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Induismo - Il Vaishnavismo

Last Update: 7/14/2008 5:37 PM
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Il Vaishnavismo (in occidente chiamato Vishnuismo) è una delle varie tradizioni religiose dell'Induismo.
Da web.tiscali.it/isvarait/Books_Libri/Filosofie_India/filos_india_vaishnavi...

Il Vaishnavismo


1) la filosofia
Senza ombra di dubbio, la Vaishnava è la tradizione spirituale più ricca di letteratura, di filosofia, di religione e di straordinari momenti storici.

Il vaishnavismo è la dottrina della devozione a Vishnu, il Dio Ultimo e Assoluto. La supremazia di Vishnu su tutti gli altri dei del pantheon vedico è proclamato dai Veda stessi; è infatti dai pori della Sua pelle che emanano gli universi materiali, da Lui proviene Brahma, dal quale viene poi generato Shiva, ed è da una delle Sue espansioni che scaturiscono poi tutti gli Avatara divini. Ma il fatto che Vishnu sia la Persona Suprema non proibisce di provare un qualsiasi sentimento di devozione, talvolta persino superiore, per una delle tante divinità di cui i Veda parlano. Il sentimento è soggettivo e quindi si può essere devoti di Shiva, di Brahma, di Indra, delle Shakti, di Varuna o di Ganesha, sempre che si sia coscienti che il Dio Supremo è Vishnu. Om tad vishnu paramam padam, afferma il Rig-Veda: nulla è più elevato che prendere rifugio ai Suoi piedi.

La dottrina della devozione a Vishnu, la Vishnu-bhakti, è straordinariamente variegata e complessa, in quanto Egli ama assumere un numero praticamente illimitato di aspetti. In altre parole, Vishnu si espande in personalità diverse con le quali svolge particolari funzioni. Basti leggere il Primo Canto della Srimad-Bhagavatam per rendersene conto.

Si dice che Vishnu assuma soltanto dieci forme (Dashavatara), ma questo è vero solo parzialmente. In realtà quelle dieci sono solo alcune, da una certa prospettiva forse le principali, ma certamente non le uniche. Infatti nelle Scritture è detto che "le Sue incarnazioni sono tanto numerose quanto le onde dell'oceano". Tra i Dashavatara troviamo i celeberrimi Krishna e Buddha; il primo in India è il più celebre tra gli Avatara.

Perciò ognuno, in accordo ai propri gusti spirituali, può scegliere di essere un devoto di Vishnu (diventando così un Vaishnava) venerando una qualsiasi delle personalità divine con le quali periodicamente Egli scende in questo universo materiale. Così abbiamo devoti di Krishna, di Rama, di Nrishinga, di Kurma, di Varaha, di Matsya e di tanti altri. Nel corso dei millenni queste tradizioni hanno sviluppato una letteratura propria, generalmente molto vasta, una propria dottrina, una particolare pratica devozionale spesso anche diversa dalle altre, pur rimanendo tutte tradizioni Vaishnava. Si può così immaginare quale vastità abbia l'argomento che andiamo a trattare.

L'accusa di politeismo che gli studiosi occidentali muovono alle religioni di origine vedica scaturisce dalla profonda ignoranza di questi, i quali forse non si sono mai accorti che nessun testo vedico ha mai celebrato l'esistenza di diversi Dei Supremi. C'è un Dio solo, tutti gli altri Gli sono subordinati. I Vaishnava venerano e amano forme diverse dello stesso Dio, a seconda del loro sentimento naturale.

Generalmente nelle università occidentali il vaishnavismo storico viene presentato come diviso in due movimenti distinti: il Bhagavata e il Pancaratra. Tale divisione viene presentata come una sorta di scissione ideologica interna. Ma anche questo non è esatto. Infatti le Pancaratra sono particolari scritture che indicano i canoni di comportamento a quei Vaishnava che provano una particolare attrazione verso la vaidhi-bhakti (cioè la devozione caratterizzata dallo spirito di sottomissione). A chi si sente attratto all'idea di Vishnu visto come il Creatore di tutto, il Signore immenso e opulento, la Divinità dei pianeti Vaikuntha, studieranno le Pancaratra e praticheranno le loro regole.

I Bhagavata, invece, amano quelle scritture che indicano i modi grazie ai quali è possibile sviluppare la raganuga-bhakti, cioè il servizio devozionale in un sentimento diverso, certamente più intimo, in cui si può vedere Vishnu come amico, come amante, come parente.

Dunque i Pancaratra accettano Vishnu come origine di tutto e studiano in modo particolare il Vishnu Purana, mentre i Bhagavata venerano Krishna come l'origine di ogni cosa, Vishnu compreso. Questi ultimi accettano come massima autorità filosofica la Bhagavad-gita e la Srimad-Bhagavatam.

In realtà, dal punto di vista dottrinale, non c'è contesa tra di loro, ma una rapporto di compenetrazione reciproca.

Procediamo ora a discutere i punti salienti della filosofia Vaishnava.

Sistemi atei come il Karma-mimamsa e il Sankhya-nirishvara considerano gli dei come esseri generati dal karma e ritengono che il cosmo sia retto da una legge impersonale. I Vaishnava, invece, in perfetta sintonia con il Vedanta, affermano che l'Essere Supremo non può essere soggetto a nessuna legge.

Dio esiste, ed è Vishnu, o Krishna. Per quanto riguarda la precisa identificazione di questo Essere Supremo, se è l'uno o l'altro, alcuni sostengono che Krishna sia una delle incarnazioni di Vishnu, mentre altri affermano il contrario, e cioè che il Supremo sia Krishna e che Vishnu è una delle Sue espansioni plenarie. Dopo discussioni che per la verità non sembrano ancora esaurite, pare certo che tutte le scritture accettate come autentiche siano concordi nel sostenere la seconda ipotesi (krsnas tu bhagavan svayam, isvara paramah krsna). Krishna è dunque l'origine di tutto ciò che esiste, sia del mondo materiale che del mondo spirituale. Una delle ragioni del suo "espandersi" in forme secondarie (come per l'appunto Vishnu), è che Egli non vuole mai venire in contatto con la Sua creazione materiale, per cui preferisce far assolvere ai Suoi diversi e numerosi Avatara i compiti necessari al mantenimento degli universi e alla salvezza delle anime cadute.

In accordo al Bhagavatam ci sono sei tipi di Avatara.

Ora, cosa è Dio? E' personale o impersonale? I Vaishnava si considerano i veri rappresentanti della filosofia Vedanta, e non quella falsata di Shankara, bensì quella insegnata da Vyasa, l'autore del Brahma-sutra (chiamato anche Vedanta-sutra).

Dio non è affatto impersonale, bensì è una eterna Persona Trascendentale. L'energia impersonale (brahma-jyoti) è una delle Sue tante energie e caratteristiche. Affermare che Krishna sia una persona non significa affatto porgli dei limiti, al contrario lo comporterebbe la negazione. L'idea dell'impersonalismo è alla base della mayavada (o advaita-vada), teoria aspramente combattuta dai maestri Vaishnava come Ramanuja, Madhva, Nimbarka, Caitanya, Bhaktivedanta Svami Prabhupada e da tutti gli altri.

Quando i Veda dicono che Krishna è una Individualità Unica, un Uno-Tutto, non vogliono intendere che Egli sia un monolito energetico: al contrario la Sua personalità divina è eccezionalmente variegata. Il Supremo Vishnu possiede numerose energie. Le tre principali sono l'energia spirituale (con i quali crea il mondo spirituale), l'energia materiale (con la quale genera il cosmo) e l'energia marginale (le anime individuali).

Questa energia marginale è la nostra culla. Noi siamo jiva, parti di Dio, della Sua energia. Come tali, la nostra uguaglianza con il Supremo consiste in qualità, ma certamente non in quantità. Poiché siamo fatti di natura divina, senza tuttavia essere Dio, possiamo cadere vittime di maya, dell'energia inferiore; ciò a causa dell'attrazione che subiamo nei confronti delle idee di potenza e di indipendenza. Per questa ragione entriamo in diversi corpi materiali, nei quali ci identifichiamo.

Il contatto con quegli elementi di natura tanto diversa dalla nostra ci inebria di sensazioni, che proviamo grazie ai sensi che continuamente "toccano" i rispettivi oggetti. E l'anima tende a sprofondare sempre più nell'avidya, nell'ignoranza esistenziale che ci porta a dimenticare chi veramente siamo e da dove realmente veniamo.

Tutta quella pirotecnica serie di azioni causa karma, cioè delle reazioni che generano ulteriori azioni, e così via, in una ruota viziosa che sembra non poter avere mai fine. Tutto ciò fa sì che vediamo costruirsi attorno a noi una coscienza di un certo tipo, che è del tutto simile a una seconda personalità. Questo "falso senso di essere" ci conduce in corpi sempre diversi, in accordo allo stato di coscienza che abbiamo al momento della morte di un particolare corpo. Ci ritroviamo di nuovo in un altro anello della ruota chiamata samsara, il ciclo delle nascite e delle morti, per cui mai cessiamo di prendere nuovi involucri fisici nelle numerose specie viventi.

La sofferenza che si prova in una vita fatta di dimenticanza di Dio e a contatto con una natura opposta alla nostra, è difficilmente descrivibile. E, per la maggior parte dei casi, è proprio questo disagio che, a un certo momento, ci porta a desiderare di conoscere ciò che è sempre stato nostro ma che abbiamo dimenticato. Questo anelito è percepito da Paramatma, una delle forme di Vishnu presente nel nostro cuore, che ci ha accompagnato nel tragico viaggio lungo le vie del mondo materiale. Lui ci suggerisce di andare alla ricerca della Verità. Questa voce interiore ci conduce a cercare qualcuno in grado di illuminarci, di dirci come stanno veramente le cose. Chi è sincero e determinato nella sua ricerca trova un vero Vaishnava, un maestro spirituale autentico (un guru), il quale ci dà tutte le istruzioni necessarie per percorrere la strada che conduce alla perfezione.

Due sono i doni fondamentali che il guru offre: diksha e shiksha. Il primo è l'iniziazione formale, in cui il discepolo viene ufficialmente ammesso nella tradizione spirituale (sampradaya). Il secondo è la conoscenza, l'educazione alla teoria, che non è solo strumentale ma anche un elemento di purificazione sostanziale.

I principi basilari della disciplina Vaishnava possono essere divisi in ciò che deve essere fatto (le ingiunzioni positive, le vidhi) e ciò che non deve essere fatto (le proibizioni, le nisheda). I primi riguardano elementi come la recitazione dei mantra, l'adorazione delle Murti, la venerazione e l'obbedienza al maestro spirituale, il vivere in luoghi sacri (siano essi in India, come Vrindavana o Mayapura, ma anche dovunque si svolgano attività di natura spirituale). Un verso importante della Srimad-Bhagavatam (7.5.23 e 24) afferma:

"Prahlada Maharaja disse: (1) Ascoltare e (2) cantare del Santo Nome, della forma, delle qualità, di tutto ciò che Lo circonda, dei divertimenti trascendentali del Signore Vishnu, (3) ricordarli, (4) servire i piedi di loto, (5) offrire al Signore adorazione rispettosa usando sedici tipi di strumenti, (6) offrire preghiere al signore, (7) diventare i Suoi servitori, ([SM=g27989] considerarlo come il proprio migliore amico e (9) sottomettere ogni cosa a Lui (e cioè servirlo con tutto il proprio corpo, la mente e le parole), questi nove processi sono accettati come puro servizio devozionale.

Chi ha dedicato la sua vita al servizio di Krishna e che sempre si impegna in queste nove discipline devozionali è la persona più erudita, perché (grazie ad esse) acquisisce conoscenza completa."

Per quanto riguarda le proibizioni, anche queste sono numerose. Le principali riguardano il mangiare la carne (il pesce compreso), le uova, le sostanze intossicanti e la vita sessuale sregolata. Si dovrebbe anche evitare di intrattenere stretta compagni con persone materialistiche, parlare di futilità, mangiare cibo non offerto in sacrificio a Vishnu. Ma fra le tante discipline spirituali spicca la meditazione sul Santo Nome di Krishna (il famoso mantra Hare Krishna). Secondo Sri Caitanya nulla è tanto importante quanto cantare il mantra.

In questo modo, il devoto purifica il proprio cuore da ogni attaccamento alla materia e ricomincia ad avvertire il fascino così naturale nei confronti del Signore Supremo, Sri Krishna. A seconda del tipo di relazione (rasa) che fa parte della sua natura, riprende a servire il Signore nel modo che gli è eternamente congeniale e spontaneo. Alla fine della vita ritorna nei pianeti spirituali, dove per l'eternità gode di una vita eterna, caratterizzata da una piena conoscenza e beatitudine (sat-cit-ananda).

Siamo coscienti che queste poche parole certamente non rendono piena giustizia alla vastità e alla bellezza della filosofia Vaishnava, ma siamo fiduciosi che tutti ne avranno compreso la profondità e la purezza.


2) le basi: la Bhagavad-gita e la Srimad-Bhagavatam
Le basi scritturali del vaishnavismo sono la Bhagavad-gita e la Srimad-Bhagavatam, ma certamente ce ne sono di altrettanto importanti. Per cominciare menzioniamo i Purana, molti dei quali parlano in modo completo di Krishna e di Vishnu. Tra questi, il Padma Purana e il Vishnu Purana sono probabilmente i più importanti. Il primo descrive maggiormente la personalità e le attività di Krishna, mentre nel secondo si mette in maggiore rilievo l'importanza e la personalità di Vishnu.

Vanno ricordate anche la Brahma-samhita, il Maha-bharata (di cui la Bhagavad-gita è un capitolo) e il Ramayana. Ma i testi Vaishnava sono così numerosi che è difficile poterli qui ricordare tutti. Della Bhagavad-gita abbiamo già parlato nel capitolo dedicato al Vedanta, per cui qui ora tratteremo della Srimad-Bhagavatam.

Considerato il diciannovesimo Purana, è un lavoro indubbiamente notevole, essendo costituito da ben 18.000 versi sanscriti. Si comprenda quanto sia difficile per noi riassumere in poche parole una tale vastità di argomenti filosofici, storici e di cultura spirituale.

Posto per iscritto da Krishna Dvaipayana Vyasa, in seguito viene ripetuto dal figlio Shukadeva sulle rive del Gange al morituro re Parikshit. Tra il pubblico di saggi e persone pie si trova anche il celebre Rishi Suta Gosvami, il quale poi avrebbe ripetuto lo stesso messaggio ai saggi della foresta di Naimisha. E il racconto inizia proprio con l'arrivo di Suta nella celebre foresta.

Dopo aver offerto rispettosi omaggi a Krishna, che è il Dio Supremo, Vyasa spiega la natura del libro usando queste parole:

"Questo Bhagavata Purana propone la verità più alta, che può essere compresa solo da quei devoti che hanno il cuore puro... questo meraviglioso Purana, compilato da Sri Vyasadeva, può da solo conferire la realizzazione di Dio. Appena uno ascolta in modo attento e sottomesso il messaggio contenuto nel Bhagavatam, diventa attaccato al Signore Supremo." (Srimad-Bhagavatam 1.1.2)

Il terzo verso continua affermando:

"Questo Srimad-Bhagavatam è il frutto maturo dell'albero della letteratura vedica. Proviene dalla labbra di Sri Shukadeva Gosvami e per questa ragione il frutto di già così nettareo è gustato ancora di più dalle anime liberate."

Poi va avanti a raccontare le circostanze che hanno portato alla narrazione di questo splendido gioiello letterario. E' anche chiamato il Purana immacolato, in quanto non tratta di altro che delle attività di Dio, delle Sue incarnazioni e dei Suoi devoti più puri. Dunque, nulla che non sia perfettamente trascendentale è descritto in questo testo.

Ma vediamo gli argomenti principali. Secondo lo Srimad-Bhagava-tam stesso (2.10. versi 1 e 2), i soggetti affrontati sono dieci:

1. la creazione generale, cioè la descrizione particolareggiata degli ingredienti che compongono il cosmo e dei meccanismi che portano alla sua genesi,
2. la creazione secondaria, quella condotta da Brahma, una volta che ne ottiene le capacità,
3. come Vishnu mantiene l'universo
4. il favore speciale che il Signore usa nei confronti dei Suoi devoti,
5. l'impeto per la creazione,
6. i principi regolatori necessari a dare la liberazione dalla materia, che è la perfezione dell'esistenza umana,
7. tutte le informazioni riguardanti la Suprema Personalità di Dio, le Sue incarnazioni e le attività dei Suoi devoti,
8. la dissoluzione degli universi materiali,
9. la liberazione delle anime condizionate
10. la trascendenza, o tutto ciò che riguarda i mondi spirituali.

Prima di concludere questa sezione purtroppo breve che riguarda la filosofia Vaishnava, ricordiamo che i devoti di Krishna danno un'importanza del tutto particolare al Decimo Canto del Bhagavatam, nel quale viene descritto in ogni particolare la vita e gli insegnamenti del Signore.

Passiamo ora a vedere le teorie dei principali Vaishnava della storia. Va premesso che mai come nel caso del vaishnavismo le testi variano di così poco. Le differenze sono sulle enfasi e non nei contenuti di fondo. Qualcuno può aver enfatizzato la differenziazione della materia e dello spirito (tesi dvaita di Madhva), mentre un altro può aver dare importanza maggiore all'a-dorazione di una particolare divinità piuttosto che a un'altra, ma in definitiva tutti accettano Vishnu o Krishna come Dio e che l'unico modo per realizzare la perfezione somma sta nel servirlo con amore e devozione.


3) Vyasadeva
Non si può trattare di vaishnavismo e neanche di letteratura vedica se non si parla del più fulgido intelletto che la storia dell'umanità abbia mai avuto: Sri Vyasadeva. Figlio del saggio Parashara e di Satyavati (colei che avrebbe poi dato due figli al celebre re Shantanu), Vyasa è una figura fondamentale e i momenti salienti della sua vita vengono narrati in una delle sue stesse opere, il Maha-bharata. Chi desidera conoscere meglio la figura di questo potente saggio deve leggere questo libro.

Prima della sua venuta nessuna scrittura veniva messa per iscritto. Fu lui a inaugurare il sistema di assicurare la conoscenza in questo modo, osservando con occhi profetici quanto la gente di Kali-yuga (la nostra era, quella più degradata) avrebbe perso le sue naturali facoltà mnemoniche. Dando un ordine e una forma a una conoscenza che discendeva da millenni prima di lui, trascrisse i quattro Veda, i Purana, le Upanishad e compilò la sconfinata epica chiamata Maha-bharata. Ma questi non sono i soli testi che preservò da una sicura distruzione. Vyasadeva fu un perfetto commentatore di tutto lo scibile umano e divino. La parte filosofica è trattata nel Vedanta-sutra, l'opera filosofica più discussa della storia del pensiero indiano.

Per gli ignoranti la sua vita è pura leggenda, ma non possono esibirne le prove. Se non altro i Vaishnava hanno dalla loro le parole delle scritture le quali, tra le altre informazioni, dicono che egli sia ancora vivo sulle Himalaya, ancora impegnato a mettere per iscritto un sapere che proviene dai mondi trascendentali.

Le sue tesi sono indiscutibilmente di stampo Vaishnava: per nulla si discostano dalle tesi promosse dai devoti di Krishna. Avvalora questa tesi il fatto che il testo basilare di questa tradizione è lo Srimad-Bhagavatam, che Vyasadeva ha definito "il frutto maturo dell'albero dei Veda". Infatti egli stesso non si dichiarava soddisfatto del mastodontico lavoro che aveva fin lì svolto, organizzando i Veda, i Purana e le Upanishad. Il suo maestro, Narada, gliene spiegò le ragioni (ci si riferisca al libro Bhakti-yoga, dello stesso autore). A ragione dunque i Vaishnava affermano che tutta la conoscenza vedica o, per meglio dire, il suo siddhanta, le sue conclusioni più corrette, si possono trovare nel Bhagavata.

Qualcuno potrebbe obiettare: se Vyasa avesse voluto indicare Krishna come il Dio supremo, non avrebbe potuto essere più esplicito? Perché ha poi scritto il Vedanta-sutra, dove forse si arriva alle stesse conclusioni (come hanno dimostrato i maestri Vaishnava come Madhva, Ramanuja e Baladeva Vidyabhushana) ma attraverso sentieri interpretativi molto tortuosi? Il Bhagavatam e il Vedanta-sutra sembrano provenire da autori diversi, tanto il loro stile differisce. La risposta è che ogni maestro insegna non per se stesso ma per una platea, e il suo scopo è condurre verso le medesime conclusioni differenti tipi di persone, che necessitano linguaggi e tipi di approccio diversi. Questa è la ragione per la tanta differenza esistente tra i testi vedici.


4) Ramanuja

Di famiglia brahminica, visse a Kanci e a Srirangam in un periodo che va dal 1017 al 1137 circa. La sua lingua era il tamil. Fin da piccolo visse in un ambiente dove si respirava un'intensa atmosfera di fede per Vishnu. Imparò un tipo di dottrina che tendeva ad unire in una sintesi il Vedanta, le Upanishad, il Vishnu Purana e i testi Pancaratra, dove si parla dell'amore per Vishnu secondo il sentimento di vaidhi-bhakti.

Il suo maestro spirituale fu Yamunacarya, il quale era stato un importante imperatore indiano che poi, disgustato dai piaceri materiali, aveva abbandonato la vita mondana per darsi all'ascesi. Faceva parte della Sri-sampradaya. Come continuatore dell'opera del maestro, egli si impegnò in modo particolare a combattere la filosofia impersonalistica di Shankara e a questo scopo scrisse ottimi commenti sui Brahma-sutra e sulla Bhagavad-gita.

La sua dottrina rispecchia appieno la filosofia Vaishnava. Il termine tecnico con il quale veniva designata era vishistad-vaita, cioè un monismo dal punto di vista della qualità. E' vero, dice Ramanuja, che esiste un solo ente che è al di là di tutto, ma allo stesso tempo c'è anche il "differente", che è Sua energia, e cioè le anime individuali e la materia. Tutte queste ultime sono delle qualità (vishesha) divine. Per questa ragione tutto è dipendente da Dio. Le qualità in un certo senso sono uguali alla loro origine, ma allo stesso tempo sono distinte, proprio perché particelle.

Dunque la molteplicità non è affatto illusoria come dice Shankara, ma è reale, in quanto è modo o realtà (prakara) di Dio. Questo vale sia per le anime individuali che per la natura materiale.

Dio è sicuramente una persona ed è attraverso le Sue energie che riesce a compenetrare tutto. La salvezza suprema si ottiene solo grazie alla bhakti, cioè al servizio devozionale offerto a Vishnu, riconosciuto come la Persona Suprema. Grazie a questa pratica è possibile ritrovare il corpo spirituale originale e godere di eterna beatitudine.

Il Ramanujiya (il movimento spirituale inaugurato dal maestro Ramanuja, organizzazione ancora viva e attiva nel sud dell'India), ha due punti di vista che talvolta si compenetrano e altre volte invece causano dei veri conflitti. I rappresentanti di queste due opinioni si chiamano vadakalai e tenkalai. I primi (vadakalai significa via della scimmia) affermano che per ottenere la liberazione il discepolo deve partecipare attivamente, come la scimmietta che si aggrappa al collo della madre ma che deve tenersi ben stretta. I secondi (tenkalai vuol dire via della gatta) insegnano che è Dio che si prende cura dell'anima inerme, senza che egli debba fare nulla, come la gatta prende nella sua bocca il cucciolo senza che esso debba fare alcunché. Questo tipo di abbandono è particolarmente consigliato per le classi inferiori della società, che non hanno capacità di impegnarsi in complessi sacrifici vedici. A questi viene consigliata la prapatti (l'abbandono con fede).


5) Madhva
Le date della vita di Madhva (conosciuto anche coi nomi di Purnaprajna e Anandatirtha), sono alquanto incerte. Alcuni dicono che visse dal 1199 al 1278, altri invece affermano che nacque nel 1239 e che morì nel 1319. Noi crediamo che la seconda datazione sia quella corretta.

Visse principalmente a Udupi, importante città del Karnataka, nel sud dell'India. Il suo maestro iniziatore era un seguace di Shankara, per cui quando lo sentì spiegare il Bhagavatam secondo l'ottica mayavada se ne distaccò e partì per un lungo viaggio. A Badarikashrama incontrò Vyasadeva, dal quale ottenne le istruzioni per dare un senso (da lui giudicato corretto) alla filosofia vedanta. Scrisse trentasette opere, tra le quali dei commenti a varie Upanishad, al Maha-bharata, al Bhagavata Purana e al Vedanta-sutra.

Il sistema filosofico da lui proposto si chiama Dvaita, della dualità. In esso enfatizza in modo particolare il concetto di divisione reale tra Dio e l'anima, tra anima e anima, tra materia e spirito. Questo tipo di dualismo mirava a continuare l'opera di demolizione delle teorie shankarite che prima di lui Ramanuja aveva avviata.

Per il maestro ci sono tre entità che agiscono per determinare il divenire cosmico: Dio, la jiva e la materia. Tutte queste sono differenti l'una dall'altra. Ma solo Vishnu è autonomo, mentre tutto il resto Gli è dipendente. Madhva riprende la teoria per cui ci sono jiva liberate e non liberate e ripropone la bhakti come il processo di purificazione più valido.


6) Nimbarka
La devozione a Krishna era per Nimbarka la cosa più importante, la sua vita stessa, tanto che si spostò dal suo paese natale nel sud dell'India (Mungera-patana) e andò a vivere a Vrindavana. Egli fondò un importante movimento spirituale che era il ramo autentico della Kumara-sampradaya. Ai suoi tempi si diffuse enormemente, ma dopo la sua morte tutto cominciò a declinare. L'epoca esatta in cui visse è incerta.

Tra i tanti lavori che scrisse, si ricordano un breve commento ai Brahma-sutra (l'opera si chiama Parijata-bhashya o Vedanta-parijata-saurabha-bhashya) e un poemetto in dieci strofe, chiamato Dashashloki, che riassumeva i punti principali della sua dottrina. I più importanti commentatori di Nimbarka sono Srinivasa (14 secolo), suo diretto discepolo e Keshava Kashmir (16 secolo), divenuto famoso fra i Gaudiya-Vaishnava per aver incontrato direttamente Sri Caitanya ed esserne stato sconfitto in una contesa filosofica.

La dottrina di Nimbarka è definita Bhedabheda (differenziazione indifferenziata) o anche Dvaitadvaita (dualità non-duale), che sta ad intendere che tutto è uguale al Signore nel senso che tutto e tutti proviene da Lui; ma credere che ogni cosa possa diventare uguale a Krishna è sbagliato. Lui è Brahman stesso, e non un'incarnazione. Krishna è la Suprema Personalità di Dio in Persona. Radha è la sua compagna eterna, anche se nel Bhagavatam non viene menzionata se non in rare occasioni.


7) Vishnusvami
Nasce a Pandya, nel sud dell'India. Purtroppo di lui si sa poco. Egli era un discendente spirituale della Rudra-sampradaya e scrisse un famoso commento al Vedanta-sutra chiamato Sarvajna-bhashya. Tra i suoi discendenti spirituali più famosi ricordiamo Sridhara Svami, che scrisse un commento allo Srimad-Bhagavatam tenuto in grande considerazione dai Vaishnava di tutte le sampradaya e Bilvamangala Thakur, divenuto celebre per essere riuscito a distaccarsi dalle gioie della materia grazie agli insegnamenti della prostituta con la quale di tanto in tanto si accompagnava. Costui, per non correre il rischio di rimanere ancora affascinato alle forme del mondo, si tolse la vista. Celeberrimo è anche l'acarya Vallabha, di cui andremo a parlare fra breve.

Il sistema filosofico di Vishnusvami è detto Shuddhadvaita.


[SM=g27989] Vallabha
Grande erudito e devoto di Bala-Krishna (Krishna-bambino), come la maggior parte dei maestri Vaishnava, nasce nel 1479 nel sud dell'India, in un posto chiamato Trailanga; muore all'età di 52 anni. Ma sia sulla data che sul paese di nascita esistono differenti opinioni.

Da giovane si trasferisce a Varanasi (Benares) e lì per undici anni frequenta una scuola. Poi prende a viaggiare, impegnandosi sempre (e con esiti puntualmente positivi) in discussioni riguardanti le conclusioni delle scritture. Infine si stabilisce a Adaila, vicino Prayaga (Allahbad).

Celebri sono divenuti i suoi incontri a Prayaga e a Jagannath Puri con Sri Caitanya, che ammirava profondamente. Caitanya Mahaprab-hu, fondatore del Vaishnavismo Gaudiya, teneva Vallabha in grande considerazione e lo rispettava molto, anche se in diverse circostanze ha dovuto riprenderlo con vigore. Questi, infatti, era diventato troppo fiero della sua erudizione, tanto che giunse a dichiarare pubblicamente che il suo commento allo Srimad-Bhagavatam (il Subhodini-tika) era superiore a quello di Sridhara, suo predecessore nella linea di Vishnusvami. Ciò è contrario ai principi di umiltà e di rispetto nei confronti dei superiori, per cui gli costò la momentanea emarginazione dalla compagnia dei devoti. L'incidente venne appianato da Caitanya stesso, che lo ricondusse sulla retta via dell'etica Vaishnava. E' detto nella Caitanya-Caritamrita che, dopo quell'incidente, Vallabha accettò come maestro spirituale Gadadhara Pandita, un seguace di Caitanya. Vallabhacarya era un grande devoto di Krishna e fondò un movimento devozionale ancora vivo e palpitante. Come la maggior parte dei maestri Vaishnava, scrisse molto; tra gli altri ricordiamo il commento al Brahma-sutra chiamato Anu-bhashya. E anche i suoi discendenti hanno lasciato un vasto tesoro di conoscenza spirituale. La sua scuola, infatti, divenne famosa per aver lanciato un forte fervore letterario in lingue diverse, quali il sanscrito, l'hindi e il gujarati. Il movimento di Vallabha è nella linea di Vishnusvami e quindi è parte della Rudra-sampradaya.

Il termine tecnico col quale viene designata la dottrina del maestro è Shuddhadvaita-mata, cioè puro monismo, in quanto afferma che Brahma, la Persona Trascendentale, non è mai "toccato" da maya. Questo Brahma è Krishna, l'incarnazione divina apparsa a Mathura. Anche per lui il mondo materiale è una trasformazione di Dio, il quale si manifesta in tre forme, che sono Brahman (l'energia spirituale onnipervadente e impersonale), Paramatma (il Dio che ci accompagna in questo mondo) e Bhagavan (la Persona Suprema, origine di ogni cosa).

Tutto va messo al Suo servizio: questa è la bhakti, il servizio devozionale, metodo che conduce alla più alta perfezione. Questa Meta Ultima è il raggiungimento di Goloka, il pianeta trascendentale dove Krishna vive per l'eternità. Vallabha chiamava questo sentiero Pushti-marga, la via della devozione.


9) Caitanya
Sri Krishna Caitanya nacque nel 1485 a Mayapur (una frazione di Navadvipa) e scomparve da questo mondo nel 1533.

Il Suo paese natale, a quel tempo, era divenuta la fucina della logica, un rimodernamento dell'antico Nyaya di Gautama Muni. In questo ambiente di grandi dibattiti filosofici, a ventiquattro anni accettò l'ordine di rinuncia (sannyasa) e per otto anni viaggiò per tutta l'India, predicando la Krishna-bhakti. I rimanenti diciotto anni li trascorre a Jagannath Puri, una delle più importanti città dell'Orissa, nell'India orientale.

Numerosissimi furono i suoi seguaci, che lo riconoscevano non solo come un grande maestro, ma come Dio stesso, una delle più importanti incarnazioni di Krishna. E non solo ai Suoi tempi, ma anche oggigiorno gli insegnamenti del Mahaprabhu hanno segnato in modo indelebile il corso del pensiero spiritualistico dell'India e del mondo intero. Infatti Caitanya avrebbe sempre avuto una importanza fondamentale nel vaishnavismo di tutti i tempi.

Egli non ha scritto praticamente nulla, ma lo hanno fatto in modo abbondante i suoi discepoli, tra i quali i più importanti sono Rupa, Sanatana, Jiva, Svarupa Damodara e Ramananda Raya. Ma i Suoi studenti sono stati così tanti e tale importanza avrebbero avuto nella storia del vaishnavismo che è un peccato non poterli nominare tutti.

La filosofia di Caitanya è chiamata acintya bhedabheda-tattva, ed è un perfezionamento della dottrina di Nimbarka. Nella predica contro le dottrine mayavada, buddhista e tutte quelle correnti pseudo-Vaishnava che non seguivano strettamente i dettami degli acarya precedenti, Egli si infervorava in modo particolare. La sua ortodossia era strettissima.

Grandissimo erudito, si incontrò e sconfisse in pubblici dibattiti moltissimi studiosi, fra i quali ricordiamo Keshava Kashmiri (della Nimbarka Sampradaya) e Sarvabhuma Bhattacarya (della Shankara-sampradaya).

Egli non si discostava per nulla dalle basi della dottrina Vaishnava, ma il suo sentimento di adorazione per Krishna era speciale. Il tipo e l'intensità di amore per Dio che egli provava era eccezionalmente profondo, tecnicamente chiamato maha-bhava. Ad eccezione di Madhavendra Puri, nessun altro maestro prima di lui aveva mai mostrato tali sintomi di estasi, né si era avventurato ad affrontare argomenti di tale profondità.

Va aggiunto anche che la Sua predica era particolarmente efficace, anche grazie a un esempio di vita perfetto, che gli valse una tale popolarità come mai era avvenuto nella storia. Nella tradizione dei devoti di Krishna, Caitanya occupa di certo una posizione preminente.


10) Il vaishnavismo moderno in occidente
Non solo il vaishnavismo esiste ancora, ma è vivo e attivo anche in occidente, sotto forma di organizzazioni spirituali di varia natura. Il più celebre e autentico di tutti è il Movimento Hare Krishna, fondato da Bhaktivedanta Svami Prabhupada, un discepolo di Bhaktisiddhanta Sarasvati. Certamente rappresenta in modo straordinariamente fedele quel vaishnavismo ortodosso che fu fondato da Vyasa e continuato da Ramanuja, da Madhva, da Caitanya e da Baladeva Vidyabhushana.

I primi cenni del travaso culturale li abbiamo nei primi anni del nostro secolo, con un testo in lingua inglese di Bhaktivinoda Thakura, (Sri Caitanya Mahaprabhu: His Life and Precepts). Egli era un importante magistrato originario del Bengala e grande devoto di Krishna. Spinto dal desiderio di far conoscere il Signore e la sua filosofia agli occidentali, spedì uno dei suoi libri all'università di McGill, in Canada.

Suo figlio, Bhaktisiddhanta Sarasvati, fondò la Gaudiya Math, un movimento che avrebbe aperto numerosi centri in tutta l'India, predicando la Krishna-bhakti proprio come viene insegnata nelle scritture vediche. Egli tentò di far aprire ai suoi discepoli anche dei templi in Occidente. In effetti alcuni di loro tentarono l'impresa, trasferendosi in alcune grandi città europee, come Londra e Berlino. Ma non riuscirono nell'impresa.

Solo uno dei suoi più cari studenti, che poi sarebbe stato conosciuto come Bhaktivedanta Svami Prabhupada, riuscì pienamente nell'impresa. Nel 1965, anziano, da solo, e con pochi mezzi si trasferì in America, dove fondò il Movimento Hare Krishna. Fino al giorno della sua scomparsa, il 14 novembre 1977, egli scrisse e insegnò senza soste. Ha compilato una settantina di libri, tra cui la traduzione e la spiegazione della Bhagavad-gita, un commento purtroppo incompleto dei Dodici Canti che compongono lo Srimad-Bhagavatam, i diciassette volumi del Caitanya-Caritamrita, e altri.

Ma non soltanto ha pubblicato libri di valore eccezionale, ma è anche riuscito a convertire al puro vaishnavismo migliaia di giovani occidentali di tutte le nazionalità, viaggiando per tutto il mondo. La sua filosofia è quella di Vyasa, di Caitanya, ma allo stesso momento ha cercato di mediare con gli usi e i costumi degli occidentale. Ma non ha compromesso sui principi di base: il suo scopo era di creare una classe di santi ed eruditi devoti che potessero infondere istruzioni sacre per il benessere della società.

Anche dopo la sua scomparsa, il movimento di Prabhupada ha continuato ad esistere ed ancora oggi i suoi libri sono studiati con grande interesse e rispetto.

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5/5/2006 10:05 PM
 
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Salve a tutti.
Adesso posterò delle immagini relative al Vaishnavismo.

La seguente foto ritrae Vishnu (a sinistra) e la consorte Lakshmi (destra).Entrambi si trovano sul serpente Ananta.


I 10 più importanti avatar (incarnazioni/discese) di Vishnu sono chiamati Dasavatara.
La seguente immagine ritrae Narasimha("metà uomo,metà leone"),la quarta incarnazione di Vishnu,mentre combatte contro il malvagio demone Hiranyakasipu.


La seguente immagine ritrae Rama (al centro),la settima incarnazione di Vishnu.A sinistra c'è Lakshmana,fratello di Rama ed incarnazione del serpente Ananta.A destra c'è Sita,sposa di Rama ed incarnazione di Lakshmi.Il vanara (uomo-scimmia) in basso a sinistra è Hanuman,grande devoto e servitore di Rama.



La seguente immagine ritrae Krishna,la nona incarnazione di Vishnu,insieme a Radha,la Sua gopi (pastorella) preferita.





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5/7/2006 4:45 PM
 
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La seguente preghiera è tratta dal capitolo Anushasanika Parvam del Mahabharata,una delle principali scritture indù.

Il Suo viso dà la pace.
Lui riposa sul grande serpente,
Il loto ha origine dal suo ombelico.
Lui è il principale sostegno dell'universo
Lui è come l'etere,onnipervedente.
La sua carnagione è come quella delle nuvole
La Sua forma è auspiciosa
Lui è il consorte della Dea Lakshmi.
I Suoi occhi sono come il loto.
Gli yogi lo raggiungono con la meditazione.
Io venero Vishnu,il distruttore delle paure del mondo e il solo maestro di tutti i mondi.
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5/13/2006 9:03 PM
 
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Re:

Scritto da: ShivaBhakta 04/05/2006 19.17
La dottrina della devozione a Vishnu, la Vishnu-bhakti, è straordinariamente variegata e complessa, in quanto Egli ama assumere un numero praticamente illimitato di aspetti. In altre parole, Vishnu si espande in personalità diverse con le quali svolge particolari funzioni. Basti leggere il Primo Canto della Srimad-Bhagavatam per rendersene conto.

Si dice che Vishnu assuma soltanto dieci forme (Dashavatara), ma questo è vero solo parzialmente. In realtà quelle dieci sono solo alcune, da una certa prospettiva forse le principali, ma certamente non le uniche. Infatti nelle Scritture è detto che "le Sue incarnazioni sono tanto numerose quanto le onde dell'oceano". Tra i Dashavatara troviamo i celeberrimi Krishna e Buddha; il primo in India è il più celebre tra gli Avatara.

Perciò ognuno, in accordo ai propri gusti spirituali, può scegliere di essere un devoto di Vishnu (diventando così un Vaishnava) venerando una qualsiasi delle personalità divine con le quali periodicamente Egli scende in questo universo materiale. Così abbiamo devoti di Krishna, di Rama, di Nrishinga, di Kurma, di Varaha, di Matsya e di tanti altri.



Salve a tutti.
Per quanto riguarda i Dashavatara,le dieci principali incarnazioni di Vishnu,non tutte le tradizioni vaishnava accettano Buddha come un'incarnazione di Vishnu.Per esempio nello Sri Vaishnavismo,la religione da me professata,e che segue gli insegnamenti di Ramanuja di cui si parla nel testo,non accetta Buddha come un'incarnazione di Vishnu.
Qui di seguito elencherò i dieci Dashavatara in accordo alla tradizione Sri vaishnava.
Il primo avatara (discesa) di Vishnu è il pesce Matsya.


Il secondo è la tartaruga Kurma che si trova sotto la montanga nella seguente immagine.


Adesso devo andare a vedere un film.Continuo dopo.
Cordiali saluti.



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5/14/2006 1:29 AM
 
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Il terzo avatara è l'uomo cinghiale Varaha.


Il quarto avatara è l'uomo-leone Narasimha.


Il quinto avatara è il nano Vamana.


Il sesto avatara è il guerriero Parashurama,lo stesso di Parasurama senza "h".


Il settimo avatara è il principe Rama,protagonista del poema Ramayana.


L'ottavo avatara è Balarama.


Il nono avatara è Krishna,fratello minore dell'avatara Balarama.


L'ultimo dei Dashavatara è Kalki,che deve ancora venire e che in accordo alle scritture indù verrà al termine del presente Kali-yuga.Per informazioni sul Kali-yuga si veda la mia risposta al post Induismo.


Cordiali saluti.
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5/17/2006 7:44 PM
 
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Re:

Scritto da: ShivaBhakta 14/05/2006 1.29

Il quarto avatara è l'uomo-leone Narasimha.


L'ultimo dei Dashavatara è Kalki,che deve ancora venire e che in accordo alle scritture indù verrà al termine del presente Kali-yuga.Per informazioni sul Kali-yuga si veda la mia risposta al post Induismo.


Cordiali saluti.



Non posso fare a meno di notare che l'immagine dell'avatara Narasimha,quarta incarnazione di Vishnu, è troppo piccola.Quindi qui ne posto una più grande.


Analogo discorso per Kalki,la decima incarnazione di Vishnu.


Cordiali saluti.
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5/31/2006 4:43 PM
 
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Re: Re:

Scritto da: ShivaBhakta 13/05/2006 21.03


Salve a tutti.
Per quanto riguarda i Dashavatara,le dieci principali incarnazioni di Vishnu,non tutte le tradizioni vaishnava accettano Buddha come un'incarnazione di Vishnu.Per esempio nello Sri Vaishnavismo,la religione da me professata,e che segue gli insegnamenti di Ramanuja di cui si parla nel testo,non accetta Buddha come un'incarnazione di Vishnu.
Qui di seguito elencherò i dieci Dashavatara in accordo alla tradizione Sri vaishnava.
Il primo avatara (discesa) di Vishnu è il pesce Matsya.


Il secondo è la tartaruga Kurma che si trova sotto la montanga nella seguente immagine.


Adesso devo andare a vedere un film.Continuo dopo.
Cordiali saluti.






Ho notato che Matsya non compare più.Infatti ho visto che l'immagine non compare più nel sito d'origine.
Provvedo a rimediare.


Le seguenti immagini sono di Hanuman,appartenente alla razza dei Vanara (uomini-scimmia).






Si legge nel Ramayana,scrittura indù scritta dal grande saggio Valmiki e che narra le storia di Rama,che Hanuman era un grande e fedele devoto del Signore Rama,settimo fra i principali avatara del Signore Vishnu.

La seguente foto ritrae il Signore Rama e Hanuman che si abbracciano.


Nel Ramayana,si legge che Hanuman insieme all'esercito dei Vanara aiutarono Rama e il suo esercito a vincere la guerra contro l'esercito del demone con venti braccia e dieci teste Ravana,re della stirpe dei demoni Rakshasa.Ravana aveva rapito Sita,la consorte di Rama.


La seguente immagine mostra la scena del Ramayana dove il Signore Rama uccide il il malvagio Ravana colpendolo al cuore con una freccia.


Cordiali saluti.




[Modificato da ShivaBhakta 13/06/2006 15.54]

[Modificato da ShivaBhakta 13/06/2006 16.54]

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5/31/2006 6:58 PM
 
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Salve a tutti.
Le seguenti sono delle murti(statue) di Lakshmi-Narayana (Vishnu).





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6/8/2006 7:06 PM
 
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Salve a tutti.
I vaishnava portano principalmente sulla fronte e talvolta anche su altre parti del corpo dei signi chiamati tilaka.

Quella che vedete nella seguente statua è la tilaka usata dai Gaudiya Vaishnava,in occidente meglio conosciuti come Hare Krishna.


Come ho già detto varie volte io professo lo Sri Vaishnavismo.Esso è diviso in due sette nate a cause di alcune discordanze dottrinali:la vadakalai ("via della scimmia") e la tenkalai ("via della gatta").Io seguo la setta vadakalai.
La seguente foto ritrae la tilaka vadakalai.


La seguente ritrae la tilaka tenkalai.


Cordiali saluti.
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6/9/2006 6:10 PM
 
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Tulasi è la pianta sacra di Vishnu.E lo Shalagram Sila è il suo simbolo.
Per scriverne la storia ho tradotto da www.bvml.org/contemporary/aosat.htm
Appearance Of Shalagrama And Tulasi
by Padmanabha Goswami
Shastric evidence from Sri Hari-bhakti-vilas
The following history of the appearance of Shalagram and Tulasi is from the Brahma-vaivarta Purana. Though the description there is quite elaborate, we are presenting it here in brief.

There was once a king named Vrsadhvaja who, despite arriving in a dynasty of pious Vaishnava kings, was strictly devoted to Lord Shiva. He had no faith in Lord Vishnu or any of the demigods, and even began to criticize the worship of Lord Vishnu. Seeing the offensive behavior of Vrishadhvaja, Suryadeva cursed him to lose all his wealth and power. He and two generations of his descendants thus became destitute until the appearance of Dharmadhvaja. - Dharmadhvaja and his wife very devotedly worshiped Lakshmidevi to gain her favor and thus a plenary portion of Lakshmi entered his wife's womb.

On Kartika Purnima at a time marked with every auspicious sign, the wife of Dharmadhvaja, Madhavi, gave birth to a very beautiful daughter. She was decorated with all fortunate signs and grew to be an exquisitely beautiful young girl never aging beyond sixteen years. Her beauty stole the mind and heart of everyone, and being impossible to compare her with anyone else, She became known as Tulasi (matchless). - Leaving home, Tulasi went to Badrivan where she performed severe penance's with a desire in her mind that Lord Narayana himself become her husband. Pleased with her austerities, Brahmaji appeared before her and asked what boon she desired. Tulasi explained to him, "In my pervious birth, I was a gopi named Tulasi. By my wonderful good fortune, I was able to became the very dearly beloved maid servant of Lord Krishna. One day in the rasa-mandala, Radharani angrily cursed me to be born on the earth in human society. Thus leaving my divine body, I have taken my birth on the earth in this present form.

Now I desire the boon of attaining Lord Narayana as my husband." - Lord Brahma replied, "There was one cowherd boy named Sudama who also received Radharani's curse to be born on the earth. By that curse he has been born in the family of demons and is now famous on the earth as Sankhacuda. He has done extreme penance's to attain certain boons and to get you as his wife. Thus in this life he will become your husband for some time. Later by the influence of lila you will curse Lord Narayana, but accepting your curse, Lord Narayana will then become your husband. Lord Vishnu will love you more dearly than His own life, and without your presence all puja will be fruitless. By my boon, becoming the presiding deity of all the trees, you will freely enjoy unlimited happiness in the constant association of Lord Vishnu." - Sankhachuda, receiving his desired benedictions along with an all-auspicious protective shield (kavaca) from Lord Brahma, came to Badrivan where he met Tulasi. As they were conversing with each other, Lord Brahma appeared on the spot and said, " Sankhachuda, please accept this young maiden as your wife."

Turning to Tulasi he told her, "After the death of Sankhachuda, you will obtain Lord Vishnu as your husband." - The other boon that sankhachuda received from Lord Brahma was that as long as the chastity of his wife was not violated, no one would be able to kill him. Thus becoming very arrogant, he began to terrorize all the demigods and human beings. Severely afflicted by his attacks, the demigods approached Lord Shiva and begged him to protect them. Then Lord Shankara went there and personally began to fight with Sankhachuda. - Meanwhile, Lord Vishnu made a plan to destroy the chastity of Tulasi. While Lord Shiva and Sankhachuda were ferociously fighting, Lord Hari in the form of a brahmana arrived on the battlefield. He said to Sankhachuda, "Please give your kavaca in charity to me, a brahmana." Then Sankhachuda immediately gave Him the kavaca in charity . That same Lord Hari, disguising Himself as Sankhachuda then went to see Tulasi.

Deceiving her in this way, He began to enjoy with her as if He were her husband and thus broke her chastity.


(...)

At that very moment Sankaraji killed Sankhachuda on the battlefield. When Tulasi understood all that had happened, she said, "By deceiving me, you have broken my chastity, and killed my husband. You're absolutely stone hearted! Thus I curse you to remain on earth as a stone!" - Lord Hari said, "For many years you underwent very difficult penance's to achieve Me. At the same time, Sankhchuda has also done severe penance's to get you. By the result of his austerity, he enjoyed you as his wife and has now gone to Goloka.

Now you will get the fruit of your penance's. Leaving this mortal body and taking a divine form, you will always remain with Me. Your present body shall turn into the river Gandaki, and from your hair will grow many trees famous as Tulasi.

To fulfill your curse, I will become a stone (Shalagram-shila) and will always live on the banks of the Gandaki River. The millions of worms who live in that place will adorn those stones with the sign of My cakra by carving them with their sharp teeth." After this Lord Vishnu began do dwell perpetually in the waters of the Gandaki River in the form of stones.


Traduzione:
Apparizione di Shalagrama e Tulasi
di Padmanabha Goswami
Evidenza shastrica dallo Sri Hari-bhakti-vilas

La seguente storia dell'apparizione di Shalagrame e Tulasi è dal Brahma-vaivarta Purana.Nonostante la descrizione lì è piuttosto elaborata,noi la stiamo presentando qui in breve.

C'era una volta un re chiamato Vrsadhvaja che, malgrado arrivasse in una dinastia di pii re Vaishnava ,era strettamente devoto al Signore Shiva.Lui non aveva nessuna fede nel Signore Vishnu o in qualcuno dei deva,e cominciò anche a criticare la venerazione del Signore Vishnu.Vedendo il comportamente offensivo di Vrishadhvaja, Suryadeva lo maledì a pardere tutta la sua ricchezza e potere.Lui e due generazioni dei suoi discendenti così diventarono privi fino alla comparsa di Dharmadhvaja. - Dharmadhvaja e sua moglie molto devotamente venerarono Lakshmidevi per guadagnare il suo favore e così una porzione plenaria di Lakshmi entrò nel grembo di sua moglie.

Nel Kartika Purnima ad un tempo marchiata con ogni segno auspicioso,la moglie di Dharmadhvaja, Madhavi, diede alla nascita una bellissima figlia.Lei era decorata con tutti i segni fortunati e crebbe per essere una giovane ragazza squisitamente bella che non invecchiava mai oltre i sedici anni.La sua bellezza rubava la mente e il cuore di ognuno,ed essendo impossibile paragonarla con qualcun altro,Lei divenna conosciuta come Tulasi (senza eguale). - Lasciando casa, Tulasi andò a Badrivan dove compì severe penitenze con un desiderio nella sua mente che il Signore Narayana stesso diventasse suo marito. Compiaciuta con le sue austerità, Brahmaji apparve di fronte a le e chiese quale dono lei desiderasse.Tulasi gli spiegò, "Nella mia precedente nascita,Io ero una gopi chiamataTulasi.Con la mia meravigliosa buona fortuna,fui in grado di diventare the fanciulla servitrice molto caramente amata del Signore Krishna.Un giorno nella rasa-mandala, Radharani rabbiosamente mi maledì a nascere sulla terra nella società umana.Così lasciando il mio corpo divino,ho preso nascita sulla terra in questa presente forma.

Adesso desiderio il dono di ottenere il Signore Narayana come mio sposo." - Il Signore Brahma rispose, "C'era un ragazzo pastore chiamato Sudama che anche ricevette la maledizione di Radharani di nascere sulla terra.Con quella maledizione lui è nato in una famiglia di demoni e adesso è famoso sulla terra come Sankhacuda.Lui ha fatto penitenze estreme per ottenere certi doni e prendere te come sua moglie.Così in questa vita lui diventerà tuo marito per qualche tempo.Più tardi per l'influenza del lila tu maledirai il Signore Narayana,ma accettando la tua maledizione,il Signore Narayana allora diventaerà tuo marito.Il Signore Vishnu ti amerà più caramente della tua stessa vita,e senza la tua presenza tutte le puja saranno senza frutti.Con il mio dono, diventando la divinità che presiede in tutti gli alberi, tu godrai liberamente felicità illimitata nella costante associazione del Signore Vishnu." - Sankhachuda,ricevendo le sue benedizioni desiderate insieme all'onni-asuspicioso scudo(kavaca) protettivo dal Signore Lord Brahma,andò a Badrivan dove incontrò Tulasi.Mentre stavano conversando l'uno con l'altra,il Signore Brahma apparve sul posto e disse, " Sankhachuda,per favore accetta questa giovane vergine come tua moglie."

Rivolgendosi a Tulasi le disse, "Dopo la morte di Sankhachuda,tu otterai il Signore Vishnu come tuo marito." - L'altro dono che Sankhachuda ricevette dal Signore Brahma era che fino a quando la castità di sua moglie non fosse stata violata,nessuno sarebbe stato capace di ucciderlo.Così diventando molto arrogante,cominciò a terrorizzare tutti i deva e gli esseri umani.Severamente afflitti dai suoi attacchi,i deva si rivolsero al Signore Shiva e gli chiesero di proteggerli.Allora il Signore Shankara andò lì e personalmente cominciò a combattere con Sankhachuda. - Nel frattempo,il Signore Vishnu fece un piano per distruggere la castità di Tulasi.Mentre il Signore Shiva e Sankhachuda stavano combattendo ferocamente,il Signore Hari nella forma di un brahmana arrivò nel campo di battaglia.Lui disse a Sankhachuda, "Per favore dai il tuo kavaca in carità a me,un brahmana." Allora Sankhachuda immediatamente diede a Lui il kavaca in carità .Quello stesso Signore Hari,travestendosi come Sankhachuda allora andò a vedere Tulasi.

-In quel momento Sankaraji uccise Sankhachuda nel campo di battaglia.Quando Tulasi capiù tutto quello che era successo,disse, "Ingannandomi,tu hai rotto la mia castità,e ucciso mio marito.Tu sei assolutamente di cuore di pietra!Così io ti maledico a rimanere sulla terra come una pietra!" - Il Signore Hari disse, "For molti anni tu ti sei sottoposta a penitenze molto difficili per ottenere Me.Allo stesso tempo,anche Sankhchuda ha fatto severe penitenze per ottenere Te.Come risultato della sua austerità,lui ti ha goduto come sua moglie e adesso è andato a Goloka.

Adesso tu prenderai il frutto delle tue penitenze.Lasciando questo corpo mortale e prendendo una forma divina,tu rimarrai sempre con Me.Il tuo presente corpo si trasformerà nel fiume Gandaki,e dai tuoi capelli cresceranno molti alberi famosi come Tulasi.

Per esaudire la tua maledizioe,Io diventerò una pietra(Shalagram-shila) e vivrò sempre sulle rive del fiume Gandaki.I milioni di vermi che vivono in quel posto adorneranno queste pietre con il segno del My cakra incidendoli con i loro denti aguzzi." Dopo questo il Signore Vishnu cominciò a dimorare pertetuamente nella acque del fiume Gandaki nella forma di pietre.


Le seguenti foto ritraggono Tulasi,la pianta sacra di Vishnu.







Si noti che la parola Cakra ("Disco") detta da Vishnu nel testo da me tradotto si riferisce al Sudarshana Chakra,che è una Sua arma personale.
Le seguenti immagini ritraggono dei Shalagrama Sila,simboli di Vishnu.





Cordiali saluti.



[Modificato da ShivaBhakta 13/06/2006 15.50]

[Modificato da ShivaBhakta 13/06/2006 15.53]

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