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Miti e Fatti Ebrei - Palestina

Last Update: 8/5/2014 10:40 AM
10/3/2007 6:38 PM
 
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Tra le guerre, di Mitchell G. Bard

Miti da confutare

01. "Dopo la Guerra del 1967 Israele rifiuto' di trattare un accordo con gli Arabi".
02. "Secondo la Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza, l'acquisizione
di territori grazie alla Guerra del 1967 e' _inammissibile_".
03. "La Risoluzione 242 chiaramente impone ad Israele di ritornare ai
confini precedenti al 1967".
04. "La Risoluzione 242 riconosce un diritto palestinese
all'autodeterminazione".
05. "Gli stati Arabi e l'OLP hanno accettato la Risoluzione 242, mentre
Israele l'ha rifiutata".
06. "I Palestinesi erano disposti a trattare un accordo dopo la Guerra dei Sei Giorni".



I Miti in Dettaglio

01. MITO

"Dopo la Guerra del 1967 Israele rifiuto' di trattare un accordo con gli
Arabi".

01. FATTI

Dopo la sua vittoria nella Guerra dei Sei Giorni, Israele spero' che gli
stati arabi iniziassero trattative di pace. Israele segnalo' ai paesi arabi
la sua disposizione ad abbandonare praticamente tutti i territori che aveva
acquisito in cambio della pace. Come disse Moshe Dayan, Gerusalemme non
aspettava che una telefonata dai capi arabi per iniziare i negoziati [1].

Ma queste speranze furono spazzate via nell'Agosto 1967 quando i capi arabi
che s'erano incontrati a Khartoum adottarono la formula dei "Tre No":

"Re e presidenti hanno concordato di unificare gli sforzi a livello
internazionale e diplomatico per eliminare le conseguenze dell'aggressione e
per assicurare il ritiro delle forze d'aggressione israeliane dalle terre
arabe, ma nei limiti a cui si impegnano gli stati arabi: niente pace con
Israele, niente negoziati con Israele, niente riconoscimento d'Israele e
mantenimento dei diritti del popolo palestinese nella sua nazione [2].

Come scrisse l'ex-presidente d'Israele Chaim Herzog: "La speranza d'Israele
che la guerra fosse giunta alla fine e che ora ci sarebbe stata la pace ai
confini fu presto dissipata. Tre giorni dopo la conclusione delle ostilita',
avvenne il primo grave incidente nel Canale di Suez" [3].

02. MITO

"Secondo la Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza, l'acquisizione di
territori grazie alla Guerra del 1967 e' _inammissibile_".

02. FATTI

Il 22 NOvembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approvo'
all'unanimita' la Risoluzione 242, che stabiliva i principi che avrebbero
dovuto guidare i negoziati per un accordo di pace arabo-israeliano. Questa
soluzione fu un compromesso tortuosamente negoziato tra proposte
concorrenti. Esaminando cio' che fu scartato, cosi' come il linguaggio
adottato, e' possibile discernere l'intento del Consiglio di Sicurezza.

Il primo punto di cui parla la risoluzione e' l'"inammissibilita'
dell'acquisizione di territorio mediante la guerra". Alcuni leggono la 242
come se finisse qui e dimostrasse la necessita' del ritiro totale d'Israele
dai territori. Al contrario, questa frase non fa questo, perche' il
riferimento e' chiaramente diretto solo ad una guerra offensiva. Se cosi'
non fosse, la risoluzione fornirebbe un incentivo all'aggressione. Se un
paese ne attacca un altro, e l'aggredito respinge l'attacco e nel mentre
acquisisce territorio, la prima interpretazione imporrebbe all'aggredito di
restituire la terra che ha preso. Percio', l'aggressore avrebbe poco da
perdere perche' sarebbe assicurato contro la principale conseguenza della
sconfitta.

Lo scopo ultimo della 242, come spiegato dal paragrafo 3, e' il
raggiungimento di un "accordo pacifico ed accettato". Questo significa un
accordo negoziato basato sui principi della risoluzione, anziche' uno
imposto alle parti. Questa e' inoltre l'implicazione della Risoluzione 338,
secondo Arthur Goldberg, l'ambasciatore americano che condusse la
delegazione alle Nazioni Unite nel 1967 [4]. Quella risoluzione, adottata
dopo la guerra del 1973, invocava l'inizio immediato dei negoziati tra le
parti e contemporaneamente al cessate il fuoco.

"Questa e' la prima guerra nella storia che e' finita con i vincitori che
chiedono la pace e gli sconfitti la resa incondizionata" - Abba Eban [5].

03. MITO

"La Risoluzione 242 chiaramente impone ad Israele di ritornare ai confini
precedenti al 1967".

03. FATTI

La clausola piu' controversa della Risoluzione 242 e' la richiesta di
"ritiro delle forze armate israeliane da territori occupati nel recente
conflitto". Questo e' collegato alla seconda espressione non ambigua che
chiede la "fine di tutte le rivendicazioni o gli stati di belligeranza" ed
il riconoscimento che "ogni Stato dell'area" ha il "diritto di vivere in
pace in confini sicuri e riconosciuti libero da minacce od atti di forza".

La risoluzione non fa del ritiro israeliano il prerequisito dell'azione
araba. Inoltre, non specifica quanto territorio Israele debba cedere. Il
Consiglio di Sicurezza non disse che Israele deve ritirarsi da "tutti i"
territori occupati dalla guerra dei Sei Giorni. Questo era voluto. Il
delegato sovietico voleva l'inclusione di queste parole e disse che la loro
esclusione significava "che parte di questi territori poteva restare in mani
israeliane". Gli stati arabi premettero perche' fosse inclusa la parola
"tutti", ma questa richiesta fu respinta. Nondimeno essi affermarono che
avrebbero letto la risoluzione come se avesse compreso la parola "tutti".
L'ambasciatore britannico che abbozzo' la risoluzione approvata, Lord
Caradon, dichiaro' dopo il voto: "Solo la risoluzione e' vincolante per noi,
e le sue parole ci appaiono chiare" [6].

Quest'interpretazione letterale, senza il "tutti" implicito, fu
ripetutamente dichiarata quella corretta da tutti coloro che furono convolti
nel suo abbozzo. Per esempio, il 29 Ottobre 1969, il Ministro degli Esteri
britannico disse alla Camera dei Comuni che il ritiro previsto dalla
risoluzione non sarebbe stato da "tutti i territori" [7]. Quando gli fu
chiesto poi di spiegare la posizione britannica, Lord Caradon disse:
"Sarebbe stato uno sbaglio chiedere ad Israele di ritornare alle sue
posizioni del 4 Giugno 1967, dacche' tali posizioni erano indesiderabili ed
artificiali" [8].

Analogamente, l'ambasciatore Arthur Goldberg spiego': "Le rimarchevoli
omissioni - che non erano accidentali - a proposito del ritiro sono le
parole 'i' oppure 'tutti', e 'i confini del 5 Giugno 1967' ... La
risoluzione parla di ritiro da territori occupati senza definire l'ampiezza
del ritiro" [9].

Le risoluzioni chiaramente richiedono ai paesi arabi di far pace con
Israele. La condizione principale e' che Israele si ritiri da "territori
occupati" nel 1967, che significa che Israele deve ritirarsi da alcuni,
tutti o nessuno dei territori tuttora occupati. Dacche' Israele si e'
ritirato dal 91% dei territori quando ha rinunciato al Sinai, esso ha gia'
adempiuto parzialmente, se non completamente, ai suoi obblighi secondo la
242.

Gli stati arabi si opposero inoltre alla richiesta di "confini sicuri e
riconosciuti" poiche' temevano che questo imponesse negoziati con Israele.
La Lega araba lo ha esplicitamente rifiutato a Khartoum nell'Agosto 1967,
quando proclamo' i suoi tre "no". L'ambasciatore Goldberg spiego' che questa
frase fu espressamente inclusa perche' ci si aspettava che le parti
facessero "correzioni territoriali nel loro accordo di pace che
richiedessero meno del completo ritiro delle forze israeliane dai territori
occupati, dacche' le precedenti frontiere israeliane si erano dimostrate
notevolmente insicure".

La questione, quindi, e' se Israele deve cedere ulteriore territorio. Ora
che sono stati firmati accordi di pace con l'Egitto e la Giordania, ed
Israele si e' ritirato al confine internazionale col Libano, le uniche
controversie territoriali che rimangono sono quelle con i Palestinesi
(neppure citati nella 242) e con la Siria.

La controversia con la Siria e' a proposito delle alture del Golan. Il Primo
Ministro Yitzchaq Rabin mostro' la disponibilita' a negoziare un compromesso
in cambio della pace; ma il Presidente Hafez Assad si rifiuto' perfino di
prendere in considerazione un limitato trattato di pace a meno che Israele
non avesse previamente acconsentito al completo ritiro. Ma, secondo la 242,
Israele non ha alcun obbligo di ritirarsi da alcuna parte del Golan in
mancanza di un accordo di pace con la Siria.

E' bene inoltre ricordare capire che altri stati arabi che continuano a
mantenere uno stato di guerra con Israele, od hanno rifiutato ad Israele il
riconoscimento diplomatico, come l'Arabia Saudita, l'Iraq e la Libia, non
hanno controversie territoriali con Israele. Essi hanno nondimeno
condizionato le loro relazioni (almeno a parole) al ritiro di Israele ai
confini pre-1967.

Sebbene siano ignorate dalla maggior parte degli analisti, la Risoluzione
242 contiene altre disposizioni. Una di queste e' che sia garantita la
liberta' di navigazione. Questa clausola fu inserita perche' una delle
principali cause della Guerra del 1967 fu il blocco egizio dello Stretto di
Tiran.

04. MITO

"La Risoluzione 242 riconosce un diritto palestinese
all'autodeterminazione".

04. FATTI

I Palestinesi non sono affatto citati nella Risoluzione 242. Si allude
soltanto a loro nel secondo comma del secondo articolo della 242, che invoca
una "giusta soluzione al problema dei profughi". In nessun luogo essa chiede
che siano concessi dei diritti politici od un territorio ai Palestinesi.
Infatti, l'uso del termine generico "profugo" fu un deliberato
riconoscimento che due erano i problemi di profughi prodotti dal conflitto -
uno arabo ed uno ebraico. Nel caso di questi ultimi, non meno Ebrei
fuggirono dai paesi arabi di quanti Palestinesi lasciarono Israele. Ma gli
Ebrei non hanno ricevuto alcun indennizzo dai paesi arabi, ne' e' mai stata
fondata un'organizzazione ONU per aiutarli.

05. MITO

"Gli stati Arabi e l'OLP hanno accettato la Risoluzione 242, mentre Israele
l'ha rifiutata".

05. FATTI

Gli stati arabi hanno tradizionalmente sostenuto che accettavano la 242
cosi' come la definivano, cioe' come se richiedesse il ritiro totale ed
incondizionato di Israele dai territori occupati.

In una dichiarazione all'Assemblea Generale del 15 Ottobre 1968, l'OLP,
rifiutando la Risoluzione 242, disse che "l'implementazione della suddetta
risoluzione portera' alla fine di ogni speranza di stabilire la pace e la
sicurezza in Palestina e nel Medio Oriente".

Di contro, l'ambasciatore Abba Eban espresse la posizione israeliana al
Consiglio di Sicurezza il 1 Maggio 1968: "Il mio governo ha comunicato la
sua accettazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza per la
promozione di un accordo sulla fondazione di una pace durevole e giusta.
Sono inoltre autorizzato a riaffermare che noi siamo disposti a cercare un
accordo con ogni stato arabo su tutte le questioni comprese in quella
risoluzione".

Ci e' voluto quasi un quarto di secolo, ma l'OLP ha alla fine acconsentito a
che le risoluzioni 242 e 338 fossero la base per i negoziati con Israele
quando essa firmo' la Dichiarazione dei Principi nel Settembre 1993.

06. MITO

"I Palestinesi erano disposti a trattare un accordo dopo la Guerra dei Sei
Giorni".

06. FATTI

La Lega Araba creo' l'Organizzazione della Liberazione della Palestina al
Cairo nel 1964 come arma contro Israele. Fino alla Guerra dei Sei Giorni,
l'OLP si impegno' in attacchi terroristici che aumentarono l'abbrivio verso
il conflitto. Ne' l'OLP ne' alcun altro gruppo palestinese condussero una
campagna volta a convincere la Giordania o l'Egitto a creare uno stato
palestinese indipendente in Cisgiordania ed a Gaza. L'obbiettivo
dell'attivismo palestinese era la distruzione d'Israele.

Dopo che gli stati arabi furono sconfitti nel 1967, i Palestinesi non
mutarono il loro obbiettivo fondamentale. Con un milione di Arabi venuti a
trovarsi sotto dominio israeliano, alcuni Palestinesi credettero che fossero
cresciute le prospettive di una guerra popolare di liberazione. A questo
scopo, Yassir Arafat istigo' una campagna di terrorismo dalla Cisgiordania.
Tra il Settembre ed il Dicembre 1967, furono intrapresi 61 attacchi, la
maggior parte dei quali contro obbiettivi civili come fabbriche, cinema e
case private [10].

Le forze di sicurezza israeliane divennero pian piano piu' abili a stroncare
i piani terroristici in Israele e nei territori. Di conseguenza, l'OLP
comincio' a perseguire una diversa strategia - attaccare i bersagli ebraici
ed israeliani all'estero. All'inizio del 1968, il primo di molti aerei fu
dirottato da terroristi palestinesi.

[Note]

[1] Walter Lacquer, The Road to War, (London: Weidenfeld and Nicolson,
1968), p. 297.

[2] Yehuda Lukacs, Documents on the Israeli-Palestinian Conflict 1967-1983,
(NY: Cambridge University Press, 1984), p. 213.

[3] Chaim Herzog, The Arab-Israeli Wars, (NY: Random House, 1982), p. 195.

[4] Jerusalem Post, (28 Maggio 1984).

[5] Abba Eban, Abba Eban, (NY: Random House, 1977), p. 446.

[6] Prosper Weil, "Territorial Settlement in the Resolution of November 22,
1967," in John Moore, ed., The Arab-Israeli Conflict, (NJ: Princeton
University Press, 1974), p. 321.

[7] Eban, p. 452.

[8] Beirut Daily Star (12 Giugno 1974).

[9] Discorso ad una Conferenza Politica dell'AIPAC (8 Maggio 1973).

[10] Netanel Lorch, One Long War, (Jerusalem: Keter, 1976), pp. 139-146.
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