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Il viaggio del Papa in Iraq

Last Update: 2/28/2021 10:09 PM
2/25/2021 8:36 PM
 
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Nelle terre della Mezzaluna Fertile
Mancano ormai solo otto giorni al nuovo Viaggio Apostolico del Papa Francesco, dopo 15 mesi di stop a causa della pandemia, nelle terre dell'antica civiltà dei fiumi, dell'inclita Mesopotamia culla delle religioni e della civiltà, che si svolgerà dal 5 all'8 marzo-come annunciato da Matteo Bruni, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, lo scorso 7 dicembre-in cui Francesco visiterà Baghdad, la piana di Ur, legata alla memoria di Abramo, la città di Erbil, come pure Mosul e Qaraqosh nella piana di Ninive.
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L'articolo su "Credere" sul viaggio del Papa
Come scrive Paolo Rappellino su "Credere" di questa settimana, è un viaggio pieno d'incognite: l'emergenza del Covid-19 e l'instabilità dell'Iraq potrebbero costringere gli organizzatori ad annullarlo anche all'ultimo momento. Ma quella in programma dal 5 all'8 marzo è una visita che papa Francesco vuole fare a tutti i costi perchè rappresenta la ripresa dei viaggi apostolici nel mondo dopo il lungo stop per la pandemia e soprattutto perchè l'Iraq è una meta ricca di significati: la terra di Abramo, culla della civiltà umana e delle tre religioni monoteistiche, ma anche il teatro di guerre e violenze che da oltre quarant'anni mettono a dura prova la gente, tanto da aver costretto due terzi dei cristiani a emigrare all'estero. I cristiani in Iraq ci contano: "Aspettiamo il Papa con tutto il cuore", dice monsignor Basel Yaldo, vescovo ausiliare di Baghdad. "Sono decenni che aspettiamo un Papa. Per noi sarà davvero un evento storico". In effetti vent'anni fa era data per imminente una visita di Giovanni Paolo II a Ur dei Caldei, la patria di Abramo, in apertura del Giubileo del 2000, ma le tensioni tra il regime di Saddam Hussein e gli Usa non lo resero possibile. Proprio a Ur, il 6 marzo, ci sarà la prima tappa simbolica del viaggio: il Papa parteciperà a un incontro interreligioso tra cristiani, ebrei, musulmani, yazidi e mandei (questi ultimi due sono esponenti di antiche religioni locali). Lo stesso giorno c'è grande attesa per l'incontro in programma a Najaf con il grande ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani. Mancano le conferme ma, durante il vertice, la massima autorità religiosa dell'islam sciita iracheno potrebbe firmare la Dichiarazione sulla fratellanza universale che due anni fa fu sottoscritta ad Abu Dhabi dal Papa e dal grande imam al-Azhar, massima autorità dell'islam sunnita. Sarebbe un grande passo avanti per la pace e la cooperazione tra le religioni e contro le derive integraliste e terroristiche perchè significherebbe l'adesione di tutto il mondo musulmano. Il 7 marzo è invece la giornata tutta dedicata ai cristiani. Francesco andrà nel nord dell'Iraq, la zona in cui vivono la maggior parte dei fedeli della Chiesa cattolica, ma anche la regione più martoriata dalle azioni terroristiche dell'Isis. Ci sarà la preghiera di suffragio per le vittime della guerra a Mosul e l'Angelus a Qaraqosh, la cittadina nella piana di Ninive occupata dallo Stato islamico fino al 2016 e teatro di grandi orrori. Il Papa visiterà poi le zone della ricostruzione e celebrerà la Messa ad Erbil, capoluogo della regione autonoma del Kurdistan iracheno. Nel nord dell'Iraq ci sono ancora tanti campi profughi dove vivono persone fuggite dalla Siria, ma anche Iracheni: il conflitto ha prodotto lacerazioni sociali e risentimenti che rendono difficile alla popolazione il rientro nei villaggi d'origine. In generale, la situazione del Paese è tutt'altro che pacificata: attentati terroristici sono ancora all'ordine del giorno. A metà febbraio alcuni razzi sono stati lanciati a Erbil contro una base che ospita militari della Coalizione internazionale per il contrasto all'Isis. Per questo il patriarca di Baghdad, il cardinale Louis Raphael I Sako, chiede di "restare uniti, perdonarsi a vicenda e schierarsi con lo Stato contro la diffusione incontrollata di armi" ed è certo che la presenza del Papa servirà anche per incoraggiare la ricostruzione sociale, oltre che materiale. Il motto del viaggio apostolico, del resto, è: "Siete tutti fratelli" (Matteo, 23-8).
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