo esse di natura finita, Dio infinito, resta per loro un eterno mistero. Ma egli ci ha rivelato l’amore del Padre lo stesso del Figlio e dello Spirito Santo e dei suoi doni, infatti la comunicazione, specialmente nel NT avviene in triplice forma, dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo, tre le voci che parlano la stessa lingua, un disegno unico per l’eterna salvezza umana che si fonda nell’amore trinitario che non segue le logiche umane. Come non si può vedere nelle espressioni della pubblicazione “Svegliatevi”, citata sopra, che in altre parole esprime lo stesso pensiero di Papa Wojtyla che essi negano?

Giovanni 14:28
Vie più che ‘indarno da riva si parte,
perché non torna tal qual e’ si move,
chi pensa per lo vero e non ha l’arte
…………………………………………………….
Sì fé Sabellio e Arrio e quelli stolti
che furon come spade alle Scritture
in render torti li diritti volti.
(Dante, Paradiso, canto XIII, 21-29)

Dalle argomentazioni esposte nella TG nell’intestazione è ben noto come gli autori del materiale si siano incamminati nel tortuoso sentiero tracciato dal loro padre Ario che tanto ha preoccupato a suo tempo la Chiesa Cristiana. Allo stesso modo anche i tdG, i nuovi ariani, si soffermano sugli aspetti umani del Figlio di Dio, che apparentemente le Scritture da loro citate alla prima lettura immediata potrebbero dar loro ragione: <<” … Il Padre è più grande di me” (Giovanni 14:28) CEI>>, ma astutamente vengono tralasciati tutti quei passaggi scritturistici che riguardano la sua divinità uguale a quella del Padre che egli non può perdere, essendo eterna la sua essenza uguale a quella del Padre, con la sua incarnazione: Giov 1-1; 8:58; Luca 5:21-24; Ebrei 1:3; ecc. ecc.
Durante la controversia ariana, Atanasio, impegnato a confutare gli argomenti proposti da Ario, proprio su Giovanni 14:28 dice: “ … Poiché è irradiazione, Logos immagine e Sapienza del Padre, mentre le altre cose sono al di sotto della Trinità, per assistere e servire; allora il Figlio è di diverso genere e di diversa sostanza rispetto alle cose create ed è piuttosto appartenente alla sostanza del Padre e della sua stessa natura. Per questo il Figlio stesso non ha detto: <<Il Padre mi è superiore>>, perché nessuno lo supponesse estraneo alla natura del Padre ma ha detto è più grande di me, non per grandezza né per tempo, ma a causa della sua generazione dal Padre stesso; anzi dicendo è più grande, ha mostrato ancora una volta la sua proprietà di sostanza rispetto al Padre” (Trattati contro gli ariani, A. Quacquarelli, Città Nuova, 2003, pag. 121). Il pensiero di Atanasio su questo punto potrebbe aver trovato ispirazione da Ireneo di Lione Contro le eresie, cap. II, 28,8. Si aggiunga all’argomento la seguente significativa analisi: <<Gv 14:28 “avete sentito tutto ciò che vi ho detto: che me ne vado per tornare con voi. Se mi amaste vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più di me” … Il Padre è più di lui, perché in lui Gesù ha le sue origini (1, 32; 3, 13.31; 6, 51), il Padre lo ha consacrato e inviato (10, 36) e tutto ciò che Gesù ha proviene dal Padre (3, 35; 5, 26s; 17, 7). ( IL VANGELO DI GIOVANNI- analisi linguistica e commento esegetico- di J. Mateos e J. Barreto – Cittadella Editrice, 1982, pag. 609). Da non trascurare ciò che dice proprio su questa scrittura l’Angelico Dottore: “Quelle parole vanno riferite alla natura umana del Cristo, nella quale egli è minore del Padre, e a lui sottoposto. Ma secondo la natura divina è uguale al Padre. E questo corrisponde a quanto asserisce S. Atanasio: <<Egli è uguale al Padre per la Divinità, minore del Padre per l’umanità>>. Oppure, secondo S. Ilario: <<Il Padre è maggiore per la dignità di donatore, però non è minore colui cui viene dato l’identico essere>>. E altrove insegna che <<la soggezione del Figlio, è pietà di natura>>, cioè riconoscimento dell’autorità paterna, <<mentre la soggezione delle altre cose, è debolezza di creature>> … Perciò è vero che il Figlio ha tanta dignità quanta ne ha il Padre. Però non ne segue che si possa concludere: il Padre ha la paternità, dunque anche il Figlio ha la Paternità. Perché [in tale illazione] si salta dall’essenza alle relazioni : infatti identica è l’essenza e la dignità del Padre e del Figlio, ma nel Padre ha la relazione di donatore; nel Figlio invece ha la relazione di ricevente” (La Trinità, vol. III, pag. 322, A. Salani Editore, 1978).
Il Padre è maggiore perché essendo tale è la fonte, il genitore del Figlio e naturalmente come Padre viene prima e non si tratta certo di una generazione nel tempo, come avviene nelle creature, ma nell’eternità di Dio. Pertanto essendo il Figlio, figlio reale del Padre, ne porta di conseguenza la natura, la stessa sostanza del generante. Gesù, nella sua natura umana, non è inferiore soltanto al Padre, ma agli stessi angeli, ma come suo Logos esiste nell’eternità di Dio Padre: si tratta del mistero della generazione divina che trascende il pensiero umano. Pertanto la sua subordinazione è una subordinazione formale e non sostanziale, come erroneamente vogliono far credere i geovisti che riducono tutta la questione su un piano creaturale ariano! Il fatto poi che il Figlio venga inviato dal Padre non crea nessuna difficoltà alla sua eterna natura che condivide con Colui che lo ha inviato, come è stato sopra dimostrato.
Giovanni 20:17

Un’altra scrittura sfruttata dai tdG per ingannare gli sprovveduti di conoscenza biblica, è il passo di Giovanni 20:17 per cercare di provare che il Figlio di Dio è di altra sostanza rispetto a quella del Padre che dice: “Io ascendo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e al Dio vostro”. sempre col proposito di far pensare a coloro che leggono i loro trattati che gli studiosi di tutte le epoche non si siano preoccupati di questi passaggi, allo scopo di nascondere la verità; l’idea che trasmettono è assolutamente falsa perché come si evidenzia negli scritti di tutti quelli che si sono occupati della Bibbia non hanno trascurato nulla di essa. Ecco che cosa scrive Gregorio Magno nell’ “omelia 25 sui Vangeli” su questa scrittura: “Perché dice <<mio>> e <<vostro>> e non invece, comprendendo tutti, nostro? Distinguendo, invece, afferma di avere il medesimo Padre e il medesimo Dio, ma per titoli diversi rispetto a noi. <<Salgo al Padre mio>>, in forza della natura, e <<Padre vostro>>, per la grazia. <<al mio Dio, perché io discesi, <<al Dio vostro>>, perché voi salirete. Siccome io pure sono uomo, egli è il mio Dio; siccome voi siete liberi dall’errore, egli è il vostro Dio. In modo diverso quindi egli è Padre e Dio per me, perché mi ha generato Dio prima dei secoli e con me mi ha creato uomo alla fine dei secoli.” (Il Cristo, vol. III, a cura di Claudio Leonardi, Mondadori Editore, 1989, pag. 259-261).
Anche l’Angelico Dottore così risponde ai responsabili antitrinitari: <<Ora, come si è detto, il concetto di paternità e di filiazione si trova perfettamente in Dio Padre e in Dio Figlio: perché identica ne è la natura e la gloria. La filiazione divina, invece, che si attribuisce alle creature, non conserva la pienezza del significato, non essendo identica la natura del Creatore e delle creature, ma soltanto una tal quale somiglianza>>. E in nota viene aggiunto, citando il vol. III, q. 23, a. 2, ad 2,: <<diventiamo fratelli di Cristo, al punto di avere con lui quasi un medesimo Padre. Questi però è in modo diverso Padre di Cristo e Padre nostro; e quindi di proposito che il Signore usò espressioni distinte dicendo separatamente: “Padre mio e padre vostro” (Giov. 20, 17). Egli, infatti, è Padre di Cristo in senso proprio ed esclusivo, per naturale generazione: mentre è Padre nostro per libera volontà, in quanto ci fa dei doni particolari che appartengono a lui, al Figlio e allo Spirito Santo. Gesù pertanto non si può dire, come noi, figlio dell’intera Trinità>>. (La Trinità, pagg. 154-155, La Somma Teologica).
Sulla stessa onda suonano le parole dello studioso Robert G. Stewart: << … Egli non dice né qui né mai nostro Padre o nostro Dio, bensì mio Padre e vostro Padre; per distinguere chiaramente fra il modo in cui egli è unito a Dio, e quello in cui lo sono i credenti. I più profondi tra i Padri della Chiesa usavano chiamar l’attenzione su questo passo, come specialmente inteso a distinguere fra quello che Dio Padre è per Gesù, e quello che Egli è per noi; suo Padre per essenza, nostro per adozione; nostro Dio per essenza, suo Dio solo a motivo della relazione con noi; nostro Padre, a motivo della nostra relazione con lui, (Brown).>> (L’Evangelo secondo Giovanni, commentario esegetico –pratico del Nuovo Testamento, ed. Claudiana). La relazione con il Padre, come è evidente, di Gesù quale Figlio è assolutamente diversa rispetto alla relazione che i discepoli sono chiamati all’adozione di figli di Dio. Vi è un solo Figlio naturale ed eterno del Padre e questi è Gesù Cristo! E’ significativo lo studio dell’Angelico Dottore sulla coeternità del Figlio con il Padre: “Ora, stando a quanto si è detto sopra, è chiaro che il Padre non genera il Figlio per volontà, ma per natura. Inoltre la natura del Padre è perfettissima da tutta l’eternità. Di più l’azione con cui il Padre produce il Figlio non è un’azione che abbia uno svolgimento: perché altrimenti il Figlio di Dio sarebbe generato con uno sviluppo progressivo, e la sua generazione sarebbe di carattere materiale e soggetta a mutamento, il che è inammissibile. Rimane dunque stabilito che il Figlio esiste da quando esiste il Padre. Quindi il Figlio e coeterno al Padre: così pure lo Spirito Santo è coeterno ad entrambi … Ora la generazione del Figlio non avviene né in un istante del tempo e meno ancora nel tempo, ma nell’eternità … Si può dire con Origene che il Figlio <<perpetuamente nasce>>. Però è meglio dire, con S. Gregorio e con S. Agostino, che il Figlio è sempre nato, per indicare con l’avverbio sempre la sua permanenza eterna, e col participio nato la sua perfezione. Sicché, il Figlio non è imperfetto, né <<ci fu un istante in cui egli non era>>, come pretendeva Ario” (La Trinità, pag 314-316).
Ora passiamo all’altra affermazione della TG sulla questione che riguarda lo Spirito Santo:

Atti 2: 1-4, 17


Su queste espressioni di Atti circa la discesa dello Spirito Santo i geovisti pontificano: <<Lo spirito santo non è parte di una Trinità. E’ la forza attiva di Dio>>. Diciamo subito che i tdG cadono sempre nello stesso errore, quello di affermare che lo Spirito Santo non è una <<parte>> della Trinità. Poiché appunto si tratta di una forza; e poi quale studioso che abbia affrontato lo studio delle Scritture seriamente ha mai detto che la Trinità si componga di parti? Concordemente tutti, quando spiegano la dottrina e come è stata formulata a Nicea e prima, non parlano in termini di “parti”, ma di un Dio in tre Persone della stessa natura ed essenza, indivisibili, come è dimostrato ampiamente nel Nuovo Testamento, anche se il termine Trinità non ricorre nelle sue pagine, ma esistono senza dubbio le categorie che la compongono. Pertanto le Persone sono unite nella sostanza e nella natura anche se i tdG negano questa realtà.
E’ vero che nella Bibbia la parola “spirito” (ebr.ruàh, gr. pneuma) spesso è indicato come una forza operativa in modo speciale nel VT, a volte è pure personalizzato, ma non sempre come vuole sostenere il CD prefiggendosi lo scopo, con i suoi sofismi sul termine, di ingannare le persone che ignorano queste cose. Al di là, però, di questi significati attribuiti allo Spirito vi è pure quello di persona che egli assume come Paraclito, come lo era Gesù nel NT che è un passo avanti rispetto al Vecchio che vedeva generalmente lo Spirito come l’azione di Dio tra gli uomini.
I tdG inoltre adducono, tra l’altro, che lo Spirito Santo, essendo la <<forza attiva di Dio>>, non è possibile essere una persona, perché non può essere <<versata>>, o una persona non può essere<<piena>> di un’altra persona. Ciò è quello che pensano i veggenti di Brooklyn! Essi credono che il termine persona che si attribuisce all’uomo abbia lo stesso significato che la parola assume anche in Dio, ma questo è un errato pensiero in quanto Dio è al di là di ogni schema umano. Ecco come l’Angelico Dottore parla di Dio come Persona e il significato che il termine assume in Dio: << Perciò, la persona, in qualsiasi natura significa ciò che è distinto in quella natura: così nella natura umana questa carne, queste ossa, quest’anima, che sono principio di individuazione per l’uomo; le quali cose, pur non facendo parte del significato di persona tuttavia fanno parte di quello di persona umana. Ora, come si è già detto, la distinzione in Dio non avviene se non per le relazioni di origine. E tali relazioni in Dio non sono come accidenti inerenti al soggetto, ma sono la stessa essenza divina: perciò essi sono sussistenti come sussiste l’essenza divina. A quel modo dunque che la deità è Dio, così la paternità divina è Dio Padre, il quale è persona divina. Perciò la persona divina significa una relazione come sussistente>> (Trinità, vol. III pag. 90). Pertanto il significato di persona che il termine assume in Dio non è legato alle categorie umane come pretende il materialismo dottrinale geovista. Il fatto che i cristiani furono <<pieni di Spirito Santo>> non significa per nulla escludere la personalità dello Spirito. Anche di Gesù Cristo è detto, come per lo Spirito Santo in Ef. 4:10 che la sua presenza <<riempie>> tutte le cose: <<Colui che è disceso è il medesimo che anche ascese al di sopra di tutti i cieli per riempire ogni cosa>>. Lo stesso pensiero viene espresso nel capitolo 1:23: << … la pienezza di colui che riempie tutti sotto ogni aspetto>> (Garofalo, vol. III, Marietti). In nota a questo versetto viene sottolineato che: <<Cristo riempie di sé e con i suoi doni tutti i membri della Chiesa sotto ogni aspetto>>. Quindi lo Spirito Santo riempiendo di sé i membri della Chiesa dona loro i suoi vari doni come per esempio quello di profetare e di parlare in lingue. Se lo Spirito Santo non è una persona, come viene negato dai tdG, non lo è neppure Gesù che riempie tutte le cose!
Si adempì con questo evento, alla Pentecoste, la promessa fatta da Gesù Cristo che avrebbe inviato al posto suo, dopo la dipartenza dai suoi discepoli, <<un altro Paraclito>> che li avrebbe assistiti; infatti dicendo un altro Paraclito intendeva parlare di sé come Paraclito ed è evidente questa lettura in 1 Giov. 2:1: <<Paraclito>> che è presso il Padre. Paraclito significa soccorritore, avvocato, difensore. Non entra nel pensiero dei tdG che una persona possa essere piena di Dio quando invece la Scrittura lo esprime chiaramente: <<Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?>> (ICor. 3:16). E’ evidente che il cristiano essendo <<tempio di Dio>>, la sua abitazione, la persona dello Spirito Santo non assume lo stesso significato che i tdG gli attribuiscono.
Nella Scrittura dove ricorre la parola prosopon i tdG traducono quasi sempre con il termine persona, ma il termine prosopon fondamentalmente significa <<viso>>, <<volto>>, <<faccia>>, significa anche <<maschera>> che gli attori del teatro dell’antica Grecia usavano indossare nelle rappresentazioni teatrali. Tra i vari significati vi è pure quello adoperato nei confronti delle cose inanimate e quello anche degli animali, <<il muso>>, oppure tra l’altro come detto sopra vi è pure il significato di <<presenza>>, <<cospetto>> e infine anche il significato di <<persona>>, ma che: <<Nel NT πρόσωπον significa persona soltanto in 2 Cor. 1,11>> (Grande Lessico del Nuovo Testamento, Kittel, vol. XI , colonne 406-434). E’ lo stesso Gesù a spiegarci, più di ogni altro che lo Spirito Santo, chiamandolo <<un altro>>, ci comunica che si tratta di una persona come lui: <<E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro soccorritore che sia con voi per sempre>> (Giov. 14:16, TNM). Difatti, sulla scorta di quello che dice Gesù così si esprimono gli studiosi J. Mateos e J. Barreto: “Lo Spirito è una realtà dinamica e personale (egli, cfr 15,26; 16,8.13; un altro soccorritore 14,16; il soccorritore: 14,26; 15,26; 16,7), la cui attività si estende nel tempo. Non parla di sé, fa ricordare e comprendere quanto insegnato da Gesù … a insegnare è lo Spirito Santo, colui che separa dal mondo della tenebra-morte … né si può penetrare il messaggio di Gesù senza ascoltare lo Spirito: questi è il maestro della comunità … lo Spirito si distingue da Gesù in primo luogo perché è oggetto della sua richiesta e poi, perché è chiamato << un altro soccorritore>>” (Il Vangelo di Giovanni, Cittadella ed. 1982, pag 605).
I tdG sono legati all’idea antropomorfa di Dio, risultato di una lettura fondamentalista non solo della persona in Dio, ma anche dei termini <<cielo>> e <<luogo>> dove Dio, secondo il loro credo, dimora con le sue creature angeliche. Sono prigionieri della convinzione che Dio sia dotato di corpo con la differenza, rispetto alla creatura, perché spirituale, non è altro che la rappresentazione materiale di un idolo tra gli idoli contro la Scrittura che dice che <<Dio è spirito>> e lo Spirito non ha forma da poterlo descrivere. Che Dio sia dotato di corpo è una dottrina assolutamente estranea alle Scritture che i favolieri di Brooklyn con ostinazione e disinvoltura hanno fabbricato per convincere gli inesperti. Una dottrina che pur sapendo che Dio non è soggetto a nessuna descrizione come essere continuano a divulgare: <<No, Geova non vive nell’universo fisico che lui ha creato, proprio come un falegname non vive all’interno di un mobile che ha fabbricato … Se Geova non vive nei cieli fisici, che cos’è il cielo in cui dimora?>>. Si rispondono i favolieri coinvolgendo la Bibbia: <<La Bibbia descrive il cielo come un luogo dove ferve l’attività (si lavora molto, senza tregua! Ndr), abitato da centinaia di milioni di fedeli creature spirituali. (Daniele 7:9,10)>>. (TG 1-2-2010, pagg. 4-5). Così ora veniamo a sapere che i cieli non sono più i cieli fisici nei quali avevano creduto prima; ci si chiede a che cosa servono allora le parole di Salomone che <<i cieli dei cieli non ti possono contenere>>? L’idea che Dio abiti in un luogo fuori dal cielo fisico era già stato trattato in una precedente rivista: Svegliatevi del 8-3-2005, pag. 20, dove si affermava che Dio: << … Perciò risiede in un reame spirituale distinto dall’universo fisico … la Bibbia, quindi, insegna che la dimora di Dio è chiaramente distinta dall’universo fisico, ma nello stesso tempo ne parla come di un luogo definito … >>. Quindi concludono che Dio essendo una persona, come essere, è soggetto ad una dimensione dal momento che egli <<vive>> in un <<luogo definito>>. Dopo questa lettura i tdG ci vengono a raccontare che essi non leggono la Bibbia in senso fondamentalista, come è uso fare da parte di alcuni.
Perciò le loro descrizioni hanno tutto il carattere di racconti infantili, quando invece l’essenza di Dio è legata indissolubilmente al mistero che trascende le categorie umane le cui realtà appartengono alle cose finite. Sì, la stessa persona umana , al di là dell’aspetto fisico, non è del tutto leggibile, quindi come può essere possibile allora comprendere Dio, il creatore dell’uomo, come pretendono i tdG? Dov’è scritto poi che un credente nella Trinità e nel suo mistero non possa avere <<una relazione personale con Dio>> (come afferma la TG nell’intestazione)con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo? Ho parlato di questo problema con alcuni credenti e non mi risulta per nulla che il mistero trinitario impedisca loro una relazione personale con Dio. Alcuni di questi mi hanno risposto con le parole: <<Quanto alla nostra comunione, essa è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo>>(1Giov. 1:3). Altri con le parole: <<Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà, e verremo presso di lui e dimoreremo presso di lui>> (Giov. 14:23). Questo a onta dei tdG! Come si può constatare non è per niente vero che il credente non possa avere una relazione personale con il Dio trinitario: il negarlo significherebbe spargere il seme della menzogna allo scopo di sedurre gli inesperti per condurli all’interno della setta! Come è evidenziato dalle Scritture, non solo Dio può dimorare nel cristiano, ma in tutto e in ogni luogo, nelle quali esiste la misteriosa presenza del suo essere. Secondo la mentalità materialista del CD, a differenza di ciò che insegnava il fondatore della setta C. T. Russell che la dimora di Dio si trovasse nella stella Alcione delle Pleiadi, e che non molto tempo fa l’attuale CD pensasse che abitasse sul <<circolo della terra>>; dopo questi vari trasferimenti ci informa di nuovo lo sfratto di Geova e di tutti i suoi angeli inviandoli fuori dai cieli fisici in un altro cielo che non è fisico, per occupare, come inquilino, assieme ai suoi corpi angelici, un altro spazio parallelo all’universo fisico! E’ una bella favola raccontata ai bambini! Questo è il risultato di leggere la Bibbia in senso letterale! Questi cambiamenti, sui quali si rallegrano i tdG, non annullano il concetto che Dio occupi uno spazio.
I tdG negando la Trinità e la sua trascendenza e le altre dottrine cristiane come il Regno di Dio con Cristo nel mondo celeste, naturalmente altro rispetto al mondo governato dalle sue leggi fisiche, essi si pongono dalla parte degli apostati; in questo modo viene inviato al mittente il loro discorso che calza molto bene visti gli spropositi dottrinali che propagano: <<Gli apostati sono ‘mentalmente’malati e cercano di infettare altri con i loro insegnamenti subdoli>> (TG 17-7-2011, pag. 5). Essi trovano incomprensibile l’insegnamento della dottrina della Trinità che fu formalizzata nel IV secolo durante la crisi ariana dove si negava da parte di Ario e compagni la piena divinità del Figlio, la stessa del Padre che lo ha generato. Peraltro è da rilevare che la dottrina era già insegnata e creduta dai cristiani prima di Nicea, da Teofilo di Antiochia, da Tertulliano ed altri. Il Concilio del 325 servì a chiarire i termini e a ufficializzare la fede in essa messa in dubbio da Ario e oggi dai suoi epigoni, i tdG.
Pertanto è falso il discorso che: <<Il dogma trinitario è un’invenzione del tardo IV secolo>> (TG 1-10-2009, pag. 7). L’evidenza del falso ci proviene, proprio tra gli altri, da Tertulliano che dice: <<Perciò rimanga fin da questo momento dimostrato senza distinzione contro tutte le eresie che è vero tutto ciò che è precedente, è adulterato tutto ciò che è successivo. Ma, pur rimanendo intatta questa prescrizione, tuttavia in ogni caso, per istruire e proteggere, bisogna concedere spazio anche alla ricerca, perché sembri che ogni errore sia condannato dopo attento esame e non in seguito ad un giudizio più definitivo, tanto più questo errore che presume di possedere la pura verità, in quanto sostiene che si debba credere in un Dio unico solamente credendo che lo stesso e il medesimo siano il Padre il Figlio e lo Spirito Santo. Come se il Dio unico non potesse essere tutto questo anche come diciamo noi: che dal Dio unico viene tutto questo, s’intende, per mezzo dell’unità della sostanza, perciò non di meno viene mantenuto il mistero dell’economia, che dispone l’unità nella trinità, distinguendo in tre, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: tre, tuttavia, non per qualità ma per successione, né per sostanza ma per aspetto, né per potestà ma per manifestazione, e dotate di un’unica sostanza e di un’unica potestà perché Dio è unico: si pensa, inoltre, che da lui derivino queste successioni e questi aspetti e queste manifestazioni, che hanno il nome di Padre e di Figlio e di Spirito Santo>> (Contro Prassea, pagg. 644-646, Utet, Torino, 1999). Da ciò si può notare, tra l’altro, che Tertulliano nel suo pensiero non contempla che lo Spirito Santo fosse una forza cieca impersonale come non credevano allo stesso modo la maggioranza degli apologisti prima di lui e dopo di lui.
Le negazioni delle verità bibliche costituiscono il menù preparato dai <<santi>> cuochi nella cucina La Torre di Guardia, la <<santa cappella>> (Rabelais) per nutrire i suoi commensali con la promessa e l’avvertimento che: <<La tavola di Geova è l’unica a rimanere. Quelli che si cibano con gratitudine a questa tavola avranno il privilegio di mangiarvi per sempre>> (TG 1-7-1994, pag 13). A fronte di quanto dimostrato: buon appetito! Dagli annunci catastrofici sempre presenti negli stampati, bisogna quindi affrettarsi a nutrirsi a questa tavola perché il tempo della fine si sta avvicinando rapidamente, per cui si offre la solita polpetta che, purtroppo, anche se offerta da quasi 140 anni, non trovano per nulla nauseante: << … eliminerà quindi i governi che gli sono nemici (Riv. 6: 1-2; 13: 1-18; 19: 11-22); il tempo in cui ciò accadrà è molto vicino. E’ dunque appropriato che la scrittura dell’anno 2014, in cui ricorre il centesimo anniversario dell’istituzione del Regno di Dio in cielo, sia Matteo 6:10 “venga il tuo Regno”>> dando l’invito perentorio quello di non esimersi dall’: <<annunciare il Re e il suo Regno, con l’assoluta certezza di vedere presto esaudita la nostra sincera preghiera: “venga il tuo regno!”>> (TG 15-1-2014, pag. 16). Si noti la “nostra preghiera”, non quella della Chiesa cristiana da Gesù istituita. E si festeggia così in quest’anno, sfregandosi le mani, il centesimo anniversario dell’istituzione del Regno di Dio con a capo Michele Arcangelo-Gesù Cristo. Perciò, grande chermes nelle assemblee e nelle sale del Regno: il popolo di Geova è in deliquio, abbiamo la “certezza” ormai che manca poco tempo a questo mondo, dicono! E’ la stessa polpetta di Russell e di Rutherford preparata con gli stessi ingredienti posti nel piatto della mensa di Geova!: <<certamente>>, <<al di là di ogni dubbio>> ecc. ecc.: termini che scorrono regolarmente tra le righe di tutte le pubblicazioni, fino all'ultima: <<Anche ai nostri giorni Geova ha impiegato il suo popolo per dare con largo preavviso l’avvertimento di ciò che sta per avere luogo. Fin dal primo numero, uscito 135 anni fa, la Torre di Guardia ha portato all'attenzione dei suoi lettori il fatto che il malvagio dominio di Satana presto finirà e sarà sostituito dal Regno millenario di Cristo Gesù (Riv. 20: 1-3,6)>>(TG 15-7-2014, pag. 7). A dire il vero, sarebbero più coerenti se festeggiassero il centesimo anniversario delle favole che hanno raccontato dal 1870! Meglio ancora, più corretti, se festeggiassero l’illusione con la quale hanno sfamato intere generazioni, ingannate di vedere nella loro vita l’avverarsi del Regno di Dio; lo stesso certamente accadrà a questa generazione di tdG che si alimentano di questa polpetta avvelenata (come la mela della strega di Biancaneve e i sette nani): << “Il mondo è finito, milioni di persone ora viventi non morranno mai” >>, pontificava Rutherford (L’arpa di Dio 1921, pag. 251), per citare solo uno tra i numerosi proclami impietosi del passato fino al tempo presente, senza riflettere al danno che questi annunci provocavano e provocano ora nella vita delle persone: divisioni familiari, rinuncia, in diversi casi, allo studio scolastico superiore, al lavoro indeterminato per dedicarsi il più possibile alla predicazione di questi nefasti proclami in nome di Dio che danneggiano molti.
Al di là delle storie di persone che sorridono come gli spot pubblicitari che si vedono nelle pubblicazioni, che scorrono regolarmente sotto gli occhi del tdG, che assomigliano alle immagini dei cartelloni che vidi anni fa nell’Unione Sovietica lungo la strada che da Brest, al confine polacco, portava a Mosca, che inneggiavano, coi loro sorrisi felici, al “paradiso rosso”, vi sono anche storie, all’interno del popolo di Geova di sofferenza e di disagio morale e spirituale che sono impediti e che non trovano il coraggio di parlare dei propri dolori, disagi morali, delle divisioni ideologiche religiose che vivono all’interno della stessa famiglia, di storie di disassociati che al fedele tdG gli è proibito di comunicare con lui anche se si trattasse del proprio figlio, pena la disassociazione! Non si dimentichi, poi, neppure colui che, costretto dagli affetti, rientra nel gruppo allo scopo di ripristinare i contatti che la disassociazione o dissociazione aveva interrotto, con il proprio figlio oppure con il padre, con la madre o con la figlia. Di queste storie ce ne sono molte: per esempio un giovane tdG una sera mi fece visita e mi spiegò che era sua intenzione disassociarsi per contrasti dottrinali dalla “Congregazione”. Questa sua intenzione l’aveva manifestata anche ai suoi genitori i quali lo avvertirono dicendo in modo perentorio e minaccioso: <<Lo sai cosa ti aspetta? Prima la disapprovazione di Geova e poi quella nostra e visto che vivi fuori dalla nostra casa perché hai responsabilità famigliari non potrai più assolutamente comunicare con noi>>. Constatata la prostrazione morale in cui versava il giovane, gli consigliai di desistere da tale decisione. Gli dissi che per mettere in atto quanto aveva pensato bisognava che si informasse molto bene sul vero cristianesimo e come esso è stato tramandato a noi. Solamente dopo aver acquisito una buona solida base dottrinale che gli permettesse di elaborare psicologicamente quello che gli era stato inculcato sin dalla nascita, e solo allora, avrebbe potuto su queste basi prendere la decisione di disassociarsi.
C’è pure da menzionare l’esperienza dei coniugi Villaverde Piero e Silvana che vivono il dramma di non poter più comunicare con i loro figli, come una volta, prima della loro dissociazione dall’Organizzazione. La scelta religiosa da loro fatta sulla base di un approfondimento biblico non collimava più con la dottrina geovista; in seguito a questa loro dissociazione i figli si sono irrigiditi al punto che i rari contatti avvengono solo in modo assolutamente formale.
I responsabili geovisti si guardano molto bene dal raccontare nei loro scritti le inquietudini che molti, per varie ragioni, soffrono all’interno del loro gruppo. Su questa realtà, che essi vogliono far finta di ignorare, è emblematica la lettura di alcune poesie che hanno attirato la mia attenzione mentre navigavo in internet; mi saltarono all’occhio alcune poesie scritte dal signor Aurelio Albanese e l’impressione che ho avuto nel leggerle, se l’intuito non mi tradisce, è che ciò che egli scrive abbia a che fare con i tdG; le sue espressioni, al di là dell’aspetto poetico che trovo molto bello e interessante, danno ad intendere ad uno stato interiore molto travagliato e sofferente che lo fanno affliggere tanto e che sembrano non avere nessun sbocco positivo alla risoluzione dei suoi problemi. Egli parla delle figlie che pur vivendo nelle <<torri>> (Torre di Guardia?!) <<sputano>> odio e veleno: << … Tutto quell’amaro rancore e disprezzo … >>. Che la vita lo tormenti nel corpo, come si può notare dalle sue parole, non è la sola sofferenza, si accanisce pure lo spirito e il disagio morale che soffre all’interno “Torre di Guardia” che trovo che assomigli molto alla”torre” dove il “conte Ugolino” fu rinchiuso, come racconta il Sommo Poeta, nella Divina Commedia! Alla fine dello scritto stamperò due poesie che riguardano il problema che vive il signor Aurelio Albanese.
Diversamente dai tdG, Gesù Cristo offre ai cristiani un’altra speranza, contraria a quella geovista: “ … quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi” (Giov. 14:3). E’ proprio questa, infatti, la speranza del Regno per la quale pregano i veri cristiani: <<Venga il tuo Regno>>. Quello dei tdG è un annuncio di paura, paura che può indurre le persone che vivono nell’ansia di questa crisi attuale economica mondiale, ad aderire alla setta che offre certezza; un metodo efficace per far proseliti come si è verificato per le crisi del passato e si ripete l’antifona: “Quando cavalcherà per eseguire i giudizi di Geova ad Armaghedon, Gesù Cristo compirà “cose tremende” contro i suoi nemici. Non sappiamo esattamente in che modo distruggerà il sistema di Satana. In ogni caso, la sua azione incuterà terrore negli abitanti della terra che non avranno dato ascolto al comando divino di sottomettersi al suo dominio>> (TG 15-2-2014, pag. 6). Cioè, tutti coloro che non accetteranno il dominio geovista e la sua dottrina antiscritturale. E’ questo l’orizzonte dottrinale che conforta il tdG: la fine a breve distanza che per ben quattro volte viene ripetuto nella sola TG 15-1-2014 pagg. 16, 19, 20, 21 e non c’è modo di svincolarsi da questa ossessione che permea tutta la vita del tdG.
C’è qualcuno che può permettersi di mettere in dubbio ciò che si prepara alla tavola di Geova? Le conseguenze sarebbero dolorose perché ciò comporterebbe la disassociazione e l’isolamento dai parenti e dagli amici: “Non permetteremo agli apostati di mettere piede in casa nostra e nemmeno rivolgeremo loro un saluto, perché con tali azioni parteciperemmo alle loro azioni malvagie ( 2Giov. 9-11). Non cediamo mai alle astuzie del Diavolo … “. (TG 15-01-2006, pag. 23). Anche questo lo si rimanda al mittente, con una differenza, che il cristiano userà loro misericordia.
Questo è lo spirito col quale vengono nutriti i più di sette milioni di testimoni di Geova che, ubbidienti alla lettera, non sono interessati alle profonde lacerazioni che si generano nella persona che ha scelto di credere e di vivere liberamente le proprie convinzioni religiose. Agli occhi della misericordia di Dio non è il disassociato tdG che deve rivedere le proprie posizioni dottrinali che si fondano sul Vangelo, ma coloro che in vista di 2Giov. 9-11 negano che il Figlio di Dio sia venuto nella carne, parole che appunto non escludono i tdG che negano che il Figlio sia il reale figlio e non la <<prima creatura>> come essi sostengono. E’ vero sì che la lettera sottintende il docetismo, ma i tdG escludendo la vera figliolanza, non sono esenti dalla condanna giovannea che li separa dai veri cristiani.
Colui che viene espulso dai tdG è condannato all’isolamento, lo sanno molto bene coloro che vivono da anni questa dolorosa esperienza che li divide dagli affetti familiari. Proprio in questo atteggiamento della pitonessa Torre di Guardia c’è da riflettere su un episodio storico del 1600 accaduto in Olanda al filosofo ebreo Baruch Spinoza il quale nei suoi principali scritti : Trattato teologico politico e L’etica, si era permesso di criticare le credenze della religione ebraica e anche quella del protestantesimo riformato, pure il cattolicesimo, egli criticava il fondamentalismo biblico, i miracoli, la morale, l’antropomorfismo di Dio, e altri insegnamenti, la sua critica che muoveva andava a scuotere le convinzioni religiose più profonde della comunità ebraica per cui si sentirono obbligati di scomunicarlo dalla comunità con l’avvertimento che: <<Nessuno comunichi con lui, neppure per iscritto, né accordi nessun favore, né sia con lui sotto lo stesso tetto, né si avvicini a lui più di quattro cubiti, né legga alcun trattato composto o scritto da lui>>. Ecco i termini della scomunica usati dai responsabili della comunità ebraica di quel tempo: << “ … che sia scomunicato ed espulso dal popolo di Israele. Su decreto degli angeli e su ordine dei santi, noi scomunichiamo, espelliamo, malediciamo e danniamo Baruch de Espinoza, con il consenso di Dio, sia egli lodato, e con il consenso della santa congregazione … “>>. (Un libro forgiato all’inferno. Lo scandaloso trattato di Spinoza e la nascita della secolarizzazione, di Steven Nadler. Einaudi ed. 2013, pag. 9). Come è evidente, gli argomenti usati nei confronti di Spinoza, circa la sua espulsione dal popolo ebraico, sono gli stessi che si leggono nella Torre di Guardia all’atto dell’espulsione della persona che si permette di criticare i suoi insegnamenti. Questi casi avvengono in modo frequente ogni anno!
Ecco come si esprime la pitonessa riferendosi ai dissociati che rifiutano i suoi sortilegi: “Cosa comporta evitare i falsi maestri? Non li riceveremo in casa nostra e non li salutiamo. Rifiutiamo inoltre di leggere le loro pubblicazioni, di guardare programmi televisivi a cui essi partecipano, di visitare i loro siti internet, di lasciare i nostri commenti sui loro blog. Perché assumiamo questa ferma posizione? Per amore … “. Questo è il metodo usato dal CD per indurre, come giustificano essi, l’individuo disassociato a far ritorno nell’Organizzazione; ma questo è un ricatto morale in piena regola che costituisce una violenza alla coscienza dell’uomo. Si rincara la dose comandando alle pecore questo bell’annuncio. “Non cercate scuse per frequentare un familiare disassociato, ad esempio tramite e-mail (1Cor. 5:11).” (TG 15-7-2011, pag. 16; TG 15-1-2013, pag.16). Con il sostegno della Scrittura, che c’entra come i cavoli a merenda. Il discorso della scomunica inflitta a Baruch Spinoza dalla comunità ebraica del suo tempo, paragonata a quella del CD, non fa una piega! Mentre la comunità ebraica si evolve nel tempo, frutto di un’analisi approfondita delle Scritture ebraiche, a differenza di loro, i tdG affondano le loro radici sul piano dell’integralismo religioso.
A fronte di quanto detto, ai componenti della pitonessa, viene rimandato al mittente il pranzo che essa ha preparato ai suoi commensali nella tavola di Geova: << … “Sembrano dei forsennati, come se fosse stato inoculato loro il virus dell’idrofobia satanica. Alcuni di loro ci percuotono e poi asseriscono che siamo stati noi a colpirli. Sono pronti a dire e a scrivere vergognose falsità e ad abbassarsi a compiere le peggiori indegnità”>> (TG 1-7-1994 pag. 12).
Pertanto, al di là di ciò che scagliano i tdG contro la Chiesa cristiana, i suoi componenti fedeli al mandato apostolico che credono nella venuta del Regno celeste di Dio, che porterà la salvezza all’umanità redenta, che credono nella divinità di Cristo, Signore dei vivi e dei morti e che credono nella Santa Trinità di Dio sono avvertiti di star lontani da colui che : << … Come un abile falsario cerca di spacciare documenti contraffatti, così gli apostati (i tdG ndr) usano “parole finte”o ragionamenti capziosi, nel tentativo di spacciare per vere le loro falsità. Diffondendo “ingannevoli insegnamenti”, torcendo le scritture per adattarle alle loro idee (come si riscontra regolarmente nelle pagine geoviste dei loro scritti Ndr). (2Piet 2:1,3,13; 3:16) >> (TG 15-7-2011 pag 16). Le Scritture avevano avvertito i cristiani che in seguito sarebbero sorti falsi Cristi (tra i quali i cosiddetti “unti di Brooklyn”) che avrebbero cercato con i loro insegnamenti di corrompere la Chiesa cristiana e distruggere la fede dei suoi componenti. Quindi, il cristiano starà lontano per non essere contagiato da idee che contrastano con gli insegnamenti di Cristo e degli Apostoli tramandati dalla Chiesa fino al giorno d’oggi.

Queste mie figlie
Potranno mai
capire le mie amate
figlie, il segreto
dell’amore che è
sorgente di ogni vita,
se aride godono
solo di ritmi ignoranti,
d’una brezza gelata
e chiuse in corazze
dalle cui torri
sputano giù la loro
pigrizia e tutto
quell’amaro rancore
e disprezzo
che hanno nel cuore.
Potranno mai,
ascoltare e gioire
del rumore mutevole
e debole degli astri
o, del respiro del vento
che le montagne,
le colline e le verdi
pianure più giù a valle
profuma amoroso
e accarezza.
Queste dolci mie figlie
Sapranno capire
Che anche il cuore
D’un padre è segreto,
ed è legato
al caso e al tempo
che decide di lui
tutti i sogni, le lacrime
e i sorrisi.
Potranno mai amarsi
Così tanto davvero,
da rinunciare all’odio
e da insegnare
ai loro figli che
l’orgoglio genera solo
crudele sofferenza
ed alte onde che,
si alzano e scagliano
con violenza verso il cielo
e che poi lasciano
solo morte foglie
al suolo.

Di Aurelio Albanese


Dalla tua Torre
Io, con le mie
inutili gambe, tu …
coi tuoi rami
pieni di gemme
dai mille colori
e la bocca piena
i casti consigli.
Io, con parole
invisibili e mute,
già vecchio e
con parole di pioggia
e di terra
in cui getto le reti,
una, due infinite
volte,
nella speranza d’un
contatto reale di vita,
nella tua compiacenza,
sazia di miele,
speranze, felicità e,
di ogn’altra poesia
senza nodi
Io, che raccolgo
ogni giorno
le pesanti e dure
pietre nel fango e,
che nonostante
tutto stringo i denti
e sorrido
scuotendo il capo,
pur vedendo
fuggire da me
la solida quercia,
nei dolori e le rughe
crudeli che
mi segnano il volto
tu che sprechi
nauseata ogni cosa
e che annoiata
dalla tua Torre
di Guardia guardi me,
in quel fango
umiliato e schiacciato dalla fatica.

Di Aurelio Albanese


Infine, propongo ai tdG la lettura di una pagina, riguardante lo Spirito Santo di Dio del dotto studioso Sergej Bulgakov sulla sua azione nel mondo della creazione: “La discesa dello Spirito Santo significa quindi il compimento dell’opera dell’incarnazione nel mondo e nell’umanità; e alla Pentecoste, lo Spirito Santo non discende soltanto sulla Vergine Maria, come all’annunciazione; né soltanto su Gesù, come alla teofania; ma discende su tutto e su tutti, cioè, in principio, su tutta l’umanità e su tutta la natura ( il <<kosmos>> dell’icona della Pentecoste). Si effettua una divinizzazione di tutto il creato. L’incarnazione di Cristo e la discesa dello Spirito Santo sono due momenti di uno stesso atto: la teantropia. La teantropia celeste, la Sofia, unendosi con la teantropia di creatura e configurandosi ontologicamente con essa nel Dio-uomo, appare come il senso supremo e il fine della creazione.
L’incarnazione, che ha una potenza universale, poiché si effettua nella persona di Cristo, non esaurisce l’opera della Dei-umanità; quest’opera continua dopo l’incarnazione, appunto nella discesa dello Spirito Santo su tutta l’umanità, su tutta la creazione …” (IL PARACLITO, EDB, 1987, pag. 479-480). Sono pagine di profondo contenuto biblico che per coloro che le meditano possono trovare aiuto alla comprensione del mistero della Trinità!

ADRIANO BASTON

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