Miti e Fatti Ebrei - Palestina

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Aialon
00Wednesday, October 3, 2007 2:26 AM
Le radici d'Israele, di Mitchell G. Bard

Miti da confutare

03.a. "Gli Ebrei non hanno titolo alla terra che chiamano Israele"
03.b. "La Palestina e' sempre stata un paese arabo"
03.c. "La Dichiarazione Balfour non ha dato agli Ebrei il diritto ad una patria in Palestina"
03.d. "La 'poszione tradizionale' degli Arabi in Palestina e' stata messa a
repentaglio dall'insediamento ebraico"
03.e. "Il Sionismo e' razzismo"
03.f. "I Sionisti avrebbero potuto scegliere un'altra contrada in luogo della Palestina"
03.g. "Perfino Herzl aveva proposto l'Uganda come lo stato ebraico in luogo della Palestina"
03.h. "Tutti gli Arabi si sono opposti alla Dichiarazione Balfour,
considerandola un tradimento dei loro diritti"
03.i. "I Sionisti non hanno fatto sforzo alcuno per stipulare un compromesso con gli Arabi"
03.j. "I Sionisti sono stati lo strumento coloniale dell'Imperialismo occidentale"
03.k. "Nel carteggio Hussein-MacMahon gli Inglesi avevano promesso agli Arabi l'indipendenza"
03.l. "Gli Arabi hanno combattuto per la liberta' nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale"

[I miti in dettaglio:]

03.a. MITO

"Gli Ebrei non hanno titolo alla terra che chiamano Israele"

03.a. FATTI

Un comune fraintendimento e' che gli Ebrei siano stati costretti alla
diaspora dai Romani dopo la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme
nel 70 EV, e che poi, 1.800 anni dopo, siano improvvisamente ritornati in
Palestina rivendicando il loro paese. In realta', il popolo ebraico ha
mantenuto i legami storici con la terra avita per oltre 3.700 anni, creando
una lingua nazionale ed una civilta' peculiare.

Il popolo ebraico fonda la sua rivendicazione alla Terra d'Israele su almeno
quattro titoli:

1) D%o ha promesso la terra al patriarca Abramo;

2) Il popolo ebraico vi si e' stabilito e l'ha sviluppata;

3) La comunita' internazionale ha concesso la sovranita' politica sulla
Palestina al popolo ebraico;

4) Il territorio e' stato catturato in seguito a guerre difensive.

Anche dopo la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme e l'inizio
dell'esilio, la vita ebraica in Palestina e' continuata e spesso e' anche
fiorita. Furono ricreate grandi comunita' a Gerusalemme ed a Tiberiade nel
9no Secolo EV, e nell'11mo Secolo EV nacquero delle comunita' ebraiche a
Rafa, Gaza, Ascalona, Giaffa e Cesarea.

I Crociati massacrarono molti Ebrei nel 12mo Secolo EV, ma le comunita'
ricuperarono nei successivi due secoli dacche' un gran numero di rabbini e
semplici pellegirini ebrei immigro' a Gerusalemme ed in Galilea. Eminenti
rabbini avrebbero fondato delle comunita' a Safed, Gerusalemme ed altrove
nei successivi 300 anni. All'inizio del 19mo Secolo - molti anni prima della
nascita del moderno movimento sionista - piu' di 10.000 Ebrei vivevano in
quello che oggi e' Israele [1]. I settantotto anni di edificazione
nazionale, che iniziarono nel 1870, culminarono nella rifondazione dello
stato ebraico.

Il "certificato di nascita" internazionale di Israele e' stato convalidato
dalla promessa della Bibbia, dall'ininterrotto stabilimento ebraico fin dai
tempi di Giosue'; dalla Dichiarazione Balfour del 1917; dal mandato della
Societa' delle Nazioni, che includeva la Dichiarazione Balfour; la
risoluzione di spartizione delle Nazioni Unite del 1947; l'ammissione
d'Israele all'ONU del 1949; il riconoscimento d'Israele dalla maggior parte
degli altri stati; e, soprattutto, la societa' creata dal popolo d'Israele
in decenni di esistenza nazionale prospera e dinamica.

03.a. LA FRASE CELEBRE:

"Nessuno fa un favore ad Israele proclamando il suo 'diritto
all'esistenza'".

Il diritto d'Israele ad esistere, cosi' come quello degli Stati Uniti,
dell'Arabia Saudita, e di altri 152 paesi, e' assiomatico ed assoluto. La
legittimazione d'Israele non e' sospesa a mezz'aria in attesa di
riconoscimento. (...)

Certo non v'e' altro stato, grande o piccolo, giovane o vecchio, che
considererebbe il semplice riconoscimento al suo 'diritto all'esistenza' un
favore, od una concessione negoziale".

Abba Eban [2]

03.b. MITO

"La Palestina e' sempre stata un paese arabo".

03.b. FATTI

Si ritiene che il termine "Palestina" derivi dal nome "Filistei", un popolo
egeo che, nel 12mo Secolo AEV, si insedio' lungo la pianura costiera
dell'attuale Israele e della Striscia di Gaza. Nel Secondo Secolo EV, dopo
aver schiacciato l'ultima rivolta giudaica, i Romani applicarono il nome
"Palestina" prima alla Giudea (la parte meridionale di quella che ora e'
chiamata la Riva Occidentale) in un tentativo di ridurre al minimo
l'identificazione ebraica con la Terra d'Israele. La parola araba "Filastin"
deriva da questo nome latino [3].

Le Dodici Tribu' d'Israele hanno formato la prima monarchia costituzionale
in Palestina verso il 1000 AEV. Il secondo re, Davide, fu il primo a fare di
Gerusalemme la capitale dello stato. Sebbene la Palestina sia stata divisa
in due regni separati, l'indipendenza ebraica sotto la monarchia e' durata
per oltre 400 anni. Questo e' molto di piu' dell'indipendenza goduta dagli
Americani in quello che ora chiamiamo "Stati Uniti" [4].

Quando gli Ebrei cominciarono ad immigrare in Palestina in gran numero nel
1882, ci vivevano meno di 250.000 Arabi, e la maggior parte di loro era
giunta di recente. La grande maggioranza della popolazione araba nei decenni
scorsi erano in un certo senso dei nuovi venuti - o immigrati di recente, o
discendenti di persone che erano immigrate in Palestina negli ultimi 70
anni" [5].

La Palestina non e' mai stata un paese esclusivamente arabo, sebbene l'Arabo
sia pian piano divenuto il linguaggio di gran parte della popolazione dopo
le invasioni Mussulmane del Settimo Secolo EV. Non e' mai esistito uno stato
indipendente arabo o palestinese in Palestina. Quando il famoso storico
arabo-americano, il cattedratico di Princeton Prof. Philip Hitti,
testimonio' contro la spartizione davanti al Comitato anglo-americano nel
1946, egli disse: "Nella storia non c'e' alcuna cosa come la 'Palestina',
proprio no" [6]. Difatti, la Palestina non e' mai esplicitamente menzionata
nel Corano, dove viene invece chiamata "la terra santa" (al-Arad
al-Muqaddash). [7]

Prima della spartizione, gli Arabi palestinesi non si vedevano come
portatori di un'identita' separata. Quando fu convocato il primo congresso
delle Associazioni Islamico-Cristiane a Gerusalemme nel Febbraio 1919 per
scegliere i rappresentanti palestinesi alla Conferenza di Pace di Parigi, fu
adottata la seguente risoluzione:

"Noi consideriamo la Palestina parte della Siria araba, dacche' non ne e'
mai stata separata in alcun momento. Le siamo legati da legami nazionali,
religiosi, linguistici, naturali, economici e geografici". [8]

Nel 1937, un leader arabo locale, Auni Bey Abdul-Hadi, disse alla
Commissione Peel, che avrebbe poi suggerito la spartizione della Palestina:
"Non esiste un paese [detto Palestina]! 'Palestina' e' un termine coniato
dai Sionisti! Non c'e' Palestina nella Bibbia. Il nostro paese e' stato per
secoli parte della Siria". [9]

Il rappresentante dell'Alto Comitato Arabo alle Nazioni Unite invio' una
presa di posizione all'Assemblea Generale nel Marzo 1947 che sosteneva che
"la Palestina era parte della Provincia di Siria" e che "politicamente, gli
Arabi di Palestina non erano indipendenti nel senso che formavano un'entita'
politica a se' stante". Alcuni anni dopo, Ahmed Shuqeiri, successivo
presidente dell'OLP, avrebbe detto al Consiglio di Sicurezza: "Tutti sanno
che la Palestina non e' altro che la Siria meridionale". [10]

Il nazionalismo arabo-palestinese e' soprattutto un fenomeno successivo alla
Prima Guerra Mondiale, che non e' divenuto un movimento politico
significativo fino a dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967 e la presa
israeliana della Riva Occidentale.

03.c. MITO

"La Dichiarazione Balfour non ha dato agli Ebrei il diritto ad una patria in
Palestina"

03.c. FATTI

Nel 1917, la Gran Bretagna emise la Dichiarazione Balfour:

"Il Governo di Sua Maesta' vede con favore lo stabilirsi in Palestina di una
dimora nazionale (national home) per il popolo ebraico, e fara' del suo
meglio per facilitare il conseguimento dell'obbiettivo; sia ben inteso che
non si fara' nulla che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle
comunita' non-ebraiche di Palestina od i diritti e la condizione politica
goduti dagli Ebrei in qualsiasi altro paese".

Secondo la Commissione Peel, nominata dal Governo Britannico per indagare
sulle cause delle rivolte arabe del 1936, "si era inteso, al tempo della
Dichiarazione Balfour, che il campo in cui doveva stabilirsi la Dimora
Nazionale Ebraica era l'intera Palestina storica, compresa la
Transgiordania". [11]

Lo scopo del Mandato per la Palestina era mettere in atto la Dichiarazione
Balfour. Esso si riferiva specialemnte ai "legami storici del popolo ebraico
con la Palestina" ed al valore morale della "ricostituzione della loro
dimora nazionale in quel paese". Il termine "ricostituzione" mostra il
riconoscimento del fatto che la Palestina era stata la dimora degli Ebrei.
Inoltre, i Britannici ricevettero istruzioni di "fare del loro meglio per
facilitare" l'immigrazione ebraica, di incoraggiare gli insediamenti sulla
terra e "garantire" la Dimora Nazionale Ebraica. Nel testo del mandato non
appare la parola "Arabo". [12]

Il mandato fu promulgato dai 52 governi della Societa' delle Nazioni il 24
Luglio 1922.


03.d. MITO

"La 'posizione tradizionale' degli Arabi in Palestina e' stata messa a
repentaglio dall'insediamento ebraico".

03.d. FATTI

Per molti secoli, la Palestina e' stata una contrada popolata a chiazze,
malcoltivata ed assai trascurata, contrada composta di colline erose,
deserti sabbiosi e paludi malariche. Perfino nel 1880 il console americano a
Gerusalemme riferiva che l'area stava continuando il suo declino storico.
"La popolazione e la ricchezza della Palestina non sono cresciute negli
ultimi quarant'anni", disse. [13]

Il Rapporto della Commissione Reale Palestine cita una descrizione della
Piana Marittima del 1913:

"La strada che porta da Gaza al nord era solo una pista estiva adatta al
trasporto con cammelli e carri. Nessun aranceto, frutteto o vigna uno puo'
vedere finche' uno non raggiunge [il villaggio ebraico di] Yabna [Yavne] ...
Le case sono tutte di fango. Non si vede finestra alcuna ... Gli aratri
usati sono di legno ... I raccolti erano magrissimi ... Le condizioni
sanitarie del villaggio erano orribili. Non esistevano scuole ... La parte
occidentale, verso il mare, era perlopiu' un deserto ... I villaggi in
quest'area erano pochi e poco popolati. Per tutta l'area erano sparse rovine
di villaggi, dacche' a causa della prevalenza della malaria, molti villaggi
erano stati abbandonati dagli abitanti". [14]

Lewis French, il direttore britannico dello Sviluppo, scrisse della
Palestina:

"L'abbiamo trovata abitata da 'fellahin' che vivevano in casupole di fango e
soffrivano gravemente della prevalente malaria ... Vaste zone ... non erano
coltivate ... I 'fellahin', se non erano essi stessi ladri di bestiame,
erano sempre pronti a dar ricetto a questi e ad altri criminali. Gli
appezzamenti individuali ... cambiavano di mano ogni anno. La sicurezza
pubblica era scarsa, e la sorte dei 'fellahin' era un alternarsi di
saccheggi e ricatti da parte dei loro vicini, i Beduini". [15]

Sorprendentemente, molte persone che non avevano simpatia per la causa
sionista credevano gli Ebrei avrebbero migliorato la condizione degli Arabi
palestinesi. Per esempio, Dawood Barakat, direttore del giornale egizio
Al-Ahram, scrisse: "E' assolutamente necessario che nasca un'intesa tra i
Sionisti e gli Arabi, perche' gli scontri verbali non possono fare che
danno. I Sionisti sono indispensabili al paese: il denaro che porteranno, le
loro cognizioni e la loro intelligenza, e l'industriosita' che li
caratterizza contribuiranno senza dubbio alla rigenerazione del paese". [16]

Pure un nazionalista arabo di spicco credeva che il ritorno degli Ebrei
nella loro patria avrebbe contribuito alla risurrezione del paese. Seconso
lo Sceriffo Hussein, il guardiano dei luoghi santi islamici in Arabia:

"Le risorse del paese sono tuttora terreno vergine, e verranno sviluppate
dagli immigranti ebrei. Una delle cose piu' stupefacenti fino a poco fa era
che il Palestinese avevano l'abitudine di lasciare il suo paese, vagando per
gli oceani in ogni direzione. Il suo suolo natio non poteva trattenerlo,
sebbene i suoi avi ci avessero vissuto per mille anni. Allo stesso tempo,
abbiamo visto gli Ebrei provenienti da paesi stranieri affluire in Palestina
da Russia, Germania, Austria, Spagna, America. La causa delle cause non puo'
sfuggire a coloro che hanno il dono di una profonda intuizione. Essi
sapevano che la terra era per i suoi figli originari (abna'ihilasliyin), ad
onta di tutte le loro diversita', una patria sacra ed amata. Il ritorno di
questi esuli (jaliya) alla loro patria si dimostrera' una scuola
sperimentale, materiale e spirituale, per i loro fratelli che sono con loro
nei cambi, nelle fabbriche, nei commerci ed in ogni cosa legata allo sforzo
ed alla fatica. [17]

Come previsto da Hussein, la rigenerazione della Palestina, e la crescita
della sua popolazione, giunsero solo dopo che gli Ebrei erano tornati in
gran numero.

03.d. LA FRASE CELEBRE

Mark Twain, che visito' la Palestina nel 1867, la descrisse cosi': "... [un]
paese desolato il cui suolo e' abbastanza ricco, ma e' dato tutto alle
erbacce - una contrada silenziosa e dolente ... C'e' una tal desolazione che
neppure l'immaginazione puo' adornarla con la pompa della vita e dell'azione
... Non abbiamo mai visto anima viva per tutto il viaggio ... Ovunque c'era
a malapena un albero od un cespuglio. Anche l'olivo ed il cactus, che
rapidamente attecchiscono nei terreni senza valore, avevano praticamente
abbandonato il paese". [18]

03.e. MITO

"Il Sionismo e' razzismo"

03.e. FATTI

Nel 1975 l'Assemblea Generale dell'ONU adotto' una risoluzione che
calunniava il Sionismo equiparandolo al razzismo. Nella sua arguta risposta
alla risoluzione, l'Ambasciatore israeliano all'ONU Chaim Herzog noto'
l'ironia della data, dacche' il voto cadeva giusto nel 37mo anniversario
della Notte dei Cristalli.

Il Sionismo e' il movimento nazionale di liberazione del popolo ebraico, che
sostiene che gli Ebrei, come ogni altra nazione, hanno diritto ad una
patria.

La storia ha dimostrato la necessita' di assicurare la sicurezza ebraica con
una patria nazionale. Il Sionismo riconosce che l'Ebraicita' e' definita da
comuni origini, religione, cultura e storia.

La realizzazione del sogno sionista e' esemplificata dai quasi cinque
milioni di Ebrei, provenienti da piu' di cento paesi, che sono cittadini
israeliani. Sono inoltre rappresentati nella popolazione israeliana circa un
milione tra Arabi cristiani e mussulmani, Drusi, Baha'i, Circassi ed altri
gruppi etnici. La presenza in Israele di migliaia di Ebrei di pelle scura
provenienti da Etiopia, Yemen ed India e' la miglior confutazione della
calunnia contro il Sionismo. In una serie di ponti aereo epici, chiamati
Mose' (1984), Giosue' (1985) e Salomone (1991), Israele ha soccorso circa
42.000 membri dell'antica comunita' ebraica etiopica.

Molti Cristiani per tradizione hanno sostenuto gli scopi e gli ideali del
Sionismo. Il carattere aperto e democratico di Israele e la sua protezione
scrupolosa dei diritti religiosi e politici dei Cristiani e dei Mussulmani
confutano l'accusa di esclusivismo.

03.e. LA FRASE CELEBRE 1 (la parte 03.e. riprende poi)

Scrivendo dopo che fu rivelata l'"Operazione Mose'", William Safire
osservo': "Per la prima volta nella storia, migliaia di Neri sono portati in
un paese non in catene, ma con dignita', non come schiavi, ma come
cittadini". [19]

03.e. CONTINUAZIONE

Di contro, gli stati arabi definiscono la cittadinanza esclusivamente in
base allo "jus sanguinis (native parentage)". E' quasi impossibile diventare
cittadino per naturalizzazione in molti stati arabi, specialmente Algeria,
Arabia Saudita e Kuwait. Diverse nazioni arabe hanno delle leggi che
facilitano la naturalizzazione degli Arabi stranieri, con la precisa
eccezione dei Palestinesi. Di contro, la Giordania ha istituito la sua
"legge del ritorno" nel 1954, concedendo la cittadinanza a tutti gli
ex-residenti della Palestina, salvo gli Ebrei [20].

Condannare proprio l'autodeterminazione ebraica e' di per se' una forma di
razzismo. "Un mondo che ha chiuso le porte agli Ebrei che volevano fuggire
dai forni hitleriani non ha la statura morale per lamentarsi della
preferenza data da Israele agli Ebrei", scrisse il famoso avvocato esperto
in diritti civili Alan Dershowitz. [21]

Quando fu avvicinato da uno studente che attaccava il Sionismo, Martin
Luther King rispose: "Quando la gente critica i Sionisti, essa intende gli
Ebrei. Tu stai facendo un discorso antisemita". [22]

La risoluzione ONU del 1975 era parte di una campagna antiisraeliana
arabo-sovietica risalente alla Guerra Fredda. Quasi tutti coloro che hanno
votato a favore della risoluzione tra i non-arabi si sono scusati ed hanno
cambiato posizione. Quando l'Assemblea Generale ha votato per abrogare la
risoluzione nel 1991, solo alcuni stati arabi ed islamici, cosi' come Cuba,
la Corea del Nord ed il Vietnam si sono opposti.

Nel 2001, le nazioni arabe hanno cercato un'altra volta di delegittimare
Israele cercando di fare dell'equiparazione del Sionismo al Razzismo parte
dell'ordine del giorno della Conferenza ONU Contro il Razzismo che doveva
cominciare il 31 Agosto a Durban, in Sudafrica. Gli uSA hanno minacciato di
boicottare la conferenza se la proposta veniva messa all'ordine del giorno.

03.e. LA FRASE CELEBRE 2

"... E' inoltre importante inviare un segnale alle nazioni del mondo che
amano la liberta' che non staremo a guardare se il mondo cerca di descrivere
il Sionismo come razzismo. Questa e' la cosa piu' sbagliata del mondo, ed il
Presidente e' orgoglioso di essere al fianco di Israele e della Comunita'
Ebraica, e di inviare un segnale che nessun gruppo al mondo trovera'
rispetto ed accettazione internazionali se il suo scopo e' equiparare il
Sionismo col razzismo".

Il Portavoce della Casa Bianca Ari Fleisher [23]

03.f. MITO

"I Sionisti avrebbero potuto scegliere un altro paese in luogo della
Palestina"

03.f. FATTI

Nel tardo 19mo Secolo, la nascita dell'antisemitismo religioso e razzista ha
portato alla recrudescenza dei pogrom in Russia ed in Europa orientale,
frantumanto le promesse di eguaglianza e tolleranza. Questo stimolo'
l'immigrazione ebraica dall'Europa in Palestina.

Nello stesso periodo, un'ondata di Ebrei immigro' in Palestina da Yemen,
Marocco, Iraq e Turchia. Questi Ebrei erano all'oscuro del Sionismo politico
di Theodor Herzl o dei pogrom europei. Essi erano motivati dal plurisecolare
sogno di "Tornare a Sion", e dal timore dell'intolleranza. Udendo che le
porte di Palestina erano aperte, essi sfidarono i disagi del viaggio e
vennero in "Terra d'Israele".

L'ideale sionista di un ritorno in Israele aveva profonde radici religiose.
Molte preghiere ebraiche parlano di Israele, di Sion e della Terra
d'Israele. L'ingiunzione a non dimenticare Gerusalemme, il luogo del Tempio,
e' uno dei principali principi del Giudaismo. Gli Ebrei pregano verso
Gerusalemme e recitano le parole "l'anno prossimo a Gerusalemme" ad ogni
Pasqua. La religione, la cultura e la storia ebraiche rendono evidente che
solo nella Terra d'Israele si puo' costruire la Comunita' ebraica.

Nel 1897 i capi ebraici organizzarono formalmente il movimento sionista,
chiedendo il ripristino della dimora nazionale ebraica in Palestina, dove
gli Ebrei avrebbero potuto trovare rifugio ed autodeterminazione, e lavorare
per la rinascita della loro civilta' e cultura.

03.g. MITO

"Lo stesso Herzl aveva proposto l'Uganda come stato ebraico in alternativa
alla Palestina"

03.g. FATTI

Theodor Herzl cerco' sostegno dalle grandi potenze per la creazione di una
patria ebraica. Egli si rivolse alla Gran Bretagna, e s'incontro' con JOseph
Chamberlain, il Segretario britannico alle Colonie, ed altre persone. I
Britannici acconsentirono, in linea di principio, ad un insediamento ebraico
in Africa orientale "a condizioni che consentiranno ai membri di osservare i
loro costumi nazionali".

Al Sesto Congresso Sionista a Basilea il 26 Agosto 1903, Herzl propose il
Programma Uganda Britannica come un rifugio temporaneo di emergenza per gli
Ebrei russi in pericolo immediato. Mentre Herzl chiariva che questo
programma non avrebbe compromesso lo scopo ultimo del Sionismo, un'entita'
ebraica in Terra d'Israele, la proposta suscito' una bufera nel Congresso e
porto' quasi ad una scissione nel movimento sionista. L'Organizzazione
Territoriale Ebraica (ITO) fu formata come risultato dell'unificazione dei
vari gruppi che avevano sostenuto le proposte ugandesi di Herzl nel periodo
1903-1905. Il Programma Uganda fu alla fine rigettato dal movimento sionista
nel Settimo Congresso Sionista del 1905.

03.h. MITO

"Tutti gli Arabi si sono opposti alla Dichiarazione Balfour, ritenendola un
tradimento dei loro diritti"

03.h. FATTI

L'Emiro Faisal, figlio dello Sceriffo Hussein, il capo della rivolta araba
contro i Turchi, firmo' un accordo con Chaim Weizmann ed altri capi sionisti
alla Conferenza di Pace di Parigi del 1919. Essa riconosceva "la parentela
razziale e gli antichi legami esistenti tra i popoli arabo ed ebraico" e
concludeva che "il modo piu' sicuro di esaudire le loro aspirazioni
nazionali era attraverso la piu' stretta collaborazione possibile nello
sviluppo degli stati arabi e della Palestina". Inoltre, l'accordo prevedeva
l'adempimento della Dichiarazione Balfour ed invocava tutte le misure
necessarie "... ad incoraggiare e stimolare l'immigrazione su larga scala
degli Ebrei in Palestina, ed insediare con la maggior rapidita' possibile
gli immigranti ebraici sulla terra con insediamenti piu' ravvicinati ed
un'agricoltura intensiva". [24]

Faisal aveva condizionato la sua accettazione della Dichiarazione Balfour
all'adempimento delle promesse d'indipendenza agli arabi fatte dagli Inglesi
durante la guerra. Ma queste promesse non furono mantenute.

I critici scartano l'accordo Weizmann-Faisal perche' non fu mai attuato;
eppure, il fatto che i capi del movimento nazionalista arabo e del movimento
sionista potessero mettersi d'accordo e' significativo perche' dimostra che
le aspirazioni ebraiche ed arabe non si escludevano necessariamente a
vicenda.

03.i. MITO

"I Sionisti non hanno fatto sforzo alcuno per un compromesso con gli Arabi"

03.i. FATTI

Nel 1913, la dirigenza sionista riconobbe la desiderabilita' di raggiungere
un accordo con gli Arabi. Sami Hochberg, proprietario del giornale
Le-Jeune-Turc, rappresento' informalmente i Sionisti in un incontro con il
Partito del Decentramento, con sede al Cairo, e con la Societa' per le
Riforme, con sede a Beirut ed anti-ottomana, e pote' raggiungere un accordo.
Quest'"intesa verbale" porto' all'adozione di una risoluzione che assicurava
agli Ebrei uguali diritti sotto un governo decentrato. Hochberg riusci'
anche a procurarsi un invito al Primo Congresso Arabo tenuto a Parigi nel
Giugno 1913.

Il congresso arabo si dimostro' sorprendentemente ricettivo verso le
asiprazioni sioniste. Hochberg fu incoraggiato dalla risposta favorevole del
Congresso all'intesa verbale. Abd-ul-Hamid Yahrawi, il Presidente del
Congresso, riassunse l'atteggiamento dei delegati:

"Tutti noi, sia Mussulmani che Cristiani, abbiamo i migliori sentimenti
verso gli Ebrei. Quando abbiamo parlato nelle nostre risoluzioni dei diritti
e dei doveri dei Siriani, questo comprendeva anche gli Ebrei. Poiche' sono
nostri fratelli di razza, e li riteniamo come Sirinai che furono forzati a
lasciare il paese un tempo, ma i cui cuori battono sempre insieme con i
nostri, noi siamo certi che i nostri fratelli ebrei in tutto il mondo
sapranno come aiutarci in modo che i nostri interessi comuni trionfino, e la
nostra patria comune si sviluppi sia materialmente che moralmente". [25]

Ma l'intesa verbale negoziata da Hochberg fu vanificata dagli sviluppi del
tempo di guerra. La palese opposizione araba alla Dichiarazione Balfour
convinse la dirigenza sionista della necessita' di concentrare gli sforzi
sul raggiungimento di un'intesa con gli Arabi.

Chaim Weizmann considerava il compito tanto importante da condurre una
commissione sionista in Palestina per spiegare agli Arabi gli scopi del
movimento. Weizmann venne prima al Cairo nel Marzo 1918 e s'incontro' con
Said Shukeir, il Dr. Faris Nimr e con Suleiman Bey Nassif (dei nazionalisti
arabi siriani che erano stati scelti dai Britannici come rappresentanti).
Egli accentuo' il desiderio di vivere in armonia con gli Arabi in una
Palestina britannica.

La diplomazia di Weizmann ebbe successo. Nassif disse che "c'era abbastanza
spazio in Palestina per un altro milione di abitanti senza nuocere alla
posizione di quelli che c'erano gia'". [26] Il Dr. Nimr sparse informazioni
attraverso il suo giornale cairota per eliminare i fraintendimenti del
pubblico arabo sugli scopi del Sionismo. [27]

Nel 1921, Winston Churchill tento' di organizzare un incontro tra i
Palestinesi ed i Sionisti. Il 29 Novembre 1921 le due parti si incontrarono
con gli Arabi, che insistevano che la Dichiarazione Balfour fosse abrogata.
[28]

Weizmann guido' un gruppo di Sionisti che s'incontro' col nazionalista
siriano Riad al-Sulh nel 1921. I sionisti acconsentirono a sostenere le
aspirazioni nazionalistiche arabe e Sulh disse che era disposto a
riconoscere la Dimora Nazionale Ebraica. I colloqui ripresero l'anno
successivo e fecero nascere la speranza di un accordo. Nel Maggio 1923,
comunque, gli sforzi di Sulh di convincere i capi arabi palestinesi che il
Sionismo era un fatto compiuto furono respinti. [29]

Nei successivi 25 anni, i capi sionisti dentro e fuori la Palestina
avrebbero ripetutamente tentato di negoziare con gli Arabi. Allo stesso
modo, i capi d'Israele sin dal 1948 hanno cercato di stipulare dei trattati
di pace con i paesi arabi, ma le uniche nazioni che li hanno firmati sono
Egitto e Giordania.

03.j. MITO

"I Sionisti erano strumenti coloniali dell'Imperialismo occidentale"

03.j. FATTI

"Colonialismo significa vivere sfruttando gli altri", ha scritto Yehoshofat
Harkabi, "Ma che cosa puo' essere piu' lontano dal colonialismo
dell'idealismo degli Ebrei che abitavano le citta' che lottano per divenire
contadini ed uomini di fatica per vivere dell'opera delle loro mani?" [30]

Inoltre, come noto' lo storico inglese Paul Johnson, i Sionisti erano ben
lontani dall'essere strumenti dell'imperialismo, data la generale
opposizione delle grandi potenze alla loro causa. "Dovunque in Occidente, i
Ministeri degli Esteri, i Ministeri della Difesa, ed il Grande Capitale
erano contro i Sionisti". [31]

Inoltre l'Emiro Faisal vide il movimento sionista come un compagno del
movimento nazionalista arabo, che lottava contro l'imperialismo, come
spiego' in una lettera al Professore di Giurisprudenza ad Harvard e futuro
Giudice della Corte Suprema USA Felix Frankfurter il 3 Marzo 1919, il giorno
dopo che Chaim Weizmann ebbe presentato la causa sionista alla Conferenza di
Parigi. Faisal scrisse:

"Gli Arabi, specialmente quelli istruiti, guardano con la piu' profonda
simpatia al movimento sionista ... Noi daremo agli Ebrei un caloroso
benvenuto a casa ... Noi stiamo lavorando insieme per un Vicino Oriente
riformato e riveduto, ed i nostri due movimenti si completano a vicenda. Il
movimento ebraico e' nazionalista e non imperialista. E c'e' spazio in Siria
per entrambi. Invero, io credo che nessuno puo' aver davvero successo senza
l'altro". [32]

03.j. LA FRASE CELEBRE

"I nostri insedianti non vengono qui come i colonizzatori dall'Occidente che
fanno fare ai nativi il loro lavoro; essi stessi mettono le loro spalle
all'aratro e consumano le loro forze ed il loro sangue per far fruttare la
terra. Ma non e' solo per noi che desideriamo la sua fertilita'. I contadini
ebrei hanno cominciato ad insegnare ai loro fratelli, i contadini arabi, a
coltivare le terre piu' intensivamente; vogliamo inoltre insegnar loro di
piu': vogliamo coltivare la terra insieme con loro, 'servirla', come si dice
in Ebraico. Piu' fertile diviene il suolo, piu' spazio ci sara' per noi e
per loro. Non abbiamo desiderio di spossessarli: vogliamo vivere con loro.
Non vogliamo dominarli, ma vogliamo servire insieme con loro ..."

Martin Buber [33]

03.k. MITO

"I Britannici promisero agli Arabi l'indipendenza in Palestina nel carteggio
tra Hussein e MacMahon".

03.k. FATTI

La figura centrale nel movimento nazionalista arabo al tempo della Prima
Guerra Mondiale fu Hussein ibn 'Ali, che fu nominato dal Comitato Turco
dell'Unione e del Progresso Sceriffo della Mecca nel 1908. Come Sceriffo,
Hussein era responsabile della custodia dei luoghi sacri islamici nello
Hegiaz e, di conseguenza, fu riconosciuto come uni dei capi spirituali
islamici.

Nel Luglio 1915 Hussein mando' una lettera a Sir Henry MacMahon, Alto
Commissario per l'Egitto, che lo informava dei termini per la partecipazione
araba alla guerra contro i Turchi.

Le successive lettere tra Hussein e MacMahon tracciarono le aree che la Gran
Bretagna era pronta a cedere agli Arabi. Il carteggio Hussein-MacMahon
omette in modo evidente di menzionare la Palestina. I Britannici sostennero
che l'omissione era voluta, con cio' giustificando il loro rifiuto di dare
agli Arabi l'indipendenza in Palestina dopo la guerra. [34] MacMahon
spiego':

"Ritengo mio dovere affermare, e lo faccio in modo definitivo ed enfatico,
che non intendevo io, nel dare quest'impegno a Re Hussein, includere la
Palestina nell'area in cui era promessa l'indipendenza araba. Io avevo
inoltre ogni ragione di credere in quel momento che il fatto che la
Palestina non era inclusa nel mio impegno fosse stato ben compreso da Re
Hussein. [35]

Eppure, gli Arabi ritennero allora, cosi' come ora, che le lettere fossero
la promessa dell'indipendenza agli Arabi.

Il carteggio lo si puo' leggere qui:
www.us-israel.org/jsource/History/hussmac1.html

03.l. MITO

"Gli Arabi hanno combattuto per la liberta' nelle due guerre mondiali".

03.l. FATTI

Ad onta dei romanzi romantici dell'epoca, la maggior parte degli Arabi non
ha lottato insieme con gli Alleati contro i Turchi nella Prima Guerra
Mondiale. David Lloyd George, Primo Ministro Britannico, noto' che la
maggior parte degli Arabi ha lottato per i loro dominatori turchi. I
sostenitori di Faisal in Arabia furono un'eccezione.

Nella Seconda Guerra Mondiale, gli Arabi furono lentissimi ad entrare in
guerra contro Hitler. Solo la Transgiordania segui' gli Inglesi nel 1939.
L'Irak subi' un colpo di stato filonazista nel 1941 e si schiero' con
l'Asse. Molti dei paesi arabi stettero a guardare, aspettando il 1945 per
sapere chi avrebbe vinto. Allora, la Germania era condannata, e, poiche' era
necessario entrare in guerra per aver titolo ad entrare nelle nascenti
Nazioni Unite, gli Arabi cominciarono tardivamente a dichiarare guerra
contro la Germania nel 1945: l'Egitto, il 25 Febbraio; la Siria, il 27
Febbraio; il Libano, il 28 Febbraio; e l'Arabia Saudita il 2 Marzo. Di
contro, circa 30.000 Ebrei palestinesi combatterono contro la Germania
nazista.
Note
[1] Dan Bahat, ed. Twenty Centuries of Jewish Life in the Holy Land,
(Jerusalem: The Israel Economist, 1976), pp. 61-63.
[2] New York Times, (November 18, 1981).
[3] Yehoshua Porath, The Emergence of the Palestinian-Arab National
Movement, 1918-1929, (London: Frank Cass, 1974), p. 4.
[4] Max Dimont, Jews, God and History, (NY: Signet, 1962), pp. 49-53.
[5] Carl Voss, The Palestine Problem Today, Israel and Its Neighbors, (MA:
Beacon Press, 1953), p. 13.
[6] Jerusalem Post, (November 2, 1991).
[7] Il riferimento coranico e': "Entra, popolo mio, la terra santa che Al%ah
ti ha assegnato. Non volgerle la schiena, per non esserne scacciato come
sconfitto" (Sura 5:21). Vedi Porath (74), p. 2 and 6n on p. 311.
[8] Yehoshua Porath, Palestinian Arab National Movement: From Riots to
Rebellion: 1929-1939, vol. 2, (London: Frank Cass and Co., Ltd., 1977), pp.81-82.
[9] Jerusalem Post, (November 2, 1991).
[10] Avner Yaniv, PLO, (Jerusalem: Israel Universities Study Group of Middle
Eastern Affairs, August 1974), p. 5.
[11] Ben Halpern, The Idea of a Jewish State, (MA: Harvard University Press,
1969), p. 201.
[12] Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to Our
Time, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 129.
[13] Halpern, p. 108.[14] Palestine Royal Commission Report, p. 233.
[15] Palestine Royal Commission Report, pp. 259-260.
[16] Neville Mandel, "Attempts at an Arab-Zionist Entente: 1913-1914,"
Middle Eastern Studies, (April 1965), p. 243.
[17] Al-Qibla, (March 23, 1918), quoted in Samuel Katz, Battleground-Fact
and Fantasy in Palestine, (NY: Bantam Books, 1977), p. 128.
[18] Mark Twain, The Innocents Abroad, (London, 1881).
[19] New York Times, (January 7, 1985).
[20] Jordanian Nationality Law, Article 3(3) of Law No. 6 of 1954, Official
Gazette, No. 1171, February 16, 1954.
[21] Alan Dershowitz, Chutzpah, (MA: Little, Brown and Company, 1991), p.241.
[22] Seymour Martin Lipset, "The Socialism of Fools-The Left, the Jews and
Israel," Encounter, (December 1969), p. 24.
[23] White House briefing regarding U.S. threat to boycott the UN Conference
on racism, (July 27, 2001).
[24] Chaim Weizmann, Trial and Error, (NY: Schocken Books, 1966), pp.
246-247; Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to Our
Time, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 121.
[25] Aharon Cohen, Israel and the Arab World, (NY: Funk and Wagnalls, 1970),p. 97.
[26] Jon Kimche, There Could Have Been Peace: The Untold Story of Why We
Failed With Palestine and Again With Israel, (England: Dial Press, 1973),pp. 136-137.
[27] Aharon Cohen, Israel and the Arab World, (NY: Funk and Wagnalls, 1970),
p. 71-73.
[28] Yehoshua Porath, The Emergence of the Palestinian-Arab National
Movement, 1918-1929, (London: Frank Cass, 1974), pp. 65-67.
[29] Yehoshua Porath, The Emergence of the Palestinian-Arab National
Movement, 1918-1929, (London: Frank Cass, 1974), pp. 112-114.
[30] Yehoshofat Harkabi, Palestinians And Israel, (Jerusalem: Keter, 1974),
[31] Paul Johnson, Modern Times: The World from the Twenties to the
Nineties, (NY: Harper & Row, 1983), p. 485.[32] Samuel Katz, Battleground-Fact and Fantasy in Palestine, (NY: Bantam
Books, 1977), p. 55.
[33] From an open letter from Martin Buber to Mahatma Gandhi in 1939, quoted
in Arthur Hertzberg, The Zionist Idea. PA: Jewish Publications Society1997, p. 464.
[34] George Kirk, A Short History of the Middle East, (NY: Frederick Praeger
Publishers, 1964), p. 314.
[35]London Times, (July 23, 1937).
Aialon
00Wednesday, October 3, 2007 4:09 PM
Il Periodo del Mandato, di Mitchell G. Bard

[Miti da confutare]

04.a. "I Britannici hanno aiutato gli Ebrei a far sloggiare la popolazione
araba nativa della Palestina"
04.b. "I Britannici hanno permesso agli Ebrei di dilagare in Palestina
mentre l'immigrazione araba era strettamente controllata"
04.c. "I Britannici hanno cambiato la loro politica dopo la Seconda Guerra
Mondiale per consentire ai superstiti dell'Olocausto di stabilirsi in Palestina"
04.d. "Con la crescita della popolazione ebraica in Palestina, e' peggiorata
la sorte degli Arabi palestinesi"
04.e. "Gli Ebrei hanno rubato la terra araba"
04.f. "I Britannici hanno aiutato i Palestinesi a convivere pacificamente
con gli Ebrei"
04.g. "Il Mufti non era antisemita"
04.h. "L'Irgun ha fatto saltare in aria l'Albergo Re Davide all'interno di
una campagna di terrore contro i civili"
[I miti in dettaglio]

04.a. MITO

"I Britannici hanno aiutato gli Ebrei a far sloggiare la popolazione araba
nativa della Palestina"

04.a. FATTI

Herber Samuel, un Ebreo britannico che fu il primo Alto Commissario di
Palestina, pose dei limiti all'immigrazione ebraica "nell'interesse della
popolazione attuale" e della "capacita' di assorbimento del paese". [1] Si
diceva infatti che l'afflusso di insedianti Ebrei stesse scalzando i
"fellahin" (contadini del luogo) arabi dalla loro terra. Lo si diceva quando
meno di un milione di persone viveva in un'area che ora ne mantiene piu' di
nove milioni.

Di fatto, i Britannici hanno ridotto la capacita' di assorbimento della
Palestina con la spartizione del paese.

Nel 1921, il Segretario alle Colonie Winston Churchill ritaglio' quasi
quattro quinti della Palestina (circa 35.000 miglia quadrate, cioe' 91.000
kmq) per creare un Emirato arabo nuovo di zecca, la Transgiordania. Come
premio di consolazione per l'Hegiaz e l'Arabia attribuiti alla famiglia
Saud, Churchill ricompenso' Abdullah, il figlio dello Sceriffo Hussein, per
il suo contributo alla guerra contro la Turchia facendo di lui l'Emiro di
Transgiordania.

I Britannici fecero di piu' ponendo restrizioni agli acquisti immobiliari
ebraici in quel che restava della Palestina, andando contro il testo del
Mandato (Articolo 6), che affermava che "l'Amministrazione della Palestina
... incoraggera', cooperando con l'Agenzia ebraica ... degli insediamenti
ebraici ravvicinati sul territorio, comprese le terre demaniali e le terre
incolte non destinate ad uso pubblico". Nel 1949, i Britannici avevano
distribuito dei 187.500 acri di terra coltivabile (cioe' 76.000 ettari)
87.500 acri agli Arabi (cioe' circa 35.500 ettari), e solo 4,250 (1.717
ettari) agli Ebrei. [2]

Alla fine, i Britannici ammisero che l'argomento della capacita' di
assorbimento del paese era specioso. La Commissione Peel disse: "La forte
immigrazione degli anni 1933-36 sembra mostrare che gli Ebrei sono stati
capaci di accrescere la capacita' di assorbimento del paese per quanto
riguarda gli Ebrei". [3]

04.b. MITO

"I Britannici hanno permesso agli Ebrei di dilagare in Palestina mentre
l'immigrazione araba era strettamente controllata"

04.b. FATTI

La risposta britannica all'immigrazione ebraica stabili' il precedente di
ammansire gli Arabi che fu seguito per tutta la durata del Mandato. I
Britannici posero restrizioni all'immigrazione ebraica, mentre consentivano
agli Arabi di entrare liberamente nel paese. Sembra che Londra non abbia
pensato che un'invasione di immigranti arabi avrebbe nuociuto alla capacita'
di assorbimento del paese.

Durante la Prima Guerra Mondiale la popolazione ebraica in Palestina
diminui' a causa della guerra, della carestia, delle malattie e delle
espulsioni. Nel 1915, vivevano circa 83.000 Ebrei in mezzo a 590.000
Mussulmani ed Arabi cristiani. Secondo il censimento del 1922, la
popolazione ebraica era di 84.000 persone, mentre gli Arabi erano 643.000.
[4] Cosi', la popolazione araba e' cresciuta esponenzialmente, mentre quella
ebraica e' stagnata.

A meta' degli anni '20, l'immigrazione ebraica in Palestina e' cresciuta
soprattutto a causa della legislazione economica antiebraica in Polonia e
dell'imposizione di quote restrittive da parte di Washington. [5]

Il numero record degli immigranti nel 1935 (vedi tabella) fu la risposta
alla crescente persecuzione degli Ebrei nella Germania nazista.
L'amministrazione britannica ritenne pero' tale numero eccessivo, cosi'
l'Agenzia ebraica fu informata che meno di un terzo della quota richiesta
sarebbe stata approvata nel 1936. [6]

I Britannici cedettero ancora alle richieste arabe annunciando nel Libro
Bianco del 1939 che entro dieci anni sarebbe stato uno stato arabo
indipendente, e che per i successivi cinque anni, l'immigrazione ebraica
sarebbe stata limitata a 75.000 persone, dopodiche' sarebbe completamente
cessata. Inoltre vieto' la vendita di fondi agli Ebrei nel 95% del
territorio palestinese. Cionondimeno, gli Arabi rigettarono la proposta.


Immigranti ebrei in Palestina [7]

Anno Numero

1919 1.806 -1920 8.223-1921 8.294-1922 8.685-1923 8.175-1924 13.892-1925 34.386
1926 13.855-1927 3.034-1928 2.178-1929 5.249-1930 4.944-1931 4.075-1932 12.533
1933 37.337-1934 45.267-1935 66.472-1936 29.595-1937 10.629-1938 14.675-1939 31.195
1940 10.643-1941 4.592

Di contro, l'immigrazione araba fu senza limiti per tutto il periodo del
Mandato. Nel 1930, la Commissione Hope Simpson, inviata da Lontra ad
indagare sui tumulti arabi del 1929, disse che la pratica britannica di
ignorare l'immigrazione araba incontrollata ed illegale dall'Egitto, dalla
Transgiordania e dalla Siria aveva l'effetto di spiazzare i possibili
immigranti ebrei. [8]

Il Governatore britannico del Sinai tra il 1922 ed il 1936 osservo':
"Quest'immigrazione illegale non giungeva solo dal Sinai, ma anche dalla
Transgiordania e dalla Siria, ed e' molto difficile lamentarsi della miseria
degli Arabi se non si riesce nel contempo ad impedire ai loro compatrioti
degli stati vicini di venire a spartire quella miseria". [9]

La Commissione Peel riferi' nel 1937 che la "scarsita' di terra e' dovuta
meno alla quantita' di terra acquistata dagli Ebrei che alla crescita della
popolazione araba". [10]

04.c. MITO

"I Britannici hanno cambiato la loro politica dopo la Seconda Guerra
Mondiale per consentire ai superstiti dell'Olocausto di stabilirsi in
Palestina"

04.c. FATTI

Le porte della Palestina rimasero chiuse per tutta la durata della guerra,
arenando centinaia di migliaia di Ebrei in Europa, molti dei quali sono
divenuti vittime della Soluzione Finale di Hitler in Europa. Dopo la guerra,
i Britannici rifiutarono di consentire ai sopravvissuti dell'incubo nazista
di trovare rifugio in Palestina. Il 6 Giugno 1946, il Presidente Truman
chiese al governo britannico di venire incontro alle sofferenze degli Ebrei
confinati nei campi profughi in Eurpa accettando subito 100.000 immigrati
ebrei. Il Ministro degli Esteri britannico, Ernest Bevin, rispose
sarcasticamente che gli Stati Uniti volevano che i profughi ebrei
emigrassero in Palestina poiche' non volevano che troppi di loro venissero a
New York. [11]

Alcuni Ebrei furono in grado di raggiungere la Palestina, molti a bordo di
carrette su cui i membri delle organizzazioni ebraiche di resistenza
riuscivano a farli imbarcare clandestinamente. Tra l'Agosto 1945 e la
fondazione dello Stato d'Israele nel Maggio 1948, 65 navi di immigranti
"illegali", che portavano 69.878 persone, arrivarono dalle coste europee.
Nell'Agosto 1946, pero', i Britannici iniziarono ad internare le persone che
catturavano a Cipro. Circa 50.000 persone furono recluse nei campi
dell'isola, e 28.000 di loro erano ancora internate quando Israele dichiaro'
l'indipendenza. [12]

04.d. MITO

"Con la crescita della popolazione ebraica in Palestina, e' peggiorata la
sorte degli Arabi palestinesi"

04.d. FATTI

La popolazione ebraica e' cresciuta di 470.000 unita' tra la Prima e la
Seconda Guerra Mondiale, mentre quella non-ebraica e' cresciuta di 588.000
unita'. [13] Infatti, la popolazione residente araba e' cresciuta del 120%
tra il 1922 ed il 1947. [14]

Questa rapida crescita fu il risultato di diversi fattori, uno dei quali
l'immigrazione dagli stati vicini - che costituiva il 37% dell'immigrazione
totale verso un Israele che non era ancora uno stato - di Arabi che volevano
approfittare del miglior livello di vita reso possibile dagli Ebrei. [15] La
popolazione araba e' cresciuta inoltre grazie alle migliori condizioni di
vita create dagli Ebrei quando bonificarono le paludi malariche e portarono
nella regione migliori condizioni igieniche e cure mediche. Pertanto, ad
esempio, la mortalita' infantile mussulmana scese dal 201 per mille del 1925
al 94 per mille nel 1945, e la speranza di vita crebbe dai 37 anni del 1926
ai 49 nel 1943. [16]

La popolazione araba crebbe soprattutto nelle citta' in cui una grande
popolazione ebraica aveva creato nuove opportunita' economiche. Dal 1922 al
1947 la popolazione ebraica crebbe del 290% ad Haifa, del 131% a Gerusalemme
e del 158% a Giaffa. La crescita nelle cittadine arabe fu piu' modesta: 42%
a Nablus, 78% a Jenin, 37% a Betlemme. [17]

04.e. MITO

"Gli Ebrei hanno rubato la terra araba"

04.e. FATTI

Ad onta della crescita nella loro popolazione, gli Arabi hanno continuato a
sostenere di essere stati sloggiati. La verita' e' che dall'inizio della
Prima Guerra Mondiale, parte della terra palestinese era di proprieta' di
latifondisti fannulloni che vivevano al Cairo, a Damasco ed a Beirut. Circa
l'80% degli Arabi palestinesi erano contadini schiacciati dai debiti,
seminomadi e Beduini. [18]

In realta', gli Ebrei fecero piu' del dovuto per evitare di acquistare terra
in zone da cui gli Arabi avrebbero potuto essere sloggiati. Essi cercavano
terra perlopiu' incolta, paludosa, di poco prezzo, e, soprattutto, senza
fittavoli. Nel 1920 il leader sionista laburista David Ben-Gurion manifesto'
la sua preoccupazione per i 'fellahin' arabi, che riteneva "la parte piu'
significativa della popolazione indigena". Ben-Gurion disse che "per nessun
motivo noi dobbiamo toccare la terra che appartiene ai 'fellahin' o lavorata
da loro". Egli propose di liberarli dai loro oppressori: "Solo se un
'fellah' lascia la sua abitazione", aggiunse Ben-Gurion, "noi dovremmo
offrirci di comprare la sua terra, ad un prezzo equo". [19]

Solo dopo che gli Ebrei ebbero comprato tutta la terra incolta disponibile
che essi cominciarono a comprare quella coltivata. Molti Arabi erano
disposti a venderla a causa della migrazione alle citta' della costa e
perche' avevano bisogno di denaro da investire nella coltura del cedro. [20]

Quando John Hope Simpson arrivo' in Palestina nel Maggio 1930, egli
osservo': "Essi [gli Ebrei] hanno pagato alti prezzo per la terra, ed
inoltre hanno pagato ad alcuni degli occupanti di tali terre una
considerevole quantita' di denaro che non erano legalmente tenuti a pagare".
[21]

Nel 1931 Lewis French compi' un'indagine sull'essere privi di terra ed alla
fine offri' nuovi appezzamenti a qualsiasi Arabo fosse stato "spossessato".
I funzionari britannici ricevettero piu' di 3.000 domande, di cui l'80% fu
ritenuto invalido dal consigliere legale del Governo poiche' i richiedenti
non erano Arabi senza terra. Rimasero percio' appena 600 Arabi senza terra,
di cui 100 accettarono l'offerta di terra del Governo. [22]

Nell'Aprile 1936, un guerrigliero siriano chiamato Fawzi alQawukji,
comandante dell'Esercito di Liberazione Arabo, istigo' una recrudescenza di
attacchi arabi contro gli Ebrei. In Novembre, quando i Britannici finalmente
inviarono ad indagare una nuova commisisone presieduta da Lord Peel, erano
gia' stati uccisi 89 Ebrei, e feriti piu' di 300. [23]

Il rapporto della Commissione Peel trovo' che le lamentele arabe contro le
acquisizioni ebraiche di terra erano infondate. Essa rimarco' che "molta
della terra che ora porta aranceti era fatta di dune sabbiose, o paludosa ed
incolta quando fu acquistata ... Ci sono ben poche prove che al momento dei
precedenti acquisti i possessori possedessero le risorse o le competenze
necessarie per sviluppare la terra". [24] Inoltre, la Commissione trovo' che
la scarsita' di terra era "dovuta piu' alla crescita della popolazione araba
che alla quantita' di terre acquistate dagli Ebrei". Il rapporto concludeva
che la presenza degli Ebrei in Palestina, insieme con il lavoro
dell'Amministrazione britannica, aveva portato salari piu' alti, un piu'
alto livello di vita, e grandi occasioni di lavoro. [25]

Nelle sue memorie, Re Abdullah di Transgiordania scrisse:

"E' reso chiaro a tutti, sia dalla mappa tracciata dalla Commissione
Simpson, sia dall'altra compilata dalla Commissione Peel, che gli Arabi sono
tanto prodighi nel vendere la loro terra quanto lo sono nel piangere e
lamentarsi inutilmente". [26]

Anche al colmo delle rivolte arabe del 1938, l'Alto Commissario britannico
in Palestina credeva che i proprietari terrieri arabi si stessero lamentando
delle vendite agli Ebrei per tirare sul prezzo delle terre che volevano
vendere. Molti proprietari terrieri arabi erano stati tanto terrorizzati dai
ribelli arabi da decidere di lasciare la Palestina e vendere il loro
patrimonio agli Ebrei. [27]

Gli Ebrei pagavano prezzi esorbitanti ai ricchi latifondisti per averne
piccoli appezzamenti di terra arida. "Nel 1944 gli Ebrei pagarono tra i
1.000 ed i 1.100 dollari per acro (da 2.475 a 2.722 dollari ad ettaro) in
Palestina, e si trattava soprattutto di terra arida o semiarida; nello
stesso anno, la buona terra nera dello Iowa era venduta a 110 dollari l'acro
(272 dollari l'ettaro)". [28]

Nel 1947, le proprieta' terriere in Palestina ammontavano a circa 463.000
acri (187.000 ettari). Circa 45.000 di questi acri (18.200 ettari) erano
stati acquistati dal Governo del Mandato; 30.000 acri (12.100 ettari) da
diverse chiese, e 387.500 (156.600 ettari) erano stati comprati dagli Arabi.
Le analisi degli acquisti di terre tra il 1880 ed il 1948 mostrano che il
73% degli appezzamenti ebraici fu comprato da latifondisti, non da poveri
fellahin. [29] Tra coloro che avevano venduto le terre c'erano i sindaci di
Gaza, Gerusalemme e Giaffa. As'ad elShuqeiri, un dotto religioso mussulmano
e padre del presidente dell'OLP Ahmed Shuqeiri, ricevette denaro ebraico per
la sua terra. Anche Re Abdullah affitto' terre agli Ebrei. Di fatto, molti
capi del movimento nazionalista arabo, compresi i membri del Consiglio
Supremo Mussulmano, vendettero terra agli Ebrei. [30]

04.f. MITO

"I Britannici hanno aiutato i Palestinesi a convivere pacificamente con gli
Ebrei"

04.f. FATTI

Nel 1921, Haj Amin el-Husseini comincio' per primo ad organizzare piccoli
gruppi di squadre suicide (i "fedayin") per terrorizzare gli Ebrei. Haj Amin
sperava di ripetere il successo di Kemal Ataturk in Turkia scacciando gli
Ebrei dalla Palestina proprio come Kemal aveva scacciato gli invasori greci
dal suo paese. [31] I radicali arabi poterono diventare influenti perche'
l'amministrazione britannica fu poco disposta ad agire contro di loro in
modo efficace finche' alla fine non si rivoltarono contro il dominio
britannico.

Il Colonnello Richard Meinertzhagen, ex capo del Servizio Segreto Militare
britannico al Cairo, e poi Supremo Responsabile Politico per la Palestina e
la Siria, scrisse nel suo diario che i funzionari britannici "propendono per
l'esclusione del Sionismo in Palestina".

I Britannici incoraggiarono i Palestinesi ad attaccare gli Ebrei. Secondo
Meinertzhagen, il Colonnello Waters Taylor (consigliere finanziario
dell'Amministrazione Militare in Palestina tra il 1919 ed il 1923)
s'incontro' con Haj Amin alcuni giorni prima di Pasqua [quella cristiana,
visto che il termine originale e' "Easter" e non "Passover" - Liang], nel
1920, e gli disse che "a Pasqua aveva una grande opportunita' per mostrare
al mondo ... che il Sionismo era impopolare non soltanto
nell'Amministrazione della Palestina, ma anche a Whitehall, e che se
disordini di sufficiente violenza fossero scoppiati a Gerusalemme a Pasqua,
sia il Generale Bols (Sommo Amministratore in Palestina) che il Generale
Allenby (Comandante delle Forze Egiziane tra il 1917 ed il 1919, e poi Alto
Commissario per l'Egitto) avrebbero sostenuto l'abbandono della Dimora
Ebraica. Waters-Taylor spiego' che solo attraverso la violenza si sarebbe
ottenuta la liberta". [32]

Haj Amir diede ascolto al colonnello ed istigo' una rivolta. I Britannici
ritirarono da Gerusalemme i loro soldati e la polizia ebraica, consentendo
alla marmaglia araba di attaccare gli Ebrei e di saccheggiare i loro
esercizi. A causa del manifesto ruolo di Haj Amin nell'istigazione del
pogrom, i Britannici decisero di arrestarlo. Ma Haj Amin riusci' a fuggire,
e fu condannato in contumacia a 10 anni di reclusione.

L'anno dopo, alcuni arabisti britannici convinsero l'Alto Commissario
Herbert Samuel di graziare Haj Amin e di nominarlo Mufti'. Di contro,
Vladimir Jabotinsky e diversi altri suoi seguaci, che avevano formato
un'organizzazione di difesa ebraica durante la rivolta, furono condannati a
15 anni di reclusione. [33]

Samuel s'incontro' con Haj Amin l'11 Aprile 1921, e fu rassicurato "che
l'influenza della sua famiglia, e la sua personale, sarebbero state dirette
verso la tranquillita'". Tre settimane dopo, dei tumulti a Giaffa ed altrove
lasciarono 43 morti ebrei. [34]

Haj Amin consolido' il suo potere ed assunse il controllo di tutti i fondi
religiosi mussulmani in Palestina. Egli uso' la sua autorita' per ottenere
il controllo sulle moschee, le scuole ed i tribunali religiosi. Nessun Arabo
poteva conseguire una posizione influente mancando di lealta' verso il
Mufti'. Il suo potere era tanto assoluto che "nessun Mussulmano in Palistina
avrebbe potuto nascere o morire senza che lo sapesse Haj Hamin". [35] Gli
sgherri del Mufti' si assicurarono inoltre che egli non incontrasse
opposizione uccidendo sistematicamente i Palestinesi dei clan rivali che
discutevano su come cooperare con gli Ebrei.

Come portavoce degli Arabi palestinesi, Haj Amin non chiese che la Gran
Bretagna desse loro l'indipendenza. Al contrario, in una lettera a Churchill
del 1921, egli chiese che la Palestina fosse riunita alla Siria ed alla
Transgiordania. [36]

Gli Arabi scoprirono che il tumultuare era un'efficace arma politica a causa
del lassismo britannico verso la violenza contro gli Ebrei. Ad ogni tumulo,
i Britannici fecero tutto quel che poterono per impedire agli Ebrei di
proteggersi, ma fecero poco o nulla per impedire agli Arabi di attaccarli.
Dopo ogni rivolta, una commissione d'inchiesta britannica avrebbe cercato di
stabilire le cause della violenza. La conclusione era sempre la stessa: gli
Arabi avevano paura di essere sloggiati dagli Ebrei. Per frenare i tumulti,
la commissione raccomandava di porre dei limiti all'immigrazione ebraica.
Cosi' gli Arabi si resero conto che potevano sempre frenare l'afflusso degli
Ebrei inscenando un tumulto.

Questo ciclo inizio' dopo una serie di tumulti nel Maggio 1921. Dopo aver
mancato di proteggere la comunita' ebraica dalle masnade arabe, i Britannici
nominarono la Commissione Haycraft per investigare sulla causa della
violenza. Sebbene la commissione avesse concluso che ad aggredire erano
stati gli Arabi, razionalizzo' la caus dell'attacco: "La causa fondamentale
dei tumulti fu un sentimento tra gli Arabi di scontento ed ostilita' verso
gli Ebrei, per motivi politici ed economico, e legato all'immigrazione
ebraica, ed al loro concetto di politica sionista ..." [37]. Una conseguenza
della violenza fu l'istituzione di un bando temporaneo all'immigrazione
ebraica.

Il timore degli Arabi di essere "sloggiati" o "dominati" fu usato come scusa
per i loro spietati attacchi ai pacifici insedianti ebraici. Notate inoltre
che tali tumultu non furono ispirati da fervore nazionalistico - dei
nazionalisti si sarebbero ribellati contro i loro dominiatori britannici -
bensi' da inimicizia ed incomprensioni razziali.

Nel 1929 dei provocatori arabi riuscirono a convincere le masse che gli
Ebrei avevano delle mire sul Monte del Tempio (una tattica che sarebbe stata
riutilizzata in numerose occasioni, la piu' recente delle quali nell'anno
2000 EV, dopo la visita di Ariel Sharon). Un rito religioso presso il Muro
Occidentale, che fa parte del Monte del Tempio, fu il catalizzatore di un
tumulto arabo antiebraico che trabocco' da Gerusalemme verso altre citta' e
villaggi, come Safed ed Hebron.

Un'altra volta, l'Amministrazione britannica non fece nulla per prevenire la
violenza e, dopo che essa comincio', i Britannici non fecero nulla per
proteggere la popolazione ebraica. Dopo sei giorni di caos, alla fine gli
Inglesi portarono delle truppe per estinguere i disordini. Ma allora
praticamente tutta la popolazione ebraica di Hebron era fuggita od era stata
uccisa. 133 Ebrei furono uccisi e 399 feriti nei pogrom. [38]

Dopo la fine dei tumulti, i Britannici ordinarono un'indagine che diede come
frutto il Libro Bianco di Passfield. Esso disse che "l'immigrazione, gli
acquisti di terre e le politiche di insediamento dell'Organizzazione
Sionista erano gia', o era probabile che divenissero, di pregiudizio agli
interessi arabi. Esso comprese le obbligazioni del Mandato verso la
comunita' non-ebraica come se significassero che le risorse palestinesi
dovessero essere riservate innanzitutto all'economia araba in crescita ..."
[39]. Questo ovviamente significava che non bisognava ridurre solo
l'immigrazione ebraica, ma anche gli acquisti di terre.

04.g. MITO

"Il Mufti non era antisemita"

04.g. FATTI

Nel 1941, Haj Amin al-Husseini volo' in Germania e s'incontro' con Adolf
Hitler, Heinrich Himmler, Joachim Von Ribbentrop ed altri capi nazisti. Egli
voleva convincerli ad estendere il programma antiebraico nazista al mondo
arabo.

Il Mufti invio' ad Hitler 15 bozze di dichiarazioni che voleva che la
Germania e l'Italia pronunciassero a proposito del Medio Oriente. Una
chiedeva ai due paesi di dichiarare l'illegaliita' della Dimora Ebraica in
Palestina. Inoltre, [cosi' proponeva la dichiarazione - Liang] "essi
accordavano alla Palestina e ad altri paesi arabi il diritto di risolvere il
problema degli elementi ebraici in Palestina e negli altri paesi arabi, in
accordo con gli interessi degli Arabi, e con il medesimo sistema con cui si
sta risolvendo il problema nei paesi dell'Asse". [40]

Nel Novembre 1941, il Mufti s'incontro' con Hitler, che gli disse che gli
Ebrei erano il suo piu' grande nemico. Il dittatore nazista pero' respinse
le richieste del Mufti di una dichiarazione in favore degli Arabi,
dicendogli che il tempo non era maturo. Il Mufti offri' ad Hitler i suoi
"ringraziamenti per la simpatia che aveva sempre mostrato per la causa araba
e specialmente quella palestinese, ed alla quale aveva dato chiara
espressione nei suoi discorsi pubblici ... Gli Arabi erano gli amici
naturali della Germania perche' avevano i suoi stessi nemici, cioe' ... gli
Ebrei ...". Hitler rispose:

"La Germania aveva dichiarato una guerra senza quartiere contro gli Ebrei.
Questo naturalmente significava opporsi alla dimora nazionale ebraica in
Palestina ... La Germania avrebbe fornito aiuto certo e concreto agli Arabi
che combattevano la medesima battaglia ... l'obbiettivo della Germania [e']
... soltanto la distruzione dell'elemento ebraico residente nella sfera
araba ... in quel momento il Mufti sara' il portavoce piu' autorevole del
mondo arabo". Il Mufti' non risparmio' i ringraziamenti ad Hitler. [41]

Nel 1945 la Iugoslavia cerco' di accusare il Mufti come criminale di guerra
per il suo ruolo nel reclutare 20.000 volontari mussulmani per le SS, che
parteciparono all'uccisione degli Ebrei in Croazia ed Ungheria. Ma egli
evase dalla Francia nel 1946 e continuo' la sua lotta antiebraica dal Cairo
prima e da Beirut poi. Egli mori' nel 1974 EV.

La famiglia Husseini continuo' ad avere un ruolo negli affari palestinesi
con Faisal Husseini (il Mufti era zio di suo padre), ritenuto uno dei
principali portavoce palestinesi nei Territori fino alla sua morte nel
Maggio 2001 EV.

04.h. MITO

"L'Irgun ha fatto saltare in aria l'Albergo Re Davide all'interno di
una campagna di terrore contro i civili"

04.h. FATTI

L'Albergo Re Davide era la sede del comando militare britannico e della
divisione britannica indagini criminali. L'Irguno lo scelse come bersaglio
dopo che le truppe britanniche invasero il 29 Giugno 1946 l'Agenzia Ebraica
confiscando grandi quantita' di documenti. All'incirca nello stesso momento,
piu' di 2.500 Ebrei di tutta la Palestina furono messi agli arresti. Le
informazioni sulle attivita' dell'Agenzia Ebraica, comprese le attivita'
spionistiche nei paesi arabi, furono portate all'Albergo Re Davide.
La settimana dopo, le notizie di un massacro di 40 Ebrei in un pogrom in
Polonia ricordavano agli Ebrei di Palestina come la restrittiva politica
britannica d'immigrazione avesse condannato a morte migliaia di loro.
Il capo dell'Irgun Menachem Begin accentuo' il desiderio di evitare vittime
civili, e disse di aver fatto tre telefonate: una all'albergo, un'altra al
Consolato Francese, ed una terza al "Palestine Post", avvertendo che
sarebbero presto scoppiate delle bombe nell'Albergo Re Davide.
Le telefonate furono fatte il 22 Luglio 1946. A quanto pare, la telefonata
all'albergo fu ricevuta ed ignorata. Begin cita un ufficiale britannico che
avrebbe rifiutato di evacuare l'edificio: "Non prendiamo ordini dagli
Ebrei". [42] Risultato: quando le bombe esplosero, il bilancio delle vittime
fu altissimo - 91 morti, 45 feriti. Tra le vittime c'erano 15 Ebrei. Poche
furono le persone dentro l'Albergo semplicemente ferite. [43]
Al contrario degli attacchi arabi contro gli Ebrei, che furono ampiamente
applauditi come azioni eroiche, il Consiglio Nazionale Ebraico sconfesso'
l'attentato dinameitardo dell'Albergo Re Davide. [44]
Per decenni i Britannici negarono di essere stati avvertiti. Ma nel 1979 EV
un parlamentare britannico porto' delle prove che l'Irgun aveva davvero
emesso l'avvertimento. Egli porto' la testimonianza di un ufficiale
britannico che aveva udito altri ufficiali al bar dell'Albergo Re Davide
scherzare su una minaccia sionista al quartier generale. L'ufficiale che
udi' la conversazione fuggi' immediatamente dall'albergo e sopravvisse. [45]
-Note:
[1] Aharon Cohen, Israel and the Arab World, (NY: Funk and Wagnalls, 1970),p. 172; Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to OurTime, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 146.[2] Moshe Auman, "Land Ownership in Palestine 1880-1948," in Michael Curtis,
et al., The Palestinians, (NJ: Transaction Books, 1975), p. 25.[3] Palestine Royal Commission Report (the Peel Report), (London: 1937), p.
300.[Henceforth Palestine Royal Commission Report].[4] Arieh Avneri, The Claim of Dispossession, (Tel Aviv: Hidekel Press,
1984), p. 28; and Yehoshua Porath, The Emergence of the Palestinian-ArabNational Movement, 1918-1929, (London: Frank Cass, 1974), pp. 17-18.
[5] Porath (1974), p. 18.[6] Cohen, p. 53.[7] Yehoshua Porath, Palestinian Arab National Movement: From Riots toRebellion: 1929-1939, vol. 2, (London: Frank Cass and Co., Ltd., 1977), pp.17-18, 39.[8] John Hope Simpson, Palestine: Report on Immigration, Land Settlement and
Development, (London, 1930), p. 126.[9] Palestine Royal Commission Report, p. 291.[10] Palestine Royal Commission Report, p. 242.
[11] George Lenczowski, American Presidents and the Middle East, (NC: DukeUniversity Press, 1990), p. 23.[12] Cohen p. 174.
[13] Dov Friedlander and Calvin Goldscheider, The Population of Israel, (NY:Columbia Press, 1979), p. 30.[14] Avneri, p. 254.[15] Curtis, p. 38.
[16] Avneri, pp. 264; Cohen p. 60.[17] Avneri, pp. 254-55.[18] Moshe Aumann, Land Ownership in Palestine 1880-1948, (Jerusalem:
Academic Committee on the Middle East, 1976), p. 5.[19] Shabtai Teveth, Ben-Gurion and the Palestinian Arabs: From Peace to
War, (London: Oxford University Press, 1985), p. 32.[20] Porath, pp. 80, 84.[21] Hope Simpson Report, p. 51.[22] Avneri, pp. 149-158; Cohen, p. 37; based on the Report on AgriculturalDevelopment and Land Settlement in Palestine by Lewis French, (December1931, Supplementary; Report, April 1932) and material submitted to thePalestine Royal Commission.[23] Netanel Lorch, One Long War, (Jerusalem: Keter, 1976), p. 27; Sachar,
p. 201.[24] Palestine Royal Commission Report (1937), p. 242.[25] Palestine Royal Commission (1937), pp. 241-242.[26] King Abdallah, My Memoirs Completed, (London, Longman Group, Ltd.,1978), pp. 88-89.[27] Porath (77), pp. 86-87.[28] Aumann, p. 13.[29] Abraham Granott, The Land System in Palestine, (London, Eyre andSpottiswoode, 1952), p. 278.[30] Avneri, pp. 179-180, 224-225, 232-234; Porath (77), pp. 72-73.
[31] Jon Kimche, There Could Have Been Peace: The Untold Story of Why WeFailed With Palestine and Again With Israel, (England: Dial Press, 1973), p.189.[32] Richard Meinertzhagen, Middle East Diary 1917-1956, (London: TheCresset Press, 1959), pp. 49, 82, 97.[33] Samuel Katz, Battleground-Fact and Fantasy in Palestine, (NY: BantamBooks, 1977), pp. 63-65; Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise
of Zionism to Our Time, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 97.[34] Paul Johnson, Modern Times: The World from the Twenties to the
Nineties, (NY: Harper & Row, 1983), p. 438.[35] Larry Collins and Dominique Lapierre, O Jerusalem!, (NY: Simon andSchuster, 1972), p. 52.
[36] Kimche, p. 211.[37] Ben Halpern, The Idea of a Jewish State, (MA: Harvard University Press,1969), p. 323.[38] Sachar, p. 174.
[39] Halpern, p. 201.[40] "Grand Mufti Plotted To Do Away With All Jews In Mideast," Response,(Fall 1991), pp. 2-3.[41] Record of the Conversation Between the Fuhrer and the Grand Mufti ofJerusalem on November 28, 1941, in the Presence of Reich Foreign Minister
and Minister Grobba in Berlin, Documents on German Foreign Policy,1918-1945, Series D, Vol. XIII, London, 1964, p. 881ff in Walter Lacquer and
Barry Rubin, The Israel-Arab Reader, (NY: Facts on File, 1984), pp. 79-84.[42] Menachem Begin, The Revolt, (NY: Nash Publishing, 1977), p. 224.
[43] J. Bowyer Bell, Terror Out Of Zion, (NY: St. Martin's Press), p. 172.[44] Anne Sinai and I. Robert Sinai, Israel and the Arabs: Prelude to the
Jewish State, (NY: Facts on File, 1972), p. 83.[45] Benjamin Netanyahu, ed., "International Terrorism: Challenge AndResponse," Proceedings of the Jerusalem Conference on InternationalTerrorism, July 2¬5, 1979, (Jerusalem: The Jonathan Institute, 1980), p. 45.
Photo Credits: Israeli Government National Photo Collection
Aialon
00Wednesday, October 3, 2007 4:39 PM
La Spartizione, di Mitchell G. Bard

[Miti da confutare]

05.a. "Le Nazioni Unite hanno spartito la Palestina in modo ingiusto".
05.b. "Il piano di spartizione ha dato agli Ebrei gran parte della terra, e
tutta quella coltivabile".
05.c. "Israele ha usurpato tutta la Palestina nel 1948".
05.d. "Agli Arabi palestinesi non e' mai stato offerto uno stato e percio' a
loro e' stato negato il diritto all'autodeterminazione".
05.e. "La maggioranza della popolazione della Palestina era araba; percio'
si sarebbe dovuto creare uno stato arabo unitario".
05.f. "Gli Arabi erano preparati a far compromessi per evitare spargimenti
di sangue".
05.g. "L'Unione Sovietica si e' vigorosamente opposta alla spartizione".
[I miti in dettaglio]05.a.

MITO

"Le Nazioni Unite hanno spartito la Palestina in modo ingiusto".

05.a. FATTI

Al termine della Seconda Guerra Mondiale divenne di dominio pubblico
l'ordine di grandezza dell'Olocausto. Questo ha reso piu' urgente la
richiesta di una soluzione alla questione della Palestina in modo che i
superstiti della "Soluzione Finale" di Hitler trovassero rifugio in una
patria loro.

I Britannici tentarono di formulare un accordo accettabile sia agli Arabi
che agli Ebrei, ma la loro insistenza sull'approvazione dei primi li
condanno' al fallimento perche' gli Arabi non avrebbero fatto alcuna
concessione. Essi percio' affidarono la questione alle Nazioni Unite nel
Febbraio 1947.

Le Nazioni Unite fondarono una Commissione Speciale sulla Palestina (UNSCOP)
per trovare una soluzione. I delegati di 11 nazioni (*) si recarono sul
posto e scoprirono un'altra volta quello che era evidente gia' da un pezzo:
le aspirazioni nazionali degli Ebrei e degli Arabi erano irrimediabilmente
incompatibili.

Gli atteggiamenti antitetici dei due gruppi "non potevano evitare di dare
l'impressione che gli Ebrei sapevano quel che era giusto ed erano pronti a
sostenere la loro causa davanti ad un qualsiasi tribunale imparziale, mentre
gli Arabi non erano certi che la loro causa fosse giusta, od avevano paura
di sottomettersi al giudizio delle nazioni". [1]

Sebbene gran parte dei membri della Commissione avessero riconosciuto la
necessita' di giungere ad un compromesso, fu difficile per loro formularne
uno a causa dell'intrattabilita' delle parti. Ad un incontro con un gruppo
di Arabi a Beirut, il membro cecoslovacco della Commissione disse ai suoi
interlocutori: "Ho ascoltato le vostre richieste e mi pare proprio che voi
concepiate cosi' il compromesso: 'Noi vogliamo tutte le nostre richieste
esaudite, ed agli altri va quel che resta'". [2]

Quando essi tornarono, i delegati di sette nazioni - Canada, Cecoslovacchia,
Guatemala, Paesi Bassi, Peru', Svezia ed Uruguay - raccomandarono la
formazione di due stati separati, arabo ed ebraico, legati da un'unione
economica, con Gerusalemme come citta' internazionalizzata. Tre nazioni -
India, Iran ed Iugoslavia - raccomandarono uno stato unitario diviso in
province arabe ed ebraiche. L'Australia si astenne.

Gli Ebrei di Palestina non erano contenti del piccolo territorio assegnato
loro, ne' erano felici di vedere Gerusalemme staccata dallo stato ebraico;
comunque, diedero il benvanuto al compromesso. Gli Arabi invece respinsero
le raccomandazioni dell'UNSCOP.

Il comitato ad hoc dell'Assemblea Generale dell'ONU respinse la richiesta
araba di uno stato arabo unitario. Il 29 Novembre 1947 fu percio' adottata a
maggioranza (33 a 13, 10 astenuti) la raccomandazione di maggioranza per la
spartizione. [3]

05.a. FRASE CELEBRE

"E' dura capire come potrebbe il mondo arabo, meno ancora gli Arabi di
Palestina, soffrire per quello che non e' altro che il puro riconoscimento
di un fatto compiuto - la presenza in Palestina di una comunita' ebraica
compatta, ben organizzata e virtualmente autonoma".

Editoriale del Times [4]

05.b. MITO

"Il piano di spartizione ha dato agli Ebrei gran parte della terra, e tutta
quella coltivabile".

05.b. FATTI

Il piano di spartizione fu a macchia di leopardo soprattutto perche' le
citta' ed i villaggi ebraici erano sparsi per tutta la Palestina. Questo non
complico' il piano quanto il fatto che l'alto livello di vita nelle citta'
ebraiche grandi e piccole aveva attirato una grande popolazione araba, il
che garantiva che ogni spartizione avrebbe prodotto uno stato ebraico che
avrebbe compreso una sostanziosa popolazione araba. Riconoscendo la
necessita' di consentire un'ulteriore insediamento ebraico, la proposta di
maggioranza attribui' agli Ebrei la terra nella parte settentrionale del
paese, la Galilea, ed il vasto ed ardo deserto del Negev a sud. Il resto
avrebbe dovuto formare lo stato arabo.

Questi confini si basavano solo sulla demografia, senza alcuna
considerazione per la sicurezza dello stato ebraico; percio' le frontiere
del nuovo stato erano virtualmente indifendibili.

A peggiorare ancora la situazione ci fu l'insistenza della maggioranza
dell'ONU che Gerusalemme fosse separata da ambo gli stati e fosse
amministrata come una zona internazionale. Quest'accordo lascio' piu' di
100.000 Ebrei a Gerusalemme isolati dal loro paese e circondati dallo stato
arabo.

I critici sostengono che le Nazioni Unite hanno dato agli Ebrei la terra
fertile, mentre agli Arabi fu attribuita terra collinosa ed arida. Questo
non e' vero. Circa il 60% dello stato ebraico doveva essere l'arido deserto
del Negev.

Gli Arabi erano la maggioranza della popolazione totale della Palestina -
1,2 milioni di Arabi contro 600.000 Ebrei. Gli Ebrei non ebbero mai la
possibilita' di divenire maggioranza nel paese a causa della restrittiva
politica d'immigrazione dei britannici. Di contro, gli Arabi erano liberi di
venire - e lo fecero in migliaia - per approfittare del rapido sviluppo
stimolato dall'insediamento sionista. Inoltre, gli Ebrei erano la
maggioranza nell'area attribuita loro dalla risoluzione ed a Gerusalemme.

Oltre a circa 600.000 Ebrei, 350.000 Arabi risiedevano nello stato ebraico
creato dalla spartizione. Circa 92.000 Arabi vivevano a Tiberiade, Safed,
Haifa e Bet Shean, ed altri 40.000 erano Beduini, molti dei quali vivevano
nel deserto. Il resto della popolazione araba era sparsa per tutto lo stato
ebraico ed occupava la maggior parte della terra coltivata. [5]

Secondo le statistiche britanniche della Ricognizione della Palestina del
1948, l'8,6% della terra dello stato ebraico era nel 1948 di proprieta' di
Ebrei, ed il 3,3% di Arabi israeliani. Un altro 16,9% fu abbandonato dagli
Arabi che lasciarono il paese. Il resto, piu' del 70%, era nelle mani della
potenza mandataria, e passo' al controllo israeliano dopo la partenza dei
Britannici. [6]

05.c. MITO

"Israele ha usurpato tutta la Palestina nel 1948"

05.c. FATTI

Quasi l'80% di quel che era la Palestina storica e la Dimora Nazionale
Ebraica, cosi' come definita dalla Societa' delle Nazioni, fu amputata dai
Britannici nel 1922 ed assegnata a quella che sarebbe divenuta la
Transgiordania. Li' fu proibito l'insediamento ebraico. Le nazioni unite
hanno spartito il restante 20% della Palestina in due stati. Con
l'annessione giordana della riva occidentale nel 1950, gli Arabi
controllavano circa l'80% del territorio del Mandato, mentre lo stato
ebraico ne possedeva un misero 17,5% (il resto era Gaza, occupata
dall'Egitto).

05.d. MITO

"Agli Arabi palestinesi non e' mai stato offerto uno stato e percio' a loro
e' stato negato il diritto all'autodeterminazione".

05.d. FATTI

La Commissione Peel concluse nel 1937 che l'unica risposta logica alle
aspirazioni contraddittorie degli Ebrei e degli Arabi era dividere la
Palestina in due stati separati, ebraico ed arabo. Gli Arabi rifiutarono il
piano perche' li obbligava ad accettare la creazione di uno stato ebraico,
ed imponeva ad alcuni Palestinesi di vivere sotto "il dominio ebraico". I
Sionisti si opposero ai confini stabiliti dal Piano Peel perche' essi
sarebbero stati confinati in poco piu' di un ghetto di 1.900 delle 10.310
miglia quadrate (4.921 kmq su 26.703) che restavano alla Palestina.
Comunque, i Sionisti decisero di negoziare con i Britannici, mentre gli
Arabi si rifiutarono di prendere in considerazione qualsiasi compromesso.

Di nuovo, nel 1939, il Libro Bianco britannico invocava la fondazione di uno
stato arabo in Palestina entro 10 anni, e la limitazione dell'immigrazione
ebraica a non piu' di 75.000 persone nei successivi cinque anni, dopodiche'
nessuno sarebbe stato ammesso in Palestina senza il consenso della
popolazione araba. Sebbene agli Arabi fosse stata data una concessione nel
campo dell'immigrazione ebraica, e fosse stata offerta loro l'indipendenza -
obiettivo dei nazionalisti arabi - essi rigettarono il Libro Bianco.

Con la spartizione, ai Palestinesi fu dato uno stato e l'opportunita' di
autodeterminarsi. Anche questo fu rifiutato.

05.e. MITO

"La maggioranza della popolazione della Palestina era araba; percio' si
sarebbe dovuto creare uno stato arabo unitario"

05.e. FATTI

Al tempo della risoluzione di spartizione del 1947, gli Arabi avevano la
maggioranza nella Palestina Occidentale nel suo complesso (1,2 milioni di
Arabi contro 600.000 Ebrei) [7]. Ma gli Ebrei erano la maggioranza nell'area
loro attribuita dalla risoluzione ed a Gerusalemme.

Prima del Mandato, nel 1922, la popolazione araba palestinese continuava a
diminuire; dopo, gli Arabi cominciarono a venire da tutti i paesi
circostanti; inoltre, la popolazione araba crebbe esponenzialemnte quando
gli insedianti ebraici migliorarono le condizioni sanitarie in Palestina.

La decisione di spartire la Palestina non era data solo dalla demografia;
era basata sulla conclusione che le rivendicazioni territoriali degli Ebrei
e degli Arabi erano inconciliabili, e che il compromesso piu' logico era la
creazione di due stati. Ironicamente, in quello stesso anno, il 1947, i
membri arabi delle Nazioni Unite sostennero la spartizione del subcontinente
indiano e la creazione del nuovo stato del Pakistan, prevalentemente
mussulmano.

05.f. MITO

"Gli Arabi erano preparati a far compromessi per evitare spargimenti di
sangue"

05.f. FATTI

Mentre si avvicinava il voto sulla spartizione, divenne evidente che poche
speranze c'erano per una soluzione politica ad un problema che andava oltre
la politica: l'indisponibilita' araba ad accettare uno stato ebraico in
Palestina ed il rifiuto dei Sionisti di accontentarsi di meno.
L'implacabilita' degli Arabi fu chiara quando i rappresentanti dell'Agenzia
ebraica David Horowitz ed Abba Eban fecero l'estremo sforzo di raggiungere
un compromesso in un incontro col Segretario della Lega Araba Azzam Pasha il
16 Settembre 1947. Pasha disse brutalmente loro:

"Il mondo arabo non e' dell'umore adatto al compromesso. Signor Horowitz, e'
probabile che il vostro piano sia razionale e logico, ma il destino delle
nazioni non e' deciso dalla logica razionale. Le nazioni non concedono, ma
combattono. Non avrete alcunche' con mezzi pacifici o col compromesso.
Magari avrete qualcosa, ma solo con la forza delle vostre armi. Noi
proveremo a sconfiggervi. Non sono certo che ci riusciremo, ma ci proveremo.
Siamo stati capaci di scacciare i Crociati, ma d'altronde abbiamo perso la
Spagna e la Persia. Potrebbe anche capitarci di perdere la Palestina. Ma e'
troppo tardi per parlare di soluzioni pacifiche" [8].

05.g. MITO

"L'Unione Sovietica si e' vigorosamente opposta alla spartizione"

05.g. FATTI

Dopo che i Britannici decisero di portare il problema palestinese all'ONU,
il consigliere sulla Palestina del Ministro degli Esteri Ernest Bevin chiese
ad un rappresentante dell'Agenzia ebraica perche' gli Ebrei avevano lasciato
che fossero le Nazioni Unite a decidere il destino della Palestina. "Non
sapete", egli disse, "che l'unica possibilita' perche' sia fondato uno stato
ebraico e' che gli USA e l'URSS siano d'accordo. Non e' mai accaduto. Non
puo' mai accadere. Non accadra' mai".

Ma nel Maggio 1947 il delegato sovietico Andrei Gromyko disse:

"Il fatto che nessuno stato dell'Europa occidentale sia stato capace di
garantire la difesa dei diritti elementari del popolo ebraico e di
proteggerlo dalla violenza dei boia fascisti spiega l'aspirazione degli
Ebrei di fondare il loro proprio stato. Sarebbe ingiusto non tenerne conto e
negare il diritto del popolo ebraico a realizzare quest'aspirazione" [9].

Alcuni mesi dopo, l'Unione Sovietica sostenne la spartizione e poi divenne
la seconda nazione che riconobbe Israele.

Note

[1] Aharon Cohen, Israel and the Arab World, (Boston: Beacon Press, 1976),
pp. 369-370.

[2] Cohen, p. 212.

[3] Favorevoli alla spartizione: Australia, Belgio, Bolivia, Brasile,
Bielorussia, Canada, Costa Rica, Cecoslovacchia, Danimarca, Repubblica
Dominicana, Ecuador, Francia, Guatemala, Haiti, Islanda, Liberia,
Lussemburgo, Olanda, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Panama, Paraguay,
Peru', Filippine, Polonia, Svezia, Ucraina, Unione Sudafricana, URSS,
USA, Uruguay, Venezuela.

Contrari alla spartizione: Afghanistan, Cuba, Egitto, Grecia, India, Iran,
Iraq, Libano, Pakistan, Arabia Saudita, Siria, Turchia, Yemen.

Astenuti: Argentina, Cile, Cina [cioe' Taiwan], Colombia, El Salvador,
Etiopia, Honduras, Messico, Gran Bretagna, Iugoslavia. Yearbook of the
United Nations, 1947-48, (NY: United Nations, 1949), pp. 246-47.

[4] London Times, (December 1, 1947).

[5] Cohen, p. 238.

[6] Moshe Aumann, "Land Ownership in Palestine, 1880-1948," in Michael
Curtis, et al., The Palestinians, (NJ: Transaction Books, 1975), p. 29,
quoting p. 257 of the Government of Palestine, Survey of Palestine.

[7] Arieh Avneri, The Claim of Dispossession, (NJ: Transaction Books, 1984),
p. 252.

[8] David Horowitz, State in the Making, (NY: Alfred A. Knopf, 1953), p.
233.

[9] United Nations General Assembly, First Special Session, May 14, 1947, UN
Document A/PV 77.

  • Australia, Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, India, Iran, Paesi Bassi,
    Peru', Svezia, Uruguay ed Iugoslavia.

    CONTINUA


  • Aialon
    00Wednesday, October 3, 2007 6:34 PM
    La Guerra del 1948, di Mitchell G. Bard

    Miti da confutare

    06.a. "Gli Ebrei hanno cominciato la prima guerra contro gli Arabi"
    06.b. "Il Piano Bernadotte Plan fu un'alternativa praticabile alla
    spartizione"
    06.c. "Gli Stati Uniti sono stati l'unica nazione ad aver criticato
    l'attacco arabo ad Israele"
    06.d. "E' stato il sostegno occidentale ad Israele a permettere agli Ebrei
    di conquistare la Palestina"
    06.e. "Il boicottaggio economico arabo ad Israele e' stato imposto dopo la
    guerra del 1948"

    [I miti in dettaglio]

    06.a. MITO

    "Gli Ebrei hanno cominciato la prima guerra contro gli Arabi"

    06.a. FATTI

    La violenza in Terrasanta esplose appena dopo l'annuncio della spartizione
    decisa dall'ONU il 29 Novembre 1947. Jamal Husseini, il portavoce dell'Alto
    Comitato Arabo, aveva gia' detto all'ONU prima del voto sulla spartizione
    che gli Arabi avrebbero inondato "il sangue del nostro amato paese con
    l'ultima goccia del nostro sangue" [1].

    La profezia di Husseini comincio' ad avverarsi dopo l'annuncio dell'ONU. Gli
    Arabi proclamarono uno sciopero di protesta ed sobillarono disordini che
    provocarono la morte di 62 Ebrei e 32 Arabi. Alla fine della seconda
    settimana, 93 Arabi, 84 Ebrei e 7 Inglesi erano stati uccisi, ed i feriti
    erano decine e decine. Tra il 30 Novembre ed il 1 Febbraio 1.427 Arabi, 381
    Ebrei e 46 Britannici vennero uccisi, e 1.035 Arabi, 725 Ebrei e 135
    Britannici furono feriti. Solo in Marzo, 271 Ebrei e 257 Arabi morirono in
    attacchi arabi e contrattacchi ebraici. [2]

    Il presidente dell'Alto Comitato Arabo disse che gli Arabi avrebbero
    "lottato per ogni pollice del loro paese". [3] Due giorni dopo, i
    sant'uomini dell'Universita' Al-Azhar del Cairo si rivolsero al mondo
    mussulmano per proclamare una jihad (guerra santa) contro gli Ebrei. [4]

    I primi attacchi su vasta scala cominciarono il 9 Gennaio 1948, quando circa
    mille arabi attaccarono le comunita' ebraiche della Palestina
    settentrionale. In Febbraio, i Britannici dissero che si erano infiltrati
    cosi' tanti arabi che non avevano le truppe necessarie per respingerli. [5]
    Di fatto, i Britannici cedettero basi ed armi agli irregolari arabi ed alla
    Legione Araba.

    Nella prima fase della guerra, che duro' dal 29 Novembre 1947 al 1 Aprile
    1948, gli Arabi palestinesi furono all'offensiva, con l'aiuto di volontari
    dei paesi vicini. Gli Ebrei subirono gravi perdite ed il passaggio su gran
    parte delle strade principali era impedito.

    Il 26 Aprile 1948, il Re di Transgiordania Abdullah disse:

    "Tutti i nostri sforzi per trovare una soluzione pacifica al problema della
    Palestina sono falliti. L'unica via che ci rimane e' la guerra. Avro' il
    piacere e l'onore di salvare la Palestina". [6]

    Il 4 Maggio 1948, la Legione Araba attacco' Kfar Etzion. I difensori li
    respinsero, ma la Legione torno' la settimana dopo. Due giorni dopo, gli
    insedianti, male armati ed inferiori di numero, furono sopraffatti. Molti
    difensori furono massacrati dopo che si erano arresi. [7] E questo prima
    dell'invasione degli eserciti arabi regolari che segui' la Dichiarazione
    d'Indipendenza d'Israele.

    Le Nazioni Unite diedero agli Arabi la colpa della violenza. La Commissione
    ONU per la Palestina non ebbe mai il permesso, ne' dagli Arabi ne' dai
    Britannici di recarsi in Palestina per attuare la risoluzione. Il 16
    Febbraio 1948 la Commissione riferi' al Consiglio di Sicurezza:

    < sfidando la risoluzione dell'Assemblea Generale e sono impegnati in uno
    sforzo deliberato per alterare con la forza la soluzione li' prefigurata.>>
    [8]

    Gli Arabi furono molto diretti nel prendersi la responsabilita' dell'inizio
    della guerra. Jamal Husseini disse al Consiglio di Sicurezza il 16 Aprile
    1948:

    < loro gli attaccanti, e che gli Arabi avevano iniziato i combattimenti. Non
    lo neghiamo. Avevamo detto al mondo intero che eravamo pronti a
    combattere>>. [9]

    Il comandante britannico della Legione Araba di Giordania, John Bagot Glubb,
    ammise:

    < Arabo cominciarono ad infiltrarsi in Palestina dalla Siria. Alcuni vennero
    attraverso la Giordania ed anche attraverso Amman ... Ma in realta' loro
    diedero il primo impulso alla rovina degli Arabi di Palestina>>. [10]

    Ad onta dello svantaggio in effettivi, organizzazione ed armi, gli Ebrei
    cominciarono a prendere l'iniziativa nelle settimane dal 1 Aprile fino alla
    Dichiarazione d'Indipendenza il 14 Maggio. L'Hagana catturo' diverse grandi
    citta' tra cui Tiberiade ed Haifa, ed apri' temporaneamente la strada per
    Gerusalemme.

    La risoluzione di spartizione non e' mai stata sospesa od abrogata. Percio'
    Israele, lo Stato Ebraico in Palestina, nacque il 14 Maggio, quando i
    Britannici lasciarono alla fine il paese. Cinque eserciti arabi (Egitto,
    Siria, Transgiordania, Libano ed Iraq) invasero immediatamente Israele. Le
    loro intenzioni furono dichiarate da Azzam Pasha, Segretario Generale della
    Lega Araba: < di cui si parlera' come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate>>. [11]

    06.b. MITO

    "Il Piano Bernadotte Plan fu un'alternativa praticabile alla spartizione"

    06.b. FATTI

    Nell'estate del 1948, il Conte Folke Bernardotte fu inviato dalle Nazioni
    Unite in Palestina per mediare una tregua e tentare di negoziare un
    compromesso. Il piano di Bernardotte chiedeva allo Stato ebraico di
    consegnare il Negev e Gerusalemme alla Transgiordania in cambio della
    Galilea occidentale. Questo piano era simile ai confini che erano stati
    proposti prima del voto sulla spartizione, e che tutte le parti avevano
    rifiutato. Ora la proposta veniva offerta dopo che gli Arabi erano andati in
    guerra per impedire la spartizione ed era stato dichiarato uno stato
    ebraico. Sia gli Ebrei che gli Arabi rifiutarono il piano.

    Ironicamente, Bernardotte trovo' tra gli Arabi poco entusiasmo per
    l'indipendenza. Egli scrisse nel suo diario:

    "Gli Arabi palestinesi al momento non hanno una volonta' loro. Ne' hanno mai
    sviluppato un nazionalismo palestinese specifico. La domanda di uno stato
    arabo separato in Palestina e' pertanto relativamente debole. Semberebbe
    proprio che nelle circostanze attuali gran parte degli Arabi palestinesi
    sarebbe alquanto contenta di essere incorporata nella Transgiordania" [12]

    Il fallimento del piano Bernardotte giunse quando gli Ebrei cominciarono ad
    avere maggior successo nel respingere le forze arabe d'invasione e
    nell'espansione del loro controllo sui territori esterni ai confini della
    spartizione.

    06.c. MITO

    "Gli Stati Uniti sono stati l'unica nazione ad aver criticato l'attacco
    arabo ad Israele"

    06.c. FATTI

    Gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica e la maggioranza degli altri stati
    riconobbero Israele subito dopo ch'esso ebbe dichiarato la sua indipendenza
    il 14 Maggio 1948, ed accusarono gli Arabi di essere gli aggressori. Gli
    Stati Uniti proposero una risoluzione che accusasse gli Arabi di aver
    violato la pace.

    Il delegato sovietico Andrei Gromyko disse al Consiglio di Sicurezza il 29
    Maggio 1948:

    "Questa non e' la prima volta che gli Stati arabi, che hanno organizzato
    l'invasione della Palestina, hanno ignorato una decisione del Consiglio di
    Sicurezza o dell'Assemblea Generale. La delegazione dell'URSS ritiene
    essenziale che il consiglio affermi la sua opinione con maggior chiarezza e
    fermezza a proposito di quest'atteggiamento degli stati arabi verso le
    decisioni del Consiglio di Sicurezza". [13]

    La fase iniziale del conflitto termino' dopo che il Consiglio di Sicurezza
    ebbe minacciato il 15 Luglio di citare i governi arabi per aggressione ai
    sensi dello Statuto. Allora l'Hagana era stata ribattezzata Tzeva Ha-Hagana
    LeYisrael (o Tzaha"l - Forze di Difesa Israeliane) ed era riuscita a
    bloccare l'offensiva araba.

    06.d. MITO

    "E' stato il sostegno occidentale ad Israele a permettere agli Ebrei di
    conquistare la Palestina"

    06.d. FATTI

    Gli Ebrei hanno vinto la loro guerra d'indipendenza con scarso aiuto da
    Occidente. Anzi, essi hanno vinto ad onta degli sforzi di sminuire la loro
    forza militare.

    Sebbene gli Stati Uniti avessero sostenuto vigorosamente la risoluzione di
    spartizione, il Dipartimento di Stato non volle dare agli Ebrei i mezzi per
    difendersi. "Altrimenti", disse il Sottosegretario di Stato Robert Lovett,
    "gli Arabi potrebbero usare armi di origine americana contro gli Ebrei, o
    gli Ebrei potrebbero usarle contro gli Arabi". [14] Pertanto, il 5 Dicembre
    1947, gli USA imposero alla regione l'embargo sulle armi.

    Molti nel Dipartimento di Stato videro nell'embargo un altro mezzo per
    ostacolare la spartizione. Il Presidente Truman comunque lo appoggio'
    sperando che esso fosse un mezzo per evitare spargimenti di sangue. Questa
    era una grave ingenuita', dato il no britannico alla richiesta di Lovett di
    sospendere l'invio di armi agli Arabi ed i successivi accordi per fornire
    armi supplementari all'Iraq ed alla Transgiordania. [15]

    Gli Arabi non ebbero difficolta' ad ottenere tutte le armi di cui avevano
    bisogno. Infatti la Legione Araba della Giordania era armata ed addestrata
    dai Britannici, e comandata da un ufficiale britannico. Alla fine del 1948
    ed all'inizio del 1949, aerei britannici della RAF volarono insieme con
    degli squadroni egiziani lungo il confine israelo-egiziano. Il 7 Gennaio
    1949 degli aerei israeliani abbatterono quattro degli aerei britannici. [16]

    Invece gli Ebrei dovettero ricorrere al contrabbando delle armi,
    specialmente dalla Cecoslovacchia. Quando Israele dichiaro' la sua
    indipendenza nel Maggio 1948, l'esercito non aveva un solo cannone o carro
    armato. La sua aviazione era composta di nove aerei obsoleti. Sebbene
    l'Hagana avesse 60.000 combattenti addestrati, solo 18.900 furono
    mobilitati, armati e preparati al combattimento. [17] Alla vigilia della
    guerra, il capo delle operazioni Yigael Yadin disse a David Ben-Gurion: "Il
    meglio che ti posso dire e' che le nostre possibilita' sono solo al 50%".
    [18]

    La guerra araba per distruggere Israele falli'. A dire il vero, proprio a
    causa della loro aggressione, gli Arabi si trovarono con meno territorio di
    quello che avrebbero avuto se avessero accettato la spartizione.

    Ma il costo per Israele fu enorme. "Molti dei suoi campi piu' produttivi
    erano stati devastati e minati. I suoi agrumeti, per decenni la base
    dell'economia dello Yishuv [la comunita' ebraica], erano stati in gran parte
    distrutti". [19] Le spese militari totali erano state di circa 500 milioni
    di dollari. Peggio ancora, 6.373 Israeliani erano stati uccisi, circa l'1%
    di una popolazione ebraica di 650.000.

    Se l'Occidente avesse fatto rispettare la risoluzione di spartizione o dato
    agli Ebrei la capacita' di difendersi, molte vite avrebbero potuto essere
    salvate.

    I paesi arabi firmarono gli accordi d'armistizio con Israele nel 1949,
    iniziando con l'Egitto (24 Febbraio), proseguendo con il Libano (23 Marzo),
    la Giordania (3 Aprile) e la Siria (20 Luglio). L'Iraq fu l'unico paese che
    non firmo' un accordo con Israele, decidendo invece di ritirare le sue
    truppe e di consegnare il suo settore alla Legione Araba della Giordania.

    06.e. MITO

    "Il boicottaggio economico arabo ad Israele e' stato imposto dopo la guerra
    del 1948"

    06.e. FATTI

    Il boicottaggio arabo fu formalmente dichiarato dal Consiglio della neonata
    Lega Araba il 2 Dicembre 1945: "I prodotti ed i manufatti ebraici saranno
    ritenuti indesiderabili nei paesi arabi". A tutte " le istituzioni, le
    organizzazioni, i mercanti, i commissionari e gli individui" fu rivolto un
    appello a "rifiutarsi di commerciare in, distribuire o consumare prodotti o
    manufatti sionisti". [20] Come appare da questa dichiarazione, i termini
    "Ebreo" e "Sionista" sono stati usati dagli Arabi come sinonimi. Percio',
    ancor prima della fondazione d'Israele, gli stati arabi hanno dichiarato un
    boicottaggio economico contro gli Ebrei di Palestina.

    Il boicottaggio, cosi' come si e' evoluto dopo il 1948, e' diviso in tre
    componenti. La prima vieta commerci diretti tra Israele e le nazioni arabe.
    La seconda e' diretta alle societa' che fanno affari con Israele. La terza
    e' la lista nera delle compagnie che commerciano con altre che fanno affari
    con Israele.

    Una volta in lista, e' spesso difficile uscirne, dacche' la compagnia od un
    qualche garante arabo debbono iniziare la richiesta. Una ditta puo' ricevere
    la richiesta di dar prova di non far piu' affari con Israele oppure (od in
    aggiunta) di fare investimenti in paesi arabi uguali a quelli fatti prima in
    Israele. Un altro modo di uscire dalla lista nera e' ... la mazzetta! [21]

    L'obiettivo del boicottaggio e' stato quello di isolare Israele dai suoi
    vicini e dalla comunita' internazionale, e negargli del commercio che
    avrebbe potuto essere usato per accrescere la sua forza militare ed
    economica. Se ha senza dubbio isolato Israele ed ha separato lo Stato
    ebraico dai suoi mercati piu' naturali, il boicottaggio non e' riuscito a
    nuocere all'economia israeliana nella misura richiesta.

    Nel 1977 il Congresso ha proibito alle aziende americane di ottemperare al
    boicottaggio. Quando il Presidente Carter promulgo' la legge, egli disse che
    il "problema va al cuore del libero commercio tra le nazioni" e che la legge
    aveva lo scopo di "terminare le divisioni all'interno della societa'
    americana causate dal boicottaggio straniero verso i membri ebraici della
    nostra societa'". [22]

    La Lega Araba minaccio' di prendere posizione contro la nuova legge, che fu
    ritenuta parte di "una campagna di leggi e proposte di leggi isteriche ...
    che Israele ed il Sionismo mondiale stanno cercando di far rispettare non
    solo dagli USA, ma anche da alcuni paesi dell'Europa occidentale".

    Contrariamente all'affermazione che la legge avrebbe portato ad una drastica
    riduzione nel commercio americano col mondo arabo, le importazioni e le
    esportazioni sono cresciute notevolmente. Sono migliorate anche le piu'
    ampie relazioni diplomatiche e culturali. Eppure, alcune aziende americane
    sono state messe sulla lista nera per i loro rapporti con Israele. Inoltre,
    alcune altre nazioni hanno adottato leggi contro il boicottaggio, ma invece
    hanno aderito ad esso.

    La capacita' d'Israele di raggiungere il suo pieno potenziale economico e'
    stata ostacolata per decenni dall'azione della Gran Bretagna, del Giappone e
    di altri paesi che hanno collaborato col boicottaggio.

    Il 30 Settembre 1994 i sei stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo
    annunciarono che essi non avrebbero piu' sostenuto la seconda componente del
    boicottaggio, che vieta il commercio con aziende che fanno affari con
    Israele. In un incontro a Taba, in Egitto, il 7 e l'8 Febbraio 1995, i
    responsabili del commercio di Egitto, Stati Uniti, Giordania e Palestina
    firmarono un documento congiunto - la Dichiarazione di Taba - che appoggiava
    "tutti gli sforzi per terminare il boicottaggio di Israele".

    Dopo la firma degli accordi di pace tra Israele e l'OLP e la Giordania, il
    boicottaggio si e' gradualmente sbriciolato. La Lega Araba fu costretta ad
    annullare diversi incontri sul boicottaggio convocati dai padroni di casa
    siriani a causa dell'opposizione di paesi come il Kuwait, il Marocco e la
    Tunisia. Il boicottaggio primario - che vieta rapporti diretti tra i paesi
    arabi ed Israele - si e' lentamente incrinato dato che nazioni come il
    Qatar, l'Oman ed il Marocco hanno iniziato a trattare con Israele. Inoltre,
    pochi paesi al di fuori del Medio Oriente continuano ad obbedire al
    boicottaggio. Per esempio, il Giappone ha accresciuto il suo commercio con
    Israele in modo esponenziale da quando e' iniziato il processo di pace con
    Israele. Pero' il boicottaggio rimane tuttora tecnicamente in vigore e
    diversi paesi, specialmente l'Arabia Saudita, continuano ad applicarlo.

    --
    Note:

    [1] J.C. Hurewitz, The Struggle For Palestine, (NY: Shocken Books, 1976),
    p. 308.
    [2] Facts on File Yearbook, (NY: Facts on File, Inc., 1948), p. 231.
    [3] New York Times, (December 1, 1947).
    [4] Facts on File 1948, p. 48.
    [5] Facts on File 1947, p. 231.
    [6] Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to Our
    Time, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 322.
    [7] Netanel Lorch, One Long War, (Jerusalem: Keter Books, 1976), p. 47;
    Ralph Patai, ed., Encyclopedia of Zionism and Israel, (NY: McGraw Hill,
    1971), pp. 307¬-308.
    [8] Security Council Official Records, Special Supplement, (1948), p. 20.
    [9] Security Council Official Records, S/Agenda/58, (April 16, 1948), p.
    19.
    [10] John Bagot Glubb, A Soldier with the Arabs, (London: Staughton and
    Hodder, 1957), p. 79.
    [11] Isi Leibler, The Case For Israel, (Australia: The Globe Press, 1972),
    p. 15.
    [12] Folke Bernadotte, To Jerusalem, (London: Hodder and Stoughton, 1951),
    p. 113.
    [13] Security Council Official Records, SA/Agenda/77, (May 29, 1948), p. 2.
    [14] Foreign Relations of the United States 1947, (DC: GPO, 1948), p. 1249.
    [d'ora in avanti FRUS].
    [15] Mitchell Bard, The Water's Edge And Beyond, (NJ: Transaction Books,
    1991), pp. 171¬175;
    FRUS, pp. 537¬39;
    Robert Silverberg, If I Forget Thee O Jerusalem: American Jews and the
    State of Israel, (NY: William Morrow and
    Co., Inc., 1970), pp. 366, 370;
    Shlomo Slonim, "The 1948 American Embargo on Arms to Palestine,"
    Political Science Quarterly, (Fall 1979), p. 500.
    [16] Sachar, p. 345.
    [17] Larry Collins and Dominique Lapierre, O Jerusalem!, (NY: Simon and
    Schuster, 1972), p. 352.
    [18] Golda Meir, My Life, (NY: Dell, 1975), pp. 213, 222, 224.
    [19] Sachar, p. 452.
    [20] Terence Prittie and Walter Nelson, The Economic War Against The Jews,
    (London: Corgi Books, 1977), p. 1;
    Dan Chill, The Arab Boycott of Israel, (NY: Praeger, 1976), p. 1.
    [21] Prittie and Nelson, pp. 47-48;
    Sol tern, "On and Off the Arabs' List," The New Republic, (March 27,
    1976), p. 9;
    Kennan Teslik, Congress, the Executive Branch and Special Interests,
    (CT: Greenwood Press, 1982), p. 11.
    [22] Bard, pp. 91-115.


    CONTINUA
    Aialon
    00Wednesday, October 3, 2007 6:35 PM
    Verso Suez, di Mitchell G. Bard

    Miti da confutare

    01. "I governi arabi erano pronti ad accettare Israele dopo la Guerra del 1948"
    02. "L'attacco militare israeliano non era stato provocato"
    03. "Israele e' stato usato da Francia e Gran Bretagna per promuovere i loro
    interessi imperialistici"
    04. "Durante il conflitto di Suez fu evidente il cieco appoggio degli Stati
    Uniti ad Israele"

    [I miti in dettaglio]

    01. MITO

    "I governi arabi erano pronti ad accettare Israele dopo la Guerra del 1948"

    01. FATTI

    Nell'autunno del 1948, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU chiese ad Israele
    ed agli stati arabi di negoziare un'armistizio. L'Egitto acconsenti', ma
    solo dopo che Israele ebbe messo in rotta il suo esercito spingendolo fino
    ad El Arish nel Sinai. In quel momento i Britannici erano pronti a difendere
    l'Egitto ai sensi di un trattato anglo-egiziano, ma piuttosto che accettare
    l'umiliazione dell'assistenza britannica, gli Egizi incontrarono gli
    Israeliani a Rodi.

    Il mediatore ONU Ralph Bunche li porto' tutti e due al tavolo della
    conferenza, ed avrebbe ricevuto poi il Nobel per la Pace. Egli li ammoni'
    che la delegazione che abbandonava i negoziati sarebbe stata incolpata del
    loro fallimento.

    Nell'estate del 1949, erano stati negoziati degli armistizi tra Israele ed
    Egitto, Giordania, Libano e Siria. L'Iraq, che aveva combattuto anch'esso
    contro Israele, rifiuto' di unirsi al gruppo. Bunche ebbe successo a Rodi
    perche' insisteva su colloqui bilaterali diretto tra Israele ed ogni singolo
    stato arabo.

    Nel frattempo, l'11 Dicembre 1948, l'Assemblea Generale adotto' una
    risoluzione che chiedeva alle parti di negoziare la pace e di creare una
    Commissione di Conciliazione per la Palestina, composta dagli Stati Uniti,
    dalla Francia e dalla Turchia. Tutte le delegazioni arabe votarono contro.

    Dopo il 1949, gli Arabi insistettero perche' Israele accettasse i confini
    della risoluzione di spartizione del 1947 e rimpatriasse i profughi
    palestinesi, prima di negoziare la fine della guerra che LORO avevano
    iniziato. Questo era un nuovo approccio che avrebbero usato dopo le
    sconfitte successive: la dottrina della guerra a responsabilita' limitata.
    Secondo questa dottrina, un aggressore puo' respingere una soluzione di
    compromesso e scommettere su una guerra per conseguire tutto, sapendo che,
    anche se perde, puo' chiedere che venga ripristinato lo status quo.

    02. MITO

    "L'attacco militare israeliano non era stato provocato"

    02. FATTI

    L'Egitto aveva mantenuto il suo stato di belligeranza con Israele anche dopo
    la firma dell'armistizio. La prima dimostrazione di cio' fu la chiusura del
    Canale di Suez alle navi israeliane. Il 9 Agosto 1949, la Commissione Mista
    d'Armistizio accolse il reclamo israeliano contro il blocco illegale del
    canale da parte dell'Egitto. Il negoziatore Ralph Bunche dichiaro': "Ci
    dovrebbe essere libero movimento per le navi in buona fede e non dovrebbe
    essere consentito il rimanere di alcun vestigio del blocco bellico, dato che
    contraddice sia la lettera che lo spirito degli accordi armistiziali". [1]

    Il 1 Settembre 1951 il Consiglio di Sicurezza ordino' all'Egitto di aprire
    il Canale alle navi israeliane. L'Egitto rifiuto' di obbedire.

    Il Ministro degli Esteri egiziano, Muhammad Salah al-Din, disse all'inizio
    del 1954:

    "Il popolo arabo non ha remora a dichiarare: 'Non saremo soddisfatti che
    dalla completa cancellazione d'Israele dalla mappa del Medio Oriente'". [2]

    Nel 1955 il Presidente dell'Egitto Gamal Abdel Nasser comincio' ad importare
    armi dal Blocco sovietico per accumulare il suo arsenale per il confronto
    con Israele. A breve termine, pero' impiego' una nuova tattica per
    proseguire la guerra dell'Egitto contro Israele. Egli annuncio' il 31 Agosto
    1955:

    "L'Egitto ha deciso di inviare i suoi eroi, i discepoli del Faraone ed i
    figli dell'Islam, e costoro ripuliranno la terra di Palestina ... Non ci
    sara' pace sul confine israeliano perche' noi esigiamo vendetta, e la
    vendetta e' la morte d'Israele". [3]

    Questi "eroi" erano i terroristi arabi, o Fedayin, addestrati ed
    equipaggiati dai servizi segreti egizi per intraprendere attacchi ostili
    lungo il confine ed infiltrarsi in Israele per commettere sabotaggi ed
    omicidi. I Fedayin operavano soprattutto da basi in Giordania, in modo che
    fosse la Giordania a subire le rappresaglie israeliane, che non mancavano
    mai. Gli attacchi terroristici violavano le clausole dell'armistizio che
    vietavano l'inizio delle ostilita' da parte di forze paramilitari; eppure,
    fu Israele ad essere condannato dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU per i
    suoi contrattacchi.

    L'escalation continuo' con il blocco egiziano degli Stretti di Tiran, e con
    la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di Nasser nel Luglio 1956.
    Il 14 Ottobre, Nasser chiari' il suo intento:

    "Non sto combattendo solo contro Israele. Il mio compito e' liberare il
    mondo arabo dalla distruzione portata attraverso gli intrighi israeliani,
    che hanno le loro radici all'estero. Il nostro odio e' fortissimo. Non ha
    senso parlare di pace con Israele. Non c'e' proprio spazio alcuno per i
    negoziati". [4]

    Meno di due settimane piu' tardi, il 25 Ottobre, l'Egitto firmo' un accordo
    tripartito con la Siria e la Giordania che pose Nasser a capo delle forze
    armate di tutti e tre.

    La continuazione del blocco del Canale di Suez e del Golfo di Aqaba alle
    navi israeliane, insieme con l'accrescersi degli attacchi dei Fedayin e la
    bellicosa delle recenti dichiarazioni arabe, convinsero Israele, col
    sostegno della Gran Bretagna e della Francia, ad attaccare l'Egitto il 29
    Ottobre 1956. L'attacco israeliano all'Egitto ebbe successo, con le forze
    israeliane che catturarono la Striscia di Gaza, gran parte del Sinai e Sharm
    al-Sheikh. Nei combattimenti mori' un totale di 231 soldati.

    L'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Abba Eban spiego' le
    provocazioni al Consiglio di Sicurezza il 30 Ottobre:

    "Nei sei anni in cui e' stata in vigore questa belligeranza in barba
    all'armistizio, ci sono stati 1.843 rapine a mano armata e furti, 1.339
    scontri con le forze armate egizie, 435 casi di incursioni dal territorio
    controllato dagli Egizi, 172 sabotaggi perpetrati da unita' militari
    egiziane e dai Fedayin in Israele. Come risultato di questi atti di
    ostilita' egizi dentro Israele, 364 Israeliani furono feriti, e 101 uccisi.
    Solo nel 1956, come risultato di quest'aspetto dell'aggressione egizia, sono
    stati uccisi 28 Israeliani e 127 sono stati feriti. [5]

    Uno dei motivi per cui queste incursioni erano tanto intollerabili per
    Israele fu che il paese aveva scelto di creare un esercito permanente
    relativamente piccolo e di affidarsi soprattutto alle riserve in caso di
    guerra. Questo significava che Israele aveva una piccola forza pronta a
    combattere in caso d'emergenza, e che le minacce che provocavano la
    mobilitazione delle riserve possono virtualmente paralizzare il paese, e che
    l'attacco iniziale del nemico dev'essere contenuto per il tempo necessario a
    completare la mobilitazione.

    03. MITO

    "Israele e' stato usato da Francia e Gran Bretagna per promuovere i loro
    interessi imperialistici"

    03. FATTI

    Eisenhower era riuscito a persuadere i Britannici ed i Francesi a non
    attaccare l'Egitto dopo la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di
    Nasser in Luglio. Quando nelle settimane successive l'accordo sull'uso del
    Canale si dimostro' efficace, divenne sempre piu' difficile giustificare
    un'azione militare. Eppure, i Francesi ed i Britannici volevano
    disperatamente rimettere Nasser al suo posto e riconquistare quel bene
    strategico.

    I Francesi si erano avvicinati sempre piu' al nuovo governo israeliano, dal
    punto di vista politico, diplomatico e militare. Difatti, nei successivi due
    decenni, i Francesi sarebbero divenuti il principale fornitore d'armi
    d'Israele. L'atteggiamento britannico verso Israele era cambiato poco dal
    periodo del Mandato. L'amarezza che rimaneva dalla battaglia lunga quasi tre
    decenni contro i Sionisti, insieme con la perdurante alleanza con la
    Giordania, scoraggiavano ogni cambio di politica.

    Ma i Francesi conclusero comunque, che potevano usare il timore israeliano
    di un'aggressione egiziana e la prosecuzione del blocco dome pretesto per il
    loro attacco contro Nasser, ed i Britannici non potevano perder l'occasione
    di aggregarvisi.

    Percio' le tre nazioni si accordarono infine su un piano in cui Israele
    avrebbe paracadutato delle truppe presso il Canale ed avrebbe mandato le sue
    forze corazzate attraverso il deserto del Sinai. I Britannici ed i Francesi
    allora avrebbero richiesto ad entrambi i contendenti di ritirarsi dalla zona
    del canale, pensando che gli Egiziani avrebbero rifiutato. A quel punto, le
    truppe britanniche e francesi sarebbero state inviate a "proteggere" il
    canale.

    Dal punto di vista israeliano, la prosecuzione del blocco del Canale di Suez
    e del Golfo di Aqaba, insieme con la crescita degli attacchi dei Fedayi, e
    la bellicosita' delle recenti affermazioni arabe, rendevano la situazione
    intollerabile. Piuttosto che continuare a combattere con i terroristi una
    guerra d'attrito ed aspettare che Nasser ed i suoi alleati riuscissero ad
    accumulare forze sufficienti per una nuova guerra, Ben-Gurion decise di
    lanciare un attacco preventivo. Egli pensave che il sostegno britannico e
    francese lo avrebbe riparato dall'opposizione degli Stati Uniti. Aveva
    torto. [6]

    04. MITO

    "Durante il conflitto di Suez fu evidente il cieco appoggio degli Stati
    Uniti ad Israele"

    04. FATTI

    Il Presidente Dwight Eisenhower fu turbato dal fatto che Israele, Francia e
    Gran Bretagna avevano segretamente pianificato la campagna per sfrattare
    l'Egitto dal Canale di Suez. Il non aver Israele avvertito gli Stati Uniti
    delle sue intenzioni, insieme con l'aver ignorato le richieste americane di
    non entrare in guerra, produssero tensione tra i paesi. Gli Stati Uniti in
    seguito si unirono all'Unione Sovietica (ironicamente, poco dopo che i
    Sovietici ebbero invaso l'Ungheria) in una campagna per costringere Israele
    a ritirarsi. Questo comprendeva una minaccia d'interruzione di tutta
    l'assistenza americana, di sanzioni ONU e dell'espulsione dall'ONU (vedi il
    carteggio tra Ben Gurion ed Eisenhower).

    La pressione americana porto' alla ritirata israeliana dalle aree che aveva
    conquistato senza ottenere alcuna concessione dagli Egiziani. Questo semino'
    i semi della Guerra del 1967.

    Una delle ragioni per cui Israele cedette fu l'assicurazione che egli diede
    al Primo Ministro David Ben Gurion. Prima di evacuare Sharm al-Sheikh, il
    punto strategico che guardava gli Stretti di Tiran, Israele strappo' una
    promessa che gli Stati Uniti avrebbero mantenuto la liberta' di navigazione
    sulla via d'acqua. [7] Inoltre, Washington sponsorizzo' una risoluzione ONU
    che creava la Forza d'Emergenza delle Nazioni Unite per sorvegliare i
    territori abbandonati dalle forze israeliane.

    La guerra sospese temporaneamente le attivita' dei Fedayin; pero', esse
    furono rinnovate alcuni anni dopo da un gruppo di organizzazioni
    terroristiche con radi legami tra loro che divenne noto come
    l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).

    --
    Note:

    [1] Eliezer Ereli," The Bat Galim Case Before the Security Council," Middle
    Eastern Affairs, (April 1955), pp. 108-9.

    [2] Al-Misri, (April 12, 1954).

    [3] Middle Eastern Affairs, (December 1956), p. 461.

    [4] Middle Eastern Affairs, (December 1956), p. 460.

    [5] Security Council Official Records, S/3706, (October 30, 1956), p. 14.

    [6] Mitchell Bard, The Complete Idiot's Guide to Middle East Conflicts. NY:
    MacMillan, 1999, pp. 208-209.

    [7] Janice Gross Stein and Raymond Tanter, Rational Decision Making:
    Israel*s Security Choices ,(OH: Ohio State University, 1976), p. 163.
    Aialon
    00Wednesday, October 3, 2007 6:37 PM
    La Guerra dei Sei Giorni del 1967, di Mitchell G. Bard

    Miti da confutare

    01. "I Governi arabi erano pronti ad accettare Israele dopo la Guerra di
    Suez".
    02. "L'attacco militare israeliano non era stato provocato".
    03. "Nasser aveva il diritto di chiudere gli Stretti di Tiran alle navi
    israeliane".
    04. "Gli Stati Uniti hanno aiutato Israele a sconfiggere gli Arabi in sei
    giorni".
    05. "Israele attacco' la Giordania per catturare Gerusalemme".
    06. "Israele non avrebbe dovuto attaccare per primo".
    07. "Israele vide i territori che catturo' come terre conquistate ora parte
    d'Israele e non ebbe intenzione di negoziarne la restituzione".
    08. "Israele espulse dei pacifici paesani arabi dalla Cisgiordania ed ha
    impedito loro di tornare dopo la guerra".
    09. "Israele ha imposto restrizioni irragionevoli ai Palestinesi in
    Cisgiordania, a Gaza ed a Gerusalemme Est".
    10. "Durante la Guerra del 1967, Israele ha attaccato deliberatamente la
    nave americana Liberty".


    [I Miti in Dettaglio]

    01. MITO

    "I Governi arabi erano pronti ad accettare Israele dopo la Guerra di Suez".

    01. FATTI

    Israele ha sempre espresso il desiderio di negoziare con i suoi nemici. In
    un messaggio all'Assemblea Generale dell'ONU del 10 Ottobre 1960, il
    Ministro degli Esteri Golda Meir sfido' i capi arabi ad incontrarsi col
    Primo Ministro David Ben-Gurion per negoziare la pace. Nasser rispose il 15
    Ottobre dicendo che Israele stava cercando di gabbare il mondo, e ripetendo
    che il suo paese non avrebbe mai riconosciuto lo Stato ebraico [1].

    Gli Arabi furono altrettanto irremovibili nel loro rifiuto di negoziare una
    soluzione separata per i profughi. Come disse Nasser all'Assemblea della
    Repubblica Araba Unita il 26 Marzo 1964:

    "Israele e l'Imperialismo attorno a noi, che si confronta con noi, sono due
    cose separate. Ci sono stati dei tentativi di separarle per spezzare i
    problemi e presentarli in una luce immaginaria come se il problema d'Israele
    fosse il problema dei profughi, la cui soluzione risolverebbe anche il
    problema della Palestina e non rimarrebbe altro aspetto del problema da
    affrontare. Il pericolo di Israele e' nella sua stessa esistenza presente,
    ed in cio' che esso rappresenta [2].

    Intanto, la Siria usava le alture del Golan, che torreggiano ad oltre 3.000
    piedi [1.000 metri circa - Liang] sulla Galilea, per bersagliare le fattorie
    ed i villaggi israeliani. Gli attacchi siriani divennero sempre piu'
    frequenti nel 1965 e nel 1966, mentre la retorica di Nasser diveniva sempre
    piu' bellicosa: "Non entreremo in Palestina col suo suolo coperto di
    sabbia", disse l'8 Marzo 1965, "Ci entreremo col suo suolo fradicio di
    sangue" [3].

    Alcuni mesi dopo, Nasser espresse nuovamente le aspirazioni degli Arabi:
    "... il pieno ripristino dei diritti del popolo palestinese. In altre
    parole, noi vogliamo la distruzione dello Stato d'Israele. L'obbiettivo
    immediato: perfezionare la forza militare araba. Lo scopo nazionale: lo
    sradicamento d'Israele" [4].

    02. MITO

    "L'attacco militare israeliano non era stato provocato".

    02. FATTI

    Una combinazione di retorica araba bellicosa, comportamento minaccioso e,
    infine, un atto di guerra, non lascio' ad Israele altra scelta che l'azione
    preventiva. Per aver successo, Israele aveva bisogno della sorpresa. Se
    avesse atteso l'invasione araba, Israele si sarebbe trovato in svantaggio
    potenzialmente catastrofico.

    Mentre Nasser continuava a fare discorsi che minacciavano la guerra, gli
    attacchi terroristici Arabi crebbero di frequenza. Nel 1965 furono condotte
    35 incursioni contro Israele. Nel 1966 il numero crebbe a 41. Nei soli primi
    quattro mesi del 1967 furono lanciati 37 attacchi [5].

    Intanto, gli attacchi siriani contro i qibbutzim israeliani dalle Alture del
    Golan provocarono una ritorsione il 7 Aprile 1967, in cui gli aerei
    israeliani abbatterono sei Mig siriani. Poco dopo, l'Unione Sovietica - che
    aveva fornito aiuti militari ed economici sia alla Siria che all'Egitto -
    diede a Damasco delle informazioni che facevano credere ad una massiccia
    mobilitazione militare israeliana in preparazione di un attacco. Ad onta
    delle smentite israeliane, la Siria decise di ricorrere al trattato
    difensivo con l'Egitto.

    Il 15 Maggio, Giornata dell'Indipendenza Israeliana, le truppe egiziane
    cominciarono ad entrare nel Sinai e ad ammassarsi presso il confine
    israeliano. Entro il 18 Maggio le truppe siriane erano pronte a combattere
    sulle alture del Golan.

    il 16 Maggio Nasser ordino' alle Forze di Emergenza dell'ONU, disposte nel
    Sinai sin dal 1956, di ritirarsi. Senza interessare l'Assemblea Generale,
    come aveva promesso il suo predecessore, il Segretario Generale U Thant
    acconsenti'. Dopo il ritiro dell'UNEF, la Voce degli Arabi proclamo' (18
    Maggio 1967):

    "Oggi non esiste piu' una forza internazionale d'emergenza che protegga
    Israele. Noi non avremo piu' pazienza. Non ci lamenteremo piu' con l'ONU di
    Israele. Il solo metodo che adotteremo contro Israele sara' la guerra
    totale, che dara' come risultato lo sterminio dell'esistenza sionista" [6].

    Un'eco entusiasta fu udita il 20 Maggio dal Ministro della Difesa siriano
    Hafez Assad:

    "Ora le nostre forze sono affatto pronte non solo a respingere
    l'aggressione, ma ad iniziare lo stesso atto della liberazione, ed a far
    esplodere la presenza sionista nella patria araba. L'esercito siriano, con
    il dito sul grilletto, e' unito ... Io, da militare, credo che e' arrivato
    il momento per iniziare una battaglia di annichilimento" [7].

    Il 22 Maggio l'Egitto chiuse gli Stretti di Tiran a tutte le navi israeliane
    ed a tutte le navi dirette ad Eilat. Questo blocco interruppe l'unica via di
    approvigionamento con l'Asia e blocco' l'afflusso d'olio dal suo fornitore
    principale, l'Iran. Il giorno dopo, il Presidente Johnson espresse
    l'opinione che il blocco fosse illegale e tento' senza riuscirci di
    organizzare una flottiglia internazionale per forzarlo.

    Nasser ben sapeva che pressione stava applicando per forzare la mano ad
    Israele. Il giorno dopo aver predisposto il blocco, egli disse
    spavaldamente: "Gli Ebrei minacciano la guerra. Io rispondo: Benvenuti!
    Siamo pronti" [8].

    Praticamente tutti i giorni Nasser sfidava Israele a combattere. "Il nostro
    obbiettivo fondamentale sara' la distruzione d'Israele. Il popolo arabo vuol
    combattere", disse il 29 Maggio [9]. Il giorno dopo egli aggiunse: "Non
    accetteremo alcuna ... coesistenza con Israele ... Oggi il problema non e'
    lo stabilire la pace tra gli stati arabi ed Israele ... la guerra con
    Israele e' in corso dal 1948" [10].

    Re Hussein di Giordania firmo' un patto difensivo con l'Egitto il 30 Maggio.
    Nasser allora annuncio':

    "Gli eserciti di Egitto, Giordania, Siria e Libano sono piazzati ai confini
    d'Israele ... per rispondere alla sfida, mentre dietro di noi ci sono gli
    eserciti di Iraq, Algeria, Kuwait, Sudan e di tutta la nazione Araba.
    Quest'atto stupira' il mondo. Oggi sapranno che gli Arabi sono pronti alla
    battaglia, e l'ora critica e' arrivata. Noi abbiamo raggiunto lo stadio
    dell'azione seria e non delle dichiarazioni" [11].

    Il Presidente Abdur Rahman Aref dell'Iraq entro' nella mischia verbale:
    "L'esistenza di Israele e' un errore che dev'essere corretto. Questa e' la
    nostra opportunita' di spazzar via l'ignominia tra noi dal 1948. Il nostro
    obbiettivo e' chiaro - spazzar via Israele dalla carta geografica" [12]. Il
    4 Giugno, l'Iraq si uni' all'alleanza militare con l'Egitto, la Giordania e
    la Siria.

    La retorica araba fu accompagnata dalla mobilitazione delle forze armate
    arabe. Circa 250.000 soldati (circa la meta' dei quali nel Sinai), piu' di
    2.000 carri armati e 700 aeroplani accerchiavano Israele [13].

    In quel momento le forze israeliane erano state in allarme per tre
    settimane. Il paese non poteva rimanere in piena mobilitazione
    indefinitamente, ne' poteva consentire alla sua rotta attraverso il Golfo di
    Aqaba di essere interdetta. La migliore opzione di Israele era colpire per
    primo. Il 5 Giugno, fu dato l'ordine di attaccare l'Egitto.

    03. MITI

    "Nasser aveva il diritto di chiudere gli Stretti di Tiran alle navi
    israeliane".

    03. FATTI

    Nel 1956 gli Stati Uniti hanno dato ad Israele garanzia che essi
    riconoscevano il diritto dello Stato ebraico ad accedere agli Stretti di
    Tiran. Nel 1957, alle Nazioni Unite, 17 potenze marittime dichiararono che
    Israele aveva diritto di transitare per gli Stretti. Inoltre, il blocco
    navale violava la Convenzione sul Mare Territoriale e sulla Zona Contigua,
    che fu adottata dalla Conferenza ONU sulla Legge dei Mari il 27 Aprile 1958
    [14].

    La chiusura dello Stretto di Tiran fu il casus belli del 1967. L'attacco di
    Israele fu la reazione a questo primo colpo egiziano. Il Presidente Johnson
    lo riconobbe dopo la guerra (il 19 Giugno 1967):

    "Se un solo atto di follia fu piu' responsabile di ogni altro di
    quest'esplosione, quello fu l'annuncio della decisione arbitraria e
    pericolosa della chiusura dello Stretto di Tiran. Il diritto di passaggio
    marittimo innocente dev'essere assicurato ad ogni nazione [15].

    04. MITI

    "Gli Stati Uniti hanno aiutato Israele a sconfiggere gli Arabi in sei
    giorni".

    04. FATTI

    Gli Stati Uniti hanno tentato di impedire la guerra mediante negoziati, ma
    non poterono convincere Nasser o gli altri stati arabi a desistere dalle
    loro parole ed azioni bellicose. Ancora, poco prima della guerra, Johnson
    ammoni': "Israele non sara' solo se non decide di partire da solo" [16].
    Poi, all'inizio della guerra, il Dipartimento di Stato annuncio': "La nostra
    posizione e' neutrale in pensieri, parole, opere" [17].

    Inoltre, mentre gli Arabi stavano falsamente accusando gli USA di inviare
    rifornimenti ad Israele con un ponte aereo, Johnson impose un embargo delle
    armi alla regione (pure la Francia, l'altro fornitore principale di armi,
    aderi' all'embargo).

    Di contro, i Russi stavano inviando massicce quantita' di armi agli Arabi.
    Allo stesso tempo, gli eserciti di Kuwait, Algeria, Arabia Saudita ed Iraq
    stavano contribuendo con truppe ed armi ai fronti egiziano, siriano e
    giordano [18].

    05. MITO

    "Israele attacco' la Giordania per catturare Gerusalemme".

    05. FATTI

    Il Primo Ministro Levi Eshkol invio' un messaggio a Re Hussein dicendo che
    Israele non avrebbe attaccato la Giordania a meno che essa non avesse
    iniziato le ostilita'. Quando i radar giordani inquadrarono uno stormo di
    aeroplani che volavano dall'Egitto ad Israele, e gli Egizi convinsero
    Hussein che gli aerei erano loro, egli allora ordino' di bombardare
    Gerusalemme Est. Risulto' che gli aerei erano israeliani, e che stavano
    tornando dalla distruzione dell'aviazione egizia al suolo. Intanto, le
    truppe siriane ed irachene attaccavano la frontiera settentrionale
    israeliana.

    Se la Giordania non avesse attaccato, la condizione di Gerusalemme non
    sarebbe cambiata nel corso della guerra. Ma quando la citta' cadde sotto il
    fuoco, Israele dovette difenderla, e cosi' facendo, colse l'occasione di
    unificare la sua capitale una volta per tutte.

    06. MITO

    "Israele non avrebbe dovuto attaccare per primo".

    06. FATTI

    Dopo soli sei giorni di combattimenti, le forze israeliane irruppero
    attraverso le linee nemiche ed avevano la possibilita' di marciare sul
    Cairo, su Damasco e su Amman. Fu richiesto il cessate il fuoco il 10 Giugno.
    La vittoria giunse ad altissimo prezzo. Nell'attacco alle alture del Golan,
    Israele soffri' 115 morti - piu' o meno il numero degli Americani uccisi
    durante l'Operazione Tempesta nel Deserto. In tutto, Israele perse il doppio
    degli uomini (777 morti e 2.586 feriti) rispetto alla popolazione di quanto
    gli USA avessero perso in otto anni di guerra in Vietnam [19]. Inoltre, ad
    onta dell'incredibile successo della sua campagna dell'aria, l'Aviazione
    israeliana perse 46 dei suoi 200 caccia [20]. Se Israele avesse atteso che
    gli Arabi colpissero per primi, come sarebbe avvenuto nel 1973, e non avesse
    compiuto un attacco preventivo, il costo sarebbe stato certamente superiore
    e la vittoria non sarebbe stata garantita.

    07. MITO

    "Israele vide i territori che catturo' come terre conquistate ora parte
    d'Israele e non ebbe intenzione di negoziarne la restituzione".

    07. FATTI

    Alla fine della guerra, Israele aveva conquistato abbastanza territorio da
    piu' che triplicare l'area che controllava - da 8.000 a 26.000 miglia
    quadrate [da 20.700 a 67.300 kmq - Liang]. La vittoria consenti' ad Israele
    di unificare Gerusalemme. Le forze israeliane avevano inoltre catturato il
    Sinai, le alture del Golan, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. I leader
    israeliani si aspettarono davvero di poter negoziare un accordo di pace con
    i loro vicini che imponesse alcuni compromessi territoriali. Percio',
    anziche' annettere la Cisgiordania, fu creata un'amministrazione militare.

    Praticamente alla fine della guerra, Israele cominciao' le discussioni che
    mostravano la sua disponibilita' a negoziare la restituzione di almeno parte
    dei territori. Il fatto che Israele abbia poi restituito piu' del 90% dei
    territori vinti nella guerra difensiva dopo aver negoziato con i vicini
    prova che Israele e' sempre stato pronto a negoziare la terra per la pace.

    08. MITO

    "Israele espulse dei pacifici paesani arabi dalla Cisgiordania ed ha
    impedito loro di tornare dopo la guerra".

    08. FATTI

    Dopo che la Giordania ebbe lanciato il suo attacco il 5 Giugno, circa
    325.000 Palestinesi che vivevano in Cisgiordania sono fuggiti [21]. Questi
    erano cittadini giordani che si trasferirono da una parte di quella che
    consideravano la loro terra ad un'altra, soprattutto per non essere tra i
    due fuochi nemici.

    Un profugo palestinese che era amministratore in un campo UNRWA a Gerico
    disse che dei politici arabi avevano sparso dicerie nel campo. "Essi
    dicevano che tutti i giovani sarebbero stati uccisi. La gente udiva alla
    radio che questa non sarebbe stata la fine, ma solo l'inizio, cosicche' essi
    pensarono che forse sarebbe stata una lunga guerra e desiderarono trovarsi
    in Giordania" [22].

    Alcuni dei Palestinesi che partirono preferirono vivere in uno stato arabo
    piuttosto che sotto il governo militare israeliano. I membri delle varie
    fazioni dell'OLP fuggirono per evitare la cattura da parte degli Israeliani.
    Nils-Goeran Gussing, la persona nomintata dal Segretario Generale dell'ONU
    per investigare la situazione, scopri' che molti Arabi temevano inoltre di
    non poter piu' ricevere il denaro dai membri della famiglia che lavoravano
    all'estero [23].

    Le forze israeliane ordinarono ad una manciata di Palestinesi di andarsene
    per "motivi strategici e di sicurezza nazionale". In alcuni casi, fu loro
    concesso di tornare in pochi giorni, ed in altri Israele si offri' di
    aiutarli a sistemarsi altrove [24].

    Israele ora governava piu' di 750.000 Palestinesi - e la maggior parte di
    loro era ostile al governo. Nondimeno, piu' di 9.000 famiglie furono riunite
    nel 1967. In totale, piu' di 60.000 famiglie ebbero l'autorizzazione a
    tornare [25].

    09. MITO

    "Israele ha imposto restrizioni irragionevoli ai Palestinesi in
    Cisgiordania, a Gaza ed a Gerusalemme Est".

    09. FATTI

    Nessuna occupazione e' gradevole per chi la subisce, ma le autorita'
    israeliane tentarono di minimizzare l'impatto sulla popolazione. Don Peretz,
    che scrive spesso sulla situazione degli Arabi in Israele e critica
    aspramente il governo israeliano, visito' la Cisgiordania poco dopo la
    conquista da parte delle truppe israeliane. Egli trovo' che loro stavano
    tentando di ripristinare la vita normale e di impedire ogni incidente che
    avrebbe potuto incoraggiare gli Arabi a lasciare le loro case [26].

    Salvo che per la richiesta che i testi scolastici nei territori fossero
    purgati del linguaggio antiisraeliano ed antisemitico, le autorita'
    tentarono di non interferire con gli abitanti. Essi fornirono assistenza
    economica; per esempio, i Palestinesi della Striscia di Gaza vennero
    trasferiti dai campi a nuove case. Questo provoco' proteste da parte
    dell'Egitto, che non aveva fatto nulla per i profughi quando aveva il
    controllo della zona.

    Agli Arabi fu data liberta' di movimento. Fu loro concesso di viaggiare fino
    in Giordania e tornarne. Nel 1972 furono tenute le elezioni in Cisgiordania.
    Le donne ed i non-possidenti, che non potevano partecipare sotto il governo
    giordano, poterono allora votare.

    Agli Arabi di Gerusalemme Est fu data l'opzione tra il conservare la
    cittadinanza giordana od acquisire quella israeliana. Furono riconosciuti
    residenti della Gerusalemme unificata e fu dato loro il diritto di votare e
    concorrere al consiglio municipale. Inoltre, i luoghi santi mussulmani
    furono posti sotto la tutela di un Consiglio Mussulmano. Ad onta del
    significato del Monte del Tempio nella storia ebraica, agli Ebrei fu vietato
    pregarvi.

    Dopo la fine della Guerra dei Sei Giorni, il Presidente Johnson annuncio' la
    sua opinione sul passo successivo verso la fine del conflitto:

    "Certo, i soldati debbono essere ritirati; ma ci debbono essere anche
    diritti riconosciuti alla vita nazionale, progresso nella soluzione al
    problema dei rifugiati, liberta' di passaggio marittimo innocente,
    limitazioni alla corsa degli armamenti e rispetto per l'indipendenza
    politica e l'integrita' territoriale" [27].

    10. MITO

    "Durante la Guerra del 1967, Israele ha attaccato deliberatamente la nave
    americana Liberty".

    11. FATTI

    L'attacco israeliano alla nave americana Liberty fu un doloroso errore,
    attribuibile soprattutto all'essere accaduto nella confusione di una guerra
    totale nel 1967. Dieci indagini ufficiali americane e tre inchieste
    ufficiali israeliane hanno tutte stabilito definitivamente che l'attacco fu
    un tragico errore.

    L'8 giugno 1967, il quarto giorno della Guerra dei Sei Giorni, l'Alto
    Comando Israeliano ricevette dei rapporti per cui le truppe israeliane in El
    Arish erano bombardate dal mare, forse da una nave egizia, come era accaduto
    il giorno prima. Gli Stati Uniti avevano dichiarato qualche giorno prima,
    davanti alle Nazioni Unite, che non avevano forze navali a centinaia e
    centinaia di miglia dal fronte; pero' la nave americana Liberty, una nave
    spia americana con l'ordine di controllare i combattimenti, arrivo'
    nell'area, a 14 miglia dalla costa del Sinai, a causa di mancate
    comunicazioni americane, in quanto dei messaggi che ordinavano alla nave di
    non avvicinarsi a meno di 100 miglia non furono ricevuti. Gli Israeli
    sbagliarono credendo che quella fosse la nave che compiva i bombardamenti,
    ed aerei da guerra e navi torpediniere l'attaccarono, uccidendo 34 membri
    dell'equipaggio della Liberty e ferendone 171.

    Furono compiuti numerosi errori sia da parte americana che da parte
    israeliana. Per esempio, era stato riferito (erroneamente, si sarebbe
    scoperto) che la Liberty stava navigando a 30 nodi (ma furono ricalcolati e
    risultarono 28). La dottrina navale dell'epoca, non solo israeliana ma anche
    americana, presumeva che una nave tanto veloce fosse una nave da guerra.
    Israele aveva chiesto che le navi americane fossero allontanate dalla costa,
    oppure che gli venisse comunicata la precisa posizione delle navi americane
    [28]. La Sesta Flotta fu trasferita perche' il Presidente Johnson temeva di
    essere trascinato in un confrtonto con l'Unione Sovietica, ed egli aveva
    ordinato inoltre che nessun aereo fosse inviato vicino al Sinai.

    Secondo le memorie del Capo di Stato Maggiore Yitzchaq Rabin, vigeva
    l'ordine di attaccare qualsiasi nave non identificata sottocosta [29]. Il
    mare era calmo e la Corte Navale d'Inchiesta americana scopri' che la
    bandiera della Liberty era con ogni probabilita' pendula e non
    distinguibile. Inoltre, dei membri dell'equipaggio, tra cui il Comandante
    William McGonagle, testimoniarono che la bandiera fu abbattuta al primo od
    al secondo attacco.

    Un rapporto CIA sull'incidente, datato 13 Giugno 1967, scopri' inoltre che
    un pilota troppo zelante avrebbe potuto scambiare la Liberty per una nave
    egizia, la El Quseir. Dopo l'attacco aereo, le torpediniere israeliane
    identificarono la Liberty come una nave da guerra egiziana. Quando la
    Liberty comincio' a sparare agli Israeliani, essi risposero con i siluri,
    che uccisero 28 marinai.

    La convinzione che l'attacco fosse stato un tragico errore e' ulteriormente
    rinforzata da una nuova biografia di Yitzchaq Rabin (Dan Kurzman, Soldier of
    Peace: The Life of Yitzhak Rabin. NY: HarperCollins, 1998), che fu Capo di
    Stato Maggiore israeliano durante la guerra, che dice che gli Israeliani
    ebbero paura all'inizio di aver attaccato una nave sovietica, e di aver
    provocato i Sovietici ad entrare in guerra. Gli Israeliani furono sollevati
    quando scoprirono che si trattava di una nave americana, sebbene Rabin
    rimanesse preoccupato che l'errore avrebbe potuto mettere a repentaglio il
    sostegno americano per Israele [30].

    Una volta che gli Israeliani furono sicuri di quel che era accaduto, essi
    riferirono l'incidente all'ambasciata americana a Tel Aviv e si offrirono di
    fornire un elicottero agli Americani per permetter loro di volare alla nave
    ed ogni aiuto di cui avessero bisogno per evacuare i feriti e salvare la
    nave. L'offerta fu accettat ed un addetto navale americano fu portato in
    volo sulla Liberty.

    Molti dei superstiti della Liberty rimangono tuttora amareggiati, e sono
    convinti che l'attacco fu deliberato, come dicono nel loro sito web (
    www.halcyon.com/jim/ussliberty/ ) Nel 1991, i giornalisti Rowland
    Evans e Robert Novak diedero risalto alla loro scoperta di un Americano che
    disse di essere stato nella Sala in cui gli Israeliani presero la decisione
    di attaccare la nave americana - sapendo quel che facevano [31]. Di fatto,
    quella persona, Seth Mintz, scrisse una lettera al Washington Post il 9
    Novembre 1991 sostenendo che egli fu male citato da Evans e Novak e che
    l'attacco fu, di fatto, un caso di "identita' fraintesa". Inoltre, l'uomo di
    cui Mintz un tempo diceva di essere stato accanto a lui, un certo Generale
    Benni Matti, non esiste.

    Inoltre, contrariamente alle affermazioni per cui un pilota israeliano aveva
    identificato la nave come americana in una registrazione radio, nessuno ha
    mai mostrato quella registrazione. Di fatti, l'unico nastro esistente e'
    quello ufficiale dell'Aviazione israeliana, che mostra chiaramente che
    nessun'identificazione siffatta fu compiuta dai piloti israeliani prima
    dell'attacco. Esso inoltre indica che una volta che i piloti si
    preoccuparono dell'identita' della nave, dopo aver letto il suo numero sulla
    chiglia, essi interruppero l'attacco. I nastri non contengono alcuna
    affermazione che suggerisca che i piloti avessero visto una bandiera
    americana prima dell'attacco [32].

    Nessuno degli accusatori d'Israele puo' spiegare perche' Israele avrebbe
    deliberatamente atttaccato una nave americana in un momento in cui gli USA
    erano l'unico amico e sostenitore d'Israele al mondo. La confusione in una
    lunga catena di comunicazioni, che avvenne in un'atmosfera densa sia tra gli
    Americani che tra gli Israeliani (cinque messaggi dai Capi di Stato Maggiore
    Congiunti, diretti alla nave a cui ordinavano di starsene ad almeno 25
    miglia dalla costa egizia - anzi, gli ultimi quattro dicevano ad almeno 100
    miglia - arrivarono ad attacco finito) e' una spiegazione piu' probabile.

    Capitano spesso in guerra incidenti dovuti al "fuoco amico". Nel 1988 la
    Marina Americana abbatte' per errore un aereo passeggeri iraniano, uccidendo
    290 civili. Durante la Guerra del Golfo, 35 dei 148 Americani caduti in
    battaglia furono uccisi dal "fuoco amico". Nell'Aprile 1944, due elicotteri
    americani Black Hawk con grandi bandiere americane dipinte su ogni fianco
    furono abbattuti dagli F-15 dell'Aviazione americana in un giornata serena
    nella "no fly zone" dell'Iraq, uccidendo 26 persone. Difatti, il giorno
    prima dell'attacco alla Liberty, i piloti israeliani avevano accidentalmente
    bombardato una delle loro colonne corazzate a sud di Jenin, in Cisgiordania
    [33].

    L'Ammiraglio in congedo Shlomo Erell, che fu Capo di Stato Maggiore della
    Marina in Israele nel Giugno 1967, disse all'Associated Press (5 Giugno
    1977): "Nessuno si sarebbe mai sognato di trovar li' una nave americane.
    Nemmeno gli Americani sapevano dov'era la loro nave. Le autorita'
    qualificate ci avevano avvisato che non c'erano navi americane entro cento
    miglia".

    Il Segretario della Difesa Robert McNamara disse al Congresso il 26 Luglio
    1967: "E' la conclusione del corpo investigativo, comandato da un ammiraglio
    della Marina in cui noi abbiamo grande fiducia, che l'attacco non fu
    intenzionale".

    Nel 1987 McNamara ripete' la sua opinione che l'attacco fosse stato un
    errore, dicendo ad un ascoltatore che aveva chiamato il "Larry King Show"
    che egli non aveva visto nulla nei 20 anni successivi che gli facesse
    cambiare l'opinione che non c'era stato alcun "insabbiamento" [34].

    Israele si scuso' per la tragedia e pago' circa 13 milioni di dollari in
    riparazioni umanitarie agli USA ed alle famiglie delle vittime, secondo le
    cifre stabilite dal Dipartimento di Stato USA. La faccenda fu ufficialmente
    chiusa tra i due governi con uno scambio di note diplomatiche il 17 Dicembre
    1987.
    [Note]
    [1] Encyclopedia Americana Annual 1961, (NY: Americana Corporation, 1961),p. 387.[2] Yehoshafat Harkabi, Arab Attitudes To Israel, (Jerusalem: KeterPublishing House, 1972), p. 27.[3] Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to OurTime, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 616.[4] Samuel Katz, Battleground-Fact and Fantasy in Palestine, (NY: BantamBooks, 1985), pp. 10-11, 18.[5] Netanel Lorch, One Long War, (Jerusalem: Keter, 1976), p. 110.[6] Isi Leibler, The Case For Israel, (Australia: The Globe Press, 1972),p. 60.[7] Ibid.[8] Eban, p. 330.
    [9] Leibler, p. 60.[10] Leibler, p. 18.[11] Leibler, p. 60.[12] Leibler, p. 18.[13] Chaim Herzog, The Arab-Israeli Wars, (NY: Random House, 1982), p. 149.[14] United Nations Conference on the Law of the Sea, (Geneva: UNPublications 1958), pp. 132-134.[15] Yehuda Lukacs, Documents on the Israeli-Palestinian Conflict 1967-1983,(NY: Cambridge University Press, 1984), pp. 17-18; Abba Eban, Abba Eban,(NY: Random House, 1977), p. 358[16] Lyndon B. Johnson, The Vantage Point: Perspectives of the Presidency1963-1969, (NY: Holt, Rinehart and Winston, 1971), p. 293.
    [17] AP, (5 Giugno 1967).[18] Sachar, p. 629.[19] Katz, p. 3.[20] Jerusalem Post, (23 Aprile 1999).[21] Encyclopedia American Annual 1968, p. 366.
    [22] George Gruen, "The Refugees of Arab-Israeli Conflict," (NY: AmericanJewish Committee, Marzo 1969), p. 5.[23] Gruen, p. 5.[24] Gruen, p. 4.
    [25] Encyclopedia American Annual 1968, p. 366.[26] Don Peretz, "Israel's New Dilemma," Middle East Journal (Inverno 1968),pp. 45-46.
    [27] Lyndon B. Johnson, Public Papers of the President, (DC: GPO 1968), p.683.[28] Yitzhak Rabin, The Rabin Memoirs, CA: University of California Press,1996, pp. 110.[29] Rabin, p. 108-109.[30] Dan Kurzman, Soldier of Peace: The Life of Yitzhak Rabin, (NY:HarperCollins, 1998), pp. 224-227; Rabin, p. 108-109.[31] Washington Post, (6 Novembre 1991).[32] Hirsh Goodman, "Messrs. Errors and No Facts," Jerusalem Report
    (21 Novembre 1991).[33] Hirsh Goodman and Ze'ev Schiff, "The Attack on the Liberty," AtlanticMonthly (Settembre 1984).[34] "The Larry King Show" (per radio) (5 Febbraio 1987).
    Aialon
    00Wednesday, October 3, 2007 6:38 PM
    Tra le guerre, di Mitchell G. Bard

    Miti da confutare

    01. "Dopo la Guerra del 1967 Israele rifiuto' di trattare un accordo con gli Arabi".
    02. "Secondo la Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza, l'acquisizione
    di territori grazie alla Guerra del 1967 e' _inammissibile_".
    03. "La Risoluzione 242 chiaramente impone ad Israele di ritornare ai
    confini precedenti al 1967".
    04. "La Risoluzione 242 riconosce un diritto palestinese
    all'autodeterminazione".
    05. "Gli stati Arabi e l'OLP hanno accettato la Risoluzione 242, mentre
    Israele l'ha rifiutata".
    06. "I Palestinesi erano disposti a trattare un accordo dopo la Guerra dei Sei Giorni".



    I Miti in Dettaglio

    01. MITO

    "Dopo la Guerra del 1967 Israele rifiuto' di trattare un accordo con gli
    Arabi".

    01. FATTI

    Dopo la sua vittoria nella Guerra dei Sei Giorni, Israele spero' che gli
    stati arabi iniziassero trattative di pace. Israele segnalo' ai paesi arabi
    la sua disposizione ad abbandonare praticamente tutti i territori che aveva
    acquisito in cambio della pace. Come disse Moshe Dayan, Gerusalemme non
    aspettava che una telefonata dai capi arabi per iniziare i negoziati [1].

    Ma queste speranze furono spazzate via nell'Agosto 1967 quando i capi arabi
    che s'erano incontrati a Khartoum adottarono la formula dei "Tre No":

    "Re e presidenti hanno concordato di unificare gli sforzi a livello
    internazionale e diplomatico per eliminare le conseguenze dell'aggressione e
    per assicurare il ritiro delle forze d'aggressione israeliane dalle terre
    arabe, ma nei limiti a cui si impegnano gli stati arabi: niente pace con
    Israele, niente negoziati con Israele, niente riconoscimento d'Israele e
    mantenimento dei diritti del popolo palestinese nella sua nazione [2].

    Come scrisse l'ex-presidente d'Israele Chaim Herzog: "La speranza d'Israele
    che la guerra fosse giunta alla fine e che ora ci sarebbe stata la pace ai
    confini fu presto dissipata. Tre giorni dopo la conclusione delle ostilita',
    avvenne il primo grave incidente nel Canale di Suez" [3].

    02. MITO

    "Secondo la Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza, l'acquisizione di
    territori grazie alla Guerra del 1967 e' _inammissibile_".

    02. FATTI

    Il 22 NOvembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approvo'
    all'unanimita' la Risoluzione 242, che stabiliva i principi che avrebbero
    dovuto guidare i negoziati per un accordo di pace arabo-israeliano. Questa
    soluzione fu un compromesso tortuosamente negoziato tra proposte
    concorrenti. Esaminando cio' che fu scartato, cosi' come il linguaggio
    adottato, e' possibile discernere l'intento del Consiglio di Sicurezza.

    Il primo punto di cui parla la risoluzione e' l'"inammissibilita'
    dell'acquisizione di territorio mediante la guerra". Alcuni leggono la 242
    come se finisse qui e dimostrasse la necessita' del ritiro totale d'Israele
    dai territori. Al contrario, questa frase non fa questo, perche' il
    riferimento e' chiaramente diretto solo ad una guerra offensiva. Se cosi'
    non fosse, la risoluzione fornirebbe un incentivo all'aggressione. Se un
    paese ne attacca un altro, e l'aggredito respinge l'attacco e nel mentre
    acquisisce territorio, la prima interpretazione imporrebbe all'aggredito di
    restituire la terra che ha preso. Percio', l'aggressore avrebbe poco da
    perdere perche' sarebbe assicurato contro la principale conseguenza della
    sconfitta.

    Lo scopo ultimo della 242, come spiegato dal paragrafo 3, e' il
    raggiungimento di un "accordo pacifico ed accettato". Questo significa un
    accordo negoziato basato sui principi della risoluzione, anziche' uno
    imposto alle parti. Questa e' inoltre l'implicazione della Risoluzione 338,
    secondo Arthur Goldberg, l'ambasciatore americano che condusse la
    delegazione alle Nazioni Unite nel 1967 [4]. Quella risoluzione, adottata
    dopo la guerra del 1973, invocava l'inizio immediato dei negoziati tra le
    parti e contemporaneamente al cessate il fuoco.

    "Questa e' la prima guerra nella storia che e' finita con i vincitori che
    chiedono la pace e gli sconfitti la resa incondizionata" - Abba Eban [5].

    03. MITO

    "La Risoluzione 242 chiaramente impone ad Israele di ritornare ai confini
    precedenti al 1967".

    03. FATTI

    La clausola piu' controversa della Risoluzione 242 e' la richiesta di
    "ritiro delle forze armate israeliane da territori occupati nel recente
    conflitto". Questo e' collegato alla seconda espressione non ambigua che
    chiede la "fine di tutte le rivendicazioni o gli stati di belligeranza" ed
    il riconoscimento che "ogni Stato dell'area" ha il "diritto di vivere in
    pace in confini sicuri e riconosciuti libero da minacce od atti di forza".

    La risoluzione non fa del ritiro israeliano il prerequisito dell'azione
    araba. Inoltre, non specifica quanto territorio Israele debba cedere. Il
    Consiglio di Sicurezza non disse che Israele deve ritirarsi da "tutti i"
    territori occupati dalla guerra dei Sei Giorni. Questo era voluto. Il
    delegato sovietico voleva l'inclusione di queste parole e disse che la loro
    esclusione significava "che parte di questi territori poteva restare in mani
    israeliane". Gli stati arabi premettero perche' fosse inclusa la parola
    "tutti", ma questa richiesta fu respinta. Nondimeno essi affermarono che
    avrebbero letto la risoluzione come se avesse compreso la parola "tutti".
    L'ambasciatore britannico che abbozzo' la risoluzione approvata, Lord
    Caradon, dichiaro' dopo il voto: "Solo la risoluzione e' vincolante per noi,
    e le sue parole ci appaiono chiare" [6].

    Quest'interpretazione letterale, senza il "tutti" implicito, fu
    ripetutamente dichiarata quella corretta da tutti coloro che furono convolti
    nel suo abbozzo. Per esempio, il 29 Ottobre 1969, il Ministro degli Esteri
    britannico disse alla Camera dei Comuni che il ritiro previsto dalla
    risoluzione non sarebbe stato da "tutti i territori" [7]. Quando gli fu
    chiesto poi di spiegare la posizione britannica, Lord Caradon disse:
    "Sarebbe stato uno sbaglio chiedere ad Israele di ritornare alle sue
    posizioni del 4 Giugno 1967, dacche' tali posizioni erano indesiderabili ed
    artificiali" [8].

    Analogamente, l'ambasciatore Arthur Goldberg spiego': "Le rimarchevoli
    omissioni - che non erano accidentali - a proposito del ritiro sono le
    parole 'i' oppure 'tutti', e 'i confini del 5 Giugno 1967' ... La
    risoluzione parla di ritiro da territori occupati senza definire l'ampiezza
    del ritiro" [9].

    Le risoluzioni chiaramente richiedono ai paesi arabi di far pace con
    Israele. La condizione principale e' che Israele si ritiri da "territori
    occupati" nel 1967, che significa che Israele deve ritirarsi da alcuni,
    tutti o nessuno dei territori tuttora occupati. Dacche' Israele si e'
    ritirato dal 91% dei territori quando ha rinunciato al Sinai, esso ha gia'
    adempiuto parzialmente, se non completamente, ai suoi obblighi secondo la
    242.

    Gli stati arabi si opposero inoltre alla richiesta di "confini sicuri e
    riconosciuti" poiche' temevano che questo imponesse negoziati con Israele.
    La Lega araba lo ha esplicitamente rifiutato a Khartoum nell'Agosto 1967,
    quando proclamo' i suoi tre "no". L'ambasciatore Goldberg spiego' che questa
    frase fu espressamente inclusa perche' ci si aspettava che le parti
    facessero "correzioni territoriali nel loro accordo di pace che
    richiedessero meno del completo ritiro delle forze israeliane dai territori
    occupati, dacche' le precedenti frontiere israeliane si erano dimostrate
    notevolmente insicure".

    La questione, quindi, e' se Israele deve cedere ulteriore territorio. Ora
    che sono stati firmati accordi di pace con l'Egitto e la Giordania, ed
    Israele si e' ritirato al confine internazionale col Libano, le uniche
    controversie territoriali che rimangono sono quelle con i Palestinesi
    (neppure citati nella 242) e con la Siria.

    La controversia con la Siria e' a proposito delle alture del Golan. Il Primo
    Ministro Yitzchaq Rabin mostro' la disponibilita' a negoziare un compromesso
    in cambio della pace; ma il Presidente Hafez Assad si rifiuto' perfino di
    prendere in considerazione un limitato trattato di pace a meno che Israele
    non avesse previamente acconsentito al completo ritiro. Ma, secondo la 242,
    Israele non ha alcun obbligo di ritirarsi da alcuna parte del Golan in
    mancanza di un accordo di pace con la Siria.

    E' bene inoltre ricordare capire che altri stati arabi che continuano a
    mantenere uno stato di guerra con Israele, od hanno rifiutato ad Israele il
    riconoscimento diplomatico, come l'Arabia Saudita, l'Iraq e la Libia, non
    hanno controversie territoriali con Israele. Essi hanno nondimeno
    condizionato le loro relazioni (almeno a parole) al ritiro di Israele ai
    confini pre-1967.

    Sebbene siano ignorate dalla maggior parte degli analisti, la Risoluzione
    242 contiene altre disposizioni. Una di queste e' che sia garantita la
    liberta' di navigazione. Questa clausola fu inserita perche' una delle
    principali cause della Guerra del 1967 fu il blocco egizio dello Stretto di
    Tiran.

    04. MITO

    "La Risoluzione 242 riconosce un diritto palestinese
    all'autodeterminazione".

    04. FATTI

    I Palestinesi non sono affatto citati nella Risoluzione 242. Si allude
    soltanto a loro nel secondo comma del secondo articolo della 242, che invoca
    una "giusta soluzione al problema dei profughi". In nessun luogo essa chiede
    che siano concessi dei diritti politici od un territorio ai Palestinesi.
    Infatti, l'uso del termine generico "profugo" fu un deliberato
    riconoscimento che due erano i problemi di profughi prodotti dal conflitto -
    uno arabo ed uno ebraico. Nel caso di questi ultimi, non meno Ebrei
    fuggirono dai paesi arabi di quanti Palestinesi lasciarono Israele. Ma gli
    Ebrei non hanno ricevuto alcun indennizzo dai paesi arabi, ne' e' mai stata
    fondata un'organizzazione ONU per aiutarli.

    05. MITO

    "Gli stati Arabi e l'OLP hanno accettato la Risoluzione 242, mentre Israele
    l'ha rifiutata".

    05. FATTI

    Gli stati arabi hanno tradizionalmente sostenuto che accettavano la 242
    cosi' come la definivano, cioe' come se richiedesse il ritiro totale ed
    incondizionato di Israele dai territori occupati.

    In una dichiarazione all'Assemblea Generale del 15 Ottobre 1968, l'OLP,
    rifiutando la Risoluzione 242, disse che "l'implementazione della suddetta
    risoluzione portera' alla fine di ogni speranza di stabilire la pace e la
    sicurezza in Palestina e nel Medio Oriente".

    Di contro, l'ambasciatore Abba Eban espresse la posizione israeliana al
    Consiglio di Sicurezza il 1 Maggio 1968: "Il mio governo ha comunicato la
    sua accettazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza per la
    promozione di un accordo sulla fondazione di una pace durevole e giusta.
    Sono inoltre autorizzato a riaffermare che noi siamo disposti a cercare un
    accordo con ogni stato arabo su tutte le questioni comprese in quella
    risoluzione".

    Ci e' voluto quasi un quarto di secolo, ma l'OLP ha alla fine acconsentito a
    che le risoluzioni 242 e 338 fossero la base per i negoziati con Israele
    quando essa firmo' la Dichiarazione dei Principi nel Settembre 1993.

    06. MITO

    "I Palestinesi erano disposti a trattare un accordo dopo la Guerra dei Sei
    Giorni".

    06. FATTI

    La Lega Araba creo' l'Organizzazione della Liberazione della Palestina al
    Cairo nel 1964 come arma contro Israele. Fino alla Guerra dei Sei Giorni,
    l'OLP si impegno' in attacchi terroristici che aumentarono l'abbrivio verso
    il conflitto. Ne' l'OLP ne' alcun altro gruppo palestinese condussero una
    campagna volta a convincere la Giordania o l'Egitto a creare uno stato
    palestinese indipendente in Cisgiordania ed a Gaza. L'obbiettivo
    dell'attivismo palestinese era la distruzione d'Israele.

    Dopo che gli stati arabi furono sconfitti nel 1967, i Palestinesi non
    mutarono il loro obbiettivo fondamentale. Con un milione di Arabi venuti a
    trovarsi sotto dominio israeliano, alcuni Palestinesi credettero che fossero
    cresciute le prospettive di una guerra popolare di liberazione. A questo
    scopo, Yassir Arafat istigo' una campagna di terrorismo dalla Cisgiordania.
    Tra il Settembre ed il Dicembre 1967, furono intrapresi 61 attacchi, la
    maggior parte dei quali contro obbiettivi civili come fabbriche, cinema e
    case private [10].

    Le forze di sicurezza israeliane divennero pian piano piu' abili a stroncare
    i piani terroristici in Israele e nei territori. Di conseguenza, l'OLP
    comincio' a perseguire una diversa strategia - attaccare i bersagli ebraici
    ed israeliani all'estero. All'inizio del 1968, il primo di molti aerei fu
    dirottato da terroristi palestinesi.

    [Note]

    [1] Walter Lacquer, The Road to War, (London: Weidenfeld and Nicolson,
    1968), p. 297.

    [2] Yehuda Lukacs, Documents on the Israeli-Palestinian Conflict 1967-1983,
    (NY: Cambridge University Press, 1984), p. 213.

    [3] Chaim Herzog, The Arab-Israeli Wars, (NY: Random House, 1982), p. 195.

    [4] Jerusalem Post, (28 Maggio 1984).

    [5] Abba Eban, Abba Eban, (NY: Random House, 1977), p. 446.

    [6] Prosper Weil, "Territorial Settlement in the Resolution of November 22,
    1967," in John Moore, ed., The Arab-Israeli Conflict, (NJ: Princeton
    University Press, 1974), p. 321.

    [7] Eban, p. 452.

    [8] Beirut Daily Star (12 Giugno 1974).

    [9] Discorso ad una Conferenza Politica dell'AIPAC (8 Maggio 1973).

    [10] Netanel Lorch, One Long War, (Jerusalem: Keter, 1976), pp. 139-146.
    Aialon
    00Wednesday, October 3, 2007 6:39 PM
    La Guerra d'Attrito 1967-1970, di Mitchell G. Bard

    Miti da confutare

    01. "Israele fu il responsabile della Guerra d'Attrito".
    02. "L'Egitto termino' la Guerra d'Attrito e cerco' un qualche accomodamento
    con Israele, solo per vedere tali iniziative disprezzate da Gerusalemme".
    03. "L'Egitto espresse ripetutamente la disponibilita' di iniziare i
    negoziati di pace con Israele tra il 1971 ed il 1973. Il rifiuto israeliano
    di queste iniziative porto' alla Guerra del Kippur".


    I Miti in Dettaglio

    01. MITO

    "Israele fu il responsabile della Guerra d'Attrito".

    01. FATTI

    Gia' il 1 Luglio 1967 l'Egitto inizio' a bombardare le posizioni israeliane
    vicino al Canale di Suez. Il 21 Ottobre 1967, l'Egitto affondo' il
    cacciatorpediniere israeliano Eilat, causando 47 morti. Poco meno di un anno
    dopo, l'artiglieria egizia comincio' a bersagliare le posizioni israeliane
    lungo il Canale di Suez. E' da questo punto del 1968 che si fa abitualmente
    cominciare la guerra.

    Nasser credeva che poiche' la maggior parte delle forze armate israeliane
    consisteva di riservisti, esse non avrebbero potuto sostenere una guerra
    d'attrito prolungata. Egli credeva che Israele non sarebbe stato capace di
    sopportare il peso economico, e lo stillicidio di morti avrebbe nuociuto al
    morale d'Israele.

    La sanguinosa Guerra d'Attrito duro' circa due anni. Israele perse 15 aerei
    da combattimento, i piu' abbattuti da cannoni e missili antiaerei. Il numero
    dei morti tra il 15 Giugno 1967 e l'8 Agosto 1970 fu di 1.424 soldati ed
    oltre 100 civili. Altri 2.000 soldati e 700 civili furono feriti [1].

    02. MITO

    "L'Egitto termino' la Guerra d'Attrito e cerco' un qualche accomodamento con
    Israele, solo per vedere tali iniziative disprezzate da Gerusalemme".

    02. FATTI

    Nell'estate del 1970, gli Stati Uniti persuasero Israele ed Egitto ad
    accettare un cessate il fuoco. Il cessate il fuoco aveva l'intento di
    portare a negoziati sotto gli auspici dell'ONU. Israele dichiaro' che
    avrebbe accettato il principio di ritirarsi dai territori che aveva
    conquistato.

    Ma il 7 Agosto, i Sovietici e gli Egizi disposero dei sofisticati missili
    terra-aria SAM-2 e SAM-3 nella ristretta zona di 32 miglia [58 km - Liang]
    lungo la riva occidentale del Canale di Suez. Questa era una chiara
    violazione dell'accordo di cessate il fuoco, che vietava l'introduzione o la
    costruzione di ogni installazione militare nell'area.

    La rivista Time osservo' che la ricognizione americana "mostro' che i 36
    missili SAM-2 introdotti di soppiatto nella zona del cessate il fuoco
    costituiscono solo la prima linea del piu' massiccio sistema antiaereo mai
    creato" [2].

    Le foto dei satelliti del Dipartimento della Difesa mostrarono senza dubbio
    alcuno che i 63 siti SAM-2 vennero installati in una fascia di 78 miglia
    [125 km - Liang] tra le citta' di Ismailia e Suez. Tre anni dopo, questi
    missili fornirono la copertura aerea per l'attacco di sorpresa egizio contro
    Israele. Per illustrare l'impatto di quest'azione nella guerra del 1973,
    "del totale delle perdite aeree israeliane, il 40% avvenne nelle prime 48
    ore di guerra. Queste ammontavano al 14% delle forze aeree di prima linea
    israeliane" [3].

    Ad onta delle violazioni egiziane, i colloqui sponsorizzati dall'ONU
    ricominciarono - ulteriore prova che Israele era ansioso di progredire verso
    la pace. Ma i colluqui furono subito portati in un vicolo cieco dall'inviato
    speciale dell'ONU Gunnar Jarring, quando egli accetto' l'interpretazione
    egizia della Risoluzione 242 e chiese il ritiro totale d'Israele alle linee
    di demarcazione precedenti al 5 Giugno 1967.

    Su questa base, l'Egitto espresse la sua disponibilita' "ad entrare in un
    accordo di pace con Israele" in una lettera ad Jarring del 20 Febbraio 1971.
    Ma quest'apparente moderazione celava un immutato irredentismo egiziano ed
    un'indisponibilita' ad accettare una vera pace, come mostrato dalle
    fortissime riserve e precondizioni della lettera.

    Le parole cruciali su un "accordo di pace con Israele" non furono ne'
    pubblicate ne' trasmesse in Egitto. Inoltre, l'Egitto rifiuto' di iniziare
    colloqui diretti con lo Stato ebraico. Israele tento' almeno di trasformare
    la difficoltosa missione Jarring in colloqui indiretti indirizzando tutte le
    lettere non a Jarring, ma al governo egizio. Ma l'Egitto rifiuto' di
    accettarle.

    Appena dopo la lettera ad Jarring, Anwar Sadat, il nuovo presidente
    dell'Egitto, tenne un discorso davanti ad un incontro del Consiglio
    Nazionale Palestinese al Cairo. Egli promise sostegno all'OLP "sino alla
    vittoria" e dichiaro' che l'Egitto non avrebbe accettato la risoluzione 242
    [4].

    Cinque giorni dopo Sadat suggeri' che egli fosse pronto a far la pace con
    Israele. Mohammed Heikal, un confidente di Sadat e direttore del giornale
    semi-ufficiale Al-Ahram, scrisse:

    "La politica araba a questo punto ha solo due obbiettivi. Il primo e'
    l'eliminazione delle tracce dell'aggressione del 1967 attraverso un ritiro
    israeliano da tutti i territori che aveva occupato quell'anno. Il secondo e'
    l'eliminazione delle tracce dell'aggressione del 1848, attraverso
    l'eliminazione dello stesso Stato d'Israele. Questo e' pero' finora un
    obbiettivo astratto ed indefinito, ed alcuni di noi hano sbagliato a pensare
    prima al secondo passo che al primo" [5].

    03. MITI

    "L'Egitto espresse ripetutamente la disponibilita' di iniziare i negoziati
    di pace con Israele tra il 1971 ed il 1973. Il rifiuto israeliano di queste
    iniziative porto' alla Guerra del Kippur".

    03. FATTI

    Con il fallimento della missione Jarring, gli Stati Uniti intrapresero una
    nuova iniziativa. Essa proponeva un accordo transitorio israelo-egiziano,
    che chiedeva il parziale ritiro dello Stato ebvraico dal Canale di Suez e
    l'apertura della via d'acqua.

    Israele era disposto ad iniziare dei negoziati senza precondizioni, ma Sadat
    richiedeva che gli Israeliani acconsentissero, come parte di un accordo
    transitorio, a ritirarsi infine ai vecchi confini del 1967. Di fatto, Sadat
    stava cercando di garantirsi in anticipo l'esito dei "negoziati".

    [Note]

    [1] Nadav Safran, Israel The Embattled Ally, (MA: Harvard University Press,
    1981), p. 266.
    [2] Time (14 Settembre 1970).
    [3] John Pimlott, The Middle East Conflicts From 1945 to the Present, (NY:
    Crescent Books, 1983), p. 99.
    [4] Radio Cairo (27 Febbraio 1971).
    [5] Al-Ahram (25 Febbraio 1971).
    Aialon
    00Wednesday, October 3, 2007 6:42 PM
    La Guerra del Kippur del 1973, di Mitchell G. Bard

    Miti da confutare

    01. "Israele fu il responsabile della Guerra del 1973"
    02. "Il Presidente egiziano Anwar Sadat aveva acconsentito alle proposte di pace USA e non cercava la guerra"
    03. "L'Egitto e la Siria furono gli unici stati arabi coinvolti nella Guerra del 1973"
    04. "Israele maltratto' i soldati arabi catturati nella Guerra del 1973"
    05. "Le truppe israeliane rasero deliberatamente al suolo con i bulldozer e
    l'esplosivo l'intera citta' di Kuneitra prima di ritirarsi dall'area nel Giugno 1974"




    [I Miti in Dettaglio]

    01. MITO

    "Israele fu il responsabile della Guerra del 1973"

    01. FATTI

    Il 6 Ottobre 1973 - cioe' il 10 Tishre 5734, Yom Kippur, il giorno piu'
    santo del Calendario ebraico - l'Egitto e la Siria iniziarono un attacco a
    sorpresa congiunto contro Israele. L'equivalente di tutte le forze NATO in
    Europa fu ammassato ai confini d'Israele [1]. Sulle alture del Golan, circa
    180 carri armati israeliani erano opposti ad una falange di 1.400 carri
    armati siriani. Lungo il Canale di Suez, meno di 500 difensori israeliani
    furono attaccati da 80.000 Egiziani.

    Messo sulla difensiva durante i primi due giorni di combattimenti, Israele
    mobilito' le sue riserve ed alla fine respinse gli invasori e porto' la
    guerra nel profondo di Siria ed Egitto. Gli stati arabi furono rapidamente
    riforniti per mare e per aria dall'Unione Sovietica, che respinse gli sforzi
    americani di raggiungere un cessate il fuoco immediato. Come risultato, gli
    Stati Uniti iniziarono tardivamente il loro ponte aereo verso Israele. Dopo
    due settimane, l'Egitto fu salvato da una sconfitta disastrosa dal Consiglio
    di Sicurezza dell'Onu, che non aveva agito finche' gli Arabi erano sulla
    cresta dell'onda.

    L'Unione Sovietica non mostro' alcun interesse ad agire per la pace finche'
    sembrava che gli Arabi potessero vincere. E lo stesso valeva per il
    Segretario generale dell'ONU Kurt Waldheim (l'aver Waldheim prestato
    servizio durante la Seconda Guerra Mondiale in un'unita' dell'Esercito
    tedesco rea di crimini di guerra nei Balcani porto' al suo divieto di metter
    piede negli USA dopo che fu eletto Presidente dell'Austria).

    Il 22 Ottobre, il Consiglio di Sicurezza adotto' la Risoluzione 338, che
    ingiungeva "a tutte le parti dell'attuale conflitto di cessare il fuoco e di
    interrompere immediatamente ogni attivita' militare". Il voto giunse il
    giorno in cui le forze israeliane avevano circondato ed isolato la Terza
    Armata egiziana ed avrebbero potuto distruggerla [2].

    Ad onta del successo finale delle Forze di Difesa Israeliane sul campo di
    battaglia, la guerra fu considerata un insuccesso diplomatico e militare.
    Morirono 2.688 soldati israeliani in tutto.

    02. MITO

    "Il Presidente egiziano Anwar Sadat aveva acconsentito alle proposte di pace
    USA e non cercava la guerra"

    02. FATTI

    Nel 1971, il Presidente egiziano Anwar SAdat ventilo' la possibilita' di
    firmare un accodo con Israele, purche' tutti i territori occupati fossero
    restituiti dagli Israeliani. Non ci fu pero' alcun progresso verso la pace,
    cosicche', l'anno dopo, Sadat disse che la guerra fu inevitabile ed egli era
    pronto a sacrificare un milione di soldati nello scontro finale con Israele
    [3]. Quell'anno la sua minaccia non si concretizzo'.

    Per tutto il 1972 e gran parte del 1973, Sadat minaccio' la guerra a meno
    che gli USA non costringessero Israele ad accettare la sua interpretazione
    della Risoluzione 242 - cioe' il ritiro totale dai territori presi nel 1967.

    Nel contempo, il capo egizio portava avanti un'offensiva diplomatica in
    Europa ed Africa per ottenere sostegno per la sua causa. Egli si appello' ai
    Sovietici perche' premessero sugli Stati Uniti e perche' fornissero
    all'Egitto piu' armi offensive per attraversare il Canale di Suez. L'Unione
    Sovietica era piu' interessata a mantenere l'apparenza della distensione con
    gli Stati Uniti che in un confronto nel Medio Oriente; percio', essa
    respinse le richieste di Sadat. E Sadat reagi' espellendo di botto 20.000
    consiglieri sovietici dall'Egitto.

    In un'intervista dell'Aprile 1973, Sadat ammoni' nuovamente che avrebbe
    ricominciato la guerra [4]. Ma si trattava della stessa minaccia che aveva
    fatto nel 1971 e nel 1972, e la maggioranza degli osservatori rimase
    scettica.

    Gli Stati Uniti furono d'accordo con l'opinione d'Israele che l'Egitto
    avrebbe dovuto impegnarsi in negoziati diretti. La tregua sponsorizzata
    dagli USA aveva tre anni, ed il Segretario di Stato Henry Kissinger aveva
    aperto un nuovo dialogo per la pace nelle Nazioni Unite. Quasi tutti avevano
    fiducia che le prospettive di una nuova guerra fossero remote.

    Sadat reagi' acidamente all'iniziativa di Kissinger:

    "Gli Stati Uniti sono tuttora sotto pressione sionista. Gli occhiali che gli
    Stati Uniti hanno sugli occhi sono del tutto sionisti, opachi a qualsiasi
    cosa salvo cio' che vuole Israele. Questo noi non l'accettiamo [5].

    03. MITO

    "L'Egitto e la Siria furono gli unici stati arabi coinvolti nella Guerra del
    1973"

    03. FATTI

    Almeno nove stati arabi, tra cui quattro nazioni non medioorientali,
    aiutarono attivamente lo sforzo bellico egiziano-siriano.

    Pochi mesi prima della Guerra del Kippur, l'Iraq trasferi' in Egitto uno
    squadrone di aerei Hunter. Durante la Guerra, una divisione iraqena di circa
    18.000 uomini e diverse centinaia di carri armati fu dislocata nel Golan
    centrale e partecipo' all'attacco del 16 Ottobre contro le posizioni
    israeliane [6]. I Mig iraqeni cominciarono ad agire sulle alture del Golan
    gia' l'8 Ottobre, il terzo giorno di guerra.

    Oltre a fungere da mallevadori, l'Arabia Saudita ed il Kuwait impegnarono
    degli uomini in battaglia. Una brigata saudita di circa 3.000 soldati fu
    inviata in Siria, dove partecipo' ai combattimenti lungo la via che portava
    a Damasco. Inoltre, violando il bando di Parigi al trasferimento di armi di
    fabbricazione francese, la Libia invio' dei caccia Mirage in Egitto (tra il
    1971 ed il 1973, il Presidente libico Muammar Qaddafi diede al Cairo piu' di
    1 miliardo di dollari in aiuti per riarmare l'Egitto e per pagare i
    Sovietici per le armi consegnate) [7].

    "Tutti i paesi dovrebbero combattere una guerra contro i Sionisti, che sono
    qui per distruggere tutte le organizzazioni umane e per distruggere la
    civilta' ed il lavoro che i buoni stanno cercando di fare".

    - Re Faisal dell'Arabia Saudita, in Beirut Daily Star, 17 Novembre 1972.

    Altri paesi nordafricani risposero alle richieste arabe e sovietiche di
    aiutare gli stati in prima linea. L'Algeria invio' tre squadroni di aerei da
    caccia e da bombardamento, una brigata corazzata e 150 carri armati. Circa
    1.000-2.000 soldati tunisini vennero posti sul Delta del Nilo. Il Sudan
    dispose 3.500 soldati nell'Egitto meridionale, ed il Marocco invio' tre
    brigate in prima linea, tra cui 2.500 uomini in Siria.

    Le postazioni radar libanesi vennero usate dalla contraerea siriana. Il
    Libano consenti' inoltre ai terroristi palestinesi di bombardare gli
    insediamenti civili israeliani dal suo territorio. I Palestinesi
    combatterono sul fronte meridionale insieme con gli Egiziani ed i Kuwaitiani
    [8].

    Probabilmente, il partecipante meno entusiasta al conflitto di Ottobre fu
    probabilmente Re Hussein di Giordania, che sembra sia stato tenuto
    all'oscuro dei piani bellici egiziani e siriani. Ma Hussein mando due delle
    sue migliori unita' - la 40ma e la 60ma Brigata corazzata- in Siria. Questa
    forza si attesto' nel settore meridionale, difendendo la strada principale
    tra Damasco ed Amman, ed attaccando le posizioni israeliane lungo la via
    Kuneitra-Sassa il 16 Ottobre. Tre batterie di artiglieria giordane
    parteciparono inoltre all'attacco, compiuto da circa 100 carri armati [9].

    Il Ministro della Difesa siriano Mustafa Tlas riferi' all'Assemblea
    Nazionale siriana, nel Dicembre 1973, di questo esempio di "valore supremo"
    delle truppe siriane:

    "C'e' lo splendido caso di una recluta di Aleppo che ha ucciso 28 soldati
    ebrei tutti da solo, massacrandoli come pecore. Ne sono testimoni tutti i
    suoi compagni d'arme. Ne ha macellati tre con un'ascia e li ha decapitati
    ... Ha combattuto faccia a faccia con uno di loro, e gettando la sua ascia
    e' riuscito a spezzargli il collo ed a divorare la sua carne davanti ai suoi
    compagni. Questo e' un caso speciale. Devo proprio evidenziarlo per
    premiarlo con la Medaglia della Repubblica. Daro' questa medaglia ad ogni
    soldato che riesce ad uccidere 28 Ebrei, copriro' di apprezzamento ed onore
    il suo valore" [10].

    04. MITO

    "Israele maltratto' i soldati arabi catturati nella Guerra del 1973"

    04. FATTI

    Numerosi osservatori hanno riferito che il trattamento israeliano dei
    soldati arabi catturati era irreprensibile. Hugh Baker, rappresentante di
    Amnesty International, dichiaro': "Sono trattati bene ... sembra che stiano
    ricevendo le migliori cure mediche" [11].

    Poco dopo il suo rilascio, il colonnello siriano Atnon El-Kodar si lamento'
    di maltrattamenti da parte dei dottori israeliani, accusandoli di avergli
    amputato una gamba senza bisogno. Un corrispondente americano, Ed
    deFontaine, che aveva incontrato Kodar in un ospedale israeliano, penso' che
    il colonnello "avesse una memoria cortissima su cio' che si era fatto per
    salvargli la vita ... Egli mi disse che doveva la vita al dottore" [12].

    Di contro, i soldati israeliani catturati dalle truppe siriane ed egiziane
    furono maltrattati. Al momento della resa, dozzine di prigionieri di guerra
    israeliani furono uccisi, altri torturati in violazione della Convenzione di
    Ginevra sui Prigionieri di Guerra.

    Secondo un rapporto inviato alla Croce Rossa Internazionale dal Governo
    israeliano l'8 Dicembre 1973, i soldati israeliani scoprirono corpi di
    soldati israeliani sulle alture del Golan a cui avevano legato mani e piedi
    ed avevano cavato gli occhi. Essi erano stati uccisi con colpi a bruciapelo.

    Sul fronte egizio, secondo un rapporto inviato alla Croce Rossa il 9
    Dicembre 1973, i soldati israeliani non stavano per nulla meglio. I soldati
    che si arrendevano venivano pestati, fucilati, sessualmente abusati,
    ustionati ed affamati - e molti furono uccisi.

    Dopo la guerra, la Siria rifiuto' per mesi di fornire le liste dei
    prigionieri di guerra ad Israele, alla Croce Rossa od al Segretario di Stato
    americano Henry Kissinger.

    Il Sunday Times di Londra riferi' che gli ufficiali siriani avevano
    consegnato i prigionieri israeliani alle squadre militari d'interrogatorio
    sovietiche. "Gli interroganti ... hanno impiegato tecniche mediche e di
    altro tipo per spezzare la resistenza degli Israeliani", disse il Times
    [13].

    05. MITO

    "Le truppe israeliane rasero deliberatamente al suolo con i bulldozer e
    l'esplosivo l'intera citta' di Kuneitra prima di ritirarsi dall'area nel
    Giugno 1974"

    05. FATTI

    Kuneitra, una cittadina poco a nord del confine israelo-siriano, fu
    gravemente danneggiata sia nella guerra del 1967 che in quella del 1973.
    Nella Guerra del Kippur, fu bombardata e catturata dalle truppe siriane,
    ripresa dagli Israeliani e poi difesa contro gli intensi contrattacchi
    siriani. I carri armati scorrazzavano per la citta', tra gli edifici ed
    anche dentro. Kuneitra fu inoltre danneggiata dagli 81 giorni di duelli
    d'artiglieria che precedettero il disimpegno.

    La posizione strategica di Kuneitra vicino al confine israeliano si mostro'
    adattissima per le basi dell'esercito siriano, compresi i centri di comando
    e controllo dell'intera linea del fronte. La Siria concentro' in questa
    regione con capitale Kuneitra almeno meta' del suo esercito. Furono
    costruite installazioni militari, caserme, centri di supporto, depositi di
    carburante e munizioni. Come risultato, la fonte di sussistenza degli
    abitanti cambio' da un'agricoltura primitiva all'impiego militare.

    Molto prima dell'asserita distruzione della citta' da parte israeliana, il
    London Times riferi' che Kuneita, che una volta "aveva 17.000 residenti piu'
    una guarnigione siriana dell'esercito ... e' in rovina e deserta dopo sette
    anni di guerra ed abbandono. Essa pare una citta' del selvaggio West colpita
    da un terremoto ... Quasi tutti gli edifici sono gravemente danneggiati e
    decine sono crollati ..." [14].
    Note:[1] Chaim Herzog, The Arab-Israeli Wars, (NY: Random House, 1982), p. 230.[2] Herzog, p. 280.
    [3] Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to OurTime,(NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 747.
    [4] Newsweek, (9 Aprile 1973).[5] Radio Cairo, (28 Settembre 1973).[6] Trevor Dupuy, Elusive Victory: The Arab-Israeli Wars, 1947-1974, (NY:Harper & Row, 1978), p. 462.[7] Dupuy, p. 376; Herzog, p. 278; Nadav Safran, Israel The Embattled Ally,(MA: Harvard University Press, 1981), p. 499.[8] Herzog, p. 278, 285, 293; Dupuy, 534.
    [9] Herzog, p. 300.[10] Official Gazette of Syria, (11 Luglio 1974).[11] Jerusalem Post, (4 Gennaio 1974).
    [12] Group W Radio, (11 Giugno 1974).[13] London Times, (19 Maggio 1974).[14] London Times, (5 Maggio 1974).
    Aialon
    00Wednesday, October 3, 2007 6:43 PM
    I confini, di Mitchell G. Bard

    Miti da confutare

    01. "La creazione dello Stato d'Israele nel 1948 ha cambiato gli assetti
    politici e di confine tra stati indipendenti che sono esistiti per secoli".
    02. "Israele e' stato fin dalla creazione uno stato espansionista".
    03. "Israele ha sempre cercato di conquistare le terre arabe che si
    estendono dal Nilo all'Eufrate. C'e' perfino una mappa appesa alla
    Knesset che lo dimostra".
    04. "La Cisgiordania e' parte della Giordania".
    05. "Israele ha preso le alture del Golan in una guerra di aggressione".
    06. "Israele non ha necessita' strategica di mantenere il controllo
    militare sulle alture del Golan. L'adesione siriana al cessate il fuoco
    sul Golan prova che Israele non correrebbe pericolo a restituire quel
    territorio".
    07. "Israele ha rifiutato di offrire un qualsiasi compromesso sulle
    alture del Golan, mentre la Siria era disposta a barattare la terra con
    la pace".
    08. "Israele ha annesso illegalmente le alture del Golan nel 1981,
    violando il diritto internazionale e la risoluzione ONU numero 242".
    09. "Israele puo' ritirarsi dalla Cisgiordania con problemi appena
    maggiori che nel caso del Sinai".
    10. "La Guerra del Golfo prova che la richiesta israeliana di confini
    difendibili e' irrealistica in un'epoca di missili balistici e
    bombardieri a grande raggio capaci di attraversare vaste regioni in
    pochi minuti".
    11. "Israele "occupa" la Cisgiordania".



    I Miti in Dettaglio

    01. MITO

    "La creazione dello Stato d'Israele nel 1948 ha cambiato gli assetti
    politici e di confine tra stati indipendenti che sono esistiti per
    secoli".


    01. FATTI

    I confini dei paesi del Medio Oriente sono stati fissati arbitrariamente
    dalle potenze occidentali dopo la sconfitta turca nella Prima Guerra
    Mondiale e la creazione dei mandati francese e britannico. Le aree
    assegnate ad Israele dal Piano di Spartizione dell'ONU erano state sotto
    il controllo degli Ottomani, che avevano retto la Palestina dal 1517 al
    1917.

    Quando la Turchia fu sconfitta nella Prima Guerra Mondiale, i Francesi
    s'impossessarono dell'area ora nota come Libano e Siria. I Britannici
    assunsero il controllo della Palestina e dell'Iraq. Nel 1926 i confini
    furono ridisegnati ed il Libano fu separato dalla Siria.

    La Gran Bretagna insedio' l'Emiro Faisal, che era stato deposto dai
    Francesi in Siria, come sovrano del nuovo regno dell'Iraq. Nel 1922 i
    Britannici crearono l'emirato di Transgiordania, che comprendeva tutta
    la Palestina ad est del Fiume Giordano. Questo lo si fece per dare
    all'Emiro Abdullah, la cui famiglia era stata sconfitta nelle guerre
    tribali della penisola araba, un Regno da governare. Nessuno dei paesi
    vicini ad Israele e' diventato indipendente prima di questo secolo.
    Molte altre nazioni arabe lo sono diventate dopo Israele [1].

    02. MITO

    "Israele e' stato fin dalla creazione uno stato espansionista".

    02. FATTI

    I confini d'Israele sono stati determinati dalle Nazioni Unite quando
    esse adottarono la risoluzione di spartizione nel 1947. In una serie di
    guerre difensive, Israele ha catturato del territorio supplementare. In
    diverse occasioni, Israele si e' ritirato da queste aree.

    Come parte dell'accordo di disimpegno del 1974, Israele ha restituito
    alla Siria dei territori catturati nelle guerre del 1967 e del 1973.
    Secondo i termini del trattato di pace israelo-egiziano del 1979,
    Israele si e' ritirato dalla penisola del Sinai per la terza volta. Si
    era gia' ritirato da gran parte dell'area deserta che aveva catturato
    nella sua Guerra d'Indipendenza. Dopo aver catturato tutto il Sinai nel
    conflitto di Suez del 1956, Israele ha restituito la penisola all'Egitto
    l'anno dopo.

    Nel Settembre 1983, Israele si e' ritirato da gran parte del Libano a
    posizioni a sud del fiume Awali. Nel 1985 ha completato il suo ritiro
    dal Libano, salvo che per una stretta fascia di sicurezza appena a nord
    del confine israeliano. Anche questa e' stata abbandonata,
    unilateralmente, nel 2000.

    Dopo aver firmato gli accordi di pace con i Palestinesi ed un trattato
    con la Giordania, Israele ha acconsentito a ritirarsi da gran parte dei
    territori nella Cisgiordania catturati dalla Giordania nel 1967. Una
    piccola area e' stata restituita alla Giordania, il resto fu ceduto
    all'Autorita' Palestinese. L'accordo con i Palestinesi ha inoltre
    implicato il ritiro israeliano nel 1994 da gran parte della Striscia di
    Gaza, che era stata catturata dall'Egitto nel 1973 [errore: era il
    1967 - Liang].

    Continuano i negoziati a proposito della destinazione finale degli altri
    territori contesi in mano d'Israele. La volonta' d'Israele di compiere
    concessioni territoriali in cambio della sicurezza prova che il suo
    obiettivo e' la pace e non l'espansione territoriale.

    03. MITO

    "Israele ha sempre cercato di conquistare le terre arabe che si
    estendono dal Nilo all'Eufrate. C'e' perfino una mappa appesa alla
    Knesset che lo dimostra".

    03. FATTI

    Questo tema e' frequentemente usato dai nemici d'Israele, e viene
    abitualmente ripetuto nei mondi arabo ed islamico.

    In Iran e' stata inserita una mappa che sosteneva di mostrare i confini
    "sognati" da Israele (un impero che comprendeva l'Arabia Saudita,
    l'Iraq, il Kuwait e parti della Turchia e dell'Iran) in un'edizione del
    1985 dei Protocolli dei Savi di Sion, il noto falso zarista.

    In una conferenza stampa a Ginevra del 25 Maggio 1990, Yassir Arafat
    sostenne che la moneta israeliana da 10 Agora mostra una mappa di un
    Israele ingranditosi, che comprendeva tutta la Giordania ed il Libano,
    nonche' grandi porzioni dell'Iraq, della Siria, dell'Arabia Saudita e
    dell'Egitto.
    A dire il vero, l'Agora e' stata coniata avendo come modello un'antica
    moneta ebraica emessa al tempo di Re Mattatia Asmoneo. La moderna
    versione israeliana mostra la forma della moneta originale, che si era
    corrosa nel corso di duemila anni. E' questa forma deformata di una
    moneta antica che Arafat sostenne di rappresentare la "mappa" segreta
    dell'espansionismo israeliano.

    Il Ministra della Difesa siriano Mustafa Tlas ha detto che un'iscrizione
    "La Terra d'Israele, dall'Eufrate al Nilo" e' cesellata sopra l'ingresso
    della Knesset [2]. Altri hanno sostenuto che dentro la Knesset una mappa
    mostri questi confini.

    Non esistono ne' l'iscrizione ne' la mappa. Ma molti nel mondo arabo si
    sono convinti che sia vero. Gli Arabi che hanno visitato il Parlamento e
    non hanno visto la mappa talvolta affrmano che fu rimossa in previsione
    della loro visita [3].

    Certo, la miglior confutazione di questo mito e' la storia dei ritiri
    israeliani da territorio preso nel 1948, 1956, 1967, 1973 e 1982.

    04. MITO

    "La Cisgiordania e' parte della Giordania".

    04. FATTI

    La Cisgiordania non e' mai stata legalmente parte della Giordania.
    Secondo il piano di spartizione dell'ONU del 1947 - accettato dagli
    Ebrei e rigettato dagli Arabi - esso avrebbe dovuto essere parte di uno
    stato arabo indipendente nella Palestina occidentale. Ma l'esercito
    giordano la invase e la occupo' durante la guerra del 1948. Nel 1950, la
    Giordania annesse la Cisgiordania.
    Solo due governi - la Gran Bretagna ed il Pakistan - riconobbero
    formalmente l'annessione giordana. Il resto del mondo, compresi gli
    Stati Uniti, non lo fecero mai.

    Durante il periodo della sua occupazione (1950-1967), la Giordania
    consenti' ai terroristi di lanciare incursioni contro Israele. Amman
    perse la Cisgiordania dopo che l'esercito giordano fu coinvolto nella
    Guerra del 1967.

    05. MITO

    "Israele ha preso le alture del Golan in una guerra di aggressione".

    05. FATTI

    Tra il 1948 ed il 1967 la Siria controllava le alture del Golan e le
    usava come fortilizio da cui le sue truppe cecchinavano a casaccio sui
    civili israeliani nella valle di Hula sottostante, obbligando i bambini
    che vivevano nei kibbutz a dormire nei rifugi. Inoltre, molte strade
    nell'Israele settentrionale si potevano transitare solo dopo averle
    ripulite con dei veicoli sminatori. Verso la fine del 1966, un
    giovanotto fu fatto a pezzi da una mina mentre giocava a calcio vicino
    al confine libanese. In alcuni casi gli attacchi venivano compiuti dal
    Fatah di Yassir Arafat, a cui la Siria consentiva di agire dal suo
    territorio [4].
    Israele protesto' piu' volte senza successo contro i bombardamenti
    siriani presso la Commissione mista ONU per l'armistizio, il cui compito
    era far rispettare il cessate il fuoco. Per esempio, Israele venne alle
    Nazioni Unite nell'Ottobre 1966 per chiedere di fermare gli attacchi di
    Fatah. La risposta di Damasco fu provocatoria: "Non e' nostro dovere
    fermarli, ma anzi di incoraggiarli e rafforzarli", rispose
    l'ambasciatore siriano [5].

    Non fu fatto nulla per bloccare l'aggressione siriana. Una fievole
    risoluzione del Consiglio di Sicurezza che esprimeva "rammarico" per
    tali incidenti subi' il veto dell'Unione Sovietica. Invece, Israele fu
    condannata dall'ONU quando compi' una rappresaglia. "Per quanto
    riguardava il Consiglio di Sicurezza", cosi' scrisse lo storico Netanel
    Lorch, "la stagione per ammazzare gli Israeliani nel loro stesso
    territorio era aperta" [6]

    Dopo l'inizio della Guerra dei Sei Giorni, l'aeronautica siriana tento'
    di bombardare le raffinerie di petrolio ad Haifa. Mentre Israele stava
    combattendo nel Sinai e nella Cisgiordania, l'artiglieria siriana
    bombardo' le forze israeliane nella Galilea orientale, e truppe
    corazzate spararono ai villaggi della valle di Hula sotto le alture del
    Golan.

    Il 9 Giugno 1967 Israele attacco' le forze siriane nel Golan. Nel tardo
    pomeriggio del 10 Giugno Israele aveva il pieno controllo
    dell'altopiano. La cattura israeliana delle alture strategiche avvenne
    dopo piu' di 19 anni di provocazioni dalla Siria, e dopo sforzi falliti
    di far agire contro gli aggressori la comunita' internazionale.

    06. MITO

    "Israele non ha necessita' strategica di mantenere il controllo militare
    sulle alture del Golan. L'adesione siriana al
    cessate il fuoco sul Golan prova che Israele non correrebbe pericolo a
    restituire quel territorio".

    06. FATTI

    E' vero che la Siria - tenuta a bada da truppe dell'IDF che possono
    cannoneggiare Damasco - ha mantenuto il Golan alquanto tranquillo fin
    dal 1974. Ma nel frattempo, la Siria ha dato rifugio e sostegno a
    numerosi gruppi terroristici che attaccano Israele dal Libano e da altri
    paesi. Tra essi ci sono il Fronte Democratico per la Liberazione della
    Palestina, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, lo
    Hizbollah ed il Comando Generale del Fronte Popolare per la Liberazione
    della Palestina. Inoltre la Siria ha tuttora dislocato centinaia di
    migliaia di soldati - circa il 75% del suo esercito - sul fronte
    israeliano presso le alture.

    Dal Golan occidentale, ci sono solo 60 miglia (96 km) - e senza seri
    ostacoli naturali - ad Haifa e ad Acri, il cuore industriale d'Israele.
    Il Golan - che si eleva dai 400 ai 1700 piedi (120-510 metri) nella sua
    sezione occidentale, al confine con Israele di prima del 1967, domina la
    Valle di Hula, la piu' ricca area agricola israeliana. Nelle mani di un
    vicino amico, la scarpata e' di poca importanza militare. Ma se e'
    controllata da un paese ostile, il Golan puo' ridiventare un incubo
    strategico per Israele.

    Prima della Guerra dei Sei Giorni, quando gli insediamenti agricoli
    israeliani in Galilea venivano bersagliati dal Golan, le possibilita'
    israeliane di contrattaccare erano limitate dalla geografia delle
    alture. "I fuochi di controbatteria erano limitati dalla mancanza di
    punti d'osservazione dalla valle di Huleh; gli attacchi aerei avevano
    un'efficacia limitata a causa dei profondi ripari siriani con forte
    copertura dall'alto, ed un attacco terrestre contro quelle posizioni
    avrebbe richiesto ingenti forze col connesso rischio di gravi perdite e
    notevoli ripercussioni politiche", osservo' il Colonnello (in congedo) d
    ell'Esercito americano Irving Heymont [7].

    Quando Israele alla fine si accollo' questi rischi ed attacco' le
    posizioni siriane nel 1967, subi' 115 morti - piu' o meno il numero
    degli Americani uccisi nell'Operazione Tempesta nel Deserto.

    Come il processo di pace comincio' a zoppicare nel 1996-1997, la Siria
    comincio' a rinnovare le minacce di guerra con Israele ed a compiere
    minacciosi movimenti militari. Alcuni analisti israeliani hanno
    avvertito che e' possibile un attacco lampo dei Siriani volto a
    riprendere il golan. Le Forze di Difesa Israeliane hanno pero' reagito
    alle mosse siriane, e finora hanno mantenuto la pace.

    Per Israele, cedere il Golan ad una Siria ostile potrebbe mettere a
    repentaglio il suo sistema di primo allarme contro gli attacchi di
    sorpresa. Israele ha costruito dei radar sul Monte Hermon, il punto piu'
    alto della regione. Se Israele si ritirasse dal Golan e dovesse spostare
    queste basi nei bassipiani della Galilea, essi perderebbero gran parte
    della loro efficacia strategica.

    07. MITO

    "Israele ha rifiutato di offrire un qualsiasi compromesso sulle alture
    del Golan, mentre la Siria era disposta a barattare la terra con la
    pace".

    07. FATTI

    Sotto Hafez Assad, la posizione della Siria non e' mai cambiata: Israele
    doveva ritirarsi completamente da tutte le alture del Golan prima che
    egli iniziasse una qualsiasi discussione su quel che avrebbe potuto fare
    in cambio la Siria. Non ha mai espresso alcuna disponibilita' a far pace
    con Israele se avesse restituito il Golan in tutto od in parte.

    Ed Israele e' stato altrettanto determinato a non cedere alcun
    territorio senza sapere che cosa fosse pronta a concedere la Siria. La
    disponibilita' israeliana a cedere in tutto od in parte il Golan dipende
    dal consenso della Siria a normalizzare le relazioni ed a firmare un
    accordo che faccia finire lo stato di guerra che la Siria afferma che
    c'e' tra loro.

    In un'intervista concessa al mensile del Ministero della Difesa
    israeliano _Bitachon_, il Viceministro della Difesa Ephraim Sneh disse
    che le preoccupazioni topografiche associate con il ritiro dal Golan
    potrebbero essere annullate da una demilitarizzazione. "La nostra linea
    rossa dev'essere un confine difendibile, un confine di cui il Capo di
    Stato Maggiore possa dire al Governo oppure alla Commissione Affari
    Esteri e Difesa della Knesset: 'Da questa linea io posso difendere lo
    Stato d'Israele con perdite minime'". Sneh aggiunse: "piu' grande la
    demilitarizzazione, e piu' efficace la rete di avvistamento, piu'
    possiamo permetterci di essere topograficamente flessibili". Sneh
    aggiunse anche che Israele non poteva far compromessi sulle fonti
    d'acqua.

    Oltre alla sicurezza militare, una chiave alla pace con la Siria, disse
    Sneh, sarebbe la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi.
    "Quando un Israeliano pensa alla normalizzazione, egli vuole alzarsi la
    mattina, prendere moglie e figli, portarli a far la spesa a Damasco e
    tornare a casa", disse Sneh. "Ma i Siriani vedono la normalizzazione
    come uno scambio di ambasciatori e di collegamenti aerei - niente di
    piu'. Noi dobbiamo chiedere che ci sia una pace piu' calda di quella con
    l'Egitto, piu' simile a quella che abbiamo con la Giordania".

    Nel frattempo, c'e' una forte opposizione all'interno di Israele al
    ritiro dalle alture del Golan. Molti si aspettano che l'opinione
    pubblica cambiera' se e quando i Siriani firmano un accordo e prendono
    provvedimenti, come ad esempio frenando gli attacchi di Hizbollah dal
    Libano meridionale contro Israele, che mostrino un autentico interesse
    nella pace. E la pubblica opinione determinera' se si concludera' un
    trattato perche' una legge adottata durante il periodo del Primo
    Ministro Netanyahu richiede che ogni accordo sia approvato da un
    referendum nazionale.

    Il Presidente Assad mori' nel Giugno 2000, e non ci sono ancora stati
    negoziati da allora, dato che il figlio e successore di Assad, Bashar,
    ha agito soprattutto per consolidare il suo potere in Siria.
    Retoricamente, Bashar non ha indicato alcun mutamento nella posizione
    siriana sul Golan. In mancanza di cambiamenti drammatici nel governo
    siriano e nel suo atteggiamento verso Israele, la sicurezza dello Stato
    ebraico dipende dal mantenere il suo controllo militare sulle alture del
    Golan.

    "Da un punto di vista strettamente militare, Israele dovrebbe conservare
    alcuni dei territori catturati per avere confini militarmente
    difendibili".

    - Memorandum per il Segretario americano alla Difesa dai Capi di Stato
    Maggiore congiunti del 29 Giugno 1967.

    08. MITO

    "Israele ha annesso illegalmente le alture del Golan nel 1981,
    violando il diritto internazionale e la risoluzione ONU numero 242".

    08. FATTI

    Il 14 Dicembre 1981, la Knesset voto' l'annessione delle alture del
    Golan. La legge estese la legislazione e l'amministrazione civile
    israeliana ai residenti del Golan in luogo dell'autorita' militare che
    aveva governato l'area fin dal 1967. La legge non previene l'opzione di
    negoziare un accordo finale sullo stato del territorio.

    Dopo l'approvazione della legge da parte della Knesset, il Professor
    Julius Stone dello Hastings College of the Law ha scritto "Non c'e'
    nessuna norma del diritto internazionale che richieda ad un legittimo
    occupante militare, in questa situazione, di attendere per sempre prima
    di rendere permanente il controllo ed il governo del territorio. ...
    Diversi esperti di diritto internazionale si sono a dire il vero
    meravigliati per la pazienza che ha fatto attendere Israele cosi' tanto"
    [8].

    09. MITO

    "Israele puo' ritirarsi dalla Cisgiordania con problemi appena maggiori
    che nel caso del Sinai".

    09. FATTI

    Diverse pagine del trattato di pace d'Israele con l'Egitto sono dedicate
    agli accordi sulla sicurezza. Per esempio, l'Articolo III dell'Appendice
    tratta delle aree in cui sono concessi i voli di ricognizione, e
    l'Articolo V consente la creazione di sistemi di primo allarme in alcune
    zone.

    Le garanzie di sicurezza, che erano indispensabili per dare ad Israele
    la fiducia per ritirarsi, erano possibili solo perche' il Sinai era
    smilitarizzato. Esse offrono ad Israele una larga zona cuscinetto di
    oltre 100 miglia [160 chilometri - Liang]. Oggi il confine egiziano e' a
    60 miglia [96 chilometri - Liang] da Tel Aviv ed a 70 miglia [112
    chilometri - Liang] da Gerusalemme, le citta' israeliane piu' vicine. Il
    Sinai resta un deserto poco popolato, con una popolazione di meno di
    250.000 abitanti.

    Ma la situazione nei territori e' completamente diversa. Piu' di due
    milioni di Arabi vive in Cisgiordania, molti in citta' affollate ed in
    campi profughi. La maggior parte e' vicino a citta' israeliane come Tel
    Aviv e Gerusalemme. E' importante per Israele che la Cisgiordania non
    cada in mano di vicini ostili. L'infiltrazione negli ultimi anni di
    terroristi dall'Autorita' Palestinese che hanno commesso atti orrendi
    come bombardamenti suicidi mostra quanto sia grave il pericolo.

    Ad onta del pericolo, a partire da Oslo Israele si e' ritirato dalla
    maggior parte della Cisgiordania ed aveva offerto di cedere piu' del 90%
    di essa in cambio di un accordo finale con i Palestinesi. Israele non
    puo' pero' tornare ai confini del 1967, come chiedono i Palestinesi.
    L'accordo che Israele ha firmato con i Palestinesi, ed il trattato con
    la Giordania, contengono molte norme dedicate proprio al minimizzare i
    rischi per la sicurezza d'Israele.

    "Non e' possibile difendere Gerusalemme se non occupi l'altopiano. (...)
    Un aereo che decolla da un aeroporto ad Amman arriva sopra Gerusalemme
    in due minuti e mezzo, percio' e' per me impossibile difendere l'intero
    paese se io non occupo quella terra".

    - Il Tenente Generale (in congedo) Thomas Kelly, direttore delle
    operazioni per i Capi di Stato Maggiore Congiunti durante la Guerra del
    Golfo [9].

    10. MITO

    "La Guerra del Golfo prova che la richiesta israeliana di confini
    difendibili e' irrealistica in un'epoca di missili balistici e
    bombardieri a grande raggio capaci di attraversare vaste regioni in
    pochi minuti".

    10. FATTI

    La storia mostra che gli attacchi aerei non hanno mai sconfitto una
    nazione. I paesi sono conquistati soltanto dai soldati che occupano la
    terra. L'esempio piu' recente di questo fu l'invasione iraqena del
    Kuwait, in cui quest'ultimo fu travolto ed occupato in poche ore.
    Sebbene la forza multinazionale abbia bombardato l'Iraq per quasi sei
    settimane, il Kuwait non fu liberato finche' le truppe alleate non
    ebbero marciato dentro quel paese negli ultimi giorni di guerra. I
    confini difendibili sono quelli che possono prevenire o bloccare un
    simile attacco terrestre.

    Il ritorno d'Israele ai confini del 1967, che gli stati arabi vogliono
    imporre, indurrebbe i potenziali aggressori nella forte tentazione di
    lanciare attacchi contro lo stato ebraico - come era loro abitudine
    prima del 1967. Israele perderebbe il vasto sistema di radar di primo
    allarme che ha creato in Giudea e Samaria. Se un nemico ostile riuscisse
    ad impossessarsi di questi monti, il suo esercito potrebbe dividere
    Israele in due: da li' ci sono solo 15 miglia [24 chilometri - Liang]
    senza ostacoli geografici di rilievo fino al Mediterraneo.

    Nel punto piu' stretto, queste linee del 1967 sono a meno di 9 miglia
    [14 chilometri - Liang] dalla costa israeliana, di 11 miglia [17
    chilometri - Liang], 10 [16 chilometri - Liang] da Be'ersheva, 21 [34
    chilometri - Liang] da Haifa e ... un piede [30 centimetri - Liang] da
    Gerusalemme.

    Nel 1989, il Centro Jaffee per gli Studi Strategici, una fondazione di
    ricerca israeliana ritenuta una "colomba", ha scritto:

    "L'ingresso nell'arena dei missili terra-terra talvolta suscita
    l'interrogativo se i concetti di profondita' strategica ed accordi di
    sicurezza abbiano ancora un significato in questa nuova era. La risposta
    e' un indubbio si'. Le stazioni di primo allarme e la disposizione di
    batterie di missili terra-aria possono dare il tempo di suonare
    l'allarme aereo ed avvertire la popolazione di ripararsi da un attacco
    missilistico. Potrebbero perfino permettere di intercettare i missili
    nemici ancora in volo".

    Lo studio concludeva "Finche' questi missili sono armati con testate
    convenzionali, possono provocare vittime e danni, ma non possono
    decidere il risultato di una guerra" [10].

    In un rapporto al Segretario della Difesa del 1967, i Capi di Stato
    Maggiore Congiunti degli Stati Uniti scrissero che, perlomeno, "Israele
    avrebbe bisogno di una linea di difesa lungo l'asse
    Bardala-Tuba-Nablus-Bira-Gerusalemme, da li' fino alla parte
    settentrionale del Mar morto. Questa linea amplierebbe la porzione
    stretta di Israele, e fornirebbe ulteriore terreno per la difesa di Tel
    Aviv".

    Il rapporto inoltre fornisce argomenti per una Gerusalemme unita sotto
    controllo israeliano. Per difendere Gerusalemme, conclusero i Capi di
    Stato Maggiore Congiunti, Israele avrebbe bisogno di avere il suo
    confine "posto ad est della citta'" [11].

    "Ad un Texano, la prima visita in Israele apre gli occhi. Nel punto piu'
    stretto, ci sono solo 8 miglia [13 chilometri - Liang] tra il
    Mediterraneo e la vecchia linea dell'Armistizio: e' meno della distanza
    tra i due estremi dell'aeroporto di Dallas-Fort Worth. Tutto l'Israele
    di prima del 1967 e' grande appena sei volte piu' del King Ranch vicino
    a Corpus Christi".

    - Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush [12]

    11. MITO

    "Israele "occupa" la Cisgiordania".

    11. FATTI

    In politica le parole contano, e, sventuratamente, il cattivo uso delle
    parole che si applicano al conflitto arabo-israeliano ha foggiato gli
    atteggiamenti a danno d'Israele. Come nel caso del termine
    "Cisgiordania", del termine "Occupazione" si sono impossessati coloro
    che intendono dipingere Israele nella luce piu' cruda. Da' anche agli
    apologeti un modo di spiegare il terrorismo come "resistenza
    all'occupazione", come se le donne ed i bambini uccisi dai bombaroli
    omicidi negli autobus, nelle pizzerie e nei centri commerciali fossero
    responsabili per la dura condizione degli Arabi. Data la connotazione
    negativa di "occupante", non c'e' da sorprendersi che i portavoce arabi
    usino quella parola od una sua variante il piu' possibile quando sono
    intervistati dalla stampa. La descrizione piu' accurata dei territori
    della Giudea e della Samaria e' territori "contesi".

    Di fatto, la maggior parte degli altri territori contesi nel mondo non
    vengono detti "occupati" da chi li controlla. Questo e' vero, per
    esempio, della regione contesa in modo rovente del Kashmir [13].

    Tipicamente, occupazione significa controllo straniero di un'area che
    era sotto la precedente sovranita' di un altro stato. Nel caso della
    Cisgiordania, non c'era sovrano legittimo perche' il territorio era
    stato occupato illegalmente dalla Giordania dal 1948 al 1967. Sebbene i
    Palestinesi non avessero mai chiesto la fine dell'occupazione giordana e
    la creazione di uno stato palestinese, solo due paesi - la Gran Bretagna
    ed il Pakistan - riconobbero l'azione giordana.

    E' anche importante distinguere l'acquisizione di territorio in una
    guerra di conquista da quella in una guerra di autodifesa. Una nazione
    che ne attacca un'altra e poi trattiene il territorio che conquista e'
    un occupante. E questo e' il caso di Israele, che aveva precisamente
    detto a Re Hussein che se la Giordania se ne fosse stata alla larga
    dalla Guerra del 1967, Israele non avrebbe combattuto contro di lui.
    Hussein ignoro' l'avvertimento ed attacco' Israele nel 1967. Parando
    l'assalto e respingendo le truppe d'invasione giordane, Israele fini'
    col controllare la Cisgiordania. Se Hussein avesse dato retta
    all'avvertimento, i Palestinesi della Cisgiordania con ogni probabilita'
    sarebbero tuttora dei felici cittadini giordani.

    Respingendo le richieste arabe che Israele fosse obbligato a ritirarsi
    da tutti i territori conquistati nel 1967, il Consiglio di Sicurezza
    dell'ONU riconobbe nella Risoluzione 242 che Israele poteva rivendicarne
    almeno una parte per avere nuovi confini difendibili.

    A partire da Oslo, la possibilita' di etichettare Israele come potenza
    occupante e' stata ulteriormente indebolita dal fatto che Israele ha
    trasferito praticamente tutta l'autorita' civile all'Autorita'
    Palestinese. Israele ha mantenuto il potere di controllare la sua stessa
    sicurezza e quella dei suoi cittadini, ma il 98% della popolazione
    palestinese nella Cisgiordania ed a Gaza e' finita sotto l'Autorita'
    Palestinese. Quanto Israele sia stato costretto a mantenere una presenza
    militare nei territori e' dovuto alla riluttanza dei Palestinesi a
    smettere con la violenza contro Israele. Il modo migliore per i
    Palestinesi di chiudere la disputa sui territori e' adempiere ai loro
    obblighi secondo gli accordi di Oslo, fermare il terrorismo e negoziare
    un accordo finale.
    --
    [Note]
    [1] L'Egitto non e' diventato indipendente che nel 1922; il Libano nel
    1946; la Giordania nel 1946; la Siria nel 1946. Molti Stati del Golfo
    sono diventati indipendenti dopo Israele: il Kuwait nel 1961; il Bahrain
    nel 1970; gli Emirati Arabi Uniti nel 1971; ed il Qatar nel 1971.
    [2] Al-Jazira (17 Gennaio 1982).
    [3] Washington Jewish Week (6 Luglio 1989).
    [4] Netanel Lorch, One Long War, (Jerusalem: Keter, 1976), pp. 106-110.
    [5] Anne Sinai and Allen Pollack, The Syrian Arab Republic, (NY:
    American Academic Association for Peace in the Middle East, 1976), p.
    117.
    [6] Lorch, p. 111.
    [7] Sinai and Pollack, pp. 130-31.
    [8] Near East Report (29 Gennaio 1982).
    [9] Jerusalem Post (7 Novembre 1991).
    [10] Israel's Options for Peace, (Tel Aviv: The Jaffee Center for
    Strategic Studies, 1989), pp. 171-72.
    [11] Memorandum per il Segretario alla Difesa, 29 Giugno 1967, citato in
    Michael Widlanski, Can Israel Survive a Palestinian State?, (Jerusalem:
    Institute for Advanced Strategic and Political Studies, 1990), p. 148.
    [12] Discorso all'American Jewish Committee (3 Maggio 2001).

    Continua
    Aialon
    00Thursday, October 4, 2007 12:43 AM
    Israele ed il Libano, di Mitchell G. Bard

    Miti da confutare

    01. "Israele non puo' sostenere che la sua invasione del Libano del
    1982, lanciata contro un'OLP male equipaggiata, sia stata una guerra
    difensiva".
    02. "L'OLP non era una vera minaccia per Israele. Quando Israele
    attacco', l'OLP stava osservando un accordo di cessate il fuoco gia' da
    un anno".
    03. "L'OLP trattava i Libanesi con dignita' e rispetto".
    04. "L'invasione israeliana del Libano ha provocato 10.000 morti e
    600.000 senzatetto nel Libano meridionale".
    05. "L'OLP era disposta a lasciare Beirut nell'estate del 1982 per
    proteggere la popolazione civile da ulteriori attacchi, ma Israele rese
    questo impossibile".
    06. "Israele fu responsabile per il massacro di migliaia di profughi
    palestinesi innocenti a Sabra e Shatila".
    07. "Le invasioni del Libano del 1978 e del 1982 e la prosecuzione
    dell'occupazione del territorio libanese sono la prova delle intenzioni
    aggressive d'Israele".
    08. "Israele non ha ancora soddisfatto la richiesta dell'ONU di
    ritirarsi completamente dal Libano a causa dell'occupazione illegale
    delle fattorie di Shebaa".
    09. "Israele ha lanciato un attacco non provocato alle forze di pace ONU
    in Libano".
    10. "La Siria e' stata una forza di stabilita' e bonta' nel Libano. Ne
    ha sempre rispettato sovranita' ed indipendenza".
    11. "La Siria ha fatto tutto quel che poteva per impedire ai terroristi
    libanesi di mettere a repentaglio la pace nella regione".
    12. "La Siria e' intervenuta in Libano solo perche' le fu chiesto dalla
    Lega Araba".
    13. "Israele rifiuta di rilasciare i prigionieri che cattura, mentre i
    Siriani ed i Libanesi rilasciano immediatamente i soldati che
    catturano".
    14. "Il rapimento da parte d'Israele dello Sceicco Abdul Karim Obeid nel
    1989 ha prolungato la crisi degli ostaggi. Ed ha pure provocato la morte
    del Tenente Colonnello William Higgins, un ostaggio che sarebbe stato
    poi ucciso dai suoi carcerieri per rappresaglia".
    15. "Gli attacchi israeliani contro il Libano dimostrano l'aggressivita'
    israeliana e la sua determinazione ad occupare il territorio libanese".



    I Miti in dettaglio
    01. MITO

    "Israele non puo' sostenere che la sua invasione del Libano del 1982,
    lanciata contro un'OLP male equipaggiata, sia stata una guerra
    difensiva".

    01. FATTI

    Nel Giugno 1982, quando Tzaha"l entro' in Libano, l'OLP aveva reso
    intollerabile la vita nell'Israele settentrionale con i suoi ripetuti
    bombardamenti delle citta' israeliane.
    In decine di luoghi del Libano era accampata una forza di 15-18.000
    membri dell'OLP. Circa 5-6.000 erano mercenari stranieri, che venivano
    da paesi come Libia, Iraq, India, Sri Lanka, Ciad e Mozambico [1].
    Israele scopri' in Libano abbastanza armi leggere e di altro tipo da
    equipaggiare cinque brigate [2]. L'OLP aveva un arsenale che comprendeva
    mortai, razzi Katyusha, ed una vasta rete di postazioni antiaeree. L'OLP
    aveva inoltre portato nella regione centinaia di carri armati T-34 [3].
    La Siria, che permise che il Libano divenisse un rifugio per l'OLP ed
    altri gruppi terroristici, porto' missili terra-aria in quel paese,
    creando un ulteriore pericolo per Israele.

    Gli attacchi israeliani e le incursioni dei commando non erano riuscite
    a frenare la crescita di quest'esercito dell'OLP. Israele non aveva la
    pazienza di attendere ulteriori attacchi letali contro la sua
    popolazione civile prima di agire contro i terroristi.

    02. MITO

    "L'OLP non era una vera minaccia per Israele. Quando Israele attacco',
    l'OLP stava osservando un accordo di cessate il fuoco gia' da un anno".

    02. FATTI

    L'OLP aveva ripetutamente violato l'accordo del cessate il fuoco del
    Lugio 1981. Nei successivi 11 mesi, secondo le accuse Israeliane, l'OLP
    organizzo' 270 attacchi terroristici in Israele, in Cisgiordania ed a
    Gaza, e lungo i confini libanese e giordano. Negli attacchi morirono
    ventinove israeliani e piu' di 300 furono feriti [4]. La situazione in
    Galilea divenne intollerabile dacche' la frequenza degli attacchi
    costringeva migliaia di residenti a lasciare le loro case od a
    trascorrere molto tempo nei rifugi. In questo periodo, Israele lancio'
    attacchi di rappresaglia contro le basi dell'OLP in Libano.
    Dopo che Israele ebbe lanciato un attacco siffatto il 4-5 Giugno 1982,
    l'OLP rispose con un massiccio attacco di artiglieria e di mortai contro
    la popolazione israeliana della Galilea. Il 6 Giugno, Tzaha"l entro' in
    Libano per cacciar via i terroristi.

    L'ex-Segretario di Stato Henry Kissinger difese l'operazione israeliana
    "Nessuno stato sovrano puo' tollerare indefinitamente l'accumularsi ai
    suoi confini di una forza militare che lo vuol distruggere e che
    persegue i suoi obbietivi con bombardamenti ed attacchi periodici" [5].

    "In Libano, e' chiaro che sia noi che Israele cerchiamo la fine della
    violenza li', ed un Libano sovrano ed indipendente", disse il Presidente
    Reagan il 21 Giugno 1982, "Noi siamo d'accordo che Israele non deve
    subire violenza dal nord".

    Dei documenti rinvenuti da Tzaha"l in Libano durante l'operazione
    mostravano che i gruppi terroristici avevano preparato dei piani
    dettagliati per bombardare le citta' nell'Israele settentrionale.
    Seguono le traduzioni di due documenti trovati al Quartier Generale
    dell'OLP a Sidone. Entrambi recano la data del Luglio 1981:

    Nome del bersaglio bombardato: Kiryat Semona
    Numero di salve: 17 colpi in due parti, ogni parte dal 120 mm.
    Unita' incaricata: L'Artiglieria delle Forze Unite del Sud.

    Destinatario: El-Haj Ismail.
    Saluti per la Rivoluzione!
    Il Consiglio Supremo Militare ha deciso di concentrarsi sulla
    distruzione di Kiryat Shemona, Metullah, Dan, Shear Yashuv, e Nahariya
    ed il suo vicinato.
    Kiryat Shemona: verra' distribuita tra tutti i plotoni e bombardata con
    proiettili "Grad" migliorati.
    Metullah: verra' bombardata con mortai da 160 mm (Fronte di Liberazione
    della Palestina - As-Saiqa)
    Nahariya ed il suo vicinato verranno bombardati con cannoni da 130 mm -
    1mo Battaglione d'Artiglieria
    Dan e Shear Yashuv: saranno responsabilita' del settore orientale.
    Rivoluzione fino alla vittoria! [6]

    03. MITO

    "L'OLP trattava i Libanesi con dignita' e rispetto".

    03. FATTI

    Per i residenti arabi del Libano meridionale, il controllo dell'OLP fu
    un incubo. Dopo che l'OLP fu espulsa dalla Giordania da Re Hussein nel
    1970, molti dei suoi quadri si recarono in Libano. L'OLP s'impossesso'
    di intere aree del paese, in cui brutalizzava la popolazione ed usurpava
    l'autorita' del governo libanese.

    Il 14 Ottobre 1976 l'Ambasciatore libanese Edward Ghorra disse
    all'Assemblea generale dell'ONU che l'OLP stava portando il suo paese
    alla rovina: "Elementi palestinesi appartenenti a varie (...)
    organizzazioni hanno fatto ricorso al rapimento di Libanesi (e talvolta
    di stranieri) facendoli prigionieri, interrogandoli, torturandoli e
    talvolta uccidendoli" (New York Times, 15 Ottobre 1976).

    I giornalisti Rowland Evans e Robert Novak, che non si sono fatti la
    fama di filoisraeliani, dichiararono dopo aver visitato il Libano
    meridionale e Beirut che i fatti "sembrano sostenere l'affermazione
    israeliana che l'OLP e' stata permeata di malfattori ed avventurieri"
    (Washington Post, 25 Giugno 1982).

    I giornalisti parlarono ad un dottore la cui fattoria era stata
    espropriata senza indennizzo dall'OLP, e trasformata in un deposito
    militare. "Ci chiedete ora che ne pensiamo degli Israeliani", disse, "al
    confronto dell'inferno che abbiamo passato in Libano, gli Israeliani
    sono fratelli". Altri Libanesi - sia cristiani che mussulmani - hanno
    detto le stesse cose.

    Innumerevoli Libanesi hanno riferito resoconti orripilanti di stupri,
    mutilazioni ed omicidi compiuti dalle forze dell'OLP. L'OLP "uccideva la
    gente e gettava i loro cadaveri nei cortili. Alcuni di loro erano
    mutilati ed i loro arti amputati. Non uscivamo per paura di fare la loro
    fine", dissero due donne arabe di Sidone. "Non osavamo andare alla
    spiaggia perche' ci molestavano armi in pugno". Le donne parlarono di un
    incidente, che avvenne poco prima dell'invasione israeliana, in cui
    degli uomini dell'OLP stuprarono ed uccisero una donna, gettandone il
    corpo vicino ad una famosa statua. In un giornale locale e' stata
    pubblicata una foto del corpo mutilato della vittima [7].

    Il Dottor Khalil Torbey, un noto chirurgo libanese, disse ad un
    giornalista americano che egli era "chiamato di frequente nel cuore
    della notte per curare vittime delle torture dell'OLP. Ho trattato
    uomini i cui testicoli erano stati amputati durante le torture. Le
    vittime, il piu' delle volte erano (...) Mussulmani. Io ho visto degli
    uomini, uomini vivi, trascinati per le strade da auto in corsa a cui
    erano legati per i piedi" [8].

    Il corrispondente del New York Times David Shipler visito' Damour, un
    villaggio cristiano presso Beirut, che era stato occupato dall'OLP fin
    dal 1976, quando Palestinesi e Libanesi di sinistra saccheggiarono la
    citta' e massacrarono centinaia dei suoi abitanti. L'OLP, scrisse
    Shipler, aveva trasformato la citta' in una base militare, "usando le
    sue chiese come fortilizi ed arsenali". (New York Times, 21 Giugno
    1982).

    Quando Tzaha"l scaccio' l'OLP da Damour nel Giugno 1982, il Primo
    Ministro Menachem Begin annunzio' che i residenti cristiani della citta'
    potevano tornare a casa e ricostruirla. Gli abitanti trovarono al loro
    ritorno le loro vecchie case insozzate da slogan nazionalisti
    palestinesi dipinti con la bomboletta spray, da materiale
    propagandistico di Al Fatah, e da poster di Yasir Arafat. Essi dissero a
    Shipler quanto felici erano che Israele li avesse liberati.

    "Fuori da Damour, mi sentivo un uomo morto. Ma tornando qui, sono molto
    felice", disse Walid Azzi, anni 27, la cui casa era stata distrutta.
    "Gli Israeliani sono nostri amici, e spero che stiano con noi per un
    po'" [9].

    04. MITO

    "L'invasione israeliana del Libano ha provocato 10.000 morti e
    600.000 senzatetto nel Libano meridionale".

    04. FATTI

    "E' chiaro a chiunque abbia viaggiato nel Libano meridionale, come hanno
    fatto molti giornalisti e soccorritori, che le cifre originali di 10.000
    morti e 600.000 senza tetto (....) erano esagerazioni estreme", scrisse
    il giornalista del New York Times David Shipler, un acuto critico dello
    sforzo bellico israeliano [10].

    La cifra di 600.000 senzatetto nacque a meta' del Giugno 1982
    all'interno della Mezzaluna Rossa palestinese, comandata dal fratello di
    Yasir Arafat Fathi. Francesco Noseda del Comitato Internazionale della
    Croce Rossa, che aveva in origine usato la cifra falsa, la disconobbe in
    futuro. Il Washington Post riferi' poi che Noseda aveva portato la cifra
    vera dei senzatetto a circa 200.000. Ma Noseda aggiunse che il numero
    era assai diminuito dacche' i combattimenti in quella zona erano
    cessati. In un'intervista, Noseda nego' che il suo ufficio fosse
    responsabile per la cifra di 10.000 morti [11].

    Certo, ci sarebbero stati zero morti e nessun senzatetto se l'OLP non
    avesse usato il Libano meridionale come base da cui minacciare Israele.

    05. MITO

    "L'OLP era disposta a lasciare Beirut nell'estate del 1982 per
    proteggere la popolazione civile da ulteriori attacchi, ma Israele rese
    questo impossibile".

    05. FATTI

    Per oltre un mese l'OLP si e' dimostrata intransigente, nel tentativo di
    trarre una vittoria politica dalla sua sconfitta militare. Arafat si
    dichiaro' "in linea di principio" disponibile a lasciare Beirut, ma poi
    si rifiuto' di recarsi in qualsiasi paese. Arafat tento' inoltre di
    spingere gli Americani a riconoscere l'OLP. Per tutta la durata
    dell'assedio, l'OLP si nascondeva dietro civili innocenti, calcolando
    che se Israele avesse attaccato, sarebbe stata condannata
    internazionalmente. Infatti ...

    A meta' Giugno, le truppe israeliane avevano circondato 6.000-9.000
    terroristi che si erano appostati in mezzo alla popolazione civile di
    Beirut Ovest. Per prevenire vittime civili, Israele acconsenti' ad un
    cessate il fuoco che consentisse ad un diplomatico americano,
    l'Ambasciatore Philip Habib, di mediare un pacifico ritiro dell'OLP dal
    Libano. Come gesto di buona volonta', Israele acconsenti' a permettere
    alle forze dell'OLP di lasciare Beirut con le loro armi individuali
    [12]. Ma l'OLP continuava a rilanciare.

    Per settimane l'OLP parlava di ritiro, ma a condizioni che lo rendevano
    impossibile. L'OLP adotto' una strategia di violazioni controllate del
    cessate il fuoco, allo scopo di causare perdite ad Israele e di
    provocare ritorsioni israeliane sufficienti da far incolpare Tzaha"l per
    aver turbato i negoziati ed aver nuociuto ai civili.

    "Gli Israeliani bombardavano degli edifici che da fuori sembravano
    innocui, dove pero' il loro spionaggio diceva che erano nascosti gli
    uffici dell'OLP", scrisse l'analista del Medio Oriente Joshua Muravchik.
    "Il loro spionaggio raccontava inoltre loro dell'enorme rete di
    santebarbare sotterranee che sarebbe stata poi scoperta dall'Esercito
    libanese. Senza dubbio Israele getto' delle bombe nella speranza di
    penetrare in quelle santebarbare e far esplodere le munizioni. L'OLP
    aveva artiglieria campale ed antiaerea semovente, che sparava agli
    Israeliani e poi fuggiva" [13]. Gli Israeliani reagivano e talvolta
    sbagliavano mira, colpendo involontariamente bersagli civili.

    Spesse volte, i media hanno erroneamente riferito che Israele stava
    colpendo bersagli civili in aree dove non ce n'era di militari vicino.
    Una notte di Luglio, dei proiettili israeliani colpirono sette
    ambasciate a Beirut. L'NBC trasmise un dispaccio che sembrava dar
    credito alle affermazioni dell'OLP secondo cui essa non aveva postazioni
    militari nella zona. Come osservo' Muravchik, Israele "presto divulgo'
    delle foto aeree che mostravano che l'area delle ambasciate era un favo
    di carri armati, mortai, mitragliatrici pesanti e postazioni antiaeree"
    [14].

    06. MITO

    "Israele fu responsabile per il massacro di migliaia di profughi
    palestinesi innocenti a Sabra e Shatila".

    06. FATTI

    Fu la milizia libanese cristiana falangista la responsabile dei massacri
    che avvennero nei due campi profughi il 16-17 Settembre 1982. Le truppe
    israeliane consentirono ai Falangisti di entrare a Sabra e Shatila per
    sradicare le cellule terroristiche che si credeva che vi fossero. Si era
    stimato che potessero esserci fino a 200 uomini armati nei campi, che
    facevano uso degli innumerevoli bunker costruiti dall'OLP nel corso
    degli anni, bunker zeppi di munizioni [15].

    Quando i soldati israeliani ordinarono ai Falangisti di uscire, essi
    trovarono centinaia di morti (le stime variano dai 460 secondo la
    Polizia libanese ai 700-800 calcolati dallo spionaggio Israeliano).
    Secondo i Libanesi, i morti comprendevano 35 donne e bambini. Il resto
    erano uomini: Palestinesi, Libanesi, Pakistani, Iraniani, Siriani ed
    Algerini. Le uccisioni coronarono i 95.000 morti stimati della guerra
    civile libanese 1975-1982 [16].

    Gli assassinii furono perpetrati per vendicare gli assassinii del
    Presidente libanese Bashir Gemayel e di 25 dei suoi seguaci, uccisi
    qualche giorno prima da una bomba [17].

    Israele aveva consentito ai Falangisti di entrare nei campi come parte
    di un piano per trasferire l'autorita' ai Libanesi, ed accetto' la
    responsabilita' di quella decisione. La Commissione d'Inchiesta Kahan
    formata dal governo israeliano in risposta all'indignazione ed al dolore
    del pubblico, riscontro' che Israele era indirettamente responsabile per
    non aver previsto la possibilita' che i Falangisti ricorressero alla
    violenza. Israele segui' le raccomandazioni della commissione, tra cui
    la destituzione del Ministro della Difesa Ariel Sharon e del Generale
    Raful Eitan, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito.

    La Commissione Kahan, dichiaro' l'ex-Segretario di Stato Henry
    Kissinger, fu "un gran tributo alla democrazia israeliana (...) ci sono
    pochissimi governi nel mondo di cui si possa immaginare che facciano una
    simile indagine pubblica su un episodio tanto difficile e vergognoso"
    [18].

    Ironicamente, mentre 300.000 Israeliani manifestavano in Israele per
    protestare contro gli omicidi, nel mondo arabo di reazioni ce ne furono
    poche o nulle. Al di fuori del Medio Oriente, proruppe una fortissima
    protesta internazionale contro Israele. I Falangisti invece, che avevano
    perpetrato il crimine, furono risparmiati dalla condanna.

    Di contro, poche voci si levarono nel Maggio 1985, quando dei miliziani
    mussulmani attaccarono i campi profughi palestinesi di Shatila e Burj-el
    Barajneh. Secondo i funzionari ONU, 635 furono i morti e 2.500 i feriti.
    In un conflitto durato due anni tra la milizia sciita di Amal,
    appoggiata dai Siriani, e l'OLP, piu' di 2.000 persone, tra cui molti
    civili, si dice siano stati uccisi. Nessuno ha protestato contro l'OLP
    od i Siriani ed i loro alleati per il massacro. Le reazioni
    internazionali sono state inoltre mute nell'Ottobre 1990, quando le
    forze siriane travolsero le aree controllate dai Cristiani in Libano.
    Nella battaglia di otto ore, 700 Cristiani persero la vita - la peggiore
    battaglia della Guerra Civile libanese [19].

    07. MITO

    "Le invasioni del Libano del 1978 e del 1982 e la prosecuzione
    dell'occupazione del territorio libanese sono la prova delle intenzioni
    aggressive d'Israele".

    07. FATTI

    Israele ha da molto tempo cercato un confine settentrionale pacifico. Ma
    l'essere il Libano un rifugio per i gruppi terroristici lo ha reso
    impossibile. Nel Marzo 1978, dei terroristi dell'OLP s'infiltrarono in
    Israele. Dopo aver assassinato un turista americano che passeggiava vicino
    alla spiaggia, dirottarono un autobus civile. Quando i soldati israeliani
    intercettarono l'autobus, i terroristi aprirono il fuoco. In totale, 34
    ostaggi morirono nell'attacco. Come ritorsione, le forze israeliane
    attraversarono il Libano e travolsero le basi terroristiche della parte
    meridionale del paese, allontanando i terroristi dal confine. Tzaha"l si
    ritiro' dopo due mesi, consentendo alle forze ONU di entrare. Ma le truppe
    dell'ONU non riuscirono ad impedire ai terroristi di infiltrarsi nuovamente
    e di introdurre nuove armi piu' pericolose. Fu quest'escalation che condusse
    all'invasione israeliana del 1982.

    Gerusalemme ha ripetutamente sottolineato che Israele non desiderava un solo
    pollice del territorio libanese. Il ritiro israeliano del 1985 lo ha
    confermato. La piccola forza israeliana di soli mille effettivi, disposta su
    una striscia di territorio che si estendeva per otto miglia (11 chilometri),
    proteggeva le citta' ed i villaggi dell'Israele del Nord dagli attacchi.
    Inoltre Israele ripete' piu' volte che si sarebbe completamente ritirato dal
    Libano in cambio di una situazione di stabile sicurezza sul suo confine
    settentrionale.

    Israele ha ritirato tutte le sue truppe dal Libano meridionale il 24 Maggio
    2000, terminando cosi' una presenza militare di 22 anni. Tutti gli avamposti
    di Tzaha"l e dell'Esercito del Libano del Sud furono evacuati. Il ritiro
    israeliano fu concluso in coordinamento con lo'ONU, e fu l'adempimento delle
    obbligazioni israeliane secondo la Risoluzione 425/1978 del Consiglio di
    Sicurezza.
    Israele spero' che il governo libanese disponesse poi il suo esercito lungo
    il confine meridionale per disarmare i terroristi e mantenere l'ordine, ma
    questo non e' accaduto, ad onta delle critiche dagli USA, dall'ONU e da
    Israele [20]. Percio' gli Hezbollah continuano ad essere a briglia sciolta
    ed a minacciare il confine settentrionale d'Israele.

    08. MITO

    "Israele non ha ancora soddisfatto la richiesta dell'ONU di ritirarsi
    completamente dal Libano a causa dell'occupazione illegale delle fattorie di
    Shebaa".

    08. FATTI

    Ad onta del verdetto dell'ONU secondo cui Israele ha completato il suo ritiro
    dal Libano meridionale [21], Hizballah ed il Governo libanese insistono che
    Israele possiede tuttora un territorio sul versante orientale del Monte Dov,
    un appezzamento di cento miglia quadrate [259 chilometri quadri - Liang]
    chiamato "fattorie di Shebaa". Questa rivendicazione da' il pretesto ad
    Hizballah di continuare le sue attivita' antiisraeliane. Percio' dopo aver
    catturato tre soldati israeliani in quel luogo, esso annunzio' di averli
    catturati sul suolo libanese.

    "Loro non ce lo dicono e noi non lo sappiamo" - cosi' disse il Ministro della
    Difesa libanese Khalil Hrawi degli sforzi di Hizbollah di liberare le Fattorie
    di Shebaa da Israele. "La resistenza puo' compiere azioni che un governo non
    puo' compiere. Il nostro governo non vuole apparire come se facesse qualcosa
    di illecito ... da un punto verso nord siamo noi ad imporre le regole, ma da
    un punto verso sud, non c'e' presenza alcuna delle forze armate, ed Hizballah
    coordina le sue azioni con se stesso" [22].
    Israele, che ha costruito una serie di posti d'osservazione su delle alture
    strategiche sul luogo, sostiene che la terra fu presa dalla Siria. I Siriani
    hanno sostenuto la rivendicazione di Hizballah. Secondo il Washington Post, la
    controversia giova ad ognuna delle parti arabe. "Per la Siria, questo
    significa che Hizballah puo' essere ancora usato per sbilanciare Israele; per
    il Libano, questo da' modo di premere su questioni come il ritorno dei
    prigionieri libanesi ancora nelle carceri israeliane. Per Hezbollah, e' una
    ragione per tenere la sua milizia armata ed attiva, fornendo un nuovo
    obbiettivo bell'e pronto ad un movimento di resistenza che altrimenti non
    avrebbe piu' nulla a cui resistere" [23].

    09. MITO

    "Israele ha lanciato un attacco non provocato alle forze di pace ONU in
    Libano".

    09. FATTI

    Nell'Aprile 1995 Tzaha"l inizio l'"Operazione Furore" per bloccare i
    bombardamenti di Hizballah contro la frontiera settentrionale israeliana.
    Durante l'operazione, l'artiglieria israeliana colpi' per errore una base ONU
    a Kafr Kana, uccidendo quasi cento civili. Dopodiche' fu creata una
    "Macchinazione Congiunta di Controllo", comprendente rappresentanti americani,
    francesi, siriani e libanesi, per prevenire attacchi non provocati contro la
    popolazione civile e l'uso di civili come scudi per attivita' terroristiche.

    10. MITO

    "La Siria e' stata una forza di stabilita' e bonta' nel Libano. Ne ha sempre
    rispettato sovranita' ed indipendenza".

    10. FATTI

    Damasco ha una storia lunga e sanguinosa di interventi in Libano, e non ha mai
    nascosto la sua speranza di fare del suo piu' debole vicino una parte della
    Siria. Dalla creazione del Libano contemporaneo nel 1920, "la maggior parte
    dei Siriani non ha mai accettato il Libano moderno come uno stato sovrano ed
    indipendente" [24]. Lo scoppio della guerra civile libanese nel 1975 diede a
    Damasco l'opportunita' di realizzare il suo credo che il Libano e la Siria
    sono una cosa sola.

    Nel 1976, la Siria intervenne nella guerra civile libanese in pro dei
    Cristiani libanesi. Nel 1978, Damasco volto' gabbana, e sosteneva una
    coalizione di sinistra ed anticristiana di Palestinesi, Drusi e Mussulmani.
    Alla fine, le truppe siriane occuparono due terzi del Libano. Il
    posizionamento di batterie di missili terra-aria in Libano, e la sua politica
    di consentire all'OLP ed ad altri gruppi terroristici di attaccare da li'
    Israele, contribui' ad innescare la guerra del Libano del 1982 [25].

    Nella prima settimana dell'"Operazione Pace in Galilea", nel Giugno 1982, le
    truppe siriane si scontrarono con le forze israeliane. Gli Israeliani
    distrussero o danneggiarono 18 delle 19 batterie di missili, ed in un giorno
    solo abbatterono 29 caccia MIG siriani senza perdere un solo aereo. Siria ed
    Israele evitarono attentamente gli scontri per il resto della guerra.

    Cionondimeno, la Siria trovo' altri modi di nuocere ad Israele. Nel 1982,
    degli agenti siriani uccisero il presidente eletto Bashir Gemayel, che voleva
    la pace con Israele. Due anni dopo, la Siria obbligo' il Presidente Amin
    Gemayel, fratello di Bashir, a denunciare un trattato di pace che aveva
    firmato l'anno prima con Israele [26].

    Le attivita' siriane non erano dirette solo contro Israele, ma anche contro
    l'Occidente. Nell'Aprile del 1983, i terroristi degli Hizballah, che agivano
    da territorio controllato dalla Siria, bombardarono l'ambasciata americana a
    Beirut, uccidendo 49 persone e ferendone 120. Sei mesi dopo, dei terroristi
    Hizballah guidarono due camion carichi di esplosivi dentro le caserme dei
    Marines e dei Francesi a Beirut, uccidendo 241 Americani e 56 Francesi.

    Nel 1985 gli agenti di Hizballah cominciarono a rapire degli Occidentali dalle
    strade di Beirut e di altre citta' libanesi. Fin dall'inizio fu chiaro che i
    Siriani ed i loro complici iraniani potevano ordinare in ogni momento il
    rilascio degli ostaggi occidentali. Per esempio, quando un Francese fu rapito
    nell'Agosto 1991, i Siriani chiesero che egli fosse liberato. Ed in pochi
    giorni lo fu. Gran parte degli ostaggi erano tenuti nella Valle della Bekaa o
    nei sobborghi di Beirut. Ambo le aree sono controllate dalla Siria.

    Dal 1985 al 1988, i miliziani sciiti di Amal, strettamente allineati alla
    Siria, uccisero centinaia di civili palestinesi in attacchi ai campi profughi.

    Nell'Ottobre 1990, mentre l'attenzione dell'Occidente era concentrata sul
    Kuwait, le truppe siriane fecero un'incursione nella roccaforte di Beirut
    dell'insorto cristiano Generale Michel Aoun. A parte le morti in battaglia,
    furono massacrate circa 700 persone [27]. Con questa guerra lampo Damasco
    spazzo' via l'ultima minaccia alla sua egemonia in Libano.

    Il 22 Maggio 1991, il Presidente libanese Elias Hrawi viaggio' a Damasco per
    firmare un "Trattato di fratellanza, cooperazione e coordinamento" col
    Presidente siriano Hafez Assad. L'accordo afferma che la Siria assicurera' la
    "sovranita' ed indipendenza" del Libano, anche se Damasco ha il permesso di
    tenere il suo esercito d'occupazione in quel paese.

    Un accenno alle vere intenzioni della Siria e' venuto dal Ministro della
    Difesa Mustafa Tlas diverse settimane prima della firma del trattato. Tlas
    previde che l'unita' tra i due paesi si sarebbe ottenuta "presto, od almeno
    nella nostra generazione" (al-Hayat, 9 Maggio 1991).

    Oltre ad approvare attivita' terroristiche in Libano, la Siria e' pesantemente
    coinvolta nel traffico di stupefacenti nella Valle della Bekaa. Il
    Dipartimento di Stato USA ha ripetutamente criticato la Siria per non aver
    adottato dei controlli contro gli stupefacenti e per non aver cooperato con
    gli sforzi americani di bloccare i flussi di droga [28].

    11. MITO

    "La Siria ha fatto tutto quel che poteva per impedire ai terroristi libanesi
    di mettere a repentaglio la pace nella regione".


    11. FATTI

    Hizballah riceve finanziamenti ed armi dall'Iran, normalmente attraverso
    Damasco. Hizballah - che all'inizio si era limitato a lanciare attacchi verso
    l'Israele settentrionale con razzi Katyusha ed a tendere imboscate ai soldati
    israeliani nella zona di sicurezza - ha negli ultimi anni elevato il livello
    degli attacchi contro i civili israeliani.

    L'esercito libanese, sostenuto dai Siriani, deve ancora agire contro Hizballah
    od altre organizzazioni terroristiche, come il Fronte Popolare per la
    Liberazione della Palestina (FPLP), il Comando Generale del Fronte Popolare
    per la Liberazione della Palestina (CG-FPLP), che hanno delle basi nell'area
    controllata dalla Siria della Valle della Bekaa, nel Libano orientale.

    Infatti, la Siria ha dato a queste organizzazioni sostegno illimitato. Ad una
    domanda sul suo sostegno ad organizzazioni terroristiche come Hizballah, Assad
    rispondeva che essi erano a dire il vero "patrioti e militanti che combattono
    per la liberta' e l'indipendenza del loro paese (...) non si puo' dare del
    terrorista a queste persone" [29].

    Gli analisti credono che la Siria usi questi terroristi come surrogati per
    mantenere un certo livello di violenza contro Israele e premere sugli
    Israeliani per negoziare sulle Alture del Golan.

    12. MITO

    "La Siria e' intervenuta in Libano solo perche' le era stato chiesto dalla
    Lega Araba".

    12. FATTI

    La Siria porto' il suo esercito in Libano prima di ricevere l'approvazione
    della Lega Araba. Damasco intervenne nell'Aprile 1976 dopo che il Signore
    della Guerra Druso Libanese Kemal Jumblatt respinse la richiesta del
    Presidente siriano Hafez Assad di un cessate il fuoco nella guerra. Il rifiuto
    di Jumblatt di frenare gli attacchi delle sue forze contro i Cristiani
    libanesi diede ad Assad il pretesto che gli serviva per intervenire.

    Nel Giugno 1976, il Segretariato della Lega Araba convoco' un incontro a cui
    la Siria, la Libia, l'Arabia Saudita ed il Sudan acconsentirono ad inviare
    delle truppe per "far rispettare la pace". Assad invio' ulteriori truppe nel
    paese, mentre gli altri inviarono solo contingenti simbolici [30]. In breve,
    l'"avallo" della Lega Araba non era altro che la presa datto del fatto
    compiuto.

    13. MITO

    "Israele rifiuta di rilasciare i prigionieri che cattura, mentre i Siriani ed
    i Libanesi rilasciano immediatamente i soldati che catturano".

    13. FATTI

    Il Libano e la Siria maltrattano abitualmente i soldati israeliani che
    catturano. E' difficile per Israele ottenere una qualsivoglia informazione sui
    suoi soldati, ed i Libanesi ed i Siriani hanno abitualmente negato alla Croce
    Rossa il permesso di visitare i prigionieri di guerra. Inoltre, anche i corpi
    degli Israeliani che sono stati uccisi sono tenuti in ostaggio nel tentativo
    di usarli come merce di scambio. Per esempio, nel Settembre 1991 Israele
    rilascio' quasi cento prigionieri libanesi sciiti, in cambio dei resti di
    quattro soldati israeliani uccisi in Libano.

    Il pilota Ron Arad si e' schiantato nel 1986 e fu catturato da terroristi
    sciiti. Israele si e' offerto di rilasciare centinaia di prigionieri libanesi
    in cambio di informazioni su Arad, ma Hizballah si e' rifiutata di collaborare
    ed Arad e' stato considerato fin da allora "disperso in missione".
    Il 7 Ottobre 2000 tre soldati israeliani - il sergente Adi Avitan, il Sergente
    maggiore Benyamin Avraham ed il Sergente Maggiore Omar Sawaid furono rapiti da
    Hizballah. Essi furono catturati mentre pattugliavano la parte meridionale
    (quella israeliana) del confine israelo-libanese. Il 16 Ottobre il Segretario
    Generale di Hizballah annuncio' che la sua organizzazione stava trattenendo un
    cittadino israeliano, Elhanan Tenenboim, che lo si e' ritenuto catturato
    durante un viaggio d'affari in Europa.

    Dal momento del loro rapimento, i quattro Israeliani sono stati tenuti in
    isolamento da Hizballah in un luogo ignoto. I sequestratori hanno negato al
    Comitato Internazionale della Croce Rosse e ad altri il permesso di visitarli
    per informarsi del loro stato di salute e delle condizioni della loro
    detenzione.

    14. MITO

    "Il rapimento da parte d'Israele dello Sceicco Abdul Karim Obeid nel 1989 ha
    prolungato la crisi degli ostaggi. Ed ha pure provocato la morte del Tenente
    Colonnello William Higgins, un ostaggio che sarebbe stato poi ucciso dai suoi
    carcerieri per rappresaglia".

    14. FATTI

    Il Tenente Colonnello William Higgins, un Marine che faceva parte della Forza
    di Pace ONU in Libano, fu catturato ed ucciso dal gruppo terrorista sciita
    libanese Hizballah. Colpevoli erano anche l'Iran e la Siria, dei paesi che
    danno ricetto ai terroristi.

    "Dobbiamo stare attenti a ricordare che non sono stati gli USA a causare
    l'omicidio. Non e' stato Israele", disse l'Ambasciatore Paul Bremer, gia' capo
    dell'Ufficio Antiterrorismo del Dipartimento di Stato. "E' stato un gruppo di
    assassini nel Libano meridionale" [31].

    La cattura dello Sceicco Obeid, che e' ritenuto responsabile del rapimento di
    diversi soldati israeliani, non dev'essere messa a confronto con il rapimento
    di civili innocenti da parte di terroristi, nonche' di un membro delle Forze
    di Pace ONU. Visto che l'Occidente non mostra di preoccuparsi granche' degli
    ostaggi israeliani, trattenere Obeid puo' essere l'unico modo per Israele per
    riavere i suoi prigionieri di guerra.

    15. MITO

    "Gli attacchi israeliani contro il Libano dimostrano l'aggressivita'
    israeliana e la sua determinazione ad occupare il territorio libanese".

    15. FATTI

    Le Nazioni Unite hanno verificato che Israele ha adempiuto alla sua
    obbligazione di ritirarsi dal Libano; pero' Hizballah, armato di una vasta
    gamma di armi, e piazzatosi lungo il confine internazionale, ha ripetutamente
    attaccato dei bersagli israeliani, teso imboscate e rapito dei soldati, e
    molestato gli abitanti ebraici dei villaggi nell'Israele settentrionale con lo
    scopo di provocare un'escalation nelle ostilita'.

    Israele ha ripetutamente richiesto, col sostegno dell'ONU e delle Nazioni
    Unite, che il Libano disponesse il suo esercito nel Sud e disarmasse i
    guerriglieri. Dacche' la Siria davvero controlla il Libano, Israele ritiene
    ambo i governi responsabili del non aver impedito le provocazioni di
    Hizballah. La loro mancanza ha obbligato Israele a ricorrere a misure
    preventive e di rappresaglia per proteggere i suoi cittadini ed i suoi
    soldati.
    Note:[1] Jillian Becker, The PLO, (London: Weidenfeld and Nicolson, 1984),pp. 202, 279.[2] Jerusalem Post, (28 Giugno 1982).
    [3] Raphael Israeli. Ed., PLO in Lebanon, (London: Weidenfeld andNicolson, 1983), p. 7.[4] Becker, p. 205.[5] Washington Post, (16 Giugno 1982).[6] Israeli, pp. 26-28.[7] Intervista alla TV israeliana, (23 Luglio 1982).[8] Los Angeles Herald-Examiner, (13 Luglio 1982), citato in Becker, p.153.[9] New York Times, (21 Giugno 1982).[10] New York Times, (14 Luglio 1982).[11] Washington Post, (25 Giugno 1982).[12] New York Times, (3 Luglio 1982).[13] Joshua Muravchik, "Misreporting Lebanon," Policy Review, (Winter1983), p. 60.[14] Muravchik, p. 60.[15] Zeev Schiff and Ehud Yaari, Israel's Lebanon War, (NY: Simon andSchuster, 1984), p. 70.[16 Becker, p. 212.[17] Schiff and Yaari, p. 257.[18] Washington Post, (8 Febbraio 1983).
    [19] New York Times, (19 Ottobre 1990).[20] Washington Post, (30 Gennaio 2001).[21] Il Consiglio di Sicurezza approva la Conclusione del SegretarioGenerale sul Ritiro Israeliano dal Libano alla data del 16 Giugno,Comunicato Stampa ONU, (18 Giugno 2000).[22] Washington Post, (30 Gennaio 2001).[23] Washington Post, (30 Gennaio 2001).[24] Daniel Pipes, Damascus Courts The West, (DC: The WashingtonInstitute for Near East Policy, 1991), p. 26.[25] Becker, pp. 204-205.[26] Patrick Seale, Asad, (Berkeley: University of California Press,1988), p. 417.[27] Pipes, p. 27.[28] Rapporto del Dipartimento di Stato USA sulle pratiche dei DirittiUmani per il 1999; Rapporto sulle Strategie Internazionali di Controllodegli Stupefacenti, 1999.[29] Al-Baath, (18 Febbraio 1992); Washington Post, (31 Luglio 1991).[30] Becker, p. 131.[31] Near East Report, (7 Agosto 1989).

    Continua
    Aialon
    00Thursday, October 4, 2007 12:46 AM
    Le Guerre del Golfo, di Mitchell G. Bard

    Miti da confutare

    14.a. "La Guerra del Golfo del 1991 fu combattuta per Israele"
    14.b. "Il basso profilo d'Israele nella Guerra del Golfo mostra che
    esso non ha importanza strategica per gli USA"
    14.c. "Israele ha guadagnato dalla Guerra del Golfo senza pagare alcun
    prezzo"
    14.d. "Israele non ha fatto nulla per proteggere i Palestinesi dagli
    attacchi degli Scud"
    14.e. "L'Iraq non è mai stato una minaccia per Israele"
    14.f. "Saddam Hussein non ha mai avuto interesse ad acquisire armi
    nucleari"
    14.g. "L'OLP è stata neutrale durante la Guerra del Golfo"
    14.h. "La Guerra del Golfo ha dimostrato che gli stati arabi hanno
    bisogno di più armi americane"
    14.i. "L'Iraq ha smesso di essere una minaccia per Israele dopo la
    Guerra del Golfo del 1991"
    14.j. "Gli Ebrei americani hanno indotto gli Stati Uniti ad entrare in
    guerra contro l'Iraq nel 2003 per aiutare Israele"

    I miti in dettaglio

    14.a. MITO

    "La Guerra del Golfo del 1991 fu combattuta per Israele"

    14.a. FATTI

    Prima dell'annuncio dell'Operazione Tempesta nel Deserto del
    Presidente
    George Bush, i critici d'Israele sostenevano che lo Stato Ebraico ed i
    suoi sostenitori stavano spingendo Washington ad iniziare una guerra
    contro l'Iraq per eliminarne la minaccia militare. Il Presidente Bush
    chiarì comunque la posizione americana nel suo discorso del 2 Agosto
    1990, affermando che gli Stati Uniti hanno "da lungo tempo interessi
    vitali" nel Golfo Persico. Inoltre, la "spudorata aggressione" iraqena
    violava la Carta dell'ONU. Il Presidente si mostrò preoccupato per le
    altre piccole nazioni dell'area, così come per i cittadini americani
    che
    vivevano o lavoravano nella regione. "Ritengo responsabilità
    fondamentale della mia Presidenza proteggere i Cittadini americani"
    [1]

    Durante la Crisi del Golfo, il Presidente ed altri ufficiali superiori
    dell'Amministrazione chiarirono che degli interessi americani -
    specialmente le forniture di petrolio - erano minacciate
    dall'invasione
    iraqena del Kuwait.

    La maggior parte degli Americani era d'accordo con la decisione del
    Presidente di andare alla guerra. Per esempio, il sondaggio del
    Washington Post/ABC News del 16 Gennaio 1991 mostrò che il 76% degli
    Americani approvava l'entrata in guerra degli Stati Uniti contro
    l'Iraq
    ed il 22% disapprovava [2]

    È vero che Israele ritenne l'Iraq una seria minaccia alla sua
    sicurezza
    dacché esso guidava il "fronte del rifiuto". Le preoccupazioni
    d'Israele
    si dimostrarono giustificate dopo l'inizio della guerra e l'Iraq
    lanciò
    39 missili Scud contro i suoi centri abitati.

    Israele non ha mai chiesto ai soldati americani di combattere le sue
    battaglie. Sebbene le forze israeliane fossero in grado di partecipare
    alla Guerra del Golfo, esse non lo fecero perché questo avevano
    chiesto
    loro gli Stati Uniti. Anche dopo la provocazione degli attacchi con i
    missili Scud, Israele acconsentì a non rispondere, come chiedevano gli
    USA.

    14.b. MITO

    "Il basso profilo d'Israele nella Guerra del Golfo mostra che esso non
    ha importanza strategica per gli USA"

    14.b. FATTI

    Nessuno si aspettava che Israele giocasse mai un ruolo importante
    nelle
    ostilità nel Golfo. I funzionari americani sapevano che gli Arabi non
    avrebbero mai permesso ad Israele di aiutarli a difenderli; essi
    sapevano inoltre che le truppe americane avrebbero dovuto intervenire
    perché gli Stati del Golfo non sarebbero stati in grado di difendersi
    da
    sé.

    L'atteggiamento israeliano rifletteva una decisione politica
    deliberata
    in risposta alle richieste americane. Comunque, Israele contribuì alla
    vittoria della campagna americana per respingere l'aggressione
    iraqena.
    Per esempio:

    - Le Forze di Difesa Israeliane erano l'unica forza militare della
    regione che potesse farcela contro l'esercito iraqeno. Questo, che
    Saddam Hussein aveva ben capito, fu un deterrente contro ulteriori
    aggressioni iraqene.

    - Ammonendo che avrebbe risposto militarmente se delle truppe iraqene
    fossero entrate in Giordania, Israele di fatto garantì l'integrità
    territoriale del vicino contro l'aggressione iraqena.

    - Gli Stati Uniti trassero benefici dall'uso dei missili israeliani
    Have
    Nap installati sui bombardieri B52. E la Marina usò intanto degli
    aerei
    senza pilota israeliani Pioneer per compiere ricognizioni nel Golfo.

    - Israele fornì degli apparecchi sminatori che furono usati per aprire
    varchi per le forze alleate nei campi minati iraqeni.

    - Dei ponti mobili portati in volo da Israele in Arabia Saudita furono
    usati dai Marines americani.

    - Le raccomandazioni israeliane, basate da misurazioni delle
    prestazioni
    del sistema, portarono a diverse modifiche software che resero il
    Patriot un sistema antimissile più efficace.

    - Le Industrie Aeronautiche Israeliane svilupparono serbatoi
    supplementari conformati che accrebbero l'autonomia degli F15. Essi
    furono usati nel Golfo.

    - La General Dynamics, un'industria militare americana, ha
    implementato
    diverse modifiche israeliane per migliorare tutta la flotta degli F16,
    tra cui miglioramenti strutturali, modifiche software, carrelli
    d'atterraggio di maggior portata, miglioramenti alla radio e modifiche
    all'avionica.

    - Un sistema di puntamento di produzione israeliana fu usato per
    migliorare le capacità di combattimento notturno dell'elicottero
    Cobra.

    - Israele fornì la custodia dell'eccellente missile Tomahawk.

    - Gli occhiali per la visione notturna usati dalle forze americane
    erano
    stati forniti da Israele.

    - Un sistema di allarme per le basse quote prodotto e sviluppato in
    Israele fu utilizzato negli elicotteri Blackhawk.

    - Israele fornì ulteriore equipaggiamento alle forze americane, tra
    cui
    uniformi antiproiettile, maschere antigas e sacchi di sabbia.

    - Israele offrì agli Stati Uniti l'uso delle basi e degli ospedali
    militari. Le navi americane usarono l'arsenale del porto di Haifa per
    la
    manutenzione e l'appoggio mentre si recavano nel Golfo.

    - Israele aveva distrutto il reattore nucleare iraqeno nel 1981.
    Pertanto, le truppe americane non dovettero affrontare un Iraq con
    l'arma atomica.

    - Anche tenendo un basso profilo, la collaborazione israeliana fu
    estremamente utile: nel corso degli anni i servizi segreti militari
    israeliani si erano molto più concentrati sull'Iraq di quelli
    americani.
    Così gli Israeliani poterono fornire a Washington dettagliate
    informazioni segrete sulle attività militari iraqene. Il Segretario
    alla
    Difesa Richard Cheney disse ad esempio, che gli Stati Uniti hanno
    usato
    le informazioni israeliane sull'Iraq occidentale mentre cercavano
    lanciamissili Scud [3].

    14.c. MITO

    "Israele ha guadagnato dalla Guerra del Golfo senza pagare alcun
    prezzo"

    14.c. FATTI

    È vero che Israele ha guadagnato dalla distruzione della potenza
    militare iraqena da parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti,
    ma
    i costi sono stati enormi. Anche prima dello scoppio delle ostilità,
    Israele ebbe da aumentare il bilancio della difesa per mantenere le
    sue
    forze ad un livello d'allarme superiore. Gli attacchi missilistici
    iraqeni giustificarono la precauzione israeliana di tenere la sua
    aviazione in volo 24 ore al dì. La guerra impose di accrescere il
    bilancio della difesa di oltre 500 milioni di Dollari. Altri 100
    milioni
    di aumento furono necessari per la difesa civile.

    I danni provocati dai 39 missili Scud iraqeni che caddero a Tel Aviv
    ed
    Haifa furono notevoli. Circa 3.300 appartamenti ed altri edifici
    furono
    coinvolti nell'area metropolitana di Tel Aviv. Circa 1.150 persone che
    furono evacuate dovettero essere ospitate in una dozzina di alberghi
    al
    costo di 20.000 Dollari a notte.

    Oltre ai costi diretti della preparazione bellica e dei danni
    materiali,
    l'economia israeliana fu inoltre danneggiata dall'impossibilità di
    molti
    Israeliani di lavorare in quelle condizioni di emergenza. L'economia
    funzionò a non più del 75% della sua capacità durante la guerra,
    producendo una perdita netta per il paese di 3,2 miliardi di Dollari
    [4].

    Il costo più elevato fu in vite umane. In totale 74 persone morirono
    in
    conseguenza degli attacchi degli Scud. Due perché direttamente
    colpite,
    quattro perché soffocate dalle maschere antigas, il resto per attacco
    di
    cuore [5].

    Una commissione ONU che trattava le richieste di risarcimento all'Iraq
    che risalivano alla Guerra del Golfo del 1991 approvò un indennizzo di
    oltre 31 milioni di dollari da pagarsi ad imprese e persone
    israeliane.
    La decisione del 1999 derivò da una decisione del Consiglio di
    Sicurezza
    del 1992 che chiedeva che l'Iraq risarcisse le vittime della Guerra
    del
    Golfo [6]. Nel 2001, la Commissione per i Risarcimenti delle Nazioni
    Unite attribuì 74 milioni di Dollari ad Israele per i costi sostenuti
    a
    causa degli attacchi con i missili Scud Iraqeni durante la Guerra del
    Golfo. La Commissione respinse gran parte del miliardo di Dollari che
    Israele aveva chiesto [7].

    14.d. MITO

    "Israele non ha fatto nulla per proteggere i Palestinesi dagli
    attacchi
    degli Scud"

    14.d. FATTI

    Il Los Angeles Times comprese il dilemma israeliano nel distribuire le
    maschere antigas alla sua popolazione:

    "La distribuzione delle maschere antigas in tutto Israele fu calcolata
    secondo le stime (basate in parte sulle stesse minacce prebelliche di
    Saddam Hussein) su dove fosse la più grave minaccia per la
    popolazione.
    Priorità fu data alla zona costiera tra Tel Aviv ed Haifa, con la sua
    elevata densità di popolazione, soprattutto ebraica, nonché a
    Gerusalemme, la seconda città del paese. Le aree urbane minori ebbero
    priorità appena inferiore, seguite dalle aree rurali dell'Israele
    vero e
    proprio, ed infine dai territori occupati. L'esperienza ha mostrato la
    validità di questa gradazione. Quelli che rischiano di più a causa
    delle
    armi proibite dell'Iraq sono i cittadini d'Israele, non i Palestinesi
    della Cisgiordania, che sono sostenitori di Saddam" [8].
    La grande maggioranza dei Palestinesi non fece mistero del loro
    appoggio
    all'Iraq, e molti li si vide sui tetti delle case giubilanti quando
    gli
    Scud piovevano sulle città israeliane [9]. A causa del loro sostegno
    per
    Saddam Hussein, e l'asserita preoccupazione del dittatore iraqeno per
    i
    Palestinesi, Israele non riteneva probabile che i Territori venissero
    attaccati.

    In seguito i tribunali israeliani ordinarono ai militari di
    distribuire
    le maschere antigas a tutti i residenti dei Territori. Lo si fece,
    sebbene la guerra terminasse prima che tutti i Palestinesi le avessero
    ricevute. Nessun Palestinese si è fatto male a causa degli attacchi
    degli Scud.

    14.e. MITO

    "L'Iraq non è mai stato una minaccia per Israele"

    14.e. FATTI

    Sin dall'ascesa al potere, il Presidente dell'Iraq Saddam Hussein è
    stato un capo del Fronte del Rifiuto ed uno dei più bellicosi nemici
    d'israele. Il 2 Aprile 1990 la retorica di Saddam divenne più
    minacciosa: "Giuro a D%o che il nostro fuoco divorerà mezzo Israele se
    tenta di far qualsiasi cosa all'iraq". Saddam disse che il suo
    potenziale bellico chimico era paragonabile solo a quello americano e
    sovietico, e che egli avrebbe annichilito chiunque minacciasse l'Iraq
    con la bomba atomica usando il "doppio composto" [10].

    Diversi giorni dopo, Saddam disse che la guerra con Israele non
    sarebbe
    terminata finché tutto il territorio in mano d'Israele non fosse stato
    rimesso in mani arabe. Egli aggiunse che l'Iraq poteva lanciare armi
    chimiche su Israele da diversi luoghi differenti [11]. Il capo iraqeno
    fece inoltre l'allarmante rivelazione che i suoi comandanti avevano
    facoltà di lanciare attacchi contro Israele senza consultare il
    comando
    supremo se Israele avesse attaccato l'Iraq. Il capo dell'aviazione
    iraqena avrebbe detto in seguito che egli aveva l'ordine di colpire
    Israele se lo Stato ebraico avesse iniziato un'incursione contro
    l'Iraq
    o contro un qualsiasi altro paese arabo [12].

    Il 18 Giugno 1990, Saddam disse ad un incontro della Conferenza
    Islamica
    a Baghdad: "Colpiremo [gli Israeliani] con tutte le armi in nostro
    possesso se loro attaccano l'Iraq o gli Arabi". Egli dichiarò che "la
    Palestina è stata rubata", ed esortò il mondo arabo a "ricuperare i
    diritti usurpati in Palestina ed a liberare Gerusalemme dalla
    cattività
    sionista" [13].

    La minaccia di Saddam venne sulla scia di rivelazioni che la Gran
    Bretagna e gli Stati Uniti sventarono un tentativo di contrabbandare
    in
    Iraq dei detonatori nucleari "krytron" di fabbricazione americana
    [14].
    Il servizio segreto britannico MI6 aveva preparato una valutazione
    segreta tre anni prima che affermava che Hussei aveva ordinato uno
    sforzo a tutto campo per sviluppare armi nucleari [15]. Dopo che
    Saddam
    ebbe usato armi chimiche contro la sua stessa popolazione curda ad
    Halabja nel 1988, poche persone dubitarono che egli fosse disposto ad
    usare armi nucleari contro gli Ebrei in Israele se ne avesse avuto la
    possibilità.

    I timori israeliani furono accresciuti da notizie nella stampa araba,
    che a partire dal Gennaio 1990 riferivano che la Giordania e l'Iraq
    avevano formato "battaglioni militari congiunti" traendoli da varie
    unità terrestri, navali ed aeree. "Questi battaglioni serviranno come
    forze d'emergenza per affrontare ogni sfida straniera o minaccia ad
    uno
    dei due paesi", disse un giornale [16]. Inoltre, si diceva che i due
    paesi avevano formato uno squadrone aereo congiunto [17]. Questo
    doveva
    essere il primo passo verso un corpo militare arabo unificato, rivelò
    il
    giornalista giordano Mu'nis al-Razzaz. "Se non ci affrettiamo a
    formare
    una forza militare araba unificata, non saremo in grado di reggere il
    confronto con le ambizioni sioniste sostenute dall'aiuto americano",
    egli disse [18]. Data la storia delle alleanze arabe che si formavano
    come preludio alla pianificazione di un attacco, Israele trovò
    preoccupanti questi sviluppi.

    Nell'Aprile 1990, i doganieri britannici trovarono dei tubi da
    caricarsi
    su una nave di nazionalità iraqena che furono ritenuti parte di un
    gigantesco cannone che avrebbe consentito a Baghdad di scagliare
    missili
    ad ogiva nucleare o chimica in Israele od in Iran [19]. L'Iraq negò
    che
    stava costruendo un "supercannone", ma dopo la guerra si seppe che
    l'Iraq un'arma simile l'aveva costruita [20].

    L'Iraq emerse dalla guerra con l'Iran con una delle forze militari più
    grandi e meglio equipaggiate del mondo. Infatti l'Iraq aveva un
    milione
    di soldati temprati in battaglia, più di 700 aerei da combattimento,
    6.000 carri armati, missili balistici ed armi chimiche. Sebbene gli
    USA
    ed i loro alleati avessero vinto rapidamente, le dimensioni
    dell'arsenale di Hussein divennero evidenti solo dopo la fine della
    guerra, quando gli investigatori ONU scoprirono le prove di un ambio
    programma di costruzione di armi chimiche e nucleari [21].

    L'Iraq fu anche base di diversi gruppi terroristici che minacciavano
    Israele, come l'OLP ed il Consiglio Rivoluzionari Fatah di Abu Nidal.

    Dopo l'invasione iraqena del Kuwait, Saddam Hussein continuò a
    minacciare di colpire Israele se il suo paese fosse stato attaccato.
    Se
    gli USA agiscono contro l'Iraq, disse nel Dicembre 1990, "allora Tel
    Aviv riceverà il prossimo attacco, vi partecipi o no Israele" [22]. Ad
    una conferenza stampa, dopo il suo incontro del 9 Gennaio 1991 col
    Segretario di Stato James Baker, al Ministro degli Esteri iraqeno
    Tariq
    Aziz fu chiesto se, qualora fosse iniziata la guerra, l'Iraq avrebbe
    attaccato Israele. Egli replicò bruscamente: "Sì. Certamente. Sì"
    [23].

    Ed alla fine Saddam attuò la sua minaccia.

    14.f. MITO

    "Saddam Hussein non ha mai avuto interesse ad acquisire armi nucleari"

    14.f. FATTI

    Nel 1981, Israele si convinse che l'Iraq stava per diventar capace di
    produrre armi nucleare. Per prevenire la costruzione di un'arma che
    loro ritennero che sarebbe stata indubbiamente diretta contro di
    loro, gli Israeliani lanciarono il loro attacco a sorpresa che
    distrusse il centro atomico Osirak. All'epoca Israele fu ampiamente
    criticato. Il 19 Giugno, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condannò
    il raid all'unanimità. I critici minimizzarono l'importanza del
    programma nucleare iraqeno, sostenendo che poiché Baghdad aveva
    firmato il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare e consentiva
    ispezioni alle sue strutture, le paure israeliane erano infondate.

    Fu solo dopo l'invasione iraqena del Kuwait che i funzionari USA
    cominciarono ad ammettere pubblicamente che Baghdad stava sviluppando
    armi nucleari e che era ben più vicina a raggiungere lo scopo di quel
    che si pensava. Nuovamente, molti critici ribatterono che
    l'Amministrazione stava solo cercando una giustificazione per una
    guerra con l'Iraq.

    Mesi dopo, dopo che le forze alleate avevano annunziato la distruzione
    degli impianti nucleari iraqeni, gli ispettori ONU scoprirono che il
    programma di Saddam per lo sviluppo di armi atomiche era ben più ampio
    perfino di quel che ritenevano gli Israeliani. Gli analisti avevano
    ritenuto l'Iraq incapace di arricchire l'uranio per le bombe, ma i
    ricercatori di Saddam usarono diversi metodi (perfino uno ritenuto
    obsoleto) che si ritenne avrebbero permesso all'Iraq di costruire
    almeno una bomba.

    14.g. MITO

    "L'OLP è stata neutrale durante la Guerra del Golfo"

    14.g. FATTI

    L'OLP, la Libia e l'Iraq sono stati i soli membri ad opporsi ad una
    risoluzione della Lega Araba che richiedeva il ritiro iraqeno dal
    Kuwait. I capi dell'Intifada inviarono un telegramma di
    congratulazioni
    a Saddam Hussein, descrivendo l'invasione del Kuwait il primo passo
    verso la "liberazione della Palestina" [24].

    Il capo dell'OLP Yasser Arafat giocò un ruolo cruciale nel sabotare
    una
    conferenza al vertice araba che si sarebbe dovuta convocare in Arabia
    Saudita per trattare dell'invasione. Secondo il New York Times, Arafat
    "deviò l'attenzione dal summit proposto e contribuì al suo naufragio"
    apparendo in Egitto con un "piano di pace" escogitato dal dittatore
    libico Muammar Qaddafi [25].

    Secondo il testimone oculare Ibrahim Nafei, direttore di Al-Ahram,
    Arafat fece molto per "annacquare" qualsiasi risoluzione anti-Iraq
    all'incontro della Lega Araba dell'Agosto 1990 al Cairo.
    Arafat "andava
    di delegazione in delegazione, mano nella mano con Tariq Aziz, il
    Ministro degli Esteri iraqeno, che minacciava apertamente alcuni
    delegati del Golfo e di altri paesi arabi che l'Iraq li avrebbe
    rovesciati", scrisse Nafei [26].

    Ad Amman, in Giordania, un funzionario dell'OLP avvertì che dei
    combattenti palestinesi erano arrivati in Yeme. "Noi ci aspettiamo che
    intraprendano azioni suicide contro i soldati americani in Arabia
    Saudita se gli Americani attaccano l'Iraq", dichiarò. "Ci sono più di
    50.000 combattenti palestinesi" sia in Kuwait che in Iraq, egli disse,
    che "difenderanno gli interessi dell'Iraq" [27]. Abul Abbas, un membro
    del Comitato Esecutivo dell'OLP, minacciò che "qualsiasi bersaglio
    americano diverrà vulnerabile" se gli Stati Uniti attaccano l'Iraq
    [28].

    A Jenin, il 12 Agosto, 1.000 Palestinesi marciarono gridando: "Saddam,
    eroe, attacca Israele con armi chimiche" [29].

    Secondo alcune fonti, l'OLP giocò un ruolo attivo nel facilitare la
    conquista iraqena del Kuwait. La pianificazione logistica
    dell'invasione
    iraqena fu almeno in parte basata sullo spionaggio dei funzionari e
    dei
    sostenitori OLP in Kuwait. Nel London Independent fu citato un
    diplomatico arabo, che avrebbe detto che, arrivando in Kuwait, i
    funzionari iraqeni "andarono dritti alle loro case, li prelevarono ed
    ordinarono loro di andare al lavoro". L'Ambasciata Iraqena aveva
    compilato la sua lista di personale kuwaitiano chiave, disse il
    diplomatico, "ma chi li ha aiutati? Chi erano i tecnici esperti che
    lavoravano insieme con i Kuwaitiani e sapevano tutto questo?", si
    chiese, e rispose: "I Palestinesi" [30].

    I capi del movimento per la pace d'Israele espressero il loro disgusto
    per le azioni dell'OLP. Uno avrebbe avuto bisogno della maschera
    antigas
    per sopportare il "fetore velenoso e repellente" dell'atteggiamento
    dell'OLP verso Saddam Hussein, disse Yossi Sarid [31]. Un altro
    attivista, Yaron Londo, scrisse in una lettera aperta ai Palestinesi
    nei

    Territori: "Questa settimana mi avete dimostrato che per molti anni
    sono
    stato un gran cretino. Quando mi chiederete un'altra volta il mio
    aiuto
    per i vostri 'legittimi diritti', scoprirete che le vostre strida di
    incoraggiamento a Saddam mi hanno turato le orecchie" [32].

    Quando gli USA iniziarono ad ammassare truppe in Arabia Saudita,
    Arafat
    lo definì una "nuova crociata" che "preconizza i più gravi pericoli e
    disastri per la nostra nazione araba ed islamica". Egli palesò inoltre
    la sua posizione sul conflitto: "Noi possiamo solo essere nella
    trincea
    ostile al Sionismo ed ai suoi alleati imperialisti che ora stanno
    mobilitando i loro carri armati, aerei e tutta la loro macchina da
    guerra avanzata e sofisticata contro la nostra nazione araba" [33].

    Una volta iniziata la guerra, il Comitato Esecutivo dell'OLP riaffermò
    il suo sostegno all'Iraq: "Il popolo palestinese sta saldo a fianco
    dell'Iraq". Il giorno dopo Arafat inviò a Saddam un messaggio
    salutando
    la lotta dell'Iraq contro "la dittatura americana" e descrivendo
    l'Iraq
    come "il difensore della nazione araba, dei Mussulmani e degli uomini
    liberi ovunque" [34].

    L'entusiasmo di Arafat per Hussein non fu smorzato dal risultato della
    guerra. "Gradire approfittare dell'occasione per nuovamente esprimere
    a
    Sua Eccellenza il grande orgoglio che sono per noi i legami di
    fraternità ed il comune destino che ci unisce", disse nel Novembre
    1991.
    "Lavoriamo insieme finché non giungereme alla vittoria e non
    riprenderemo la Gerusalemme liberata" [35].

    14.h. MITO

    "La Guerra del Golfo ha dimostrato che gli stati arabi hanno bisogno
    di
    più armi americane"

    14.h. FATTI

    L'Iraq aveva uno degli eserciti più imponenti e potenti del mondo
    prima
    dell'invasione del Kuwait. Nessuno degli Stati del Golfo avrebbe
    potuto
    affrontare gli Iraqeni senza il diretto intervento americano. Il
    Kuwait
    è una nazioncina, che aveva ricevuto armi per 5 miliardi di Dollari,
    ma
    non aveva comunque alcuna possibilità di fermare l'Iraq.
    Allo stesso modo, gli Stati Uniti avevano venduto all'Arabia Saudita
    più
    di 40 miliardi di Dollari di armi ed aiuti militari nel decennio
    precedente, eppure nemmeno lei avrebbe potuto impedire un'invasione
    iraqena. Fu l'aver capito questo che convinse infine Re Fahd a
    consentire ai soldati americani di insediarsi nel suo paese. Nessun
    mucchio di ferramenta militare avrebbe potuto rimediare ai ridotti
    ranghi degli eserciti permanenti in quegli stati.

    Inoltre, la rapidità con cui l'Iraq travolse il Kuwait rammentò che le
    armi USA potevano facilmente cadere in mano nemica. Per esempio,
    l'Iraq
    catturò in Iraq 150 missili antiaerei di fabbricazione americana HAWK
    e
    dei veicoli corazzati.

    14.i. MITO

    "L'Iraq ha smesso di essere una minaccia per Israele dopo la Guerra
    del
    Golfo del 1991"

    14.i. FATTI

    Non è che l'Iraq confini con Israele, ma sin dal 1948 è stato uno dei
    più tenaci nemici d'Israele. L'Iraq fece d'Israele uno dei bersagli
    principali durante la Guerra del Golfo. Mentre buona parte
    dell'arsenale
    iraqeno non convenzionale è stato distrutto, l'Iraq rimane tuttora una
    minaccia a lungo termine alla sicurezza israeliana. Rivelazioni
    recenti
    che l'Iraq aveva testate biologiche all'antrace ed al botulino pronte
    all'uso nel 1990, ed era prossimo a compiere il suo programma per
    acquisire capacità nucleari, sottolineano quanto prossimi fossero al
    disastro Israele e la coalizione alleata. Di buona parte dell'arsenale
    batteriologico di Baghdad non si hanno notizie.

    Saddam sta ancora chiaramente provando a riarmare l'Iraq. Buona parte
    dell'arsenale chimico, degli impianti nucleari e centinaia di missili
    balistici mobili è sopravvissuto al conflitto intatto e l'Iraq
    continua
    a resistere agli sforzi ONU di distruggerli. Sebbene l'Iraq fosse
    stato
    obbligato a distruggere molti dei suoi residui missili Scud, una volta
    rimosse le sanzioni, Baghdad potrebbe riprodurre un'arma nucleare in
    tre-cinque anni, ed accumulare i suoi mortali agenti chimici in meno
    di
    due anni.

    Gli ispettori ONU agli armamenti furono espulsi dall'Iraq nel 1998 e,
    dopo due anni, l'Iraq lanciò una serie di missili balistici a corto
    raggio in prove di perfezionamento di un nuovo sistema che potrebbe
    essere usato per costruire missili con gittata superiore [36].

    I complessi militari ed i centri di ricerca missilistici in cui il
    missile, detto As-Samoud [il Saldo - Liang], viene sviluppato furono
    pesantemente bombardati nel Dicembre 1998 dagli aerei alleati durante
    l'Operazione Volpe del Deserto. Il Pentagono, allora, ritenne che la
    nuova attività missilistica di Saddam Hussein fosse messa fuori gioco
    per almeno un anno o due. Ma il primo lancio di missili seguì a soli
    sei
    mesi di distanza.

    Nel Gennaio 2001, un disertore iraqeno disse al Sunday Telegraph di
    Londra che l'Iraq aveva ottenuto due bombe nucleari perfettamente
    funzionanti e stava adoperandosi a costruirne ancora.
    Quest'affermazione
    è stata smentita, ma numerosi studi hanno riferito che Saddam Hussein
    può essere a pochi mesi come a pochi anni dalla produzione di armi
    nucleari, e che l'ostacolo principale è stato il procurarsi il
    materiale
    fissile necessario [37]. Nessuno mette in dubbio che Hussein desideri
    avere armi di distruzione di massa.

    Nel Febbraio 2003, il Segretario di Stato Colin Powell diede un'ampia
    presentazione al Consiglio di Sicurezza dell'ONU in cui documentò come
    l'Iraq avesse nascosto le sue armi, ingannato gli ispettori, ed avesse
    continuato a perseguire un programma per sviluppare armi di
    distruzione
    di massa in violazione diretta delle risoluzioni ONU. Sebbene egli non
    avesse fornito la prova che l'Iraq avesse armi nucleari, egli fornì la
    prova che esso possiede armi chimiche e biologiche, ed ha continuato
    il
    suo lavoro di sviluppo di armi nucleari [38].

    Intanto, ad onta dell'assenso Iraniano alla Risoluzione ONU 687, che
    gli
    vieta di consentire a qualsiasi organizzazione terroristica di agire
    nel
    suo territorio, Baghdad tiene tuttora dei contatti con, ed offre
    rifugio
    a, diversi gruppi e persone coinvolte nel terrorismo. Hussein ha
    inoltre
    promesso pubblicamente di pagare 25.000 Dollari alle famiglie dei
    terroristi palestinesi.

    14.j. MITO

    "Gli Ebrei americani hanno indotto gli Stati Uniti ad entrare in
    guerra
    contro l'Iraq nel 2003 per aiutare Israele"

    14.j. FATTI

    Uno degli argomenti più assurdi usati dagli oppositori della guerra
    guidata dagli Stati Uniti contro l'Iraq nel 2003 fu che gli Ebrei
    americani erano in qualche modo responsabili per aver persuaso il
    Presidente George W. Bush ad iniziare la campagna militare - in pro
    d'Israele. La verità è che il Presidente Bush decise che l'Iraq era
    una
    minaccia per gli Stati Uniti perché possedeva armi di distruzione di
    massa e stava perseguendo una capacità nucleare che avrebbe potuto
    essere usata direttamente contro gli Americani, od avrebbe potuto
    essere
    ceduta a dei terroristi che l'avrebbero usata contro dei bersagli
    americani. La rimozione di Saddam Hussein aveva inoltre l'obiettivo di
    eliminare uno dei principali sponsor del terrorismo.

    La guerra in Iraq ha liberato il popolo iraqeno da uno dei regimi più
    oppressivi del mondo. Perfino nel mondo arabo, dove molte persone
    obiettarono all'azione militare americana, nessun capo arabo è
    intervenuto in difesa di Saddam Hussein.

    È vero che Israele ci guadagnerà dall'eliminazione di un regime che
    lanciò contro di lui 39 missili nel 1991, pagava i Palestinesi per
    incoraggiarli ad attaccare gli Israeliani, e guidava una coalizione di
    stati arabi impegnati a distruggere Israele. È pure vero, comunque,
    che
    molti stati arabi hanno guadagnato dalla rimozione di Saddam Hussein,
    specialmente l'Arabia Saudita ed il Kuwait. Questo è il motivo per cui
    queste nazioni consentirono alle forze alleate di usare i loro paesi
    come basi operative.

    Per quanto riguarda il ruolo degli Ebrei americani, è bene ricordare
    che
    gli Ebrei sono meno del 3% della popolazione americana, e non si può
    dire che siano stati i più sonori sostenitori della guerra. Al
    contrario, la comunità ebraica aveva divisioni simili a quelle del
    paese
    tutto e la maggior parte delle organizzazioni ebraiche ha evitato di
    proposito di prendere posizione sulla guerra. Inoltre, i sondaggi
    d'opinione mostravano che una maggioranza significativa di tutti gli
    americani sosteneva la politica del Presidente verso l'Iraq.

    Alcuni critici hanno suggerito che dei funzionari ebrei di rango
    dell'Amministrazione Bush hanno spinto verso la guerra. A dire il
    vero,
    solo una manciata di funzionari dell'Amministrazione è ebrea, e
    nessuno
    dei principali consiglieri del Presidente - il Segretario della
    Difesa,
    il Segretario di Stato, il Vicepresidente, od il Consigliere per la
    Sicurezza Nazionale - è ebreo.

    Il suggerimento che gli Ebrei americani siano più leali ad Israele che
    agli Stati Uniti, o che essi abbiano un'indebita influenza dulla
    politica medioorientale americana, è un esempio di antisemitismo.
    Sfortunatamente, alcuni critici della guerra all'Iraq hanno scelto
    l'antica tattica di incolpare gli Ebrei di una politica che
    disapprovavano anziché confutarla nel merito.
    [Note]
    [01] Washington Post, (3 Agosto 1990).
    [02] Washington Post, (17 Gennaio 1991).
    [03] UPI, (8 Marzo 1991).
    [04] Near East Report, (4 Febbraio 1991).
    [05] Jerusalem Post, (17 Gennaio 1992).
    [06] Jewish Telegraphic Agency, (14 Aprile 1999).
    [07] Jewish Telegraphic Agency, (21 Giugno 2001).
    [08] Los Angeles Times, (28 Gennaio 1991).
    [09] New York Post, (4 Febbraio 1991).
    [10] Reuters, (2 Aprile 1990).
    [11] Reuters, (18 Aprile 1990).
    [12] UPI, (22 Aprile 1990).
    [13] Baghdad Domestic Service, (18 Giugno 1990).
    [14] Washington Post, (29 Marzo 1990).
    [15] Washington Times, (3 Aprile 1990).
    [16] Al-Ittihad, (26 Gennaio 1990).
    [17] Radio Monte Carlo, (17 Febbraio 1990).
    [18] Al-Dustur, (18 Febbraio 1990).
    [19] Reuters, (17 Aprile 1990).
    [20] Washington Post, (14 Agosto 1991).
    [21] Washington Post, (8 Agosto 1991).
    [22] Reuters, (26 Dicembre 1990).
    [23] Trascrizione di una conferenza stampa del 9 Gennaio 1991.
    [24] Mideast Mirror, (6 Agosto 1990).
    [25] New York Times, (5 Agosto 1990).
    [26] Al-Ahram, (12 Agosto 1990).
    [27] UPI, (10 Agosto 1990).
    [28] Reuters, (4 Settembre 1990).
    [29] Associated Press, (12 Agosto 1990).
    [30] Jerusalem Post, (8 Agosto 1990).
    [31] Ha'aretz, (17 Agosto 1990).
    [32] Yediot Aharonot, (Augosto 1990).
    [33] Sawt al-Sha'b, (4 Settembre 1990).
    [34] Agenzia France-Presse, (26 Febbraio 1991).
    [35] Baghdad Republic of Iraq Radio Network, (16 Novembre 1991).
    [36] New York Times, (1 Luglio 2000).
    [37] Jerusalem Post, (29 Gennaio 2001).
    [38] Segretario di Stato USA Colin Powell, discorso al Consiglio di Sicurezza dell'ONU (5 Febbraio 2003).
    Aialon
    00Thursday, October 4, 2007 1:01 AM
    Le Nazioni Unite

    Miti da confutare

    15.a. "Le Nazioni Unite hanno da molto tempo giocato un ruolo
    costruttivo negli affari medioorientali. La sua tradizione di
    imparzialità ed equilibrio la rende un forum ideale per comporre la
    controversia arabo-israeliana".

    15.b. "I Palestinesi non hanno voce all'ONU".

    15.c. "Israele gode dei medesimi diritti di tutti gli altri membri delle
    Nazioni Unite".

    15.d. "Le Nazioni Unite e le istituzioni ad esse affiliate criticano le
    politiche israeliane, ma non attaccano mai gli Ebrei e non si impegnano
    mai in retorica antisemita".

    15.e. "L'abrogazione del 1991 della risoluzione che diffamava il
    Sionismo prova che l'ONU non ha più preconcetti contro Israele".

    15.f. "Anche se l'Assemblea Generale è prevenuta, il Consiglio di
    Sicurezza è sempre stato equilibrato nel suo modo di trattare il Medio
    Oriente".

    15.g. "Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto Israele all'ONU e si può
    sempre contare su di loro perché diano il veto ad ogni risoluzione
    critica.

    15.h. "Gli alleati arabi dell'America d'abitudine sostengono le
    posizioni USA all'ONU".

    15.i. "Israele, non implementando le risoluzioni ONU, viola il diritto
    internazionale".

    [I Miti in dettaglio]

    15.a. [Mito]

    "Le Nazioni Unite hanno da molto tempo giocato un ruolo costruttivo
    negli affari medioorientali. La sua tradizione di imparzialità ed
    equilibrio la rende un forum ideale per comporre la controversia
    arabo-israeliana".

    15.a. [Fatti]

    A partire dalla metà degli anni '70 Arabi, Sovietici e Paesi del Terzo
    Mondo formarono insieme una lobby filopalestinese alle Nazioni Unite.
    Questo era vero soprattutto nell'Assemblea Generale, in cui questi paesi
    (quasi tutti dittature od autocrazie) frequentemente votavano insieme
    per l'approvazione di risoluzioni che attaccavano Israele e sostenevano
    l'OLP.

    Nel 1974, ad esempio, l'Assemblea Generale invitò Yasser Arafat a
    parlarle. Arafat lo fece, con la fondina di un'arma al fianco. Nel suo
    discorso, Arafat parlò di portare un'arma da fuoco ed un ramo d'ulivo
    (l'arma l'aveva lasciata fuori prima di entrare nella sala). Un anno
    dopo, su istigazione dei Paesi arabi e del Blocco sovietico, l'Assemblea
    approvò la Risoluzione 3379, che diffamava il Sionismo dichiarandolo una
    forma di razzismo.

    L'Ambasciatore USA Daniel Moynihan dichiarò la risoluzione un "atto
    osceno". L'Ambasciatore d'Israele Chaim Herzog disse ai suoi colleghi
    delegati, che la risoluzione era "basata sull'odio, la falsità e
    l'arroganza". Hitler, egli dichiarò, si sarebbe sentito a casa sua
    ascoltando il dibattito ONU sulla misura [1].

    Il 16 Dicembre 1991 l'Assemblea Generale votò 111-25 (con 13 astensioni
    e 17 delegazioni assenti o non votanti) per abrogare la Risoluzione
    3379. Nessun Paese arabo votò per l'abrogazione. L'OLP denunziò il voto
    ed il ruolo degli USA.

    Come notò Herzog, l'organizzazione ha assunto una prospettiva su Israele
    degna di Alice nel Paese delle Meraviglie. "Nel Palazzo di Vetro ...
    [Alice] non avrebbe che da indossare una Stella di Davide per udire ad
    ogni curva un imperioso 'Tagliatele la testa!'". Herzog notò che l'OLP
    aveva citato una risoluzione ONU del 1974 che condannava Israele come
    giustificazione per aver fatto esplodere una bomba a Gerusalemme [2].

    Il votare in blocco consentì inoltre la creazione nel 1975 del filo-OLP
    "Commissione sui Diritti Inalienabili del Popolo Palestinese". La
    commissione divenne, di fatto, parte dell'apparato propagandistico
    dell'OLP, che stampava francobolli, organizzava conferenze, preparava
    film e bozze di risoluzione a sostegno dei "diritti" palestinesi.

    Nel 1976 la commissione raccomandò "la piena implementazione dei diritti
    inalienabili del popolo palestinese, compreso il loro ritorno nella
    parte israeliana della Palestina". Esso raccomandò inoltre che il 29
    Novembre - il giorno in cui l'ONU votò per la spartizione della
    Palestina nel 1947 - fosse dichiarato "Giornata Internazionale di
    Solidarietà con il Popolo Palestinese". Da allora, lo si è visto all'ONU
    con discorsi, film e mostre antiisraeliane. Ad onta delle obiezioni
    degli Stati Uniti, fu creata come parte della Segreteria dell'ONU
    un'unità speciale sulla Palestina.

    Israele è l'oggetto di più commissioni d'inchiesta, rappresentanti
    speciali e commissari inquirenti di ogni altro stato dell'ONU. Il
    rappresentante speciale del Direttore Generale dell'UNESCo ha visitato
    Israele 51 volte in 27 anni di attività. Una "Missione Speciale" è stata
    inviata dal Direttore Generale dell'ILO-OIL [Organizzazione Generale del
    Lavoro - Liang] in Israele e nei Terrritori ogni anno per tutti i
    trascorsi 17 anni.

    La Commissione sui Diritti Umani adotta abitualmente risoluzioni
    sproporzionate contro Israele. Di tutte le condanne di quest'ente, il
    26% si riferisce al solo Israele, mentre stati canaglia come la Siria e
    la Libia non sono mai criticati [3].

    Gli USA hanno reagito con vigore agli sforzi di politizzare l'ONU. Nel
    1977 gli USA si ritirarono dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro
    per due anni a causa delle sue posizioni anti-israeliane. Nel 1984 gli
    USA lasciarono l'UNESCO, in parte a causa del suo pregiudizio
    antiisraeliano, ma annunziò nel Settembre 2002 che sarebbero tornati
    nell'organizzazione. Dal 1982-1989, i Paesi arabi cercarono di negare ad Israele un seggio nell'Assemblea Generale o posero condizioni speciali per la partecipazione israeliana. Solo una decisa campagna lobbistica americana impedì loro di riuscirvi. Nel 2001, gli USA si unirono ad Israele nel boicottare la Conferenza Mondiale ONU contro il Razzismo,quando fu chiaro che essa era divenuta poco più di un happening anti-israeliano.

    Mentre il processo di pace arabo-israeliano che fu varato a Madrid nel 1991 è strutturato sulla base del negoziato diretto tra le parti, l'ONU lo sabota sempre. Gli accordi di Oslo si basano sull'idea di colloqui bilaterali per risolvere le controversie tra gli Israeliani ed i Palestinesi. L'Assemblea Generale comunque adotta abitualmente delle risoluzioni che tentano di imporre soluzioni su problemi critici come Gerusalemme, le Alture del Golan e gli insediamenti. Ironicamente, le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU 242 e 338 proponevano i negoziati bilaterali che sono sempre sabotate dalle risoluzioni dell'Assemblea Generale.

    Pertanto, la sua storia mostra che finora l'ONU non ha giocato un ruolo utile per risolvere il conflitto arabo-israeliano.

    Quel che accade nel Consiglio di Sicurezza "assomiglia ben più ad una rapina che ad una discussione politica o ad uno sforzo di risolvere problemi" - L'ex-Ambasciatore all'ONU Jeane Kirkpatrick

    [4].

    15.b. [Mito]

    "I Palestinesi non hanno voce all'ONU".

    15.b. [Fatti]

    A parte il sostegno che i Palestinesi ricevono dal mondo arabo ed
    islamico, e da parte della maggioranza degli altri membri dell'ONU, ai Palestinesi è stato fornito un trattamento speciale all'ONU sin dal 1975. Quell'anno l'Assemblea Generale insignì l'OLP della condizione di rappresentante permanente, ed essa aprì un ufficio a Manhattan.
    Nel 1988 la condizione dell'OLP migliorò quando l'Assemblea Generale designò l'OLP "Palestina". Dieci anni dopo, l'Assemblea Generale votò per dare ai Palestinesi una condizione unica, come membro senza diritto di voto dell'Assemblea di 185 membri. Il voto a favore fu travolgente, 124 a favore, 4 contro, 10 astenuti. I paesi contrari erano Israele, gli Stati Uniti, la Micronesia e le Isole Marshall.

    I rappresentanti palestinesi ora possono sollevare nell'Assemblea
    Generale la questione del processo di pace, appoggiare bozze di
    risoluzione sulla Pace nel Medio Oriente ed hanno diritto di replica.
    Essi non hanno ancora il diritto di voto e non possono proporre
    candidature per commissioni ONU come il Consiglio di Sicurezza. Gli Arabi avevano inizialmente chiesto potrei più ampi, come il diritto di sedere insieme con altri stati indipendenti e di presentare risoluzioni.

    Essi accettarono il compromesso dopo che gli Europei ebbero detto agli Arabi che essi avrebbero sostenuto la risoluzione se fossero stati soppressi i punti politicamente più controversi. Eppure, la loro condizione dà ai Palestinesi privilegi procedurali superiori a quelli di altri gruppi che sono all'ONU come osservatori come la Svizzera od il Vaticano.

    15.C. [Mito]

    "Israele gode dei medesimi diritti di tutti gli altri membri delle
    Nazioni Unite".

    15.C. [Fatti]

    Una svolta nella cinquantennale esclusione dagli organismi delle Nazioni Unite ci fu il 30 Maggio 2000, quando Israele accettò l'invito a diventare membro temporaneo del gruppo regionale Europa Occidentale ed Altri (WEOG). Sebbene solo temporaneo, questo passo storico potrebbe finalmente terminare le discriminazioni dell'ONU contro Israele ed aprire la porta alla partecipazione israeliana al Consiglio di Sicurezza.

    Israele è stato l'unico stato dell'ONU escluso da un gruppo regionale.
    Geograficamente, esso appartiene al Gruppo Asia; però i Paesi arabi hanno impedito che ne facesse parte. Se non appartiene ad un gruppo regionale, Israele non può sedersi nel Consiglio di Sicurezza od in altri organismi chiave dell'ONU.

    Il WEOG è l'unico gruppo regionale che non è puramente geografico, ma semmai geopolitico, ovvero un gruppo di stati il cui denominatore comune è la democrazia occidentale. Il WEOG ha 27 membri: tutti gli stati dell'Europa Occidentale, e gli "altri" sono l'Australia, il Canada, la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti.

    L'appartenenza d'Israele al WEOG ha forti limiti. Ogni quattro anni egli deve rinnovare la domanda d'adesione, dacché la sua condizione è solo temporanea. Non è stato permesso ad Israele di presentare candidature per seggi vacanti in alcun organismo ONU per due anni, e non può competere per i principali organismi ONU (come il Consiglio Economico e Sociale) per un periodo più lungo. Inoltre, per i primi due anni, non è stato concesso ai rappresentanti israeliani di concorrere per posizioni
    nel Consiglio dell'ONU.

    Oltre a queste limitazioni, ad Israele è permesso partecipare solo alle attività WEOG nell'ufficio di New York dell'ONU. Israele è escluso dalle discussioni e dalle consultazioni del WEOG negli uffici ONU di Ginevra, Nairobi, Roma e Vienna; pertanto Israele non può partecipare alle discussioni ONU sui diritti umani, sul razzismo e su diverse altre questioni trattate in quegli uffici.

    Nel Febbraio 2003 Israele è stato eletto al Gruppo di Lavoro sul Disarmo dell'Assemblea Generale dell'ONU, il suo primo posto in una commissione dal 1961 (dopo il 1961 l'ONU ha diviso i suoi membri in gruppi regionali e così fu che Israele fu isolato). Un rappresentante israeliano fu eletto come uno dei tre vicepresidenti e ricevette dei voti dall'Iran e da diversi Paesi arabi. D'altronde, nello stesso mese un candidato israeliano non fu eletto alla Commissione ONU sui diritti dei bambini.
    L'anno precedente dei candidati israeliani non ebbero voti sufficienti per essere eletti alla Commissione ONU sui Diritti Umani, alla Commissione ONU sull'Eliminazione della Discriminazione Contro le Donne,
    e la Commissione ONU sulla Discriminazione Razziale [4a].

    Per il futuro, Israele spera ancora di riuscire ad aderire al gruppo
    Asia.

    15.d. [Mito]

    "Le Nazioni Unite e le istituzioni ad esse affiliate criticano le
    politiche israeliane, ma non attaccano mai gli Ebrei e non si impegnano mai in retorica antisemita".

    15.d. [Fatti]

    L'ONU ha virtualmente condannato ogni forma immaginabile di razzismo. Ha fondato dei programmi per combattere il razzismo in ogni sfaccettatura - compresa la xenofobia - ma ha sempre rifiutato di fare lo stesso contro l'antisemitismo. Fu soltanto il 24 Novembre 1998, più di 50 anni dopo la fondazione dell'ONU, che la parola "antisemitismo" fu citata per la prima volta in una risoluzione ONU, verso la fine della GA Res.
    A/53/623, "Eliminazione del Razzismo e della Discriminazione Razziale"
    [5].

    Sin dai primi anni '70, la stessa ONU è stata impregnata di sentimenti antisemitici ed antisionistici. Gli esempi che seguono mostrano quanto è divenuta orribile l'atmosfera:

    "Come? Non sono gli Ebrei che sfruttano il popolo americano e cercano di disonorarlo?" - Il rappresentante libico all'ONU Ali Treiki [6].

    "Il Talmud dice che se un Ebreo non beve ogni anno il sangue di un
    non-Ebreo, egli sarà condannato in eterno" - Il delegato saudita Marouf al-Dawalibi, davanti alla conferenza del 1984 sulla tolleranza religiosa della Commissione ONU sui Diritti Umani [7]. Un simile commento fu fatto dall'ambasciatore siriano ad un incontro del 1991; egli sosteneva che gli Ebrei uccidevano bambini cristiani per usare il loro sangue per fare le azzime [8].

    L'11 Marzo 1997 il rappresentante palestinese alla Commissione ONU sui Diritti Umani ha sostenuto che il governo israeliano aveva inoculato il virus dell'AIDS a 300 fanciulli palestinesi. Ad onta degli sforzi d'Israele, degli Stati Uniti e di altri,quest'"accusa del sangue" resta nei verbali ONU [9].

    15.e. [Mito]

    "L'abrogazione del 1991 della risoluzione che diffamava il Sionismo prova che l'ONU non ha più preconcetti contro Israele".

    15.e. [Fatti]

    Il voto non ha segnalato la fine dei preconcetti dell'ONU contro
    Israele. Lo stesso mese l'Assemblea Generale approvò quattro nuove
    risoluzioni unilaterali sul Medio Oriente. Il 9 Dicembre 1991 la
    gestione dell'Intifada da Israele fu condannata 150 a 2. L'11 si votò 104 a 2 una risoluzione che chiedeva una conferenza di pace sotto l'egida dell'ONU a cui avrebbe dovuto partecipare l'ONU, e si votò 142 a 2 per condannare il comportamento d'Israele verso i Palestinesi nei Territori. Il 16 Dicembre - lo stesso giorno in cui fu abrogata la risoluzione contro il Sionismo - l'ONU votò 152 a 1, con l'astensione americana, per chiedere ad Israele di abrogare una risoluzione della Knesset che dichiarava Gerusalemme la sua capitale, e per chiedere il ritiro d'Israele dai "Territori Occupati", compresa Gerusalemme, e per denunciare 'amministrazione israeliana delle Alture del Golan. Un'altra risoluzione esprimeva sostegno all'autodeterminazione palestinese e per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

    Il voto abrogativo fu guastato dal fatto che 13 dei 19 paesi arabi -
    compresi quelli che stavano trattando con Israele, la Siria, il Libano e la Giordania - votarono per mantenere la risoluzione, così come l'Arabia Saudita. Sei, compreso l'Egitto, che organizzò una lobby contro l'abrogazione, erano assenti.

    Gli Arabi "votarono un'altra volta per impugnare addirittura il diritto ad esistere dello Stato ebraico", osservò il New York Times, "Che pure adesso la maggior parte degli stati arabi si aggrappino ad una dottrina meschina e maligna rovina quello che altrimenti sarebbe un seppur tardivo trionfo del buon senso e della buona coscienza" [10].

    C'è abbondanza di giustificazioni per le conclusioni della Professoressa Anna Bayefsky dell'Università di York, Canada, che così ha scritto del sistema dei Diritti Umani dell'ONU: "Esso è lo strumento di chi vuol fare d'Israele l'archetipo del violatore dei diritti umani nel mondo d'oggi. È un terreno di coltura dell'antisemitismo. È il rifugio di chi professa il relativismo morale. In una parola, è uno scandalo" [11].

    15.f. [Mito]

    "Anche se l'Assemblea Generale è prevenuta, il Consiglio di Sicurezza è sempre stato equilibrato nel suo modo di trattare il Medio Oriente".

    15.f. [Fatti]

    Un'attenta analisi delle azioni del Consiglio di Sicurezza sul Medio Oriente mostra che esso è stato appena appena migliore dell'Assemblea Generale nel modo con cui tratta Israele.
    I candidati al Consiglio di Sicurezza sono proposti dai blocchi
    regionali, e questo significa che nel Medio Oriente sono abitualmente inclusi la Lega Araba ed i suoi alleati. Israele, che è entrato nell'ONU nel 1949, non è mai stato eletto al Consiglio di Sicurezza, mentre almeno 16 membri della Lega Araba lo sono stati. La Siria, una nazione della lista americana dei paesi che sponsorizzano il terrorismo, ha iniziato un mandato di due anni al Consiglio di Sicurezza nel 2002, ed è stata presidentessa dell'organo nel Giugno 2002.

    Abbondano i dibattiti su Israele, ed il Consiglio di Sicurezza ha
    ripetutamente condannato lo stato ebraico, ma mai una volta che abbia adottato una risoluzione critica dell'OLP o degli attacchi arabi ad Israele. Sono rare le sessioni speciali di emergenza dell'Assemblea Generale. Nessuna di queste sessioni è stata mai convocata a proposito dell'occupazione cinese del Tibet, dell'occupazione indonesiana di Timor Est, dell'occupazione siriana del Libano, dei massacri in Ruanda, le sparizioni nello Zaire o gli orrori della Bosnia. Per quasi due decenni
    queste sessioni sono state convocate soprattutto per condannare Israele.

    15.g. [Mito]

    "Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto Israele all'ONU e si può sempre contare su di loro perché diano il veto ad ogni risoluzione critica.

    15.g. [Fatti]

    Molti pensano che si possa sempre contare sugli Stati Uniti perché
    sostengano Israele ponendo il veto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
    Ma i verbali mostrano invece che gli USA si sono spesso opposti ad
    Israele nel Consiglio.

    Per esempio, nel 1990 Washington votò una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che condannava la gestione israeliana dei tumulti del Monte del Tempio avvenuti nello stesso meso. Mentre elencava distintamente "gli atti di violenza commessi dalle forze di sicurezza israeliane", la risoluzione non dava menzione alcuna della violenza araba che li precedè.

    Nel Dicembre 1990, gli USA continuarono condannando Israele per aver espulso quattro capi di Hamas, un gruppo terrorista islamico. La deportazione fu la risposta a numerosi crimini commessi da Hamas contro Arabi ed Ebrei, il più recente dei quali era stato l'assassinio di tre civili israeliani in uno stabilimento di Giaffa diversi giorni prima. La risoluzione non diceva una parola di Hamas e dei suoi crimini. Essa descriveva Gerusalemme "territorio occupato", dichiarava che i Palestinesi dovessero essere "protetti" da Israele, e chiedeva ai firmatari della Convenzione di Ginevra di garantirne il rispetto da parte d'Israele. Fu la prima volta che il Consiglio di Sicurezza invocò
    la Convenzione contro un paese membro.

    Nel Gennaio 1992, gli Americani appoggiarono una risoluzione unilaterale che condannava Israele per aver espulso 12 Palestinesi, membri di gruppi terroristici responsabili di aver perpetrato violenza contro sia gli Ebrei che gli Arabi. La risoluzione, che descriveva Gerusalemme "territorio occupato", non fece menzione degli eventi che innescarono l'espulsione - l'uccisione di quattro civili ebrei da parte di radicali
    palestinesi a partire da Ottobre.

    Nel 1996 gli USA continuarono con una condanna d'Israele ispirata dai Sauditi per l'apertura di un tunnel "nei paraggi" della moschea di Al-Aqsa. Di fatto, il tunnel, che consente ai visitatori di vedere in tutta la lunghezza l'interno del Muro Occidentale del Monte del Tempio, non si avvicina mai alla Moschea. Israele fu incolpato per aver reagito
    ai violenti attacchi di Palestinesi che protestarono contro l'apertura del tunnel.

    Gli Stiati Uniti non lanciarono il loro primo veto fino al 1972, su una lagnanza siro-libanese contro Israele. Dal 1967 al 1972 gli USA votarono a favore o si astennero su 24 risoluzioni, perlopiù critiche d'Israele.
    Dal 1973 al 2000 il Consiglio di Sicurezza adottò circa 100 risoluzioni sul Medio Oriente, anch'esse perlopiù critiche d'Israele. Gli USA vietarono in tutto 35 risoluzioni, e pertanto appoggiarono le critiche d'Israele da parte del Consiglio con il loro voto di approvazione od astensione circa due terzi delle volte [12].

    Nel Luglio 2002, gli Stati Uniti cambiarono politica ed annunziarono che avrebbero vietato qualsiasi risoluzione del Consiglio di Sicurezza sul Medio Oriente che non condannasse il terrorismo palestinese e non nominasse Hamas, la Jihad islamica e la Brigata Martiri di Al-Aqsa come i gruppi responsabili degli attacchi. Gli USA dissero inoltre che le risoluzioni debbono rimarcare che ogni ritiro israeliano è collegato alla situazione della sicurezza, e che ad ambo le parti si deve chiedere
    di ricercare una soluzione negoziata (Washington Post, 26 Luglio 2002).
    Gli Arabi possono ancora aggirare gli Stati Uniti portando le questioni all'Assemblea Generale, dove le risoluzioni non vincolanti sono approvate a maggioranza, ed è garantito il sostegno per praticamente tutte le risoluzioni anti-israeliane.

    15.h. [Mito]

    "Gli alleati arabi dell'America d'abitudine sostengono le
    posizioni USA all'ONU".

    15.h. [Fatti]

    Nel 2001 l'Arabia Saudita ed il Kuwait votarono insieme con gli Stati Uniti solo su due risoluzioni considerate importanti dal Dipartimento di Stato. Gli altri paesi arabi, compresi la Giordania e l'Egitto, non hanno votato insieme con gli Stati Uniti in neppure una questione.
    L'anno prima, i Paesi arabi votarono contro gli Stati Uniti su più del 70% dei voti importanti. Di contro, Israele è sempre stato il migliore alleato degli USA all'ONU. Israele ha votato con gli USA il 100% delle volte nel 2001, superando il livello di sostegno dei principali alleati degli USA come Gran Bretagna, Francia e Canada [13].

    "L'ONU ha l'immagine di un'organizzazione mondiale basata sui principi universali della giustizia e dell'uguaglianza. Però, quando si viene al dunque, non è altro che il comitato esecutivo delle dittature del Terzo Mondo" - L'ex-Ambasciatore all'ONU Jeane Kirkpatrick [14].

    15.i. [Mito]

    "Israele, non implementando le risoluzioni ONU, viola il diritto
    internazionale".

    15.i. [Fatti]

    Le risoluzioni dell'ONU sono documenti emessi da organi politici e vanno interpretati alla luce della costituzione di tali organi. Essi rappresentano le opinioni politiche di coloro che li sostengono anziché incarnare particolari principi o norme giuridiche. Le risoluzioni possono avere forza morale e politica quando si percepiscono come l'espressione del consenso della comunità internazionale, o le opinioni di nazioni avanzate, potenti e rispettate.
    La Carta dell'ONU (Articoli 10 e 14) dà nel caso specifico facoltà
    all'Assemblea Generale di emettere solo "raccomandazioni" non
    vincolanti. Le risoluzioni dell'Assemblea sono ritenute vincolanti
    soltanto a proposito di questioni di bilancio e procedura interna.

    La legalità delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza è più ambigua.
    Non è chiaro se tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza siano vincolanti o solo quelle adottate ai sensi del Capitolo 7 della Carta dell'ONU [15]. Secondo l'Articolo 25 della Carta, gli stati membri dell'ONU sono obbligati da applicare "le decisioni del Consiglio di Sicurezza ai sensi della presente Carta", ma non è chiaro quali tipi di risoluzione siano coperti dal termine "decisioni". In ogni caso, sarebbe difficile dimostrare che Israele ha mai violato la lettera di una qualsiasi risoluzione del Consiglio di Sicurezza ed il Consiglio non ha mai sanzionato Israele per inadempimento.
    [Note]
    [1] Chaim Herzog, Who Stands Accused?, (NY: Random House, 1978), pp.4-5.
    [2] Herzog, p. 130.
    [3] La Missione Israeliana all'ONU.
    [4] New York Times , New York Times (31 Marzo 1983).
    [4a] Anne Bayefsky, "Israel second-class status at the UN", National
    Post (18 Febbraio 2003).
    [5] Israel and the UN - An Uneasy Relationship", la Missione Israeliana
    all'ONU.
    [6] Discorso all'ONU dell'8 Dicembre 1983, citato in Harris Schoenberg,
    Mandate for Terror, (NY: Shapolsky, 1989), p. 296.
    [7] Discorso al Seminario ONU sulla tolleranza religiosa e la libertà,
    emesso il 5 Dicembre 1984, citato in Anti-Defamation League, News, (7Febbraio 1985).
    [8] Morris Abram, "Israel Under Attack: Anti-Semitism in the UnitedNations," The Earth Times, (16-31 Dicembre 1997).
    [9] Ibid.
    [10] New York Times (17 Dicembre 1991).
    [11] Morris B. Abram, "Anti-Semitism in the United Nations," UN Watch,(Febbraio 1998).
    [12] Dipartimento di Stato USA.
    [13] Voting Practices at the United Nations - 2001, Dipartimento diStato USA.
    [14] Jerusalem Post (5 Settembre 2001).
    [15] Bruno Simma, ed., The Charter of the United Nations: A Commentary,
    (NY: Oxford University Press, 1994), pp. 237-241; 407-418.


    Aialon
    00Thursday, October 4, 2007 12:59 PM
    I Profughi

    Miti da confutare

    16.a. "Un milione di Palestinesi è stato espulso da Israele tra il 1947
    ed il 1949".

    16.b. "Gli Ebrei chiarirono fin dall'inizio che non avevano alcuna
    intenzione di vivere in pace con i loro vicini arabi".

    16.c. "Gli Ebrei hanno creato il problema dei profughi espellendo i
    Palestinesi".

    16.d. "L'invasione araba ha fatto poco danno agli Arabi palestinesi".

    16.e. "I capi arabi non hanno mai incoraggiato i Palestinesi a fuggire".

    16.f. "Gli Arabi palestinesi sono dovuti fuggire per non essere
    massacrati come era accaduto ai pacifici abitanti di Deir Yassin".

    16.g. "Israele si è rifiutato di consentire ai Palestinesi di tornare
    alle loro case in modo che gli Ebrei potessero rubare i loro beni".

    16.h. "Le risoluzioni dell'ONU chiedono ad Israele di rimpatriare tutti
    i profughi palestinesi".

    16.i. "Israele ha bloccato i negoziati della Commissione di
    Conciliazione sulla Palestina".

    16.j. "I Palestinesi che volevano tornare a casa non erano un pericolo
    per la sicurezza d'Israele".

    16.k. "I profughi palestinesi sono stati ignorati da un mondo
    noncurante".

    16.l. "I Paesi arabi hanno fornito gran parte dei fondi per l'aiuto ai
    profughi palestinesi".

    16.m. "I Paesi arabi hanno sempre dato il benvenuto ai Palestinesi ed
    hanno fatto del loro meglio per risistemarli".

    16.n. "Milioni di Palestinesi sono confinati in squallidi campi
    profughi".

    16.o. "Israele ha costretto i profughi palestinesi a rimanere nei campi
    della Striscia di Gaza".

    16.p. "I profughi sono sempre stati rimpatriati, soltanto ai Palestinesi
    è stato impedito di tornare a casa".

    16.q. "Se i profughi palestinesi fossero stati rimpatriati, il conflitto
    arabo-israeliano sarebbe potuto terminare".

    16.r. "Israele ha espulso altri Palestinesi nel 1967".

    16.s. "L'UNRWA è un'organizzazione puramente umanitaria che non ha
    responsabilità alcuna per il terrore e l'istigazione che nascono nei
    campi profughi".

    [I Miti in dettaglio]

    16.a. [Mito]

    "Un milione di Palestinesi è stato espulso da Israele tra il 1947
    ed il 1949".

    16.a. [Fatti]

    I Palestinesi lasciarono le loro case nel 1947-1949 per diverse ragioni.
    Migliaia di ricchi Arabi partirono prevedendo una guerra, altre migliaia
    risposero agli appelli dei capi arabi di levarsi dal percorso delle
    armate d'invasione, una manciata fu espulsa, ma la maggior parte è
    semplicemente fuggita per non trovarsi nel bel mezzo di una battaglia.

    Molti Arabi sostengono che da 800.000 ad 1.000.000 di Palestinesi sono
    diventati profughi nel 1947-1949. L'ultimo censimento fu compiuto dai
    Britannici nel 1945. Esso rinvenne circa 1.200.000 residenti permanenti
    arabi in _tutta_ la Palestina. Un censimento del 1949 compiuto dal
    Governo d'Israele contò 160.000 Arabi viventi nel paese dopo la guerra.
    Nel 1947 viveva un totale di 809.100 Arabi nel medesimo territorio [1].
    Questo significa che non più di 650.000 Arabi palestinesi sarebbero
    potuti diventare profughi. Un rapporto del Mediatore ONU sulla Palestina
    totalizzò una cifra ancora minore - 472.000, e calcolò che soltanto
    360.000 profughi arabi avevano chiesto aiuto [2].

    Sebbene si sia sentito parlar molto sulle sventure dei profughi
    palestinesi, si dice molto poco degli Ebrei fuggiti dai paesi arabi. La
    loro situazione è stata per molto tempo precaria. Durante i dibattiti
    ONU del 1947, i capi arabi li minacciariono. Per esempio, il delegato
    egiziano disse all'Assemblea Generale: "Le vite di un milione di Ebrei
    nei paesi islamici sarebbero messe in pericolo dalla spartizione" [3].

    Il numero degli Ebrei fuggiti dai Paesi arabi in Israele negli anni
    seguiti all'indipendenza d'Israele fu quasi il doppio del numero di
    Arabi che lasciarono la Palestina. A molti Ebrei fu consentito di portar
    via poco più della camicia che indossavano. Questi profughi non
    desideravano affatto essere rimpatriati. Si sente parlar poco di loro
    perché non sono rimasti profughi a lungo. Degli 820.000 profughi ebrei
    tra il 1948 ed il 1972, 586.000 furono sistemati in Israele con grande
    spesa, e senz'offerta alcuna di risarcimento da parte dei governi arabi
    che avevano confiscato i loro beni [3a]. Israele ha pertanto sempre
    sostenuto che ogni accordo per risarcire i profughi palestinesi deve
    comprendere anche un risarcimento arabo per i profughi ebrei. Finora i
    Paesi arabi si sono rifiutati di pagare qualsiasi risarcimento alle
    centinaia di migliaia di Ebrei che furono obbligati ad abbandonare i
    loro beni prima di fuggire da quei paesi.

    Il contrasto tra le accoglienze dei profughi ebrei e dei palestinesi è
    reso ancora più evidente quando uno pensa alla differenza tra gli
    spaesamenti geografici e culturali esperiti dai due gruppi. La maggior
    parte dei profughi ebrei ha viaggiato per centinaia (ed alcuni per
    migliaia) di miglia verso un paesucolo i cui abitanti parlavano una
    lingua diversa. La maggior parte dei profughi arabi non ha mai lasciato
    la Palestina: essi viaggiarono per poche miglia fino all'altra parte
    della linea d'armistizio, rimanendo in seno all'ampia nazione araba a
    cui appartenevano linguisticamente, culturalmente ed etnicamente.

    16.b. [Mito]

    "Gli Ebrei chiarirono fin dall'inizio che non avevano alcuna intenzione
    di vivere in pace con i loro vicini arabi".

    16.b. [Fatti]

    In molte occasioni i capi ebrei chiesero agli Arabi di rimanere in
    Palestina e di diventare cittadini d'Israele. L'Assemblea degli Ebrei di
    Palestina emise quest'appello il 2 Ottobre 1947:

    "Faremo tutto quel che potremo per mantenere la pace e stabilire una
    cooperazione vantaggiosa per entrambi [Ebrei ed Arabi]. È adesso, qui ed
    ora, proprio da Gerusalemme, che un appello deve uscire verso le nazioni
    arabe perché uniscano le loro forze con gli Ebrei e lo Stato ebraico che
    nascerà e lavorino spalla a spalla per il nostro bene comune, per la
    pace ed il progresso di [paesi] sovrani ed eguali [4].

    Il 30 Novembre, il giorno dopo il voto di spartizione dell'ONU,
    l'Agenzia Ebraica annunziò: "Il tema principale dietro le celebrazioni
    spontanee a cui stiamo assistendo oggi è il desiderio della nostra
    comunità di cercare la pace e la sua determinazione ad ottenere una
    fruttuosa cooperazione con gli Arabi" [5].

    La Proclamazione d'Indipendenza d'israele, emessa il 14 Maggio 1948,
    invitò inoltre i Palestinesi a rimanere nelle loro case e divenire
    eguali cittadini del nuovo Stato:

    Nel mezzo di un'aggressione assurda, noi chiamiamo comunque gli abitanti
    arabi dello Stato d'Israele a mantenere le vie della pace ed a fare la
    loro parte nello sviluppo dello Stato, sulla base di una piena ed uguale
    cittadinanza ed adeguata rappresentatività in tutti i suoi corpi ed
    istituti ... Noi porgiamo la nostra mano in pace e da buoni vicini a
    tutti i paesi vicini ed ai loro popoli, e li invitiamo a cooperare con
    la nazione ebraica indipendente per il bene comune di tutti.

    16.c. [Mito]

    "Gli Ebrei hanno creato il problema dei profughi espellendo i
    Palestinesi".

    16.c. [Fatti]

    Se gli Arabi avessero accettato la risoluzione ONU del 1947, nessun
    Palestinese sarebbe divenuto un profugo, ed esisterebbe uno stato arabo
    indipendente accanto ad Israele. La responsabilità del problema dei
    profughi è degli Arabi.

    L'inizio dell'esodo arabo si può far risalire alle settimane
    immediatamente seguenti all'annuncio della risoluzione di spartizione
    dell'ONU. I primi a partire erano circa 30.000 ricchi Arabi che
    previdero la guerra imminente e fuggirono nei paesi arabi vicini
    aspettandone la fine. Degli Arabi meno ricchi dalle città a popolazione
    mista della Palestina si trasferirono in cittadine completamente arabe
    per restare con i parenti o gli amici [6]. Alla fine del Gennaio 1948,
    l'esodo fu così allarmante che l'Alto Comitato Arabo-Palestinese chiese
    ai paesi arabi vicini di rifiutare il visto a questi profughi e di
    rendere i confini a loro impenetrabili [7].

    Il 30 Gennaio 1948 il giornale di Giaffa Ash-Sha'ab, riferì: "I primi
    della nostra quinta colonna sono coloro che abbandonano le loro case ed
    attività e vanno a vivere altrove ... Al primo segno di guai essi se la
    filano per evitare di portare la loro parte del peso della lotta" [8].

    Un altro giornale di Giaffa, As-Sarih (30 Marzo 1948) fustigò gli
    abitanti dei villaggi arabi presso Tel Aviv per aver "attirato la
    disgrazia su di noi 'abbandonando i villaggi'" [9].

    Intanto, un capo del Comitato Nazionale Arabo ad Haifa, Hajj Nimer
    el-Khatib, disse che i soldati arabi a Giaffa stavano maltrattando i
    residenti. "Essi rapianvano persone e case. La vita valeva ben poco, e
    l'onore delle donne veniva profanato. Questo stato di cose indusse molti
    residenti [arabi] a lasciare la città sotto la protezione dei carri
    armati britannici" [10].

    John Bagot Glubb, il comandante della Legione Araba di Giordania, disse:
    "I villaggi venivano frequentemente abbandonati prima ancora che fossero
    minacciati dall'avanzare della guerra" [11].

    I resoconti della stampa contemporanea di grandi battaglie in cui un
    gran numero di Arabi fuggì mancano in modo palese di citare qualsiasi
    espulsione forzata da parte delle forze ebraiche. Si descrivono di
    solito gli Arabi come "in fuga" od "evacuando" le loro case. Quando si
    accusano i Sionisti di "espellere e spossessare" gli abitanti arabi di
    città come Tiberiade ed Haifa, la verità è ben diversa. Ambo le città
    erano nei confini dello Stato ebraico secondo lo schema di spartizione
    dell'ONU e per entrambe combatterono sia gli Ebrei che gli Arabi.

    Le forze ebraiche si impossessarono di Tiberiade il 19 Aprile 1948 e
    l'intera popolazione araba di 6.000 persone fu evacuata sotto la
    supervisione militare britannica. Il Consiglio della Comunità Ebraica
    avrebbe poi emesso un comunicato: "Noi non li abbiamo spossessati: loro
    hanno scelto da sé questa via ... Che nessun cittadino tocchi i loro
    beni" [12].

    Ai primi di Aprile, 25.000 Arabi (si stima) lasciarono l'area di Haifa
    in seguito ad un'offensiva delle forze irregolari capitanate da Fawzi
    al-Qawukji, ed a voci che l'aviazione araba avrebbe presto bombardato le
    zone ebraiche intorno al Monte Carmelo [13]. Il 23 Aprile l'Haganah
    prese Haifa. Un rapporto di polizia britannico da Haifa, datato 26
    Aprile, spiegò che "gli Ebrei compiono ogni sforzo per persuadere la
    popolazione araba a restare ed a continuare le loro vite normali, a
    mantenere aperti i loro esercizi ed i loro affari, e di stare certi che
    le loro vite ed i loro possedimenti saranno al sicuro" [14]. Infatti,
    David Ben-Gurion aveva manadato Golda Meir ad Haifa per tentare di
    persuadere gli Arabi a restare, ma ella non riuscì a convincerli perché
    essi temevano di essere considerati traditori della causa araba [15].
    Alla fine della battaglia, più di 50.000 Palestinesi se n'erano andati.

    "Decine di migliaia di uomini, donne e bambini arabi fuggirono verso la
    periferia est della città in auto, camion, carretti ed a piedi in un
    tentativo disperato di raggiungere il territorio arabo finché gli Ebrei
    non catturarono il Ponte Rushmiya verso la Samaria e la Palestina del
    Nord e non li tagliarono fuori. Migliaia spinsero ogni natante
    disponibile, anche delle barche a remi, in acqua dalla costa per fuggire
    via mare verso San Giovanni d'Acri". - New York Times (23 Aprile 1948)

    A Tiberiade ed Haifa, l'Haganah diede ordine che nessuno dei beni degli
    Arabi fosse toccato, ed ammonì che i trasgressori sarebbero stati
    severamente puniti. Ad onta di questi sforzi, tutti gli Arabi, salvo
    5.000 o 6.000 evacuarono Haifa, e molti partirono con l'assistenza dei
    trasporti militari britannici.

    Il delegato della Siria all'ONU, Faris el-Khouri, interruppe il
    dibattito all'ONU sulla Palestina per descrivere la presa di Haifa come
    un "massacro" e disse che quest'azione era "ulteriore prova che il
    'programma sionista' è annichilire gli Arabi all'interno dello stato
    ebraico se si compie la partizione" [16].

    Però il giorno dopo il rappresentante britannico all'ONU, Sir Alexander
    Cadogan, disse ai delegati che i combattimenti ad Haifa erano stati
    provocati alcuni giorni prima dai continui attacchi degli Arabi contro
    gli Ebrei, e che i resoconti di massacri e deportazioni erano erronei
    [17].

    Lo stesso giorno (23 Aprile 1948) Jamal Husseini, il presidente
    dell'Alto Comitato Palestinese, disse al Consiglio di Sicurezza dell'ONU
    che invece di accettare l'offerta di tregua dell'Haganah, gli Arabi
    "preferivano abbandonare le loro case, le loro proprietà ed ogni cosa
    che possedevano al mondo e lasciare la città" [18].

    Il Console Generale USA ad Haifa, Aubrey Lippincott, scrisse il 22
    Aprile 1948, ad esempio, scrisse che "i capi arabi locali, dominati dal
    Muftì" stavano ordinando "a tutti gli Arabi di lasciare la città, e
    molti lo hanno fatto" [19].

    Un ordine dell'esercito emesso il 6 Luglio 1948 chiarì che le città ed i
    villaggi arabi non si dovevano demolire o bruciare, e che gli abitanti
    arabi non dovevano essere espulsi dalle loro case [20].

    Certo, l'Haganah impiegò la guerra psicologica per incoraggiare gli
    Arabi ad abbandonare alcuni villaggi. Yigal Allon, il comandante del
    Palmach (la "forza d'urto dell'Haganah") disse di aver fatto sì che
    degli Ebrei parlassero agli Arabi nei villaggi vicini e dicessero loro
    che una grande forza ebraica era in Galilea con l'intenzione di bruciare
    tutti i villaggi arabi nella regione del Lago Hula. Agli Arabi fu detto
    di andarsene finché erano in tempo e, secondo Allon, fecero proprio
    quello [21].

    Nell'esempio più drammatico, nell'area Ramle-Lod, le truppe israeliane
    che cercavano di proteggere i loro fianchi ed alleviare la pressione
    sulla Gerusalemme assediata, costrinsero una parte della popolazione
    Araba a recarsi in un'area ad alcune miglia di distanza che era occupata
    dalla Legione Araba. "Le due cittadine avevano funto da base per le
    unità irregolari arabe, che avevano frequentemente attaccato i convogli
    ebraici e gli insediamenti vicini, bloccando al traffico ebraico la via
    principale per Gerusalemme" [22].

    Come fu chiaro dalle descrizioni di ciò che accadde nelle città con la
    più grande popolazione araba, questi casi erano chiaramente le
    eccezioni, che spiegano solo una piccola parte dei profughi palestinesi.

    16.d. [Mito]

    "L'invasione araba ha fatto poco danno agli Arabi palestinesi".

    16.d. [Fatti]

    Una volta iniziata l'invasione nel Maggio 1948, la maggior parte degli
    Arabi rimasti in Palestina partirono per i paesi vicini.
    Sorprendentemente, anziché agire come una "quinta colonna"
    strategicamente rilevante che avrebbe combattuto gli Ebrei da dentro il
    paese, i Palestinesi scelsero di fuggire verso la sicurezza degli altri
    paesi arabi, confidando ancora di poter tornare. Uno dei principali
    nazionalisti palestinesi dell'epoca, Musa Alami, rivelò l'atteggiamento
    degli Arabi in fuga:

    Gli Arabi di Palestina lasciarono le loro case, furono dispersi e
    persero tutto. Ma lì rimaneva una solida speranza: gli eserciti arabi
    erano alla vigilia del loro ingresso in Palestina per salvare il paese e
    riportare le cose al loro stato normale, punir l'aggressore e gettare
    l'oppressivo Sionismo con i suoi sogni e pericoli in mare. Il 14 Maggio
    1948 folle di Arabi erano in piedi lungo le strade che portavano alle
    frontiere della Palestina, dando un benvenuto entusiasta agli eserciti
    che avanzavano. Passarono i giorni e le settimane, sufficienti per
    adempiere alla sacra missione, ma gli eserciti arabi non salvarono il
    paese. Non fecero altro che lasciarsi scappar di mano San Giovanni
    d'Acri, Sarafand, Lod, Ramle, Nazaret, gran parte del sud ed il resto
    del nord. Ed allora la speranza svanì (Middle East Journal, Ottobre
    1949).

    Come i combattimenti raggiunsero aree che erani prima rimaste
    tranquille, gli Arabi iniziarono a vedere la possibilità della
    sconfitta. Come la possibilità divenne realtà, la fuga degli Arabi
    crebbe - più di 300.000 partirono dopo il 15 Maggio - lasciando circa
    160.000 Arabi nello Stato d'Israele [23].

    Sebbene la maggior parte degli Arabi fosse fuggita prima del Novembre
    1948, ce n'erano ancora che scelsero di partire perfino dopo la fine
    delle ostilità. Un esempio interessante è stato l'evacuazione di 3.000
    Arabi da Faluja, un villaggio tra Tel Aviv e Bersabea:

    Gli osservatori pensano che se fosse stata ben consigliata dopo
    l'armistizio israelo-egiziano, la popolazione araba avrebbe potuto
    restare, guadagnandoci. Essi affermano che il Governo israeliano aveva
    garantito la sicurezza delle persone e dei beni. Ma nessuno sforzo fu
    fatto dall'Egitto, dalla Transgiordania o perfino dalla Commissione di
    Conciliazione sulla Palestina per consigliare gli Arabi di Faluja ad
    agire in un modo o nell'altro (New York Times, 4 Marzo 1949).

    "Il problema [dei profughi] fu una conseguenza diretta della guerra che
    i Palestinesi - e ... i Paesi arabi confinanti - avevano iniziato" - Lo
    storico israeliano Benny Morris, The Guardian, (21 Febbraio 2002).

    16.e. [Mito]

    "I capi arabi non hanno mai incoraggiato i Palestinesi a fuggire".

    16.e. [Fatti]

    C'è una congerie di prove che dimostrano che i Palestinesi furono
    incoraggiati a lasciare le loro case per aprire la strada agli eserciti
    arabi d'invasione.

    The Economist, che spesso criticava i Sionisti, riferì il 2 Ottobre
    1948: "Dei 62.000 Arabi che una volta vivevano ad Haifa non ne sono
    rimasti più di 5.000 o 6.000. Diversi fattori hanno contribuito alla
    loro decisione di cercar scampo nella fuga. Ci sono pochi dubbi ormai
    che il fattore più potente è stato l'annuncio radiofonico dell'Alto
    Comitato Arabo, che ordinava agli Arabi di andarsene ... Fu chiaramente
    intimato che quegli Arabi che fossero rimasti ad Haifa ed avessero
    accettato la protezione ebraica sarebbero stati trattati da rinnegati".

    Il resoconto di Time della battaglia di Haifa (3 Maggio 1948) era
    simile: "L'evacuazione di massa, in parte stimolata dalla paura, in
    parte dagli ordini dei capi arabi, ha fatto del quartiere arabo di Haifa
    una città fantasma ... Ritirando i lavoratori arabi i loro capi
    speravano di paralizzare Haifa".

    Benny Morris, lo storico che documentò casi in cui dei Palestinesi
    furono espulsi, scoprì anche che i capi arabi incoraggiarono i loro
    fratelli ad andarsene. Il Comitato Nazionale Arabo a Gerusalemme,
    seguendo le istruzioni dell'8 Marzo 1948 dell'Alto Comitato Arabo,
    ordinò che le donne, i bambini ed i vecchi di diverse parti di
    Gerusalemme abbandonassero le loro case: "Ogni opposizione a
    quest'ordine ... è un ostacolo alla guerra santa ... e nuocerà alle
    operazioni dei combattenti in questi distretti" (Middle Eastern Studies,
    Gennaio 1986).

    Morris disse inoltre si dice che ai primi di Maggio delle unità della
    Legione Araba ordinarono l'evacuazione di tutte le donne ed i bimbi
    dalla cittadina di Beisan. Si dice che l'Esercito di Liberazione Arabo
    avesse ordinato l'evacuazione di un altro villaggio a sud di Haifa. La
    partenza delle donne e dei bambini, dice Morris, "infiacchì il morale
    degli uomini rimasti a guardare le case ed i campi, contribuendo infine
    all'evacuazione definitiva dei villaggi. Una simile evacuazione a due
    stadi - prima le donne ed i bambini, e gli uomini settimane dopo - si
    verificò a Qumiya nella Valle di Izreel, tra i Beduini di Awarna nella
    Baia di Haifa ed in diversi altri luoghi".

    Chi diede simili ordini? Capi come il Primo Ministro iraqeno Nuri Said,
    che dichiarò: "Frantumeremo il paese con le nostre armi e distruggeremo
    ogni posto in cui gli Ebrei cercheranno rifugio. Gli Arabi dovrebbero
    portare le loro mogli ed i loro figli in zone sicure finché i
    combattimenti non saranno terminati" [24].

    Il Segretario delll'Ufficio della Lega Araba a Londra, Edward Atiyah,
    scrisse nel suo libro "The Arabs": "Quest'esodo all'ingrosso fu dovuto
    in parte alla credenza degli Arabi, incoraggiati dalle millanterie di
    una stampa araba irrealistica e dalle irresponsabili esternazioni di
    alcuni capi arabi che sarebbe stata solo una questione di settimane
    prima che gli Ebrei fossero sconfitti dagli eserciti dei Paesi arabi e
    gli Arabi palestinesi avessero la possibilità di rientrare e riprendere
    possesso del loro paese" [25].

    Nelle sue memorie, anche Haled al Azm, il Primo Ministro siriano del
    1948-1949, ammise il ruolo arabo nell'aver persuaso i profughi a
    partire: "Sin dal 1948 noi abbiamo continuato a chiedere il ritorno dei
    profughi alle loro case. Ma siamo stati proprio noi ad incoraggiarli ad
    andarsene. Soltanto alcuni mesi separavano la nostra richiesta a loro
    perché se ne andassero ed il nostro appello alle Nazioni Unite perché
    emanassero una risoluzione sul loro ritorno" [26].

    "I profughi confidavano che la loro assenza non sarebbe durata a lungo,
    e che sarebbero tornati entro una o due settimane", disse Monsignor
    George Hakim, un Vescovo cattolico greco-ortodosso [sic!] di Galilea, al
    giornale di Beirut Sada al-Janub (16 Agosto 1948). "I loro capi avevano
    promesso loro che gli eserciti arabi avrebbero schiacciato le 'bande
    sioniste' assai rapidamente e che non c'era motivo di farsi prendere dal
    panico o di temere un lungo esilio".

    Il 3 Aprile 1949 la Near East Broadcasting Station (Cipro) disse: "Non
    si deve dimenticare che l'Alto Comitato Arabo incoraggiò la fuga dei
    rifugiati dalle loro case a Giaffa, Haifa e Gerusalemme" [27].

    "I Paesi arabi incoraggiarono gli Arabi di Palestina a lasciare le loro
    case temporaneamente in modo da essere lontani dall'itinerario degli
    eserciti arabi d'invasione", secondo il giornale giordano Filastin (19
    Febbraio 1949).

    Un profugo citato nel giornale giordano Ad Difaa (6 Settembre 1954)
    disse: "I Governi arabi ci dissero: uscite cosicché noi si possa
    entrare. Usciti noi siamo, ma entrati non sono".

    "Il Segretario Generale della Lega Araba, Azzam Pasha, rassicurò i
    popoli arabi che l'occupazione della Palestina e di Tel Aviv sarebbe
    stata tanto semplice quanto una passeggiata militare", disse Habib Issa
    nel giornale libanese di New York Al Hoda (8 Giugno 1951). "Egli rimarcò
    che essi erano già alla frontiera e che tutti i milioni che gli Ebrei
    avevano speso per la terra e lo sviluppo economico sarebbero stati
    facile bottino, poiché sarebbe stata una cosa semplice gettare gli Ebrei
    nel Mediterraneo ... Fu dato fraterno consiglio agli Arabi di Palestina
    di lasciare la loro terra, le loro case ed i loro beni e di stare
    temporaneamente negli stati fratelli e confinanti, per evitare che le
    armi degli eserciti arabi invasori li falciassero".

    Il timore degli Arabi fu naturalmente esacerbato da panzane di atrocità
    ebraiche seguite all'attacco di Deir Yassin. La popolazione nativa non
    aveva capi che li calmassero; i loro portavoce, come l'Alto Comitato
    Arabo, agivano dalla sicurezza degli stati confinanti ed agirono più per
    suscitare timori che per placarli. I capi militari locali furono di
    consolazione scarsa o nulla. In un caso, il comandante delle truppe
    arabe a Safed si recò a Damasco. Il giorno dopo, i suoi soldati si
    ritirarono dalla città. Quando i residenti si resero conto di essere
    senza difesa, fuggirono in preda al panico [28].

    Secondo il Dr. Walid al-Qamhawi, un ex-membro del Comitato Esecutivo
    dell'OLP, "furono il timore collettivo, il disintegrarsi del morale ed
    il caos in ogni campo ad esiliare gli Arabi di Tiberiade, Haifa e di
    dozzine di cittadine e villaggi" [29].

    Come il panico si diffuse per tutta la palestina, il rivoletto di
    profughi divenne un fiume, arrivando ad oltre 200.000 al momento in cui
    il Governo provvisorio dichiarò l'indipendenza dello Stato d'Israele.

    Perfino Re Abdullah di Giordania, scrivendo nelle sue memorie, incolpò i
    capi palestinesi del problema dei profughi:

    "La tragedia dei Palestinesi fu che la gran parte dei loro capi li aveva
    paralizzati con promesse false ed infondate che essi non erano soli; che
    80 milioni di Arabi e 400 milioni di Mussulmani sarebbero venuti in loro
    soccorso all'istante e per miracolo" [30].

    "Gli eserciti arabi entrarono in Palestina per proteggere i Palestinesi
    dalla tirannia sionista, ma invece li abbandonarono, li costrinsero ad
    emigrare ed a lasciare la loro patria, e li rinchiusero in prigioni
    simili ai ghetti in cui vivevano un tempo gli Ebrei" - Il Portavoce
    dell'OLP Mahmud Abbas ("Abu Mazen") [31].

    16.f. [Mito]

    "Gli Arabi palestinesi sono dovuti fuggire per non essere massacrati
    come era accaduto ai pacifici abitanti di Deir Yassin".

    16.f. [Fatti]

    Le Nazioni Unite avevano deciso che Gerusalemme fosse una città
    internazionalizzata separata dagli stati arabo ed ebraico demarcati
    nella risoluzione di partizione. I 150.000 abitanti ebrei erano sotto
    costante pressione militare; i 2.500 Ebrei che vivevano nella Città
    Antica furono vittime di un blocco arabo che durò cinque mesi prima che
    fossero costretti alla resa il 29 Maggio 1948. Prima della resa, e per
    tutto l'assedio a Gerusalemme, i convogli ebraici tentarono di
    raggiungere la città per alleviare la scarsità di cibo, che in Aprile
    era divenuta critica.

    Intanto le forze arabe, che si erano impegnate in imboscate sporadiche e
    disorganizzate fin dal Dicembre 1947, iniziarono un tentativo
    organizzato di tagliare la strada maestra che collegava Tel Aviv a
    Gerusalemme - l'unica via per i rifornimenti alla città. Gli Arabi
    controllavano diversi punti strategici che guardavano sulla strada e
    consentivano loro di sparare ai convogli che cercavano di portare
    rifornimenti alla città assediata. Deir Yassin era posto su una collina,
    ad un'altezza di poco meno di 800 metri, con una splendida vista sui
    dintorni, ed era posto a meno di un miglio dai sobborghi di Gerusalemme.
    La popolzione era di 750 abitanti [32].

    Il 6 Aprile iniziò l'Operazione Nachshon, volta ad aprire la strada per
    Gerusalemme. Il villaggio di Deir Yassin fu compreso nella lista dei
    villaggi arabi che si dovevano occupare nel quadro dell'operazione. Il
    giorno dopo il comandante dell'Haganah David Shaltiel scrisse ai capi
    del Lehi e dell'Irgun:

    "Ho saputo che avete in programma un attacco a Deir Yassin. Vorrei far
    notare che la presa e la tenuta di Deir Yassin sono una sola fase del
    nostro piano strategico. Non mi oppongo a che siate voi a condurre
    l'operazione, purché siate capaci di tenere il villaggio. Se non ci
    riuscite vi diffido dal farlo saltare in aria, perché i suoi abitanti lo
    abbandonerebbero, e le sue rovine e le sue case abbandonate verrebbero
    occupate da forze straniere ... Per giunta, se delle forze straniere lo
    rilevassero, questo ostacolerebbe il nostro piano strategico per la
    creazione di un campo d'aviazione" [33].

    L'Irgun decise di attaccare Deir Yassin il 9 Aprile, mentre l'Haganah
    era ancora impegnata nella battaglia di Kastel. Questo fu il primo
    grande attacco dell'Irgun contro gli Arabi. Prima l'Irgun ed il Lehi
    avevano concentrato i loro attacchi contro i Britannici.

    Secondo il capo dell'Irgun Menachem Begin, l'attacco fu condotto da 100
    membri di quell'organizzazione; altri autori dicono che c'erano 132
    uomini di ambo i gruppi. Begin affermò che un camioncino dotato di un
    altoparlante fu guidato fino all'ingresso del villaggio prima
    dell'attacco, ed emise un'avviso ai civili di evacuare la zona, cosa che
    molti fecero [34]. La maggior parte degli autori sostiene che l'avviso
    non fu mai emesso perché il camioncino con l'altoparlante finì in un
    fossato prima che potesse trasmetterlo [35]. Uno dei combattenti disse
    che il fossato fu colmato ed il camioncino proseguì verso il villaggio.
    "Uno di noi parlò all'altoparlante in Arabo, dicendo agli abitanti di
    gettar le armi e svignarsela. Non so se udirono, ma so che questi
    appelli non fecero effetto" [36].

    Contrariamente a ciò che sostengono le storie revisioniste per cui la
    città era piena di pacifici innocenti, i residenti e dei soldati
    stranieri aprirono il fuoco sugli attaccanti. Un combattente descrisse
    la sua esperienza:

    "La mia unità si lanciò all'attacco e superò la prima fila di case. Fui
    tra i primi ad entrare nel villaggio. C'eranno alcuni altri ragazzi con
    me, ognuno incoraggiando l'altro ad avanzare. In cima alla strada vidi
    un uomo con abiti color cachi che stava correndo in avandi. Pensai che
    fosse uno dei nostri e gli dissi: 'Avanza verso quella casa'.
    Improvvisamente si voltò, prese la mira col fucile e sparò. Era un
    soldato iraqeno, ed io fui colpito al piede" [37].

    La battaglia fu feroce e durò diverse ore. L'Irgun subì 41 perdite, tra
    cui quattro morti.

    Sorprendentemente, dopo il "massacro", l'Irgun scortò per tutta la
    cittadina un rappresentante della Croce Rossa e tenne una conferenza
    stampa. La successiva descrizione della battaglia compiuta dal New York
    Times fu in sostanza uguale a quella di Begin. Il Times disse che oltre
    200 Arabi furono uccisi, 40 catturati e 70 donne e bambini poi liberati.
    Nell'articolo non si faceva cenno alcuno ad un massacro.

    "Paradossalmente, gli Ebrei dicono che circa 250 dei 400 abitanti del
    villaggio [furono uccisi], mentre i superstiti arabi dicono solo 110 di
    1.000" [38]. Uno studio dell'Università di Bir Zeit, basato su
    discussioni con ogni famiglia del villaggio, giunse ad una cifra di 107
    civili arabi morti e 12 feriti, insieme con 13 "combattenti", prova che
    il numero dei morti fu inferiore al proclamato e che nel villaggio si
    erano acquartierati dei soldati [39]. Altre fonti arabe hanno poi
    suggerito che il numero avrebbe potuto essere anche inferiore [40].

    Di fatto, gli attaccanti lasciarono aperta una via di fuga dal
    villaggio, ed oltre 200 residenti se ne andarono illesi. Per esempio,
    alle 9:30 del mattino, circa cinque ore dopo l'inizio del combattimento,
    il Lehi evacuò 40 vecchi, donne e bambini su un camion e li portò ad una
    base a Sheikh Bader. Poi gli Arabi furono portati a Gerusalemme Est.
    Vedendo gli Arabi in mano agli Ebrei sollevò il morale della gente di
    Gerusalemme, che era in quel momento demoralizzata dagli impasse nei
    combattimenti [41]. Un'altra fonte dice che 70 donne e bambini furono
    portati via e consegnati ai Britannici [42]. Se l'intento fosse stato
    massacrare gli abitanti, non si sarebbe evacuato nessuno.

    Dopo che gli Arabi rimasti finsero la resa e poi spararono ai soldati
    ebrei, alcuni Ebrei uccisero indiscriminatamente soldati e civili arabi.
    Nessuna delle fonti specifica quante donne e bambini furono uccisi (il
    resoconto del Times dice che si trattò di circa la metà delle vittime;
    le cifre originali sulle perdite vennero dalla fonte Irgun), ma ce
    n'erano tra le vittime.

    Almeno alcune delle donne che furono uccise erano divenute dei bersagli
    a causa di alcuni uomini che tentarono di camuffarsi da donna. Il
    comandante dell'Irgun riferì, ad esempio, che gli attaccanti "trovarono
    degli uomini vestiti da donna e pertanto iniziarono a sparare alle donne
    che non si affrettavano ad andare al luogo designato per raccogliere i
    prigionieri" [43]. Un'altra storia fu raccontata da un membro
    dell'Haganah che udì un gruppo di Arabi di Deir Yassin che dicevano:
    "Gli Ebrei scoprirono che i guerrieri arabi si erano camuffati da donne.
    Gli Ebrei perquisivano anche le donne. Una delle persone che veniva
    controllata, capì di essere stato scoperto, prese una pistola e colpì il
    comandante ebreo. I suoi nemici, pazzi di rabbia, spararono in ogni
    direzione ed uccisero gli arabi della zona" [44].

    Al contrario di alcune affermazioni dei propagandisti arabi dell'epoca e
    qualcuna anche dopo, non si è mai potuto provare che una qualsiasi delle
    donne sia stata stuprata. Al contario, tutti gli abitanti del villaggio
    intervistati hanno negato l'accusa. Come molte affermazioni, questo fu
    un trucco propagandistico deliberato, ma che si ritorse contro i suoi
    autori. Hazam Nusseibi, che lavorava per il Servizio Radiodiffusione
    della Palestina nel 1948, ammise che gli fu detto da Hussein Khalidi, un
    capo arabo palestinese, di inventarsi le accuse di atrocità. Abu Mahmud,
    un residente a Deir Yassin nel 1948, disse a Khalidi: "Non c'è stato
    stupro", ma Khalidi rispose: "Noi dobbiamo dir questo, cosicché gli
    eserciti arabi vengano a liberare la Palestina dagli Ebrei". Nusseibeh
    disse alla BBC 50 anni dopo: "Questo è stato il nostro errore più grave.
    Non ci rendemmo conto di come avrebbe reagito il nostro popolo. Non
    appena essi udirono che delle donne erano state stuprate a Deir Yassin,
    i Palestinesi fuggirono terrorizzati" [45].

    L'Agenzia Ebraica, non appena avuta notizia dell'attacco, espresse
    immediatamente il suo "orrore e disgusto". Essa inviò inoltre una
    lettera che esprimeva lo shock e la disapprovazione dell'agenzia al Re
    di Transgiordania Abdullah.

    L'Alto Comitato Arabo sperava che dei resoconti esagerati su un
    "massacro" a Deir Yassin avrebbero scosso la popolazione dei paesi arabi
    e li avrebbe indotti a premere sui loro governi per intervenire in
    Palestina. Invece, l'impatto immediato fu stimolare un nuovo esodo
    palestinese.

    Appena quattro giorni dopo la pubblicazioni degli articoli su Deir
    Yassin, una forza araba tese un'imboscata ad un convoglio ebraico che si
    recava all'Ospedale Hadassah, uccidendo 77 Ebrei, tra cui dottori,
    infermiere, pazienti, ed il direttore dell'ospedale. Altre 23 persone
    furono ferite. Questo massacro non ricevette molta attenzione, e non
    viene mai citato da chi è lesto a tirar fuori Deir Yassin. Comunque, ad
    onta di attacchi come questo contro la comunità ebraica in Palestina, in
    cui più di 500 Ebrei furono uccisi nei primi quattro mesi dopo la
    decisione di spartizione, gli Ebrei non fuggirono.

    I Palestinesi sapevano, ad onta di tutta la loro retorica contraria, che
    gli Ebrei non stavano tentando di annichilirli; altrimenti non sarebbe
    stato permesso loro di evacuare Tiberiade, Haifa, od qualsiasi altra
    città catturata dagli Ebrei. Inoltre, i Palestinesi poterono trovar
    rifugio negli stati vicini. Ma gli Ebrei non avevano nessun luogo in cui
    rifugiarsi se lo avessero voluto. Erano pronti a combattere fino alla
    morte per il loro paese. E così fu per molti, dacché gli Arabi erano
    interessati ad annichilire gli Ebrei, come palesò il Segretario Generale
    della Lega Araba Azzam Pasha in un'intervista alla BBC alla vigilia
    della guerra (15 Maggio 1948): "Gli Arabi intendono condurre una guerra
    di sterminio ed uno straordinario massacro di cui si parlerà come dei
    massacri mongoli e delle Crociate".

    I riferimenti a Deir Yassin sono rimasti per decenni un argomento
    fondamentale della propaganda anti-israeliana proprio perché l'incidente
    fu un caso unico.

    16.g. [Mito]

    "Israele si è rifiutato di consentire ai Palestinesi di tornare alle
    loro case in modo che gli Ebrei potessero rubare i loro beni".

    16.g. [Fatti]

    Israele non poteva semplicemente consentire a tutti i Palestinesi di
    tornare, ma ha sempre cercato una soluzione al problema dei profughi. La
    posizione d'Israele fu espressa da David Ben Gurion (1 Agosto 1948).

    "Quando i Paesi arabi sono pronti a concludere un trattato di pace con
    Israele, questo problema potrà ricevere una soluzione costruttiva come
    parte della sistemazione generale, e con la giusta considerazione per le
    nostre controrichieste a proposito della distruzione di vite e beni
    ebraici, degli interessi a lungo termine delle popolazioni ebraica ed
    araba, della stabilità dello Stato d'Israele e della durevolezza delle
    basi della pace tra esso ed i suoi vicini, l'attuale posizione e destino
    delle comunità ebraiche nei paesi arabi, le responsabilità dei governi
    arabi per la loro guerra di aggressione e le loro responsabilità per le
    riparazioni, tutto questo conterà nella questione se, fino a che punto,
    ed a che condizioni, gli ex-residenti arabi del territorio d'Israele
    avranno il permesso di tornare [46].

    Il Governo d'Israele non era indifferente alla piaga dei profughi; fu
    approvata un'ordinanza che creava un Amministratore delle Proprietà
    Abbandonate "per prevenire l'occupazione illegale di case vuote e sedi
    commerciali, per amministrare le proprietà senza padrone, e per
    garantire la coltivazione dei campi abbandonati, e salvare i raccolti
    ..." [47].

    Il pericolo implicito nel rimpatrio non impedì ad Israele di consentire
    ad alcuni rifugiati di ritornare, e di offrirsi di riprenderne un numero
    sostanzioso come condizione per firmare un trattato di pace. Nel 1949
    Israele si offrì di consentire alle famiglie che furono separate durante
    la guerra di ritornare, di sbloccare i conti dei profughi congelati
    nelle banche israeliane (furono alla fine sbloccati nel 1953), di
    risarcire le terre abbandonate e di rimpatriare 100.000 profughi [48].

    Gli Arabi respinsero tutti i compromessi israeliani. Essi non
    intendevano compiere alcuna azione che potesse essere interpretata come
    riconoscimento d'Israele. Essi fecero del rimpatrio una precondizione
    per i negoziati, cosa che Israele rifiutò. Il risultato fu il
    confinamento dei profughi nei campi.

    Ad onta della posizione presa dai Paesi arabi, Israele sbloccò i conti
    bancari congelati dei profughi arabi, il cui totale superava 10 milioni
    di Dollari, risarcì in contanti migliaia di richiedenti, e diede
    migliaia di ettari di terreno come proprietà alternative.

    16.h. [Mito]

    "Le risoluzioni dell'ONU chiedono ad Israele di rimpatriare tutti i
    profughi palestinesi".

    16.h. [Fatti]

    Le Nazioni Unite presero in mano il problema dei profughi ed adottarono
    la Risoluzione 194 l'11 Dicembre 1948. Essa chiedeva ai Paesi arabi e ad
    Israele di risolvere tutti i problemi aperti o direttamente, o con
    l'aiuto della Commissione di Conciliazione sulla Palestina creata da
    questa risoluzione. Inoltre, il Punto 11 sancisce:

    " ... che ai profughi desiderosi di ritornare alle loro case _e di
    vivere in pace_ con i loro vicini si dovrebbe permettere di farlo non
    appena sia praticamente possibile, e che si dovrebbe pagare un
    risarcimento per i beni di coloro che scelgono di non tornare e per la
    perdita od il danno di beni che secondo i principi del diritto
    internazionale o dell'equità dovrebbero essere risarciti dai Governi o
    dalle autorità competenti. Ordina alla Commissione di Conciliazione di
    facilitare il rimpatrio, la _risistemazione_ e la riabilitazione
    economica e sociale dei profughi ed il pagamento dei risarcimenti ... "
    (sottolineature aggiunte).

    Le parole sottolineate dimostrano che l'ONU ammetteva che non ci si
    poteva aspettare che Israele rimpatriasse una popolazione ostile che
    avrebbe potuto mettere la sua sicurezza a repentaglio. La soluzione al
    problema, come a tutti i precedenti problemi di profughi, richiedeva che

    almeno alcuni Palestinesi si risistemassero in terra araba; inoltre la
    risoluzione coniuga il verbo "dovere" al condizionale [should] anziché
    all'indicativo [shall], cosa che dal punto di vista giuridico lo svuota
    del valore imperativo.

    La risoluzione accoglieva gran parte delle preoccupazioni d'Israele a
    proposito dei profughi, ritenuti una potenziale quinta colonna se si
    consentiva loro di tornare senza condizioni. Gli Israeliani
    considerarono la soluzione del problema dei profughi una parte
    negoziabile di un complessivo piano di pace. Come spiegò il Presidente
    Chaim Weizmann: "Noi siamo ansiosi di aiutare queste risistemazioni,
    purché si stabilisca una vera pace ed i Paesi arabi facciano la loro
    parte. La soluzione del problema arabo si può ottenere solo attraverso
    uno schema di sviluppo di tutto il Medio Oriente, a cui le Nazioni
    Unite, i Paesi arabi ed Israele daranno ognuno il suo contributo" [49].

    All'epoca gli Israeliani non si aspettavano che il problema dei profughi
    diventasse tanto importante; essi pensavano che i Paesi arabi avrebbero
    risistemato la maggior parte e che si potesse mettere a punto un
    compromesso sul resto nel contesto di un accordo complessivo. Ma gli
    Arabi non avevano più voglia di compromessi nel 1949 di quanta ne
    avessero nel 1947. Infatti, essi rigettarono la risoluzione ONU
    all'unanimità.

    La discussione dell'ONU sui profughi era cominciata nell'estate del
    1948, prima che Israele avesse ottenuto la piena vittoria militare;
    pertanto gli Arabi credevano ancora di poter vincere la guerra e
    consentire ai profughi di tornare trionfanti. La posizione araba fu
    espressa da Émile Ghoury, Segretario dell'Alto Comitato Arabo:

    "È inconcepibile che si debbano rimandare i profughi alle loro case
    finché sono occupate dagli Ebrei, dacché questi ultimi li prenderebbero
    in ostaggio e li maltratterebbero. Questa proposta non è che un'evasione
    dalle responsabilità da parte dei responsabili. Sarà il primo passo per
    il riconoscimento arabo dello Stato d'Israele e della spartizione [50].

    Gli Arabi chiesero che le Nazioni Unite affermassero il "diritto" dei
    Palestinesi di tornare alle loro case, e non intendevano accettare
    niente di meno finché la loro sconfitta non divenne a tutti evidente.
    Allora gli Arabi reinterpretarono la Risoluzione 194 come se avesse dato
    ai profughi il diritto assoluto al rimpatrio e da allora hanno sempre
    chiesto che Israele accettasse quest'interpretazione. In ogni caso,
    qualunque sia l'interpretazione, la 194, come le altre risoluzioni
    dell'Assemblea Generale, non è legalmente vincolante.

    "La richiesta palestinese del 'diritto al ritorno' è completamente
    irrealistica e la si sarebbe potuta risolvere con risarcimenti monetari
    e la risistemazione nei Paesi arabi" - Il Presidente egizio Hosni
    Mubarak [51].

    16.i. [Mito]

    "Israele ha bloccato i negoziati della Commissione di Conciliazione
    sulla Palestina".

    16.i. [Fatti]

    Ai primi del 1949, la Commissione di Conciliazione sulla Palestina aprì
    i negoziati a Losanna. Gli Arabi insistettero che Israele cedesse il
    territorio perduto nei combattimenti del 1948 ed acconsentisse al
    rimpatrio. Gl Israeliani dissero alla commissione che la soluzione del
    problema dei profughi dipendeva dalla conclusione della pace.

    Israele fece una sostanziosa offerta di rimpatrio durante questi
    negoziati. Il governo disse che avrebbe accettato 100.000 profughi nel
    quadro di una soluzione generale del problema. Israele sperava che ogni
    stato arabo prendesse un simile impegno. L'offerta fu respinta.

    Il 1 Aprile 1950 la Lega Araba adottò una soluzione che vietava ai suoi
    membri di negoziare con Israele.

    La CCP fece un'altro sforzo per riunire le parti nel 1951, ma alla fine
    gettò la spugna. Essa riferì:

    "I Governi arabi ... non sono del tutto pronti ad implementare il
    paragrafo 5 della suddetta risoluzione, che richiede la completa
    composizione di tutte le questioni aperte tra loro ed Israele. I Governi
    arabi nei loro contatti con la commissione non hanno dimostrato alcuna
    disponibilità ad arrivare ad un simile accordo di pace con il Governo
    d'Israele [52].

    16.j. [Mito]

    "I Palestinesi che volevano tornare a casa non erano un pericolo per la
    sicurezza d'Israele".

    16.j. [Fatti]

    Quando si fecero i piani per costituire uno stato ai primi del 1948, i
    capi ebraici della Palestina si aspettarono che la nuova nazione avrebbe
    incluso una significativa popolazione araba. Dal punto di vista
    israeliano ai profughi era già stata data la possibilità di stare nelle
    loro case ed essere parte del nuovo stato. E circa 160.000 Arabi avevano
    scelto di farlo. Rimpatriare quelli che erano fuggiti sarebbe stato,
    nelle parole del Ministro degli Esteri Moshe Sharret, "pazzia suicida"
    [53].

    Nel mondo arabo, i profughi furono visti come una potenziale quinta
    colonna dentro Israele. Come scrisse un giornale libanese:

    "Il ritorno dei profughi dovrebbe creare una grande maggioranza araba
    che servirà come il più efficace dei mezzi per ripristinare il carattere
    arabo della Palestina, formando una possente quinta colonna per il
    giorno della vendetta e della resa dei conti" [54].

    Gli Arabi credevano che il ritorno dei profughi avrebbe virtualmente
    garantito la distruzione d'Israele, un desiderio espresso dal Ministro
    degli Esteri Egizio Muhammad Salah ad-Din:

    "È beninteso e ben noto che gli Arabi, chiedendo il ritorno dei profughi
    in Palestina, intendono il loro ritorno come signori della Madrepatria,
    non come schiavi. Ad essere più schietti, essi intendono la liquidazione
    dello Stato d'Israele" (Al Misri, 11 Ottobre 1949).

    La sventura dei profughi non cambiò dopo la Guerra di Suez. Anzi, anche
    la retorica rimase invariata. Nel 1957, la Conferenza dei Profughi ad
    Homs, in Siria, approvò una risoluzione che affermava:

    "Ogni discussione volta alla soluzione del problema palestinese che non
    si basi sull'assicurare il diritto dei profughi ad annientare Israele
    sarà ritenuta una profanazione del popolo arabo ed un atto di
    tradimento" (Beirut al Massa, 15 Luglio 1957).

    Si può tracciare un parallelo con l'epoca della Rivoluzione Americana,
    durante la quale molti coloni fedeli all'Inghilterra fuggirono in
    Canada. I Britannici vollero che la neonata repubblica consentisse ai
    lealisti di tornare per rivendicare le loro proprietà. Benjamin Franklin
    respinse la proposta in una lettera a Richard Oswald, il negoziatore
    britannico, datata 26 Novembre 1782:

    "I Vostri ministri esigono che noi si debba ricevere ancora nel nostro
    seno coloro che sono stati i nostri più amari nemici e restituire le
    loro proprietà a coloro che hanno distrutto le nostre: e questo quando
    le ferite che ci hanno inflitto sanguinano ancora!" [55].

    16.k. [Mito]

    "I profughi palestinesi sono stati ignorati da un mondo noncurante".

    16.k. [Fatti]

    L'Assemblea Generale in seguito votò, il 19 Novembre 1948, la fondazione
    del Sollievo delle Nazioni Unite per i Profughi Palestinesi (UNRPR) per
    somministrare aiuti ai profughi. L'UNRPR fu sostituita l'8 Dicembre 1949
    dall'Agenzia per il Sollievo ed i Lavori delle Nazioni Unite (UNWRA), a
    cui fu dato un bilancio di 50 Milioni di Dollari.

    L'UNWRA fu progettata per continuare il programma di sollievo iniziato
    dall'UNRPR, sostituire le erogazioni dirette con lavori pubblici e
    promuovere lo sviluppo economico. Nell'ideale dei proponenti il piano,
    le erogazioni dirette sarebbero state quasi completamente sostituite da
    lavori pubblici, e l'assistenza residua sarebbe stata fornita dai
    governi arabi.

    L'UNRWA aveva poche possibilità di successo però, dacché cercava di
    risolvere un problema politico con mezzi economici. A metà degli anni
    '50 era diventato evidente che né i profughi né i Paesi Arabi erano
    disposti a cooperare ai progetti di sviluppo su larga scala
    originariamente previsti dall'Agenzia come strumento per alleviare la
    situazione dei Palestinesi. I Governi arabi, e gli stessi profughi, non
    erano disposti a contribuire ad un qualsiasi piano che si potesse
    interpretare come un incoraggiamento a risistemarsi. Essi preferirono
    aggrapparsi alla loro interpretazione della Risoluzione 194, che essi
    ritenevano avrebbe alla fine portato al rimpatrio.

    Profughi palestinesi registrati dall'UNRWA [56]:

    ............ (1) - (2) - ..... (3) - ..... (4)

    Giordania ...... - .10 - 1.639.718 - ..287.951
    Libano ......... - .12 - ..382.973 - ..214.728
    Siria .......... - .10 - ..391.651 - ..109.466
    Cisgiordania ... - .19 - ..607.770 - ..163.139
    Striscia di Gaza - ..8 - ..852.626 - ..460.031

    Totale ......... - .59 - 3.874.738 - 1.235.315

    (1) = Zona di operazioni
    (2) = Campi ufficiali
    (3) = Rifugiati censiti
    (4) = Rifugiati censiti nei campi

    16.l. [Mito]

    "I Paesi arabi hanno fornito gran parte dei fondi per l'aiuto ai
    profughi palestinesi".


    16.l. [Fatti]

    Mentre i profughi ebrei dai Paesi arabi non ricevettero aiuti
    internazionali, i Palestinesi ricevettero milioni di dollari attraverso
    l'UNRWA. All'inizio, gli Stati Uniti diedero un contributo di 25 Milioni
    di Dollari, ed Israele di appena 3 Milioni. L'impegno totale arabo
    ammontò a circa 600.000 Dollari. Per i primi 20 anni, gli Stati Uniti
    hanno fornito più di due terzi dei fondi, mentre i Paesi arabi
    continuarono ad offrirne solo una porzioncella. Israele ha dato più
    soldi all'UNRWA della maggior parte dei Paesi arabi. I Sauditi non hanno
    raggiunto il contributo israeliano fino al 1973, il Kuwait e la Libia
    non lo raggiunsero fino al 1980. Addirittura, nel 1994 Israele ha dato
    più denaro all'UNRWA di tutti i Paesi arabi salvo l'Arabia Saudita, il
    Kuwait, il Marocco.

    Gli Stati Uniti sono di gran lunga il maggior contribuente
    all'organizzazione, che ha donato quasi 90 Milioni di Dollari, circa il
    31% delle entrate dell'organizzazione (293 Milioni di Dollari). Intanto,
    pur con tutta la retorica sul sostegno alla Palestina, i paesi arabi
    hanno contribuito solo per il 2% al bilancio dell'UNRWA [57].

    Dopo aver trasferito la responsabilità per praticamente tutta la
    popolazione palestinese in Cisgiordania ed a Gaza all'Autorità
    Palestinese, Israele non controlla più alcun campo profughi ed ha smesso
    di contribuire all'UNRWA. Nel frattempo, oltre a ricevere un'erogazione
    annuale dall'UNRWA per i profughi, l'AP ha ricevuto miliardi di dollari
    in aiuti internazionali, eppure non è ancora riuscita a costruire una
    sola casetta per consentire ad una sola famigliola di uscire da un campo
    profughi ed avere una residenza permanente. Dato l'ammontare degli aiuti
    (circa 5 Miliardi e mezzo di Dollari fin dal 1993) che l'AP ha ricevuto,
    è scioccante ed offensivo che più di mezzo milione di Palestinesi sia
    obbligato dai suoi stessi capi a rimanere in squallidi campi.

    16.m. [Mito]

    "I Paesi arabi hanno sempre dato il benvenuto ai Palestinesi ed hanno
    fatto del loro meglio per risistemarli".

    16.m. [Fatti]

    La Giordania è stata l'unico paese arabo a dare il benvenuto ai
    Palestinesi ed ad offrir loro la cittadinanza (fino ad oggi la Giordania
    è l'unico paese arabo dove i Palestinesi, intesi come gruppo, possono
    diventare cittadini). Re Abdullah considerava gli Arabi palestinesi ed i
    Giordani un popolo solo. Nel 1950 egli annesse la Cisgiordania e vietò
    l'uso del termine "Palestina" nei documenti ufficiali [58].

    Sebbene la demografia mostrasse che c'era ampio spazio per il
    reinsediamento in Siria, Damasco rifiutò di prendere in considerazione
    l'accettare qualsiasi profugo, salvo quelli che avrebbero potuto
    rifiutare il rimpatrio. La Siria ha inoltre rifiutato di risistemare
    85.000 profughi nel 1952-1954, sebbene le fossero stati offerti aiuti
    internazionali a questo scopo. Anche dall'Iraq ci si aspettava che
    accettasse un gran numero di profughi, ma si dimostrò riluttante. Il
    Libano insisteva che spazio per i Palestinesi non ne aveva. Nel 1950
    l'ONU tentò di risistemare 150.000 profughi da Gaza in Libia, ma ebbe un
    altolà dall'Egitto.

    Dopo la guerra del 1948, l'Egitto controllava la Striscia di Gaza ed i
    suoi abitanti (più di 200.000), ma rifiutò di lasciar entrare i
    Palestinesi in Egitto o di consentir loro di trasferirsi altrove. Il
    modo in cui l'Egitto trattava i Palestinesi a Gaza era tanto orribile
    che la radio dell'Arabia Saudita paragonò il regime di Nasser a Gaza al
    dominio hitleriano nell'Europa occupata durante la 2^ Guerra Mondiale
    [59].

    Nel 1952 l'UNWRA costituì un fondo di 200 Milioni di Dollari per offrire
    casa e lavoro ai profughi, ma esso rimase intatto.

    "I Paesi Arabi non vogliono risolvere il problema dei profughi. Vogliono
    mantenerlo come una piaga aperta, come affronto alle Nazioni Unite ed
    arma contro Israele. Non gliene importa nulla ai capi arabi se i
    profughi vivono o muoiono" - L'ex-direttore dell'UNRWA Ralph Garroway,
    Agosto 1958 [60].

    Negli anni seguenti è cambiato ben poco. I governi arabi hanno spesso
    offerto lavoro, casa, terra ed altri benefici ad Arabi e non-Arabi,
    salvo i Palestinesi. Per esempio, l'Arabia Saudita decise di non
    adoperare i profughi palestinesi per alleviare la sua carenza di
    manodopera a cavallo tra gli anni '70 ed '80, ed reclutò invece migliaia
    di Sud-coreani ed altri Asiatici per coprire i posti.

    La situazione è addirittura peggiorata dopo la [Prima] Guerra del Golfo.
    Il Kuwait, che impiegava un gran numero di Palestinesi, ma aveva negato
    loro la cittadinanza, ne espulse più di 300.000. "Se della gente è una
    minaccia per la sicurezza, come stato sovrano abbiamo il diritto di
    escludere chiunque non vogliamo", disse l'Ambasciatore kuwaitiano negli
    Stati Uniti Saud Nasir As-Sabah (Jerusalem Report, 27 Giugno 1991).

    Al giorno d'oggi, i profughi palestinesi in Libano non hanno diritti
    sociali e civili, ed un accesso assai limitato alle cure mediche ed
    all'istruzione. La maggior parte si affida esclusivamente all'UNRWA come
    unica fornitrice di istruzione, sanità, sussidi e servizi sociali.
    Considerati stranieri, ai profughi palestinesi la legge vieta di
    lavorare in oltre 70 mestieri e professioni [61].

    I profughi palestinesi ritennero l'ONU responsabile del miglioramento
    della loro condizione; eppure, molti Palestinesi erano infelici del
    trattamento ricevuto dai loro fratelli arabi. Alcuni, come il leader
    nazionalista palestinese Musa Alami, erano increduli: "È vergognoso che
    i Governi arabi impediscano ai profughi arabi di lavorare nei loro paesi
    e chiudano loro le porte in faccia e li imprigionino nei campi" [62]. Ma
    la maggior parte dei profughi concentrò il loro scontento sui
    "Sionisti", incolpando della loro sventura loro, anziché gli eserciti
    arabi sconfitti.

    16.n. [Mito]

    "Milioni di Palestinesi sono confinati in squallidi campi profughi".

    16.n. [Fatti]

    A metà del 2001, il numero dei profughi palestinesi nei ruoli UNRWA era
    salito a 3,9 milioni, cinque o sei volte il numero che aveva lasciato la
    Palestina nel 1948. Un terzo dei profughi palestinesi registrati, circa
    1,2 milioni, vive in 59 campi profughi riconosciuti in Giordania,
    Libano, Siria, Cisgiordania e Gaza. Gli altri due terzi dei profughi
    registrati vivono nelle città e cittadine (o nei loro paraggi) dei paesi
    ospiti, ed in Cisgiordania ed a Gaza, spesso nei paraggi dei campi
    profughi ufficiali [63].

    16.o. [Mito]

    "Israele ha costretto i profughi palestinesi a rimanere nei campi della
    Striscia di Gaza".

    16.o. [Fatti]

    Durante gli anni in cui Israele ha controllato la Striscia di Gaza, si è
    fatto uno sforzo consistente per dare una residenza stabile ai
    Palestinesi. I Palestinesi si opposero perché gli abitanti frustrati ed
    amareggiati dei campi fornivano manodopera alle diverse fazioni
    terroristiche. Inoltre, i Paesi arabi abitualmente spingevano per
    l'adozione di risoluzioni ONU che chiedessero ad Israele di desistere
    dal trasferire i profughi palestinesi dai campi a Gaza ed in
    Cisgiordania. Essi preferivano tenere i Palestinesi come simbolo
    dell'oppressione israeliana.

    Ora i campi sono nelle mani dell'Autorità Palestinese, ma poco si fa per
    migliorare la condizione dei Palestinesi che ci vivono. La giornalista
    Netty Gross visitò Gaza e chiese ad un funzionario perché i campi del
    luogo non erano stati smantellati. Le si rispose che l'Autorità
    Palestinese aveva preso la "decisione politica" di non far nulla per gli
    oltre 400.000 Palestinesi che vivevano nei campi finché non avessero
    luogo i negoziati conclusivi con Israele (Jerusalem Report, 6 Luglio
    1998). Fino ad oggi, l'AP non ha usato un cent dei miliardi di dollari
    di aiuti stranieri che ha ricevuto per costruire alloggi permanenti per
    i profughi.

    16.p. [Mito]

    "I profughi sono sempre stati rimpatriati, soltanto ai Palestinesi è
    stato impedito di tornare a casa".

    16.p. [Fatti]

    Ad onta dell'intransigenza araba, nessuno pensava che il problema dei
    profughi sarebbe durato. John Blandford Jr., il Direttore dell'UNRWA,
    scrisse nel suo rapporto del 29 Novembre 1951 che egli si aspettava che
    i Governi arabi si assumessero la responsabilità dei sussidi entro il
    Luglio 1952. Inoltre, Blandford evidenziava la necessità di por fine ai
    sussidi: "La continuazione dei sussidi porta inevitabilmente in sé il
    germe del deterioramento umano" [64].

    Ed infatti i Palestinesi sono gli unici profughi divenuti i pupilli
    della comunità internazionale.

    L'assenso d'Israele ad indennizzare i Palestinesi fuggiti nel 1948 si
    può confrontare con il trattamento dei 12 milioni e mezzo di Tedeschi in
    Polonia e Cecoslovacchia, che furono espulsi dopo la Seconda Guerra
    Mondiale, e fu permesso loro di portar con sé solo ciò che potevano
    trasportare. Essi non ricevettero alcun indennizzo per i patrimoni
    confiscati. Gli effetti della Seconda Guerra mondiale sui confini e
    sulla popolazione della Polonia furono considerati "fatto compiuto" che
    non si poteva annullare dopo la guerra.

    Un altro paese notevolmente colpito dalla guerra fu la Finlandia, che fu
    obbligata a cedere quasi un ottavo del suo territorio e ad assorbire
    oltre 400.000 profughi (l'11% della popolazione del paese) dall'Unione
    Sovietica. Al contrario d'Israele, questi erano gli _sconfitti_ della
    guerra. Non ci fu aiuto alcuno per risistemarli.

    Forse una delle migliori analogie si può trovare nell'integrazione di
    150.000 profughi turchi dalla Bulgaria nel 1950. La differenza tra il
    trattamento dei loro profughi da parte dei Turchi ed il trattamento dei
    Palestinesi da parte degli Arabi era l'atteggiamento dei rispettivi
    governi.

    "La Turchia ha avuto un problema di profughi più grave della Siria o del
    Libano, e quasi altrettanto grave dell'Egitto. Ma raramente ne senti
    parlare perché i Turchi hanno fatto un così buon lavoro a risitemarli
    ... La grande differenza è nello spirito. I Turchi, pur assai riluttanti
    ad assumersi quel fardello, lo accettarono come una responsabilità e si
    misero all'opera per risolverlo il più in fretta possibile [65].

    Se i Paesi arabi avessero voluto alleviare le sofferenze dei profughi,
    avrebbero potuto facilmente adottare un atteggiamento simile a quello
    della Turchia.

    Un altro massiccio trasferimento di popolazione derivò dalla spartizione
    dell'India e del Pakistan nel 1947. Gli otto _milioni_ di Indù che
    abbandonarono il Pakistan, ed i sei _milioni_ di Mussulmani che
    lasciarono l'India temevano di divenire una minoranza nei loro
    rispettivi paesi. Come i Palestinesi, queste persone non volevano
    trovarsi nel mezzo della violenza che si era impadronita delle loro
    nazioni. Contrariamente al conflitto arabo-israeliano però, lo scambio
    di popolazioni fu considerato la miglior soluzione al problema delle
    relazioni tra le due comunità all'interno di ognuno dei due stati. Ad
    onta dell'enorme numero di profughi e della relativa povertà delle due
    nazioni coinvolte, non furono create organizzazioni speciali
    internazionali di sussidio per aiutarli nel reinsediamento.

    "... Se ci fosse uno Stato palestinese, perché mai vorrebbero i suoi
    capi che i loro potenziali cittadini fossero rimpatriati in un altro
    stato? Dal punto di vista della costruzione della nazione, non ha senso
    alcuno. Infatti, le prime discussioni sul rimpatrio ci furono in un
    periodo in cui non c'era speranza alcuna di uno Stato palestinese. Ora
    che emerge la possibilità che quello stato nasca, i Palestinesi devono
    decidere se essi vogliono considerarsi uno stato legittimo od è per loro
    più importante conservare la loro autodefinizione di profughi oppressi e
    senza stato. Non possono proprio essere ambo le cose" - Fredelle Spiegel
    [66].

    16.q. [Mito]

    "Se i profughi palestinesi fossero stati rimpatriati, il conflitto
    arabo-israeliano sarebbe potuto terminare".

    16.q. [Fatti]

    Israele ha sempre cercato una soluzione al problema dei profughi, ma
    semplicemente non poteva consentire a tutti i Palestinesi di ritornare.

    "Nessun paese, qualunque siano le ragioni ed i torti passati, potrebbe
    pensare di accogliere una quinta colonna di quelle dimensioni. E sarebbe
    proprio una quinta colonna: gente per vent'anni [nel 1967] allevata
    nell'odio e totalmente dedita alla sua distruzione. Riammettere i
    profughi equivarrebbe all'ammissione negli USA di circa 70 milioni di
    nemici giurati della nazione" [67].

    Nel frattempo gli Arabi rifiutavano inflessibilmente di negoziare un
    accordo separato. Il punto cruciale era la riluttanza dei Paesi arabi ad
    accettare l'esistenza d'Israele. Questo era esemplificato dagli atti
    bellicosi del Presidente egizio Nasser verso lo Stato ebraico, che non
    avevano nulla a che fare con i Palestinesi. Egli era interessato ai
    profughi solo in quanto potessero contribuire al suo scopo ultimo. Come
    disse in un'intervista del 1 Settembre 1961: "Se i profughi tornano in
    Israele, Israele cesserà di esistere" [68].

    16.r. [Mito]

    "Israele ha espulso altri Palestinesi nel 1967".

    16.r. [Fatti]

    Dopo aver ignorato gli avvertimenti israeliani a star fuori dalla
    guerra, Re Hussein lanciò un attacc a Gerusalemme, la capitale
    d'Israele. L'UNRWA ha stimato che durante i combattimenti 175.000 dei
    suoi assistiti sono fuggiti per la seconda volta e circa 350.000 sono
    fuggite per la prima volta. Circa 200.000 si trasferirono in Giordania,
    115.000 in Siria e circa 35.000 lasciarono il Sinai per l'Egitto. La
    maggior parte degli Arabi che partì veniva dalla Cisgiordania.

    Israele consentì ad alcune famiglie cisgiordane di tornare. Nel 1967
    furono riunite più di 9.000 famiglie, e fino al 1971 Israele aveva
    riammesso 40.000 profughi. Di contro, nel Luglio 1968 la Giordania
    proibì alle persone che volevano restare in Transgiordania di emigrare
    dalla Cisgiordania e da Gaza [69].

    Quando il Consiglio di Sicurezza autorizzò U Thant ad inviare un
    rappresentante per indagare sul benessere dei civili dopo la guerra,
    egli ordinò alla missione di indagare sul trattamento delle minoranze
    ebraiche nei paesi arabi, non solo su quello degli Arabi nel territorio
    occupato da Israele. La Siria, l'Iraq e l'Egitto rifiutarono di
    consentire al rappresentante ONU di compiere la sua indagine [70].

    16.s. [Mito]

    "L'UNRWA è un'organizzazione puramente umanitaria che non ha
    responsabilità alcuna per il terrore e l'istigazione che nasce nei campi
    profughi".

    16.s. [Fatti]

    Il Capo dell'Ufficio Pubbliche Informazioni dell'UNRWA, Paul McCann, ha
    sostenuto che "l'UNRWA è scrupolosa nel proteggere le sue strutture
    dall'abuso da parte di qualsiasi persona o gruppo. Solo una volta, in
    Libano, nel 1982, ci sono state prove credibili di tale abuso da parte
    dei Palestinesi, ed abbiamo prontamente affrontato il problema" [71].

    Il fatto è che i campi profughi sono stati a lungo dei nidi di
    terrorismo, ma la prova non è stata resa pubblica che dopo l'Operazione
    Scudo di Difesa condotta da Israele ai primi del 2002. Si è scoperto che
    i campi gestiti dall'UNRWA in Cisgiordania avevano delle fabbriche di
    armi leggere, laboratori per esplosivi, riserve di armi ed un gran
    numero di bombaroli suicidi ed altri terroristi che si facevano scudo
    dei profughi.

    L'aver mancato l'UNRWA di riferire queste attività o di prevenirle viola
    le stesse convenzioni delle Nazioni Unite. Le risoluzioni del Consiglio
    di Sicurezza impongono ai rappresentanti dell'UNRWA di intraprendere
    "azioni appropriate per contribuire a creare un ambiente sicuro" in
    tutte "le situazioni in cui i profughi [sono] ... vulnerabili
    all'infiltrazione di elementi armati". A proposito dell'Africa, il
    Segretario Generale dell'ONU Kofi Annan disse che i campi profughi
    dovrebbero "essere tenuti liberi da ogni presenza od equipaggiamento
    militare, comprese le armi e le munizioni" [72]. La stessa norma vale
    per i territori contesi.

    Aialon
    00Thursday, October 4, 2007 1:01 PM
    Il trattamento degli Ebrei nei paesi arabo/islamici, di Mitchell G.Bard



    Miti da confutare

    17.a. "Gli arabi non possono essere antisemiti essendo semiti essi
    stessi"

    17.b. "Le moderne nazioni arabe sono solo anti-israeliane e non sono mai
    state anti-ebraiche"

    17.c. "Gli Ebrei vissuti nei paesi islamici furono trattati
    correttamente dagli arabi"

    17.d. "Essendo 'Popolo del Libro', Ebrei e cristiani sono protetti dalla
    legge islamica"

    17.e. "Le scuole musulmane negli Stati Uniti insegnano la tolleranza nei
    confronti dell'Ebraismo e delle altre fedi, e promuovono la coesistenza
    con Israele"

    17.f. La situazione attuale


    [I miti in dettaglio]

    17.a. MITO

    "Gli arabi non possono essere antisemiti essendo semiti essi stessi"

    17.a. FATTI

    Il termine "antisemita" fu coniato in Germania nel 1879 da Wilhelm Marr
    per riferirsi alle manifestazioni anti-ebraiche del periodo e per dare
    un nome più scientifico all'ostilità nei confronti degli Ebrei.[1]

    "Antisemitismo" è stato accettato ed inteso come vocabolo per indicare
    l'avversione al popolo ebraico. I dizionari definiscono il termine come
    "Teoria, azione o pratica volta contro gli Ebrei" e "Ostilità contro gli
    Ebrei come gruppo religioso o razziale, spesso accompagnata da
    discriminazione sociale, economica e politica" [2]

    La pretesa che gli arabi in quanto "semiti" non possano essere
    antisemiti è una distorsione semantica che ignora la realtà delle
    discriminazioni e delle ostilità contro gli Ebrei.

    Gli arabi, come ogni altro popolo, possono infatti essere antisemiti.

    17.a. LA FRASE CELEBRE:

    "Il mondo arabo è l'ultimo bastione di un antisemitismo sfrenato,
    sfrontato, aperto e inconcepibile. I miti Hitleriani vengono pubblicati
    sulla stampa popolare come verità incontrovertibili. L'Olocausto viene
    minimizzato o negato... E' difficile immaginare come il mondo arabo
    possa mai giungere ad accordi con Israele quando gli Israeliani stessi
    vengono ritratti come l'incarnazione del diavolo"

    Opinionista Richard Cohen

    Washington Post (30 Ottobre 2001)

    17.b. MITO

    "Le moderne nazioni arabe sono solo anti-israeliane e non sono mai state
    anti-ebraiche"

    17.b. FATTI

    I leader arabi hanno ripetutamente esplicitato la propria ostilità nei
    confronti degli Ebrei e dell'ebraismo.

    Ad esempio, il 23 Novembre 1937, il re dell'Arabia Saudita Ibn Saud
    disse al Colonnello britannico H.R.P. Dickson: "Il nostro odio per gli
    Ebrei ha le sue radici nella condanna di Dio nei loro confronti per la
    persecuzione e il rifiuto di Isa (Gesù) e il conseguente rifiuto del Suo
    Profeta prescelto". Aggiunse anche "che per un musulmano uccidere un
    ebreo, o essere ucciso da un ebreo assicura l'ingresso immediato in
    paradiso presso la venerabile presenza di Dio Onnipotente" [3]


    Allorché Hitler introdusse le leggi razziali di Norimberga nel 1935,
    ricevette dei telegrammi di congratulazioni da parte di tutti gli angoli
    del mondo arabo.

    In seguito, durante la guerra, uno dei suoi maggiori sostenitori fu il
    Muftì di Gerusalemme.

    Agli Ebrei non fu mai consentito di vivere in Giordania. La legge civile
    N.6, che vigeva nella Cisgiordania occupata dalla Giordania, afferma
    chiaramente: "Chiunque sarà considerato un suddito Giordano purché
    questi non sia Ebreo" [5]
    I paesi arabi si dedicarono a ciò fino ad educare nelle scuole i bambini
    all'odio verso gli Ebrei. Il ministro siriano dell'educazione scrisse
    nel 1968: "L'odio con cui indottriniamo le menti dei nostri figli fin
    dalla loro nascita è sacro " [6]

    Dopo la guerra dei sei giorni nel 1967, gli Israeliani trovarono dei
    testi pubblici scolastici utilizzati per educare i bambini arabi nella
    Cisgiordania. Erano farciti di ritratti razzisti e odiosi nei confronti
    degli Ebrei:

    "Gli Ebrei sono disseminati alla fine del mondo, dove vivono esiliati e
    disprezzati, essendo per loro natura vili, avidi e nemici dell'umanità;
    per loro natura sono stati tentati di rubare una terra come asilo per le
    loro disgrazie" [7]

    "Analizza le seguenti frasi:

    1. Il mercante viaggiò attraverso il continente africano.

    2. Espelleremo tutti gli Ebrei dai paesi arabi" [8]

    "Gli Ebrei del nostro tempo sono discendenti degli Ebrei che recarono
    danno al profeta Maometto. Lo tradirono e ruppero il patto con lui e si
    unirono ai suoi nemici per combatterlo" [9]

    "Gli Ebrei in Europa furono perseguitati e disprezzati a causa della
    loro corruzione, cattiveria e falsità" [10]

    Un manuale del 1977 per gli insegnanti della prima classe elementare
    utilizzato nella Cisgiordania istruisce gli educatori ad "impiantare
    nell'anima degli scolari la regola dell' Islam secondo la quale se i
    nemici occupassero anche un solo centimetro delle terre islamiche, il
    jihad (guerra santa) diverrebbe un imperativo per ogni musulmano".
    Aggiunge anche che gli Ebrei complottarono per l'assassinio di Maometto
    quando era un bambino. Un altro testo giordano, un libro di sociologia
    del 1982, afferma che Israele ordinò il massacro dei palestinesi di
    Sabra e Chatila durante la guerra in Libano, ma non menziona che gli
    Arabi Cristiani furono coloro che lo perpetrarono. [11]

    17.b. LA FRASE CELEBRE

    “Abbiamo trovato libri con brani così antisemiti che, se fossero
    pubblicati in Europa, i loro editori sarebbero denunciati in base alle
    normative antirazziste.”

    Francois Zimeray, avvocato francese e membro del Parlamento europeo

    (commentando i testi Palestinesi, siriani ed Egiziani)

    Jerusalem Post (16 Ottobre 2001)


    Secondo uno studio dei testi siriani, "il sistema educativo siriano
    espande l'odio per Israele e il Sionismo a un antisemitismo diretto
    verso tutti gli Ebrei. Questo antisemitismo evoca antichi temi islamici
    che descrivono l'immutata e infida natura degli Ebrei". La sua
    inevitabile conclusione è che gli Ebrei devono essere annullati." [12]

    Per citare un esempio, un libro di testo dell’undicesima classe afferma
    che gli Ebrei odiavano i musulmani ed erano guidati dall'invidia per
    incitare l'ostilità verso di loro:

    Gli Ebrei non risparmiano alcuna energia per ingannarci, negare il
    nostro profeta, esortare contro di noi, e distorcere le sacre scritture.

    Gli Ebrei cooperano con i politeisti e gli infedeli contro i musulmani
    perché sanno che l'Islam rivela i loro modi prepotenti e le loro
    caratteristiche abiette. [13]

    Una traduzione in arabo del Mein Kampf di Adolf Hitler fu distribuita a
    Gerusalemme est e nei territori controllati dall'autorità palestinese e
    divenne un bestseller. [14]

    Di quando in quando l'antisemitismo arabo è affiorato alle Nazioni
    Unite. Nel marzo 1991, ad esempio, un delegato siriano alla commissione
    per i diritti umani delle Nazioni Unite lesse un discorso raccomandando
    che i membri della commissione leggessero un "libro di valore" chiamato
    le “Matzot di Sion”, scritto dal ministro della difesa siriano Mustafa
    Tlas. Il libro giustifica le accuse di omicidi rituali nei confronti
    degli Ebrei nel libello " Accusa del Sangue di Damasco" del 1840. [15]
    (Con la frase accusa del sangue ci si riferisce all'accusa secondo cui
    gli Ebrei uccidono i bambini cristiani per utilizzarne il sangue al fine
    di preparare il pane azzimo per la Pasqua ebraica)

    Re Faisal dell'Arabia Saudita espresse una calunnia simile in un
    intervista nel 1972:

    Israele ha avuto sin dai tempi antichi intenzioni maligne. Il suo
    obiettivo è la distruzione di tutte le altre religioni... Essi
    considerano le altre religioni inferiori alla propria e le altre genti
    inferiori al loro livello. Per quanto riguarda la vendetta - hanno un
    giorno stabilito in cui mischiano il sangue dei non Ebrei nel loro pane
    e lo mangiano. E' accaduto che due anni fa, mentre ero in viaggio a
    Parigi, la polizia scoprì cinque bambini assassinati. Il loro sangue era
    stato drenato, e fu scoperto che alcuni Ebrei li avevano uccisi per
    prenderne il sangue e mischiarlo con il pane che mangiano nel giorno
    suddetto. Questo mostra quale sia la portata del loro odio e della loro
    cattiveria nei confronti dei non Ebrei. [16]


    L'11 novembre 1999 durante un'apparizione con la First Lady Hillary
    Rodham Clinton, Suha Arafat, moglie del presidente dell'Autorità
    Palestinese Yasser Arafat, affermò: " Il nostro popolo è stato oggetto
    di un uso quotidiano ed estensivo di gas velenosi da parte delle forze
    armate Israeliane, che ha portato ad un incremento nei casi di cancro
    fra le donne e i bambini". Simili speciose affermazioni furono fatte da
    altri ufficiali palestinesi. [17]

    La stampa arabo/musulmana, che è controllata quasi esclusivamente dai
    governi delle nazioni Mediorientali, pubblica regolarmente articoli e
    vignette antisemite. Oggi, è comune trovare in Egitto pubblicazioni
    antisemite. Ad esempio l'establishment del giornale Al-Ahram ha
    pubblicato un articolo che dava uno sfondo storico alla tradizione
    dell'utilizzo del sangue, accusando Israele di usare al giorno d'oggi il
    sangue dei bambini palestinesi per cucinare il pane azzimo. [18]

    Articoli antisemiti appaiono regolarmente anche sulla stampa in
    Giordania e in Siria. Molti degli attacchi riguardano la negazione
    dell'Olocausto e il suo sfruttamente da parte del Sionismo, e il
    confronto fra Sionismo ed Israele col nazismo.

    Nel novembre 2001 uno sketch satirico, andato in onda sul più popolare
    canale televisivo arabo, che rappresentava un personaggio, inteso essere
    come Ariel Sharon, mentre beveva il sangue dei bambini arabi ed un Ebreo
    Ortodosso, di aspetto grottesco, che lo osservava. La televisione di Abu
    Dhabi inoltre mandò in onda uno sketch in cui Dracula appare per mordere
    Sharon, ma muore poiché il sangue di Sharon è avvelenato. Le proteste
    per il fatto che questi show erano antisemiti sono state ignorate dalle
    reti televisive. [19]

    I media dell'Autorità Palestinese hanno anche ospitato materiale
    antisemita ed incitatorio. Un venerdì un sermone nella moschea di Zayed
    bin Sultan Aal Nahyan a Gaza che incitava all'assassinio di tutti gli
    Ebrei e gli Americani, fu messo in onda dal vivo dalla televisione
    ufficiale dell'Autorità Palestinese:

    Non abbiate pietà degli Ebrei, non importa dove siano, in qualunque
    paese. Combatteteli, ovunque voi siate. Ovunque li incontriate,
    uccideteli. Ovunque voi siate, uccidete quegli Ebrei e quegli Americani
    che sono come loro e quelli che gli stanno a fianco; sono tutti insieme
    contro gli arabi e i musulmani perché hanno stabilito Israele qui, nel
    cuore pulsante del mondo arabo, in Palestina... [20]
    Anche le parole crociate palestinesi vengono usate per delegittimare
    Israele e attaccare gli Ebrei, fornendo prove, ad esempio, suggerendo
    che la peculiarità ebraica è la falsità.

    17.b.LA FRASE CELEBRE
    "Il presidente siriano Bashar Assad ha offerto sabato [5 Maggio] una
    chiara, se non vile, dimostrazione del perchè lui e il suo governo sono
    indegni di rispetto e di buone relazioni con gli Stati Uniti o una
    qualunque altra nazione democratica. Salutando il Papa Giovanni Paolo II
    a Damasco, Assad ha lanciato un attacco sugli Ebrei che si può
    considerare come il più crudo e ignorante discorso pronunciato prima del
    papa, nelle due decadi di viaggi per il mondo effettuati dal papa
    stesso. Comparando le sofferenze dei palestinesi a quelle di Gesù
    Cristo, Assad ha affermato che gli Ebrei 'hanno tentato di uccidere i
    princìpi di tutte le religioni con la stessa mentalità con cui hanno
    tradito Gesù Cristo e nello stesso modo con cui hanno cercato di tradire
    e uccidere il profeta Maometto'. Con quel discorso, il presidente
    siriano ha disonorato sia il suo paese che il papa..."



    Editoriale del Washington Post (8 Maggio 2001)

    17.c. MITO

    "Gli Ebrei vissuti nei paesi islamici furono trattati correttamente
    dagli arabi"

    17.c. FATTI

    Sebbene le comunità ebraiche presenti nei paesi islamici siano state
    trattate complessivamente meglio rispetto alle comunità presenti nei
    paesi cristiani d’ Europa, agli Ebrei non furono risparmiate
    persecuzioni ed umiliazioni fra gli arabi.

    Come scrisse lo storico Bernard Lewis della Princeton University: "L'Età
    d'Oro di uguali diritti fu un mito, e la fiducia in esso fu il
    risultato, più che la causa, della comprensione ebraica per l'Islam"
    [22]

    Maometto, il fondatore dell' Islam si recò a Medina nel 622 d.C. per
    attrarre dei seguaci verso la sua nuova fede. Quando gli Ebrei presenti
    a Medina si rifiutarono di riconoscere in Maometto il loro Profeta, due
    delle maggiori tribù ebraiche furono espulse.

    Nel 627 i seguaci di Maometto uccisero tra i 600 e i 900 uomini, e si
    spartirono tra loro le donne e i bambini Ebrei sopravvissuti. [23]

    L'atteggiamento musulmano nei confronti degli Ebrei si riflette in vari
    versi del Corano, il libro sacro della fede islamica. " Loro [i figli
    d'Israele] furono consegnati all'umiliazione e alla miseria. Hanno
    portato la collera di Dio su di loro, e questo perché hanno negato i
    segni di Dio e hanno ucciso i Suoi profeti ingiustamente e poiché hanno
    disobbedito furono trasgressori" (Sura 2:61)

    Secondo il Corano, gli Ebrei tentano di introdurre la corruzione (5:64)
    sono sempre stati disobbedienti (5:78) e sono tutti nemici di Allah, del
    Profeta e degli angeli (2:97-98)
    Gli Ebrei fuorono visti generalmente con disprezzo dai loro vicini
    musulmani; una coesistenza pacifica tra i due gruppi implicava sempre
    una subordinazione ed una degradazione degli Ebrei. Nel nono secolo, il
    califfo di Baghdad al-Mutawakkil istituì un cartellino giallo per gli
    Ebrei, stabilendo così un precedente che sarebbe stato seguito nei
    secoli a venire dalla Germania nazista.

    In diverse volte, Ebrei in terre musulmane vissero in relativa pace e le
    comunità fiorirono culturalmente ed economicamente. La posizione degli
    Ebrei non era mai sicura, comunque, e i cambiamenti politici o il clima
    sociale hanno spesso portato a persecuzioni, violenze e morte.

    Allorché si percepiva che gli Ebrei avevano raggiunto una posizione
    troppo onorevole nella società islamica, l'antisemitismo riaffiorava,
    spesso con risultati devastanti. Il 30 dicembre 1066, Joseph HaNagid, un
    visir Ebreo di Granada, in Spagna, fu crocefisso da una folla di arabi
    che procedeva per radere al suolo il quartiere ebraico della città e per
    trucidarne i suoi 5000 abitanti.

    La rivolta fu incitata dai predicatori musulmani che si opponevano
    rabbiosamente a ciò che vedevano come un eccessivo potere politico
    ebraico.
    Similmente, nel 1465, nella città di Fez, una moltitudine di arabi
    massacrò migliaia di Ebrei lasciandone solo 11 vivi, a seguito del fatto
    che un rappresentante Ebreo del visir aveva trattato una donna musulmana
    in un "modo offensivo". Gli assassinii seguirono una simile ondata in
    tutto il Marocco. [25]

    Altri omicidi di massa di Ebrei in terre arabe si verificarono
    nell'ottavo secolo in Marocco, mentre intere comunità venivano
    annientate dal sovrano Musulmano Idris I; nel Nord Africa nel 12mo
    secolo, dove gli Almohad convertirono forzatamente o decimarono diverse
    comunità; in Libia nel 1785, dove Ali Burzi Pasha uccise centinaia di
    Ebrei; in Algeria dove gli Ebrei furono massacrati nel 1805, 1815 e nel
    1830; e a Marrakesh, in Marocco, dove più di 300 Ebrei furono uccisi tra
    il 1864 e il 1880. [26]

    Decreti che ordinavano la distruzione di sinagoghe furono emessi in
    Egitto e Siria (1014, 1293-4,1301-2), Iraq (854-859,1344) e Yemen
    (1676). Nonostante la proibizione coranica, gli Ebrei erano costretti a
    convertirsi all'Islam o ad affrontare la morte nello Yemen (1165 e
    1678), in Marocco (1275, 1465 e 1790-02) e a Baghdad (1333 e 1344) [27]

    La situazione degli Ebrei nelle terre arabe toccò il fondo nel 19mo
    secolo. Gli Ebrei nella maggior parte del Nord Africa (inclusi Algeria,
    Tunisia, Egitto, Libia e Marocco) erano costretti a vivere nei ghetti.
    In Marocco, il quale ospitava la più grande comunità ebraica della
    diaspora islamica, gli Ebrei erano costretti a camminare scalzi o ad
    indossare scarpe di paglia fuori dal ghetto. Anche i bambini musulmani
    partecipavano all'umiliazione degli Ebrei, tirando loro pietre o
    insultandoli in altri modi. La frequenza della violenza antiebraica
    crebbe, e molti ebrei furono giustiziati per accuse di eresia. Le accuse
    di omicidio rituale contro gli Ebrei divennero un luogo comune
    nell'impero ottomano. [28]

    Come scrisse l'eminente orientalista G.E. von Grunebaum:

    "Non sarebbe difficile mettere insieme un numero significativo di nomi
    di Ebrei, sudditi o cittadini, dell'area islamica che hanno raggiunto
    cariche di alto rango, il potere, una grande influenza economica, un
    successo intellettuale significativo e riconosciuto; e lo stesso si
    potrebbe fare per i cristiani. Ma non sarebbe difficile anche compilare
    una lunga lista di persecuzioni, confische arbitrarie, tentativi di
    conversioni forzate o pogrom" [29]

    Il pericolo per gli Ebrei divenne maggiore quando ci fu un confronto
    alle Nazioni Unite. Il delegato siriano, Faris el-Khouri, avvertì: "A
    meno che il problema palestinese sia risolto, noi avremo difficoltà nel
    proteggere e salvaguardare gli Ebrei nel mondo arabo" [30]

    Più di mille Ebrei furono uccisi durante le rivolte antiebraiche del
    1940 in Iraq, Libia, Egitto, Siria e Yemen. [31]

    Tutto ciò contribuì ad innescare un esodo di massa degli Ebrei dai paesi
    arabi.

    17.d. MITO

    "Essendo 'Popolo del Libro', Ebrei e cristiani sono protetti dalla legge
    islamica"

    FATTI

    Questo argomento ha le sue radici nel concetto tradizionale di "dhimma"
    (decreto di protezione), che fu esteso dai conquistatori musulmani ai
    cristiani e agli ebrei in cambio della loro subordinazione ai musulmani.

    Eppure, come osservò l'esperto francese Jacques Ellul: "Bisogna
    chiedersi: 'protetti da chi'? quando lo 'straniero' vive nei paesi
    arabi, la risposta può essere solo questa: dai musulmani stessi" [32]

    Le persone soggette al dominio musulmano dovevano scegliere tra la morte
    e la conversione, ma agli Ebrei e ai Cristiani, che seguivano le
    Scritture, era generalmente permesso di praticare la loro fede essendo
    "dhimmi" (persone protette).

    Questa "protezione" serviva a poco, comunque, per assicurare agli ebrei
    e ai cristiani di essere trattati in modo corretto dai musulmani. Al
    contrario, l'aspetto essenziale della "dhimma" era che, essendo
    infedele, doveva riconoscere apertamente la superiorità del vero
    credente, il musulmano.

    Durante i primi anni della conquista islamica, il "tributo" (o jizya),
    pagato come una tassa annuale, simboleggiva la subordinazione del
    "dhimmi" [33]

    In seguito, lo stato di inferiorità di ebrei e cristiani fu rinforzato
    tramite una serie di norme che regolavano il comportamento del "dhimmi".
    Ai "dhimmi", pena la morte, era probito deridere o criticare il Corano,
    l'Islam o Maometto, fare proselitismo fra musulmani, o toccare una donna
    musulmana (sebben un uomo musulmano potesse prendere in moglie una donna
    non musulmana)

    I "dhimmi" erano esclusi dal servizio pubblico e dal servizio militare,
    e gli era proibito produrre armi. Non gli era permesso cavalcare cavalli
    o cammelli, costruire sinagoghe e chiese più alte delle moschee,
    costruire case più alte di quelle dei musulmani o bere vino in pubblico.
    Erano costretti a indossare abiti che li distinguessero e non gli era
    permesso pregare o lamentarsi a voce alta - poiché avrebbero potuto
    offendere in questo modo i musulmani.

    I "dhimmi" dovevano mostrare anche una pubblica deferenza nei confronti
    dei musulmani, ad esempio, cedendogli sempre il centro della strada.

    Il "dhimmi" non poteva testimoniare in tribunale contro un musulmano e
    il suo giuramento sarebbe stato inaccettabile in una corte islamica. Per
    difendersi il dhimmi doveva acquistare un testimone musulmano con grandi
    spese. Questo lasciava il dhimmi con esigue risorse legali quando veniva
    danneggiato da un musulmano.

    Nel 20mo secolo, lo stato di dhimmi nelle terre musulmane non migliorò
    significativamente. Il vice console britannico a Mosul, H.E.W. Young
    scrisse nel 1909:
    Il comportamento dei musulmani verso ebrei e cristiani è come quello del
    padrone nei confronti degli schiavi, che li tratta con una certa
    tolleranza signorile finché mantengono il loro posto. Un qualunque segno
    di pretesa di uguaglianza viene prontamente represso. [35]
    17.e. MITO
    "Le scuole musulmane negli Stati Uniti insegnano la tolleranza nei
    confronti dell'Ebraismo e delle altre fedi, e promuovono la coesistenza
    con Israele"

    17.e. FATTI
    Mentre si sa molto bene che le scuole dei paesi arabi ed islamici
    indottrinano i propri studenti con l'odio verso gli Ebrei ed Israele, si
    è scoperto solo di recente che insegnamenti analoghi sono prevalenti
    anche negli Stati Uniti.

    Le scuole islamiche in Virgina, ad esempio, hanno mappe del Medio
    Oriente in cui lo stato d'Israele non è presente. Su una mappa, Israele
    è stato annerito e sostituito con la "Palestina" . Un libro per
    insegnanti dell’11ma classe spiega che uno dei segnali del Giorno del
    Giudizio sarà quello in cui i musulmani combatteranno e uccideranno gli
    Ebrei, che si nasconderanno dietro gli alberi i quali diranno "Oh
    musulmano, oh servo di Dio, qui c'è un Ebreo che si nasconde dietro di
    me, vieni ed uccidilo" [36]
    Gli attacchi non sono solo volti contro gli Ebrei ma anche contro i
    cristiani. Agli studenti viene insegnato ad esempio che il Giorno del
    Giudizio non arriverà finché Gesù Cristo non tornerà sulla Terra,
    romperà la croce, e convertirà chiunque all'Islam.

    Alle scuole private è legalmente consentito di insegnare qualunque cosa
    vogliano finché incontrano i requisiti dello Stato.

    Una fondazione musulmana a Los Angeles insinuò punti di vista simili
    intrisi di odio nelle scuole pubbliche. La fondazione Omar Ibn Khattab
    donò 300 copie di una traduzione del corano contenente delle note a piè
    di pagina che descrivevano gli ebrei come "arroganti" e come "persone
    senza fede" [37].

    Dopo la scoperta di questi brani antisemiti il libro fu rimosso.

    17.f. LA SITUAZIONE ATTUALE

    1.. Gli Ebrei in Algeria
    1948 Popolazione ebraica: 140.000

    2001: Meno di 100

    Gli insediamenti ebraici al giorno d'oggi in Algeria possono essere
    ricondotti ai primi secoli dell'Era Volgare.

    Nel 14mo secolo, con il deterioramento delle condizioni in Spagna, molti
    Ebrei spagnoli emigrarono in Algeria.

    Fra loro era presente un certo numero di scolari eminenti, inclusi Rav
    Yitzchak ben Sheshet Perfet (il Ribash) e Rav Shimon ben Zemah Duran (il
    Rashbatz).

    A seguito dell'occupazione francese del paese nel 1830, gli Ebrei
    adottarono gradualmente la cultura francese e gli fu garantita la
    cittadinanza francese. [1]

    Nel 1934, i musulmani, incitati dagli eventi della Germania nazista,
    imperversarono a Constantine uccidendo 25 Ebrei e ferendone molti altri.

    Dopo aver ottenuto l'indipendenza nel 1962, il governo algerino
    perseguitò la comunità ebraica, privando gli Ebrei dei loro diritti
    economici.

    Come risultato, quasi 130.000 Ebrei algerini immigrarono in Francia. Dal
    1948, 25.681 Ebrei algerini sono immigrati in Israele.

    La maggioranza degli Ebrei rimasti vive ad Algeri, ma ci sono anche
    singoli Ebrei presenti ad Oran e Blida. Gli Ebrei praticano liberamente
    la loto religione, e i capi delle comunità ebraiche sono inclusi nelle
    cerimonie di stato. Non c'è un rabbino presente. [2]

    Nel 1994, il Gruppo Islamico Armato, terrorista, ha dichiarato la sua
    intenzione di eliminare gli Ebrei dall'Algeria, ma, finora, non è stato
    riportato alcun attacco.

    Seguendo le comunicazioni, molti Ebrei lasciarono l'Algeria e le
    rimanenti sinagoghe furono abbandonate. [4] Tutte le altre sinagoghe
    erano state prese per utilizzarle come moschee.

    Note:

    1. World Jewish Congress, Jewish Communities of the World.
    2. Country Reports on Human Rights Practices for 1991, (DC: Department
    of State, 1992), p. 1339.
    3. U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997.
    4. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International
    Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,and Labor Washington, DC, September 5, 2000.
    2.. Gli Ebrei in Egitto1948 Popolazione ebraica: 75.000 2001: 100 [1]Tra il giugno e il novembre 1948, le bombe fatte esplodere nel quartiere
    ebraico del Cairo uccisero più di 70 Ebrei, e ferendone quasi 200.[2]Nel 1956, il governo egiziano, utilizzò la campagna del Sinai come un
    pretesto per espellere quasi 25.000 Ebrei egiziani e confiscarne le proprietà. Oltre 1.000 Ebrei furono mandati in prigione e in campi di
    prigionia. Il 23 novembre 1956 un decreto firmato dal ministero degli affari religiosi, declamata nelle moschee in tutto l'Egitto, dichiarava che "tutti gli Ebrei sono sionisti e nemici dello stato", e prometteva che sarebbero stati presto espulsi.
    A migliaia di Ebrei fu ordinato di abbandonare il paese. Gli fu concesso di portare via con loro solamente una valigia e una esigua somma di denaro, e furono obbligati a firmare dichiarazioni in cui "donavano" le loro proprietà al governo egiziano. Osservatori stranieri riportarono che i membri delle famiglie ebraiche venivano presi come ostaggi, apparentemente per assicurare che le persone costrette a partire non avrebbero in seguito testimoniato contro il governo egiziano. [3] Quando scoppiò la guerra nel 1967, le case ebraiche e le varie proprietà
    furono confiscate. L'atteggiamento dell'Egitto nei confronti degli Ebrei in quel tempo si rifletteva nel trattamento riservato agli ex- nazisti.
    A centinaia di loro fu consentito risiedere in Egitto ed ottenere
    collocazioni all'interno del governo.
    Il capo della Gestapo, Leopold Gleim (il quale fu condannato a morte in
    contumacia), controllava la polizia segreta egiziana.
    Nel 1979, la comunità ebraica egiziana fu la prima, nel mondo arabo, a
    stabilire un contatto ufficiale con Israele.

    Israele ora ha un ambasciata al Cairo e un consolato generale ad
    Alessandria. Al giorno d'oggi, ai pochi Ebrei rimasti è consentito
    praticare l'ebraismo senza alcune restrizione o persecuzione.
    Shaar Hashamayim è l'unica sinagoga attiva al Cairo. Delle diverse
    sinagoghe presenti ad Alessandria, solo la Eliahu Hanabi è aperta per la
    pratica del culto [4]
    L'antisemitismo nella stampa egiziana si trova soprattutto, ma non solo,
    nella stampa non ufficiale dei partiti all'opposizione. Il governo ha
    condannato l'antisemitismo e ha raccomandato i giornalisti e i
    vignettisti ad evitare contenuti antisemiti. Non ci sono stati incidenti
    antisemiti indirizzati nei confronti dell'esigua comunità ebraica negli
    ultimi anni. [5].
    Durante il settembre del 2002 si diede avvio alla costruzione di un
    ponte autostradale attraverso l'antico cimitero di Basatin al Cairo. I
    fondi e la cooperazione sono stati forniti dal Ministero egiziano per l’
    edilizia abitativa ed un gruppo ebraico ultra-ortodosso americano, Athra
    Kadisha. I piani non recheranno danni ad alcuna tomba e rispetteranno le
    leggi ebraiche concernenti i cimiteri.
    L'antisemitismo è dilagante nella stampa di regime, ed è aumentato nel tardo 2000 e nel 2001 a seguito dello scoppio delle violenze in Israele e nei territori.
    Nell'aprile 2001, l'opinionista Ahmed Ragheb, rimpianse il fallimento di
    Hitler nella conclusione del lavoro di annientamento degli Ebrei. Nel maggio 2001, un articolo apparso su Al-Akhbar attaccò gli europei e gli americani per aver creduto nel finto Olocausto.[6]

    Note
    1. David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish Committee, 2001.
    2. Howard Sachar, A History of Israel, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 401.
    3. AP, (November 26, 1956); New York World Telegram, (November 29,
    1956).
    4. Jewish Communities of the World.
    5. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International
    Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
    and Labor Washington, DC, (September 5, 2000).
    6. U.S. Department of State, 2001 Annual Report on International
    Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
    and Labor Washington, DC, (October 26, 2001).3.. Gli Ebrei in Iran
    1948 Popolazione ebraica: 100.000 2001: 11.500 [1]
    La comunità ebraica di Persia, il moderno Iran, è una delle più vecchie ella Diaspora, e le sue radici storiche risalgono al sesto secolo a.C. ,nel periodo del Primo Tempio.
    La storia nel periodo pre-islamico è intrecciata con quella degli Ebrei
    e dei vicini babilonesi. Ciro. il primo della dinastia degli archemidi,
    conquistò Babilonia nel 539 d.C. e permise agli Ebrei esuli di ritornare
    nella Terra d'Israele, portando a termine il Primo Esilio. Le colonie
    ebraiche erano diffuse dai centri in Babilonia alle province persiane,
    fino a città quali Hamadan e Susa. I libri Ester, Ezra, Nehemiah e
    Daniel danno una descrizione ottimale delle relazioni intercorse fra gli
    Ebrei e la corte degli achemenidi a Susa.

    Sotto la dinastia sassanide (226-642 d.C.), la popolazione ebraica in
    Persia crebbe considerevolmente e si diffuse in tutta la regione;
    nonostante ciò, gli Ebrei soffrirono oppressioni e persecuzioni
    intermittenti. L'invasione degli arabi musulmani nel 642 d.C. mise fine
    all'indipendenza della Persia, instaurò l'Islam come religione di stato
    ed ebbe un profondo impatto sugli Ebrei cambiandone il loro stato
    sociopolitico.

    Durante tutto il 19mo secolo, gli Ebrei furono perseguitati e
    discriminati. Alcune volte intere comunità furono forzate a convertirsi.
    Durante il 19mo secolo, ci fu una considerevole emigrazione verso la
    terra d'Israele, e il movimento sionista si diffuse in tutta la
    comunità.

    Sotto la dinastia Palhevi, stabilitasi nel 1925, il paese fu
    secolarizzato e orientato verso l'Occidente. Questo portò un enorme
    beneficio per gli Ebrei, i quali furono emancipati ed ebbero un ruolo
    importante nella vita economica e culturale.

    Nell'era della rivoluzione islamica nel 1979, in Iran vivevano 80.000
    Ebrei. Alla nascita della sommossa, decine di migliaia di Ebrei,
    specialmente i più abbienti, lasciarono il paese, abbandonando vaste
    quantità di beni.

    Il Concilio della comunità ebraica, stabilito dopo la seconda guerra
    mondiale, è l'organo rappresentativo della comunità. Gli Ebrei hanno
    anche un parlamento rappresentativo, obbligato per legge a supportare la
    politica estera iraniana e la sua posizione antisionista.

    Nonostante la distinzione ufficiale fra "Ebrei", "Sionisti" ed
    "Israele", l'accusa più comune verso gli Ebrei è quella di mantenere i
    rapporti coi sionisti. La comunità ebraica gode di libertà religiosa ma
    deve spesso affrontare il sospetto costante di cooperare con lo stato
    sionista e con l' "America imperialista" - attività entrambe punibili
    con la pena di morte.

    Gli Ebrei che richiedono un passaporto per viaggiare all'estero devono
    farlo presso un ufficio speciale e vengono immediatamente posti sotto
    sorveglianza. Il governo non consente in genere di viaggiare all'estero
    a tutti i membri di una famiglia contemporaneamente, per evitare
    l'emigrazione ebraica. Ancora, gli Ebrei vivono sotto lo stato di
    dhimmi, con le conseguenti restrizioni imposte sulle minoranze
    religiose.

    I leader Ebrei temono le rappresaglie di governo in conseguenza di un
    eventuale messa in evidenza del maltrattamento ufficiale nei confronti
    della loro comunità.

    I media ufficiali iraniani, controllati dal governo, fanno spesso
    propaganda antisemita. Un primo esempio di ciò è la pubblicazione del
    Protocollo dei Savi di Sion, un noto falso della propaganda zarista, nel
    1994 e nel 1999. [2]

    Gli Ebrei subiscono inoltre vari gradi di discriminazione ufficialmente
    sancita, in particolare nel settore dell'impiego, dell'educazione e
    nelle agevolazioni pubbliche.[3]

    L'islamizzazione del paese ha portato a un controllo ferrato le
    istituzioni educative ebraiche. Prima della rivoluzione erano circa 20
    le scuole ebraiche attive nel paese. Negli anni recenti, la maggior
    parte di esse, sono state chiuse.
    Nelle restanti scuole, i presidi Ebrei sono stati sostituiti con dei
    musulmani. A Teheran sono ancora presenti tre scuole in cui gli Ebrei
    formano la maggioranza.
    Il programma di studi è islamico, il persiano proibito essendo una
    lingua usata nell'istruzione per l'educazione ebraica.
    Lezioni speciali d'ebraico vengono impartite di venerdì
    dall'organizzazione ortodossa Otzar ha-Torah, responsabile
    dell'educazione religiosa ebraica. Ci sono tre sinagoghe a Teheran, ma
    dal 1994, non ci sono rabbini in Iran, e il bet din è inattivo. [4]
    A seguito del rovesciamento dello scià e della dichiarazione di uno
    stato islamico nel 1979, l'Iran interruppe le relazioni con Israele. Il
    paese ha in seguito supportato diverse organizzazioni terroristiche il
    cui obiettivo erano gli Ebrei e gli Israeliani, in particolare gli
    Hezbollah, presenti in Libano.

    Nonostante cioè la comunità ebraica in Iran è una delle più grandi del
    medio-oriente eccezion fatta per Israele.

    Alla vigilia della Pasqua ebraica del 1999, 13 Ebrei da Shiran e
    Isfahan, nel sud dell'Iran, furono arrestati e accusati di spionaggio
    per Israele e gli Stati Uniti. Tra gli arrestati, erano presenti un
    rabbino, un macellaio rituale ed alcuni insegnanti. Nel settembre
    2000,una corte d'appello iraniana appoggiò la decisione di imprigionare
    dieci dei tredici ebrei accusati di spionaggio con Israele.

    Nelle corti d'appello, dieci degli accusati furono riconosciuti
    colpevoli di cooperare con Israele e furono condannati alla prigione per
    un periodo fra i due e i nove anni. Tre degli accusati furono reputati
    innocenti nel primo processo. [5]. Nel marzo 2001, uno degli Ebrei
    imprigionati fu rilasciato, un secondo fu liberato nel gennaio 2002, i
    restanti otto furono liberati nel tardo ottobre 2002.

    Gli ultimi cinque furono apparentemente rilasciati in libertà
    condizionata, lasciandoli nella possibilità di essere nuovamente
    arrestati in futuro.

    Secondo quanto riferito, altri tre furono perdonati dal leader supremo
    iraniano, l'Ayatollah Ali Khamenei. [6]

    Almeno 13 Ebrei sono stati giustiziati in Iran dall'inizio della
    rivoluzione islamica 19 anni fa, la maggior parte di loro per motivi
    religiosi o per legami con Israele. Ad esempio, nel maggio 1998, l'uomo
    d'affari Ruhollah Kakhodah-Zadeh, Ebreo, fu impiccato in prigione senza
    una pubblica accusa o un procedimento legale, apparentemente per
    assistenza all'emigrazione ebraica. [7]

    Note:

    1. There is a major difference between the numbers given for the Jewish
    population. According to the American Jewish Committee (David Singer,
    Ed. American Jewish Year Book, NY: American Jewish Committee, 2001.)
    there are 12,500, while according to the U.S. Department of State, 2000
    Annual Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau
    for Democracy, Human Rights, and Labor Washington, DC, (September 5,
    2000.) there may be as many as 40,000 Jews living in Iran.

    2. U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997.

    3."Many Jews Choose to Stay in Iran," Associated Press, (Jan. 18, 1998).

    4. Jewish Communities of the World. Reprinted with permission of the
    World Jewish Congress (WJC). Copyright 1997; Institute of the World
    Jewish Congress. U.S. State Department Report on Human Rights Practices
    for 1997.

    5. Schneider, Howard. "Iran Court Reduces Penalties for Jews."
    Washington Post, (September 22, 2000).

    6. Jerusalem Post, (January 16, 2002); Washington Jewish Week, (October
    31, 2002).

    7. U.S. Department of State, 2001 Annual Report on International
    Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
    and Labor Washington, DC, (October 26, 2001).

    3.a Ebrei arrestati in Iran come spie

    Israele e gli USA stanno entrambe richiedendo il rilascio immediato di
    13 Ebrei arrestati in Iran con accuse di spionaggio, dicendo che le
    accuse sono montate e potrebbero essere motivate dall'antisemitismo. I
    13 Ebrei, da Shiran e Isfahan nel sud dell'Iran, fuorono arrestati alla
    vigilia della Pasqua ebraica, accusati di spiare per il "regime
    sionista" e l'"arroganza mondiale"- riferendosi rispettivamente ad
    Israele e agli USA.

    Comunque, gli arresti sono divenuti di pubblica conoscenza il 7 giungo.
    Tra gli arrestati, erano presenti un rabbino, un macellaio rituale ed
    alcuni insegnanti.

    Nel 1997, l'Iran ha impiccato due persone giudicate colpevoli di
    spionaggio per Israele e gli USA. Il ministro degli esteri Ariel
    Sharon, ieri a New York ha negato con determinazione che alcuno degli
    arrestati fosse coinvolto in attività del genere. Washington ieri ha
    denunciato gli arresti e ha invitato il governo iraniano a rilasciare i
    prigionieri. Fonti superiori di governo hanno detto che
    l'amministrazione stava anche lavorando per far pressione sull'Iran
    attraverso terze parti.

    Gli Ebrei di New York che mantengono stretti contati con gli attivisti
    Ebrei in Iran hanno affermato al quotidiano Ha'aretz che gli arresti a
    Shiraz, che per gli standard iraniani è una comunità ebraica sicura,
    potrebbero essere un tentativo per prevenire tale sicurezza dallo
    spargersi in altre località iraniane.

    Come esempio della voglia di farsi valere della Comunità di Shiraz, una
    fonte che per motivi di affari deve marcare stretto l’Iran notò che la
    comunità si era rifiutata di ottemperare ad una richiesta governativa di
    tenere aperte le attività economiche ebraiche di Sabato e di chiuderle
    invece il Venerdì. Questo ha fatto infuriare il governo, disse, e sembra
    che sia stato il motivo degli arresti.

    Comunque altri ufficiali Ebrei a New York hanno affermato che
    condividono la visione diplomatica in cui gli arresti sono il risultato
    di una lotta di potere fra le forze di governo iraniano pro e contro le
    riforme. L'insieme di organizzazioni per gli Ebrei iraniani in Israele
    ha affermato che la Francia spera nel rilascio dei prigionieri, a causa
    delle sue buone relazioni con l'Iran. Gli Ebrei statunitensi hanno
    privatamente detto che affiancano le loro speranze a quelle della
    Francia per la stessa ragione.

    Nomi degli Arrestati:

    1, 2. David (25) and Doni Tefilin (brothers) - 28 - arrested in Shiraz.

    3. Javid Beth Jacob - 40 - arrested in Shiraz.

    4. Farhad Seleh - community leader arrested in Isfahan and transferred
    to Shiraz.

    5. Nasser Levi Haim - 45 - community leader arrested in Isfahan and
    transferred to Shiraz.

    6. Asher Zadmehror - 48 - community leader arrested in Isfahan and
    transferred to Shiraz.

    7. Navid Bala Zadeh - 16 - arrested in Isfahan and transferred to
    Shiraz.

    8. Nejat Beroukkhim (uncle) - 35 - religious leader arrested in Isfahan,
    transferred to Shriaz.

    9. Arash Beroukhim (nephew) - religious leader arrested in Isfahan and
    transferred to Shiraz.

    10, 11. Farhad (30) and Faramaz Kashi (brothers) - 34 - arrested in
    Shiraz.

    12. Shahrokh Pak Nahad - 29 - arrested in Isfahan and transferred to
    Shiraz.

    13. Ramin Farzam - 35

    4.. Gli Ebrei in Iraq
    1948 Popolazione ebraica: 150.000

    2001: Circa 100 [1]



    Una delle comunità sopravvissute più a lungo risiede ancora oggi in
    Iraq. Nel 722.d.C. ,le tribù a settentrionali d'Israele furono sconfitte
    dagli assiri e alcuni Ebrei furono deportati in quello che al giorno
    d'oggi è l'Iraq.

    Una comunità più grande nacque nel 596 d.C. , allorché i babilonesi
    conquistarono le tribù meridionali d'Israele e schiavizzarono gli Ebrei.
    Negli ultimi secoli, la regione divenne più ospitale nei confronti degli
    Ebrei e

    divenne inoltre la sede di alcuni degli scolari più insigni del mondo
    che produssero il talmud babilonese tra il 500 e il 700 d.C.
    L'Iraq divenne uno stato indipendente nel 1932. La comunità ebraiche
    irachena, presente da 2700 anni, subì terribili persecuzioni da quel
    momento, in particolare quando la spinta sionista per uno stato si
    intensificò.

    Nel giugno del 1941, il colpo di stato filo-nazista di Rashid Ali,
    ispirato dal Muftì, provocò numerosi tumulti e un pogrom a Baghdad.
    Folle armate irachene, con la complicità della polizia e dell'esercito,
    uccise 180 Ebrei e ne ferì almeno 1000.

    Ulteriori esplosioni di rivolte antiebraiche si verificarono tra il 1946
    e il 1949. Dopo la fondazione dello stato d'Israele nel 1948, il
    sionismo divenne un reato punibile con la pena capitale.

    Nel 1950, gli Ebrei iracheni poterono lasciare il paese a patto di
    rinunciare alla cittadinanza. Un anno dopo, comunque, le proprietà degli
    Ebrei emigrati furono congelate e furono imposte restrizioni economiche
    sugli Ebrei che avevano deciso di rimanere in Iraq.

    Dal 1949 al 1951, 104.000 Ebrei evacuarono l'Iraq durante le operazioni
    Ezra & Nechemia; altri 20.000 furono fatti uscire in segreto attraverso
    l'Iran.


    Nel 1952, il governo iracheno vietò agli Ebrei di emigrare e impiccò
    pubblicamente due Ebrei dopo averli ingiustamente accusati di aver
    gettato un ordigno esplosivo all'ufficio di Baghdad dell'agenzia di
    informazione statunitense.

    Con l'ascesa delle fazioni concorrenti Ba'ath nel 1963, furono imposte
    ulteriori restrizioni ai rimanenti Ebrei. La vendita di proprietà era
    proibita e tutti gli Ebrei erano costretti ad avere carte d'identità
    gialle. Dopo la guerra dei sei giorni, furono imposte delle misure ancor
    più repressive: fu espropriata la proprietà ebraica; i conti in banca
    degli ebrei furono congelati; gli Ebrei furono licenziati dagli impieghi
    pubblici; gli affari furono chiusi;

    i permessi di commercio furono cancellati; i telefoni vennero staccati.
    Gli Ebrei venivano posti agli arresti domiciliari per lunghi periodi di
    tempo o venivano limitati a muoversi in alcune città.



    Il momento peggiore della persecuzione arrivò alla fine del 1968.
    Svariate decine furono imprigionate a causa della scoperta di uno "spy
    ring" locale composto dagli uomni d'affari Ebrei. Quattordici uomini-
    undici dei quali Ebrei - furono condannati a morte dopo processi fittizi
    e impiccati nelle piazze pubbliche di Baghdad:

    altri morirono sotto tortura. Il 27 gennaio 1969, Radio Baghdad invitò
    gli iracheni a festeggiare. Circa 500.000 tra uomini, donne e bambini
    passeggiavano e danzavano per le strade seguendo i patiboli dove
    ciondolavano i corpi appesi degli Ebrei; la folla cantava "morte a
    Israele" e "morte a tutti i traditori". Questa esposizione dei corpi
    portò ad un indignazione mondiale che Radio Baghdad respinse
    dichiarando:"Abbiamo impiccato le spie, ma gli Ebrei crocefissero
    Gesù". [3]

    Gli Ebrei rimasero sotto costante sorveglianza del governo iracheno. Un
    ebreo iracheno (fuggito in seguito) scrisse nel suo diario nel febbraio
    1970:



    Ulcere, attacchi di cuore e collassi divengono sempre più frequenti fra gli Ebrei. La disumanizzazione della personalità ebraica che deriva da
    un'umiliazione continua e dal tormento... ci ha portato al più basso
    livello delle nostre capacità fisiche e mentali, e ci ha privato del
    potere di riaverci.


    In risposta alle pressioni internazionali, il governo di Baghdad
    consentì tranquillamente agli Ebrei restanti di emigrare agli inizi
    degli anni '70, pur lasciando in vigore le altre limitazioni. La
    maggior parte degli Ebrei rimasti ora sono troppo anziani per partire.
    Sono stati obbligati dal governo a trasformare in titoli, senza
    ricompenso, gli oltre 200 milioni di dollari di proprietà della comunità
    ebraica.


    Il governo inoltre si avvale di una retorica antisemita. Una frase
    utilizzata dal governo nel 2000 si riferiva agli ebrei come ai
    "discendenti delle scimmie e dei maiali, adoratori del tiranno
    infedele".[6]


    Nel 1991, prima della Guerra del Golfo, il dipartimento di stato disse
    "non c'è una evidenza recente di persecuzione di Ebrei, ma il regime
    restringe i viaggi, in particolare in Israele e i contatti con gli Ebrei
    all'estero."

    Un articolo del Jerusalem Post sottolinea che 75 Ebrei sono fuggiti
    dall'Iraq negli ultimi 5 anni, la maggior parte dei quali si è
    distribuita in Olanda e in Inghilterra. Circa 20 sono emigrati in
    Israele. [7]


    Solo una sinagoga continua ad essere attiva in Iraq, "un edificio
    friabile nascosto in un passaggio" a Bataween, un tempo il principale
    quartiere ebraico a Baghdad.

    Secondo il gestore della sinagoga "pochi bambini devono fare il
    bar-mitzvah, e poche coppie devono sposarsi. Gli Ebrei possono praticare
    la religione ma non gli è consentito occupare lavori in imprese di stato
    o presso l'esercito". [8]

    Il rabbino è morto nel 1996 e nessuno dei rimanenti Ebrei può
    interpretare la liturgia e solo un paio fra loro conoscono l'ebraico.
    L'ultimo matrimonio si è tenuto nel 1980.

    Il governo iracheno ha rinnovato le tombe del profeta Ezechiele e dello
    scrivano Ezra, che erano considerate sacre anche per i musulmani. La
    tomba del profeta Giona è stata anch'essa rinnovata. Saddam Hussein ha
    assegnato anche delle guardie per proteggere i luoghi sacri.

    Una tempo, Baghdad era per un quinto ebraica; altre comunità si erano
    installate 2500 anni fa. Oggi, sono circa 38 gli Ebrei che vivono a
    Baghdad,ed una manciata di più nella parte settentrionale del paese
    controllata dai curdi.
    Note:

    1. David Singer , Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American
    Jewish Committee, 2001.
    2. Jerusalem Post, (Dec. 13, 1997); Arieh Avneri, The Claim of
    Dispossession, (Tel Aviv: Hidekel Press, 1984), p. 274; Maurice Roumani,
    The Case of the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel Aviv:
    World Organization of Jews from Arab Countries, 1977), pp. 29-30; Norman
    Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY: Jewish
    Publication Society, 1991), pp. 117-119; Howard Sachar, A History of Israel, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 399.
    3. Judith Miller and Laurie Mylroie, Saddam Hussein and the Crisis in the Gulf, (NY: Random House, 1990), p. 34.
    4. Max Sawadayee, All Waiting to be Hanged, (Tel Aviv: Levanda Press, 1974), p. 115.
    5. New York Times, (February 18, 1973).
    6. U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997.
    7. Jerusalem Post (Dec. 13, 1997).
    8. New York Times Magazine, (February 3, 1985).
    9. Associated Press, (March 28, 1998).
    10. Jerusalem Post (September 28, 2002).
    5.. Gli Ebrei in Libano



    1948 Popolazione ebraica: 20.000
    2001: Meno di 100
    Quando gli arabi cristiani governarono in Libano, gli Ebrei godettero di
    una relativa tolleranza. Nella metà degli anni '50, circa 7.000 Ebrei
    vivevano a Beirut. Essendo Ebrei in un paese arabo, comunque, la loro
    situazione non era mai sicura e la maggior parte di loro partì nel 1967.



    La guerra civile fra musulmani e cristiani combattuta nel 1975-76, anche
    intorno al quartiere ebraico a Beirut, danneggiò molte case ebraiche,
    negozi e sinagoghe. La maggior parte dei rimanenti 1.800 Ebrei libanesi
    emigrò nel 1976, temendo che la crescente presenza siriana in Libano
    avrebbe ridotto la loro libertà di emigrazione.



    Nella metà degli anni '80, gli Hezbollah rapirono diversi Ebrei di
    spicco da Beirut - la maggior di essi erano capi di ciò che restava
    della minuta comunità ebraica del paese.

    Quattro Ebrei fra loro furono trovati uccis. Quasi tutti i rimanenti
    Ebrei si trovano a Beirut, dove è presente una commissione che
    rappresenta la comunità. [1]

    A causa della situazione politica corrente, gli Ebrei sono
    impossibilitati a praticare apertamente l'ebraismo.
    Note:
    1. Maariv, (June 21, 1991); JTA, (July 22, 1993); Jewish Communities of
    the World.

    6.. Gli Ebrei in Libia

    1948 Popolazione ebraica: 38.000

    2002: 0

    Nel novembre 1945, un selvaggio pogrom a Tripoli uccise più di 140 Ebrei
    e ne ferì altre centinaia. Quasi tutte le sinagoghe furono depredate.

    Nel giugno 1948, dei rivoltosi uccisero altri 12 Ebrei e distrussero 280
    case ebraiche.



    Migliaia di Ebrei fuggirono dal paese dopo che la Libia ottenne
    l'indipendenza ed entrò a far parte della lega araba nel 1951.

    Dopo la guerra dei sei giorni, la popolazione ebraica, che contava 7.000
    individui, subì altri pogrom in cui furono uccisi 18 Ebrei, molti altri
    furono feriti, causando un esodo così esteso che rimasero meno di 100 Ebrei in Libia.

    Allorché il colonnello Gheddafi raggiunse il potere nel 1969, tutte le
    proprietà degli Ebrei vennero confiscate e tutti i debiti cancellati.

    Nel 1999, la sinagoga di Tripoli fu rinnovata ma non fu riaperta. [2]
    L'ultima Ebrea vivente in Libia, Esmeralda Meghnagi, morì nel febbraio
    2002. Questo ha segnato la fine dei una delle più antiche comunità
    ebraiche, che affondava le sue radici nel terzo secolo d.C. [3]

    Note:
    1. Howard Sachar, A History of Israel, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p.
    400; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY:
    Jewish Publication Society, 1991), p. 145.
    2. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International
    Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
    and Labor Washington, DC, September 5, 2000.
    3. Jerusalem Report, (March 11, 2002).
    7.. Gli Ebrei in Marocco
    1948 Popolazione ebraica: 265.000

    2001: 5.700


    Nel giugno 1948, sanguinose rivolte a Oujda e Djerada uccisero 44 Ebrei
    e ne ferirono molti altri. Nello stesso anno, fu istigato un
    boicottaggio economico non ufficiale nei confronti degli Ebrei
    marocchini.



    Nel 1956 il Marocco dichiarò la sua indipendenza, e l'immigrazione
    ebraica verso Israele venne sospesa. Nel 1963, l'emigrazione fu ripresa,
    consentendo a oltre 100.000 Ebrei marocchini di raggiungere Israele. [2]



    Nel 1965, lo scrittore marocchino Said Ghallab descrisse l'attitudine
    dei suoi compagni nei confronti dei loro vicini Ebrei:



    Il peggior insulto che un marocchino poteva fare era quello di trattare
    un suo compagno come un Ebreo... I miei amici d'infanzia sono rimasti
    antisemiti. Nascondono il loro violento antisemitismo sostenendo che lo
    stato d'Israele era la creatura dell'imperialismo occidentale...

    Un intero mito hitleriano è stato coltivato fra la popolazione. I
    massacri degli Ebrei da parte di Hitler sono stati esaltati
    entusiasticamente. Viene anche dato credito al fatto che Hitler non è
    morto, ma è vivo e sta bene, e il suo arrivo è atteso al fine di
    liberare gli Arabi da Israele. [3]



    Nonostante ciò, prima della sua morte nel 1999, il re Hassan tentò di
    proteggere la popolazione ebraica ed al momento il Marocco è uno degli
    ambienti più tolleranti per gli Ebrei nel mondo arabo.

    Gli Ebrei marocchini emigrati, anche quelli con la cittadinanza
    israeliana, sono liberi di visitare amici e parenti in Marocco. Gli
    Ebrei marocchini hanno anche occupato posizioni rilevanti nella comunità
    economica e governativa. La maggiore organizzazione ebraica
    rappresentante della comunità è il "Conseil des Communautes Israelites"
    a Casablanca.

    Le sue funzioni includono relazioni esterne, affari pubblici generali,
    patrimonio pubblico, finanze, mantenimento dei luoghi sacri, attività
    giovanili, vita culturale e religiosa. [4]



    "Gli Ebrei non risiedono più nelle tradizionali mellahs ebraiche, ma il
    matrimonio misto è quasi sconosciuto. Tre comunità sono sempre state
    religiose e tolleranti... La generazione più giovane preferisce
    continuare i suoi studi più alti all'estero e tende a non ritornare in
    MArocco. Così la comunità sta subendo un processo di invecchiamento" [5]



    Ci sono sinagoghe, bagni rituali, case per anziani e ristoranti Kosher a
    Casablanca, Fez,Marrakesh, Mogador, Rabat, Tetuan e Tangier. Nel 1992,
    comunque, la maggioranza delle scuole ebraiche venne chiusa. Solo quelle
    a Casablanca - il Chabad, ORT, Alliance e Otzar HaTorah - rimasero
    attive. Tutte e quattro ricevono finanziamenti governativi.



    "La comunità ebraica ha sviluppato una tradizione affascinante di
    rituali e pellegrinaggi presso le tombe dei sacri saggi. Ci sono 13
    luoghi famosi di questo genere, centinaia di anni antichi, ben
    conservati dai musulmani. Ogni anno, i giorni speciali, folle di Ebrei
    marocchini provenienti da tutto il mondo, Israele inclusa, affollano
    tali sepolcri.

    Un unicà festività marocchina, la mimunah, viene celebrata in Marocco ed
    in Israele". [6]



    Il Marocco è forse l'alleato più vicino ad Israele all'interno del mondo
    arabo. Re Hassan ha tentato ripetutamente di essere il catalizzatore
    dietro le quinte nel processo di pace arabo-israeliano. Nel 1986, ospitò
    il primo ministro israeliano Shimon Peres in uno sforzo di stimolo del
    progresso. Due mesi dopo, Hassan incontrò una delegazione di Ebrei di
    origine marocchina, includente un membro della Knesset israeliana.

    Nel 1993, dopo aver firmato l'accordo con l'OLP, il primo ministro
    Ytzhak Rabin si recò in visita formale in Marocco.



    Nel maggio 1999, re Hassan organizzò il primo incontro degl'unione
    mondiale degli Ebrei marocchini, a Marrakesh.



    Nell'aprile e maggio 2000, il governo marocchino patrocinò una serie di
    eventi e conferenze per promuovere il rispetto fra le religioni. [7]

    Andre Azoulay, consigliere reale e cittadino di spicco Ebreo, parlò a
    proposito della necessità di un dialogo e del rispetto tra le religioni.
    Nell'ottobre 2000, due giovani marocchini tentarono di danneggiare la
    sinagoga di Tangeri. Il 6 novembre, Re Mohamed VI dichiarò pubblicamente
    in un discorso televisivo che il governo non avrebbe tollerato un
    maltrattamento degli Ebrei in Marocco. I giovani furono in seguito
    condannati ad un anno di carcere. [8]

    Note:
    1. David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish
    Committee, 2001.
    2. Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries: A
    Neglected Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab
    Countries, 1977), pp. 32-33.
    3. Said Ghallab, "Les Juifs sont en enfer," in Les Temps Modernes,
    (April 1965), pp. 2247-2251.
    4. U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1996;
    Jewish Communities of the World; U.S. State Department Report on Human
    Rights Practices for 1997.
    5. Jewish Communities of the World.
    6. Jewish Communities of the World.
    7. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International
    Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
    and Labor Washington, DC, (September 5, 2000).
    8. U.S. Department of State, 2001 Annual Report on International
    Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
    and Labor Washington, DC, (October 26, 2001).
    Aialon
    00Thursday, October 4, 2007 1:07 PM




    8.. Gli Ebrei in Siria
    1948 Popolazione ebraica: 3.000

    2001: Meno di 100

    Nel 1944, dopo che la Siria ottenne l'indipendenza dalla Francia, il
    nuovo governo proibì agli Ebrei l'immigrazione in Palestina, e restrinse
    severamente l'insegnamento dell'ebraico nelle scuole ebraiche. Il numero
    di attacchi contro gli Ebrei salì, e si invitò a boicottare i loro
    affari.

    Quando fu dichiarata la partizione nel 1947, delle rivolte arabe ad
    Aleppo devastarono la comunità ebraica, antica di 2500 anni. Decine di
    Ebrei furono uccisi e oltre 200 case, negozi e sinagoghe furono
    distrutti. Migliaia di Ebrei fuggirono dalla Siria per andare in
    Israele. [1]

    Poco dopo, il governo siriano intensificò le sue persecuzioni contro la
    popolazione ebraica. La libertà di movimento fu ristretta severamente.
    Gli Ebreic he tentavano di fuggire, affrontavano la pena di morte o la condanna ai lavori forzati. Agli Ebrei non era consentito lavorare per il governo o le banche, non potevano acquistare telefoni o patenti, e gli era vietato comprare beni.

    I conti nelle banche degli ebrei furono congelati. Una strada per
    l'aereoporto fu costruita sopra il cimitero ebraico a damasco; le scuole
    ebraiche furono chiuse e affidate ai musulmani.


    L'atteggiamento siriano nei confronti degli Ebrei si rifletteva nella
    protezione di Alois Brunner, uno dei più conosciuti criminali nazisti.
    Brunner, un aiutante capo di Adolf Eichmann, fu utilizzato come
    consigliere nel regime di Assad.[2]

    Nel 1987-88 la polizia segreta siriana catturò dieci Ebrei sospettati di
    violare le leggi dell'emigrazione e di viaggio, pianificando di fuggire
    e avendo fatto viaggi all'estero non autorizzati. Diversi tra coloro che
    furono rilasciati hanno riportato di essere stati torturati mentre erano
    in prigione.[3]


    Nel novembre 1989, il governo siriano promise di facilitare
    l'emigrazione di più di 500 donne Ebree single, che sovrastavano
    numericamente gli uomini nella comunità ebraica e non potevano quindi
    trovare un marito adatto. A 24 di loro fu permesso di emigrare
    nell'autunno del 1989 e ad altre 20 nel 1991.[4]


    Per anni, gli Ebrei in Siria vissero in un grande terrore. Il quartiere
    ebraico di Damasco era sotto sorveglianza costante dalla polizia
    segreta, che era presente durante le funzioni religiose in sinagoga, nei
    matrimoni, nei bar-mitzvah e negli altri raduni ebraici.

    Il contatto con gli stranieri era monitorato rigorosamente. I viaggi
    all'estero erano concessi solo in casi eccezionali, ma solo se veniva
    lasciata una cauzione di 300-1000 dollari, insieme ai membri familiari
    che venivano utilizzati come ostaggi.

    Le pressioni statunitensi fatte durante le negoziazioni di pace, sono servite a convincere il presidente Hafez Assad ad abolire queste restrizioni e quelle che proibivano agli Ebrei di comprare o vendere proprietà, nei primi anni '90.

    In una operazione segreta nel tardo 1994, 1262 Ebrei siriani furono
    portati in Israele. Il leader spirituale della comunità ebraica Rabbi
    Avraham Hamra, presente da 25, era fra coloro che lasciarono la Siria e
    si recò a New York (ora vive in Israele).La Siria ha garantito visti di
    uscita a condizione che gli Ebrei non vadano in Israele. [5]

    La decisione di liberare definitivamente gli Ebrei si ottenne
    sostanzialmente come risultato di pressioni da parte degli USA a seguito
    della conferenza di pace a Madrid del 1991.


    Alla fine del 1994, la sinagoga Joab Ben Zeruiah ad Aleppo, in uso
    continuo da più di 1.600 anni era deserta.

    Un anno dopo, circa 250 Ebrei erano rimasti a Damasco, tutti
    apparentemente per loro scelta. [6]

    Nella metà del 2001, Rabbi Huder Shahada Kabariti stimò che circa 150
    Ebrei vivevano a Damasco, 30 a Haleb e 20 a Kamashili.

    Ogni due o tre mesi un rabbino viene in visita da Istanbul per
    supervisionare la preparazione della carne kosher, che i residenti
    congelano e utilizzano fino alla sua prossima visita.

    Due sinagoghe sono ancora aperte a Damasco.[7]


    Nonostante gli Ebrei siano stati occasionalmente oggetto di violenze dai
    contestatori palestinesi in Siria, il governo ha preso strette misure
    protettive, arrestando anche gli assalitori e sorvegliando le restanti
    sinagoghe. [8]


    Secondo il dipartimento di stato, gli Ebrei hanno ancora una scuola
    primaria separata per l'istruzione religiosa all'ebraismo e gli è
    concesso insegnare ebraico in alcune scuole.

    Circa una dozzina di studenti seguono ancora alla scuola ebraica, che aveva 500 studenti come nel 1992.
    Ebrei e curdi sono le uniche minoranze cui non è concesso partecipare al
    sistema politico.
    Inoltre "ai pochi Ebrei rimanenti sono generalmente vietati gli impieghi
    di governo e non hanno obblighi di servizio militare. Sono la sola
    minoranza i cui passaporti e le cui carte d'identità denotano la loro
    religione." [9]
    Note:
    1. Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to Our Time., (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 400; Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab Countries, 1977), p. 31; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY: Jewish Publication Society, 1991), p. 146.
    2. Newsday, (November 1, 1987); information provided by Rep. Michael McNulty.
    3. Middle East Watch, Human Rights in Syria, (NY: Middle East Watch, 1990), p. 94.
    4. Country Reports on Human Rights Practices for 1991, (DC: Department
    of State, 1992), p. 1610.
    5. Jerusalem Post, (Oct. 18, 1994).
    6. Jerusalem Post, (May 27, 1995).
    7. Associated Press, (January 27, 2000).
    8. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International
    Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,and Labor Washington, DC, (September 5, 2000).
    9. U.S.State Department Report on Human Rights Practices for 2001.

    Gli Ebrei in Tunisia

    1948 Popolazione ebraica: 105.000
    2001: 1.500 [1]
    Dopo che la Tunisia ottenne l'indipendenza nel 1956, ci fu una serie di
    decreti antiebraici che vennero promulgati dal governo.
    Nel 1958, il consiglio della comunità ebraica tunisina fu abolito dal
    governo e molte sinagoghe antiche, cimiteri e quartieri ebraici vennero
    distrutti per un "rinnovo urbano". [2]

    La crescente situazione instabile causò l'immigrazione di 40.000 Ebrei
    tunisini in Israele. Nel 1967 la popolazione ebraica si era ridotta a
    20.000 persone.

    Durante la guerra dei sei giorni, gli ebrei furono attaccati da sommosse
    di arabi, e molte sinagoghe e negozi furono bruciati.

    Il governo denunciò la violenza e il presidente Habib Bourguiba si scusò
    col rabbino capo. Il governo si appellò agli ebrei pregandoli di restare
    ma non gli proibì di lasciare il paese. Di conseguenza 7.000 ebrei
    immigrarono in Francia.


    Nel 1982 ci furono altri attacchi contro gli ebrei nelle città di Zarzis
    e Ben Guardane. Secondo il dipartimento di stato, il governo tunisino
    "si comportò con decisione per fornire protezione alla comunità
    ebraica". [3]


    Nel 1985, una guardia tunisina aprì il fuoco sui pellegrini nella
    sinagoga di Djerba, uccidendo cinque persone, quattro delle quali Ebree.
    Da allora il governo ha cercato di prevenire ulteriori tragedie dando
    agli ebrei tunisini una stretta protezione quando necessario. A seguito
    del bombardamento da parte d'Israele del quartier generale dell'OLP il 1
    ottobre 1985 vicino Tunisi, il governo prese straordinarie misure per
    proteggere la comunità ebraica. [4]

    Dopo la tragedia sul monte del Tempio nell'ottobre 1990, "il governo ha
    imposto una pesante sicurezza attorno alla sinagoga principale di
    Tunisi" [5]


    Djerba ha uno dei maggiori asili ebraici. Ci sono anche sei scuole
    primarie ebraiche, (tre collocate a Tunisi, due Djerba e una sulla
    città costiera di Zarzis) e quattro scuole secondarie (due a Tunisi e
    due Djerba).

    Ci sono anche delle yeshivot a Tunisi e a Djerba. La comunità ha due
    case di riposo. Il paese ha diversi ristoranti kosher e cinque rabbini
    ufficianti: il rabbino capo a Tunisi, un rabbino a Djerba, e altri
    quattro a Tunisi. La maggior parte della comunità ebraica osserva le
    regole della Kashrut.


    "Molti turisti vengono a visitare la sinagoga di Djerba El Ghriba, nel villaggio di Hara Sghira. Nonostante la struttura presente sia stata costruita nel 1929, si crede che ci sia sempre stato un continuo utilizzo del luogo come sinagoga da 1900 anni. Gli ebrei tunisini hanno rituali e celebrazioni unici e colorati , che includono il pellegrinaggio annuale a Djerba che ha luogo durante Lag BaOmer.
    Il Museo Bardo di Tunisi contiente un 'esposizione che tratta
    esclusivamente degli oggetti rituali ebraici" [6]


    Oggi, i 1.300 Ebrei comprendono la minoranza religiosa più estesa. "il
    Governo assicura libertà di culto per la comunità ebraica e paga lo
    stipendio del rabbino capo" della comunità. [7]


    Nell'ottobre 1999 la comunità ebraica ha eletto il nuovo Consiglio dei
    direttori per la prima volta dall'indipendenza tunisina del 1956. Hanno
    dato anche al Consiglio un nuovo nome :"La commissione ebraica della
    Tunisia" [8]

    L'11 aprile 2002 un camion contenente gas naturale esplose presso il
    muro esterno della sinagoga di Ghriba, nel ritrovo di Djerba. Gli
    ufficiali tunisini dissero che il camion aveva accidentalmente colpito
    il muro della sinagoga, ma un gruppo collegato ad Al Qaeda di Osama Bin
    Laden rivendicò la responsabilità di aver portato a termine un attacco
    terroristico in una delle sinagoghe piu antiche in Africa.

    L'esplosione uccise 17 persone, inclusi 11 turisti tedeschi. [9]

    Note:

    1. David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish Committee, 2001.
    2. Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries: A
    Neglected Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab
    Countries, 1977), pp. 33; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY: Jewish Publication Society, 1991), p. 127.
    3. Country Reports on Human Rights Practices for 1982, (DC: Department of State, 1983), pp. 1290-91.
    4. Country Reports on Human Rights Practices for 1985, (DC: Department of State, 1986), p. 1321.
    5. Country Reports on Human Rights Practices for 1990, (DC: Department of State, 191), pp. 1664-65.
    6. Jewish Communities of the World.
    7. U.S. State Department Reporton Human Rights Practices for 1997.
    8. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International
    Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,and Labor Washington, DC, September 5, 2000.
    9. Washington Post, (April 17 & 23, 2002).


    Gli Ebrei in Yemen

    1948 Popolazione ebraica: 55.000 (ad Aden altri 8.000)

    2001: Meno di 200 [1]

    Nel 1992 il governo dello Yemen reintrodusse un'antica legge islamica
    che richiedeva che gli Ebrei orfani al di sotto dei 12 anni venissero
    forzatamente convertiti all'islam.

    Nel 1947, dopo il voto di partito, rivoltosi musulmani raggiunti dalle
    forze di polizia locale, effettuarono un pogrom sanguinoso ad Aden che
    uccise 82 ebrei e distrusse centinaia di case ebraiche.

    La comunità ebraica di Aden era economicamente paralizzate, poiché la
    naggiore parte degli affari ebraici e dei negozi furono distrutti.
    All'inizio del 1948 la falsa accusa di omicidio rituale di due bambine
    portò al subimento di saccheggi [2].


    Questa situazione crescente in modo pericoloso portò ad una emigrazione
    virtuale di quasi l'intera tutta la comunità ebraica yemenita- quasi
    50.000- tra il giugno 1949 e il settembre 1950 durante l'operazione
    "Tappeto Magico". Una migrazione continua e minore fu concessa durante
    il 1962, quando una guerra civile pose un brusco alt a susseguenti esodi
    ebraici.

    Fino al 1976, quando un diplomatico americano arrivò presso una piccola
    comunità ebraica in una remota regione dello Yemen settentrionale, si
    creeva che la comunità ebraica yemenita fosse estinta. Di conseguenza,
    la condizione di Ebreo yemenita era disconosciuta nel mondo esterno.

    Si scoprì che alcune persone non aderirono all'operazione "tappeto
    magico" perché i membri familiari non volevano lasciare malati o parenti
    anziani. A questi Ebrei era proibito emigrare e non gli era concesso
    avere contatti coi parenti all'estero. Erano isolati e intrappolati,
    sparsi attraverso le regioni montagnose del nord dello Yemen, senza
    cibo, vestiti, cure mediche e utensili religiosi.

    Perciò alcuni Ebrei yemeniti abbandonarono la loro fede per convertirsi
    all'Islam.

    Per un breve periodo di tempo, alle organizzazioni ebraiche fu permesso
    di viaggiare apertamente verso lo Yemen, distribuendo libri d'ebraico e
    materiale per la comunità ebraica.

    Oggi, gli Ebrei sono solo una minoranza religiosa indigena dietro un
    esiguo nnumero di cristani, indù e bahai.

    La piccola comunità rimasta nel nord è tollerata e gli è concesso
    praticare l'ebraismo. Comunque i suoi membri sono ancora trattati come
    cittadini di seconda classe e non possono fare il servizio militare o
    essere eletti per cariche politiche.

    Agli ebrei è concesso vivere in una sezione di una città o di un
    villaggio e spesso sono confinati a una scelta limitata di impiego,
    tipicamente relativo all'allevamento o all'artigianato. Gli ebrei
    possono, e lo fanno, possedere proprietà. [4]

    Gli Ebrei sono sparsi e non esiste più una struttura comunitaria. Gli
    Ebrei yemeniti hanno una vaga interazione sociale con i loro vicini
    musulmani e non possono comunicare col mondo ebraico. Si crede che ci
    siano due sinagoghe ancora funzionanti a Saiqaya e ad Amlah.

    La vita religiosa non ha cambiato molto le leggi alimentari ebraiche,
    gli Ebrei non possono mangiare i pasti coi musulmani. Inoltre, il
    matrimonio è assolutamente proibito con religioni esterne.

    Durante gli ultimi anni, circa 400 Ebrei sono immigrati in Israele
    nonostante il divieto ufficiale di emigrazione. [5]

    Lo stato ha riportato che a metà del 2000 "il governo ha sospeso la
    politica di concedere agli israeliani di origine yemenita di viaggiare
    verso lo yemen .

    Comunque yemeniti, israeliani e altri ebrei possono viaggiare
    liberamente verso e dentro lo Yemen con passaporti non israeliani"

    Nel gennaio 2001, il "General's people party" attualmente al governo ha
    proposto per la prima volta la candidatura di un Ebreo yemenita per le
    elezioni parlamentari.

    Il candidato Ibrahim Ezer, era raccomandato dal presidente Ali Abdallah
    Salah come un gesto di benvenuto verso l'amministrazione Bush nel
    tentativo di ricevere un aiuto economico per lo Yemen.

    La commissione generale dell'elezione, ha in seguito rifiutato la
    candidatura di ezer per il fatto che un candidato deve essere figlio di
    due genitori musulmani. Gli analisti politici hanno congetturato che la
    vera ragione era il desiderio di non stabilire un precedente per
    consetire ad un Ebreo di concorrere per la carica. [7]

    Note:
    1. David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish Committee, 2001.
    2. Howard Sachar, A History of Israel, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), pp. 397-98; Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab Countries, 1977), pp. 32-33; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY: Jewish Publication Society, 1991), p. 498.
    3. Jerusalem Post, (February 15, 1992); Jewish Telegraphic Agency,
    (February 26, 1992).
    4. Jewish Communities of the World; U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997.
    5. Jewish Communities of the World.
    6. U.S. Department of State, 2001 Annual Report on International
    Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
    and Labor Washington, DC, (October 26, 2001).
    7. Jerusalem Post, (January 30, 2001).


    Note
    [1] Vamberto Morais, A Short History of Anti-Semitism, (NY: W.W Norton and Co., 1976), p. 11; Bernard Lewis, Semites & Anti-Semites, (NY: WW Norton & Co., 1986), p. 81.
    [2] Oxford English Dictionary; Webster's Third International Dictionary.
    [3] Official British document, Foreign Office File No. 371/20822 E
    7201/22/31; Elie Kedourie, Islam in the Modern World, (London: Mansell, 1980), pp. 69-72.
    [4] Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to Our Time, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 196.
    [5] Jordanian Nationality Law, Official Gazette, No. 1171, Article 3(3) of Law No. 6, 1954, (February 16, 1954), p. 105.
    [6] From a letter sent to M. Rene Mheu, Director General of UNESCO, and reproduced in Al-Thawra, (May 3, 1968).
    [7] The Religious Ordinances Reader, (Syrian Ministry of Education, 1963-1964), p. 138.
    [8] Basic Syntax and Spelling, Syrian Ministry of Education, 1963.
    [9] Religious Teaching, Egyptian Ministry of Education, 1966.
    [10] ModernWorld History,JordanianMinistry ofEducation1966, p.150.
    [11] David K.ShiplerAraband Jew(NY: Times Books1986pp167170, 203.
    [12] Meyrav Wurmser, The Schools of Ba'athism: A Study of Syrian
    Schoolbooks, (Washington, D.C.: Middle East Media and Research Institute(MEMRI), 2000), p. xiii.
    [13] Wurmser, p. 51.
    [14] Middle East Media and Research Institute (MEMRI); Parade, (June 23,2002), p. 13.
    [15] Jewish Telegraphic Agency, (March 4, 1991).
    [16] Al-Mussawar, (August 4, 1972).
    [17] Middle East Media and Research Institute (MEMRI),
    [18] Al-Ahram (October 28, 2000)
    [19] Jerusalem Post (November 19, 2001)
    [20] Palestinian Authority television, (October 14, 2000)
    [22] Palestinian Media Watch, www.pmw.org/ (March 15, 2000)
    [22] Bernard Lewis,"The Pro-IslamicJews"Judaism(Fall 1968)p401.
    [23] Bat Ye'or,The Dhimmi, (NJ: Fairleigh Dickinson University Press,1985), pp. 43-44.
    [24] Bat Ye'or, pp. 185-86, 191, 194.
    [25] Norman Stillman, The Jews of Arab Lands, (PA: The Jewish
    Publication Society of America, 1979), p. 84; Maurice Roumani, The Caseof the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel Aviv: WorldOrganization of Jews from Arab Countries, 1977), pp. 26-27; Bat Ye'or,p. 72; Bernard Lewis, The Jews of Islam, (NJ: Princeton UniversityPress, 1984) p. 158.
    [26] Stillman, pp. 59, 284.
    [27] Roumani, pp. 26-27.
    [28] Von GrunebaumEastern Jewry Under IslamViator, (1971)p.369.
    [29] New York Times, February 19, 1947).
    [30] Roumani, pp. 30-31; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands inModern Times, (NY: Jewish Publication Society1991), pp. 119-122.
    [31] Bat Ye'or, p. 61.
    [32] Bat Yeor, p. 30
    [33] Louis Gardet, La Cite Musulmane: Vie sociale et politique, (Paris:Etudes musulmanes,1954), p. 348.
    [34] Bat Ye'or, pp. 56-57.
    [35] Middle Eastern Studies, (1971), p. 232.
    [36] Washington Post, (February 25, 2002).
    [37] Esquire, (February 2003).

    Aialon
    00Thursday, October 4, 2007 1:09 PM
    I diritti umani nei paesi arabi, di Mitchell G.Bard

    Miti da confutare

    18.a. "I governi arabi affermano di garantire i diritti umani di base
    ai loro cittadini"
    18.b. "I diritti delle donne sono attualmente protetti nel mondo
    arabo"
    18.c. "La libertà per i palestinesi nell'Autorità palestinese include
    anche il diritto di vendere terre agli Ebrei"

    [I miti in dettaglio]

    18.a. MITO

    "I governi arabi affermano di garantire i diritti umani di base ai
    loro cittadini"

    18.a. FATTI

    Mentre è stata posta grande attenzione sulle presunte violazioni dei
    diritti umani da parte di Israele in Cisgiordania e Gaza, la stampa
    popolare ha deciso di ignorare potienzialmente le violazioni
    dei diritti umani fondamentali che si verificano quotidianamente in
    quasi tutte le nazioni arabe. Secondo il rapporto annuale compilato
    dal Dipartimento di Stato, la maggioranza degli stati arabi
    sono governati da regimi dittatoriali e oppressivi, che negano ai
    loro cittadini le libertà di base di espressione politica, parola,
    stampa e giusti processi. Il rapporto sullo sviluppo umano arabo
    pubblicato da un gruppo di ricercatori arabi del programma di
    sviluppo dell'ONU ha concluso che, fatte salve sette regioni del
    mondo, i paesi arabi si collocano nelle posizioni più basse in una
    graduatoria di libertà concesse nei paesi. Hanno anche il più basso
    punteggio per "opinione e responsabilità", una misura di vari aspetti
    del processo politico, libertà civile, diritti politici ed
    indipendenza dei media. [1]

    18.b. MITO

    "I diritti delle donne sono attualmente protetti nel mondo arabo"

    18.b. FATTI

    Nella maggior parte dei paesi arabi, la Shari'a, o legge islamica,
    definisce le regole del tradizionale comportamento sociale. Sotto
    questa legge, alle donne viene dato un tuolo inferiore rispetto a
    quello dell'uomo, e perciò sono discriminate per ciò che riguarda i
    diritti personali e la libertà individuale.

    Un esperto di medioriente, Daniel Pipes, spiega: "Dal punto di vista
    islamico... la sessualità femminile si considera essere così potente
    da costituire un effettivo pericolo per la società". Perciò, le donne
    non dominate costituiscono "la più pericolosa minaccia da affrontare
    per gli uomini per rispettare i comandi divini". Inoltre,
    il "desiderio femminile e il loro fascino irresistibile da alla donne
    un potere sull'uomo che concorre con quello di Dio." [2]

    "Lasciati a se stessi", continua Pipes, "gli uomini potrebbero cadere
    vittime delle donne ed abbandonare Dio", portando di conseguenza a un
    disordine civile fra i credenti.

    Tradizionalmente le donne arabe si sposano in giovane età con un uomo
    scelto dal loro padre. Un marito ha il diritto di divorziare in
    qualunque momento, anche contro la volontà della moglie, dichiarando
    semplicemente a voce la sua intenzione.

    Nonostante l'immagine di una donna con uguali diritti si stia
    lentamente diffondendo attraverso alcuni stati laici arabi, questa
    idea resta confinata ai centri urbani e alle sfere di estrazione
    sociale superiore.

    La mutilazione sessuale rituale delle donne è ancora diffusa in aree
    rurali dell'Egitto, della Libia, dell'Oman e dello Yemen.

    Inoltre le leggi che restringono i diritti della donna restano
    affermati in quasi tutte le nazioni arabe. In Siria, un uomo può
    impedire alla moglie di lasciare il paese. In Egitto, Libia, Iraq,
    Marocco, Giordania, Oman e Yemen, le donne sposate devono avere il
    permesso scritto del marito
    per viaggiare all'estero, e comunque glielo si può impedire per una
    ragione qualunque.
    In Arabia Saudita, le donne devono ottenere il permesso dal parente
    maschio più stretto per lasciare il paese o per viaggiare sui mezzi
    pubblici nelle diverse parti del paese.

    Secondo l'ONU, "l'utilizzo delle possibilità delle donne arabe
    attraverso la partecipazione economica e politica resta la più bassa
    al mondo in termini quantitativi... In alcuni paesi con assemble
    elette dalla nazione, alle donne è ancora negato il diritto di votare
    o di ricoprire cariche di servizio. E una donna araba su due non sa
    né leggere né scrivere" [2a]

    In una corte saudita di Shari'a, la testimonianza di un uomo equivale
    a quella di due donne. In Kuwait, la popolazione maschile può votare,
    mentre le donne sono ancora prive di tale diritto. Egitto, Marocco,
    Giordania e Arabia Saudita hanno ancora leggi che affermano che
    l'eredità di una donna deve essere inferiore rispetto a quella dei
    suoi fratelli (tipicamente circa la metà).
    La legge Marocchina giustifica l'omicidio o il ferimento di una donna
    colta in fallo in un atto di adulterio; nonostante ciò le donne sono
    punite per aver danneggiato i loro mariti nelle stesse circostanze.

    Picchiare la moglie è una pratica relativamente comune nei paesi
    arabi, e una donna maltrattata ha un piccolo ricorso.
    Il dipartimento di stato ha sottolineato relativamente alla Giordania
    (e alla maggior parte del mondo arabo): "Picchiare la moglie è
    tecnicamente una ragione di divorzio, ma il marito può cercare di
    dimostrare che ha l'autorità per farlo in base al corano per
    correggere una moglie non religiosa o disobbediente picchiandola" [3]

    In Arabia Saudita le restrizioni contro le donne sono fra le più
    estremiste nel mondo arabo. Le donne saudite non possono sposare un
    non saudita senza il permesso del governo (che viene concesso
    raramente); gli è proibito guidare macchine o biciclette; non possono
    usare servizi pubblici se sono presenti degli uomini; sono obbligate
    a sedersi sul fondo degli autobus pubblici; sono segregate dagli
    uomini.
    All'Università di Riyadh King Saud, i professori danno lezioni in
    aule di uomini mentre le donne osservano in classi femminili distanti
    attraverso una televisione a circuito chiuso. [3a]
    "Le rubriche di consigli [islamici]" nella stampa saudita
    raccomandano come parte del proprio matrimonio di educare
    rigorosamente le donne.
    Le donne devono coprire interamente il corpo e il viso in pubblico, e
    quelle che non lo fanno sono soggette a un' umiliazione pubblica da
    parte della polizia religiosa saudita, conosciuta anche come
    Mutaaw'in. I sauditi estendono il loro trattamento discriminatorio
    anche alle donne all'estero. Durante una visita negli Stati Uniti da
    parte del Principe Abdullah, ad esempio, gli assistenti del principe
    hano richiesto che non vi fossero controllori di volo donne atte a
    controllare il volo del principe in Texas per visitare il presidente
    Bush. Hanno anche richiesto che non ci fossero donne sulla pista
    d'atterraggio del jet. [3b]

    L'ONU, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non
    governative locali premono costantemente sui regimi arabi per
    migliorarne i diritti umani, in particolare quelli delle donne.
    Secondo i dati ONU, la proporzione di donne rappresentata nei
    parlamenti arabi è del 3,4% (a confronto con l'11,4% del resto del
    mondo). Inoltre, il 55% delle donne arabe sono analfabete.
    L'assistente del Vice segretario generale delle nazioni unite, Angela
    King, ha pubblicamente richiamato gli stati arabi a garantire alle
    donne i loro diritti. [4]

    I regimi arabi trovano diversi modi per affrontare le pressioni
    internazionali volte al miglioramento dei diritti delle donne. Spesso
    preferiscono introdurre dei lievi miglioramenti nello status delle
    donne piuttosto che intraprendere riforme radicali che potrebbero
    contraddire la loro ideologia e inimicarsi gli elementi conservatori
    del paese.



    18.c. MITO

    "La libertà per i palestinesi nell'Autorità palestinese include
    anche il diritto di vendere terre agli Ebrei"

    18.c. FATTI

    Nel 1996, il Mufti dell'autorità palestinese, Ikremah Sabri, emanò
    una fatwa (decreto religioso), vietando la vendita delle proprietà
    degli arabi e dei musulmani agli Ebrei.
    Chiunque avesse violato tale ordine sarebbe stato ucciso. Almeno
    sette proprietari terrieri furono uccisi quell'anno. Sei anni dopo,
    il capo dell'Intelligence palestinese in Cisgiordania,il generale
    Tawfik Tirawi, ammise che i suoi uomini erano i responsabili degli
    omicidi. [4a]

    Il 5 maggio 1997, il ministro di giustizia dell'Autorità Palestinese
    Freih Abu Middein annunciò che la pena di morte sarebbe stata imposta
    su chiunque fosse stato giudicato colpevole di cedere "un centimetro"
    ad Israele. In seguito in quel mese, due proprietari terrieri furono
    uccisi. Gli ufficiali dell'Autorità palestinese negarono ogni
    connessione con gli omicidi. Un anno dopo, un altro palestinese,
    sospettato di vendere le terre agli Ebrei fu ucciso. L'autorità
    palestinese ha anche arrestato dei proprietari terrieri sospettati di
    violare le leggi giordane (in vigore nella Cisgiordania), che
    proibiscono la vendita delle terre agli stranieri. [5]


    DIRITTI UMANI NEI PAESI ARABI

    (se non evidenziato, tutte le informazioni provengono dai rapporti
    del dipartimentio di stato statunitense sull'esercizio dei diritti
    umani 2000-2001)

    ARABIA SAUDITA

    Nonostante la commissione internazionale statunitense sulla libertà
    religiosa abbia dichiarato che, con il declino dei talebani, l'Arabia
    Saudita è probabilmente il peggiore oppressore dei diritti religiosi
    nel mondo, l'amministrazione Bush ha deciso su ragioni politiche di
    lasciare il regno fuori dalla sua lista annuale dei "paesi di
    interesse particolare", una lista nera americana dei paesi conivolti
    in "sistematiche, perpetrate ed enormi" violazioni dei diritti delle
    minoranze religiose. [5]

    L'Arabia Saudita è una monarchia dinastica, governata dal re Fahd Bin
    and Al-Aziz Al Saud. La costituzione del paese è il Corano e la sunna
    (tradizione) del profeta Maometto, e il governo quindi è governato da
    una interpretazione rigorosa della legge islamica. Poiché non sono
    presenti istituzioni democratiche, i cittadini non hanno ruolo nel
    governo. La sicurezza nel paese viene fatta rispettare sia dalla
    forza di sicurezza laica, e dai Mutawwai'n, la polizia religiosa, che
    comprende
    la commissione per promuovere la virtù e la prevenzione della
    depravazione. Poiché il punto di vista tradizionale islamico sui
    diritti umani non coincide con quello moderno, il governo ha concesso
    a entrambe le sicurezze, religiose e laiche, di commettere gravi
    abusi.

    Diritti Legali:
    Tortura, percosse, ed altri abusi sui prigionieri sono commessi
    regolarmente sia dai Mutawaa'in che dagli ufficiali del ministro
    degli Interni. Inoltre, almeno una persona è stata uccisa
    recentemente dai Mutawwa'in per una violazione religiosa minore.
    Altre esecuzioni durante l'anno 2000 sono state per crimini che
    variavano da un "comportamento sessuale deviato" alla stregoneria, ed
    erano accompagnate da lapidazioni, decapitazioni, o da plotoni
    d'esecuzione; inoltre alcuni prigionieri venivano puniti con
    amputazioni o con la perdita di un occhio. I prigionieri a volte
    vengono detenuti per lunghi periodi di tempo senza processi o accusa.

    La libertà di parola e di stampa sono severamente limitate in Arabia
    Saudita - criticare l'Islam o la famiglia reale è illegale, e di
    conseguenza si può ottenere un imprigionamento prolungato senza
    processo. TV, radio, internet e la letteratura sono censurate
    pesantemente. La libertà di associazione e riunione sono limitate,
    soggette a regolamenti come la separazione degli uomini e delle donne
    negli incontri.

    Trattamento delle Donne:

    Le donne sono vittime di una discriminazione sistematica in Arabia
    Saudita. La violenza domestica e lo stupro sono problemi diffusi e le
    donne non hanno alcun risarcimento per tali crimini.
    Le donne non possono viaggiare, essere ammesse in un ospedale o
    guidare una macchina senza il permesso del loro marito. Gli autobus
    sono separati, le donne devono sedere in fondo. Quelle donne che non
    indossano un abaya (un indumento che copre tutto il corpo) e che non
    coprono il loro volto e i loro capelli sono perseguitate dai
    Mutawaa'in. Le leggi che discriminano le donne includono quelle
    relative alla proprietà, alla testimonianza in una corte, alla
    custodia dei bambini in caso di divorzio. Solo il 5% delle donne
    occupa un posto di lavoro, ed è quasi impossibile per una donna
    essere impiegata in altro che non sia uno dei lavori più semplici.
    Inoltre, la mutilazione genitale femminile è legale ed è praticata in
    alcune zone dell'Arabia Saudita.

    Le donne di paesi stranieri devono rispettare le leggi ristrette
    dell'Arabia Saudita e l'esercito statunitense è arrivato al punto di
    chiedere alle donne soldato di indossare vestiti casti, di viaggiare
    sul sedile posteriore delle macchine, di farsi scortare da uomini
    fuori dalle basi. Nel 2001, il pilota donna col più alto grado della
    flotta aerea USA ha citato in giudizio il governo americano allo
    scopo di far cessare questa politica perché essa discrimina le donne,
    viola la loro libertà religiosa, e le obbliga a seguire usanze
    richieste da altre religioni che non gli appartengono.
    Il Pentagono ha in seguito abolito l'ordine che le donne indossassero
    l'abayas nero indossato dalle donne saudite, ma ci sono ancora altre
    restrizioni che vengono applicate. [6]

    Diritti dei Lavoratori:

    Non ci sono leggi sul lavoro, unioni o contratti collettivi in Arabia
    Saudita. poiché il lavoro forzato è tecnicamente illegale, i
    lavoratori stranieri e i domestici del posto sono forzati a volte a
    lavorare fino a sedici ore al giorno, sette giorni alla settimana. La
    paga è spesso trattenuta per settimane o per mesi. Rapporti non
    confermati indicano che le donne sono a volte costrette a lavorare
    come prostitute, e i bambini sono costretti a chiedere l'elemosina.
    Ufficialmente la tratta di persone è illegale per la legger saudita.

    Trattamento delle Minoranze:

    Non c'è libertà religiosa in Arabia Saudita. Tutti i cittadini devono
    essere musulmani, e solo la branca sunnita dell'Islam può essere
    praticata pubblicamente. C'è una discriminazione istituzionale contro
    i musulmani sciiti. Altre religioni all'infuori dell'Islam sono
    tollerate se praticate con discrezione; alcuni Cristiani furono
    deportati nel 2000 perché praticavano "apostasia" in una maniera
    troppo pubblica.



    GIORDANIA

    Il regno ascemita della Giordania è una monarchia costituzionale
    governata da re Abdullah bin Hussein. Mentre le elezioni dirette sono
    usate per stabilire i rappresentanti della casa inferiore del
    Parlamento, costituita dai 104 deputati della camera, la casa
    superiore, di 40 posti in senato, viene stabilita dal re. Il potere è
    virtualmente concentrato nelle mani del re, che può destituire
    qualunque rappresentante o anche sciogliere il parlamento, come fece
    nel giugno 2001. Infatti i cittadini giordani non possono cambiare
    il loro governo. Molte violazioni dei diritti umani sono presenti in
    Giordania e vengono trascurate dal governo.

    Diritti Legali:

    Le forze di sicurezza giordane usano regolarmente le torture, che
    hanno portato recentemente a diversi decessi. I prigionieri sono
    spesso imprigionati senza accusa, non gli è concesso incontrare i
    loro avvocati, sono tenuti in condizioni antigieniche; questo viene
    fatto anche nei confronti dei giornalisti accusati di "diffamazione",
    intendendo con ciò una critica al governo o al re.
    Le espulsioni forzate sono rare in Giordania, e sono usate in
    generale solo per terroristi sospetti; i gruppi terroristici sono ben
    rappresentati in Giordania. Ad esempio, il monvimento islamico della
    giordania ("il gruppo del Ahmed al daganesh") e i Nobili della
    Giordania hanno rivendicato la responsabilità nell'agosto 2001 di
    aver assassinato un uomo d'affari israeliano ad Amman.
    Il governo ha negato che l'uccisione fosse politica e non ha fatto
    alcun arresto in questo caso.

    La libertà di assemblea, associazione, stampa e parola sono ristrette
    tutte dal governo; gli autori di articoli sul governo critici o
    satirici sono spesso arrestati e imprigionati.
    Nell'Agosto 2002, la licenza della stazione televisiva al-jazeera è
    stata revocata per aver mandato in onda punti di vista critici nei
    confronti del governo. [6a]

    Trattamento delle Donne:

    Le donne giordane sono in netto svantaggio legale. Lo stupro
    coniugale è legale, le percosse alla moglie sono diffusissime, e
    spesso permesse dalla legge, e i crimini d'onore (violenza domestica
    contro le donne accusate da uomini che credono che la donna abbia
    minato il loro onore con un "comportamento immorale") ricevono
    condanne minime.
    Tali crimini d'onore sono diventati così comuni che comprendono il
    25% degli omicidi totali in Giordania nel 2000, secondo uno studio.
    Anche finanziariamente, le donne sono svantaggiate. La sicurezza
    sociale, l'eredità, il divorzio e la testimonianza sono tutte leggi
    che favoriscono l'uomo. Le donne guadagnano meno degli uomini a
    parità di lavoro, e sono meno rappresentate sul posto di lavoro.
    La mutilazione genitale femminile, una volta praticata ampiamente in
    Giordania è stata ampiamente interrotta. Alcune tribù comunque
    mantengono questa pratica.
    Molto più comune è l'abuso sulle bambine, specialmente sessuale.
    Mentre la legge prevede una punizione decisa per questi casi, pochi
    vengono poi in realtà investigati.



    Diritti dei Lavoratori:

    Le leggi sul lavoro sono generalmente buone; ma ci sono comunque
    delle eccezioni. Nonostante il lavoro forzato sia illegale in
    Giordania molti domestici stranieri lavorano sotto condizioni pari a
    quelle di un lavoro forzato.
    Inoltre il lavoro minorile è estremamente diffuso nonostante il
    governo abbia intrapreso alcuni passi per ridurlo.

    Trattamento delle Minoranze:

    La libertà religiosa è una delle parti più rispettate in Giordania.
    Mentre solo le tre "religioni monoteiste principali" (islam, Ebraismo
    e Cristianesimo) sono ufficialmente riconosciute dal governo, tutte
    le altre religioni possono essere liberamente praticate, e hanno pari
    diritti.
    L'unica eccezione è quella che regola la fede Baha'i i cui membri
    affrontano una discriminazione sistematica. Possono comunque
    praticarla apertamente. Dopo la guerra del 1948 e dopo quella del
    1967 la Giordania ha garantito la cittadinanza ai rifugiati
    palestinesi in fuga da Israele. I rifugiati arrivati in seguito non
    sono stati riconosciuti cittadini e sono ampiamente discriminati.



    LIBANO

    Dalla fine della guerra civile, durata 16 anni, nel 1991, il Libano è
    stato controllato sostanzialmente dalla Siria, che staziona circa
    25.000 soldati nel paese.
    Così, nonostante il Libano sia tecnicamente una repubblica
    parlamentare, né i cittadini né i governanti ufficiali hanno molta
    rilevanza nel cambiamento del loro governo, poiché la Siria prende
    tutte le decisioni politiche ed influenza pesantemente le elezioni.
    Il governo libanese e l'esercito non rispettano i diritti umani, e
    diverse organizzazioni terroristiche che sono stabilite in Libano
    commettono anch'esse abusi.

    Diritti Legali:

    Mentre i delitti di politici sono sconosciuti in Libano, ci sono
    state diverse morti e sparizioni di prigionieri politici in prigione
    in attesa di giudizio.
    Gli arresti arbitrari sono comuni,e alcuni prigionieri sono tenuti
    per lunghi periodi di tempo senza processo o accuse. L'uso della
    tortura è ampiamente documentato.
    Nelle aree del paese controllate dalla milizia degli Hezbollah,
    supportata dalla Siria, viene applicata solo la legge islamica; nei
    campi profughi palestinesi indipendenti al sud, non c'è un sistema
    legislativo specifico applicato. In entrambe le locazioni, le
    violazioni di diritti umani sono diffuse.
    La libertà di parola e di stampa sono garantite dalla legge, e sono
    rispettate quasi ovunque; comunque sono comuni casi di censura.
    Il diritto di riunione garantito dalla legge è relativo al solo
    governo. Nell'agosto 2001 la maggior parte degli studenti cristiani
    ha promosso una protesta non violenta contro il ruolo della Siria in
    Libano e sono stati caricati dalle forze di sicurezza.

    Alcuni giorni prima altri attivisti anti-siriani furono arrestati. [7]
    Nell'agosto 2001, le forze di sicurezza libanesi hanno arrestato un
    giornalista cristiano in una fase di indurimento contro i dissidenti
    cristiani anti-siriani. La settimana prima circa 200 membri dei
    gruppi dell'opposizione guidati dai cristiani contro il controllo
    della Siria sul Libano sono stati arrestati. [8]
    Gli abitanti del Libano hanno sofferto della presenza di numerose
    organizzazioni terroristiche che operano all'interno del Libano.
    Questi gruppi attaccano sia obiettivi all'interno del paese, che
    Israele dal Sud; nel secondo caso la popolazione libanese è obbligata
    a subire la violenza delle rappresaglie. Comunque, gli attacchi su
    Israele sferrati dagli Hezbollah e da altri gruppi terroristici sono
    diminuiti significativamente dal ritiro di Israele dal Libano
    meridionale nel maggio 2000.

    Trattamento delle Donne:

    La violenza domestica e lo stupro sono problemi sociali significativi
    e affliggono larga parte della popolazione. I crimini d'onore sono
    illegali, ma vengono applicate sentenze ridotte in tali casi.
    Mentre una donna può tecnicamente intraprendere la professione che
    desidera, c'è una forte pressione sociale che previene la maggior
    parte delle donne dal fare ciò. Molte altre leggi in Libano sono
    basate sulle leggi islamiche e sono discriminatorie nei confronti
    delle donne e dei bambini.

    Diritti dei Lavoratori:

    Il lavoro forzato non è illegale, e molti domestici stranieri, donne
    e bambini sono costretti a lavorare contro la loro volontà. Il lavoro
    minorile è generalmente diffuso. I bambini soffrono sotto la legge
    libanese anche in altri modi: abuso sui bambini, rapimenti, e anche
    la vendita dei bambini per le agenzie di adozione sono relativamente
    comuni, e ignorati dal governo.

    Trattamento delle Minoranze:

    La libertà religiosa è generalmente rispettata, nonostante alcune
    discriminazioni siano presenti nel sistema legale: ad esempio, alcune
    posizioni governative possono essere ricoperte solo da musulmani. I
    rifugiati palestinesi che vivono in Libano non hanno diritti, e non
    possono diventare cittadini dello stato.





    SIRIA

    Tecnicamente la Siria è una democrazia parlamentare in cui i
    rappresentanti sono stabiliti con elezioni dirette; in pratica, il
    presidente Bashar Assad esercita un potere assoluto.
    Quando suo padre Hafez Assad morì il 10 giugno 2000 dopo 30 anni di
    regnanza, Bashar concorse senza oppositori per il mandato, di
    conseguenza, l'età minima richiesta per legge per un presidente fu
    decrementata da 40 a 34 anni, l'età di Bashar.
    A causa di una legge marziale approvata d' urgenza nel 1963, il
    potere dei servizi di sicurezza e militari operano indipendentemente
    l'una dall'altra e senza ostacoli da parte del governo.
    I diritti umani sono significativamente ristretti dal governo, e i
    servizi di sicurezza commettono anche pesantissimi abusi.

    Diritti Legali:

    A causa del potere dei servizi di sicurezza, i diritti legali dei
    cittadini siriani non sono fatti rispettare. Arresti arbitrari,
    torture e scomparse dei prigionieri accadono regolarmente. I
    prigionieri politici siriani, libanesi e giordani sono trattenuti e
    segregati dal governo per lunghi periodi di tempo, così come i
    soldati israeliani catturati dalla Siria e dagli Hezbollah,
    l'organizzazione terroristica che supporta in Libano. I prigionieri
    catturati venti anni fa restano ancora nelle carceri senza motivo. La
    libertà di parola e di stampa sono garantite dalla legge ma diverse
    sono le restrizioni. La pubblicazione di una qualsiasi "informazione
    falsa" che si oppone "all'obiettivo della rivoluzione" è punibile con
    sentenze di lunga prigionia.Tutte le società di stampa sono possedute
    e manovrate dal governo.
    Nel 2001, 10 attivisti pro-democratici furono arrestati e accusati di
    incitamento alla ribellione, propagazione di bugie e tentativo di
    cambiare forzatamente la costituzione. [9]
    La libertà di associazione è severamente ristretta dal governo e la
    libertà di assemblea non esiste.

    Trattamento delle Donne:

    La violenza domestica è presente in Siria, nonostante sia poco
    conosciuta la sua presenza. Non è illegale lo stupro coniugale e si
    verificano crimini d'onore. Legalmente molte leggi finanziarie, come
    l'eredità e la sicurezza sociale, discriminano le donne e la
    punizione per adulterio per le donne è doppia rispetto all'uomo. Le
    donne non possono viaggiare fuori dal paese senza il permesso del
    marito. Sono impiegate in tutte le aree ma poco rappresentate nella
    maggior parte dei campi.

    Diritti dei Lavoratori:

    Il lavoro minorile è comune nonostante la contrarietà delle leggi.
    Inoltre, i diritti a formare unioni e contratti collettivi sono
    ristretti.

    Trattamento delle Minoranze:

    La libertà religiosa è generalmente rispettata, con due eccezioni:
    gli Ebrei sono sistematicamente esclusi dalle cariche governative, e
    mancano loro molti diritti di base; e i gruppi estermisti islamici
    sono frequentemente bersaglio di discriminazioni e attacchi, dovuti
    ai nuomerosi gruppi terroristici islamici che si oppongono al governo.
    I curdi sono oppressi sistematicamente in Siria: non possono
    diventare cittadini, hanno pochi diritti e l'insegnamento della loro
    lingua e della loro cultura è fuori legge.

    IRAQ

    La costituzione irachena garantisce il potere al partito socialista
    arabo ba'ath, dominato da Saddam Hussein e dai suoi parenti.
    Hussein tenta di legittimare il suo potere riferendosi a
    un "referendum" dell'Ottobre 1995 in cui ricevette il 99.9% dei voti.
    Questa elezione, comunque, non ha avuto né voto segreto né altri
    candidati all'opposizione, e i cittadini iracheni hanno riportato di
    temere le rappresaglie
    se avessero espresso un voto dissidente. Il record dell'Iraq sulla
    violazione dei diritti umani, indica che questa paure era garantita -
    il governo iracheno commette serie violazioni di diritti umani -
    principalmente attraverso l'uso di svariate milizie che operano nello
    stato.
    Tali milizie sono lo strumento per il mantenimento di un'atmosfera di
    paura e repressione.

    Diritti Legali:

    Le tattiche politiche del governo sono tra le più brutali al mondo. I
    cittadini sono periodicamente arrestati e giustiziati per crimini
    come la diserzione, la critica al governo e la prostituzione.
    Inoltre, i criminali accusati di crimini minori sono periodicamente
    uccisi in massa come parte di un sistema di "pulizia delle prigioni"
    disegnato per ridurre la popolazione carceraria.
    Figure politiche o religiose considerate comeuna minaccia verso
    Saddam o altri esponenti sono uccisi senza esitazione, e senza accusa
    di un crimine specifico.
    Coloro che sono accusati di un determinato crimine ricevono di rado
    dei processi corretti, poiché la decisione di una qualunque delle
    corti può essere calpestata dal Presidente. A volte i processi non
    sono tenuti per niente. La tortura viene usata sistematicamente nelle
    prigioni irachene.
    Mentre il governo rispetta ufficialmente i diritti di parola, stampa,
    riunione e associazione, tutti questi diritti sono ristretti in
    pratica. Il governo possiede tutti i giornali del paese e li manipola
    come strumento di propaganda. Qualunque frase critica nei confronti
    del governo viene punita duramente e cittadini che si riuniscono
    pacificamente vengono repressi, e avolte attaccati dalle milizie
    governative.
    Testimonianze di pesanti crimini di guerra sono state spesso dirette
    verso l'Iraq. Le atrocità commesse durante la guerra tra Iran e Iraq
    dal 1980 al 1988, e durante la guerra del Golfo nel '91, si
    rispecchiano oggi che, mentre le forze irachene combattono contro
    l'esercito curdo il quale controlla il nord dell'Iraq, vengono
    colpiti civili, e si piantano mine in aree civili.
    Gli ispettori ONU che monitoravano gli impianti di armi chimiche e
    militari dell'Iraq sono stati definitivamente esplusi nel '97.

    Trattamento delle Donne:

    Si verifica la violenza domestica in Iraq ma non sono presenti
    statistiche relative alla loro frequenza. I cirmini d'onore sono
    legittimi secondo la legge irachena, e i crimini come la
    prostituzione sono spesso puniti con la decapitazione. Numerose sono
    le leggi presenti per la garanzia dei diritti delle donne sul posto
    di lavoro, ma è difficile determinare quanto successo abbiano
    prodotto in termini di uguaglianza.

    Diritti dei Lavoratori:

    I lavoratori non hanno potenzialmente diritti in Iraq. Le unioni sono
    illegali, e nonostante il lavoro forzato sia tecnicamente illegale,
    rinunciare a un lavoro può portare al carcere. Il lavoro minorile è
    comune, nonostante il governo legiferi contro di esso.

    Trattamento delle Minoranze:

    Libertà religiose sono tecnicamente concesse, ma non rispettate dal
    governo. Mentre la maggior parte della popolazione consiste di
    sciiti, la minoranza sunnita controlla il partito Ba'ath. Infatti, i
    leader religiosi sciiti sono spesso assassinati o repressi. La
    piccola comunbità cristiana è stata soggetta anch'essa ad abusi.
    I curdi che controllano la parte settentrionale dell'Iraq sono stati
    duramente oppressi. Ai curdi è proibito vivere in Iraq propriamente,
    e quelli presenti nel nord sono stati soggetti ad atrocità da parte
    dell'esercito iracheno, incluse torture, esecuzioni sommarie e
    attacchi sui centri civili utilizzando armi chimiche.

    EGITTO

    Secondo la sua costituzione, l'Egitto è una democrazia sociale in cui
    l'Islam è la religione di stato. Il Presidente e il suo Partito
    Nazionale Democratico, comunque, controllano la scena politica con
    un'estensione tale che i cittadini non hanno una possibilità
    significativa di cambiare il loro governo.
    C'è stata una legge di emergenza in vigore dal 1981, che consentiva
    al governo di trattenere in carcere delle persone senza accusa, e di
    negare regolarmente i diritti legali ai cittadini egiziani.

    Diritti Legali:

    La libertà di stampa e di parola sono garantite dalla costituzione,
    ma spesso sono negati in pratica. Il governo possiede e controlla le
    tre maggiori testate giornalistiche e detiene il monopolio di stampa
    e distribuzione. Così, i giornali criticano di rado il governo, e la
    posizione dei partiti all'opposizione è spesso limitata sui giornali.
    Gli studenti e gli ufficiali che criticano il governo sono spesso
    incriminati con accuse di diffamazione, calunnia o di "diffusione di
    informazioni false sull'Egitto", e vengono imprigionati. Le libertà
    di associazione e riunione sono severamente ristrette.
    Le torture fisiche e psicologicaùhe, nonostante siano ufficialmente
    fuori legge, sono comunque comuni, ed è documentato che almento otto
    prigionieri sono stato torturati a morte nel 2000. Le prigioni sono
    in condizioni squallide. La polizia egiziana arresta arbitrariamente
    e periodicamete dei prigionieri, spesso trattenendoli per lunghi
    periodi senza accusa, processi o contatto con gli avvocati.

    LA FRASE CELEBRE

    "[L'Egitto] è un regime autocratico, stabilito mezzo secolo fa sotto
    il segno del nazionalismo e del socialismo arabo, è politicamente
    esausto ed è moralmente fallito. Mubarak, che ha frenato gli
    estremisti islamici in Egitto solo attraverso la tortura e i
    massacri, non ha un programma politico moderno né tantomeno una
    visione progressista da offrire al suo popolo come alternativa al
    vittimismo islamico di Osama bin Laden. Gli egiziani che hanno
    tentato di promuovere un simile programma... sono ingiustamente
    imprigionati. Invece, Mubarak si sostiene con i due miliardi di
    dollari americani di aiuti, mentre consente ed incoraggia i media e i
    clericali controllati dallo stato a promuovere una propaganda degli
    estremisti islamici, anti-occidentale, anti-ebraica e anti-moderna.
    La politica serve al suo proposito deviando la frustrazione popolare
    con la mancanza di libertà politica o di sviluppo economico in
    Egitto. Spiega inoltre perché così tanti arruolati di Osama bin Laden
    sono egiziani."

    Editoriale Washington Post,
    11 Ottobre 2001

    Trattamento delle Donne:

    La violenza domestica è un serio problema sociale in Egitto; un
    rapporto concluse che una donna sposata su tre è stata picchiata dal
    marito. Inoltre lo stupro coniugale è legale. La mutilazione genitale
    femminile viene ancora praticata, ma ci sono forti pressioni sociali
    contro le donne impiegate. Legalmente, molte leggi, in particolare
    sull'eredità, favoriscono gli umini, e un uomo che uccide una donna
    in omicidi d'onore riceve una sentenza molto più leggera rispetto a
    una donna che uccide un uomo in circostanze simili.

    Diritti dei Lavoratori:

    Le leggi sul lavoro in Egitto non sono adeguate per i membri delle
    unioni; gli scioperi sono illegali e punibili con il carcere. Molte
    leggi del governo sul lavoro non sono rafforzate, così come il minimo
    salario e il massimo numero di ore. Mentre il lavoro minorile è stato
    un problema in Egitto in passato, c'è stato un netto miglioramento
    ultimamente.

    Trattamento delle Minoranze:

    L'Egitto garantisce la libertà di religione, e gli Ebrei e le
    comunità cristiane sono in generale trattate bene. Nonostante ciò la
    minoranza cristana ha riportato di essere stata discriminata, e ci
    sono rapporti di conversioni forzate all'Islam. Ai membri di fede
    Baha'i è categoricamente proibito di vivere o praticare la loro
    religione in Egitto.

    AUTORITA' PALESTINESE
    Il record già scarso di diritti umani dell'ANP è peggiorato
    dall'Intifada di al-Aqsa. Nel Settembre 2000 i membri dei servizi di
    sicurezza palestinesi e i tanzim di fatah partecipavano ad attacchi
    contro i civili e soldati israeliani. Poiché i palestinesi armati
    hanno spesso lanciato i loro attacchi vicino alle case dei civili
    palestinesi, i residenti di tali case si sono spesso trovati sulla
    linea del fuoco quando Israele ha intrapreso le rappresaglie. Le
    forze di sicurezza palestinesi non sono riuscite ad impedire ai
    Palestinesi armati di fare fuoco sugli Israeliani in luoghi dove si
    trovavano degli estranei.

    Diritti Legali:

    Nel dicembre 2001, il presidente dell'ANP Yasser Arafta ha dichiarato
    lo stato d'emergenza e si è garantito ampi poteri legali.
    Le forze di sicurezza palestinesi arrestano arbitrariamente e
    detengono le persone, prolungano la detenzione e la mancanza di un
    processo sono elementi frequenti.
    Le corti non assicurano processi corretti e veloci. Le forze di
    sicurezza ed esecutive dell'ANP spesso ignorano o non riescono a far
    rispettare le decisioni delle corti.
    L'ANP non proibisce per legge l'utilizzo di tortura o di forza contro
    i detenuti, e le forze di sicurezza spesso sono state responsabili di
    torture e di abuso esteso dei detenuti palestinesi.
    I gruppi di monitoraggio dei diritti umani internazionali hanno
    documentato una diffusa condotta arbitraria ed abusiva da parte
    dell'ANP. Queste organizzazioni affermano che c'è un uso di tortura
    diffuso e non ristretto a quelle persone detenute con accuse di
    sicurezza. Almeno cinque palestinesi sono morti nel 2001 durante la
    prigionia sotto l'ANP. Le forze di sicurezza palestinesi infrangono i
    diritti dei cittadini alla privacy ed è stata imposta una ristretta
    libertà di stampa e di parola, chiudendo i punti vendita dei media,
    bandendo le pubblicazioni o la radiodiffusione, e imprigionando o
    perseguitando periodicamente i membri dei media.
    Ad esempio, dopo il brutale assassinio dei due soldati riservisti
    dell'IDF alla stazione di polizia a Ramallah, il 12 ottobre 2000 la
    polizia palestinese ha confiscato i filmati a molti giornalisti che
    erano presenti sulla scena. Il 4 ottobre, un giornalista straniero
    filmò tre membri delle forze di sicurezza palestinese distribuire
    Molotov a diversi bambini.
    Le forze di sicurezza hanno trattenuto il giornalista e la sua troupe
    per diverse ore, e hanno poi distrutto il filmato. Le molestie
    dell'ANP hanno contribuito alla pratica di auto-censura da parte di
    diversi commentatori, reporter e critici palestinesi.

    Violenza contro gli Israeliani:
    La violenza palestinese durante l'"intifada di al-Aqsa" ha incluso
    violente dimostrazioni, sparatorie e incidenti in cui i palestinesi
    spesso tiravano pietre e molotov ai checkpoint dell'esercito
    israeliano.
    I civili israeliani ed ebrei nei territori sono diventati spesso
    bersaglio di sparatorie e agguati, suicidi e altre esplosioni,
    attacchi di mortaio, attacchi armati negli insediamenti e nelle basi
    militari. I palestinesi agendo individualmente o in piccoli gruppi
    non organizzati, inclusi alcuni membri dei servizi di sicurezza
    palestinese, hanno ucciso 87 israeliani nei territori nel 2001. I
    membri fuori dovere delle forze di sicurezza dell'ANP e i membri
    della fazione Fatah di Arafat hanno partecipato in alcuni di questi
    attacchi.

    Diversi gruppi terroristici palestinesi, inclusi Hamas, Jihad
    islamica, il fronte popolare per la liberazione della palestina, il
    fronte democratico per la liberazione della palestina e i gruppi
    affiliati di Fatah, come le brigate di al-Aqsa, hanno anche
    rivendicato le responasibilità di attacchi contro civili Israeliani.
    L'ANP ha fatto alcuni arresti relativi a tali assassini alla fine
    dell'anno.
    Circa 340 sospetti collaborazionisti e da 180 a 200 prigionieri
    politici sono stati messi nelle carceri palestinesi dalla fine del
    2001. Un certo numero di palestinesi sospetto di collaborazionismo
    con Israele è stato arrestato, processato e giustiziato.
    Dozzine di loro sono state semplicemente assassinate. [10]

    Trattamento delle Donne:

    L'abuso coniugale, l'abuso sessuale, uccisioni d'onore sono presenti,
    ma la pressione sociale fa sì che molti incidenti non vengano
    riportati e nella maggioranza dei casi viene trattata dai familiari
    coinvolti, tipicamente i maschi dei membri della famiglia.
    Le donne palestinesi sopportano varie forme di pregiudizi sociali e
    di repressioni all'interno della loro società. Poiché il matrimonio
    avviene in giovane età, le donne spesso non finiscono la scuola
    obbligatoria.
    Le restrizioni culturali a volte prevengono le donne dal frequentare
    college o università.
    Mentre è presente un movimento attivista di donne in Cisgiordania,
    l'attenzione si è spostata solo di recente da aspirazioni
    nazionaliste a questioni che affliggono enormemente le donne, come la
    violenza domestica, l'accesso paritario all'educazione e all'impiego,
    e le leggi concernenti l'eredità e il matrimonio. Le donne che si
    sposano con un non correligionario, in particolare una donna cristana
    che sposa un uomo musulmano, sono spesso disconosciuti dalle loro
    famiglie e a volte perseguitati e minacciati di morte.
    Un numero crescente di donne palestinesi lavorano fuori casa, dove
    tendono ad incontrare una certa discriminazione. Non ci sono leggi
    speciali che forniscono i diritti delle donne nel posto di lavoro. Le
    donne non sono rappresentate nella maggior parte degli aspetti della
    vita professionale.

    Diritti dei Lavoratori:

    Non c'è un salario minimo in Cisgiordania o nella striscia di Gaza e
    non ci sono leggi che proteggono il diritto di sciopero dei
    lavoratori.In pratica questi lavoratori hanno pochissima o alcuna
    protezione dalla retribuzione del datore di lavoro.
    All'inizio del 2000, gli insegnanti della Cisgiordania hanno fatto
    uno sciopero. Il 5 maggio 2000 gli ufficiali dell'ANP hanno arrestato
    uno dei leader dello sciopero per aver criticato in un'intervista
    alla radio l'ANP. Anche la stazione radio è stata chiusa. Gli
    insegnanti hanno sospeso lo sciopero il 17 maggio, nonostante il
    fatto che nessuna delle loro richieste fosse stata considerata.
    Anche il lavoro minorile è un problema.

    Trattamento delle Minoranze:

    Non c'è una legge che assicura una libertà religiosa; comunque l'ANP
    rispetta in generale la libertà religiosa. Negli scorsi anni, ci sono
    state testimonianze che diversi convertiti dall'Islam al
    Cristianesimo subiscono a momenti delle discriminazioni sociali e
    persecusioni da parte degli ufficiali palestinesi. Comunque non c'è
    un esempio di discriminazione da parte dell'ANP nei confronti dei
    cristiani.




    Note:
    1. Arab Human Development Report 2002, NY: UN, 2002.
    2. Daniel Pipes, In the Path of God: Islam and Political Power, (NY:
    Basic Books, 1983), p. 177.
    2a, Arab Human Development Report 2002, NY: UN, 2002.
    3. U.S. State Department, Reports on Human Rights Practices for 1999.
    3a. Martin Peretz, "Remembering Saudi Arabia," The New Republic,
    (January 28, 2002).
    3b. USA Today, (April 29, 2002).
    4. Al-Quds Al-Arabi (London), (December 4, 1999).
    4a. Jerusalem Post, ,(August 19, 2002).
    5. State Department. Human Rights Report for the Occupied
    Territories, 1997, 1998.
    5a. Newsweek, (March 10, 2003).
    6. Washington Post, (December 4, 2001).
    6a. Jewish Telegraphic Agency, (August 9, 2002).
    7. Jerusalem Report, (March 25, 2002).
    8. CNN, (August 16, 2001).
    9. Jerusalem Post, (July 1, 2002); BBC News, (August 11, 2002).
    10. Isabel Kershner, "Below the Law," Jerusalem Report, (April 22,
    2002), pp. 32-33.
    Aialon
    00Thursday, October 4, 2007 1:10 PM
    I diritti umani in Israele e nei Territori
    di Mitchell G. Bard

    Miti da confutare

    19.a. "Israele compie discriminazioni a danno dei suoi cittadini
    arabi".

    19.b. "Israel compie discriminazioni a danno degli Arabi israeliani
    impedendo loro di comprare la terra".

    19.c. "Gli Arabi Israeliani subiscono discriminazioni nel mondo del
    lavoro".

    19.d. "Gli Arabi nelle prigioni israeliane sono torturati, pestati ed
    uccisi".

    19.e. "Israele usa la detenzione amministrativa per imprigionare degli
    Arabi pacifici senza processo".

    19.f. "Israele ha a lungo cercato di denegare i diritti politici ai
    residenti della Cisgiordania e di Gaza".

    19.g. "Israele sta rubando l'acqua dagli Arabi nei Territori. Israele
    consente agli Ebrei di scavar pozzi, ma lo impedisce agli Arabi".

    19.h. "Il modo in cui Israele usa le deportazioni viola la Quarta
    Convenzione di Ginevra".

    19.i. "Il trattamento israeliano dei Palestinesi è simile al
    trattamento dei Neri nel Sudafrica dell'Apartheid".

    19.j. "Le nazioni dell'Africa nera hanno interrotto le relazioni con
    Israele a causa delle sue politiche razziste verso i Palestinesi".

    19.k. "Israele sta perseguendo una politica di genocidio verso i
    Palestinesi paragonabile al trattamento nazista degli Ebrei".

    19.l. "Le politiche israeliane nei territori hanno provocato una crisi
    umanitaria fra i Palestinesi".

    19.m. "Le lagnanze israeliane sui terroristi palestinesi nascosti tra
    i
    civili non sono che un tentativo di giustificare il loro uccidere
    persone innocenti".

    [I miti in dettaglio]

    19.a. [Mito]

    "Israele compie discriminazioni a danno dei suoi cittadini arabi".

    19.a [Fatti]

    Israele è una delle più aperte società del mondo. Su una popolazione
    di
    6,3 milioni, circa 1,1 milioni (il 18% della popolazione) non sono
    ebrei
    (945.000 Mussulmani, 130.000 Cristiani e 100.000 Drusi) [1].

    Gli Arabi in Israele anno eguale suffragio; anzi, è uno di pochi
    luoghi
    del Medio Oriente in cui le donne arabe possono votare. Gli Arabi
    attualmente detengono 8 seggi nella Knesset (che ne ha 120). Gli Arabi
    israeliani hanno anche avuto diversi incarichi governativi, e tra essi
    ci sono stati un ambasciatore israeliano in Finlandia e l'attuale
    vicesindaco di Tel Aviv. Il primo governo Sharon comprendeva il primo
    ministro arabo, il druso Salah Tarif, ministro senza portafoglio. Un
    Arabo è anche giudice della Corte Suprema.

    L'Arabo, come l'Ebraico, è lingua ufficiale in Israele. Più di 300.000
    bimbi arabi frequentano le scuole israeliane. Al momento della
    fondazione d'Israele, non c'era un liceo arabo. Ora ci sono centinaia
    di
    scuole arabe [2].

    L'unica distinzione legale tra i cittadini ebrei ed arabi d'Israele è
    che questi ultimi non sono coscritti nell'Esercito israeliano. Questo
    è
    per risparmiare ai cittadini arabi la necessità di impugnare le armi
    contro i loro fratelli. Comunque, i Beduini hanno servito tra i
    paracadutisti ed altri Arabi si sono arruolati volontari. Per loro
    richiesta, la coscrizione si applica anche alle comunità druse e
    circasse.

    Alcuni dei divari economici e sociali tra gli Ebrei e gli Arabi
    israeliani sono causati dal fatto che questi ultimi non vanno sotto le
    armi. I veterani infatti hanno diritto a benefici che gli altri non
    hanno; ed inoltre il servizio militare aiuta a socializzare.

    D'altro canto, gli Arabi hanno un vantaggio nell'ottenere alcuni
    lavori
    negli anni in cui gli Israeliani sono sotto le armi. Inoltre, settori
    come le costruzioni e gli autotrasporti hanno finito con l'essere
    dominati dagli Arabi israeliani.

    Sebbene alle volte degli Arabi israeliani siano stati coinvolti in
    attività terroristiche, essi si sono generalmente comportati da leali
    cittadini. Nelle guerre del 1967, 1973, 1982, nessuno ha commesso atti
    di sabotaggio o slealtà. Talvolta, a dire il vero, degli Arabi si sono
    offerti di assumere le funzioni civili dei riservisti. Durante lo
    scoppio della violenza nei Territori che iniziò nel Settembre 2000,
    gli
    Arabi israeliani per la prima volta si sono dati ad ampie proteste con
    una certa violenza.

    Gli Stati Uniti sono stati indipendenti per 226 anni [computo dal 1776
    al 2002 - Liang] eppure non hanno ancora integrato tutte le loro
    diverse
    comunità. Anche oggi, circa 40 anni dopo che fu adottata la
    legislazione
    sui diritti civili [nel 1963 - Liang], non si è ancora sradicata la
    discriminazione. Non c'è da stupirsi che in soli 54 anni [computo dal
    1948 al 2002 - Liang] Israele non abbia risolto tutti i suoi problemi
    sociali.

    19.b. [Mito]

    "Israele compie discriminazioni a danno degli Arabi israeliani
    impedendo
    loro di comprare la terra".

    19.b. [Fatti]

    All'inizio del [20°] secolo, il Fondo Nazionale Ebraico fu costituito
    dal Congresso Sionista Mondiale per acquistare in Palestina la terra
    per
    l'insediamento ebraico. Questa terra, e quella acquisita dopo la
    Guerra
    d'Indipendenza d'Israele, fu rilevata dal governo. Di tutta la
    superficie d'Israele, il 92% appartiene allo Stato ed è gestita
    dall'Ente di Gestione della Terra. Non può essere venduta a nessuno,
    sia
    egli ebreo od arabo. Il restante 8% del territorio è proprietà di
    privati. Per esempio, il Waqf arabo (la fondazione caritatevole
    mussulmana) è proprietario di terreni ad uso e beneficio specifico
    degli
    Arabi mussulmani. La terra del governo può essere concessa a chiunque,
    indipendentemente dalla razza, dalla religione o dal sesso. Tutti i
    cittadini arabi d'Israele possono ottenere terra del governo in
    concessione.

    19.c. [Mito]

    "Gli Arabi Israeliani subiscono discriminazioni nel mondo del lavoro".

    19.c. [Fatti]

    La legge israeliana vieta le discriminazioni nel mondo del lavoro.
    Secondo il Dipartimento di Stato, tutti i lavoratori
    israeliani "possono
    fondare organizzazioni sindacali liberamente ed aderirvi". La maggior
    parte dei sindacati fa parte dell'_Histadrut_ o della più piccola
    _Histadrut Ha-'Ovedim Ha-Leumit - Federazione Nazionale del Lavoro_,
    entrambe separate dal Governo.

    19.d. [Mito]

    "Gli Arabi nelle prigioni israeliane sono torturati, pestati ed
    uccisi".

    19.d. [Fatti]

    La prigione non è un luogo di villeggiatura ed abbondano le lagnanze
    sul
    trattamento dei detenuti nelle carceri americane. Le prigioni
    israeliane
    sono probabilmente tra quelle marcate più strettamente di tutto il
    mondo, ed un motivo è che il Governo consente ai rappresentanti della
    Croce Rossa e di altri gruppi di ispezionarle regolarmente.

    La legge israeliana vieta l'arresto arbitrario dei cittadini, e gli
    imputati sono considerati innocenti fino a prova contraria, hanno il
    diritto al decreto di _habeas corpus_ [ovvero di scarcerazione
    immediata
    perché l'arresto non si è dimostrato legale - Liang] e ad altri mezzi
    di
    tutela processuali. Israele non ha prigionieri politici e la sua
    magistratura è indipendente.

    Alcuni prigionieri, specialmente Arabi sospetti di coinvolgimento nel
    terrorismo, sono stati interrogati con metodi duri che sono stati
    criticati come eccessivi. La Corte Suprema d'Israele ha emesso una
    sentenza fondamentale nel 1999 che ha proibito l'uso di diverse
    modalità
    abusive d'interrogatorio.

    La pena capitale si è applicata una volta soltanto, nel caso di Adolf
    Eichmann, l'uomo in gran parte responsabile della Soluzione Finale. A
    nessun Arabo è mai stata inflitta la pena capitale, nemmeno dopo i più
    barbari atti di terrorismo.

    19.e. [Mito]

    "Israele usa la detenzione amministrativa per imprigionare degli Arabi
    pacifici senza processo".

    19.e. [Fatti]

    Israele ha ereditato e mantenuto alcune leggi promulgate dai
    Britannici;
    una è l'uso della detenzione amministrativa, che è lecita in alcune
    circostanze quando c'è di mezzo la sicurezza. Il detenuto ha diritto
    all'assistenza di un avvocato, e può interporre appello alla Suprema
    Corte d'Israele. L'onere di giustificare il processo a porte chiuse
    spetta all'accusa. Spesso i funzionari temono che esibire le prove in
    un
    processo a porte chiuse comprometterebbe i loro metodi spionistici e
    mettere in pericolo le vite delle persone che hanno fornito
    informazioni
    sulle attività terroristiche pianificate.


    In buona parte del mondo arabo la detenzione amministrativa è
    superflua,
    perché le autorità arrestano frequentemente la gente e la sbattono in
    galera senza alcuna garanzia processuale. Non possono protestare gli
    avvocati, le organizzazioni per i diritti umani o dei media
    indipendenti. Perfino negli Stati Uniti, che sono estremamente
    generosi
    a concedere la libertà su cauzione, la gente può essere trattenuta in
    custodia preventiva senza processo, e si sono applicati degli standard
    giuridici speciali per consentire la prolungata carcerazione dei
    Talebani e dei membri di Al-Qaida catturati in Afghanistan.

    "Non si giudica una democrazia dal modo in cui i suoi soldati, giovani
    maschi e femmine, reagiscono d'impulso ad una tremenda provocazione.
    Si
    giudica una democrazia dal modo in cui reagiscono i suoi tribunali,
    nel
    fresco spassionato delle camere di consiglio. E la Corte Suprema
    israeliana e le altre hanno reagito magnificamente. Per la prima volta
    nella storia del Medio Oriente, c'è una magistratura indipendente
    disposta ad ascoltare le lagnanze degli Arabi - Questa magistratura è
    detta Corte Suprema d'Israele" - Alan Dershowitz [3].

    19.f. [Mito]

    "Israele ha a lungo cercato di denegare i diritti politici ai
    residenti
    della Cisgiordania e di Gaza".

    19.f. [Fatti]

    Mentre difendeva la sua esistenza contro delle forze arabe ostili,
    Israele si impadronì della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
    Nell'affrontare una violenta insurrezione, Israele è stato costretto a
    limitare alcune attività dei Palestinesi. Israele non può offrire ai
    Palestinesi tutti i diritti che gli Americani danno per scontati in
    una
    nazione che non è in guerra, mentre i Paesi arabi mantengono uno stato
    di belligeranza con Israele, ed i Palestinesi si danno al terrorismo
    contro gli Israeliani.

    Dato il vincolo delle esigenze di sicurezza d'Israele, si sono fatti
    degli sforzi fin dall'inizio per dare ai Palestinesi la più grande
    libertà possibile. Dopo la Guerra dei Sei Giorni, la tradizionale
    leadership filogiordana continuò ad occupare molti impieghi pubblici,
    e
    ad essere pagata dalla Giordania. Si tennero le elezioni comunali nel
    1972 e nel 1976. Per la prima volta fu consentito alle donne ed a chi
    non era proprietario terriero di votare.

    Le elezioni del 1976 portarono al potere i sindaci arabi che
    rappresentavano diverse fazioni dell'OLP. Muhammad Milhem di Halhoul,
    Fahd Kawasmeh di Hebron e Bassam Shaka di Nablus erano affiliati al
    Fatah. Karim Khalaf di Ramallah rappresentava il Fronte Popolare per
    la
    Liberazione della Palestina, ed Ibrahim Tawil di El-Bireh era
    associato
    col Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina [4].

    Nel 1978 questi sindaci ed altri radicali formarono il Comitato
    Nazionale di Guida, che si opponeva vigorosamente ad ogni accordo con
    Israele, tentò di raccogliere ampi consensi per l'OLP in Cisgiordania
    ed
    incitò al rigetto del trattato di pace israelo-egiziano. Nel 1981
    Israele espulse Milhem e Kawasmeh. Fu concesso loro di tornare per
    appellarsi contro l'ordine di espulsione, che però fu confermato dalla
    Corte Suprema d'Israele.

    Due settimane dopo la sua espulsione, Milhem disse: "Non c'è spazio
    per
    l'esistenza dei Sionisti in una situazione di vera pace. Loro sono
    capaci di esistere solo in una situazione di tensione e di guerra ...
    e
    questo vale per tutti i partiti ... [essi] non sono né falchi né
    colombe, ma solo suini" [5].

    Kawasmeh fu nominato al Comitato Esecutivo dell'OLP nel 1984. Ma in
    quello stesso anno fu ucciso ad Amman da radicali palestinesi.

    Come parte dei negoziati di Camp David, Israele propose un piano di
    autonomia per concedere ai Palestinesi maggior controllo sui loro
    affari. I Palestinesi respinsero però l'opzione dell'autonomia, perché
    continuavano a sperare nella creazione di uno stato palestinese.

    Per il resto del decennio, Israele tentò nondimeno di spostare sempre
    più grandi responsabilità dagli amministratori militari a quelli
    civili,
    ed ai Palestinesi. Gli sforzi per dare ai Palestinesi maggiori
    responsabilità nei loro affari furono danneggiati dall'intifada.
    Durante
    la rivolta, gli Arabi palestinesi che desideravano cooperare con
    Israele
    furono attaccati e vennero azzittiti o con l'intimidazione o con
    l'omicidio. I funzionari governativi israeliani tentarono di mantenere
    un dialogo con molti Palestinesi, ma coloro di cui divenne nota
    l'identità divennero dei bersagli.

    Nei negoziati segreti di Oslo, Norvegia, nel 1993, i negoziatori
    israeliani e palestinesi si accordarono su un piano che avrebbe dato a
    questi ultimi un limitato autogoverno. I negoziati successivi hanno
    portato al ritiro israeliano da circa metà della Cisgiordania e da
    gran
    parte della Striscia di Gaza, e ad un sempre crescente controllo dei
    Palestinesi sui loro propri affari. L'Autorità Palestinese ora governa
    praticamente su tutti gli affari civili di circa il 98% dei
    Palestinesi
    nei territori. Ci si attende che un accordo politico finale porti alla
    creazione di uno stato palestinese in gran parte delle aree una volta
    controllate da Israele.

    19.g. [Mito]

    "Israele sta rubando l'acqua dagli Arabi nei Territori. Israele
    consente
    agli Ebrei di scavar pozzi, ma lo impedisce agli Arabi".

    19.g. [Fatti]

    Negli anni appena successivi alla guerra del 1967, le risorse idriche
    della Cisgiordania sono notevolmente migliorate. La rete idrica della
    regione meridionale di Hebron, ad esempio, fu accresciuta. Si
    scavarono
    nuovi pozzi presso Jenin, Nablus e Tulkarm. Più di 60 cittadine in
    Cisgiordania hanno ricevuto nuove reti idriche, od ebbero le antiquate
    ammodernate dall'amministrazione israeliana nei territori.

    A cavallo degli anni '70 ed '80, però, il Medio Oriente ha sofferto di
    una delle più gravi siccità della storia moderna. L'acqua nel Fiume
    Giordano e nel Lago di Tiberiade è scesa a livelli critici. La
    situazione si è ulteriormente aggravata all'inizio degli anni '90 e
    continua ad essere problematica nel nuovo millennio.

    A queste condizioni, il governo israeliano ha limitato lo scavo di
    nuovi
    pozzi in Cisgiordania. Non aveva altra scelta perché la Cisgiordania
    ed
    Israele usano la stessa falda acquifera, e l'[eccessivo] emungimento
    di
    acqua dolce potrebbe provocare l'infiltrazione di acqua salata.

    I contadini della Cisgiordania sono serviti da circa 100 fonti e 300
    pozzi - molti scavati decenni addietro ed ora sovrautilizzati. Le
    limitazioni sul supersfruttamento dei pozzi poco profondi avevano lo
    scopo di impedire l'infiltrazione di acqua salata od il totale
    esaurimento del pozzo. Alcuni pozzi sono stati scavati perché i
    villaggi
    ebrei potessero attingere a falde nuove e più profonde mai prima
    sfruttate. Normalmente queste falde non attingono alle meno profonde
    falde arabe.

    Alla fine del 1991 fu programmata una conferenza in Turchia per
    discutere il problema regionale dell'acqua. L'incontro fu silurato
    dalla
    Siria; ed i Siriani, i Giordani ed i Palestinesi boicottarono tutti e
    tre i colloqui multilaterali di Mosca del Gennaio 1992, che
    comprendevano un gruppo di lavoro sui problemi dell'acqua.

    Dopo gli accordi di Oslo, i Palestinesi erano più interessati a
    cooperare sulla questione dell'acqua. All'incontro del gruppo di
    lavoro
    multilaterale in Oman dell'Aprile 1994, fu approvata una proposta
    israeliana di riparare e migliorare le reti idriche nelle comunità di
    medie dimensioni (della Cisgiordania/Gaza, d'Israele ed altrove nella
    regione). Allo stesso tempo, fu creato un Ente Palestinese per le
    Acque,
    come richiesto dalla Dichiarazione dei Principi Israelo-Palestinese.

    Nel Novembre 1994 il gruppo di lavoro si incontrò in Grecia ed
    Israeliani, Giordani e Palestinesi si accordarono per iniziare a
    discutere sui principi o sulle linee guida per la cooperazione sui
    problemi idrici. Ulteriori progressi si ebbero su diverse questioni
    durante l'incontro del 1995 ad Amman e l'incontro del 1996 in Tunisia.
    Da allora i gruppi di lavoro non si sono più reincontrati.

    Israele non ha tagliato la quantità d'acqua assegnata all'Autorità
    Palestinese (AP) e sta valutando la possibilità di aumentarla ad onta
    dei tagli nell'assegnazione dell'acqua in Israele e la necessità di
    fornirne considerevoli quantità in Giordania, come richiesto dal
    trattato di pace.

    Contrariamente alle affermazioni di parte palestinese, Israele non ha
    neppure determinato la quantità d'acqua da fornire ai territori. La
    quantità fu specificata in negoziati tra le parti, con la
    partecipazione
    americana. Col consenso di ambo le parti, la quantità d'acqua fu
    accresciuta rispetto alla situazione prima dell'Accordo ad Interim. Ed
    allo stesso modo, si decise una formula per accrescere gradualmente
    l'assegnazione d'acqua durante il periodo interinale.

    I negoziati portarono inoltre a degli accordi sul numero dei pozzi che
    Israele deve scavare, ed il numero che debbono scavare l'AP ed
    organismi
    internazionali. Fu definita anche la cooperazione su problemi come i
    liquami e l'ambiente. Fu inoltre deciso che la giurisdizione sulle
    acque
    sarebbe stata trasferita ai Palestinesi nel quadro del trasferimento
    dei
    poteri civili, e che la situazione idrica sarebbe stata controllata da
    squadre di verifica congiunte.

    Israele ha adempiuto a tutti i suoi obblighi ai sensi dell'Accordo ad
    Interim. Si somministra la razione d'acqua convenuta, ed anche di più.
    La giurisdizione sull'acqua fu trasferito completamente ed al momento
    convenuto, ed Israele ha approvato lo scavo dei pozzi aggiuntivi.
    Israele e l'AP hanno costituito pattuglie congiunte per individuare
    casi
    di furto d'acqua ed altri problemi ad essa legati.

    Il problema idrico dei Palestinesi in verità non ha molto a che vedere
    con Israele. Secondo l'Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale, "la
    Cisgiordania e Gaza soffrono di cronica penuria d'acqua, che impedisce
    una soddisfacente crescita economica e che nuoce all'ambiente ed alla
    salute dei Palestinesi. La scarsa acqua disponibile è usata in modo
    inefficiente". L'analisi aggiunge che "le fonti palestinesi d'acqua
    sotterranea sono divenute sempre più inquinate a causa dell'inadeguato
    trattamento dei liquami e del sovraemungimento dei pozzi. I liquami
    grezzi vengono scaricati nelle vallate e nel Mar Mediterraneo,
    riducendo
    la già insufficiente qualità dell'acqua sotterranea estratta, ed
    inquinando il suolo, il mare, e la costa" [5a].

    19.h. [Mito]

    "Il modo in cui Israele usa le deportazioni viola la Quarta
    Convenzione
    di Ginevra".

    19.h. [Fatti]

    Lo scopo della Convenzione di Ginevra, approvato nel 1949, era
    l'impedire la ripetizione della politica nazista di deportazioni in
    massa di civili innocenti in campi di lavoro e di concentramento.
    Israele, ovviamente, queste cose non le fa. Quello che talvolta fa è
    espellere alcuni individui scelti che istigano alla violenza sia
    contro
    gli Ebrei che contro gli Arabi.

    La stessa Convenzione di Ginevra consente ad una potenza occupante di
    "intraprendere l'evacuazione parziale o totale di una data area se la
    sicurezza della popolazione od imprescindibili necessità militari lo
    esigono". La Corte Suprema Israeliana ha interpretato questo
    intendendo
    che Israele può espellere gli istigatori alla violenza se necessario
    per
    mantenere l'ordine pubblico o per proteggere la popolazione da
    violenze
    future. Tutti i deportati hanno il diritto di interporre appello
    avverso
    gli ordini di espulsione presso i tribunali israeliani, ma molti
    Palestinesi preferiscono di no.

    19.i. [Mito]

    "Il trattamento israeliano dei Palestinesi è simile al trattamento
    dei Neri nel Sudafrica dell'Apartheid".

    19.i. [Fatti]

    Anche prima della fondazione dello Stato d'Israele, i capi ebraici
    cercarono coscientemente di evitare la situazione che vigeva in
    Sudafrica. Come disse David Ben-Gurion al nazionalista palestinese
    Musa
    Alami nel 1934:

    "Non vogliamo creare una situazione come quella del Sudafrica, in cui
    i
    Bianchi sono i proprietari ed i sovrani, ed i Neri sono i lavoratori.
    Se
    non facciamo tutti i tipi di lavoro, facile e duro, qualificato e
    generico, se diveniamo dei semplici proprietari terrieri, allora
    questa
    non sarà la nostra patria" [6].

    Oggi nell'Israele proprio gli Ebrei sono la maggioranza, ma la
    minoranza
    araba è composta di cittadini a pieno titolo che godono di eguali
    diritti. Gli Arabi sono rappresentati alla Knesset, hanno fatto parte
    del Governo, sono stati ambasciatori di alto rango (come ad esempio in
    Finlandia) e giudici nella Corte Suprema. Sotto l'Apartheid, i
    Sudafricani neri non potevano votare e non erano cittadini del paese
    in
    cui essi erano la schiacciante maggioranza della popolazione. Delle
    leggi sancivano dove potevano vivere, lavorare e muoversi. Ed in
    Sudafrica il Governo uccideva i neri che protestavano contro la sua
    politica. Di contro, Israle consente libertà di movimento, di
    riunione e
    di parola. Alcuni dei più aspri critici del Governo sono gli Arabi
    israeliani che fanno parte della Knesset.

    Diversa è la situazione dei Palestinesi nei territori. I requisiti di
    sicurezza della nazione, ed una violenta insurrezione nei territori,
    costrinse Israele ad imporre delle restrizioni ai residenti arabi
    della
    Cisgiordania e della Striscia di Gaza che non sono necessarie
    all'interno dei confini israeliani precedenti al 1967. Tipicamente, i
    Palestinesi dei Territori mettono in discussione il diritto d'Israele
    ad
    esistere, mentre i Neri non cercavano la distruzione del Sudafrica, ma
    solo del regime di Apartheid.

    Se Israele desse piena cittadinanza ai Palestinesi, questo
    significherebbe che i Territori sono stati annessi, e nessun Governo
    israeliano è mai stato disposto a fare questo passo. Invece, grazie a
    dei negoziati, Israele ha acconsentito a dare ai Palestinesi sempre
    maggiore autorità sui loro affari. È probabile che un accordo finale
    consentirà alla maggior parte dei Palestinesi di diventare cittadini
    del
    loro proprio stato.

    "C'è ancora un'altra questione che nasce dal disastro delle nazioni
    che
    rimane tuttora irrisolta, e la cui profonda tragicità solo un Ebreo
    può
    capire: la questione africana. Non avete che da richiamare alla mente
    tutti quei terribili episodi della tratta degli schiavi, degli esseri
    umani che, solo perché erano neri, furono sottratti come bovini, presi
    prigionieri, catturati e venduti. I loro figli sono cresciuti in terre
    straniere, oggetto di disprezzo ed ostilità perché di diversa
    carnagione. Non mi vergogno a dire, sebbene possa rendermi con ciò
    ridicolo, che non appena avrò assistito alla redenzione degli Ebrei,
    il
    mio popolo, vorrei aiutare inoltre a redimere gli Africani" - Theodor
    Herzl [7]

    19.j. [Mito]

    "Le nazioni dell'Africa nera hanno interrotto le relazioni con
    Israele a
    causa delle sue politiche razziste verso i Palestinesi".

    19.j. [Fatti]

    Le nazioni dell'Africa nera non hanno interrotto le relazioni con
    Israele per motivi antirazzistici; la maggior parte ha interrotto i
    rapporti con lo Stato Ebraico nel 1973 a causa della pressione da
    parte
    dei paesi arabi produttori di petrolio. Soltanto il Malawi, il
    Lesotho e
    lo Swaziland hanno proseguito nella pienezza delle relazioni
    diplomatiche, mentre alcuni altri paesi hanno mantenuto i loro
    collegamenti attraverso gli "uffici per gli interessi israeliani"
    delle
    ambasciate straniere. Neppure i rapporti commerciali furono
    completamente interrotti; molti studenti dell'Africa nera
    continuarono a
    formarsi in Israele e [molti] esperti israeliani rimasero attivi in
    Africa.

    Israele ha avuto una lunga storia di rapporti amichevoli con i paesi
    dell'Africa nera. Dal 1957 al 1973 Israle ha formato migliaia di
    Africani in ogni aspetto della vita, tra cui l'agricoltura, la salute
    pubblica e l'economia. Migliaia di Africani sono venuti in Israele per
    formarsi, ed un analogo numero di Israeliani è stato mandato in Africa
    ad insegnare [8].

    Golda Meir, l'architetto della politica africana d'Israele, credeva
    che
    le lezioni apprese dagli Israliani potessero essere trasmesse agli
    Africani che, specialmente durante gli Anni '50, erano impegnati nello
    stesso processo di edificazione di una nazione. "Come loro", ella
    disse", noi ci siamo scossi di dosso il dominio straniero; come loro
    abbiamo dovuto imparare da noi a dissodare la terra, ad accrescere la
    resa dei raccolti, come irrigare, come allevare il pollame, come
    vivere
    insieme e come difenderci da soli". Israele poteva fornire un miglior
    modello per gli Stati africani appena divenuti indipendenti, pensava
    la
    Meir, perché gli Israeliani "sono stati costretti a trovare soluzioni
    a
    problemi di un genere che gli stati grandi ricchi e potenti non hanno
    mai avuto" [9].

    Una volta che il potere coercitivo dei paesi arabi produttori di
    petrolio fu eroso, i paesi africani cominciarono a riallacciare i
    rapporti con Israele ed a cercare nuovi progetti di cooperazione.
    Questa
    tendenza accelerò con gli attuali negoziati per la pace tra Israele
    ed i
    suoi vicini arabi. Ora 40 paesi africani mantengono relazioni
    diplomatiche con Israele, e frequentemente avvengono scambi di visite
    tra capi di stato e ministri dei governi. Nel Maggio 1994 il
    Presidente
    d'Israele Ezer Weizman partecipò allo storico insediamento di Nelson
    Mandela come primo Presidente nero del Sudafrica.

    19.k. [Mito]

    "Israele sta perseguendo una politica di genocidio verso i Palestinesi
    paragonabile al trattamento nazista degli Ebrei".

    19.k. [Fatti]

    Questa è forse la più odiosa delle accuse dei detrattori d'Israele.
    L'obbiettivo dei Nazisti era lo sterminio sistematico di tutti gli
    Ebrei
    d'Europa. Israele sta invece cercando la pace con i suoi vicini
    palestinesi. Più di un milione di Arabi vivono da liberi ed eguali
    cittadini d'Israele. Dei Palestinesi nei Territori, il 98% vive sotto
    l'amministrazione civile dell'Autorità Palestinese. Mentre Israele
    talvolta adopera aspre misure contro i Palestinesi dei Territori per
    proteggere i cittadini israeliani - ebrei e non-ebrei -
    dall'incessante
    campagna di terrore portata avanti dall'AP e dai radicali islamici,
    non
    c'è piano alcuno per perseguitare, sterminare od espellere il popolo
    palestinese.

    In risposta ad un siffatto confronto, opera di un poeta che aveva
    parlato di "SS sioniste", il critico letterario di "The New Republic"
    Leon Wieseltier osservò:

    "L'opinione che il Sionismo è Nazismo - non c'è altro senso possibile
    per la locuzione "SS sioniste" - non è di tipo diverso da quella che
    la
    Luna è una forma di formaggio. Non è solo chiaramente errata, è anche
    chiaramente stupida. Non mi abbasserò (sarebbe un esempio di "odio di
    sé"!) a spiegare pazientemente perché lo Stato d'Israele è diverso dal
    Terzo Reich, salvo che per dire che nulla di quel che è accaduto ai
    Palestinesi sotto il dominio israeliano può ragionevolmente
    confrontarsi
    con ciò che è accaduto agli Ebrei sotto il dominio della Germania, e
    che
    un gran numero di coloro che hanno sgobbato per dare pace e giustizia
    ai
    Palestinesi, ed una soluzione a questo barbaro conflitto, erano
    israeliani, alcuni addirittura primi ministri israeliani. Non c'è tipo
    di appoggio alla causa palestinese, né forma di decenza, che
    giustifichi
    la locuzione "SS sioniste" [10].

    19.l. [Mito]

    "Le politiche israeliane nei territori hanno provocato una crisi
    umanitaria fra i Palestinesi".

    19.l. [Fatti]

    È bene ricordare che Israele si era offerto di ritirarsi dal 97% della
    Cisgiordania e dal 100% di Gaza, e che è stato il rigetto della
    proposta, insieme con l'incessante terrorismo palestinese, ad aver
    costretto i soldati israeliani a compiere operazioni nei territori.
    Sebbene queste azioni abbiano provocato disagi alla popolazione
    palestinese, le Forze di Difesa Israeliane hanno continuato ad
    assicurare che fosse fornita assistenza umanitaria ai Palestinesi che
    ne
    avevano bisogno. Per esempio, in sole 48 ore (il 5 e 6 Gennaio 2003)
    le
    Forze di Difesa Israeliane:

    - hanno coordinato il trasporto dei Palestinesi che avevano bisogno di
    cure mediche, aiutando 40 di loro ad andare in ospedale, compresi
    quattro pazienti da Gaza che erano stati trasferiti in Israele per
    ricevere cure mediche;

    - hanno coordinato il trasferimento di 284 Palestinesi in
    Cisgiordania,
    trasportati in ambulanza;

    - hanno coordinato il passaggio di materiale per la costruzione di un
    ospedale a Kalkilya;

    - hanno coordinato il passaggio di generi di conforto a Betlemme;

    - hanno coordinato l'ingresso delle tessere annonarie inviate da
    un'organizzazione caritatevole internazionale ai residenti di Azoun;

    - hanno consentito la distribuzione di tessere annonarie della Croce
    Rossa a Salfit;

    - hanno coordinato il passaggio di prodotti agricoli e cibo tra
    Muassi e
    Khan Yunis;

    - hanno coordinato il passaggio di una squadra UNRWA a Gaza per
    aiutare
    la raccolta dell'immondizia;

    - hanno organizzato l'ingresso a Kalkilya di una famiglia araba
    israeliana di Gerusalemme Est per partecipare al matrimonio del loro
    figlio.

    Perfino al colmo dell'azione militare, come l'operazione per ripulire
    il
    nido di terroristi nel campo profughi di Jenin, le forze israeliane
    sono
    andate oltre il loro dovere per assistere i Palestinesi non
    combattenti.
    Nel caso dell'operazione di Jenin, ad esempio, l'ospedale del luogo fu
    tenuto in funzione con l'aiuto di un generatore consegnato sotto il
    fuoco nemico da un ufficiale israeliano [11].

    Il miglior modo per migliorare la situazione dei Palestinesi nei
    territori è per l'Autorità Palestinese fare i passi delineati
    dall'Amministrazione Bush - finirla con la violenza, riformare le sue
    istituzioni, eleggere nuovi capi - cosicché ricomincino i colloqui di
    pace e si possa negoziare una soluzione.

    19.m. [Mito]

    "Le lagnanze israeliane sui terroristi palestinesi nascosti tra i
    civili
    non sono che un tentativo di giustificare il loro uccidere persone
    innocenti".

    19.m. [Fatti]

    Israele non bersaglia mai dei civili. Sventuratamente, i terroristi
    palestinesi hanno a bella posta tentatodi nascondersi in mezzo alla
    popolazione civile nel tentativo di ritorcere l'etica militare
    d'Israele
    a suo danno. Gli stessi terroristi non badano alla vita dei
    Palestinesi
    innocenti, e questo è il perché non esitano a farsene scudo. Questo
    comportamento è una violazione del diritto internazionale. L'Articolo
    51
    dell'Emendamento del 1977 delle Convenzioni di Ginevra del 1949
    proibisce espressamente l'uso di scudi umani:

    "La presenza od i movimenti della popolazione civile o di singoli
    civili
    non si dovranno usare per rendere alcuni punti o zone immuni dalle
    operazioni militari, ed in particolar modo tentativi di proteggere gli
    obbiettivi militari dagli attacchi, o di proteggere, favorire od
    ostacolare delle operazioni militari" [12].

    Pertanto, sono i terroristi palestinesi i responsabili ultimi per
    l'uccisione od il ferimento dei non-combattenti in seguito
    all'abitudine
    dei terroristi di nascondersi in mezzo ai civili per farsene scudo.

    [Note]
    [1] Israeli Central Bureau of Statistics.
    [2] Israeli Central Bureau of Statistics.
    [3] Discorso alla Conferenza Politica dell'AIPAC(23Maggio1989)
    [4] Newsview, (23 Marzo 1982).
    [5] El-Wahda, (Abu Dhabi).
    [5a] "Water Resource Development," USAID West Bank and Gaza.
    [6] Shabtai Teveth, Ben-Gurion and the Palestinian Arabs: From Peace toWar, (London: Oxford University Press, 1985), p. 140.
    [7] Golda Meir, My Life, (NY: Dell Publishing Co1975),pp.308-309.
    [8] Moshe Decter, To Serve. To Teach. To Leave. The Study of Israel's Development Assistance Program in Black Africa, (NY: American Jewish Congress, 1977), pp. 7-8.
    [9] Meir, p. 306.
    [10] The New Republic, (30 Dicembre 2002).
    [11] Jerusalem Report, (20 Dicembre 2002).
    [12] Washington Times, (20 Febbraio 2003).
    Aialon
    00Thursday, October 4, 2007 1:14 PM
    Le rivolte palestinesi, di Mitchell G. Bard

    Miti da confutare
    20.01. "L'Intifada è stata una rivolta spontanea, prodotta soltanto
    dall'ira araba per le atrocità israeliane".

    20.02. "L'Intifada costituiva resistenza passiva. Al peggio, non ha
    significato niente di più che dei bimbi che lanciavano pietre contro
    soldati pesantemente armati".

    20.03. "La copertura mediatica dell'Intifada è stata onesta ed
    equilibrata".

    20.04. "L'OLP non ha avuto alcun ruolo nel fomentare la violenza
    nell'Intifada".

    20.05. "I Palestinesi morti nell'Intifada sono stati uccisi tutti
    dagli
    Israeliani".

    20.06. "Israele ha chiuso le scuole della Cisgiordania durante
    l'Intifada per privare i Palestinesi dell'istruzione".

    20.07. "L'erompere della violenza nel tardo 2000, chiamato dagli Arabi
    'l'Intifada di Al-Aksa', fu provocato dalla visita di Ariel Sharon al
    Monte del Tempio".

    20.08. "Una manciata di Israeliani sono stati uccisi nella rivolta,
    mentre migliaia di Palestinesi innocenti sono stati assassinati dalle
    truppe israeliane".

    20.09. "La violenza è una reazione comprensibile e legittima alle
    politiche israeliane".

    20.10. "La rivolta di Al-Aksa è stata portata avanti solo nei
    territori
    contesi, e non ha impatto nell'Israele proprio".

    20.11. "Israele usa della forza esagerata per rispondere a bimbi che
    non
    fanno che scagliar pietre".

    20.12. "L'Autorità Palestinese sta cercando di prevenire la violenza
    arrestando i terroristi e confiscando le armi illegali".

    20.13. "L'uccisione di un figlio protetto dal padre, mostrata in TV,
    mostra che Israele non esita ad uccidere bimbi palestinesi innocenti".

    20.14. "Israele usa proiettili di gomma per mutilare ed uccidere
    Palestinesi disarmati".

    20.15. "Il Rapporto Mitchell rese chiaro che la politica israeliana
    degli insediamenti è altrettanto da biasimare per il fallimento del
    processo di pace quanto la violenza palestinese, e che un congelamento
    degli insediamenti è indispensabile per por fine alla violenza".

    20.16. "L'uso da parte di Israele dei caccia F-16 esemplifica l'uso
    sproporzionato della forza impiegata da Israele contro degli innocenti
    civili palestinesi".

    20.17. "Arafat non può controllare i radicali palestinesi".

    20.18. "Israele ha sempre rifiutato di prendere qualsiasi passo per
    calmare la situazione, ed i suoi continui attacchi hanno provocato la
    violenza palestinese".

    20.19. "Israele non ha giustificazioni per trattenere le tasse dovute
    all'Autorità Palestinese".

    20.20. "I Palestinesi attaccano le forze israeliana in spontanee
    esplosioni di frustrazione".

    20.21. "I Palestinesi hanno osservato il cessate-il-fuoco negoziato
    dal
    Direttore della CIA George Tenet".

    20.22. "La politica israeliana di assassinare i terroristi
    palestinesi è
    immorale e controproducente".

    20.23. "Israele ammazza indiscriminatamente terroristi e civili
    palestinesi".

    20.24. "L'uso da parte d'Israele di armi di fabbricazione americana in
    rappresaglie contro i Palestinesi è illegale".

    20.25. "Israele ha perpetrato un massacro nel campo profughi di Jenin
    nell'Aprile 2002".

    20.26. "Israele si è opposto ad un'indagine da parte delle Nazioni
    Unite
    perché voleva celare i crimini che aveva commesso a Jenin".

    20.27. "Israele impedisce alle ambulanze palestinesi di portare i
    palestinesi malati e feriti in ospedale".

    20.28. "Le forze israeliane nell''Operazione Scudo Difensivo' avevano
    lo
    scopo di distruggere l'Autorità Palestinese e di rioccupare la
    Cisgiordania".

    20.29. "Israele ha chiuso tre _colleges_ nell'Autorità Palestinese nel
    Gennaio 2003 per punire ed umiliare i Palestinesi".

    20.30. "Israele usa i posti di blocco per denegare i diritti dei
    Palestinesi ed umiliarli".

    20.31. "Le lamentele d'Israele sui terroristi palestinesi che si
    nascondono tra i civili non sono che uno sforzo di giustificare il
    loro
    uccidere persone innocenti".

    20.32. "Le donne palestinesi stanno entrando nei ranghi dei bombaroli
    suicidi solo perché impegnate a 'liberare' la Palestina".

    [I miti in dettaglio]

    20.01. [Mito]

    "L'Intifada è stata una rivolta spontanea, prodotta soltanto dall'ira
    araba per le atrocità israeliane".

    20.01. [Fatti]

    Le false accuse di atrocità israeliane e l'istigazione da parte del
    clero mussulmano nelle moschee ha giocato un ruolo importante
    nell'avviare l'intifada (popolarmente tradotta come "rivolta", ma
    letteralmente significa "scuotersi"). Il 6 Dicembre 1987 un
    Israeliano fu pugnalato ed ucciso mentre faceva la spesa a Gaza. Il
    giorno dopo, quattro residenti del campo profughi di Jabalya morirono
    in un incidente stradale. Cominciarono a diffondersi tra i
    Palestinesi delle voci secondo cui i quattro erano stati
    deliberatamente uccisi dagli Israeliani per vendetta [1]. Scoppiò un
    ammutinamento a Jabalya la mattina del 9 Dicembre, durante il quale
    un dicassettenne fu ucciso da un soldato israeliano dopo aver
    scagliato una Molotov contro una pattuglia dell'esercito [2]. Questo
    innescò presto un'ondata di tumulti che travolse la Cisgiordania,
    Gaza e Gerusalemme.

    20.02. [Mito]

    "L'Intifada costituiva resistenza passiva. Al peggio, non ha
    significato niente di più che dei bimbi che lanciavano pietre contro
    soldati pesantemente armati".

    20.02. [Fatti]

    L'Intifada è stata violenta fin dall'inizio. Durante i primi quattro
    anni della rivolta le Forze di Difesa Israeliane hanno riferito di
    3.600 lanci di Molotov, 100 lanci di bombe a mano, e 600 attacchi con
    armi da fuoco ed esplosivo. Tale violenza era diretta tanto contro i
    soldati quanto contro i civili. Tra il 9 Dicembre 1987 e la firma
    degli accordi di Oslo (13 Settembre 1993), sono stati uccisi 160
    Israeliani, tra cui 100 civili. Molte migliaia sono stati i feriti
    [6].

    20.03. [Mito]

    "La copertura mediatica dell'Intifada è stata onesta ed equilibrata".

    20.03. [Fatti]

    I membri più sinceri dei media hanno ammesso che la copertura
    dell'Intifada era sbilanciata. Secondo Steven Emerson, che era allora
    un corrispondente della CNN, i giornalisti USA hanno acconsentito al
    controllo palestinese su quel che veniva filmato. Un operatore
    israeliano che lavorava per diverse reti USA disse ad Emerson che "se
    puntiamo la telecamera alla scena sbagliata, siamo morti". In altri
    casi, le reti distribuirono dozzine di telecamere ai Palestinesi
    perché potessero riprendere sciopri, rivolte e funerali. "Non c'è
    modo alcuno di accertarsi dell'autenticità di ciò che è ripreso, né
    c'è modo di impedire alle videocamere di essere usate come uno
    strumento per indire una dimostrazione", scrisse [8]

    Sebbene circa un terzo di tutti i Palestinesi uccisi nel 1989 fossero
    stati uccisi dai loro fratelli arabi, solo 12 degli oltre 150 servizi
    invitati dalle reti USA dalla Cisgiordania quell'anno trattarono
    della lotta intestina. "Mentre il terrorismo politico palestinese
    nella Cisgiordania fatica a fare notizia", scrisse Emerson, "panzane
    vere e proprie sulla brutalità israeliana sono riferite
    acriticamente".

    Per esempio, all'inizio del 1988 dei giornalisti furono chiamati
    all'Ospedale El-Mokassed a Gerusalemme per riprendere l'agonia di un
    ragazzo palestinese. Il suo dottore palestinese lo mostrò con in
    corpo i tubi e le cannule dell'apparecchio rianimatore, e sostenne
    che il bimbo era stato selvaggiamente pestato dai soldati israeliani.
    L'8 Febbraio 1988 Peter Jennings dell'ABC presentò il servizio
    dicendo che dei funzionari ONU "dicono che gli Israeliani hanno
    ammazzato di botte un altro Palestinese nei Territori". Anche l'NBC e
    la CBS hanno dato ampia pubblicità all'accusa.

    Ma la storia non era vera. Secondo l'autopsia e la cartella clinica
    del ragazzo, egli morì di emorragia cerebrale. Era stato malato per
    oltre un anno. Insomma, scrisse Emerson, le reti USA "sono state
    complici di un massiccio inganno sul conflitto in Cisgiordania".

    Martin Fletcher, il capo dell'ufficio di Tel Aviv dell'NBC,
    riconosceva che l'intifada poneva un problema di equità. Egli notò
    che i Palestinesi manipolavano i media occidentali facendosi credere
    dei "Davide" contro il "Golia" israeliano, una metafora usata dallo
    stesso Fletcher in un servizio del 1988.

    "L'intera ribellione è stata rivolta verso i media e, senza dubbio,
    continuò grazie ai media", egli disse. Fletcher ammise apertamente di
    aver accettato degli inviti da giovani Palestinesi a filmare attacchi
    violenti contro i residenti ebrei della Cisgiordania.

    "È davvero una questione di manipolazione dei media. E la domanda è:
    Quanto giochiamo a questo gioco? [Lo facciamo] allo stesso modo in
    cui ci presentiamo a tutte le opportunità di fotografare Bush o
    Reagan. Noi giochiamo a quel gioco perché ci servono le immagini" [9].

    20.04. [Mito]

    "L'OLP non ha avuto alcun ruolo nel fomentare la violenza
    nell'Intifada".

    20.04. [Fatti]

    Per tutta l'Intifada, l'OLP ha giocato un ruolo guida
    nell'orchestrare l'insurrezione. Per esempio, la Leadership Unificata
    dell'Intifada (UNLI), dominata dall'OLP, emetteva spesso dei
    volantini che dettavano in che giorni occorreva accrescere la
    violenza, e chi doveva esserne il bersaglio.

    Per esempio, nel 1989 l'OLP dichiarò il 13 Febbraio una data
    per "accrescere gli attacchi contro i collaboratori" ed i "traditori"
    che lavorano per l'Amministrazione Civile dei Territori. La stazione
    radio dell'OLP a Baghdad descriveva metodi di incendio doloso con
    cui "i frutteti ed i campi del nemico sionista si possono mandare a
    fuoco" [11].

    Il New York Times descrisse la scoperta di "un deposito di
    dettagliati documenti segreti che mostravano che l'OLP aveva
    assoldato dei killer del luogo per assassinare altri Palestinesi e
    compiere 'attività militari' contro gli Israeliani". Un documento
    descriveva come l'OLP voleva che gli attacchi fossero attribuiti a
    gruppi fantasma per non disturbare il dialogo USA-OLP [12].

    Yasser Arafat difendeva l'uccisione di Arabi convinti di "collaborare
    con Israele". Egli delegò l'autorità di compiere esecuzioni alla
    leadership dell'intifada. Dopo gli omicidi, lo squadrone della morte
    dell'OLP locale inviava il fascicolo del caso all'OLP. "Abbiamo
    studiato i fascicoli dei giustiziati, ed abbiamo trovato che solo due
    dei 118 giustiziati erano innocenti", disse Arafat. Le vittime
    innocenti sono state dichiarate "martiri dela rivoluzione
    palestinese" dall'OLP [13].

    I Palestinesi venivano uccisi col coltello, con l'ascia, con armi da
    fuoco, a bastonate e bruciati con l'acido. Varie erano le
    giustificazioni per gli omicidi. Alcune volte essere impiegati
    nell'Amministrazione Civile in Cisgiordania ed a Gaza era motivo
    sufficiente. In altri casi, il contatto con gli Ebrei garantiva una
    condanna a morte. Nell'Ottobre 1989, un padre palestinese si sette
    figli fu ucciso col coltello a Gerico dopo aver venduto degli
    ornamenti floreali a degli Ebrei che stavano costruendo una "sukkah"
    (capanna - esiste appunto la Festa delle Capanne). Accuse
    di "collaborazione" con Israele furono talvolta usate come pretesto
    per atti di vendetta personale. Anche delle donne convinte di essersi
    comportate "in modo immorale" furono tra le vittime [14].

    Gli appelli alla violenza dell'UNLI crebbero dopo la rivolta del
    Monte del Tempio del 1990 in cui furono uccisi 17 Arabi. Yasser Abd-
    Rabbo - un tempo l'interlocutore dell'OLP nel suo dialogo con gli
    USA - dichiarò che "la guerra degli accoltellamenti contro gli
    usurpatori di Gerusalemme sta soltanto cominciando" [15].

    L'OLP continuò i suoi sforzi per fomentare la violenza per tutto il
    1991. Il 3 Marzo l'UNLI emise un comunicato che chiedeva "un più alto
    livello di confronto" con le forze israeliane in Cisgiordania ed a
    Gaza. Un altro volantino OLP, emesso in Settembre, invocò
    l'"esecuzione" di chiunque vendesse delle proprietà in Gerusalemme
    agli Ebrei [16].

    Secondo il governo israeliano, l'FPLP da solo compì 122 attacchi
    terroristici nel 1998, che hanno portato all'omicidio di 18 residenti
    in Israele e nei territori. I crimini commessi da Fatah comprendevano
    l'omicidio, il 4 Luglio, di un Arabo di 61 anni che abitava in un
    villaggio vicino a Jenin; l'omicidio in Settembre del Sergente
    israeliano Yoram Cohen e l'omicidio, in Ottobre, di un uomo trovato
    pugnalato in una strada di Gaza, con la testa dentro un sacco. Un
    biglietto con le parole "Forza-17", la guardia del corpo personale di
    Arafat, fu trovato sul corpo [17].

    Nelle fasi successive dell'Intifada, Hamas cominciò a contendere
    all'OLP il controllo della rivolta. Nel Dicembre 1992, per esempio,
    Hamas ha iniziato a bersagliare i soldati delle Forze di Difesa
    Israeliane, uccidendone quattro in diverse audaci imboscate.

    20.05. [Mito]

    "I Palestinesi morti nell'Intifada sono stati uccisi tutti dagli
    Israeliani".

    20.05. [Fatti]

    All'inizio, più Palestinesi morivano in scontri con le truppe
    israeliane - battaglie normalmente innescate da attacchi arabi contro
    i soldati - di quanti fossero uccisi dai loro compagni palestinesi
    nell'"intrafada". Questo cambiò drammaticamente all'inizio del 1990.
    In quell'anno, il numero dei Palestinesi che moriva negli scontri con
    gli Israeliani scese a meno della metà. Più Palestinesi venivano
    uccisi dai Palestinesi nell'"intrafada" in quel periodo. Le uccisioni
    intestine crebbero nel 1991, con 238 Palestinesi (prima erano 156)
    morti nell'"intrafada", più del triplo del numero dei morti per mano
    israeliana [18].

    Oltre 200 Palestinesi furono uccisi dai loro compagni palestinesi nel
    1998, più del doppio del numero degli uccisi negli scontri con le
    forze di sicurezza israeliane. I metodi di uccisione, riferì Steven
    Emerson, comprendevano la decapitazione, la mutilazione, il taglio
    delle orecchie, l'amputazione degli arti e versare acido sul volto
    delle vittime [19].

    Il regno del terrore divenne così serio che alcuni Palestinesi
    espressero pubbliche preoccupaizoni sui disordini. L'OLP iniziò ad
    invocare la fine della violenza, ma continuarono gli omicidi ad opera
    dei suoi membri e rivali.

    Come riferì il New York Times, quando molti Palestinesi udivano
    bussare alla porta a tarda notte, essi erano sollevati quando
    trovavano un soldato israeliano alla porta anziché un Palestinese
    mascherato [20]. Anche dopo il raffreddarsi dell'Intifada seguito
    alla firma della Dichiarazione dei Principi nel 1993, la guerra
    intestina tra i Palestinesi continuò, e persiste tuttora.

    20.06. [Mito]

    "Israele ha chiuso le scuole della Cisgiordania durante l'Intifada
    per privare i Palestinesi dell'istruzione".

    20.06. [Fatti]

    Le opportunità d'istruzione nei Territori sono notevolmente cresciute
    sotto il dominio israeliano. Il numero delle scuole elementari e
    secondarie è cresciuto di oltre un terzo tra il 1967 ed il 1988. Le
    donne sono state le principali beneficiarie del boom. Dal 1970 al
    1986, ad esempio, la percentuale delle donne che non frequentava la
    scuola fu più che dimezzata, facendola scendere dal 67% al 32%. Prima
    del 1967, non c'erano università in Cisgiordania; sei sono state
    costruite sotto l'amministrazione israeliana.

    Ad onta dell'intifada, gli asili nido e le scuole materne, e buona
    parte degli istituti professionali della Cisgiordania rimasero aperti
    perché nessuna venne usata per istigare alla violenza. Anche le
    scuole di Gaza sono rimaste aperte perché i fondamentalisti islamici
    radicali lì usavano le moschee, non le scuole, per incitare i loro
    seguaci.

    Ma l'OLP ha usato molte scuole per elicitare attacchi contro gli
    Israeliani. Si sono trovati depositi di coltelli, bastoni e sbarre di
    ferro nascosti negli edifici scolastici. "Le scuole sono il luogo
    naturale per far iniziare una dimostrazione", scrisse il giornalista
    palestinese Daoud Kuttab. "Nelle scuole, le dimostrazioni ed i lanci
    di pietre sono parte di una tradizione ... Colpire un'auto israeliana
    significa diventare un eroe" [21].

    Nel 1988 Israele ha chiuso alcune scuole secondarie e collegi in
    Cisgiordania che venivano usati per orchestrare l'insurrezione. Dopo
    che ebbe annunciato le chiusure, Israele si offrì di riaprire ogni
    scuola il cui preside avesse garantito che le sue scuole sarebbero
    state usate per istruire i ragazzi, non per incoraggiare i tumulti.
    Ma gli educatori, molti dei quali intimiditi dalla leadership della
    rivolta, rimasero in silenzio. Quando la violenza diminuì, Israele
    riaprì tutte le scuole superiori, i collegi e le università.

    È interessante notare che quando la coalizione guidata dagli USA
    attaccò l'Afghanistan nell'Ottobre del 2001, l'Autorità Palestinese
    reagì alle violente proteste dei Palestinesi nella Striscia di Gaza
    chiudendovi le università e le scuole [23].

    20.07 [Mito]

    "L'erompere della violenza nel tardo 2000, chiamato dagli Arabi
    'l'Intifada di Al-Aksa', fu provocato dalla visita di Ariel Sharon al
    Monte del Tempio".

    20.07 [Fatti]

    Secondo i portavoce palestinesi, la violenza è stata causata dalla
    sconsacrazione di un posto santo musulmano - Al-Sharif di Haram(il
    Monte
    del Tempio) – del leader del Likud Ariel Sharon e di "migliaia di
    soldati israeliani" che lo hanno accompagnato. La violenza è stata
    compiuta dalle forze Israeliane attraverso attacchi non provocati,
    hanno
    invaso i territori controllati dai Palestinesi e "massacrato" i civili
    palestinesi indifesi, che hanno soltanto gettato pietre per
    autodifesa.
    L'unico modo per fermare la violenza, quindi, è che Israele cessi il
    fuoco e rimuova le sue truppe dalle zone palestinesi.

    La verità è drammaticamente differente.

    Imad Faluji, ministro delle comunicazioni dell'autorità palestinese,
    mesi dopo la visita di Sharon, ha ammesso che la violenza era stata
    progettata a luglio, molto prima della "provocazione" di Sharon.
    Questa
    [ la sommossa ] era stata progettata fin dal ritorno del presidente
    Arafat da Camp David, quando ha rovesciato la situazione a danno
    dell'ex
    presidente degli Stati Uniti ed ha rifiutato le condizioni
    americane." 1



    "la visita di Sharon non ha causato "l'Intifada Al-Aksa."

    - conclusione del rapporto Mitchell (4 maggio 2001)


    La violenza è cominciata prima del 28 settembre 2000, data della
    visita
    di Sharon al Monte del Tempio. Il giorno prima, per esempio, un
    soldato
    israeliano è stato ucciso alla stazione di Netzarim. Il soldato è
    stato
    ucciso dopo l'esplosione di una bomba al bordo della strada. Il giorno
    seguente dentro la città di Kalkilya in Cisgiordania, un ufficiale
    della
    polizia palestinese, lavorando con la polizia israeliana in una
    perlustrazione congiunta, ha aperto il fuoco ed ucciso il suo omologo
    israeliano.

    I media ufficiali dell'autorità palestinese hanno esortato i
    Palestinesi
    alla violenza. Il 29 settembre, la "Voce della Palestina", la stazione
    radiofonica ufficiale dell'autorità palestinese ha richiamato "tutti i
    Palestinesi per venire a difendere la moschea di Al-Aksa". L'autorità
    palestinese ha chiuso le sue scuole ed ha trasportato gli allievi
    palestinesi al Monte del Tempio per partecipare ai tumulti
    organizzati.

    Appena prima di Rosh Hashanah (il 30 settembre), il capodanno ebraico,
    quando centinaia di israeliani stavano pregando al muro occidentale
    (il
    Muro del Pianto), migliaia degli Arabi hanno cominciato a gettare
    mattoni e rocce verso la polizia israeliana e gli ebrei che pregavano.
    Allora i tumulti si allargarono alle città e ai villaggi attraverso
    Israele, alla Cisgiordania ed alla striscia di Gaza.

    Il Ministro della sicurezza interna Shlomo Ben-Ami ha consentito a
    Sharon di andare al Monte del Tempio - luogo più santo dell'ebraismo,
    che i musulmani hanno rinominato Haram Al-Sharif e considerano come il
    terzo luogo più santo dell'islam - solo dopo aver chiamato il capo
    della
    sicurezza palestinese Jabril Rajoub ed aver ricevuto la sua
    assicurazione che se Sharon non fosse entrato nelle moschee, non ci
    sarebbe stato nessun problema. La necessità di proteggere Sharon si è
    presentata quando Rajoub, successivamente, ha affermato che la polizia
    palestinese non avrebbe fatto niente per impedire la violenza durante
    la
    visita.

    Sharon non ha tentato di entrare in alcuna moschea e la sua visita di
    34
    minuti al Monte del Tempio è stata fatta durante le ore normali in cui
    la zona è aperta ai turisti. Giovani palestinesi – successivamente
    contati intorno a 1.500 – hanno gridato slogan nel tentativo
    d'infiammare la situazione. Circa 1.500 poliziotti israeliani erano
    presenti alla scena per prevenire la violenza.

    C'erano disturbi limitati durante la visita di Sharon, principalmente
    consistenti nel gettare pietre. Durante il resto del giorno, il lancio
    di pietre sono continuati sul Monte del Tempio e nelle vicinanze, che
    hanno causato il ferimento di 28 poliziotti israeliani, tre dei quali
    sono stati ricoverati. Non ci sono notizie di lesioni ai palestinesi
    quel giorno. La significativa e organizzata violenza è iniziata da
    Palestinesi il giorno che segue le preghiere di venerdì.



    "non è un errore che il Corano ci avverte dell'odio degli ebrei e
    li ha messi all'inizio della lista dei nemici dell'islam. Oggi gli
    ebrei
    reclutano il mondo contro i musulmani ed usano tutti i generi di armi.
    Stanno saccheggiando il posto più caro ai musulmani, dopo Mecca e
    Medina
    e minacciano il posto che i musulmani hanno guardato inizialmente
    quando
    hanno pregato e la terza città più santa dopo Mecca e Medina.
    Desiderano
    erigere il loro tempio su quel posto.... I musulmani sono pronti a
    sacrificare le loro vite e il sangue per proteggere la natura islamica
    di Gerusalemme e del EL Aksa!"

    - sceicco Hian Al-Adrisi, brano del discorso nella moschea di
    Al-Aksa (29 settembre 2000) 2




    La reale sconsacrazione dei posti santi è stata perpetrata dai
    Palestinesi, non dagli israeliani. Nel mese di ottobre del 2000, le
    folle palestinesi hanno distrutto uno santuario ebraico a Nablus – la
    tomba di Joseph – strappando e bruciando libri ebraici di preghiera.
    Hanno lapidato chi pregava alla parete occidentale ed hanno attaccato
    la
    tomba del Rachel a Betlemme con bombe incendiarie e armi automatiche.

    Nessuno dei violenti attacchi sono stati iniziati dalle forze di
    sicurezza Israeliane, che in tutti i casi hanno risposto alla violenza
    palestinese che è andata ben oltre lo gettare pietre. Incluso massicci
    attacchi con le armi automatiche e il linciaggio dei soldati
    israeliani.
    La maggior parte degli attacchi armati erano dei membri di Tanzim –
    propria milizia di Arafat .

    Il numero sproporzionato di incidenti palestinesi era l'inevitabile
    risultato di una milizia irregolare e male addestrata che attacca un
    esercito normale ben allenato e il frequente uso del Tanzim di civili
    palestinesi come scudi per i suoi attacchi.

    Poiché tutti gli attacchi sono stati iniziati da Palestinesi sotto gli
    ordini di Arafat, solo Arafat ha il potere di concludere la violenza.
    Israele e gli Stati Uniti lo hanno invitato a fare così e rinnovare il
    processo di pace .



    "le questioni di Gerusalemme, dei rifugiati e della sovranità sono
    una e saranno finite sul campo e non nelle trattative. A questo punto
    è
    importante preparare la società palestinese per la sfida del prossimo
    punto perché ci troveremo inevitabilmente in un confronto violento con
    Israele per creare nuovi fatti sul campo... Credo che la situazione in
    avvenire sara più violenta dell' Intifada."

    -- Abu-Ali Mustafa dell'autorità palestinese, (23 luglio 2000) 3

    20.08. [Mito]

    "Una manciata di Israeliani sono stati uccisi nella rivolta, mentre
    migliaia di Palestinesi innocenti sono stati assassinati dalle truppe
    israeliane".

    20.08 [Fatti]

    Durante l'"Intifada di Al-Aksa", il numero delle vittime palestinesi
    è stato superiore al numero delle vittime israeliane; però il divario
    si è ristretto dato che i bombaroli suicidi palestinesi hanno usato
    bombe sempre più potenti per uccidere sempre più Israeliani nei loro
    attacchi terroristici. A metà Febbraio 2003, erano stati uccisi 2075
    Palestinesi e 727 Israeliani.

    Lo sproporzionato numero di vittime palestinesi è soprattutto il
    risultato del numero dei Palestinesi coinvolti nella violenza ed è il
    risultato inevitabile di un attacco da parte di una milizia di
    irregolari male addestrati contro un esercito regolare ben
    addestrato. La sfortunata morte di non-combattenti è dovuta in buona
    parte all'abitudine degli uomini d'arme e dei terroristi di farsi
    scudo dei civili.

    Cosa più significativa dei tragici totali è però la scomposizione
    delle vittime. Secondo uno studio, i non-combattenti palestinesi
    erano soprattutto adolescenti maschi e giovanotti maschi. "Questo
    contraddice completamente le accuse che Israele
    abbia 'indiscriminatamente preso a bersaglio donne e bambini'",
    secondo lo studio. "Sembra che ci sia una sola spiegazione
    ragionevole per questi risultati: che gli adulti ed i ragazzi maschi
    palestinesi si siano comportati in modo da mettersi in conflitto con
    le forze armate israeliane".

    Di contro, il numero delle donne e dei vecchi tra le vittime non-
    combattenti israeliane mostra la casualità degli attacchi
    palestinesi, e fino a che punto i terroristi hanno ucciso degli
    Israeliani per il "crimine" di essere israeliani [3b]. I soldati
    israeliani non bersagliano Palestinesi innocenti, ma i terroristi
    palestinesi bersagliano i civili israeliani.

    20.09. [Mito]

    "La violenza è una reazione comprensibile e legittima alle politiche
    israeliane".

    20.09. [Fatti]

    La base del processo di pace è che le dispute dovrebbero essere
    risolte
    con le trattative. Una delle condizioni che Israele ha posto prima di
    acconsentire a negoziare con l'OLP era che l'organizzazione
    rinunciasse
    al terrorismo. Formalmente lo ha fatto; tuttavia, l'OLP ed altri
    gruppi
    ed individui palestinesi hanno ricorso costantemente alla violenza da
    quando il processo dI Oslo è cominciato nel 1993. Sia che Israele
    abbia
    fatto o non le concessioni, i Palestinesi ancora hanno commesso gli
    attacchi efferati. In alcuni casi le atrocità sono state perpetrate a
    causa di maltrattamento presunto; in altri casi, sono intenzionali
    sforzi di sabotare le trattative. Con noncuranza, l'autorità
    palestinese, che ha quasi una forza di polizia di 40,000 persone (più
    grande di quanto consentito dagli accordi di pace) e multiple agenzie
    di
    intelligence, deve essere considerata responsabile per il mantenimento
    della pace.

    Dalla firma della dichiarazione dei principi 4
    (13 settembre 1993 -11 Agosto 1999)

    Attività Terroristiche - Giudea e Samaria - Striscia Di Gaza

    Soldati dell'Idf uccisi - 20 - 32
    Soldati dell'Idf feriti - 617 - 419
    Civili israeliani uccisi - 43 - 5
    Civili israeliani feriti - 567 - 86
    Bombe Molotov - 1.784 - 715
    Sparatorie - 305 - 453
    Casi di incendio doloso - 102 - 13
    Dispositivi esplosivi - 157 - 181
    Granate a frammentazione - 58 - 62
    Accoltellamenti - 284 - 214

    Civili israeliani e soldati israeliani uccisi nell'"Intifada Al-Aksa"
    (29 Settembre 2000 - 13 Febbraio 2003)

    Modalità omicide - Civili - Militari - Totale

    Sassate - 2 - 0 - 2
    Accoltellamenti - 5 - 0 - 5
    Investimenti stradali - 1 - 7 - 8
    Linciaggi - 14 - 2 - 16
    Spari - 83 - 80 - 163
    Spari da un veicolo - 27 - 9 - 36
    Spari ad un veicolo - 53 - 10 - 63
    Spari a città e paesi - 13 - 3 - 16
    Spari a basi militari - 0 - 25 - 25
    Attentati dinamitardi - 23 - 30 - 53
    Attentati suicidi - 269 - 28 - 297
    Autobombe - 15 - 23 - 38
    Tiri di mortaio - 0 - 1 - 1
    Altre - 1 - 3 - 4

    Totale - 506 - 221 - 727

    20.10. [Mito]

    "La rivolta di Al-Aksa è stata portata avanti solo nei territori
    contesi, e non ha impatto nell'Israele proprio".

    20.10. [Fatti]

    La violenza palestinese in Cisgiordania e Gaza ha ucciso numerosi
    civili
    e soldati. In più, i terroristi che si comportano in nome della
    sommossa
    hanno effettuato atroci attacchi all'interno d'Israele. La violenza
    inoltre ha effetto collaterale sulla psiche israeliana, sui militari e
    sull'economia israeliani.

    Gli israeliani devono ora essere attenti a viaggiare attraverso molte
    parti d'Israele e dei territori che dovrebbero essere sicuri. I
    Palestinesi inoltre sparano agli ebrei da nascondigli, in città quale
    Gilo che sono fuori dei territori. La violenza ha insidiato
    severamente
    la fede degli israeliani che se facessero le concessioni territoriali,
    la pace con i Palestinesi sarebbe possibile.

    La sommossa, inoltre, interessa la prontezza militare perché le truppe
    devono essere deviate dall'addestramento e dalla preparazione contro
    le
    minacce dalle nazioni ostili e invece deve focalizzarsi sulla
    repressione dei tumulti e sulla lotta al terrorismo.

    Per concludere, la violenza ha causato una riduzione marcata del
    turismo
    ed ha danneggiato le relative industrie. Circa 64.000 israeliani hanno
    perso i loro lavori a causa della rivolta palestinese. 5

    È non sono soltanto gli israeliani che soffrono. La perdita del
    turismo
    danneggia anche i Palestinesi. Il numero di turisti, per esempio, che
    visitano normalmente Betlemme per natale è significativamente
    diminuito.
    Lo stesso è in altri luoghi di pellegrinaggio nell'autorità
    palestinese
    . Anche i commercianti palestinesi in luoghi come la città vecchia
    sono
    influenzati dal calo del turismo. Gli attacchi terroristici, inoltre,
    costringono Israele a proibire periodicamente agli operai palestinesi
    di
    entrare in Israele, danneggiando gli individui che provano a fare una
    vita ed a provvedere alle loro famiglie.



    "L'Autorità palestinese si è trasformata in un entità terrorista.
    Gli attacchi terroristici contro di noi non sono solo portati da corpi
    non ufficiali, ma anche livelli ufficiali stanno giocando attivamente
    il
    loro ruolo."

    — Shaul Mofaz Capo dello Staff israeliano6

    20.11. [Mito]

    "Israele usa della forza esagerata per rispondere a bimbi che non
    fanno
    che scagliar pietre".

    20.11. [Fatti]

    Palestinesi, giovani e vecchi, attaccano civili e militari israeliani
    con diverse armi. Quando loro lanciano pietre, queste non sono
    sassolini, ma grandi sassi che possono essere causa di serie ferite.
    Immagina te stesso colpito alla testa da un masso.

    Generalmente, le truppe israeliane sotto attacco ne hanno contate meno
    di 20, mentre i loro assalitori , muniti di bombe Molotov,pistole,
    fucili d'assalto, mitragliatrici, bombe a mano ed esplosivi, ne hanno
    contate centinaia. Inoltre, mescolati fra i lanciatori di pietre ci
    sono stati Palestinesi, spesso poliziotti, armati di pistole.
    Scontrandosi con folla arrabbiata, violenta, la polizia israeliana ed
    i
    soldati spesso non hanno altra scelta che difendersi sparando
    pallottole
    di gomma e, nelle situazioni in cui si è minacciata la vita,
    pallottole
    vere.

    L'uso di fuoco vivo dei Palestinesi ha significato che le forze
    israeliane sono dovute rimanere ad una certa distanza da quelli che
    iniziano la violenza. In più, la minaccia di forza contro gli
    israeliani è stata una minaccia mortale. Entrambi i fattori hanno
    impedito l'uso dei metodi tradizionali di controllo dei tumulti.

    Secondo le regole di combattimento per le truppe israeliane nei
    territori, l'uso di armi è autorizzato solamente nelle situazioni di
    minaccia mortale o, con significative limitazioni, durante l'arresto
    d'un individuo ritenuto sospetto di commettere una grave offesa alla
    sicurezza. In tutti i casi, le attività dell'IDF sono state governate
    da una prioritaria politica di contenimento, dal requisito della
    proporzionalità e dalla necessità di approntare tutte le misure
    possibili per evitare danni ai civili non colpevoli.

    Nel frattempo, i Palestinesi hanno intensificato i loro attacchi
    violenti contro gli israeliani usando i mortai ed i missili anti-carro
    introdotti illegalmente nella striscia di Gaza. I Palestinesi hanno
    sparato colpi di mortaio sulle Comunità ebraiche a Gaza e in Israele
    e i
    rapporti dell'IDF indicano che missili anti-carro sono stati sparati
    alle forze israeliane a Gaza.

    Il capo del personale dell'IDF Shaul Mofaz ha detto alle associazioni
    ebraiche americane in visita il 28 febbraio 2001, che l' autorità
    palestinese sta accumulando le armi introdotte di nascosto a Gaza dal
    mare e dai trafori sotterranei collegati all'Egitto.

    Il possesso e l'uso dei Palestinesi di queste armi e di altri
    armamenti
    viola gli impegni che hanno preso in vari accordi con Israele. Sotto
    gli
    accordi di Oslo, le uniche armi permesse nelle zone controllate dai
    Palestinesi sono le pistole, fucili e mitragliatrici e queste devono
    essere tenute soltanto dagli ufficiali di sicurezza dell'autorità
    palestinese. Dalle recenti violenze è chiaro che oltre alla polizia,
    anche civili palestinesi ed i membri delle milizie, quale il
    Tanzim,sono
    in possesso di tali armi. 7

    Il numero di palestinesi feriti negli scontri è spiacevole, ma è
    importante ricordare che nessun Palestinese sarebbe in alcun pericolo
    o
    rischierebbe di essere ferito se non attaccassero gli israeliani.
    Ancora, se i bambini fossero a scuola o a casa con le loro famiglie,
    piuttosto che gettare pietre nelle vie, non avrebbero niente da
    preoccuparsi. Inoltre, mentre il numero di Palestinesi morti è più
    grande, quello non dovrebbe minimizzare i traumatici incidenti mortali
    dal lato israeliano. Dal 29 settembre 2000 fino al 28 ottobre 2001,
    191
    ebrei israeliani, incluso almeno 83 civili, sono stati uccisi dai
    Palestinesi e più di 1.300 sono stati feriti.8

    È egualmente degno considerare come la polizia negli Stati Uniti ed in
    altre nazioni, reagisce alla violenza di piazza. Gli abusi a volte
    accadono quando la polizia è attaccata, ma nessuno li invita ad
    aspettare e permettere che le loro vite siano messe in pericolo per
    placare l'opinione internazionale. Per esempio dopo che la coalizione
    degli Stati Uniti ha attaccato l'Afghanistan, Hamas ha organizzato un
    raduno nella striscia di Gaza in cui i migliaia di Palestinesi hanno
    marciato a sostegno del sospetto terrorista ideatore Osama bin Laden.
    La polizia Palestinese ha ucciso due contestatori quando hanno
    provato a
    disperderli. 9

    È soltanto agli israeliani che è negato il diritto all'autodifesa o
    che
    lo vedono usato come arma di propaganda contro di loro.

    20.12. [Mito]

    "L'Autorità Palestinese sta cercando di prevenire la violenza
    arrestando
    i terroristi e confiscando le armi illegali".

    20.12. [Fatti]

    Occasionalmente la cooperazione fra le forze di sicurezza israeliane e
    palestinesi è stata buona e Israele ha lodato pubblicamente l'autorità
    palestinese. Più spesso, tuttavia, l'autorità palestinese non riesce
    ad
    approntare le misure sufficienti per impedire gli attacchi contro gli
    israeliani. Mentre alcuni terroristi sono stati arrestati, questi
    solitamente sono stati liberati poco dopo e, almeno alcuni di loro
    successivamente sono stati coinvolti negli assalti contro gli ebrei.
    Nel
    maggio 2001, per esempio, Arafat ha liberato più di una dozzina di
    radicali islamici che erano stati in prigione dopo un'ondati di
    bombardamenti suicidi che hanno ucciso 60 israeliani in otto giorni
    sanguinosi nel 1996.10

    L'autorità palestinese è anche piena di armi illegali, compreso le
    mitragliatrici, bombe a mano, esplosivi e mortai. Malgrado le ripetute
    promesse, nessuno sforzo è stato fatto per raccogliere le armi. Al
    contrario, l'autorità palestinese si è attivata per accumularle. Ciò è
    una seria violazione degli accordi firmati con Israele, che provoca
    diffidenza e minaccia la sicurezza israeliana.

    20.13. [Mito]

    "L'uccisione di un figlio protetto dal padre, mostrata in TV, mostra
    che
    Israele non esita ad uccidere bimbi palestinesi innocenti".

    20.13. [Fatti]

    Forse l'immagine più vivida dell'"Intifada al-Aqda" è stata il filmato
    di un padre palestinese che tenta inutilmente di proteggere il figlio
    dal fuoco. Israele è stato universalmente incolpato della morte del
    dodicenne Mohamed Aldura, ma le successive indagini hanno mostrato che
    il ragazzo è stato con ogni probabilità ucciso da pallottole
    palestinesi.

    L'immagine che vedete qui
    www.us-israel.org/jsource/images/netzarim.jpg mostra una
    ripresa
    aerea delle Forze di Difesa Israeliane dell'incrocio di Netzarim,
    nella
    Striscia di Gaza, in cui fu ucciso il dodicenne Mohamed Aldura. I
    tratti
    di penna mostrano la posizione del padre e del figlio, che si
    coprirono
    presso una postazione di Palestinesi che sparavano, all'incrocio. Dopo
    che i poliziotti palestinesi spararono da lì e da lì vicino contro una
    postazione delle Forze Armate Israeliane di fronte a loro, i soldati
    delle Forze Armate risposero al fuoco sparando alla fonte degli spari.
    Durante la sparatoria, il bimbo palestinese fu colpito ed ucciso.

    Contrariamente a quel che comunemente si crede, che cioè il filmato
    dell'evento era integrale, esso era stato invece montato prima che
    fosse
    trasmesso intorno al mondo. Sebbene ci fossero dei diversi cameramen
    nella zona, soltanto uno, un Palestinese che lavorava per France 2,
    registrò la sparatoria. Il filmato grezzo della giornata mostra un
    quadro ben più complesso di quello che stava accadendo e solleva degli
    interrogativi sull'universale assunto che fosse stato Israele ad
    uccidere il ragazzo.

    Un'indagine delle Forze di Difesa Israeliane sull'incidente, di cui
    furono pubblicati i risultati il 27 Novembre 2000, scoprì che Aldura
    fu
    ucciso con ogni probabilità da un poliziotto palestinese e non dal
    fuoco
    delle Forze di Difesa Israeliane. Questo rapporto fu confermato da
    un'indagine indipendente della Televisione tedesca ARD, che diceva che
    il filmato della morte di Aldura fu censurato dai Palestinesi per far
    credere che egli fosse stato ucciso dagli Israeliani, mentre invece la
    sua morte fu causata dal fuoco palestinese [11a]

    Più recentemente, James Fallows ha riveduto la storia ed ha scoperto
    che
    "le prove fisiche della sparatoria erano completamente incongruenti
    con
    spari che venivano dall'avamposto delle Forze di Difesa Israeliane".
    Inoltre, egli cita diversi interrogativi senza risposta, che hanno
    indotto alcuni a concludere che l'intero incidente fosse stato
    montato.
    Per esempio, Fallows si chiede: "Perché non c'è un filmato del ragazzo
    dopo che fu colpito? Perché sembra che stia muovendosi in grembo al
    babbo, ed ad afferrare una mano sopra i suoi occhi dopo che egli
    sarebbe
    dovuto essere morto? Perché mai un Palestinese sta indossando un
    auricolare del tipo adottato dai Servizi Segreti? Perché mai si mostra
    un altro Palestinese che agita le braccia e grida, come se stesse
    "dirigendo" una scena drammatica? Perché mai il funerale sembra (a
    giudicare dalla lunghezza delle ombre) essere avvenuto prima dell'ora
    apparente della sparatoria? Perché mai non si vede sangue sulla
    camicia
    del babbo dopo che essi vengono colpiti? Perché una voce che semba
    quella del cameraman di France 2 strilla, in Arabo, "Il bimbo è
    morto",
    prima che egli fosse stato colpito? Perché le ambulanze sembra che
    appaiano istantaneamente per tutti tranne che per al-Dura?" [11b]

    20.14. [Mito]

    "Israele usa proiettili di gomma per mutilare ed uccidere Palestinesi
    disarmati".

    20.14. [Fatti]

    Le pallottole di gomma sono mezzi imperfetti per sedare le violenze
    di piazza. Sono destinate a minimizzare il rischio di serie ferite ma
    non possono anche alleviarle. Nella stragrande maggioranza dei casi,
    le pallottole di gomma non provocano la morte o ferite serie. In
    molte circostanze, possono essere l' unico opzione disponibile al
    fuoco-vivo. I bambini usando delle pistole, l' intenzione o di
    causare il ferimento o la morte al loro obiettivo previsto attraverso
    alcuni altri mezzi, pongono una minaccia mortale, specialmente quando
    quella minaccia prende la forma d'un attacco su grande scala.

    "In opposizione [ai provvedimenti concreti di Ariel Sharon per
    facilitare difficoltà economiche dei Palestinesi] non abbiamo visto
    assolutamente risposta da Arafat alle nostre esortazioni a lui per
    portare ora ad un arresto della violenza. Non ha rilasciato
    istruzioni che indicassero che anche lui desidera vedere che queste
    finiscano. Infatti, ha richiesto la continuazione dell'intifada. Non
    ha dato alcun ordine, segreto o non, alle sue forze che porterebbero
    alcune misure di controllo della situazione. "

    Assistente del Segretario di Stato degli Stati Uniti per gli affari
    del Medio Oriente, Edward Walzer, testimoniando ad un' udienza
    congressuale 12

    Molte forze di polizia nel mondo usano le pallottole di gomma per
    disperdere le folle violente. Per esempio, a seguito della vittoria
    dei Los Angeles Lakers nella finale nazionale del 2001 della National
    Basketball Association, la polizia di Los Angeles ha usato pallottole
    di gomma per concludere gli scoppi violenti dei turbolenti fans13. La
    polizia si è sentita costretta ad usare questo metodo di controllo
    della folla con un gruppo di fan di pallacanestro eccessivamente
    esuberanti che hanno trasformato in celebrazioni violente la vittoria
    della loro squadra, mentre Israele lo usa contro una popolazione
    ostile con la quale è essenzialmente in guerra.

    20.15. [Mito]

    "Il Rapporto Mitchell rese chiaro che la politica israeliana degli
    insediamenti è altrettanto da biasimare per il fallimento del processo
    di pace quanto la violenza palestinese, e che un congelamento degli
    insediamenti è indispensabile per por fine alla violenza".

    20.15. [Fatti]


    Nel novembre 2000, l'ex senatore degli Stati Uniti George Mitchell è
    stato nominato per condurre un comitato di inchiesta per studiare la
    causa dell' Intifada al-Aksa ed individuare come impedire la violenza
    futura. Il rapporto è stato pubblicato il 30 aprile 2001, ha suggerito
    un congelamento degli insediamenti - come una di più di 15 differenti
    misure che portino ad una maggiore fiducia tra le parti - ma Mitchell
    e
    Warren Rudman, un altro membro del comitato, hanno indicato
    esplicitamente in una lettera che chiarisce il loro punto di vista:
    "desideriamo andare più avanti ed indicare chiaramente che in alcun
    modo
    non poniamo sullo stesso piano il terrorismo palestinese con attività
    israeliana di insediamenti, ' apparentemente ' o al contrario."

    Mitchell e Rudman hanno anche discusso l' idea che la cessazione della
    costruzione di insediamenti ed il terrorismo erano collegati. " lo
    scopo immediato deve essere l'immediata interruzione della
    violenza....Parte dello sforzo per concludere la violenza deve
    includere
    una ripresa immediata della cooperazione sulla sicurezza fra il
    governo
    d'Israele e l'autorità palestinese che punti ad evitare la violenza e
    a
    combattere il terrorismo." Hanno aggiunto, "per quanto riguarda
    terrorismo, noi invitano l'autorità palestinese, come misura di
    instaurazione della fiducia, a chiarire con azioni concrete, agli
    israeliani ed i Palestinesi, che il terrore è riprovevole ed
    inaccettabile e l'autorità palestinese deve fare uno sforzo totale per
    impedire operazioni terroristiche e punire i responsabili che agiscono
    nella sua giurisdizione." 14

    20.16. [Mito]

    "L'uso da parte di Israele dei caccia F-16 esemplifica l'uso
    sproporzionato della forza impiegata da Israele contro degli innocenti
    civili palestinesi".

    20.16. [Fatti]

    Come determinate l'uso proporzionale di forza militare? Quando
    terroristi palestinesi mettono le bombe nei centri commerciali
    israeliani ed uccidono e feriscono dozzine di civili, la risposta
    proporzionale sarebbe che gli israeliani mettessero bombe nei centri
    commerciali palestinesi ? Nessuno in Israele crede che questo sarebbe
    un uso di forza legittimo. Quindi, Israele ha la necessità di
    intraprendere l'azione misurata contro gli obiettivi specifici in uno
    sforzo per contenere la violenza palestinese o fermarla.

    Nel caso specifico di uso d'Israele di F-16, il Generale maggiore
    Giora
    Eiland, capo delle operazioni dell'Idf, ha spiegato il ragionamento
    d'Israele:

    So che gli F-16 non sono destinati ad attaccare obiettivi nelle città
    palestinesi. Ma dobbiamo ricordarci che anche se usiamo questo genere
    di velivolo, questo è molto accurato. Tutti gli obiettivi erano
    obiettivi militari.... erano piuttosto una decisione tattica,
    semplicemente perché gli obiettivi erano abbastanza grandi, o
    abbastanza
    forti che l'attacco con elicotteri è stato considerato non abbastanza
    efficace per penetrare o colpire questi specifici obiettivi. Così
    quando
    abbiamo deciso o scelto questi obiettivi abbiamo cercato le armi
    migliori per questi ed in questo caso specifico erano gli F-16. Non
    implica che questa sia una nuova fase e d'ora in poi l'unico mezzo che
    per schierare le nostre forze o la nostra aeronautica è soltanto l'
    F-16.

    Effettivamente lo vediamo come qualcosa che non sia usato molto
    facilmente. 16

    Lo schieramento d'Israele dei combattenti è venuto dopo che 88
    israeliani già avevano perso le loro vite, compresi 55 civili. I
    civili
    non sono stati uccisi casualmente, sono stati deliberatamente colpiti.
    Nei due mesi e mezzo precedenti , i Palestinesi avevano tentato di
    piazzare 28 bombe all'interno d'Israele. L'attacco degli F-16 è stato
    una risposta diretta ad una bomba che è esplosa ad un centro
    commerciale
    di Netanya il 18 maggio 2001, uccidendo cinque israeliani .

    Un mese prima di schierare gli F-16, il dipartimento di stato
    americano
    ha accusato Israele di una "eccessiva e sproporzionata" risposta alla
    violenza palestinese quando hanno sparato colpi in aria contro gli
    obiettivi a Gaza, anche se il portavoce ha ammesso che la rappresaglia
    "è precipitata per gli attacchi provocatori palestinesi con i mortai a
    Israele" . La posizione degli Stati Uniti è ironica data la cosiddetta
    dottrina Powell enunciata dal Segretario di Stato Colin Powell, che
    sostiene che "l'America apra il fuoco con ogni mezzo di forza
    disponibile o per niente" 17

    Considera alcuni esempi dell'applicazione di questa dottrina:

    • Il Generale Powell ha insistito sullo schiacciante spiegamento
    di forze prima di andare in guerra contro Baghdad nella guerra del
    Golfo.

    • Powell ha anche sovrinteso all'invasione di Panama, che ha
    richiesto uno spiegamento di 25.000 truppe e l'uso dei bombardieri
    Stealth F-117 per la prima volta. Migliaia di civili panamensi sono
    stati feriti e ci sono stati almeno 100 morti. Egli, successivamente,
    ha
    detto "l'uso di tutta la forza in alcuni casi è necessario. La forza
    decisiva chiude le guerre velocemente e nel lungo termine salva le
    vite"
    18

    • In reazione al tentativo di assassinare il Presidente Bush nel
    1993, gli Stati Uniti hanno sparato 23 missili Cruise contro la base
    dei
    servizi segreti iracheni e hanno colpito un quartiere civile nelle
    vicinanze. Powell successivamente ha affermato che questa è stata una
    risposta "appropriata e proporzionata". 19

    • Gli Stati Uniti hanno anche fatto un enorme spiegamento di
    forze nei Balcani e nel 1999, hanno accidentalmente bombardato l'
    ambasciata cinese a Belgrado uccidendo tre persone e ferendone 20.

    • Gli Stati Uniti hanno fatto molto uso di aerei da caccia e da
    bombardamento nella loro guerra successiva all'11 Settembre in
    Afghanistan. Si sono riferiti poi alcuni incidenti in cui sono stati
    uccisi dei civili, tra cui il bombardamento di una festa nuziale che
    ha
    ucciso 48 persone [19b].
    Gli Stati Uniti non hanno esitato ad usare uno schiacciante uso della
    forza contro i suoi avversari, anche se le minacce erano distanti ed
    in
    nessun modo avrebbero messo in pericolo l'esistenza della nazione o la
    sicurezza dei propri cittadini.
    Anche se gli obiettivi militari statunitensi sono stati portati a
    termine, questi sono abitualmente accompagnati da errori e danni
    collaterali che hanno provocato la perdita di vite umane.

    Israele è in una posizione diversa,. La minaccia che affronta è
    immediata nel tempo e fisicamente vicina e mette in serio pericolo i
    cittadini israeliani. Tuttavia, Israele non ha usato tutta la sua
    potenza come detta la dottrina Powell. L'uso della forza è stato
    giudizioso e preciso. In quei casi in cui ci sono stati degli errori –
    come inevitabilmente accade in in guerra – ci sono state delle
    inchieste
    sugli incidenti.

    La conclusione è che Israele non avrebbe avuto bisogno di rispondere
    con
    la forza militare se i palestinesi non avessero attaccato i cittadini
    e
    i soldati.

    20.17. [Mito]

    "Arafat non può controllare i radicali palestinesi".

    20.17. [Fatti]

    La premessa del processo di pace fu che raggiungendo un accordo con
    Yasser Arafat, si potesse controllare la violenza. Se egli non può
    controllare il comportamento delle persone sotto la sua autorità,
    allora gli accordi non hanno valore. D'altro canto, se egli ha il
    controllo, allora è chiaro che lo sta usando per fomentare la
    violenza anziché prevenirla.

    Le prove suggeriscono che Arafat ha il controllo su gran parte delle
    attività dei Palestinesi in Cisgiordania ed a Gaza. Arafat si è
    dimostrato abile a disfarsi rapidamente dei Palestinesi che sfidano
    il suo dominio arrestandoli e, talvolta, giustiziandoli. Quando
    vuole, ha anche arrestato dei membri di gruppi terroristici, ma li ha
    abitualmente rilasciati in modo che potessero continuare ad attaccare
    Israele. Ha consentito alle organizzazioni terroristiche di produrre
    esplosivi, costruire mortai, addestrare membri e reclutare giovanotti
    per delle missioni suicide. Uno degli esempi più chiari della
    riluttanza di Arafat ad agire è il fatto che il capo di Hamas,
    l'organizzazione che pubblicamente rivendica molti attentati suicidi,
    non è in galera. Anzi, egli tiene regolarmente e pubblicamente
    adunate dei suoi sostenitori a Gaza.

    20.18. [Mito]

    "Israele ha sempre rifiutato di prendere qualsiasi passo per calmare
    la
    situazione, ed i suoi continui attacchi hanno provocato la violenza
    palestinese".

    20.18. [Fatti]

    Il 22 maggio 2001 il Primo Ministro Ariel Sharon ha dichiarato un
    cessate-il-fuoco unilaterale per tentare di calmare la situazione, e
    nella speranza che i palestinesi si comportassero ugualmente mettendo
    fine agli attacchi contro gli israeliani. Invece i palestinesi hanno
    intensificato il livello della violenza, particolarmente contro i
    civili
    israeliani. Più di 70 attacchi sono stati registrati nei successivi 10
    giorni, durante i quali Israele ha frenato il suo fuoco e ha evitato
    ogni ritorsione. La campagna terroristica palestinese durante il
    cessate-il-fuoco israeliano è culminata con l'attacco suicida alla
    discoteca di Tel Aviv l'1 giugno, che ha ucciso 20 persone e ferito
    più
    di 90, la maggior parte dei quali adolescenti. Di fronte alle forti
    pressioni internazionali causate dall'orribile attacco e alla paura di
    una risposta israeliana, Arafat alla fine ha dichiarato il
    cessate-il-fuoco. Non che sia durato.

    20.19. [Mito]

    "Israele non ha giustificazioni per trattenere le tasse dovute
    all'Autorità Palestinese".

    20.19. [Fatti]

    All'inizio del 2001, Israele ha deciso di trattenere più di 50
    milioni di dollari in tasse che doveva all'autorità palestinese in
    risposta alla violenza in corso. Funzionari statunitensi, e altri,
    hanno fatto pressioni su Israele per trasferire i soldi a causa delle
    grossi difficoltà economiche dell'autorità palestinese e l'incapacità
    di pagare alcuni dei suoi conti. Israele ha riconosciuto che l'azione
    era dura ma la credeva necessaria per dimostrare ai palestinesi che
    l'incapacità o la non volontà di fermare la violenza aveva un costo.
    Israele deve usare qualunque potere possibile per proteggere i suoi
    cittadini e le sanzioni economiche erano una risposta più leggera
    rispetto a quella militare.

    Mentre le sanzioni israeliane sono state criticate per il pietoso
    stato dell'economia palestinese, la verità era che gli Stati arabi
    hanno sospeso il trasferimento di centinaia di milioni di dollari,
    raccolti come donazioni, destinati all'autorità palestinese. La
    giustificazione per l'azione degli Stati arabi era la loro
    preoccupazione che questi fondi sarebbero stati indebitamente
    appropriati e avrebbero incoraggiato ulteriormente la corruzione
    nell'autorità palestinese. [20a] Per esempio, un giornale kuwaitiano
    riferì che Arafat rubò più di 5 Milioni di Dollari di aiuti stranieri
    diretti ai Palestinesi bisognosi [20b].

    Nel Luglio 2002, Israele acconsentì a trasferire una parte del
    gettito fiscale ai Palestinesi come prova di fiducia dopo che era
    diminuita la violenza palestinese, e fu raggiunto un accordo per
    creare un comitato di rappresentanti americani per sovraintendere
    alla transazione. In Ottobre, Israele acconsentì a rilasciare
    ulteriori fondi dopo che gli Stati Uniti acconsentirono a verificare
    come l'AP avrebbe usato i
    fondi. A partire dal Dicembre 2002, Israele ha iniziato a pagare
    regolarmente e mensilmente le tasse dovute all'AP e porzioni del
    denaro congelato sin dai primi giorni della violenza [20c].

    Il caso di studio:

    Il Presidente del Consiglio Legislativo Palestinese, Ahmed Karia, ha
    improvvisamente lasciato la villa che aveva costruito per un milione
    e mezzo di dollari a Gerico, dopo che il Presidente Bush ebbe
    sollevato il problema della corruzione dell'AP. Fu posto un cartello
    sulla porta che affermava che la villa era divenuta un'istituzione
    benefica per i parenti dei palestinesi uccisi negli attacchi
    terroristici [20d].

    20.20. [Mito]

    "I Palestinesi attaccano le forze israeliana in spontanee esplosioni
    di
    frustrazione".

    20.20. [Fatti]

    Occasionalmente, i Palestinesi si sollevano spontaneamente per una
    serie
    di motivi, dalla frustrazione alla rabbia. Più spesso, tuttavia, la
    violenza palestinese è premeditata e pianificata dalle cellule
    terroristiche all'interno dell'autorità palestinese o dai leader della
    stessa autorità. Nell'estate del 2001, per esempio, i comandanti
    palestinesi hanno fatto circolare le istruzioni su come affrontare le
    truppe israeliane. Gli ordini includevano la preparazione di bombe
    Molotov, di bombe a mano e delle barricate. Le "cinture" esplosive
    dovevano essere preparate per "centinaia di giovani suicidi che
    sarebbero stati disposti a affrontare le truppe avanzanti." Le
    istruzioni inoltre hanno suggerito di conservare le munizioni e di
    attaccare i carri soltanto con "le armi adatte" e non con le pistole
    leggere. "le posizioni avanzate dovrebbero essere costituite dai
    combattenti che vogliono sacrificare le loro vite per fermare il
    nemico
    avanzante." 21
    segue
    Aialon
    00Thursday, October 4, 2007 1:16 PM
    Una strategia per occuparsi del problema è stata il processo di pace.
    Dal 1993, Israele ha creduto che negoziare fosse il modo di
    raggiungere
    la pace con i Palestinesi, ma dopo che Israele ha dato indietro gran
    parte della Cisgiordania e della striscia di Gaza e di fatto ha
    offerto
    tutto il resto, i Palestinesi hanno rifiutato le loro concessioni ed
    hanno scelto di usare la violenza per provare a forzare Israele a
    cedere
    a tutte le loro richieste.

    Una seconda strategia è per Israele "esercitare l'autocontrollo" cioè
    non rispondere alla violenza palestinese. La Comunità internazionale
    loda Israele quando semplicemente porge l'altra guancia dopo i feroci
    attacchi. Mentre questo autocontrollo potrebbe vincere l'elogio dai
    leader del mondo, non fa niente per alleviare il dolore delle vittime
    o
    impedire ulteriori attacchi. Inoltre, le stesse nazioni che
    sollecitano
    l'autocontrollo d'Israele hanno reagito spesso con la forza, una volta
    che si sono trovate in situazioni simili. Per esempio, i Britannici
    hanno assassinato i nazisti dopo la seconda guerra mondiale ed hanno
    designato come bersaglio i terroristi dell'IRA in Irlanda del Nord.



    "Per esempio, se hai un' organizzazione che ha progettato o sta
    progettando un certo tipo di attacco suicida, e [ gli israeliani ]
    hanno
    prova sicura di chi è e di dove sono, penso che ci sia una certa
    giustificazione nel provare a proteggersi in anticipo."

    — Vice Presidente degli Stati Uniti Dick Cheney25




    Nel mese di aprile del 1986, dopo che gli Stati Uniti hanno accertato
    che la Libia aveva diretto l'attacco terroristico ad una discoteca di
    Berlino Ovest, che ha ucciso un americano e ne ha feriti altri 200, ha
    lanciato un'incursione su una serie di obiettivi libici, compresa la
    casa del presidente Muammar Gheddafi. Ciò generalmente è considerato
    come un assassinio tentato. Il presidente Reagan lo ha negato, ma più
    tardi ha ammesso "era possibile, forse probabile, che potesse essere

    nei pressi o vicino al centro dei servizi segreti quando i nostri
    aerei
    hanno colpito". Gheddafi è scappato, ma la sua figlia minore è stata
    uccisa e due dei suoi altri bambini sono stati feriti. Inoltre, un
    missile è andato fuori rotta ed ha causato degli infortuni mortali in
    un
    quartiere civile vicino. Reagan ha giustificato l'azione come un
    autodifesa contro il terrorismo di Stato appoggiato dalla Libia.
    "essendo autodifesa ogni Stato colpito dal terrorismo ha un proprio
    diritto a rispondere con forza come deterrente a nuovi atti
    terroristici. Ho ritenuto che dovessimo mostrare a Gheddafi che c'era
    un
    prezzo che doveva pagare per questo tipo di comportamento e che non l'
    avremmo lasciato fare" 26

    Israele ha scelto la terza opzione – quella di eliminare gli strateghi
    degli attacchi terroristici. Questa è una politica che ha creato un
    grande dibattito in Israele, ma è appoggiata da una vasta maggioranza
    (il 70% nel sondaggio di Ha'aretz dell'agosto 2001). Questa politica è
    appoggiata anche dagli americani secondo il sondaggio dell'agosto 2001
    dell'America Middle East Information Network. Il sondaggio mostra che
    il
    73 percento degli intervistati ritiene che Israele sia giustificato ad
    uccidere i terroristi se hanno la prova che stanno pianificando
    esplosioni o attacchi che possano uccidere israeliani. 27

    Il vice capo di Stato Maggiore, il generale Moshe Ya'alon ha spiegato
    questa linea di condotta: "Non ci sono esecuzioni senza processo. Non
    ci
    si sta vendicando con qualcuno che ha compito un attentato un mese fa.
    Noi stiamo agendo contro chi sta portando terrore contro di noi. Noi
    preferiamo arrestarli ed averne detenuti più di 1000. Ma se non
    possiamo
    e i palestinesi non lo vogliono, allora non abbiamo altra scelta che
    difenderci" 28

    Avere come obiettivo i terroristi ha diversi benefici. Primo, mette un
    costo al terrore: Israele non può essere colpita con l'impunità di
    nessuno, i terroristi sanno che se prendono di mira qualcuno, verranno
    loro stessi presi di mira. Secondo, questo è un metodo di autodifesa:
    colpire preventivamente elimina persone che altrimenti ucciderebbero
    Ebrei. Mentre è vero che ci sono altri che prendono il loro posto, lo
    fanno con la consapevolezza che anche loro stessi diventeranno
    obiettivi. Terzo, fa perdere l'equilibrio ai terroristi. Gli
    estremisti
    non possono più pianificare un operazione disinvoltamente; inoltre
    devono muoversi, guardarsi alle spalle in ogni momento, e lavorare più
    duramente per raggiungere il loro obiettivi. Quarto, l'eliminazione
    dei
    terroristi può prevenire attacchi.

    "Penso che quando sei attaccato da un terrorista, sai chi è il
    terrorista e puoi individuare la causa del terrore, dovresti
    rispondere."

    —Segretario di Stato degli Stati Uniti Colin Powell29




    Ovviamente, questa politica ha dei costi. Oltre alla condanna
    internazionale, Israele rischia di far scoprire gli informatori che
    forniscono spesso le informazioni necessarie per trovare i terroristi.
    Inoltre i soldati devono prendere parte a delle operazioni che alcune
    volte sono ad alto rischio e che occasionalmente causano tragici danni
    collaterali alla proprietà e alle persone.

    La critica più comune delle "uccisioni mirate" è che non fanno bene
    perché perpetuano un ciclo di violenza per cui i terroristi cercano la
    vendetta. Ciò è probabilmente l'argomento meno convincente contro
    questa politica, perché la gente che si fa saltare fino a diventare
    martire potrebbe sempre trovare una giustificazione per le loro
    azioni.
    Sono determinate a cacciare gli ebrei dal Medio Oriente e non si
    arresteranno finché non realizzeranno il loro obiettivo.

    "Penso che ogni volta che ci sono esplosioni suicide e che la tua
    gente salta in aria alla stazione dell'autobus e nei ristoranti,
    certamente tu non puoi sederti e tollerarlo"

    —Segretario della difesa degli Statu Uniti Donald Rumsfeld 30




    Benchè gli Stati Uniti abbiano una legge che proibisce l'assassinio,
    dopo l'attacco omicida di terroristi al World Trade Center e al
    Pentagono, è stato rivelato che l'amministrazione Clinton, in effetti,
    ha tentato di assassinare terrorista saudita Osama bin Laden nel 1998
    come rappresaglia per il suo ruolo nelle esplosioni alle ambasciate
    degli Stati Uniti in Tanzania e Kenia. Questi attacchi hanno ucciso
    più
    di 200 persone. Gli ex funzionari di Clinton ora dicono che c'è un
    espediente nella legge che proibisce l'assassinio, che lo permette in
    caso di "autodifesa". L'amministrazione di George W. Bush
    successivamente ha espresso un' opinione simile. 31



    Case Study

    Una storia del Washington Post sul "ciclo della morte" in
    Cisgiordania includeva un intervista con Raed Karmi, un funzionario di
    Fatah, la fazione dominante nell'Organizzazione per la Liberazione
    della
    Palestina. Il servizio inizia con l'osservazione che Karmi sta uscendo
    di corsa per unirsi ad una battaglia contro i soldati israeliani e
    afferra un fucile d'assalto M-16. Quello che la storia manca di
    menzionare è che si suppone che solo la polizia palestinese sia
    armata.
    La storia indica che la violenza israeliana e palestinese è
    equivalente
    in questo "ciclo" perché Karmi dice che stava agendo per vendicare la
    morte di un palestinese che gli Israeliani hanno assassinato per aver
    organizzato attacchi terroristici. Karmi ammette di aver partecipato
    al
    rapimento e all'omicidio stile esecuzione di due Israeliani che
    stavano
    pranzando in un ristorante di Tulkarem. Karmi è stato arrestato dall'
    autorità palestinese, ma è stato rilasciato dopo appena quattro mesi e
    successivamente ha ucciso altri quattro Israeliani, incluso un uomo
    che
    stava facendo la spesa e un automobilista in un imboscata. "Io
    continuerò ad attaccare Israeliani", ha detto al Jerusalem Post32

    20.23. [Mito]

    "Israele ammazza indiscriminatamente terroristi e civili palestinesi".

    20.23. [Fatti]

    È sempre una tragedia quando dei civili innocenti sono uccisi in
    un'operazione antiterrorismo. Ma i civili non avrebbero corso rischi
    se l'Autorità Palestinese avesse arrestato i terroristi, gli
    assassini non avessero scelto di nascondersi tra i non-combattenti,
    ed i civili si fossero rifiutati di proteggere gli assassini.

    Israele non attacca indiscriminatamente le aree palestinesi. Al
    contrario, l'IDF mette molta cura nel mirare alle [sole] persone che
    stanno pianificando attacchi terroristici contro i civili israeliani.
    Le forze israeliane hanno una tradizione di accuratezza in questi
    attacchi; eppure si commettono talvolta degli errori. Mentre i
    terroristi non chiedono certo scusa per i loro attacchi ai civili, e
    li bersagliano a bella posta, Israele investiga sempre sulle ragioni
    di ogni errore e prende inizitative per evitare che si ripetano.

    Non è mica solo Israele ad usare la forza militare contro i
    terroristi, o a colpire talvolta involontariamente le persone che non
    sono i bersagli. Per esempio, nello stesso giorno in cui dei
    funzionari americani stavano condannando Israele perché alcuni civili
    erano morti quando Israele aveva assassinato il capo dell'ala
    militare di Hamas, i notiziari informavano che gli Stati Uniti
    avevano bombardato un villaggio in un'operazione diretta ad un capo
    talebano che invece aveva ammazzato 48 civili afghani ad una festa
    nuziale. In ambo i casi, un errore dello spionaggio ha contribuito ai
    tragici errori.

    "La settimana scorsa a Gaza, torme di bimbi gioivano e cantavano
    mentre gli adulti lanciavano loro dei dolci. Che celebravano?
    L'uccisione a sangue freddo di almeno sette persone - cinque delle
    quali americane - e la mutilazione di altre 80 ad opera di una bomba
    terroristica sul campus dell'Università Ebraica di Gerusalemme".

    — Lo studioso israeliano Michael Oren, "Palestinians Cheer Carnage,"
    Wall Street Journal, (7 Augosto 2002)

    20.24. [Mito]

    "L'uso da parte d'Israele di armi di fabbricazione americana in
    rappresaglie contro i Palestinesi è illegale".

    20.24. [Fatti]

    Gli Stati Uniti hanno monitorato da vicino le azioni israeliane. Il
    parlamentare John Conyers ha scritto una lettera al Segretario di
    Stato
    Colin Powell chiedendo se Israele stava violando la legge degli Stati
    Uniti, usando armi americane nei suoi attacchi contro i terroristi
    palestinesi. Powell ha risposto, in una lettera datata 17 agosto 2001,
    che le azioni di Israele non violano la legge degli Stati Uniti. La
    legge in questione è la Arms Export Control Act (AECA) e stabilisce
    che
    gli articoli di difesa saranno usati solo per scopi specificati,
    incluso
    la sicurezza interna e la legittima autodifesa. Israele ha affermato
    che
    sta agendo per autodifesa e l'amministrazione Bush concorda.33

    20.25. [Mito]

    "Israele ha perpetrato un massacro nel campo profughi di Jenin
    nell'Aprile 2002".

    20.2. [Fatti]

    Il Segretario di Stato Colin Powell ha concisamente confutato le
    affermazioni palestinesi secondo cui Israele era colpevole di
    atrocità a Jenin. "Non vedo prova che mostri che è avvenuto un
    massacro" [34a]. L'opinione di Powell fu successivamente confermata
    dalle Nazioni Unite, da Human Rights Watch e da un'indagine
    dell'Unione Europea [35a].

    Nei giorni successivi alla battaglia i Palestinesi hanno
    ripetutamente sostenuto che era stato commesso un massacro. Il
    portavoce Saeb Erekat, ad esempio, disse alla CNN il 17 Aprile che
    almeno 500 persone erano state masascrate, e 1.600 persone, tra cui
    donne e bambini, erano scomparsi. I Palestinesi fecero rapidamente
    marcia indietro quando divenne evidente che essi non potevano fornire
    alcuna prova di quest'accusa indecente, e la loro stessa commissione
    d'indagine riportò un totale di 56 morti, di cui 34 combattenti.
    Nessuna donna e nessun bambino sono stati dati per dispersi [36a].

    Israele non ha scelto arbitrariamente di compiere l'incursione nel
    campo profughi di Jenin. Aveva ben poca scelta dopo una serie di
    attentati dinamitardi suicidi che avevano terrorizzato i civili
    israeliani per i precedenti 18 mesi. Per difendersi e dare speranza
    alla pace, le forze israeliane entrarono a Jenin per sradicare una
    delle principali basi terroristiche.

    Gli stessi documenti dell'Autorità Palestinese chiamano Jenin
    la "capitale dei suicidi". Il campo ha una lunga storia come base per
    gli estremisti, e non meno di 28 attacchi suicidi sono stati lanciati
    da questo nido di terrore durante l'ondata di violenza che precedette
    l'azione d'Israele. Questi terroristi violavano il cessate-il-fuoco a
    cui aveva acconsentito Israele e danneggiavano gli sforzi israeliani
    di ricominciare i negoziati politici verso un accordo finale di pace.

    I cecchini palestinesi bersagliavano i soldati da una scuola
    femminile, una moschea, ed un edificio dell'UNRWA, e nel rispondere
    al fuoco e nell'inseguire i terroristi, sono stati colpiti dei non
    combattenti. Ogni perdita civile è una tragedia, ma alcune erano
    inevitabili perché i terroristi palestinesi usavano i civili a mo' di
    scudo. La maggior parte delle vittime era armata.

    Israele tenne inoltre in funzione l'ospedale di Jenin. Il Tenente
    Colonnello Fuad Halhal, il comandante druso del corpo distrettuale di
    coordinamento per le Forze di Difesa Israeliane, consegnò
    personalmente un generatore all'ospedale, sotto il fuoco, durante
    l'operazione militare [36b].

    Israele avrebbe potuto decidere di bombardare il campo intero, la
    strategia impiegata dagli USA in Afghanistan, ma le Forze di Difesa
    Israeliane deliberarono di scegliere una via più rischiosa per
    ridurre il rischio di nuocere ai civili. I soldati andavano casa per
    casa e 23 furono uccisi in aspri scontri con i Palestinesi che
    usavano bombe, granate, trabocchetti e mitragliatrici per fare del
    campo una zona di guerra.

    Anche le immagini televisive hanno dato una prospettiva distorta del
    danno al campo. Jenin non è stata distrutta. Le operazioni israeliane
    sono state condotte in un'area limitata del campo profughi, che di
    per sé si estende su una piccola frazione della città. La distruzione
    che avvenne sul campo fu in gran parte causata da bombe palestinesi.

    I Palestinesi hanno imparato dalla loro esperienza in panzane che
    inventare false accuse contro Israele attrarrà immediatamente
    l'attenzione dei media e simpatie per la loro causa. Le correzioni
    che inevitabilmente seguono a queste accuse speciose raramente
    vengono viste, lette, o notate.

    20.26. [Mito]

    "Israele si è opposto ad un'indagine da parte delle Nazioni Unite
    perché voleva celare i crimini che aveva commesso a Jenin".

    20.26 [Fatti]

    Israele non aveva nulla da nascondere ed ha invitato una commissione
    d'indagine imparziale a visitare Jenin [37a]. Ma la storica animosità
    delle organizzazioni ONU verso Israele ha sollevato però degli
    interrogativi sull'equanimità dei suoi rappresentanti. Questi dubbi
    vennero rinforzati quando l'ONU si rifiutò di inserire nella
    commissione proposta degli esperti militari o di antiterrorismo che
    avrebbero potuto stimare la minaccia terroristica proveniente da
    Jenin che Israele stava affrontando. Un delegato cooptato nella
    commissione ONU aveva in precedenza confrontato la Stella di Davide
    con una svastica [38a].

    L'ipocrisia dell'ONU e di altri che si preoccupano di Jenin è
    evidente dal fatto che non condannano mai e non fanno mai inchieste
    sui massacri ripetuti ad opera dei bombaroli suicidi palestinesi.

    20.27. [Mito]

    "Israele impedisce alle ambulanze palestinesi di portare i
    palestinesi malati e feriti in ospedale".

    20.27. [Fatti]

    Uno degli sfortunati risultati della violenza durante l'"Intifada al-
    Aqsa" è stato l'accusa di abusi israeliani ai danni delle ambulanze
    della Mezzaluna Rossa palestinese, che, si accusa, hanno portato ad
    inconvenienti, complicazioni mediche ed anche alla morte dei malati
    trasportati. Questi racconti tendono a mostrare i ritardi come
    arbitrari atti di crudeltà da parte dei soldati israeliani contro i
    Palestinesi che hanno bisogno di cure mediche.

    In una cosa queste accuse sono vere: le ambulanze vengono davvero
    fermate e perquisite ai posti di blocco israeliani. Ma esse non
    mettono i fatti nel loro contesto. La ragione per cui le ambulanze
    vengono trattenute e perquisite è il pericolo molto serio che pongono
    ad Israele ed ai suoi cittadini. Le ambulanze sono state spesso usate
    come mezzo per portare bombe ai terroristi, e molti dei militanti che
    hanno compiuto attentati suicidi sono entrati in Israele a bordo od
    al volante di ambulanze della Mezzaluna Rossa. Per esempio:

    - Nell'Ottobre 2001, Nidal Nazal, un operativo Hamas a Kalkilya, fu
    arrestato dalle Forze di Difesa Israeliane. Egli guidava le ambulanze
    della Mezzaluna Rossa palestinese, e delle informazioni indicano che
    egli avesse sfruttato la possibilità di viaggiare ovunque per fare da
    portaordini tra i comandi di Hamas in diverse città della
    Cisgiordania. [39a]

    - Nel Gennaio 2002, Wafa Idris si fece saltare in aria nell'affollata
    Via Giaffa a Gerusalemme, divenendo una delle prime bombarole
    suicide. Ella guidava ambulanze per la Mezzaluna Rossa, così come
    Mohammed Hababa, l'operativo Tanzim che l'aveva mandata in missione.
    Ella lasciò su un'ambulanza la Cisgiordania [40a].

    - Il 27 marzo 2002 un membro dei Tanzim che per lavoro guidava
    ambulanze per la Mezzaluna Rossa fu preso con degli esplosivi sulla
    sua ambulanza. Sull'ambulanza c'era un bambino camuffato da paziente,
    insieme con la famiglia. Gli esplosivi furono trovati sotto la
    lettiga su cui giaceva il presunto malatino. [40b]

    - Il 17 Maggio 2002 si trovò una cintura esplosiva in un'ambulanza
    della Mezzaluna Rossa in un posto di blocco presso Ramallah. La
    bomba, dello stesso tipo normalmente usato negli attentati suicidi,
    era nascosto sotto un lettuccio su cui giaceva un bimbo malato. Il
    conducente, Islam Jibril, era già ricercato dalle Forze di Difesa
    Israeliana, ed ammise che questa non era la prima volta che
    un'ambulanza era stata usata per portare esplosivi o terroristi.

    La bomba fu levata dall'ambulanza e fatta esplodere alla presenza di
    un rappresentante del Comitato Internazionale della Croce Rossa. In
    un comunicato emesso nel medesimo giorno, l'ICRC disse che
    essa "comprende le preoccupazioni per la sicurezza delle autorità
    israeliane, ed ha sempre riconosciuto il loro diritto di controllare
    le ambulanze, purché ciò non ritardi indebitamente i ricoveri". I
    passeggeri malati dell'ambulanza furono portati dai soldati in un
    ospedale vicino. [41a]

    - Il 30 Giugno 2002 dei soldati isreaeliani trovarono 10 sospetti
    terroristi palestinesi nascosti in due ambulanze a Ramallah. Furono
    catturati quando i soldati fermarono i veicoli per i controlli di
    routine. [42a]

    Le accuse lanciate contro Israele dai suoi critici sono state spesso
    basate su fonti del diritto internazionale, come la Quarta
    Convenzione di Ginevra. È vero che la Convenzione di Ginevra pone
    particolare enfasi sull'immunità e sulla neutralità delle ambulanze e
    del personale medico di emergenza. Ma la conclusione che Israele, se
    non ignora un pericolo evidente ed immediato per i suoi cittadini,
    viola il diritto internazionale, è una distorzione. Usando delle
    ambulanze per contrabbandare esplosivi in Israele, sono i terroristi
    palestinesi a compromettere l'immunità e la neutralità della
    Mezzaluna Rossa.

    20.28. [Mito]

    "Le forze israeliane nell''Operazione Scudo Difensivo' avevano lo
    scopo di distruggere l'Autorità Palestinese e di rioccupare la
    Cisgiordania".

    20.28. [Fatti]

    Curiosamente, non esiste più il paragrafo.

    Evidentemente, l'Operazione Scudo Difensivo ha avuto un effetto di
    maggior rilievo rispetto al previsto.

    20.29. [Mito]

    "Israele ha chiuso tre _colleges_ nell'Autorità Palestinese nel
    Gennaio 2003 per punire ed umiliare i Palestinesi".

    20.29. [Fatti]

    Ad onta di oltre due anni di violenze e provocazioni, in parte
    emanati dai collegi della Cisgiordania, Israele non ha interferito
    con i corsi. La speranza era che i Palestinesi si concentrassero sui
    loro studi che sulle attività politiche. Sventuratamente, queste
    scuole hanno sempre più diretto le loro energie alla promozione della
    violenza anziché all'istruzione. Israele ha agito contro i collegi
    solo dopo che fu divenuto chiaro che essi erano divenuti centri di
    incitamento ed indottrinamento anziché di istruzione.

    Quando le forze israeliane sono entrate nelle scuole esse hanno
    trovato striscioni, poster, bandiere, nastri e taccuini adorni delle
    immagini dei bombaroli suicidi. Le aule erano zeppe di poster che
    lodavano il terrorismo e glorificavano i bombaroli suicidi. E non si
    trattava solo di materiale portato a scuola dagli studenti, una parte
    era stato distribuito dai collegi.

    La situaizone dei campus palestinesi illustra la difficoltà di
    perseguire un processo di pace mentre ai giovani palestinesi si
    insegna a scuola di perseguire il terrore e la distruzione del loro
    prossimo. Il materiale distribuito, e che è parte del curriculum,
    viola anche gli accordi di pace che hanno firmato i Palestinesi, e
    che vieta tale istigazione.

    Israele ha preso queste misure per proteggere i suoi cittadini, non
    per punire od umiliare i Palestinesi. Incidentalmente, anche
    l'Autorità Palestinese ha chiuso dei collegi nei Territori nelle
    occasioni in cui i suoi funzionari ritenevano che gli studenti
    stessero comportandosi in modi che minacciavano la loro autorità.

    20.30. [Mito]

    "Israele usa i posti di blocco per denegare i diritti dei Palestinesi
    ed umiliarli".

    20.30. [Fatti]

    Non è insolito che le nazioni guardino i loro confini e piazzino dei
    posti di blocco per impedire alla gente di entrare illegalmente nei
    loro paesi. Gli Stati Uniti hanno posti di blocco ai confini e negli
    aeroporti, e, come hanno visto gli Americani l'11 Settembre, sono
    precauzioni indispensabili ma non infallibili.

    Nel caso d'Israele, la necessità dei posti di blocco è stata creata
    dai Palestinesi. Perseguendo una violenta campagna terroristica
    contro i cittadini d'israele, essi hanno costretto Israele a
    predisporre delle barriere che rendano il più difficile possibile ai
    terroristi entrare in Israele o viaggiare per i territori per
    compiere atti di violenza. I posti di blocco sono un inconveniente
    per i Palestinesi innocenti, ma di fatto prevengono il terrore e
    salvano delle vite.

    Per esempio, il 2 Novembre 2002 un furgone che portava scatole di
    jeans si presentò ad un posto di blocco. I soldati controllarono i
    documenti delle persone nel furgone e scoprirono che uno dei
    passeggeri era ricercato. Il furgone fu scaricato e soltanto
    all'apertura dell'ultima scatola si scoprì una cintura esplosiva che
    veniva recapitata ad un bombarolo suicida. Due settimane dopo si
    presentò un tassì allo stesso posto di blocco. Nel bagagliaio i
    soldati trovarono due computer che sembravano insolitamente pesanti.
    Li aprirono e trovarono due cinture esplosive. Essi trovarono inoltre
    una borsa con un'arma da fuoco [43].

    Le merci, il cibo, le medicine, le ambulanze e le squadre mediche
    continuano a circolare liberamente, ostacolate solo dai continui
    attacchi. Anche i lavoratori palestinesi che vanno a lavorare in
    Israele possono passare per i posti di blocco se hanno i documenti in
    regola; le restrizioni sono imposte solo quando richieste da problemi
    di sicurezza.

    Le barriere non sono poste per umiliare i Palestinesi, ma per
    assicurare la sicurezza dei cittadini israeliani. Sventuratamente,
    ogni volta che Israele ha abbassato la guardia e rimosso i posti di
    blocco, i terroristi palestinesi ne hanno approfittato per lanciare
    nuovi attacchi agli Israeliani innocenti.

    20.31. [Mito]

    "Le lamentele d'Israele sui terroristi palestinesi che si nascondono
    tra i civili non sono che uno sforzo di giustificare il loro uccidere
    persone innocenti".

    20.31. [Fatti]

    Israele non fa mai dei civili un bersaglio. Sfortunatamente, i
    terroristi palestinesi hanno tentato di nascondersi a bella posta in
    mezzo alla popolazione civile nel tentativo di far ritorcere l'etica
    militare israeliana contro Israele. Gli stessi terroristi non si
    curano delle vite dei Palestinesi innocenti, e per questo non esitano
    a farsene scudo. Questo comportamento è una violazione del diritto
    internazionale. L'articolo 51 dell'emendamento del 1977 alle
    Convenzioni di Ginevra del 1977 proibisce espressamente l'uso di
    scudi umani:

    "La presenza od i movimenti della popolazione civile o di singoli
    civili non sarà usata per rendere certi luoghi o zone immuni dalle
    operazioni militar, specialmente tentativi di proteggere obbiettivi
    militari da attacchi, o di proteggere, favorire od impedire
    operazioni militari" [44].

    Perciò, sono i terroristi palestinesi i responsabili ultimi per i non-
    combattenti che sono inavvertitamente uccisi o feriti come risultato
    della pratica terroristica di nascondersi tra i civili per farsene
    scudo.

    20.32. [Mito]

    "Le donne palestinesi stanno entrando nei ranghi dei bombaroli
    suicidi solo perché impegnate a 'liberare' la Palestina".

    20.32. [Fatti]

    Può anch'essere che alcune donne palestinesi condividano l'ideologia
    malata dei terroristi che credono che facendo saltare in aria degli
    uomini, delle donne e dei bimbi innocenti conseguiranno i loro
    obiettivi politici, ma molte altre sono costrette col ricatto a
    compiere attacchi suicidi da Palestinesi sadici e manipolatori.

    Più di 20 donne palestinesi si sono impegnate in attacchi suicidi e
    le organizzazioni terroristiche che le reclutano lo fanno in parte
    perché credono che le donne susciteranno meno sospetti, e che i
    soldati israeliani saranno più riluttanti a perquisirle.

    Alcune delle donne sono state convinte ad intraprendere attacchi
    terroristici per rifarsi la reputazione nella loro comunità se si
    sono fatte una cattiva fama od hanno fatto qualcosa che ha
    svergognato la loro famiglia. La vergogna è una forza potente nella
    società araba, e le donne che sono promiscue, commettono adulterio,
    concepiscono fuori del matrimonio o si comportano in altri modi
    ritenuti inadatti possono essere ostracizzate o severamente punite
    (per esempio, i mariti possono uccidere le mogli che li hanno
    svergognati nei cosiddetti "delitti d'onore").

    Le organizzazioni terroristiche hanno usato dei ricatti emotivi
    contro queste donne spesso vulnerabili per convincerle che compiendo
    un attacco suicida contro gli Ebrei, esse possono riabilitare il loro
    onore o quello della loro famiglia. Lo spionaggio israeliano ha tolto
    il segreto ad un rapporto che diceva che gli operativi di Al Fatah
    arrivavano al punto da sedurre le donne e che, dopo averle messe
    incinte, usavano la loro condizione per ricattarle e far commettere
    loro orrendi crimini. Il rapporto citava due casi specifici, uno che
    coinvolgeva una 21enne di Betlemme che si era fatta saltare nel
    mercato di Mahane Yehuda a Gerusalemme, uccidendo sei persone e
    ferendono più di 60, e l'altra era una 18-enne del campo profughi di
    Dehaishe che fece esplodere un supermercato di Gerusalemme ed uccise
    due persone e ne ferì altre 22. [45]

    Questi esempi mostrano il modo spietato con cui i terroristi
    palestinesi trattano non solo le loro vittime, ma il loro stesso
    popolo.

    [Note]
    [1] New York Times, (14 Dicembre 1987).
    [2] UPI, (9 Dicembre 1987).
    [3] New York Times, (13 Dicembre 1987).
    [4] Washington Post, (14 Dicembre 1987).
    [5] Washington Post, (14 Dicembre 1987).
    [6] Al-Hamishmar, (6 Dicembre 6, 1991);B'Tselem.
    [7] Sidney Zion"Intifada Blues," Penthouse, (Marzo 1990)pp56 63.
    [8] Wall Street Journal, (21 Febbraio 1990).
    [9] Near East Report, (5 Agosto 1991).
    [10] Il Patto di Hamas.
    [11] Baghdad Voice of the PLO, (12 Maggio 1989).
    [12] New York Times, (24 Ottobre 1989).
    [13] Al-Mussawar, (19 Gennaio 1990).
    [14] Wall Street Journal, (21 Febbraio 1990).
    [15] Radio Monte Carlo, (23 Ottobre 1990).
    [16] Jerusalem Post, (14 Settembre 1991).
    [17] Jerusalem Post, (6 Luglio e 5 Ottobre 1991).
    [18] Near East Report, Rapporti annuali, (1991-1993).
    [19] The New Republic, (23 Novembre 1992).
    [20] New York Times, (12 June 1991).
    [21] Daoud Kuttab, "A Profile of the Stonethrowers," Journal of
    Palestine Studies, (Primavera 1988), p. 15.
    [22] Jerusalem Post, (7 Agosto 1991).
    [23] AP, (10 Ottobre 2001).[1a] Jerusalem Post, (4 Marzo 2001).
    [2a] Citato in "Commissione di rilevamento dei fatti di Sharm
    El-Sheikh - Prima affermazione del Governo d'Israele, Ministero degliEsteri Israeliano , (28 Dicembre 2000).
    [3a] Ibidem.
    [3b] "Una tragedia macchinata: Analisi statistica delle vittime delconflitto palestinese-israliano, Settembre 2000-Giugno 2002,"
    International Policy Institute for Counter-Terrorism, (June 2002).
    [4a] Forze di Difesa Israeliane .
    [5a] Jerusalem Post, (22 Febbraio 2001).
    [6a] Ha'aretz, (1 Marzo 2001).
    [7a] Near East Report , (5 Marzo 2001).
    [7b] Almazen [Kuwait], (20 Giugno 2002).
    [8a] Jerusalem Report, (25 Febbraio, 2002);
    Ma'ariv, (31 Luglio 2002);
    Le Forze Armate Israeliane.
    [9a] Jewish Telegraphic Agency, (8 Ottobre 2001).
    [10a] Jerusalem Report, (21 Maggio 2001).
    [11a] CNN;
    Le Forze di Difesa Israeliane;
    Jerusalem Post (28 Novembre 2000);
    Jewish Telegraphic Agency, (21 Marzo 2002).
    [12a] Citato nel Jerusalem Post, (1 Aprile 2001).
    [13a] Washington Post, (17 Giugno 2001).
    [14a] Lettera di George Mitchell e Warren Rudman al Direttore dell'ADLAbraham Foxman, (11 Maggio 2001).
    [15a] Conferenza del Maggiore Generale Giora Eiland, Capo della
    SezioneOperativa delle Forze Armate Israeliane, all'Associazione della StampaEstera, Gerusalemme, (20 Maggio 2001).
    [16a] Conferenza del Dipartimento di Stato, (17 Aprile 2001).
    [17a] Time, (19 Aprile 2001).
    [18a] Collin Powell, My American Journey, (NY: Random House, 1995), p.434.
    [19a] Washington Post, (28 Giugno 1993).
    [19b] CNN, (16 Luglio 2002).
    [20a] Ha'aretz, (11 Febbraio 2001).
    [20b] Al-Watan [Kuwait], (7 Giugno 2002).
    [20c] Jerusalem Post, (21 Luglio 2002 e 5 Febbraio 2003), ed il
    Dipartimento di Stato USA .
    [20d] Jewish Telegraphic Agency, (11 Giugno 2002).
    [21a] Foreign Report, (26 Luglio 2001).
    [22a] Washington Post, (15 Agosto 2001).
    [23a] Jerusalem Post, (2 Agosto 2001).
    [24a] Reuters, (9 Agosto 2001).

    [25a] Fox News, (3 Agosto 2001).
    [26a] RonaldReagan.com , Washington Post ed altre fonti.
    [27a] Jewish Telegraphic Agency, (30 Agosto 2001).
    [28a] Jerusalem Post, (10 Agosto 2001).
    [28b] Jewish Telegraphic Agency, (30 Novembre 2001).
    [29a] Conferenza stampa, (12 Settembre 2001).
    [30a] Jerusalem Post, (10 Settembre 2001).
    [31a] Washington Post, (14 e 18 Settembre 2001).
    [32a] Washington Post, (7 Settembre 2001).
    [33a] Jerusalem Post, (24 Agosto 2001).
    [34a] Jerusalem Post, (25 Aprile 2002).
    [35a] Jerusalem Post, (25 Aprile 2002);
    Forward, (28 Giugno 2002);
    MSNBC, (31 Luglio 2002).
    [36a] New York Post, (3 Maggio 2002).
    [36b] Jerusalem Report, (30 Dicembre 2002).
    [37a] New York Times, (20 Aprile 2002).
    [38a] Washington Post, (26 Aprile 2002).
    [39a] Ministero degli Esteri Israeliano
    [40a] Washington Post, (31 Gennaio 2002).
    [40b] Ministero degli Esteri Israeliano.
    [41a] "Bomb found in Red Crescent Ambulance," Ha'aretz, (12 Giugno
    2002).
    [42a] Jewish Telegraphic Agency, (30 Giugno 2002).
    [43] Ha'aretz, (28 Novembre 2002).
    [44] Washington Times, (20 Febbraio 2003).
    [45] "Blackmailing Young Women into Suicide Terrorism," Ministero
    degli Esteri Israeliano , (12 Febbraio 2003).
    Aialon
    00Thursday, October 4, 2007 1:18 PM
    Gerusalemme, di Mitchell G.Bard

    [Miti da confutare]
    21.a. "Gerusalemme è una città araba"
    21.b. "Non è necessario che Gerusalemme sia la capitale d'Israele"
    21.c. "Gli arabi volevano accettare l'internazionalizzazione di
    Gerusalemme. Gli Ebrei si sono opposti all'idea.A causa della loro intransigenza, oggi Israele occupa illegalmentel'intera città"
    21.d. "La Giordania ha accettato l'internazionalizzazione"
    21.e. "Dal 1948 al 1967, la Giordania ha assicurato la libertà di
    culto per tutte le religioni a Gerusalemme"
    21.f. "La Giordania ha salvaguardato i luoghi sacri ebraici"
    21.g. "La Giordania si è adoperata per migliorare le condizioni nella Gerusalemme Est araba. Al contrario, le autorità israeliane hanno abbattuto coi bulldozer centinaia di case arabe in quella parte della città, lasciando molti residenti arabi senza casa"
    21.h. "Sotto la legge israeliana, è stata limitata la libertà
    religiosa a Gerusalemme"
    21.i. "Israele nega l'accesso libero ai cristiani e ai musulmani ai luoghi sacri"
    21.l.”La politica israeliana incoraggia gli attacchi deifanatici
    ebrei contro gli abitanti musulmani e cristiani e i loro luoghi sacri".
    21.m. "Israele ha ristretto i diritti politici ai palestinesi arabi a Gerusalemme"
    21.n. "Secondo la risoluzione ONU 242, Gerusalemme Est è considerata 'territorio occupato'. L'annessione di Gerusalemme da parte di Israele è quindi una violazione a tale risoluzione"
    21.o. "Gerusalemme Est dovrebbe far parte di uno stato palestinese
    perché tutti i suoi abitanti sono arabi palestinesi e nessun ebreo ha mai vissuto lì"
    21.p. "Il trasferimento nell'Aprile del 1990 di 20 famiglie ebraiche
    nell'ospizio di St. John - un palazzo nel quartiere cristiano di
    Gerusalemme, collocato vicino alla Chiesa del S. Sepolcro - è un
    esempio dell'intento Israeliano di cacciare i non ebrei dalle loro
    parti di città."
    21.q. "In un attacco non provocato, la polizia israeliana ha ucciso 17 fedeli arabi sul monte del tempio nel 1990"
    21.r. "Gli USA non credono che Gerusalemme debba essere la capitale unita d'Israele"
    21.s. "Il Monte del Tempio è sempre stato un luogo sacro musulmano e l'ebraismo non ha legami con questo luogo"
    21.t. "Israele non dovrebbe poter controllare il monte del Tempio
    perché nega ai musulmani l'accesso ai loro luoghi sacri"
    21.u. "I palestinesi sono stati attenti nel conservare i resti
    archeologici del monte del Tempio"
    21.v. "Quando Israele ha scavato il tunnel del Muro Occidentale, ha minacciato l'integrità del Monte del Tempio e della moschea di AlAksa,perciò è stato condannato dal consiglio di sicurezza dell' ONU"

    21.z. "L'internazionalizzazione è la soluzione migliore per risolvere il conflitto sulle rivendicazioni su Gerusalemme"
    21.w. "Israele ha tentato di bruciare la moschea di Al-Aksa nel 1969"

    I miti in dettaglio

    21.a. MITO
    "Gerusalemme è una città araba"

    21.a. FATTI
    Gli ebrei hanno vissuto a Gerusalemme continuamente per quasi due
    millenni. Hanno costituito il gruppo più grande di abitanti in quel luogo dal 1840. Gerusalemme ospita il Muro Occidentale e il Monte del Tempio, i luoghi più sacri nell'ebraismo.

    Gerusalemme non è mai stata capitale di alcuna entità araba. Difatti, è un luogo trascurato nella maggior parte della storia araba.
    Gerusalemme non è mai stata utilizzata come capitale sotto le leggi islamiche né è mai stata un centro culturale per i musulmani.

    Per gli Ebrei, la città intera è sacra, mentre per i musulmani un solo luogo lo è, ovvero il Duomo della Roccia, e non la città intera.

    "Per un musulmano ", osserva lo scrittore inglese Christopher Sykes, "c'è una profonda differenza tra Gerusalemme e Medina o la Mecca. Gli due ultimi sono posti sacri che contengono luoghi sacri". A parte il Duomo della Roccia,ha sottolineato, Gerusalemme non ha ulteriore significato per l'Islam. [1]

    POPOLAZIONE DI GERUSALEMME [2]

    Anno 1844 1876 1896 1922 1931
    Ebrei 7120 12000 28,112 33,971 51,222
    Musulmani 5000 7560 8,560 13,411 19,894
    Cristiani 3390 5470 8,748 4,699 19,335
    Totale 15.510 25030 45,420 52,081 90,451

    1948 1967 1987 1990 2000

    Ebrei 100,000 195,700 340,000 378,200 530,400
    Musulmani 40,000 54,963 121,000 131,800 204,100
    Cristiani 25,000 12,646 14,000 14,400 14,700
    Totale 165,000 263,309 475,000 524,400 758,300





    21.b. MITO
    "Non è necessario che Gerusalemme sia la capitale d'Israele"
    21.b. FATTI


    Sin da quando il re David fece di Gerusalemme la capitale di Israele,
    oltre 3000 anni fa, la città ha sempre avuto un ruolo centrale
    nell'esistenza degli Ebrei.

    Il muro Occidentale nella Città Vecchia - l'ultimo muro rimasto
    dell'antico Tempio Ebraco, il luogo più sacro per l'ebraismo - è
    oggetto di venerazione e punto di riferimento della preghiera ebraica.

    Tre volte al giorno, per migliaia di anni, gli Ebrei hanno pregato "A Gerusalemme, tua città, torneremo con gioia" e hanno ripetuto il giuramento dei salmi: "se ti dimentico, O Gerusalemme , si paralizzi la mia mano destra".

    Gerusalemme "ha conosciuto solo due periodi di reale grandezza, e
    questi
    sono separati tra loro da duemila anni. La grandezza è stata evidente
    solo sotto il regno ebraico", come scrissero Leon e Jill Uris in
    "Gerusalemme ". "Questo è perché gli Ebrei l'hanno amata
    maggiormente, e
    sono rimasti legati al lei attraverso le centinaia di anni della loro
    dispersione.... è la più lunga e profonda storia d'amore della
    storia."
    [3]

    21.b. LA FRASE CELEBRE

    "Per tremila anni, Gerusalemme è stata il centro della speranza e del desiderio ebraico. Nessun 'altra città ha avuto un ruolo così
    dominante nella storia, nella cultura, nella religione e nella coscienza di un popolo così come Gerusalemme lo ha avuto nella vita degli Ebrei e dell'ebraismo. Attraverso secoli di esilio, Gerusalemme è rimasta viva nei cuori degli Ebrei dovunque, come il punto focale della storia ebraica, il simbolo della gloria antica, il riempimento spirituale ed il rinnovamento moderno. Questo cuore e quest'anima del popolo ebraico fanno nascere il pensiero che se si volesse simboleggiare la storia ebraica in una sola e semplice parola, questa parola sarebbe
    `Gerusalemme ` ".
    Teddy Kollek [4]
    21.c. MITO

    "Gli arabi volevano accettare l'internazionalizzazione di Gerusalemme.
    Gli Ebrei si sono opposti all'idea. A causa della loro intransigenza,
    oggi Israele occupa illegalmente l'intera città"

    21.c. FATTI

    Quando l'ONU affrontò la questione della Palestina nel 1947, fu
    suggerito di internazionalizzare Gerusalemme. Il Vaticano e le
    predominanti delegazioni cattoliche premettero per questo status, ma una ragione chiave per la decisione dell'ONU fu la volontà del blocco sovietico di ostacolare il re Abdullah della Transgiordania e i suoi protettori inglesi negando ad Abdullah il controllo della città.
    L'agenzia ebraica, dopo una profonda riflessione, accettò
    l'internazionalizzazione nella speranza che questo proteggesse
    nell'immediato la città da spargimenti di sangue e il nuovo Stato da un conflitto. Poiché la risoluzione della spartizione stabiliva che si doveva fare un referendum sullo status della città dopo 10 anni, e gli Ebrei avrebbero quindi costituito la maggioranza sostanziale, l'aspettativa era quella che in seguito la città sarebbe stata incorporata in Israele.
    Gli stati arabi erano tanto amaramente contrari
    all'internazionalizzazione di Gerusalemme quanto lo erano verso il
    resto del piano di spartizione.

    Nel maggio 1948, la Giordania invase ed occupò Gerusalemme Est,
    dividendo la città, per la prima volta nella storia, e ontringendo
    migliaia di Ebrei - le cui famiglie vivevano da secoli nella città all'esilio. Il piano di spartizione dell'ONU, che includeva
    l'internazionalizzazione di Gerusalemme, fu sopraffatto dagli eventi.

    Dopo il rifiuto della risoluzione 181 da parte degli stati arabi e, dopo l'11 dicembre 1948 in cui la risoluzione ONU 194, che stabiliva una commissione di conciliazione per la Palestina, il primo ministro David Ben Gurion dichiarò che Israele non avrebbe più accettato l'internazionalizzazione di Gerusalemme.

    Dal 1948 al 1967 la città fu divisa tra Israele e la Giordania.
    Israele fece della parte occidentale di Gerusalemme la sua capitale; la Giordania occupò la sezione ad est.

    Poiché la Giordania - come anche gli stati arabi all'epoca – manteneva uno stato di guerra con Israele, la città si tramutò, in sostanza, in due campi di battaglia, pieni di muri e bunker, recinti con filo spinato, campi minati ed altre fortificazioni militari.


    21.c. LA FRASE CELEBRE

    "Dovreste lasciare che gli Ebrei possiedano Gerusalemme; sono stati loro a renderla famosa"

    Winston Churchill al diplomatico Evelyn Shuckburgh, 1955 [6]

    Nel 1967, la Giordania ignorò l'invito israeliano a tenersi fuori
    dalla guerra dei sei giorni ed attaccò la parte occidentale della città.

    I giordani furono instradati dalle forze israeliane ed espulsi dal
    Gerusalemme Est, consentendo alla città di ritrovare l'unità. Teddy Kollek, sindaco di Gerusalemme per 28 anni, chiamò la riunificazione della città "la realizzazione pratica degli obiettivi del movimento sionista".

    Poiché Israele si stava difendendo dall'aggressione nelle guerre del 1948 e del 1967, l'esperto di diritto internazionale Steven Schwebel scrisse che esso ha più diritto alla sovranità su Gerusaleme dei suoi vicini arabi.

    21.d. MITO

    "La Giordania ha accettato l'internazionalizzazione"

    21.d. FATTI
    La Giordania si oppose all'internazionalizzazione dall'inizio, quando si unì agli altri stati arabi rifiutando la spartizione.
    Il delegato giordano Fawzi Pasha Malki, disse, il 6 dicembre 1949,
    senza mezzi termini ad una commissione politica ad hoc presso le Nazioni Unite:
    "La mia delegazione crede che nessuna forma di internazionalizzazione...
    possa servire ad un qualche scopo, poiché i luoghi sacri sono sotto la protezione del mio governo e sono sicuri e salvaguardati, senza nessuna necessità di un regime speciale". [8]

    Quando il consiglio di amministrazione fiduciaria si incontrò a
    Ginevra all'inizio del 1950 per disegnare un nuovo governo legislativo a Gerusalemme, la Giordania si rifiutò di permettere la supervisione dell'ONU, di nessun genere. [9]

    Quell'anno la Giordania annesse tutto il territorio occupato
    dall'ovest del fiume Giordano, inclusa Gerusalemme Est. Le altre nazioni arabe negarono un riconoscimento formale alla mossa giordana, e la Lega Araba considerò l'eventualità di espellere la Giordania dall'associazione.

    Alla fine, si trovò un compromesso con cui i governi arabi accettarono di vedere tutta la Cisgiordania e Gerusalemme Est, come "conservata" dalla Giordania per i Palestinesi.



    21.e. MITO

    "Dal 1948 al 1967, la Giordania ha assicurato la libertà di culto per tutte le religioni a Gerusalemme"

    21.e. FATTI

    In violazione all'accordo di armistizio del 1949, la Giordania ha
    negato agli israeliani di accedere al muro occidentale e al cimitero del Monte degli Olivi, dove gli Ebrei avevano sepolto i loro morti da più di 2500 anni.

    Sotto il paragrafo otto dell'accordo, la Giordania e Israele
    concordavano di stabilire delle commissioni per preparare la ripresa del normale funzionamento delle istituzioni culturali ed umanitarie sul Monte Scopus e l'accesso libero a quell'area; l'uso del cimitero del Monte degli Olivi, e l'accesso libero ai luoghi sacri e alle istituzioni culturali.

    Sotto la legge giordana, "gli israeliani e i cristiani erano soggetti a diverse restrizioni durante il pellegrinaggio stagionale verso il loro luoghi sacri" a Gerusalemme, evidenzia Teddy Kollek. "Solo ad un numero limitato di essi era concesso malvolentieri di visitare per breve tempo la città vecchia e Betlemme durante Natale e Pasqua" [10]

    Nel 1955 e nel 1964, la Giordania approvò leggi che imponevano uno
    stretto controllo sulle scuole cristiane, incluse restrizioni relative all'apertura delle scuole, il controllo di stato sui finanziamenti alle scuole e la nomina degli insegnanti e la richiesta di insegnare il Corano. Nel 1953 e nel 1965, la Giordania ha adottato leggi che abrogavano il diritto dei cristiani religiosi e le istituzioni di carità ad acquistare case a Gerusalemme.

    Nel 1958, la polizia catturò il patriarca armeno e lo deportò in
    Giordania, spianando la strada per l'elezione di un patriarca
    supportato dal governo di Re Hussein. A causa della loro politica repressiva, molti cristiani emigrarono da Gerusalemme. I loro numeri crollarono da 25.000 nel 1949 a meno di 13.000 nel giugno 1967. [11]
    Queste leggi discriminatorie furono abolite nel 1967 dallo Stato
    d'Israele dopo che la città fu nuovamente riunita.








    21.f. MITO


    "La Giordania ha salvaguardato i luoghi sacri ebraici"


    21.f. FATTI

    La Giordania ha sconsacrato il luoghi sacri ebraici. Il re Hussein ha permesso la costruzione di una strada verso l'Hotel Intercontinental attraverso il cimitero del Monte degli Olivi.

    Centinaia di tombe ebraiche sono state distrutte dall'autostrada che poteva essere facilmente costruita da un'altra parte.

    Le pietre tombali che onoravano la memoria di saggi e di rabbini, sono state usate dal corpo degli ingegneri della legione arabo giordana come pavimento e come latrine nei campi militari (le iscrizioni sulle pietre sono ancora visibili da quando Israele ha liberato la città).

    L'antico quartiere ebraico e la Città vecchia furono devastate, 58
    sinagoghe - alcune di alcuni secoli antiche - furono distrutte o
    rovinate, altre mutate in stabili o in stie per il pollame. Le
    abitazioni dei bassifondi sono state costruite limitrofe al Muro
    Occidentale [12].


    21.g. MITO

    "La Giordania si è adoperata per migliorare le condizioni nella
    Gerusalemme Est araba. Al contrario, le autorità israeliane hanno
    abbattuto coi bulldozer centinaia di case arabe in quella parte della città, lasciando molti residenti arabi senza casa"

    21.g. FATTI

    Così come i precedenti regnanti islamici, re Hussein ha trascurato
    Gerusalemme. Dopo la presa della Città Vecchia nel 1967, la portata della sua irriverenza divenne chiara quando Israele scoprì che la maggior parte della città era carente della maggior parte dei servizi municipali di base - un rifornimento d'acqua stabile, impianti d'acqua ed elettricità [13]. Come risultato della riunificazione, questi ed altri servizi municipali fortemente necessari furono estesi anche alle case e ai negozi arabi di Gerusalemme Est.

    Le autorità israeliane scoprirono che centinaia di abusivi avevano
    preso le case nel quartiere ebraico. Gli ingegneri civili israeliani rimossero le rovine per ricostruire il quartiere, ma solo dopo aver offerto una ricompensa o una casa alternativa agli abusivi.

    21.h. MITO

    "Sotto la legge israeliana, è stata limitata la libertà religiosa a Gerusalemme"

    21.h. FATTI

    Dopo la guerra del 1967, Israele abolì tutte le leggi discriminatorie promulgate dalla Giordania e adottò il suo standard, deciso per la salvaguardia degli accessi ai luoghi sacri.

    "Chiunque faccia qualcosa che somigli a una violazione di libertà di accesso per i membri delle varie religioni ai luoghi a loro sacri", stipula la legge israeliana, "è passibile di carcere fino a cinque anni".

    Israele affidò inoltre l'amministrazione dei luoghi sacri alle
    rispettive autorità religiose. Così, ad esempio, il Waqf musulmano ha la responsabilità delle moschee sul Monte del Tempio.

    Les Filles de la Charite de l'Hospice Saint Vincent de Paul di
    Gerusalemme hanno rinnegato gli attacchi contro la condotta di
    Israele a Gerusalemme pochi mesi dopo che Israele aveva preso il controllo della città:

    "Il nostro lavoro qui è stato reso particolarmente felice e il suo
    percorso è più sereno grazie alla buona volontà delle autorità
    israeliane.... è più sereno non solo per noi stessi, ma (più
    importante) per gli arabi in nostra cura." [14]

    L'ex presidente Jimmy Carter riconobbe che la libertà religiosa era stata resa possibile sotto la legge israeliana. Oggi "non c'è dubbio" che Israele abbia fatto un lavoro migliore sulla salvaguardia agli accessi dei luoghi santi della città di quanto non abbia fatto la Giordania. "C'è un accesso libero oggi", sottolineò Carter. "Questo non c'era dal 1948 al 1967" [15]

    Il Dipartimento di Stato evidenzia che nonostante Israele non abbia costituzione, la legge fornisce libertà di culto, e il Governo rispetta tale diritto. [16]

    21.i. MITO
    "Israele nega l'accesso libero ai cristiani e ai musulmani ai luoghi sacri"

    21.i. FATTI

    Sin dal 1967 migliaia di musulmani e di cristiani- molti di loro
    provenienti dai paesi arabi che restano in stato di guerra con
    Israele -
    sono venuti a Gerusalemme per visitare i loro luoghi sacri.

    I leader arabi sono liberi di visitare Gerusalemme e pregare se lo
    desiderano, così come fece il presidente Anwar Sadat alla moschea di al-Aksa.

    Per ragioni di sicurezza, a volte vengono imposte temporaneamente
    delle restrizioni, ma il diritto di culto non viene ridotto e altre moschee rimangono accessibili anche in tempi di forte tensione.

    Secondo l'Islam, il prefeta Maometto fu miracolosamente trasportato dalla Mecca a Gerusalemme, e da lì egli fece la sua ascesa verso il cielo. Il Duomo della Roccia e la moschea di al-Aksa, costruite entrambe nel settimo secolo, resero definitiva l'identificazione di Gerusalemme come il "luogo remoto" menzionato nel corano, e quindi un luogo sacro dopo Medina e La Mecca.

    I diritti dei musulmani sul Monte del Tempio, il posto dei due luoghi sacri, non sono stati infranti. Nonostante sia il luogo più sacro per l'ebraismo, Israele ha lasciato il Monte del Tempio sotto il controllo dell' autorità religiosa musulmana.

    Per i cristiani, Gerusalemme è il luogo dove Gesù, visse, predicò,
    morì e risorse. Nonostante sia la Gerusalemme terrestre ad essere
    enfatizzata piuttosto che quella celeste, i luoghi menzionati nel Nuovo Testamento come luoghi del ministero di Gesù hanno attirato per secoli i pellegrini e i devoti.

    Tra questi luoghi vi sono la Chiesa del Santo Sepolcro, il Giardino di Gethsemane, il luogo dell'ultima cena e la Via Dolorosa, con le quattordici stazioni della croce.

    I diritti delle varie chiese cristiane alla custodia dei luoghi sacri cristiani presenti a Gerusalemme furono definiti nel corso del diciannovesimo secolo, mentre Gerusalemme era parte dell'Impero Ottomano. Conosciuto come "accordo dello status quo dei luoghi sacri dei cristiani a Gerusalemme" questi diritti sono rimasti durante il periodo del mandato britannico e sono ancora oggi rispettati in Israele.

    21.l. MITO

    "La politica israeliana incoraggia gli attacchi dei fanatici ebrei
    contro gli abitanti musulmani e cristiani e i loro luoghi sacri".

    21.l. FATTI

    Le autorità israeliane hanno tentato in maniera evidente di fermare i fanatici - di tutte le fedi - dallo sconsacrare i luoghi religiosi o dal commettere atti di violenza nelle loro vicinanze.

    Quando non è stato capace di fermare tali atti, Israele ha punito
    severamente coloro che li perpetravano. Allen Goodman, un israeliano squilibrato che nel 1982 si diresse con una furiosa sparatoria sul Monte del Tempio, ad esempio, fu condannato all'ergastolo.

    Nel 1984, le autorità israeliane si infiltrarono in un gruppo di Ebrei che progettava di commettere atti di violenza contro luoghi e civili non ebrei. I terroristi furono processati ed imprigionati.

    Nel 1990, i fedeli del Tempio del Monte, un gruppo estremista ebraico, tentarono di marciare sul Monte del tempio durante Sukkot per depositare la pietra angolare per il Terzo Tempio. La polizia, preoccupata che questa marcia potesse far infuriare i musulmani ed esacerbare una situazione già tesa creata dall'intifada e dagli eventi nel golfo persico, gli negò il diritto a tale marcia.

    Questa decisione era supportata dalla Corte Suprema Israeliana, un
    fatto immediatamente comunicato ai leader religiosi musulmani e alla stampa araba. Nonostante l'azione preventiva israeliana, "i leader musulmani e gli attivisti dell'intifada continuarono ad incitare i loro fedeli ad un confronto."[17]

    Come risultato si ebbe una tragica rivolta in cui furono uccisi 17
    arabi.

    Da quel momento, Israele è stato un vigilante speciale, e ha fatto
    ogni cosa possibile per prevenire qualsiasi provocazione dai gruppi o dagli individui che avrebbero potuto minacciare la santità dei luoghi sacri di qualunque fede.




    21.m. MITO

    "Israele ha ristretto i diritti politici ai palestinesi arabi a
    Gerusalemme"


    21.m. FATTI

    Insieme con le libertà religiose, i palestinesi arabi a Gerusalemme sono stati dati diritti politici senza precedenti. Agli abitanti arabi veniva data la scelta se essere cittadini israeliani o meno. Molti di loro scelsero di rimanere cittadini giordani. Inoltre, trascurando il fatto se sono propri cittadini o meno, agli arabi di Gerusalemme è data la possibilità di votare nelle elezioni municipali e di giocare quindi un ruolo nell'amministrazione della città.


    21.n. MITO


    "Secondo la risoluzione ONU 242, Gerusalemme Est è considerata
    'territorio occupato'. L'annessione di Gerusalemme da parte di
    Israele è quindi una violazione a tale risoluzione"

    21.n. FATTI

    Un'estensore della risoluzione ONU fu l'ambasciatore USA presso le
    Nazioni Unite, Arthur Goldberg.

    Secondo Goldberg, "La risoluzione 242 non si riferisce in alcun modo a Gerusalemme e l'omissione è voluta deliberatamente...Gerusalemme era una questione notevole, non collegata con la Cisgiordania". In diversi discorsi all'ONU, nel 1967, Goldberg disse: "Ho affermato ripetutaemnte che le linee di armistizio del 1948 erano intese come temporanee.
    Questo, ovviamente, era particolarmente vero per Gerusalemme. In
    questi discorsi non mi sono mai riferito a Gerusalemme Est come a un territorio occupato." [18]

    Dopo il 1948, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, votò tre
    risoluzioni che richiedevano l'internazionalizzazione di Gerusalemme.
    La questione cadde dopo che Israele prese il controllo della città. Dal 1967, l'ONU, che per 19 anni ha ignorato l'occupazione giordana della città, ha adottato numerose risoluzioni criticando Israele per aver alterato lo status di Gerusalemme.

    21.n. LA FRASE CELEBRE

    "La base della nostra posizione resta che Gerusalemme non debba più essere una città divisa. Non approvammo lo status quo prima del 1967; in alcun modo sosteniamo un ritorno ad esso ora"

    Presidente George Bush [19]

    21.o. MITO

    "Gerusalemme Est dovrebbe far parte di uno stato palestinese perché tutti i suoi abitanti sono arabi palestinesi e nessun ebreo ha mai vissuto lì"

    21.o. FATTI

    Prima del 1865 l'intera popolazione di Gerusalemme viveva dentro le mura della Città Vecchia (quella che oggi viene considerata la parte orientale città). In seguito, la città si cominciò ad espandere oltre le mura della città a causa della crescita della popolazione e sia arabi
    che ebrei iniziarono a costruire nuove aree della città.

    Al tempo della spartizione, una fiorente comunità ebraica viveva nella parte orientale di Gerusalemme, in un'area che includeva il Quartiere ebraico e la città vecchia. Quest'area della città contiene anche molti luoghi di importanza per la religione ebraica, inclusa la città di Davide, il Monte del Tempio e il Muro Occidentale. Inoltre, le istituzioni maggiori come l'Università Ebraica e l'Ospedale Hadassah originale sono sul Monte Scopus, nella Gerusalemme orientale.

    L'unico periodo in cui questa parte di Gerusalemme era esclusivamente araba fu tra il 1949 e il 1967, e questo perché la Giordania aveva occupato quella zona ed espulso forzatamente tutti gli Ebrei.

    21.p. MITO

    "Il trasferimento nell'Aprile del 1990 di 20 famiglie ebraiche
    nell'ospizio di St. John - un palazzo nel quartiere cristiano di
    Gerusalemme, collocato vicino alla Chiesa del S. Sepolcro - è un
    esempio dell'intento Israeliano di cacciare i non ebrei dalle loro
    parti di città."

    21.p. FATTI

    Israele ha sempre rispettato i diritti di tutte le religioni di
    praticare liberamente. L'atto di trasferimento nell'ospizio non ha
    infranto in nessun modo tali diritti.

    Il palazzo in questione non era una chiesa né un luogo sacro di nessun tipo. Né questi ebrei né il governo israeliano hanno avuto intenzione di interferire con l'accesso dei cristiani alla Chiesa del Santo Sepolcro, o ad un qualsiasi altro posto della Città Vecchia.

    Il governo israeliano fu preso di mira per il suo presunto ruolo di finanziamento dell'affitto. Il governo mantiene un assetto esteso di programmi di assistenza all'alloggio attraverso tutto Israele. E' stato all'interno di questo quadro che fu fornita l'assistenza finanziaria ad Ateret Kohanim, un'associazione privata che possiede svariati edifici nella Città Vecchia.

    La leadership dell'intifada, sostenuta dall'OLP emanò un ordine di
    uccidere l'uomo d'affari armeno che aveva venduto il palazzo alle
    famiglie ebraiche. [20]

    Un gruppo che si rese conto che si cercava di approfittare di questa delicata situazione fu l'Ambasciata della Chiesa Internazionale a Gerusalemme. "Così come gli arabi musulmani vivono nel quartiere ebraico della Città Vecchia, non c'è ragione per cui - se i tenutari in quel quartiere volevano affittare le loro proprietà agli Ebrei, questi ultimi non avrebbero dovuto avere il diritto di prendere lì la residenza", disse l'ambasciata in una frase. "Crediamo che in Israele così come in tutte le altre nazioni democratiche, cristiani, musulmani ed Ebrei debbano poter vivere ovunque decidano di farlo." Negare agli Ebrei il diritto di vivere ovunque a Gerusalemme, disse, era "assurdo". [21]

    Il patriarca greco ortodosso andò in Israele per presentare una
    lamentela contro l'ospizio. Il fatto che la Chiesa affrontò la
    questione per vie legali, dimostra la sua fede nel sistema di giustizia israeliano. Nel 1995 fu raggiunto un compromesso in cui l'affitto del palazzo veniva assegnato alla città di Gerusalemme.

    21.q. MITO

    "In un attacco non provocato, la polizia israeliana ha ucciso 17
    fedeli arabi sul Monte del Tempio nel 1990"

    21.q. FATTI

    La ragione apparente per cui l'8 ottobre 1990 una rivolta portò alla morte di 17 arabi, era che le frange di un gruppo ebraico conosciuto come i Fedeli del Monte del Tempio stavano tentando di posare la pietra d'angolo per la ricostruzione del Tempio.

    Il gruppo aveva ottenuto il permesso riluttante della polizia di
    marciare intorno al Monte del Tempio portando bandiere Israeliane. Ma vedendo una grande folla di musulmani radunarsi sul luogo, la polizia revocò il permesso di marciare.

    Quando scoppiò la rivolta, i "fedeli" stavano pregando pacificamente a circa un miglio di distanza.

    I radicali arabi aiutarono a spianare la strada per la violenza. Capi di Fatah e di Hamas stavano lottando per "mobilitare una rivolta dell'intifada nei quartieri di Gerusalemme." [22] Quando i membri del loro gruppo sentirono i richiami degli sceicchi a difendere i luoghi sacri islamici, si mobilitarono verso il Monte del Tempio. "Una volta cominciata la violenza", riporta il Washington Post, "i giovani palestinesi attaccarono la polizia con una ferocia ed una persistenza senza precedenti a Gerusalemme, durante i primi tre anni dell'intifada.
    Fonti arabe dicono che il fervore dei giovani si può ricollegare ad una campagna orchestrata dai leader palestinesi a Gerusalemme, nelle settimane recenti, per incrementare il livello degli attacchi, soprattutto contro la polizia".

    Durante la confusione a seguire, i rivoltosi tirarono pietre in
    direzione dei pellegrini Ebrei, che stavano pregando tranquillamente per Sukkot, di fronte al Muro Occidentale.

    Jamal Nusseibah, il figlio di un eminente professore palestinese,
    ammise che il popolo aveva portato con sè le pietre al Monte del Tempio nei loro zaini di scuola. [23]

    Due documenti ufficiali israeliani furono redatti per giudicare la
    tragedia. Il primo era la Commissione Zamir, stabilita dal governo, che concluse che una sommossa rivoltosa aveva tirato pietre e proiettili metallici verso la polizia da distanza ravvicinata, e che le vite dei poliziotti erano in pericolo e che avevano aperto il fuoco per difendersi.

    Il rapporto aveva criticato la polizia israeliana per il suo modo di controllare l'incidente, in particolare la loro mancanza di
    preparazione in una situazione che avrebbero potuto prevedere che sarebbe divenuta violenta.

    E' difficile immaginare un qualunque documento arabo che faccia una tale critica feroce e pubblica sulla prestazione delle sue stesse forze di polizia.

    Le descrizioni dei media hanno riportato inaccuratamente che il
    secondo rapporto, contraddiceva le considerazione della Commissione Zamir. Le indagini del giudice Ezra Kama, confermavano Zamir sui punti chiave.
    Kama non concluse che Israele aveva "provocato" la rivolta". Il
    rapporto dice comunque che "3000 arabi, la maggioranza dei quali giovani, aveva dato importanza al richiamo [dei predicatori Musulmani di venire al monte del Tempio e di 'difenderlo']; le pietre erano preparate in partenza; la leadership musulmana sapeva che nessuno dei Fedeli del Monte del Tempio avrebbe potuto andare in zone vicine all'area ed infatti si è visto chiaramente lasciare da essi il luogo un'ora prima dell'inizio della rivolta." [24]

    21.r. MITO

    "Gli USA non credono che Gerusalemme debba essere la capitale unita d'Israele"

    21.r. FATTI

    Sono presenti solo due ambasciate a Gerusalemme - Costa Rica ed El
    Salvador. Delle 180 nazioni in cui l'America ha relazioni diplomatiche, Israele è l'unica la cui capitale non è riconosciuta dal governo statunitense.

    L'ambasciata americana, come moltre altre, si trova a Tel Aviv, a 40 miglia da Gerusalemme. Gli USA hanno un consolato a Gerusalemme Est, comunque, che tratta coi palestinesi nei territori e lavora
    indipendentemente dall'ambasciata, relazionandosi direttamente con
    Washington.
    Oggi, quindi, abbiamo un'anomalia per cui i diplomatici americani si rifiutano di incontrare gli israeliani nella loro capitale perché lo status di Gerusalemme è sindacabile, ma intraprendono contatti coi palestinesi nella città stessa.

    Nel 1990, il Congresso passò una risoluzione dichiarando che
    "Gerusalemme è e deve restare la capitale dello Stato d'Israele"
    e "deve rimanere città non divisa in cui i diritti di ogni etnia ed ogni gruppo religioso sono protetti". Durante la campagna presidenziale del 1992, Bill Clinton disse: "Riconosco Gerusalemme come una città indivisibile, capitale eterna d'Israele, e credo che nel principio di dover spostare la nostra ambasciata a Gerusalemme". Come presidente non è mai ritornato su questo punto; di conseguenza, la politica ufficiale americana è rimasta allo stato per cui Gerusalemme è una questione per i negoziati.

    In un tentativo di cambiare la sua politica, il congresso approvò in maniera schiacciante l'Atto dell'Ambasciata di Gerusalemme del 1995.
    Questa pietra miliare dichiarava che, come affermazione ufficiale
    della politica ufficiale USA, Gerusalemme doveva essere riconosciuta come non divisa, eterna capitale di Israele e richiedeva che l'Ambasciata USA in Israele si stabilisse a Gerusalemme non oltre il Maggio del 1999.

    La legge includeva anche un atto scritto che permetteva al Presidente di ignorare essenzialmente la legislazione se avesse ritenuto questo atto essere nell'interesse degli Stati Uniti. Il Presidente Clinton esercitò tale opzione.

    Durante la campagna presidenziale del 2000, George W. Bush promise che come presidente avrebbe "immediatamente seguito il processo di
    traslocare l'ambasciatore statunistense nella città che Israele aveva scelto come sua capitale." [25]

    Nel giugno 2001, comunque, Bush seguì il precedente di Clinton e usò il potere presidenziale per prevenire che l'ambasciata venisse spostata.

    Mentre gli sforzi del Congresso forzano l'amministrazione a
    riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele, i critici insistono nel dire che tale mossa sarebbe nociva per il processo di pace, mentre i sostenitori della legislazione sostengono che il contrario sia vero.

    Rendendo chiara la posizione degli USA per Gerusalemme debba rimanere unita sotto la sovranità israeliana, dicono, le aspettative non realistiche palestinesi relative alla città si possono moderare e quindi intensificare le prospettive per un accordo finale.


    21.s. MITO

    "Il Monte del Tempio è sempre stato un luogo sacro per i musulmano e l'ebraismo non ha legami con questo luogo"

    21.s. FATTI

    Durante il summit di Camp David del 2000, Yasser Arafat disse che
    nessuno Tempio ebraico era mai esistito sul Monte del Tempio. [25a]

    Un anno dopo, il muftì di Gerusalemme nominato dall'autorità
    palestinese, Ikrima Sabri, disse al quotidiano tedesco Die Welt "Non c'è nemmeno la più piccola indicazione dell'esistenza di un tempio ebraico in questo posto nel passato. Nell'intera città non c'è nemmeno una singola pietra che testimoni la storia ebraica."

    Queste considerazioni, sono contraddette da un libro intitolato "Una guida breve a al-Haram al Sharif", pubblicato dal Consiglio Supremo Musulmano del 1930. Il Consiglio, il corpo supremo dell'Islam durante il mandato britannico, diceva nella guida che il Monte del Tempio "è uno dei luoghi più antichi del mondo. La sua santità è datata nei tempi più lontani. La sua identità col sito del Tempio di Salomone è indiscussa.
    Questo, inoltre, è il punto secondo una credenza universale secondo cui David costruì lì un altare a Dio, e offrì delle offerte bruciate e delle oblazioni di pace."

    In una descrizione dell'area delle scuderie di Salomone, che gli
    ufficiali islamici Waqf convertirono in una nuova moschea nel 1996, la guida afferma: "si conosce poco di certo a proposito della storia dell'area stessa. E' datata probabilmente tanto lontano nei tempi quanto la costruzione del Tempio di Salomone... Secondo Josephus, era esistente ed era utilizzata come luogo di rifugio dagli Ebrei ai tempi della conquista di Gerusalemme da parte di Tito, nel 70 D.C." [26]

    Una fonte più autorevole - il Corano - il libro sacro dell'Islam -
    descrive la costruzione del Primo Tempio di Salomone (34:13) e narra della distruzione del Primo e del Secondo Tempio (17:7).

    La connessione ebraica col Monte del Tempio risale a più di 3000 anni fa e ha le sue radici nella tradizione e nella storia. Quando Abramo legò suo figlio Isacco sull'altare per sacrificarlo a Dio, si crede che lo fece sul Monte Moriah, l'odierno Monte del Tempio.

    Il Santo dei Santi del Primo Tempio conteneva l'Arca del Patto
    originaria, e sia il Primo che il Secondo Tempio erano i centri della vita sociale e religiosa ebraica fino alla distruzione del Secondo Tempio da parte dei romani.

    Dopo la distruzione del Secondo Tempio, il controllo del Monte del
    Tempio passò attraverso diversi poteri di conquista. Era durante il periodo iniziale del controllo musulmano che il Duomo della Roccia fu costruito sul sito dei templi antichi.

    Gli Ebrei strettamente osservanti non visitano il Monte del Tempio per paura di camminare sopra Il Santo dei Santi per sbaglio, che ospitava l'Arca del Patto, poiché la sua esatta collocazione non è nota sul Monte. Altri Ebrei e non musulmani lo visitano sotto la conoscenza e il permesso del Waqf, rispettando i tempi delle preghiere e i modi di vestire e senza minacciare la "sconsacrazione" del posto.

    21.t. MITO

    "Israele non dovrebbe poter controllare il Monte del Tempio perché
    nega ai musulmani l'accesso ai loro luoghi sacri"

    21.t. FATTI

    Israele ha condiviso il Monte del Tempio dal 1967, quando il Ministro della Difesa Moshe Dayan, sulla riunificazione di Gerusalemme, permise all'autorità islamica, il Waqf, di continuare a esercitare la sua autorità civile sul Monte del Tempio. Il Waqf sorveglia tutte le attività giorno per giorno lì. Una presenza israeliana è presente all'ingresso del Monte del Tempio per assicurare l'accesso alle persone di tutte le religioni.

    Le uniche volte che Israele ha impedito ai musulmani di andare al
    Monte del Tempio sono state durante i periodi di alta tensione quando il timore di violenze impose restrizioni di accesso dentro l'area. Queste misure sono state prese per proteggere i praticanti di tutte le fedi e i luoghi sacri della Città Vecchia. Questi periodi sono durati tipicamente uno o due giorni.

    21.u. MITO

    "I palestinesi sono stati attenti nel conservare i resti archeologici del monte del Tempio"

    21.u. FATTI

    Nonostante il rifiuto di riconoscere la sovranità d'Israele sul Monte del Tempio, il Waqf ha cooperato con gli ispettori israeliani quando sono stati fatti dei lavori sul luogo sacro. Dopo gli accordi di Oslo del 1993, comunuqe, il Waqf controllato dalla Giordania fu sostituito con dei rappresentanti appartenenti all'Autorità Palestinese.

    Seguendo le rivolte che hanno accompagnato la decisione israeliana di aprire un'uscita del tunnel del Muro Occidentale, il Waqf cessò di cooperare con Israele.

    In seguito il Waqf ha impedito agli ispettori israeliani di
    controllare il lavoro fatto sul Monte che sembra abbia causato danni irreparabili
    ai resti archeologici del periodo del Primo e del Secondo Tempio.

    Gli archeologi israeliani denunciano il fatto che durante i lavori di costruzione, migliaia di tonnellate di ghiaia - che potevano contenere resti importanti - sono stati rimossi dal Monte e gettati via. Gli esperti dicono che anche se i manufatti non sono stati distrutti saranno resi archeologicamente inutili poiché gli operai palestinesi stanno mischiando reperti di diverse epoche mentre scavano la terra coi bulldozer. [27]Data la sensibilità del Monte del Tempio e la tensione preesistente
    tra israeliani e palestinesi su Gerusalemme, il governo israeliano non ha interferito con le attività del Waqf. Nel frattempo, prosegue la distruzione del passato.

    21.u. LA FRASE CELEBRE

    "Il movimento sionista ha inventato che questo era il luogo del Tempio di Salomone. Ma questa è tutta una menzogna."

    Sceicco raed Salah, uno dei leader del Movimento islamico in Israele.
    [28]

    21.v. MITO

    "Quando Israele ha scavato il tunnel del Muro Occidentale, ha
    minacciato l'integrità del monte del Tempio e della moschea di Al-
    Aksa, perciò è stato condannato dal consiglio di sicurezza dell' ONU"

    21.v. FATTI
    La parte più conosciuta delle costruzioni rimanenti del Monte del
    Tempio di Erode è l'area della preghiera tradizionale ebraica del Muro Occidentale, che è stata esposta, sopra il livello del suolo, per duemila anni.

    La presa della Città Vecchia durante la Guerra dei Sei Giorni ha
    fornito un'opportunità di esplorare attraverso la continuazione del Muro Occidentale dal luogo di preghiera verso nord.

    Lunghe sezioni del muro meridionale del Monte del Tempio e gli angoli sudoccidentali furono esposte durante il 1970, fornendo un quadro delle monumentali mura di Erode che circondavano il Monte del Tempio e le estese aree spianate di costruzioni pubbliche fuori da esse.

    Un tunnel consente ai pedoni di camminare su pietre di 2000 anni,
    lungo uno dei più antichi percorsi sotteranei a Gerusalemme, cominciando dalla piazza del Muro Occidentale per finire sulla Via Dolorosa. Per anni Israele ha mantenuto chiusa l'uscita per evitare i provocatori palestinesi, già irritati per gli scavi.

    Questo ha costretto i visitatori del tunnel a ritornare seguendo lo stesso percorso dell'ingresso, a volte dovendosi letteralmente girare di fianco e spingersi attraverso le persone che venivano dall'altra direzione.

    Nel settembre 1996, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu decise di
    aprire l'uscita. Questo fu fatto a tarda notte per minimizzare le
    possibilità di violenze, ma questo diede invece l'impressione di fare qualcosa di nascosto.

    I palestinesi (e i musulmani in altre parti) videro quest'azione come una violazione provocatoria degli accordi di pace e come parte della campagna israeliana di minacciare i luoghi sacri musulmani.

    I palestinesi si ribellarono in reazione all'azione israeliana.
    Il consiglio di Sicurezza dell'ONU adottò la risoluzione 1093 dopo che il rappresentante saudita si lamentò del fatto che Israele aveva aperto un tunnel "nelle vicinanze della moschea di Al-Aksa". In realtà, il tunnel è un sito archeologico che non ha niente a che vedere con la moschea.

    Il restauro del Muro Occidentale fu intrapreso come parte di uno
    sforzo ulteriore da parte israeliana per mostrare maggiori ritrovamenti archeologici a Gerusalemme e per migliorare le infrastrutture turistiche nella Città Vecchia.
    Inoltre il restuaro del tunnel non violava l'accordo ad interim tra Israele e Palestinesi poichè i restauri a Gerusalemme non sono coperti dal documento.

    La controversia infine si estinse ed oggi il tunnel può essere
    visitato dai turisti. Aprendo l'uscita, i turisti hanno un accesso più comodo alla Via Dolorosa dalla piazza del Muro Occidentale, che, allo stesso tempo, beneficia i mercanti del quartiere musulmani da dove partono i visitatori.


    21.z. MITO

    "L'internazionalizzazione è la soluzione migliore per risolvere il
    conflitto sulle rivendicazioni su Gerusalemme"

    21.z. FATTI

    L'apparente intrattabilità di risoluzione del conflitto di
    rivendicazioni su Gerusalemme ha portato alcune persone a rievocare l'idea di internazionalizzare la città.
    Ironicamente, l'idea ebbe molto poco seguito durante i 19 anni in cui la Giordania controllò la Città Vecchia e impedì agli Ebrei e ai musulmani israeliani di accedere ai loro luoghi sacri.

    Il fatto che Gerusalemme sia contesa, o che sia di importanza per un altro popolo che non siano gli Ebrei israeliani, non significa che la città appartenga agli altri o debba essere governata da un regime internazionale.

    Non ci sono precedenti per un simile assetto. La cosa più vicina ad una città internazionale era la Berlino del dopoguerra quando i quattro poteri condivisi controllavano la città e questo esperimento si dimostrò essere un disastro.

    Anche se Israele era disponibile verso una tale idea, quale gruppo
    internazionale concepibile potrebbe essere affidabile per proteggere le libertà che Israele già garantisce? Di sicuro non le Nazioni Unite che hanno dimostrato di non capire le preoccupazioni israeliani verso la spartizione.

    Israele può contare solo supporto degli Stati Uniti, ed è l'unico che nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU può proteggere col suo veto Israele dai torti politici delle altre nazioni.

    21.x. MITO


    "Israele ha tentato di bruciare la moschea di Al-Aksa nel 1969"

    21.x. FATTI

    La prontezza dei leader arabi di utilizzare le falistà nella loro
    propaganda fu dimostrata quando Nasser e gli altri leader invocarono a una Guerra santa contro Israele quando un incendiario diede fuoco alla moschea di Al-Aksa nell'Agosto 1969. La colpa era di un turista cristiano australiano che confessò il crimine. L'accusato fu processato e dichiarato malato mentalmente.

    21.x. LA FRASE CELEBRE

    "Sarei cieco a negare il legame ebraico con Gerusalemme"

    Sari Nusseibeh, rappresentante dell'Autorità Palestinese a
    Gerusalemme.

    Note:
    1. Encounter, (February 1968).
    2. John Oesterreicher and Anne Sinai, eds., Jerusalem, (NY: John Day,
    1974), p. 1; Israel Central Bureau of Statistics; Jerusalem
    Foundation;
    Municipality of Jerusalem. The figures for 2000 include 9,000 with no
    religion classified.
    3. Leon and Jill Uris, Jerusalem, (New York: Doubleday and Company,
    1981), p. 13.
    4. Teddy Kollek, Jerusalem, (DC: Washington Institute For Near East
    Policy, 1990), pp. 19-20.
    5. Kollek, p. 24
    6. Sir Eveyln Shuckburgh, Descent to Suez; Diaries 1951-56, (London,
    1986).
    7. American Journal of International Law, (April 1970), pp.346-47.
    8. New York Times, (December 7, 1949).
    9. Special Report of the Trusteeship Council, (June 14, 1950).
    10. Kollek, p. 15.
    11. Kollek, p. 16.
    12. Kollek, p. 15.
    13. Meron Benvenisti, Jerusalem, The Torn City, (MN: University of
    Minnesota Press, 1976), pp. 44, 60-61.
    14. atholic Herald of London, (October 6, 1967).
    15. Near East Report, (April 2, 1990).
    16. U.S. Department of State, "2001 Annual Report on International
    Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,and Labor, (Washington, D.C., December 2001).
    17. Kollek, p. 62.
    18. New York Times, (March 12, 1980).
    19. Letter from President George Bush to Jerusalem Mayor Teddy Kollek,(March 20, 1990).
    20. Reuters, (April 19, 1990).
    21. Statement by International Christian Embassy, (April, 18, 1990).
    22. Washington Post, (October 14, 1991).
    23. "60 Minutes," (December 2, 1990).
    24 Jerusalem Post, (August 17, 1991).
    25. Speech to AIPAC Policy Conference, (May 22, 2000).
    25a.Interview with Dennis Ross, Fox News Sunday, (April 21, 2002).
    26. Jerusalem Post, (January 26, 2001).
    27. Jewish Telegraphic Agency, (February 12, 2001).
    28. Jewish Telegraphic Agency, (February 12, 2001).
    29. Jerusalem Post, (November 12, 2001).




    Aialon
    00Friday, October 5, 2007 5:06 PM
    La politica medioorientale americana

    Miti da confutare

    22.01. "La creazione d'Israele è stata solo il risultato delle
    pressioni americane"

    22.02. "Gli Stati Uniti hanno preferito Israele agli Arabi nel 1948 a
    causa delle pressioni della Lobby Ebraica"

    22.03. "La maggior parte degli Americani si oppone ad una stretta
    relazione degli USA con Israele"

    22.04. "La politica USA è sempre stata ostile agli Arabi"

    22.05. "Sin dal 1948 gli USA hanno sostenuto Israele automaticamente"

    22.06. "Gli USA hanno sempre dato armi ad Israele per essere certi
    che avesse un margine qualitativo sugli Arabi"

    22.07. "L'aiuto americano in Medio Oriente è sempre stato
    unilaterale, con gli Arabi che non prendono praticamente nulla"

    22.08. "Gli USA hanno sempre dato ad Israele miliardi di dollari a
    fondo perduto"

    22.09. "Israele continua a chiedere un mucchio di aiuti economici
    sebbene esso sia ora un paese ricco che di aiuto non ha più bisogno"

    22.10. "Israele si vanta di essere la quarta potenza del mondo,
    quindi non ha certo bisogno dell'aiuto militare americano"

    22.11. "L'aiuto militare americano sussidia l'industria bellica
    israeliana a spese di quella americana"

    22.12. "Le malleverie usa hanno dato ad Israele miliardi di dollari
    dei contribuenti americani usati per costruire insediamenti in
    Cisgiordania ed a Gaza per ospitare gli Ebrei sovietici"

    22.13. "Non si è mai creduto che Israele avesse un qualche valore
    strategico per gli Stati Uniti"

    22.14. "Gli Israeliani vivono comodamente grazie all'aiuto americano,
    e non vedono motivo per riformare il sistema economico del loro paese"

    22.15. "Israele prende misure protezionistiche che ostacolano il
    commercio americano"

    22.16. "Il reclutamento di Jonathan Pollard come spia contro gli
    Stati Uniti dimostra che Israele opera a danno degli interessi
    americani"

    22.17. "Israele ha raggirato gli USA convincendoli a vendere armi
    all'Iran in cambio degli ostaggi, ed ha aiutato a dirottare i
    profitti verso i Contras."

    22.18. "La dipendenza americana dal petrolio arabo è diminuita nel
    corso degli anni"

    22.19. "Le principali compagnie petrolifere americane non prendono
    mai posizione sul conflitto arabo-israeliano"

    22.20. "Gli Stati Uniti ed Israele non hanno nulla in comune"

    22.21. "Il sostegno dell'America ad Israele è la ragione per cui i
    terroristi hanno attaccato il World Trade Center ed il Pentagono l'11
    Settembre 2001"

    22.22. "Il dirottamento di quattro aerei di linea in un solo giorno,
    l'11 Settembre, è stato un atto terroristico senza precedenti"

    22.23. "I gruppi come Hizballah, Jihad Islamica, Hamas e l'FPLP
    dovrebbero essere esclusi dalla guerra USA al terrorismo perché sono
    combattenti per la libertà e non terroristi"

    22.24. "Il Mossad d'Israele ha compiuto il bombardamento del World
    Trade Center per suscitare odio americano verso gli Arabi"

    22.25. "Mohammad Atta, il terrorista che ha mandato l'aereo contro il
    World Trade Center, fece saltare un autobus in Israele nel 1986.
    All'epoca Israele arrestò, processò, condannò, imprigionò Atta, ma fu
    convinto dagli USA a rilasciarlo come parte dell'accordo di pace di
    Oslo"

    22.26. "Le università americane dovrebbero disinvestire dalle
    compagnie che fanno affari in Israele per costringerlo a por fine
    all''occupazione' ed agli abusi nei diritti umani"

    22.27. "I sostenitori d'Israele tentano di azzittire i critici
    etichettandoli come antisemiti"

    [I miti in dettaglio]

    22.01. [Mito]

    "La creazione d'Israele è stata solo il risultato delle pressioni
    americane"

    22.01. [Fatti]

    Quando l'ONU si occupò della questione della Palestina, il Presidente
    Harry Truman affermò esplicitamente che gli Stati Uniti non avrebbero
    dovuto "usare minacce o pressioni indebite di alcun tipo sulle altre
    delegazioni" [1]. Ciononostante furono esercitate delle pressioni, e
    gli
    USA giocarono un ruolo chiave nel garantire il sostegno alla
    risoluzione
    di spartizione. L'influenza USA fu comunque limitata, come divenne
    chiaro quando dei "clienti" americani come Cuba e la Grecia votarono
    contro la spartizione, ed El Salvador e l'Honduras si astennero.

    Molti membri dell'Amministrazione Truman si opponevano alla
    Spartizione,
    compreso il Segretario alla Difesa James Forrestal, che riteneva che
    le
    mire sioniste ponessero una minaccia alle forniture di petrolio
    americane ed alla sua posizione strategica nella regione. I Capi di
    Stato Maggiore Uniti erano preoccupati che gli Arabi si sarebbero
    allineati con i Sovietici se estraniati dall'Occidente. Questi
    oppositori interni fecero molto per indebolire il sostegno americano
    alla creazione di uno stato ebraico [2].

    Sebbene si sia scritto molto sulle tattiche dei sostenitori della
    spartizione, il comportamento degli stati arabi è stato in gran parte
    ignorato. Essi erano, a dire il vero, attivamente impegnati nei loro
    bracci di ferro all'ONU nel tentativo di affondare la spartizione [3].

    22.02. [Mito]

    "Gli Stati Uniti hanno preferito Israele agli Arabi nel 1948 a causa
    delle pressioni della Lobby Ebraica"

    22.02 [Fatti]

    Truman sostenne il movimento sionista perché riteneva che la comunità
    internazionale avesse l'obbligo di adempiere alla promessa della
    Dichiarazione Balfour e perché credeva che fosse la cosa umana da fare
    per migliorare la condizione dei superstiti ebrei dell'Olocausto. Egli
    non credeva che i diritti degli Arabi sarebbero stati compromessi, od
    avrebbero dovuto esserlo. Il senso del suo atteggiamento si può
    cogliere
    da un commento che fece a proposito dei negoziati sui confini di uno
    stato ebraico:
    "L'intera regione attende di svilupparsi, e se fosse gestita nel modo
    in
    cui abbiamo sviluppato il Bacino del Fiume Tennessee, potrebbe
    sostenere
    20-30 milioni di persone in più. Aprire le porte a questo tipo di
    futuro
    sarebbe in effetti la cosa costruttiva ed umanitaria da fare, e
    riscatteerebbe inoltre i pegni che furono dati all'epoca della Prima
    Guerra Mondiale [4].

    Il pubblico americano sostenne la politica del Presidente. Secondo i
    sondaggi d'opinione, il 65% degli Americani sosteneva la creazione di
    uno stato ebraico; soltanto nel terzo trimestre del 1947, 65.850
    cartoline, 1.100 lettere e 1.400 telegrammi inondarono la Casa Bianca,
    la maggior parte dei quali implorava che il Presidente usasse
    l'influenza americana all'ONU [5].

    Questo pubblico sostegno si rifletté nel Congresso quando fu adottata
    nel 1922 una risoluzione che approvava la Dichiarazione Balfour. Nel
    1944 ambo i partiti nazionali chiesero il ripristino dello Stato
    Ebraico, e nel 1945 una simile risoluzione fu adottata dal Congresso.

    Piuttosto che cedere alla pressione, Truman tendeva a reagire
    negativamente alla "Lobby ebraica". Egli si lamentava ripetutamente
    delle pressioni che subiva e parlava di mettere la propaganda che
    veniva
    dagli Ebrei in un mucchio a cui dare fuoco. In una lettera al Membro
    della Camera dei Rappresentanti Claude Pepper, Truman Scrisse: "Se non
    fosse stato per l'inutile interferenza dei Sionisti, avremmo avuto il
    problema risolto un anno e mezzo fa" [6]. Non è esattamente
    l'attaggiamento di un politico che pensa troppo ai voti ebraici.

    22.03. [Mito]

    "La maggior parte degli Americani si oppone ad una stretta relazione
    degli USA con Israele"

    22.03. [Fatti]

    Non è solo la comunità ebraica a sostenere Israele. Gli Americani di
    tutte le età, razze e religioni simpatizzano con Israele. Questo
    sostegno è inoltre indipendente dalle scelte politiche, con una
    maggioranza di Democristiani e Repubblicani che favoriscono
    regolarmente
    Israele con largo margine sugli Arabi.
    Il migliore indicatore dell'atteggiamento americano verso Israele si
    trova nella risposta alla domanda più spesso posta sul Medio Oriente:
    "Nella situazione medioorientale, le sue simpatie sono più verso
    Israele
    o verso le nazioni Arabe?". L'organizzazione che ha condotto la
    maggior
    parte delle indagini è la Gallup. Il sostegno per Israele nei sondaggi
    Gallup è rimasto sempre intorno al 50% sin dal 1967.

    In 63 sondaggi Gallup, che risalgono al 1967, Israele ha avuto il
    sostegno di una media del 46% del popolo americano, confrontato con il
    poco più del 12% degli stati arabi e dei Palestinesi. Gli Americani
    hanno una simpatia appena maggiore per i Palestinesi che per i paesi
    arabi, ma i risultati dei sondaggi che chiedevano agli intervistati di
    scegliere tra Israele ed i Palestinesi non erano molto differenti
    dalle
    altre inchieste.

    Alcune persone sbagliano a credere che la simpatia per Israele fosse
    più
    alta un tempo; la verità è che prima della [Prima] Guerra del Golfo il
    picco era stato il 56%, raggiunto appena dopo la Guerra dei Sei
    Giorni.
    Nel Gennaio 1991 la simpatia per Israele raggiunse il culmine del 64%,
    secondo la Gallup. Intanto, il sostegno per gli Arabi scese all'8% ed
    il
    margine raggiunse un record di 56 punti.

    Il sondaggio più recente, riportato da Gallup nel Giugno 2002, trovò
    che
    la simpatia per Israele era del 49% a confronto con il solo 14% dei
    Palestinesi. Questo supera il sostegno medio per Isrele, ma è comunque
    sotto il record raggiunto durante la [Prima] Guerra del Golfo (64%).

    La maggior parte degli intervistati non crede che gli USA dovrebbero
    prendere posizione nel conflitto, ma quelli che prendono posizione
    scelgono Israele con un margine di 10 a 1 (Gallup, Aprile 2002). Più
    di
    tre quarti degli Americani crede inoltre che la pace israelo-
    palestinese
    è in qualche modo o molto importante per gli Stati Uniti.

    I sondaggi mostrano inoltre che il pubblico vede in Israele un
    affidabile alleato americano, un sentimento che è cresciuto durante la
    [prima] Crisi del Golfo. Un sondaggio Harris del Gennaio 1991, per
    esempio, ha trovato che l'86% degli Americani considera Israele un
    alleato "vicino" o perfino "amichevole". Questo è stato il punteggio
    più
    alto mai registrato in un sondaggio Harris. Ma anche nel Maggio 2002
    un
    sondaggio della Lega Anti-Diffamazione scoprì che il 64% degli
    Americani
    era d'accordo che "si può contare su Israele come su un alleato
    leale".

    22.04. [Mito]

    "La politica USA è sempre stata ostile agli Arabi"

    22.04. [Fatti]

    Gli Arabi raramente riconoscono il ruolo americano nell'aver aiutato
    i paesi arabi ad ottenere l'indipendenza. La posizione del Presidente
    Wilsono per l'autodeterminazione di tutte le nazioni, e l'ingresso
    degli USA nella Prima Guerra Mondiale contribuirono a provocare lo
    scioglimento dell'Impero Ottomano ed a stimolare il movimento verso
    l'indipendenza nel mondo arabo.

    Gli Arabi hanno sempre sostenuto che la politica medioorientale
    dev'essere un gioco a somma zero in cui il sostegno per il loro
    nemico, Israele, li mette per forza in svantaggio. Pertanto i paesi
    arabi hanno tentato di costringere gli Stati Uniti a scegliere tra il
    sostegno per loro o per Israele. Normalmente gli Stati Uniti hanno
    rifiutato di cadere in questa trappola. Il fatto che gli USA abbiano
    una stretta alleanza con Israele mantenendo buone relazioni con
    diversi paesi arabi dimostra che le due cose non sono incompatibili.

    Gli USA hanno per molto tempo ricercato relazioni amichevoli con i
    capi arabi e sono stati, una volta o l'altra, in buoni rapporti con
    la maggior parte dei paesi arabi.Negli anni '30 la scoperta del
    petrolio indusse le compagnie americane a stringere stretti rapporti
    con gli Arabi del Golfo. Negli anni '50 gli obbiettivi strategici
    americani stimolarono uno sforzo per formare un'alleanza con i paesi
    arabi filooccidentali. Paesi come l'Iraq e la Libia erano amici degli
    USA prima che dei loro governi si impadronissero dei capi radicali.
    L'Egitto, che era ostile agli USA sotto Nasser, si spostò nel campo
    filooccidentale sotto Sadat.

    Sin dalla Seconda Guerra Mondiale, gli USA hanno offerto aiuti
    economici e militari alla regione, ed oggi sono i principali
    sostenitori di nazioni come la Giordania, l'Arabia Saudita, il
    Marocco, l'Egitto e gli sceiccati del Golfo. Sebbene i paesi arabi
    abbiano incolpato gli USA per le loro sconfitte nelle guerre che
    hanno fatto ad Israele, la verità è che la maggior parte dei
    belligeranti ha ricevuto nella sua storia o l'assistenza americana, o
    la sua offerta.

    Talvolta è sembrato che gli USA abbiano condonato le aggressioni
    arabe contro altri arabi. Per esempio, nel 1963 gli USA riconobbero
    il regime fantoccio insediato dagli Egizi nello Yemen. Nel 1991,
    mentre stavano contrattaccando contro Saddam Hussein,
    l'Amministrazione Bush [Senior] guardava altrove mentre la Siria
    completava l'annessione virtuale del Libano.

    Mentre Israele ha potuto affidarsi solo all'assistenza americana, i
    paesi arabi hanno sempre potuto contare su diversi paesi occidentali,
    così come sull'Unione Sovietica e sui suoi alleati.

    "Le nazioni alleate, con il pieno consenso del nostro governo e del
    nostro popolo concordano che in Palestina si debbono porre le
    fondamenta di un'entità politica ebraica".

    — Presidente Woodrow Wilson, 3 Marzo 1919

    22.05. [Mito]

    "Sin dal 1948 gli USA hanno sostenuto Israele automaticamente"

    22.05. [Fatti]

    Gli Stati Uniti sono stati l'alleato più fedele d'Israele per tutta
    la sua storia, però gli USA hanno agito molte volte contro i desideri
    dello Stato ebraico.

    Lo sforzo USA di controbilanciare il sostegno ad Israele con il
    placare gli arabi iniziò nel 1948, quando Truman mostrò segni di
    ondeggiamento sulla spartizione e chiese invece un mandato
    internazionale. Dopo che i paesi arabi circostanti invasero Israele,
    gli USA osservarono un embargo sugli armamenti che ridusse
    notevolmente la capacità degli Ebrei di difendersi.

    Sin dalla guerra del 1948 gli USA sono stati poco disponibili ad
    insistere sui progetti per reinsediare i profughi arabi. Gli USA sono
    stati anche riluttanti a chieder conto agli Arabi delle violazioni
    della Carta e delle risoluzioni dell'ONU. Così, ad esempio, agli
    Arabi fu permesso di farla franca con il blocco del Canale di Suez,
    il boicottaggio d'Israele e la commissione di atti di terrorismo.
    Difatti, gli USA hanno preso posizione contro Isaele all'ONU più
    spesso che no, e fino al 1972 non hanno usato il loro potere di veto
    nel Consiglio di Sicurezza per bloccare le risoluzioni anti-Israele.

    Forse l'esempio più drammatico di una politica americana che
    divergeva da quella d'Israele si ebbe durante la Guerra di Suez,
    quando il Presidente Eisenhower prese una forte posizione contro la
    Gran Bretagna, la Francia ed Israele. Dopo la guerra, la pressione
    americana impose ad Israele di ritirarsi dal territorio conquistato.
    David Ben Gurion si fidò di dubbie assicurazioni americane che invece
    piantarono le radici del conflitto del 1967.

    In diverse altre occasioni, i Presidenti americani hanno agito contro
    Israele. Nel 1981, per esempio, Ronald Reagan sospese un accordo di
    cooperazione strategica dopo che Israele ebbe annesso le Alture del
    Golan. In un'altra occasione, egli sospese la consegna di aerei da
    combattimento perché dispiaciuto di un raidi israeliano in Libano.

    Nel 1991 il Presidente Bush tenne una conferenza stampa per chiedere
    una dilazione nell'esaminare una richiesta americana di malleveria
    per aiutare l'assorbimento degli Ebrei sovietici ed etiopi poiché era
    in disaccordo con la politica israeliana degli insediamenti. Nel
    mettere in gioco il suo prestigio su questa dilazione, Bush ricorse
    ad intemperanze verbali che infiammarono le passioni e fecero temere
    alla comunità ebraica che fosse suscitato dell'antisemitismo.

    Sebbene spesso descritto come il Presidente più filo-israeliano della
    storia, anche Bill Clinton criticò Israele in molte occasioni. Ed
    anche l'amministrazione di George W. Bush non ha mostrato alcuna
    riluttanza a criticare Israele per azioni che ritiene contrarie agli
    interessi USA, ma in generale è stata più riservata nelle pubbliche
    esternazioni.

    22.06. [Mito]

    "Gli USA hanno sempre dato armi ad Israele per essere certi che
    avesse un margine qualitativo sugli Arabi"

    22.06. [Fatti]

    Gli Stati uniti hanno fornito soltanto quantità limitate di armi ad
    Israele, comprese munizioni e fucili senza rinculo, prima del 1962.
    In quell'anno, il Presidente Kennedy vendette dei missili antiaerei
    HAWK, ma solo dopo che l'URSS ebbe fornito all'Egitto bombardieri a
    lungo raggio.

    Nel 1965 gli USA erano divenuti il principale fornitore d'armamenti
    d'israele. Questo fu in parte richiesto dal cedimento della Germania
    Ovest alle pressioni arabe, che la indusse a smettere di vendere
    carri armati ad Israele. Però, durante gran parte
    dell'amministrazione Johnson, la vendita delle armi ad Israele fu
    controbilanciata da corrispondenti trasferimenti agli Arabi.
    Pertanto, la prima vendita di carri armati americani ad Israele, nel
    1965, fu bilanciata da un'analoga vendita alla Giordania [7].

    Gli USA non fornirono ad Israele aeroplani fino al 1966. Anche
    allora, furono fatti degli accordi segreti per offrire gli stessi
    aerei al Marocco ed alla Libia, e si inviò materiale bellico
    supplementare al Libano, all'Arabia Saudita ed alla Tunisia [8].

    Come nel 1948, gli USA imposero un embargo sugli armamenti ad Israele
    durante la Guerra dei Sei Giorni, mentre gli Arabi continuavano a
    ricevere armi sovietiche. La posizione d'Israele fu ulteriormente
    indebolita dalla decisione dei Francesi di dare l'embargo ai
    trasferimenti di armi allo Stato Ebraico, terminando nei fatti il
    loro ruolo come unico grande fornitore alternativo di armi ad Israele.

    Fu solo dopo che divenne chiaro che Israele non aveva altre fonti di
    armamenti, e che l'Unione Sovietica non aveva interesse a limitare le
    sue vendite alla regione, che il Presidente Johnson acconsentì a
    vendere ad Israele dei Phantom che diedero allo Stato ebraico il suo
    primo vantaggio qualitativo. "D'ora in poi diverremo il principale
    fornitore di armi ad Israele", disse il Vicesegretario alla Difesa
    Paul Warnke all'Ambasciatore israeliano Yitzchaq
    Rabin, "coinvolgendoci ancor più nella situazione della sicurezza
    d'israele e coinvolgendo ancor più la sicurezza degli Stati Uniti"
    [9].

    Da quel momento in poi, gli USA cominciarono a perseguire una
    politica volta a mantenere il margine qualitativo d'Israele. Ma gli
    USA sono anche rimasti impegnati ad armare le nazioni arabe, fornendo
    missili sofisticati, carri armati ed aerei alla Giordania, al
    Marocco, all'Egitto, all'Arabia Saudita ed ai paesi del Golfo.
    Perciò, quando Israele ricevette gli F-15 nel 1978, anche l'Arabia
    Saudita li ricevette (e l'Egitto ricevette gli F-5E). Nel 1981
    l'Arabia Saudita, per la prima volta, ricevette un sistema d'armi che
    le diede un vantaggio qualitativo su Israele - gli aerei radar AWACS.

    Ora Israele compra equipaggiamento americano di prima, anche se non
    di primissima, scelta, ma anche molti paesi arabi ricevono alcuni dei
    migliori carri armati, aerei e missili. Il margine qualitativo sarà
    intatto, ma è indubbiamente stretto.

    "La nostra società è illuminata dalle intuizioni spirituali dei
    profeti ebrei. L'America ed Israele hanno un comune amore per la
    libertà umana, ed hanno una comune fede nel modo di vivere
    democratico" - Presidente Lyndon Johnson, Discorso al B'nai B'rith
    (10 Settembre 1968).

    22.07. [Mito]

    "L'aiuto americano in Medio Oriente è sempre stato unilaterale, con
    gli Arabi che non prendono praticamente nulla"

    22.07. [Fatti]

    Dopo la vittoria d'Israele nella Guerra d'Indipendenza, gli USA
    risposero ad un appello per un sostegno economico all'assorbimento
    degli immigrati approvando un credito di 135 milioni di Dollari della
    Banca Import-Export e la vendita di beni superflui. In quei primi
    anni dell'esistenza dello Stato d'Israele (ed anche oggi) l'aiuto
    americano fu visto come un mezzo per promuovere la pace.

    Nel 1951 il Congresso votò per aiutare Israele ad affrontare i
    gravami economici imposti dall'afflusso di profughi ebrei dai campi
    profughi d'Europa e dai ghetti dei paesi arabi. Allora gli Arabi si
    lamentarono che gli USA li stavano trascurando, sebbene essi non
    avessero allora interesse all'aiuto americano allora. Nel 1951 la
    Siria respinse delle profferte di aiuto americano; l'Iraq e l'Arabia
    Saudita, ricchi di petrolio, non avevano bisogno dell'assistenza
    economica americana, e fino ai tardi anni '50 la Giordania era il
    pupillo della Gran Bretagna. Dopo il 1957, quando gli Stati Uniti si
    assunsero la responsabilità di sostenere la Giordania e ripresero gli
    aiuti economici all'Egitto, l'assistenza ai Paesi arabi fece un
    balzo. Inolre, gli Stati Uniti erano (e sono tuttora) il più grande
    paese ad aiutare i Palestinesi attraverso l'UNRWA.

    Israele ha ricevuto più aiuti diretti dagli Stati Uniti sin dalla
    Seconda Guerra Mondiale di ogni altro paese, ma gli importi per la
    prima metà di questo periodo sono stati relativamente modesti. Tra il
    1949 ed il 1973 gli USA hanno dato ad Israele una media di circa 122
    milioni di Dollari l'anno, per un totale di 3,1 miliardi di Dollari
    (e a dire il vero più di un miliardo di Dollari di questo fu una
    serie di prestiti per materiale militare negli anni 1971-1973). Prima
    del 1971, Israele ricevette un totale di appena 277 milioni di
    Dollari in aiuti militari, tutti sotto forma di anticipi sugli
    acquisti. Anche la gran parte degli aiuti economici fu in forma di
    prestito ad Israele. In confronto, i Paesi arabi ricevettero circa il
    triplo dell'aiuto prima del 1971, 4,4 miliardi di Dollari, o 170
    milioni di Dollari all'anno. Inoltre, al contrario d'israele, che
    riceve quasi tutto l'aiuto dagli Stati Uniti, i paesi arabi hanno
    ricevuto assistenza dall'Asia, dall'Europa Orientale, dall'Unione
    Sovietica e dalla Comunità Europea.

    È mia responsabilità verificare che la nostra politica in Israele
    combaci con la nostra politica in tutto il mondo; secondo, è mio
    desiderio aiutare a costruire in Palestina uno stato democratico
    forte, prospero, libero ed indipendente. Dev'essere grande
    abbastanza, libero abbastanza, e forte abbastanza da rendere il suo
    popolo autosufficiente e sicuro" - Presidente Truman, 28 Ottobre
    1948, discorso elettorale al Madison Square Garden.

    Israele non iniziò a ricevere grandi aiuti fino al 1974, dopo la
    guerra del 1973, e le somme crebbero drammaticamente dopo gli accordi
    di Camp David. In tutto, sin dal 1949, Israele ha ricevuto più di 90
    miliardi di Dollari di aiuti. Sebbene i totali siano impressionanti,
    il valore dell'assistenza ad Israele è stato eroso dall'inflazione.

    Anche i paesi arabi che hanno firmato degli accordi con Isrele sono
    stati ricompensati. Fin dalla firma del trattato di pace con Israele,
    l'Egitto è stato il secondo più grande destinatario di aiuti
    americani (2 miliardi di Dollari nel 2002, mentre Israele ne
    ricevette 2,8). Anche la Giordania è stata beneficiaria di maggiori
    livelli di aiuto sin da quando ha firmato un trattato con Israele
    (che ha portato da meno di 40 milioni di Dollari ad oltre 225
    milioni). Fu anche rimesso il debito multimiliardario di ambo le
    nazioni arabe fino agli USA.

    Dopo gli accordi di Oslo, anche gli Stati Uniti iniziarono a
    finanziare i Palestinesi. Essi ora forniscono 80 miliardi in aiuti
    umanitari attraverso l'Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale.
    Essi non forniscono alcun aiuto diretto all'Autorità Palestinese, in
    quanto la ritengono corrotta. Il Presidente Bush avvertì
    specificamente i Palestinesi che essi debbono cambiare la loro guida
    ed abbracciare le riforme per ottenere futura assistenza. "Vi posso
    assicurare", disse Bush, "che non daremo un soldo ad una società che
    non è trasparente ed [è] corrotta" [9a].

    22.08. [Mito]

    "Gli USA hanno sempre dato ad Israele miliardi di dollari a fondo
    perduto"

    22.08. [Fatti]

    Le donazioni americane ad Israele sono finite nel 1959. L'aiuto
    americano ad Israele da allora fino al 1985 è consistito soprattutto
    di prestiti, rimborsati da Israele, e di beni ormai superflui, che
    Israele comprò. Israele cominciò a comprare armi americane nel 1962,
    ma non ricevette alcun aiuto militare gratuito fino dopo la Guerra
    del Kippur del 1973. Come risultato, Israele ha dovuto indebitarsi
    pesantemente per finanziare il suo sviluppo economico ed i suoi
    acquisti di armi. La decisione di convertire gli aiuti militari in
    elargizioni quell'anno fu basata sulla prevalente opinione nel
    Congresso che senza un forte Israele, la guerra nel Medio Oriente
    fosse più probabile, e che gli USA avrebbero dovuto affrontare
    maggiori spese in una simile eventualità.

    Per molti anni, gran parte dell'aiuto economico d'Israele fu usato
    per ripagare i vecchi debiti. Nel 1984, la legislazione sugli aiuti
    all'estero incluse l'Emendamento Cranston (così chiamato da chi lo
    sostenne al Senato), che diceva che gli USA avrebbero fornito ad
    Israele aiuti economici "in misura non inferiore a" l'ammontare delle
    rate dei debiti che ogni anno Israele deve ripagare agli USA.

    22.09. [Mito]

    "Israele continua a chiedere un mucchio di aiuti economici sebbene
    esso sia ora un paese ricco che di aiuto non ha più bisogno"

    22.09. [Fatti]

    A partire dall'anno fiscale 1987, Israele ha ricevuto annualmente 1,2
    miliardi di Dollari in elargizioni per aiuti economici ed in totale
    1,8 miliardi di Dollari di elargizioni per aiuti militari. Nel 1998
    Israele si offrì di ridurre volontariamente la sua dipendenza
    dall'aiuto economico USA. Secondo un accordo raggiunto con
    l'Amministrazione Clinton ed il Congresso, il pacchetto di aiuti
    economici di 1,2 miliardi di Dollari sarà ridotto di 120 milioni di
    Dollari ogni anno in modo che esso scompaia in dieci anni.

    Metà dei risparmi annuali nell'assistenza economica (60 milioni di
    Dollari) si aggiungeranno al pacchetto di aiuti militari ad Israele
    in riconoscimento dei suoi accresciuti bisogni nel campo della
    sicurezza. Nel 2001 Israele ha ricevuto 840 milioni di Dollari in
    aiuti economici ed 1,98 miliardi di Dollari di aiuti militari. Nel
    2002, l'aiuto economico ad Israele fu ridotto a 720 milioni di
    Dollari, e l'aiuto militare ad Israele fu fissato a 2,04 miliardi di
    Dollari.

    Israele fece l'offerta perché non ha più bisogno dell'aiuto che gli
    serviva un tempo. Le fondamenta dell'economia israeliana oggi sono
    solide; eppure Israele rimane zavorrato dai debiti passati verso gli
    USA, che, al contrario di quelli di Giordania ed Egitto, non furono
    rimessi. Inoltre, Israele può ancora usare l'aiuto americano. Il
    paese ha tuttora il tremendo peso finanziario di assorbire decine di
    migliaia di immigranti dall'ex-Unione Sovietica, un altissimo tasso
    di disoccupazione ed un numero paurosamente alto di persone che sono
    finite in miseria. La situazione è stata ulteriormente esacerbata
    dalla violenza degli ultimi due anni, che ha devastato l'industria
    turistica e tutti i settori collegati nel campo dei servizi. Inoltre,
    le concessioni fatte nei negoziati di pace hanno richiesto lo
    smantellamento di basi militari e la perdita di preziose risorse che
    debbono essere rimpiazzate.
    Aialon
    00Friday, October 5, 2007 5:07 PM
    22.11. [Mito]

    "L'aiuto militare americano sussidia l'industria bellica israeliana a
    spese di quella americana"

    22.11. [Fatti]

    Contrariamente al senso comune, non è che gli USA firmino assegni da
    miliardi di dollari e li diano ad Israele perché li spenda come gli
    piace. Appena il 26% circa (555 milioni di Dollari sui 2,1 miliardi
    del 2003) di quel che Israele riceve in Finanziamenti Militari
    all'Estero (FMF) si può spendere in Israele per le forniture
    militari. Il restante 74% è speso negli Stati Uniti per generare
    profitti e posti di lavoro. Più di mille aziende in 47 Stati, nel
    Distretto di Columbia ed a Puerto Rico hanno firmato contratti che
    totalizzano miliardi di Dollari grazie a questo programma negli
    ultimi anni. Ecco le cifre del 2001:

    Il valore dei Finanziamenti Militari all'Estero (FMF) diviso per
    Stato [10]:

    Alabama ................ $15,010,584

    Arkansas .................. $496,212

    Arizona ................ $23,053,020

    California ............ $155,969,600

    Colorado ............... $33,864,588

    Connecticut ........... $510,697,156

    Delaware .................. $367,011

    Distretto di Columbia ... $3,609,508

    Florida ................ $94,222,258

    Georgia ............... $158,911,735

    Iowa ........................ $4,830

    Idaho ..................... $151,977

    Illinois ............... $57,492,657

    Indiana ................ $46,200,627

    Kansas ..................... $91,328

    Kentucky ................ $1,539,095

    Louisiana ................. $145,824

    Massachusetts .......... $25,080,078

    Maryland ............... $62,805,516

    Maine .................. $33,201,400

    Michigan ............... $67,447,234

    Minnesota .............. $10,886,633

    Missouri ................ $1,927,615

    Mississippi ............. $2,571,630

    Montana .................... $30,350

    North Carolina ......... $38,944,632

    Nebraska .................... $3,654

    New Hampshire .......... $17,254,145

    New Jersey ............. $52,750,873

    New Mexico ................. $55,554

    Nevada .................. $1,043,287

    New York .............. $110,854,412

    Ohio ................... $42,646,748

    Oklahoma .................. $132,572

    Oregon .................. $5,512,292

    Pennsylvania ........... $11,478,193

    Rhode Island .............. $841,354

    South Carolina .......... $4,598,444

    South Dakota ............ $4,893,179

    Tennessee ............... $7,752,077

    Texas .................. $62,854,229

    Utah ...................... $257,378

    Virginia ............... $28,575,976

    Vermont ................. $2,062,222

    Washington .............. $3,844,029

    Wisconsin ............... $6,407,070

    West Virginia .............. $73,746

    Wyoming .................... $14,500

    22.12. [Mito]

    "Le malleverie USA hanno dato ad Israele miliardi di dollari dei
    contribuenti americani usati per costruire insediamenti in
    Cisgiordania ed a Gaza per ospitare gli Ebrei sovietici"

    22.12. [Fatti]

    Dal 1989, circa un milione di Ebrei è migrato in Israele. La
    maggioranza, circa l'80%, è venuta dall'ex-Unione Sovietica. Israele
    deve fornire a questi immigranti vitto, alloggio, impiego e
    formazione professionale. Il compito è ancora più arduo quando si
    devono assorbire degli Ebrei da paesi relativamente sottosviluppati
    come l'Etiopia, a cui spesso occorre insegnare tutto, dall'uso dello
    sciacquone a come si preleva denaro da una banca. Per affrontare
    queste sfide, Israele ha investito miliardi di dollari. Inoltre, la
    comunità ebraico-americana ha contribuito con centinaia di milioni di
    dollari attraverso varie filantropie.

    Eppure il compito era tanto spaventoso che Israele ha chiesto aiuto
    agli Stati Uniti. Per mettere la sfida in prospettiva, considerate
    che gli Stati Uniti, un paese di 250 milioni di persone ed un PIL da
    svariati trilioni di Dollari, ammette appena 125.000 profughi
    all'anno. Nel solo 1990, 185.000 Ebrei sono migrati in Israele.

    Gli Stati Uniti guidarono il Mondo Libero nell'aiutare a garantire la
    libertà degli Ebrei sovietici. A cominciare dal 1972, il Congresso ha
    stanziato dei fondi per aiutare gli Ebrei sovietici a risistemarsi in
    Israele. Dal 1992 sono stati assegnati a questo scopo 80 milioni di
    Dollari.

    Dopo che l'Unione Sovietica ebbe aperto le sue porte, il rivoletto di
    migranti divenne un'alluvione, balzando da meno di 13.000 persone nel
    1989 a più di 185.000 nel 1990. Allora Israele chiese un diverso tipo
    di aiuto. Gli Stati Uniti hanno risposto nel 1990 approvando 400
    milioni di dollari in malleverie per aiutare Israele a dar casa ai
    nuovi venuti.

    Le malleverie non sono elargizioni - non si trasferisce un centesimo
    dalle casse federali ad Israele. Gli USA semplicemente avallano dei
    crediti per Israele, cosa che dà ai banchieri la fiducia necessaria
    per prestare ad Israele denaro a condizioni più favorevoli: interessi
    inferiori e durate superiori - fino a trent'anni, anziché solo cinque
    o sette. Queste garanzie sui crediti non hanno effetto sulla politica
    interna o sulle garanzie interne. Inoltre, essi non nuocciono al
    contribuente americano, a meno che Israele non cessi di pagare i suoi
    debiti, cosa che non ha mai fatto. Per giunta, molto del denaro che
    Israele prende a prestito è speso negli USA per acquistare beni
    americani.

    Quando fu chiaro che il flusso di rifugiati era anche superiore al
    previsto, e decine di migliaia continuavano ad arrivare ogni mese,
    Israele si rese conto che aveva bisogno di ulteriore aiuto, e chiese
    agli Stati Uniti altri 10 miliardi di Dollari in malleverie.

    Nel 1992 il Congresso autorizzò il Presidente a fornire malleverie
    sui crediti ad Israele come risultato dello straordinario sforzo
    umanitario per risistemare ed assorbire gli immigranti. Queste
    malleverie furono concesse in incrementi annuali di 2 miliardi di
    Dollari per cinque anni. Mentre il costo per il governo USA era
    nullo, Israele ha pagato agli Stati Uniti delle commissioni annue che
    ammontavano a diverse centinaia di milioni di dollari per coprire i
    costi amministrativi e di altro genere.

    Secondo le attuali linee guida, nessun aiuto americano ad Israele può
    essere usato al di là dei confini del 1967. Inoltre, per sottolineare
    l'insoddisfazione per le politiche di insediamento israeliane, il
    Presidente era autorizzato a ridurre le malleverie annuali di un
    ammontare pari al valore stimato delle attività intraprese da Israele
    nella Cisgiordania ed a Gaza l'anno precedente.

    Pertanto, come indica la tabella in www.us-/
    israel.org/jsource/US-Israel/Loan_Guarantees_for_Israel.html , il
    Dipartimento di Stato ha determinato che Israele ha speso poco meno
    di 1,4 miliardi di Dollari per l'attività di insediamento tra il 1993
    ed il 1996. Ma il Presidente era comunque autorizzato a non compiere
    le deduzioni quando rendere il denaro disponibile ad Israele era
    nell'interesse della sicurezza degli Stati Uniti. Il Presidente
    Clinton ha usato questa facoltà negli ultimi tre anni del programma,
    cosicché l'effettiva riduzione delle malleverie messe a disposizione
    d'Israele fu di 773,8 milioni di Dollari.

    Il denaro legato agli insediamenti inoltre non aveva nulla a che fare
    con i nuovi immigranti, nessuno dei quali era stato obbligato a
    vivere nei Territori. Infatti, soltanto una minuscola percentuale
    scelse volontariamente di farlo.

    Da ogni punto di vista, il programma di malleverie USA fu un grande
    successo. Israele usò il denaro preso in prestito soprattutto per
    accrescere l'ammontare della divisa estera disponibile per le
    attività commerciali del paese, e per sostenere progetti
    infrastrutturali come strade, ponti, fogne ed elettrificazione. Le
    malleverie aiutarono inoltre Israele a dare casa e lavoro
    praticamente a tutti i nuovi immigranti.

    22.13. [Mito]

    "Non si è mai creduto che Israele avesse un qualche valore strategico
    per gli Stati Uniti"

    22.13. [Fatti]

    Nel 1952 il Generale Omar Bradley, Capo dello Stato Maggiore
    Congiunto, riteneva che l'Occidente avesse bisogno di 19 divisioni
    per difendere il Medio Oriente, e che Israele potesse fornirne due.
    Egli inoltre si aspettava nel 1955 che soltanto tre stati potessero
    aiutare l'Occidente a difendere il Medio Oriente dal cielo: Gran
    Bretagna, Turchia ed Israele. L'analisi di Bradley fu respinta perché
    a livello politico si decise che fosse più importante per gli Stati
    Uniti cooperare con l'Egitto, e poi con l'Iraq. Si temette che
    l'integrazione delle forze israeliane nella strategia occidentale
    avrebbe alienato gli Arabi [11].

    La schiacciante vittoria d'Israele del 1967 sulle forze arabe
    combinate indusse a rivedere quest'opinione. L'anno dopo, gli Stati
    Uniti vendettero ad Israele degli aerei sofisticati (i Phantom) per
    la prima volta. Washington cambiò la sua politica mediooreintale
    dalla ricerca di un equilibrio delle forze all'assicurare che Israele
    avesse un vantaggio qualitativo sui suoi nemici.

    Israele provò la sua utilità nel 1970, quando gli Stati Uniti
    chiesero aiuto per rafforzare il regime di Re Hussein. La
    disponibilità di Israele ad aiutare Amman, ed i movimenti di truppe
    verso il confine giordano persuasero la Siria a ritirare i carri
    armati che aveva inviato in Giordania per sostenere le forze dell'OLP
    che sfidarono il Re durante il "Settembre Nero" [12].

    Nei primi anni '70 era ormai chiaro che nessun paese arabo avrebbe
    potuto o voluto contribuire alla difesa dell'Occidente nel Medio
    Oriente. Il Patto di Baghdad era scaduto da tempo, ed i regimi amici
    degli Stati Uniti erano deboli, se confrontati con le forze
    antioccidentali di Egitto, Siria ed Iraq. Anche dopo il
    riorientamento egiziano seguente alla firma del suo trattato di pace
    con Israele, gli Stati Uniti non contarono sugli aiuti militari di
    alcun governo arabo.

    L'Amministrazione Carter iniziò ad implementare una forma di
    cooperazione strategica (non la si chiamava così) rendendo Israele
    qualificato a vendere equipaggiamento militare agli Stati Uniti. La
    disponibilità ad impegnarsi in imprese militari limitate e congiunte
    fu vista dal Presidente Carter come una ricompensa ad Israele per
    il "buon comportamento" nei colloqui di pace con l'Egitto.

    Seppure ancora riluttante a formalizzare la relazione, la
    cooperazione strategica divenne un punto focale della relazione
    americano-israeliana quando Ronald Reagan divenne Presidente. Prima
    della sua elezione, Reagan aveva scritto: "Solo col pieno
    apprezzamento del ruolo critico che lo Stato d'Israele gioca nei
    nostri calcoli strategici noi possiamo costruire le fondamenta per
    stroncare i piani di Mosca su territori e risorse vitali per la
    nostra sicurezza ed il benessere della nostra nazione" [13].

    Le concezioni di Reagan culminarono il 30 Novembre 1981 nella firma
    di un Memorandum d'Intesa sulla "cooperazione strategica". Il 29
    Novembre 1983 fu firmato un nuovo accordo che creava il Gruppo
    Congiunto Politico-Militare (JPMG) ed un gruppo che sovraintendeva
    all'aiuto nel campo della sicurezza, il Gruppo Congiunto di
    Pianificazione dell'Aiuto alla Sicurezza (JSAP).

    Il JPMG era originariamente concepito per discutere i mezzi per
    contrastare le minacce poste dall'accresciuto coinvolgimento
    sovietico nel Medio Oriente. Ma ha posto sempre maggiore enfasi sulle
    preoccupazioni bilaterali per la proliferazione di armi chimiche e
    missili balistici.

    Il JSAP fu formato in risposta alla crisi economica della metà degli
    anni '80. È un gruppo binazionale che si incontra ogni anno a
    Washington per esaminare le necessità presenti e future d'Israele nel
    campo delle forniture militari. Esso formula inoltre piano per
    l'allocazione di crediti agli Acquisti Stranieri di Materiale
    Militare USA alla luce della stima delle minacce correnti e delle
    disponibilità di bilancio americane.

    Nel 1987 il Congresso designò Israele il principale alleato non-NATO.
    Questa legge dichiarò formalmente Israele un alleato, consentendo
    alle sue industrie di competere alla pari con quelle dei Paesi NATO e
    di altri stretti alleati USA per contratti per la produzione di un
    significativo numero di strumenti di difesa.

    "Sin dalla rinascita dello Stato d'Israele, c'è sempre stato un
    ferreo legame tra quella democrazia e questa".

    — Presidente Ronald Reagan, 3 Settembre 1980, discorso al B'nai
    B'rith

    Nell'Aprile 1988 il Presidente Reagan ha firmato un altro MdI che
    comprendeva tutti gli accordi precedenti. Quest'accordo
    istituzionalizzò la relazione strategica.

    Alla fine del mandato di Reagan, gli USA avevano predisposto del
    materiale bellico in Israele, tenuto regolarmente esercitazioni
    congiunte, iniziato il coprogetto del Missile Balistico Anti-Tattico
    Arrow ed erano impegnati in una legione di altri sforzi di
    cooperazione militare.

    Da allora, la cooperazione strategica USA-Israele ha continuato ad
    evolvere. Ora questi legami strategici sono più forti che mai.
    Israele ora è un alleato _de facto_ degli Stati Uniti.

    22.14. [Mito]

    "Gli Israeliani vivono comodamente grazie all'aiuto americano, e non
    vedono motivo per riformare il sistema economico del loro paese"

    22.14. [Fatti]

    Gli Israeliani sono tra le persone più tassate del mondo, con imposte
    sul reddito che arrivano al 50%. Ed in un paese in cui l'Israeliano
    medio guadagna 18.000 Dollari.

    Per anni gli Israeliani hanno visto il loro tenore di vita declinare
    in gran parte a causa dello straordinario peso delle spese per la
    difesa, che equivalgono a circa 1/5 - 1/4 del bilancio statale. La
    situazione è migliorata negli ultimi anni, grazie soprattutto al
    processo di pace, cosicché le spese per la difesa si sono ridotte al
    16% del bilancio statale.

    Quando Israele restituì i pozzi petroliferi che sviluppò nel Sinai
    come parte dell'accordo di pace con l'Egitto, ello sacrificò
    l'opportunità di diventare energeticamente autosufficiente. Di
    conseguenza, la sua economia soffre delle oscillazioni del prezzo del
    petrolio.

    Più recentemente, con l'arrivo di centinaia di milioni di immigranti
    dall'ex-Unione Sovietica e dall'Etiopia, gli Israeliani hanno
    accettato di buon grado sacrifici ancora più grandi per facilitare
    l'assorbimento dei nuovi venuti.

    È da molto che gli Israeliani hanno riconosciuto la necessità di
    riformare drammaticamente la loro economia. Nel 1985 Israele
    implementò un programma di stabilizzazione che comprendeva diverse
    caratteristiche principali: un forte taglio ai sussidi sui prodotti e
    sui servizi di base; una forte svalutazione della moneta seguita da
    un tasso di cambio verso il Dollaro stabile; controllo dei salari e
    dei prezzi e la cessazione della "scala mobile"; ed una politica
    monetaria che controllerebbe l'espansione del credito, così facendo
    salire i tassi d'interesse.

    Il New York Times poi descrisse i sacrifici del popolo israeliano ed
    il messaggio del programma di stabilizzazione come "Ognuno fa un
    passo indietro - tutti insieme" [14].

    Il programma di stabilizzazione israeliano funzionò come "un mini-
    miracolo". L'inflazione cadde bruscamente, dalle tra cifre allo zero
    nel 2000. Il tasso di cambio del siclo si stabilizzò, risalì
    l'ammontare delle riserve valutarie, crebbe l'export e si contrasse
    il deficit pubblico.

    Oggi Israele sta cercando di andare oltre la stabilizzazione, per
    compiere i cambiamenti strutturali sottostanti necessario per una
    crescita economica sostenuta. Il governo ha continuato a tagliare i
    sussidi sul cibo ed i servizi pubblici, comprese la sanità e
    l'istruzione, a rimuovere il controllo dei prezzi ed a riformare la
    sua struttura fiscale. Il governo ha cominciato a privatizzare le
    aziende statali. Sono passi dolorosi, ma gli Israeliani riconoscono
    la necessità di tali difficili misure.

    Israele ha dato il benvenuto agli USA come ad un partner impegnato,
    ed ha provato di essere uno dei pochi destinatari dell'aiuto
    straniero USA che ha risposto positivamente alle proposte americane
    di compiere grandi riforme nella sua economia.

    22.15. [Mito]

    "Israele prende misure protezionistiche che ostacolano il commercio
    americano"

    22.15. [Fatti]

    Israele ha uno dei mercati più aperti per i beni americani. Gran
    parte della crescita nel commertio USA-Israele è un risultato
    dell'Accordo di Libero Scambio (FTA) del 1985. L'FTA dà ai prodotti
    americani l'opportunità di competere alla pari con i beni europei,
    che hanno anch'essi libero accesso al mercato interno israeliano.
    Questo è stato il primo accordo di questo genere firmato dagli Stati
    Uniti con qualsiasi governo straniero.

    Dalla firma dell'FTA, le esportazioni USA in Israele sono cresciute
    del 234%, mentre il volume totale del commercio tra i duo paesi è
    salito del 317%, fino a quasi 20 miliardi di Dollari. Questa crescita
    ha portato a più vendite e più profitti per gli esportatori americani.

    22.16. [Mito]

    "Il reclutamento di Jonathan Pollard come spia contro gli Stati Uniti
    dimostra che Israele opera a danno degli interessi americani"

    22.16. [Fatti]

    Nel Novembre 1985, l'FBI arrestò Jonathan Pollard, un analista dello
    spionaggio della Marina americana, accusandolo di aver venduto
    materiale riservato ad Israele. Pollard fu poi condannato
    all'ergastolo, e la moglie Anna si beccò cinque anni per aver aiutato
    il marito.

    Appena dopo l'arresto di Pollard, Israele porse le sue scuse e spiegò
    che l'operazione non era autorizzata. "È politica d'Israele astenersi
    da ogni attività spionistica nei confronti degli Stati Uniti",
    dichiarò una presa di posizione ufficiale del governo, "a causa della
    stretta e speciale amicizia" tra i due paesi". Il Primo Ministro
    Shimon Peres affermò: "Spiare gli Stati Uniti è in totale
    contraddizione con la nostra politica" [15].

    Gli Stati Uniti ed Israele lavorarono insieme per investigare
    sull'affare Pollard. L'inchiesta israeliana rivelò che Pollard non
    stava lavorando per il Servizio Segreto Militare od il Mossad. Egli
    era diretto da un'unità piccola ed indipendente di spionaggio
    scientifico. Era stato Pollard a contattare gli Israeliani.

    Una sottocommissione della Commissione Difesa ed Affari Esteri della
    Knesset dedicata allo Spionaggio ed ai Servizi di Sicurezza
    concluse: "Senza dubbio ... il livello operativo (cioè l'Unità di
    Collegamento Scientifico comandata da Rafael Eitan) decise di
    reclutare e gestire Pollard senza alcun controllo o consultazione con
    il livello politico od averne ricevuto l'approvazione diretta od
    indiretta". La commissione della Knesset chiese conto al governo di
    non aver adeguatamente sovrainteso all'unità scientifica.

    Come promesso al governo USA, l'unità spionistica che aveva diretto
    Pollard fu sbandata, i sui capi puniti ed i documenti sottratti
    restituiti [16]. Quest'ultimo punto fu cruciale per il procedimento
    del Dipartimento di Giustizia USA contro Pollard.

    Pollard negò di aver spiato "contro" gli Stati Uniti. Egli disse di
    aver fornito solo le informazioni che riteneva vitali per la
    sicurezza israeliana e che erano trattenute dal Pentagono. Queste
    comprendevano dati sulle spedizioni di armi sovietiche in Siria,
    sulle armi chimiche iraqene e siriane, sul progetto pakistano di
    bomba atomica e sui sistemi di difesa aerea libici [17].

    Pollard fu condannato per spionaggio. La sua condanna all'ergastolo è
    stata la più severa mai data per aver spiato per un alleato. È stata
    anche molto superiore alla condanna media inflitta per aver spiato
    per l'Unione Sovietica ed altri nemici degli Stati Uniti [18].

    Sebbene fosse stato inizialmente snobbato da Israele, il governo di
    Benjamin Netanyahu ammise che Pollard aveva lavorato per lo
    spionaggio israeliano e gli concesse la cittadinanza. Netanyahu
    chiese clemenza per Pollard durante i colloqui di pace alla
    Piantagione di Wye in Maryland nel 1998. Da allora, i funzionari
    israeliani hanno supplicato ancora in pro di Pollard.

    Anche i sostenitori di Pollard negli Stati Uniti chiedono
    abitualmente che egli sia graziato. Si dice che il Presidente Clinton
    avesse preso in considerazione la grazia, ma i funzionari della
    Difesa e dello Spionaggio si sono opposti vigorosamente all'idea. Al
    termine del mandato di Clinton fu riaperta la questione, ed il
    Senatore Richard Shelby (Repubblicano, Alabama), presidente della
    Commissione Scelta del Senato sullo Spionaggio, insieme con la
    maggioranza dei senatori parlò contro la grazia: "Il Signor Pollard è
    una spia condannata che ha messo a repentaglio la nostra sicurezza
    nazionale, ed in pericolo le vite dei nostri agenti segreti", disse
    Shelby, "Non ci sono parole abbastanza forti per esprimere la mia
    convinzione che il Signor Pollard deve scontare ogni minuto della sua
    condanna ..." [19].

    22.17. [Mito]

    "Israele ha raggirato gli USA convincendoli a vendere armi all'Iran in
    cambio degli ostaggi, ed ha aiutato a dirottare i profitti verso i
    Contras."

    22.17. [Fatti]

    Secondo il Rapporto delle Commissioni Congressuali d'Inchiesta
    sull'Affare Iran-Contra emesso nel Novembre 1987, la vendita delle
    armi
    USA all'Iran attraverso Israele iniziò nell'estate del 1985, dopo aver
    ricevuto l'approvazione del Presidente Reagan. Il rapporto mostra che
    il
    coinvolgimento israeliano fu stimolato da avancese separate nel 1985
    del
    mercante d'armi iraniano Manucher Ghorbanifar e dal consulente del
    Consiglio per la Sicurezza Nazionale (NSC) Michael Ledeen, il quale
    ultimo lavorava per il Consigliere alla Sicurezza Nazionale Robert
    McFarlane. Quando Ledeen chiese assistenza al Primo Ministro Shimon
    Peres, il capo israeliano acconsentì a vendere armi all'Iran
    nell'interesse dell'America, purché la vendita fosse approvata in alto
    loco negli USA [20].

    Prima che gli Israeliani partecipassero, dice il rapporto, essi
    chiesero
    "un consenso chiaro, esplicito e vincolante da parte del Governo USA".
    McFarlane disse alle Commissioni Congressuali che egli prima ricevette
    l'approvazione del Presidente Reavan nel Luglio 1985. In Agosto,
    Reagan
    autorizzò nuovamente la prima vendita di armi all'Iran, tra le
    obiezioni
    del Segretario alla Difesa Caspar Weinberger e del Segretario di Stato
    George Schultz [21]. Grazie a quell'accordo, il Reverendo Benjamin
    Weir,
    tenuto prigioniero in Libano per 16 mesi, fu rilasciato.

    Quando fu proposta nel Novembre di quell'anno una spedizione di
    missili
    HAWK, il Ministro della Difesa israeliano Yitzchaq Rabin chiese
    nuovamente una specifica approvazione USA. Secondo McFarlane, il
    Presidente acconsentì.

    Nel Dicembre 1985 il Presidente Reagan aveva deciso che le future
    vendite agli Iraniani sarebbero venute direttamente dagli arsenali
    USA.

    Secondo il rapporto delle Commissioni, l'assistente dell'NSC Tenente
    Colonnello Oliver North usò per la prima volta denaro dall'operazione
    Iran per finanziare la resistenza nicaraguenze nel Novembre 1985. Egli
    però testimoniò poi che la distrazione dei fondi ai Contras era stata
    proposta a lui da Ghorbanifar durante un incontro nel Gennaio 1986.

    Il miliardario saudita che commercia in petrolio ed armi Adnan
    Khashoggi
    disse in un'intervista all'ABC-TV del Dicembre 11, 1986, che egli
    anticipò 1 milione di Dollari per aiutare a finanziare la prima
    spedizione di armi nello scandalo delle armi Iran-Contra e mise 4
    milioni di Dollari per la seconda spedizione. Secondo lo speciale
    comitato di revisione del Presidente con a capo l'ex-senatore John
    Tower, un funzionario straniero (si dice il Re saudita Fahd) donò da
    1 a
    2 milioni di Dollari al mese dal Luglio 1984 all'Aprile 1985 per
    finanziare segretamente i Contras. L'Arabia Saudita negò di aver
    aiutato
    i ribelli nicaraguegni, ma il New York Times riferì che il contributo
    avrebbe potuto essere parte di un segreto accordo del 1981 tra Riyadh
    e
    Washington "per aiutare i gruppi di resistenza anticomunista intorno
    ai
    sofisticati aerei radar americani AWACS, secondo i funzionari USA ed
    altri familiari con l'accordo" [22].

    La Commissione Bicamerale lodò il Governo israeliano per aver fornito
    dettagliate cronologie degli eventi basandosi su documenti rilevanti e
    su interviste con i partecipanti chiave nell'operazione. Questo
    rapporto
    inoltre corroborava la conclusione della Commissione Tower: "I
    decisori
    USA hanno preso le loro decisioni de debbono patire la responsabilità
    per le conseguenze" [23].

    22.18. [Mito]

    "La dipendenza americana dal petrolio arabo è diminuita nel corso
    degli anni"

    22.18. [Fatti]

    Nel 1973 l'embargo petrolifero arabo inflisse un duro colpo
    all'economia americana. Questo, insieme con i successivi aumenti di
    prezzo dell'OPEC ed una crescente dipendenza americana dal petrolio
    straniero, innescò la recessione dei primi anni '70.

    Nel 1973 il petrolio straniero soddisfava il 35% dei consumi
    americani di petrolio, e nel 2001 la proporzione era salita al 53%, e
    l'OPEC forniva il 45% delle importazioni USA. L'Arabia Saudita era al
    terzo posto, l'Iraq al sesto ed il Kuwait al dodicesimo tra i primi
    dieci fornitori di prodotti petroliferi agli USA nel 2001. I soli
    stati del Golfo Persico fornivano da soli il 29% delle importazioni
    di petrolio americane [24].

    La crescente dipendenza dal petrolio importato ha reso inoltre
    l'economia americana ancor più vulnerabile ai rialzi di prezzo, come
    quelli del 1979, 1981, 1982, 1990 e 2000. I rialzi del prezzo del
    petrolio hanno inoltre consentito ai produttori arabi di petrolio di
    accumulare colossali guadagni a spese dei consumatori americani.
    Questi profitti hanno finanziato grandi acquisti di armi e programmi
    per armamenti non convenzionali come quello iraqeno.

    La dipendenza americana dal petrolio arabo ha qualche volta sollevato
    lo spettro di un rinnovato tentativo di ricattare gli Stati Uniti
    perché abbandonassero il loro sostegno ad Israele. Nell'Aprile 2002,
    per esempio, l'Iraq sospese le spedizioni di petrolio per un mese per
    protestare le operazioni israeliane di sradicamento del terrorismo in
    Cisgiordania. Nessun altro produttore arabo di petrolio ha seguito
    l'esempio, e l'azione iraqena ha avuto scarso effetto sul mercato del
    petrolio e nessun risultato politico.

    La buona notizia per gli Americani è che tre dei quattro attuali
    principali fornitori di petrolio agli USA - Canada, Venezuela e
    Messico - sono più affidabili e migliori alleati delle nazioni del
    Golfo Persico.

    22.19. [Mito]

    "Le principali compagnie petrolifere americane non prendono mai
    posizione sul conflitto arabo-israeliano"

    22.19. [Fatti]

    Il Presidente egizio Sadat persuase il defunto Re saudita Faisal a
    minacciare di negare il petrolio all'Occidente per sfruttare a scopi
    politici la crescente dipendenza dell'Occidente industrializzato dal
    petrolio arabo. La tattica ebbe successo: subito le principali
    compagnie petrolifere americane sostennero pubblicamente la causa
    araba, ed in privato operarono per indebolire il sostegno americano
    ad Israele [26].

    Secondo un rapporto della Sottocommissione sulle Aziende
    Multinazionali della Commissione Relazioni Internazionali del Senato,
    il consorzio ARAMCO (Exxon, Mobil, Texaco e SOCAL) tentarono di
    bloccare il ponte aereo d'emergenza dall'America verso Israele
    durante la guerra del 1973. Le compagnie inoltre cooperarono
    strettamente con l'Arabia Saudita per negare olio e combustibile alla
    Marina USA [27].

    In altre occasioni, le maggiori società petrolifere hanno sostenuto
    le posizioni dei paesi arabi, specialmente dell'Arabia Saudita. Le
    principali società petrolifere hanno vigorosamente premuto sul
    Congresso in pro della vendita degli F-15 nel 1978, e degli aerei
    AWACS nel 1981. Insieme con gli agenti sauditi stranieri, queste
    società reclutarono molte altre aziende americane per premere in
    favore dei SAuditi [28]. L'Arabia Saudita ha una potente lobby negli
    Stati Uniti perché centinaia delle più grandi società americane fanno
    affari per miliardi di Dollari con il Regno. "Ed ognuna di queste
    società", notò Hoag Levins, "aveva centinaia di subappaltatori e
    venditori egualmente dipendenti dal mantenersi nelle grazi dei capi
    mussulmani i cui paesi ora rappresentano tutti insieme il mercato più
    ricco del mondo" [29].

    I Sauditi spesso attaccano quella che ritengono l'eccessiva influenza
    dei sostenitori d'Israele negli Stati Uniti, ma l'indagatore
    giornalista Steve Emersono ha rovesciato l'accusa. Dopo aver elencato
    molti dei legami tra l'Arabia Saudita ed il mondo degli affari,
    dell'università, dei lobbisti e degli ex-funzionari governativi
    d'alto rango in America, concluse:

    "All'ampiezza ed alla vastità dell'impatto dei petroldollari non c'è
    rimedio giuridico. Con così tante società, istituzioni e persone la
    cui sete è soddisfatta dal denaro petrolifero, l'influenza dei
    petroldollari è diffusa ovunque nella società americana. Il risultato
    è la sembianza di un sostegno ampio e spontaneo per le politiche
    dell'Arabia Saudita ed altri produttori arabi di petrolio da parte di
    istituzioni americane che vanno dalle università al Congresso. La
    proliferazione di legami d'interesse ha consentito agli interessi di
    parte di confondersi con quelli della nazione.

    Non è mai accaduto prima nella storia americana che una potenza
    economica straniera abbia avuto il successo dell'Arabia Saudita nel
    raggiungere e coltivare potenti sostenitori in tutto il paese. I
    Sauditi hanno scoperto la quintessenza delle debolezze americane,
    l'amore per il denaro, e la connessione con i petroldollari si è
    diffusa per tutti gli Stati Uniti [30].

    22.20. [Mito]

    "Gli Stati Uniti ed Israele non hanno nulla in comune"

    22.20. [Fatti]

    Il rapporto tra USA ed Israele si basa sulle due colonne dei valori
    condivisi e degli intressi comuni. Data questa comunanza d'interessi
    e credenze, non dovrebbe sorprendere che il sostegno ad Israele è uno
    dei valori più pronunciati e costanti nella politica estera del
    popolo americano.

    Sebbene dal punto di vista geografico Israele sia locato in una
    regione non molto sviluppata e più prossima al Terzo Mondo che
    all'Occidente, Isrele è emerso in meno di mezzo secolo come una
    nazione progredita con le caratteristiche di una società occidentale.
    Questo si può attribuire in particolare al fatto che un'alta
    percentuale della popolazione è venuta dall'Europa o dal Nordamerica
    ed ha portato con sé norme politiche e culturali occidentali. È anche
    una funzione del comune retaggio ebraico-cristiano.

    E nello stesso tempo, Israele è una società multiculturale con
    persone che vengono da più di 100 nazioni. Oggi, circa metà di tutti
    gli Israeliani sono Ebrei Orientali che fanno risalire le loro
    origini alle antiche comunità ebraiche dei paesi islamici del
    Nordafrica e del Medio Oriente.

    Mentre vivono in una regione caratterizzata dalle autocrazie, gli
    Israeliti si sono dedicati alla democrazia in un modo non meno
    appassionato di quello degli Americani. Tutti i cittadini d'Israele,
    indipendentemente dalla razza, dalla religione e dal sesso, sono
    eguali di fronte alla legge e godono pieni diritti democratici. La
    libertà di parola, riunione e stampa è incarnata nelle leggi e nelle
    tradizioni del paese. L'indipendente magistratura israeliana sostiene
    vigorosamente questi diritti.

    Il sistema politico non differisce da quello americano - Israele è
    una democrazia parlamentare - ma è sempre basato su libere elezioni
    tra partiti diversi. E sebbene Israele non abbia una "costituzione"
    formale, esso ha adottato delle "Leggi fondamentali" che creano
    analoghe garanzie giuridiche.

    Gli Americani hanno per molto tempo ammirato gli Israeliani, almeno
    in parte perché vedono molto di se stessi nel loro spirito
    pionieristico e nella lotta per l'indipendenza. Come gli Stati Uniti,
    anche Israele è una nazione di immigranti. Ad onta dell'onere delle
    spese militari che arrivano quasi ad un quinto del bilancio, ha avuto
    un tasso straordinario di crescita economica per gran parte della sua
    storia. È anche riuscito a mettere al lavoro la maggior parte dei
    nuovi venuti. Come in America, gli immigranti in Israele hanno
    tentato di rendere la vita loro e dei loro figli migliore. Alcuni
    sono venuti da società non molto sviluppate come l'Etiopia e lo Yemen
    e sono arrivati praticamente privi di beni, istruzione e formazione
    professionale, e sono diventati membri produttivi della società
    israeliana.

    Gli Israeliani hanno anche la stessa passione americana per
    l'istruzione. Gli Israeliani sono tra le persone più istruite del
    mondo. Fin dall'inizio, Israele aveva un'economia mista, che
    combinava il capitalismo con il socialismo secondo il modello
    britannico. Le difficoltà economiche sperimentate da Israele - create
    soprattutto dopo la Guerra del Kippur del 1973 dall'aumento del
    prezzo del petrolio e dalla necessità di spendere una sproporzionata
    parte del PIL nella difesa - hanno portato ad una transizione
    graduale verso un sistema di libero mercato analogo a quello
    americano. L'America ha accompagnato quest'evoluzione.

    Negli anni '80 l'attenzione si è sempre più concentrata su una delle
    colonne del rapporto - gli interessi in comune. Questo fu fatto a
    causa delle minacce alla regione e perché i mezzi per una
    cooperazione strategica vengono più facilmente forniti da iniziative
    legislative. Ad onta della fine della Guerra Fredda, Israele continua
    ad avere un ruolo da giocare negli sforzi comuni per proteggere gli
    interessi americani, compresa la stretta cooperazione nella guerra al
    terrore. La cooperazione strategica è progredita fino al punto in cui
    ora c'è un'alleanza di fatto. Il marchio di fabbrica del rapporto è
    la costanza e la fiducia: gli Stati Uniti sanno di poter contare su
    Israele.

    È più difficile escogitare programmi che facciano aggio sui valori
    condivisi delle due nazioni che sui loro interessi nel campo della
    sicurezza; cionondimeno, esistono programmi siffatti. Per esempi,
    queste Iniziative sui Valori Condivisi (SVI) coprono un ampia gamma
    di materie come l'ambiente, l'energia, lo spazio, l'istruzione, la
    sicurezza nel lavoro e la salute. Quasi 400 istituzioni americane in
    47 Stati, nel Distretto di Columbia ed a Puerto Rico hanno ricevuto
    fondi da programmi binazionali con Israele. Rapporti poco noti come
    l'Accordo sul Libero Scambio, il Programma di Ricerca sullo Sviluppo
    Cooperativo, il Programma di Cooperazione Regionale sul Medio Oriente
    e vari memorandum d'intesa con praticamente tutti gli enti pubblici
    federali americani mostrano la profondità di questo rapporto
    speciale. Anche più importanti possono essere gli ampi legami tra
    Israele ed ognuno dei 50 stati ed il Distretto di Columbia.

    22.21. [Mito]

    "Il sostegno dell'America ad Israele è la ragione per cui i
    terroristi hanno attaccato il World Trade Center ed il Pentagono l'11
    Settembre 2001"

    22.21. [Fatti]

    I terribili attacchi contro gli Stati Uniti furono commessi da
    fanatici mussulmani che avevano diverse motivazioni per questi ed
    altri attacchi terroristici. Questi Mussulmani hanno
    un'interpretazione perversa dell'Islam, e credono che debbono
    attaccare gli infedeli, specialmente gli Americani e gli Ebrei, che
    non condividono il loro credo. Essi si oppongono alla cultura ed alla
    democrazia occidentale ed obiettano ad ogni presenza americana nelle
    nazioni islamiche. Essi sono particolarmente irritati dall'esistenza
    di basi militari americane in Arabia Saudita ed altre aree del Golfo
    Persico. Questo sarebbe vero qualunque fosse la politica americana
    verso il conflitto israelo-palestinese. Cionondimeno, un'ulteriore
    scusa per il loro fanatismo è l'essere gli USA alleati con Israele.
    Precedenti attacchi a bersagli americani, come l'USS Cole e le
    ambasciate americane in Kenya e Tanzania, furono compiuti da
    bombaroli suicidi la cui ira verso gli Stati Uniti aveva poco o punto
    a che fare con Israele.

    "Osama bin Laden [prima] fece le sue esplosioni e poi cominciò a
    parlare dei Palestinesi. Non ne ha mai parlato prima".

    — Presidente Egizio Hosni Mubarak [31]

    Osama bin Laden sostenne di aver agito in pro dei Palestinesi, e che
    la sua ira verso gli Stati Uniti fu foggiata dal sostegno americano
    ad Israele. Questa era una nuova invenzione di bin Laden chiaramente
    volta ad attrarre sostegno dal pubblico arabo ed a giustificare i
    suoi atti terroristici. Il fatto à che l'antipatia di bin Laden verso
    gli Stati Uniti non è mai stata legata al conflitto arabo-israeliano.
    Sebbene molti Arabi siano stati convinti dal trasparente sforzo di
    bin Laden di coinvolgere Israele nella sua guerra, il Dr. Abd Al-
    Hamid Al-Ansari, preside di Shar'ia e Diritto all'Università del
    Qatar, fu invece critico: "Nella loro ipocrisia, molti degli
    intellettuali [arabi] hanno collegato l'11 Settembre col problema
    palestinese - una cosa che contraddice completamente sette anni di
    pubblicazioni di Al-Qaida. Al-Qaida non ha mai collegato alcunché
    alla Palestina". [31a]

    Anche Yasser Arafat disse al Sunday Times di Londra che bin Laden
    dovrebbe smetterla di nascondersi dietro la causa palestinese. Bin
    Laden "non ci ha mai aiutati, egli stava lavorando in un'area
    completamente diversa, e contro i nostri interessi", disse Arafat
    [32b].

    Sebbene l'agenda di Al-Qaida non menzionasse la causa palestinese,
    l'organizzazione ha iniziato ad intraprendere un ruolo più attivo nel
    terrore contro i bersagli israeliani, a cominciare con l'attentato
    suicida del 28 Novembre 2002 contro un albergo di proprietà
    israeliana che uccise tre Israeliani ed 11 Keniani, ed il tentativo
    di abbattere un aereo di linea israeliano con un missile al momento
    del decollo dal Kenia, lo stesso giorno [32c].

    22.22. [Mito]

    "Il dirottamento di quattro aerei di linea in un solo giorno, l'11
    Settembre, è stato un atto terroristico senza precedenti"

    22.22. [Fatti]

    Certo, l'ampiezza del massacro e della distruzione dell'11 Settembre
    non aveva precedenti, così come l'uso di aerei civili a mo' di bombe.
    Ma non era una novità il dirottamento aereo multiplo.

    Il 6 Settembre 1970, i membri del Fronte Popolare per la Liberazione
    della Palestina (FPLP) dirottarono tre aviogetti (della Swissair,
    della TWA e della Pan Am) con più di 400 passeggeri in volo verso New
    York. Anche un quarto apparecchio, un volo El Al, fu preso di mira,
    ma gli agenti della sicurezza israeliani sventarono il dirottamento
    durante il volo ed uccisero uno dei due terroristi quando essi
    tentarono di irrompere nella cabina di pilotaggio. Il 9 Settembre,
    anche un aviogetto della BOAC fu dirottato dall'FPLP [32].

    L'ONU non riuscì ad emanare una condanna dei dirottamenti. Una
    risoluzione del Consiglio di Sicurezza riuscì soltanto ad esprimere
    grave preoccupazione, e non mise neppure ai voti la questione.

    Invece di schiantare i loro apparecchi contro dei palazzi, loro li
    fecero atterrare in dei campi d'aviazione (tre in Giordania, uno al
    Cairo). Tutti i quattro aerei dirottati furono fatti saltare in aria
    (dopo aver fatto evacuare i passeggeri) il 12 Settembre.

    Quasi quaranta Americani erano tra i passeggeri tenuti in ostaggio in
    Giordania mentre i terroristi tentavano di estorcere dai governi
    occidentali e da Israele uno scambio degli ostaggi con i terroristi
    palestinesi da essi imprigionati. Il 14 Settembre, dopo aver
    rilasciato tutti gli ostaggi tranne 55, i terroristi dissero che
    tutti gli ostaggi americani sarebbero stati trattati come gli
    Israeliani. Questo provocò uno stallo pieno di tensione. Sette
    terroristi furono alla fine liberati da Gran Bretagna, Germania e
    Svizzera in cambio degli ostaggi [33].

    Dopo i dirottamenti, degli scossi membri del Congresso chiesero
    un'immediata azione di forza da parte degli Stati Uniti e della
    comunità internazionale. Essi insistettero sulla rapida adozione di
    misure volte a prevenire la pirateria aerea, che punissero i
    colpevoli e riconoscessero la responsabilità delle nazioni che li
    ospitano [34]. Ma non si è fatto praticamente nulla fino al 2001.

    L'FPLP è un'organizzazione tuttora viva e vegeta, così come alcuni
    dei singoli partecipanti responsabili, sostenuti dalla Siria,
    dall'Autorità Palestinese e da altri. In effetti, Leila Khaled, la
    persona che tentò di dirottare l'aviogetto della El Al, stava per
    essere ammessa nei territori per partecipare alle sedute del
    Consiglio Nazionale Palestinese nel 1996, ma ella continuava a
    rifiutarsi di disconoscere il terrorismo. Si dice che ora viva ad
    Amman.

    "La princpiale delle 'cause' dell'estremismo e del terrorismo
    islamico non è Israele, né la politica americana in Iraq, ma gli
    stessi governi che ora danno ad intendere di sostenere gli Stati
    Uniti mentre consigliano loro di affidarsi ad Ariel Sharon e di
    cacciare Saddam Hussein. Il migliore esempio è l'Egitto. Il suo
    regime autocratico, fondato mezzo secolo fa all'insegna del
    nazionalismo arabo e del socialismo, è politicamente esausto e
    moralmente decotto. Il Signor Mubarak, che teneva sotto controllo gli
    estremisti islamici in Egitto solo mediante la tortura ed il
    massacro, non ha un programma politico moderno od una visione di
    progresso da offrire al suo popolo in alternativa alla vittimlogia
    islamica di Osama bin Laden. Quegli Egizi che hanno tentato di
    promuovere un simile programma ... sono ingiustamente imprigionati.
    Invece, il Signor Mubarak si tratta bene con 2 miliardi di Dollari
    all'anno di aiuto americano, consentendo e pure incoraggiando i
    chierici ed i media controllati dallo Stato a promuovere la
    propaganda antioccidentale, antimoderna ed antiebraica degli
    estremisti mussulmani. Questa politica serve ai suoi scopi per
    deviare la frustrazione popolare per la mancanza di libertà politica
    o di sviluppo economico in Egitto. E spiega anche perché così tante
    reclute di Osama bin Laden sono Egizie.

    — Washington Post [35]

    22.23. [Mito]

    "I gruppi come Hizballah, Jihad Islamica, Hamas e l'FPLP dovrebbero
    essere esclusi dalla guerra USA al terrorismo perché sono combattenti
    per la libertà e non terroristi"

    22.23. [Fatti]

    Quando gli Stati Uniti dichiararono una guerra ai terroristi ed alle
    nazioni che li ospitavano dopo l'11 Settembre, i paesi arabi ed i
    loro simpatizzanti sostennero che molte delle organizzazioni che
    compiono azioni violente contro gli Americani e gli Israeliani non
    dovrebbero essere tra gli obbiettivi della nuova guerra americana
    perché sono "combattenti per la libertà" anziché terroristi. Questo è
    stato il mantra degli stessi terroristi, che sostengono che le loro
    azioni sono forme legittime di resistenza all'occupazione israeliana.

    "Non puoi dire che ci sono i terroristi buoni ed i terroristi
    cattivi".

    — Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA Condoleezza Rice [36]

    Quest'argomento è profondamente errato. Primo, i nemici d'Israele
    razionalizzano ogni attacco come legittimo a causa di peccati reali e
    fantasticati commessi dagli Ebrei sin dall'inizio del 20° Secolo. Di
    conseguenza, il blocco arabo ed i suoi sostenitori alle Nazioni Unite
    sono riusciti a bloccare qualsiasi condanna di ogni attacco
    terroristico contro Israele. Invece, essi abitualmente sostengono
    risoluzioni che criticano Israele quando reagisce.

    Secondo, in nessun'altra parte del mondo si considera "legittima
    forma di resistenza" l'uccisione di uomini, donne e bambini
    innocenti. La lunga lista di orrendi crimini comprende cecchini che
    sparano a degli infanti, bombaroli suicidi che fanno saltare in aria
    pizzerie e discoteche, dirottatori che prendono ostaggi e li
    ammazzano, infiltrati che ammazzano atleti olimpionici. Hizballah, la
    Jihad Islamica, Hamas, l'FPLP e diversi altri gruppi, perlopiù
    palestinesi, si sono impegnati per decenni in queste attività e
    raramente sono stati condannati o portati davanti ad un giudice.
    Tutti costoro integrano la definizione di gruppo terrorista del
    governo USA: "Terrorismo è l'uso illegale della forza o la violenza
    contro persone o beni per intimidare o costringere un governo, la
    popolazione civile, od una sua qualsiasi parte, per perseguire
    obbiettivi politici o sociali" [37] - e pertanto dovrebbero essere
    bersagli degli sforzi USA di tagliare i loro fondi, di scalzare i
    loro capi e portarli davanti ad un giudice.

    Nel caso dei gruppi palestinesi, non c'è mistero sull'identità dei
    loro capi, sulle loro fonti di finanziamento, e su quali nazioni
    danno loro ricetto. Delle organizzazioni caritatevoli americane sono
    state collegate al finanziamento di alcuni di questi gruppi, e
    l'Arabia Saudita, la Siria, il Libano, l'Iraq, l'Iran e l'Autorità
    Palestinese tutti quanti li proteggono e/o sostengono
    finanziariamente e logisticamente.

    "... ci sono responsabilità insite nell'essere il rappresentante del
    popolo palestinese. E questo significa accertarsi che tu faccia tutto
    quel che puoi per abbassare il livello della violenza, tutto quel che
    puoi per sradicare i terroristi ed arrestarli, per accertarti che la
    situazione della sicurezza nei territori palestinesi - per esempio
    l'Area A - sia una da cui non possa sprizzare il terrore ... queste
    sono responsabilità che abbiamo chiesto al Presidente Arafat di
    assumersi, ed assumersi seriamente. Noi non crediamo ancora che si
    sia fatto abbastanza da questo punto di vista ... Non puoi aiutarci
    con Al-Qaida ed abbracciare Hizbullah. Od Hamas. Questo non è
    accettabile".

    — Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA Condoleezza Rice [38]

    22.24. [Mito]

    "Il Mossad d'Israele ha compiuto il bombardamento del World Trade
    Center per suscitare odio americano verso gli Arabi"

    22.24. [Fatti]

    Il Ministro della Difesa Siriano Mustafa Tlass ha detto ad una
    delegazione della Gran Bretagna che Israele era il responsabile per
    gli attacchi agli Stati Uniti dell'11 Settembre 2001. Egli sostenne
    che il Mossad aveva avvertito migliaia di impiegati ebrei di non
    recarsi al lavoro quel giorno al World Trade Center. Egli fu il
    funzionario arabo di più alto rango ad esprimemere pubblicamente
    un'opinione che si dice assai diffusa nel mondo arabo secondo cui gli
    attacchi erano parte di una congiura ebraica per provocare
    rappresagli USA contro il mondo arabo e volgere contro i Mussulmani
    l'opinione pubblica americana. Un sondaggio pubblicato nel giornale
    libanese An Nahar, per esempio, riscontrò che il 31% di chi rispose
    riteneva che fosse Israele il responsabile dei dirottamenti, mentre
    solo il 27% incolpava Osama bin Laden. Un sondaggio Newsweek rinvenne
    che non pochi Egizi ritenevano che gli Ebrei fossero responsabili per
    i bombardamenti del World Trade Center [39].

    La teoria della congiura viene fatta circolare anche da capi islamici
    americani. L'Imam Mohamed Asi del Centro Islamico di Washington disse
    che furono dei funzionari governativi israeliani a decidere di
    lanciare l'attacco dopo che gli Stati Uniti ebbero respinto la loro
    richiesta di reprimere l'Intifada palestinese. "Se noi non siamo al
    sicuro, non lo siete nemmeno voi", fu quello che pensarono gli
    Israeliani dopo il rifiuto USA, secondo Asi [40].

    Nessun'autorità americana ha suggerito, né si è mai esibita alcuna
    prova, che faccia pensare che qualche Israeliano od Ebreo abbia avuto
    un ruolo negli attacchi terroristici. Queste teorie cospiratorie sono
    assolutamente insensate, e riflettono quanto sono pronte molte
    persone nel mondo arabo ad accettare delle panzane antisemitiche e la
    mitologia del potere ebraico. Esso possono anche riflettere il
    rifiuto di credere che dei Mussulmani potessero essere responsabili
    per le atrocità e la speranza che esse potessero essere fatte
    ricadere sugli Ebrei.

    22.25. [Mito]

    "Mohammad Atta, il terrorista che ha mandato l'aereo contro il World
    Trade Center, fece saltare un autobus in Israele nel 1986. All'epoca
    Israele arrestò, processò, condannò, imprigionò Atta, ma fu convinto
    dagli USA a rilasciarlo come parte dell'accordo di pace di Oslo"

    22.25. [Fatti]

    L'Internet è una meravigliosa innovazione, ma una delle sue
    caratteristiche problematiche è che consente a false voci di
    spargersi rapidamente per il mondo. La storiella secondo cui Atta,
    che si ritiene fosse uno degli organizzatori degli attacchi
    terroristici contro gli Stati Uniti dell'11 Settembre 2002, era stato
    rilasciato da una prigione israeliana in seguito a pressioni
    americane, e che avrebbe poi ringraziato gli USA facendo piombare un
    aereo dentro il World Trade Center è uno di quei falsi pettegolezzi
    che ora vive di vita propria. Non è chiaro da dove venga, e la
    risposta è arrivata lentamente, ma ora sappiamo che la storia sembra
    essere frutto di quasi-omonimia.

    Nel 1990 gli Stati Uniti estradarono un Palestinese di nome Mahmoud
    Abed Atta perché venisse processato per il mitragliamento di un
    autobus israeliano a Samaria nell'Aprile 1996 in cui morì il
    conducente. Abed Atta era legato al gruppo terroristico di Abu Nidal
    e fuggì in Venezuela dopo l'omicidio, ma fu deportato negli Stati
    Uniti. Era anche cittadino americano e per tre anni ingaggiò una
    battaglia legale per evitare l'estradizione. Egli perse e fu
    deportato in Israele il 2 Novembre 1990. Abed Atta fu alla fine
    rilasciato dopo che la Corte Suprema sentenziò che c'erano dei vizi
    nel procedimento di estradizione. Non si sa dove sia ora.

    Il terrorista sospettato dell'attacco dell'11 Settembre, Muhammad
    Atta, era egizio e non aveva parentela alcuna con Abed Atta [41].

    22.26. [Mito]

    "Le università americane dovrebbero disinvestire dalle compagnie che
    fanno affari in Israele per costringerlo a por fine all''occupazione'
    ed agli abusi nei diritti umani"

    22.26. [Fatti]

    La parola "pace" nelle petizioni di disinvestimento non compare, cosa
    che rende evidente che l'intento non è di risolvere il conflitto, ma
    di delegittimare Israele. I richiedenti accusano Israele per la
    mancanza di pace e chiedono che esso compia concessioni unilaterali
    senza contraccambio da parte dei Palestinesi, neppure la cessazione
    del terrorismo. I propugnatori del disinvestimento ignorano inoltre
    gli sforzi d'Israele durante il processo di pace di Oslo, ed agli
    incontri al vertice col Presidente Clinton, di raggiungere uno
    storico compromesso con i Palestinesi che avrebbe creato uno stato
    Palestinese.

    La campagna di disinvestimento contro il Sudafrica era diretta
    specificamente contro società che stavano usando le leggi razziste di
    quel paese a loro vantaggio. In Israele non esistono siffatte leggi
    razziste; inoltre, le società che fanno affari lì seguono il medesimo
    standard di eguali diritti per i lavoratori che si applicano negli
    Stati Uniti.

    Il Rettore dell'Università di Harvard Lawrence Summers osservò che
    gli sforzi di disinvestimento sono antisemitici. "Opinioni
    profondamente antiisraeliane stanno trovando sempre maggior sostegno
    nelle comunità intellettuali progressiste", disse Summers, "Persone
    serie e pensose stanno invocando e compiendo azioni che hanno un
    effetto, se non un intento antisemita" [42].

    La pace nel Medio Oriente verrà solo da negoziati diretti tra le
    parti, e solo dopo che i paesi arabi riconoscano il diritto di
    Israele ad esistere, ed i Palestinesi e gli altri Arabi la smettano
    di sostenere il terrorismo. Le università americane non possono
    essere d'aiuto con maldirette campagne di disinvestimento che
    ingiustamente dichiarano Israele la fonte dei conflitti nella
    regione. I proponenti il disinvestimento sperano di marchiare Israele
    con un'associazione con il Sudafrica dell'Apartheid, un confronto
    offensivo che ignora che tutti i cittadini israeliani sono uguali
    secondo la legge.

    22.27. [Mito]

    "I sostenitori d'Israele tentano di azzittire i critici
    etichettandoli come antisemiti"

    22.27. [Fatti]

    Non è detto che criticare Israele faccia di qualcuno un antisemita.
    Il fattore determinante è l'intento del commentatore. I legittimi
    critici accettano il diritto d'Israele ad esistere, ma gli antisemiti
    no. Gli antisemiti usano un doppio standard quando criticano Israele,
    per esempio negando agli Israeliani il diritto di perseguire le loro
    legittime rivendicazioni, mentre incoraggiano i Palestinesi a farlo.
    Gli antisemiti negano ad Israele il diritto di difendersi, ed
    ignorano le vittime ebree, mentre incolpano Israele per aver
    inseguito i loro assassini. Gli antisemiti non fanno mai, o quasi,
    affermazioni positive su Israele. Gli antisemiti descrivono gli
    Israeliani con termini spregiativi od istigatori, suggerendo, ad
    esempio, che essi siano "razzisti" o "nazisti".

    Non ci sono campagne per impedire alla gente di esprimere opinioni
    negative sulla politica israeliana. Di fatti, i critici più sonori
    d'Israele sono gli stessi Israeliani che usano la loro libertà di
    parola per esprimere ogni giorno le loro preoccupazioni. Un'occhiata
    a qualsiasi giornale israeliano rivelerà una sovrabbondanza di
    articoli che mettono in discussione questa o quella politica del
    governo. Ma gli antisemiti non condividono l'interesse degli
    Israeliani per il miglioramento della loro società; il loro scopo è
    delegittimare lo stato nel breve periodo e distruggerlo nel lungo
    periodo. Non c'è nulla che Israele possa fare per soddisfare questi
    critici.

    [Note]

    [1] Foreign Relations of the United States 1947, (DC: GPO, 1948), pp.
    1173-4, 1198-9, 1248, 1284. [Henceforth FRUS 1947.]
    [2] Mitchell Bard, The Water's Edge And Beyond, (NJ: Transaction
    Publishers, 1991), p. 132.
    [3] FRUS 1947, p. 1313.
    [4]Harry Truman, Years of Trial and Hope, Vol. 2, (NY: Doubleday,
    1956), p. 156.
    [5] John Snetsinger, Truman, The Jewish Vote and the Creation of
    Israel, (CA: Hoover Institution Press, 1974), pp. 9-10;
    David Schoenbaum, "The United States and the Birth of Israel,"
    Wiener Library Bulletin, (1978), p. 144n.
    [6] Peter Grose, Israel in the Mind of America, (NY: Alfred A. Knopf,
    1983), p. 217;
    Michael Cohen, "Truman, The Holocaust and the Establishment of
    the State of Israel," Jerusalem Quarterly, (Primavera 1982), p. 85.
    [7] Memorandum di una conversazione sui colloqui Harriman-Eshkol, (25
    Febbraio 1965);
    Memorandum di una conversazione tra l'Ambasciatore Avraham Harman
    e W. Averill Harriman, Ambassador-at-Large, (15 Marzo 1965), LBJ
    Library;
    Yitzhak Rabin, The Rabin Memoirs, (MA: Little Brown and Company,
    1979), pp. 65-66..
    [8] Robert Trice, "Domestic Political Interests and American Policy
    in the Middle East: Pro-Israel, Pro-Arab and Corporate Non-
    Governmental Actors and the Making of American Foreign Policy, 1966-
    1971," (Dissertazione dottorale inedita, University of Wisconsin-
    Madison, 1974), pp. 226-230.
    [9] Memorandum di una conversazione tra Yitzhak Rabin ed al., e di
    Paul Warnke et al., (4 Novembre 1968), LBJ Library.
    [9a] Jerusalem Post, (27 Giugno 2002).
    [10] Ministero Israeliano della Difesa.
    [1] Dore Gold, America, the Gulf, and Israel, (CO: Westview Press,
    1988), p. 84.
    [12] Yitzhak Rabin, discorso alla conferenza su "Strategia e Difesa
    nel Mediterraneo Orientale", sponsorizzata dal Washington Institute
    for Near East Policy e dall'Associazione dei Corrispondenti Militari
    Israeliani, Gerusalemme, (9-11 Luglio 1986).
    [13] Ronald Reagan, "Recognizing the Israeli Asset," Washington Post,
    (15 Agosto 1979).
    [14] New York Times, (9 Agosto 1987).
    [15] Wolf Blitzer, Territory of Lies, (NY: Harper & Row, 1989), p.
    201.
    [16] New York Times, (2 e 21 Dicembre 1985).
    [1] Blitzer, pp. 166-171.
    [18] Alan Dershowitz, Chutzpah, (MA: Little Brown, & Co., 1991), pp.
    289-312.
    [19] Washington Post, (23 Dicembre 2000).
    [20] Buona parte di queste informazioni sono state confermate dalla
    divulgazione di conversazioni registrate di figure chiave dello
    scandalo, "Nightline," (2 Ottobre 1991).
    [21] Rapporto delle Commissioni Congressuali d'Inchiesta sull'Affare
    Iran-Contra, (DC: GPO, 1987), pp. 164-76.
    [22] New York Times, (4 Febbraio 1987).
    [23] The Tower Commission Report, (NY: Bantam Books and Time Books,
    1987), p. 84.
    [24] Energy Information Administration.
    [25] Al-Musawwar, (19 Gennaio 1990).
    [26] See Steven Emerson, "The ARAMCO Connection," The New Republic,
    (19 Maggio 1982), pp. 11-16;
    Russell Howe and Sarah Trott, The Power Peddlers, (NY:
    Doubleday, 1977), pp. 342-343;
    Anti-Defamation League, The U.S.-Saudi Relationship, (NY: ADL,
    1980), p. 6.
    [27] Steven Emerson, The American House of Saud, (NY: Franklin Watts,
    1985), pp. 36-37;
    Steven Spiegel, The Other Arab-Israeli Conflict: Making
    America's Middle East Policy from Truman to Reagan, (IL: University
    of Chicago Press, 1985), pp. 258-59;
    Anthony Sampson, The Seven Sisters, (NY: Viking Press, 1975),
    pp. 248-50;
    Hoag Levins, Arab Reach: The Secret War Against Israel, (NY:
    Doubleday, 1983), p. 51.
    [28] Steven Emerson, "The Petrodollar Connection," The New Republic,
    (17 Febbraio 1982), pp. 18-25;
    anche Emerson, (85), pp. 177-213.
    [29] Levins, p. 19.
    [30] Emerson (85), p. 413.
    [31] Newsweek, (29 Ottobre 2001).
    [31] aAl-Raya (Qatar), (6 Gennaio 2002).
    [32]Henry Kissinger, The White House Years. (MA: Little Brown & Co.,
    1979), pp. 600-617.
    [32b] Washington Post, (16 Dicembre 2002).
    [32c] CNN, (3 Dicembre 2002).
    [33] Guardian Unlimited, (1 Gennaio 2001).
    [34] Near East Report, (16 Settembre 1970).
    [35] Editoriale del Washington Post, (11 Ottobre 2001).
    [36] Jerusalem Post, (17 Ottobre 2001).
    [37] Washington Post, (13 Settembre 2001).
    [38] Jerusalem Post, (9 Novembre 2001).
    [39] Jerusalem Post, (19 Ottobre 2001); Sondaggio Newsweek citato
    in "Protocols," The New Republic Online, (30 Ottobre 2001).
    [4] Jewish Telegraphic Agency, (2 Novembre 2001).
    [41] Jerusalem Post, (8 Novembre 2001).
    [42] Discorso per la preghiera del mattino, Memorial Church,
    Cambridge, Massachusetts, (17 Settembre 2002), Ufficio del Rettore,
    Università di Harvard.
    Aialon
    00Friday, October 5, 2007 5:09 PM
    Insediamenti, di Mitchell G.Bard

    Miti da confutare

    24.a. "Israele non ha diritto di risiedere in Cisgiordania. Gli
    insediamenti israeliani sono illegali."
    24.b. "Gli insediamenti sono un ostacolo per la pace"
    24.c. "La Convenzione di Ginevra proibisce la costruzione di
    insediamenti ebraici nei territori occupati"
    24.d. "Israele ha insediato provocatoriamente gli Ebrei
    prevalentemente nelle città arabe, e ha stabilito così tanti elementi
    che il compromesso territoriale non è più possibile."
    24.e. "Israele deve evacuare tutti gli insediamenti ebraici prima che
    si possa realizzare un accordo di pace coi palestinesi"
    24.f. "A Camp David, durante la presidenza di Jimmy Carter, Israele
    ha accettato di fermare la costruzione degli insediamenti per cinque
    anni. Durante i mesi, Israele ha violato gli accordi, instaurando
    nuovi insediamenti in Cisgiordania."
    24.g. "Il contributo finanziario americano fornisce ad Israele
    miliardi di dollari provenienti dai contribuenti americani che sono
    stati usati per costruire insediamenti in Cisgiordania e nella
    striscia di Gaza per dare alloggio agli Ebrei sovietici."
    24.h. "Israele non ha diritto di costruire le case in Har Homa perché
    è parte della Gerusalemme Est araba ed è quindi un altro progetto di
    insediamenti che impedisce la pace"
    24.i. "Il rapporto Mitchell ha chiarito che la politica di
    insediamenti israeliana va considerata come causa del crollo del
    processo di pace tanto quanto la violenza palestinese, e che un
    congelamento degli insediamenti è necessario per arrestare le
    violenze."
    24.l. "Chiunque difenda gli insediamenti razionalizza la perpetua
    occupazione del popolo palestinese e della sua terra"
    24.m. "Gli accordi di pace che Israele ha firmato con i palestinesi
    proibiscono l'attività di insediamento"
    24.n. "La Croce Rossa ha dichiarato che gli insediamenti israeliani
    sono un crimine di guerra"

    [I miti in dettaglio]

    24.a. MITO

    "Israele non ha diritto di risiedere in Cisgiordania. Gli
    insediamenti israeliani sono illegali."

    24.a. FATTI

    Gli Ebrei hanno vissuto in Giudea e Samaria - la Cisgiordania - sin
    dai tempi antichi. L'unica volta in cui agli Ebrei fu proibito di
    vivere nei territori nei decenni recenti fu durante il governo
    Giordano dal 1948 al 1967. La proibizione era contrario al Mandato
    per la Palestina, adottato dalla Lega delle Nazioni, che prevedeva
    l'insediarsi di uno stato ebraico, e incoraggiava
    specificatamente "un insediamento vicino degli Ebrei alla Terra."
    Numerose autorità legali disputano la questione se gli insediamenti
    sono "illegali".
    Il professore di legge internazionale Stephen Schwebel sottolinea che
    un paese che agisce con l'autodifesa può misurare ed occupare il
    territorio quand'è necessario per proteggersi.
    Schwebel osserva inoltre che uno stato può richiedere, come
    condizione per il suo ritiro da un territorio, delle misure di
    sicurezza disegnate per assicurare ai suoi cittadini di non essere
    nuovamente minacciati da quel territorio. [1]

    Secondo Eugen Rostow, il precedente Sottosegretario di Stato agli
    Affari Politici dell'amministrazione Johnson, la risoluzione 242 da
    ad Israele il diritto legale di trovarsi in Cisgiordania. La
    risoluzione, osserva Rostow, "permette ad Israele di amministrare i
    territori" ottenuti nel 1967 "finché non venga realizzata una pace
    giusta e duratura nel medio oriente".[2]


    24.b. MITO

    "Gli insediamenti sono un ostacolo per la pace"

    24.b. FATTI

    Gli insediamenti non sono mai stati un ostacolo per la pace.

    Dal 1949 al 1967, quando agli Ebrei era proibito di vivere in
    Cisgiordania, gli Arabi si rifiutarono di firmare la pace con Israele.
    Dal 1967 al 1977, il partito laburista stabilì solo alcuni
    insediamenti strategici nei territori, eppure gli arabi non volevano
    negoziare la pace con Israele.
    Nel 1977, mesi dopo che il governo del Likud, impegnato ad ampliare
    l'attività di insediamenti, prese potere, il Presidente egiziano
    Sadat andò a Gerusalemme e firmò in seguito il trattato di pace con
    Israele. Per caso, esistevano degli insediamenti israeliani nel Sinai
    e quelli furono rimossi come parte dell'accordo con l'Egitto.
    L'anno dopo, Israele congelò la costruzione di insediamenti per tre
    mesi, sperando che questo gesto avrebbe incitato gli altri arabi a
    partecipare al processo di pace di Camp David. Ma nessuno lo fece.
    Nel 1994, la Giordania firmò un accordo di pace con Israele e gli
    insediamenti non erano stati presi in questione. Oltretutto il numero
    di Ebrei che viveva nei territori stava crescendo.
    Tra il giugno del 1992 e il giugno del 1996 sotto il governo guidato
    dai laburisti, la popolazione ebraica nei territori, crebbe
    all'incirca del 50%. Questa rapida crescita non impedì ai palestinesi
    di firmare gli accordo di Oslo nel settembre 1993 o gli accordi di
    Oslo2 nel settembre 1995.
    Nel 2000 il primo ministro Ehud Barak offrì di smantellare dozzine di
    insediamenti, ma i palestinesi non hanno accettato di terminare il
    conflitto.

    L'attività degli insediamenti può essere uno stimolo al processo di
    pace perché ha forzato i palestinesi e gli arabi a riconsiderare il
    fatto che il tempo è dalla loro parte.
    Sono frequenti i riferimenti negli scritti arabi a proposito di
    quanto tempo fu necessario per espellere i Crociati e quanto tempo
    potrebbe prendere per fare lo stesso con i Sionisti.
    La crescita della popolazione ebraica nei territori ha forzato gli
    arabi a mettere in discussione questo principio.
    "I palestinesi realizzano ora", disse il sindaco di Betlemme Elias
    Freij, "che il tempo ora è dal lato d'Israele, che può costruire gli
    insediamenti e creare dati di fatto, e che la sola via d'uscita da
    questo dilemma sono le negoziazioni faccia a faccia." [3]

    Molti israeliani, nonostante ciò, hanno dubbi sull'espansione degli
    insediamenti. Alcuni li considerano una provocazione, altri temono
    che i coloni siano particolarmente vulnerabili, e sono stati
    obiettivo di ripetuti attacchi terroristici palestinesi.
    Per difenderli, viene schierato un grande numero di soldati che
    sarebbe altrimenti allenato e preparato per un possibile conflitto
    con l'esercito arabo.
    Alcuni israeliani obiettano inoltre che la quantità di denaro che va
    alle comunità oltre la linea verde, e i sussidi speciali che sono
    stati forniti per rendere le loro case più affidabili.
    Altri sentono ancora che i coloni forniscono una prima linea di
    difesa e di sviluppo della terra che appartiene giustamente ad
    Israele.
    La disposizione degli insediamenti è una questione per le
    negoziazioni dello stato finale. La questione di dove sarà il confine
    estremo tra Israele e un'entità palestinese sarà verosimilmente
    influenzato dalla distribuzione di queste città ebraiche.
    Israele vuole incorporare quanti più coloni possibile dentro i suoi
    confini mentre i palestinesi vogliono espellere tutti gli ebrei dal
    territorio che loro controllano.
    Se Israele si ritirasse entro i confini del 1967 unilateralmente, o
    come parte di un insediamento politico, molti coloni dovrebbero
    affrontare una o più opzioni: rimanere nei territori, essere espulsi
    dalle loro case, o reinsediarsi volontariamente in Israele.
    L'impedimento alla pace non è l'esistenza di questi insediamenti, è
    la riluttanza palestinese di accettare uno stato a fianco di Israele
    anziché uno al posto di Israele.

    24.c. MITO

    "La Convenzione di Ginevra proibisce la costruzione di insediamenti
    ebraici nei territori occupati"

    24.c. FATTI

    La Quarta Convenzione di Ginevra proibisce il trasferimento forzato
    di persone di uno stato in un territorio di un altro stato che ha
    occupato come conseguenza di una guerra.
    L'intenzione era quella di assicurare che le popolazioni locali che
    si erano trovate sotto occupazione che non sarebbero state costrette
    a trasferirsi.
    Questo non è in alcun modo rilevante rispetto alla questione degli
    insediamenti. Gli Ebrei non sono stati costretti ad andare in
    Cisgiordania e nella striscia di Gaza; al contrario, sono ritornati
    ai luoghi
    dove loro, o i loro predecessori, una volta avevano vissuto prima di
    essere espulsi da terzi.
    Inoltre questi territori non sono mai appartenuti legalmente, né alla
    Giordania né all'Egitto, e certamente nemmeno ai palestinesi, che non
    hanno mai avuto l'autorità in alcuna parte della Palestina.
    "Il diritto ebraico di insediamento nell'area è equivalente in tutti
    i sensi al diritto della popolazione locale di vivere lì," secondo il
    Professor Eugene Rostow, precedente Sottosegretario di Stato agli
    Affari Politici. [4]
    Per motivi di prudenza, inoltre, Israele non requisisce le terre
    private per stabilirvi degli insediamenti.
    La costruzione di case è permessa su terre private solo dopo che è
    stato determinato che non ci siano diritti privati violati. Gli
    insediamenti non spostano inoltre gli arabi che vivono nei territori.
    I media a volte danno l'impressione che per ogni Ebreo che si muove
    in Cisgiordania, diverse centinaia di Palestinesi sono costretti a
    spostarsi. La verità è che la vasta maggioranza degli insediamenti è
    stata costruita in aree disabitate e anche la manciata di
    insediamenti stabiliti dentro o presso città arabe non hanno
    costretto mai nessun palestinese ad andarsene.

    24.c. LA FRASE CELEBRE

    "Gli insediamenti nelle diverse parti della cosiddetta area
    occupata... [sono stati] il risultato di una guerra che loro [gli
    israeliani] hanno vinto"
    Segretario alla Difesa Statunitense, Donald Rumsfeld [4a]



    24.d. MITO

    "Israele ha insediato provocatoriamente gli Ebrei prevalentemente
    nelle città arabe, e ha stabilito così tanti elementi che il
    compromesso territoriale non è più possibile."

    24.d. FATTI

    Complessivamente, l'area degli insediamenti costruiti è di meno del
    2% di tutti i territori disputati. Circa l'80% dei coloni vive in
    quelli che sono in effetti delle periferie delle maggiori città
    israeliane, come Gerusalemme e Tel Aviv. Queste sono aree che
    potenzialmente l'intera popolazione ebraica ritiene Israele debba
    trattenere per assicurarsi la propria sicurezza, e anche il
    presidente Clinton, sottolineò nel Dicembre 2000 che sarebbero dovute
    rimanere sotto l'autorità permanente Israeliana.[4b]

    Questioni strategiche hanno portato sia i laburisti che il governo
    del Likud a stabilire degli insediamenti. L'obiettivo è di
    assicurarsi una maggioranza ebraica in regioni chiave della
    Cisgiordania, come il corridoio Tel Aviv - Gerusalemme, sfondo di
    pesanti scontri in svariate guerre arabo-israeliane.
    Inoltre, quando cominciarono i colloqui di pace arabo-israeliani nel
    tardo 1991, più dell'80% della Cisgiordania non conteneva
    insediamenti o al massimo alcuni popolati in modo sparso. [5]

    Oggi circa 225.000 Ebrei vivono in circa 150 comunità in
    Cisgiordania. La sovrastante maggioranza di questi insediamenti ha
    meno di 1.000 abitanti, e diversi di essi hanno solo alcune dozzine
    di residenti. Gli analisti hanno sottolineato che l'80% degli ebrei
    si potrebbe portare all'interno dei confini israeliani con modifiche
    minime della "Linea Verde".



    24.e. MITO

    "Israele deve evacuare tutti gli insediamenti ebraici prima che si
    possa realizzare un accordo di pace coi palestinesi"

    24.e. FATTI

    L'implicazione delle diverse critiche fatte sugli insediamenti è che
    sarebbe meglio ai fini della pace in Cisgiordania siano Judenrein
    (svuotati dagli Ebrei). Questa idea sarebbe chiamata antisemita se
    agli Ebrei venisse proibito di vivere a New York, o a Parigi, o a
    Londra; vietargli di vivere nella Cisgiordania, la culla della
    civiltà ebraica, non sarebbe meno discutibile.

    Qualunque accordo di pace permetterebbe inevitabilmente agli Ebrei
    che preferiscono vivere fuori dallo Stato d' Israele, sotto
    l'autorità palestinese di vivere in Cisgiordania - così come gli
    arabi oggi vivono in Israele.
    Da nessun governo israeliano ci si aspetterebbe che questo
    rinforzasse il tipo di politiche istituite dai britannici con cui
    grandi aree della Palestina furono dichiarate "off-limits" per gli
    Ebrei.


    24.f. MITO

    "A Camp David, durante la presidenza di Jimmy Carter, Israele ha
    accettato di fermare la costruzione degli insediamenti per cinque
    anni. Durante i mesi, Israele ha violato gli accordi, instaurando
    nuovi insediamenti in Cisgiordania."

    24.f. FATTI

    Il periodo di cinque anni concordato a Camp David, fu un periodo
    concesso ai palestinesi di auto-governo nei territori.
    La moratoria israeliana sugli insediamenti in Cisgiordania concordata
    dal Primo Ministro Menachem Begin fu di soli tre mesi. Begin mantenne
    questo accordo.
    La posizione israeliana sulla questione ricevette un supporto da una
    fonte inaspettata: il presidente egiziano Anwar Sadat, che disse: "
    Abbiamo concordato di congelare l'insediamento di colonie per i
    prossimi tre mesi, il tempo necessario nelle nostre stime per firmare
    il trattato di pace ". [6]
    I palestinesi rifiutarono gli accordi di Camp David e perciò i
    provvedimenti a loro relativi non furono mai realizzati.
    Se avessero accettato i termini offerti da Begin, è molto probabile
    che l'autorità auto-governativa si sarebbe sviluppata molto prima di
    adesso nello stato che i palestinesi dicono di desiderare.



    24.g. MITO

    "Il contributo finanziario americano fornisce ad Israele miliardi di
    dollari provenienti dai contribuenti americani che sono stati usati
    per costruire insediamenti in Cisgiordania e nella striscia di Gaza
    per dare alloggio agli Ebrei sovietici."

    24.g. FATTI

    Dal 1989, circa un milione di Ebrei è immigrato in Israele. La
    maggioranza, circa l'80%, proveniva dall'ex Unione Sovietica. Israele
    deve fornire a questi immigranti cibo, una casa, un impiego e
    istruzione.
    Il compito è ancor più difficile quando l'assorbimento è relativo ad
    Ebrei di luoghi relativamente poco sviluppati come l'Etiopia, cui
    spesso deve venire insegnato tutto, dall'utilizzo di una toilette al
    come si ritirano i soldi da una banca.
    Per affrontare queste sfide, Israele ha investito miliardi di
    dollari. Oltretutto, la comunità degli Ebrei americani ha contribuito
    con milioni di dollari attraverso l'Appello degli Ebrei Uniti della
    campagna Operazione Exodus e di altre associazioni filantrope.
    Nonostante ciò, l'incombenza era così gravosa che Israele si rivolse
    agli USA per ricevere aiuto. Per mettere in prospettiva la sfida, si
    consideri che gli USA - un paese di 250 milioni di persone, con un
    prodotto nazionale di migliaia di miliardi di dollari - ammette circa
    125mila rifugiati all'anno.
    Solo nel 1990, in Israele sono immigrati 200mila Ebrei.
    Gli USA hanno condotto il Mondo Libero ad assicurare la libertà degli
    Ebrei Sovietici. Dal 1972, il Congrsso ha stanziato dei fondi per
    aiutare lo stabilirsi degli Ebrei sovietici in Israele.
    Dal 1992, 80 milioni di dollari sono stati stanziati a questo scopo.
    Dopo che l'Unione Sovieticà aprì i suoi cancelli, il "rivolo" di
    immigranti divenne un'inondazione - l'immigrazione da quel paese
    arrivò alle stelle, da meno di 13mila persone nel 1989 a più di
    185mila nel 1990. Israele in seguito chiese diversi tipi di aiuto.
    Gli USA risposero nel 1990 approvando un prestito di 400 milioni di
    dollari garantiti per aiutare Israele a dare una casa ai suoi nuovi
    arrivati.

    Le garanzie però non sono promesse - neanche un penny dei fondi
    governativi americani è stato trasferito in Israele. Gli USA hanno
    semplicemente cofirmato dei prestiti per Israele che danno ai
    banchieri il permesso di prestare soldi ad Israele
    in termini più favorevoli: rate di interesse inferiori e periodi di
    rimborso più lunghi - fino a 30 anni anziché da cinque a sette.
    Questo prestito inoltre garantisce di non avere effetti sui programmi
    interni o sulle garanzie.
    Inoltre non hanno impatto sui contribuenti americani, a meno che
    Israele non venga meno ai suoi debiti,cosa che non è mai avvenuta.
    Inoltre, parecchio del denaro preso in prestito da Israele viene
    usato negli USA per comprare beni americani.

    Quando fu chiaro che il fiume di rifugiati era ancora più grosso di
    quanto anticipato, e decine di migliaia continuavano ad arrivare ogni
    mese, Israele capì che era necessario un aiuto maggiore e chiese agli
    Stati Uniti altre garanzie per 10 miliardi di dollari.

    Nel 1992, il Congresso autorizzò il Presidente a fornire garanzie di
    prestito ad Israele date come effetto dello sforzo straordinario da
    parte d'Israele ad insediare ed assorbire emigranti.
    Queste garanzie furono rese disponibili in un incremento annuale di
    due miliardi di dollari in cinque anni.
    Mentre il costo del governo USA era nullo, Israele pagava agli Stati
    Uniti debiti annuali di diverse centinaia di milioni di dollari per
    coprire costi amministrativi e non.

    Secondo linee guida preesistenti, nessuna assistenza USA ad Israele
    può essere utilizzata oltre i confini precedenti il 1967. Inoltre,
    per sottolineare il malcontento relativo alle politiche israeliani di
    insediamenti, il Presidente
    fu autorizzato a ridurre le garanzie di prestito annuale di un
    ammontare pari a quello stimato essere il valore delle attività
    israeliani in Cisgiordania e nella striscia di Gaza intraprese lo
    scorso anno.

    Così, come indica la tabella, il dipartimento di Stato ha determinato
    che Israele spendesse sotto 1.4 miliardi di dollari per l'attività di
    insediamento dal 1993 al 1996. Il Presidente fu comunque autorizzato
    a rescindere queste deduzioni nel caso in cui la resa disponibile di
    fondi per Israele sia di interesse
    per la sicurezza degli Stati Uniti. Il Presidente Clinton utilizzò
    questa autorità negli ultimi tre anni del suo programma, così la
    riduzione attuale nell'ammontare delle garanzie disponibili per
    Israele era di 773.8 milioni di dollari.

    I soldi connessi con gli insediamenti inoltre non hanno niente a che
    fare con i nuovi immigranti, nessuno di loro è stato costretto a
    vivere nei territori.
    Infatti solo una piccola percentuale di essi ha deciso di farlo.

    Con tutte le misure, il programma di prestito garantito degli USA è
    stato un enorme successo.
    Israele ha utilizzato i fondi principalmente per incrementare
    l'ammontare della valuta corrente straniere nel settore d'affari del
    paese
    e per supportare progetti di infrastrutture, quali strade, ponti,
    acque di scolo e piani elettrici.
    Queste garanzie hanno inoltre aiutato Israele ha fornire case e
    lavoro potenziali per tutti i nuovi immigranti.
    La disoccupazione tra gli immigrati, che ha raggiunto l'apice al 35%,
    è calata al 6%, circa lo stesso tasso del resto della popolazione.

    Oltre a contribuire al successo Israeliano di assorbire immigrati
    mantenendo una crescita economica, il programma di garanzie di
    prestito ha inviato inoltre un forte messaggio
    ai mercati capitali privati internazionali relativi alla fiducia che
    gli USA hanno nell'abilità di Israele a sopportare questo potenziale
    fardello economico.
    Di conseguenza, il tasso di credito di Israele venne migliorato ed
    Israele può prendere in prestito centinaia di milioni di dollari sui
    mercati finanziari internazionali in modo indipendente.


    24.h. MITO

    "Israele non ha diritto di costruire le case ad Har Homa perché è
    parte della Gerusalemme Est araba ed è quindi un altro progetto di
    insediamenti che impedisce la pace"

    24.h. FATTI

    Costruire a Har Homa rappresenta l'ultima fase di un più vasto piano
    municipale di costruzione di case per la città di Gerusalemme
    cominciato nel 1968.
    L'intera area di Har Homa è inferiore ai 460 acro. Quando il progetto
    incominciò era completamente libera e non era adiacente a nessuna
    popolazione araba.
    La decisione originaria di proseguire le costruzione sull' Har Homa
    fu presa dal Primo Ministro laburista Shimon Peres nel 1996; le
    costruzioni non proseguire poiché la questione
    era legata alle corti israeliane. La corte Suprema Israeliana
    respinse gli appelli dei proprietari terrieri ebrei ed arabi e
    approvò l'esproprio di terre per il progetto.
    Gli espropri erano intrapresi sulla base del principio fondamentale
    della legge collettiva del dominio eminente,che permette ai governi
    di espropriare le terre dai proprietari privati per l'uso pubblico.
    La maggior parte della terra , il 75%, fu espropriato agli ebrei.

    Il piano di costruzione fu approvato dal governo Netanyahu dopo la
    decisione della Corte di affrontare la grave scarsezza di case sia
    tra gli arabi che tra gli ebrei a Gerusalemme.
    Il progetto dovrà infine includere 6500 case, così come anche scuole,
    parchi, edifici pubblici e commerciali e zone industriali.
    I piani di costruzione per 3015 case nei 10 quartieri arabi di
    Gerusalemme saranno implementati contemporaneamente al progetto per
    Har Homa.

    24.h. LA FRASE CELEBRE

    "Credo che dovremmo annettere il quartiere di Har Homa, un quartiere
    contro il quale il mio movimento ha combattuto una stupida campagna.
    Har Homa ha una contiguità territoriale
    con lo Stato d'Israele. Dire che Har Homa disturba la contiguità dei
    territori palestinesi, e rendere ciò in una causa possibile per la
    guerra è una sciocchezza, è idiozia."
    Prof. Amiram Goldblum - Leader di Peace Now.[7]


    24.i. MITO

    "Il rapporto Mitchell ha chiarito che la politica di insediamenti
    israeliana va considerata come causa del crollo del processo di pace
    tanto quanto la violenza palestinese, e che un congelamento degli
    insediamenti è necessario per arrestare le violenze."

    24.i. FATTI

    Nel Novembre del 2000, l'ex Senatore USA George Mithcell fu
    incaricato di condurre una commissione di rilevamento degli eventi
    per investigare la causa dell'Intifada di al-Aksa ed indagare su come
    prevenire le violenze future.
    Il rapporto redatto dalla sua commissione raccomandava di congelare
    gli insediamenti - essendo una delle più di 15 differenti misure di
    costruzione - ma Mitchell e Warren Rudman, un altro membro della
    commissione resero chiaro che le attività di insediamento non erano
    in alcun modo
    paragonabili al terrorismo palestinese.
    Affermarono esplicitamente in una lettera chiarificatrice il loro
    punto di vista: "vogliamo proseguire e chiarire che non equipariamo
    in nessun modo
    il terrorismo palestinese con l'attività di insediamento israeliana,
    né 'somiglianti' o altro".

    Mitchell e Rudman hanno anche discusso l'idea che la cessazione della
    costruzione di insediamenti ed il terrorismo fossero connessi.
    "Lo scopo immediato deve essere il termine della violenza.... Parte
    dello sforzo per la cessazione della violenza deve includere una
    immediata ripresa della cooperazione per la sicurezza
    tra il governo Israeliano e l'Autorità Palestinese, mirato a
    prevenire la violenza e a combattere il terrorismo." Hanno aggiunto
    poi, "Riguardo al terrorismo, chiamiamo l'Autorità palestinese, come
    una misura di costruzione di fiducia, per rendere chiaro

    con azioni concrete, che gli Israeliani e i Palestinesi sono uguali,
    e che il terrore è riprovevole e inaccettabile, e che l'Autorità
    Palestinese deve fare il massimo sforzo per prevenire le operazioni
    terroristiche e per punire chi perpetra questi atti nella sua
    giurisdizione." [8]


    24.l. MITO

    "Chiunque difenda gli insediamenti razionalizza la perpetua
    occupazione del popolo palestinese e della sua terra"

    24.l. FATTI

    Mentre fa un forte caso per i suoi diritti nei territori, il governo
    Israeliano riconosce anche che i palestinesi hanno pretese legittime
    su quell' area e che il compromesso si può raggiungere attraverso le
    negoziazioni:

    Politicamente, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza sono meglio
    definiti come territori sui quali ci sono pretese competitive che
    dovrebbero essere risolte con le negoziazioni in un processo di pace.
    Israele ha rivendicazioni valide da affermare in questo territorio
    basate
    non solo sulle sue connessioni storiche e religiosa con la terra, ed
    anche per le sue riconosciute ragioni di sicurezza, ma anche sul
    fatto che il territorio non era sotto la sovranità di alcuno state e
    che divenne sotto il controllo israeliano in una guerra di auto
    difesa, imposta ad Israele.
    Allo stesso tempo, Israele riconosce che i palestinesi hanno delle
    rivendicazioni legittime su quell'area. Infatti, il fatto che
    entrambe le parti abbiano accettato di condurre negoziazioni sugli
    insediamenti indica che considerano un compromesso su tale questione.
    [9]

    Infatti, durante le negoziazioni del 2000 di Camp David alla Casa
    Bianca, il Primo Ministro Barak comunicò ufficialmente di offrire lo
    smantellamento di almeno 63 territori.[10]. I Palestinesi rifiutarono
    tale proposta.


    24.m. MITO

    "Gli accordi di pace che Israele ha firmato con i palestinesi
    proibiscono l'attività di insediamento"

    24.m. FATTI

    Né la Dichiarazione dei Principi del 13 Settembre 1993, né l'Accordo
    a Interim contengono alcun provvedimento che proibisce o restringe
    l'insediamento o l'espansione delle comunità ebraiche nella
    Cisgiordania o nella Striscia di Gaza.
    Con la clausola negli accordi che proibisce il cambiamento nello
    stato dei territori, si intendeva assicurare solo che nessuno dei due
    lati prendesse misure unilaterali per modificare lo stato legale
    delle aree (come l'annessione o la dichiarazione di sovranità)

    24.n. MITO

    "La Croce Rossa ha dichiarato che gli insediamenti israeliani sono un
    crimine di guerra"

    24.n. FATTI

    Il rappresentate a Gerusalemme della Commissione Internazionale a
    Gerusalemme (ICRC), Rene Kosimik, il 17 maggio 2001 ha
    affermato, "L'insediamento di una popolazione di un potere occupante
    nel territorio occupato è considerato un movimento illegale, è una
    violazione grave. Soprattutto è un crimine di guerra." Il deputato
    Eliot Engel protestò presso il Presidente dell'ICRC, Jakob
    Kellenberger, che rispose, "L'espressione crimine di guerra non è
    stata usata dall'ICRC in relazione con gli insediamenti Israeliani
    nei territori occupati nel passato e non sarà mai più usata nel
    contesto attuale." Ha aggiunto inoltre, "il riferimento fatto ad essi
    del 17 maggio era inappropriato e non sarà ripetuto" [11]

    24.n. La FRASE CELEBRE

    "Se la costruzione di insediamenti è concentrata ora nelle aree che i
    palestinesi stessi riconoscono resteranno parte di Israele in
    qualunque accordo di pace futuro, perché incentrare ossessivamente
    gli insediamenti come `ostacolo alla pace ' ?"
    Yossi Klein Halevi [12]

    NOTE

    1. American Journal of International Law, (April, 1970), pp. 345-46.
    2. New Republic, (October 21, 1991), p. 14.
    3. Washington Post, (November 1, 1991).
    4. American Journal of International Law, (1990, vol 84), p. 72.
    4a. USA Today, (August 7, 2002).
    4b. Ha'aretz, (September 13, 2001).
    5. Jerusalem Post, (October 22, 1991).
    6. Middle East News Agency, (September 20, 1978).
    7. Iton Yerushalaym, (June 8, 2000).
    8. Letter from George Mitchell and Warren Rudman to ADL Director
    Abraham Foxman, (May 11, 2001).
    9. Israeli Foreign Ministry, "Israeli Settlements and International
    Law," (May 2001).
    10. Temporary International Presence in Hebron.
    11. Jerusalem Post, (May 24, 2001).
    12. Los Angeles Times, (June 20, 2001).
    [SM=x511437]
    Aialon
    00Friday, October 5, 2007 5:11 PM
    I mass-media, di Mitchell G.Bard



    Miti da confutare


    26.a. "La copertura della stampa relativa ad Israele è proporzionale
    alla sua importanza negli affari mondiali"

    26.b. "Israele riceve così tanta attenzione perché è l'unico paese del
    Medio Oriente che incide sugli interessi statunitensi"

    26.c. "La copertura dei media occidentali relativa al mondo arabo è
    uguale a quella relativa ad Israele"

    26.d. "La copertura mediatica nel mondo arabo è obiettiva"

    26.e. "I giornalisti che si occupano del medio oriente sono guidati
    dalla ricerca della verità"

    26.f. "I media lasciano maggior spazio di manovra ad Israele perché è un
    alleato degli USA"

    26.g. "Israele !!!!!non giustifica così tanta attenzione perché non è
    uno degli alleati americani"

    26.h. "Israele ottiene una copertura mediatica favorevole perché gli
    ebrei americani controllano i media è hanno una sproporzionata influenza
    politica"

    26.i. "Gli ufficiali arabi dicono ai giornalisti occidentali le stesse
    cose che dicono ai loro popoli"

    26.l. "I giornalisti sono molto esperti della storia mediorientale e
    quindi possono contestualizzare correttamente gli eventi correnti"

    26.m. "I media illustrano propriamente il pericolo che gli israeliani
    devono affrontare proveniente dai palestinesi "

    26.n. "La copertura mediatica dell'intifada è stata equilibrata e
    corretta"

    26.o. "Israele non può negare la verità delle foto che illustrano i suoi
    abusi"

    26.p. "La stampa non fa apologie dei terroristi"

    26.q. "L'autorità palestinese non pone alcuna restrizione ai giornalisti
    stranieri"

    26.r. "Al-jazeera è la CNN araba e fornisce al mondo arabo una fonte
    obiettiva di notizie"

    26.s. "I media esaminano attentamente le affermazioni palestinesi prima
    di pubblicarle"



    [I miti in dettaglio]





    26.a. MITO



    26.a. "La copertura della stampa relativa ad Israele è proporzionale
    alla sua importanza negli affari mondiali"



    26.a. FATTI



    E' difficile giustificare l'ammontare della copertura di notizie date su
    Israele basandola sull'importanza che questa nazione ricopre negli
    affari internazionali o sugli interessi nazionali americani. Com'è
    possibile che un paese delle dimensioni del New Jersey meriti
    quotidianamente un'attenzione superiore a quelle che sembrano essere
    nazioni più interessanti come la Russia, la Cina e la Gran Bretagna?



    Israele probabilmente ha il maggior quoziente di fama procapite al
    mondo. Gli americani conoscono più della politica israeliana che di
    qualunque altro paese straniero. La maggior parte dei leader israeliani,
    ad esempio, sono più familiari negli USA che quelli dei vicini americani
    in Canada o in Messico. Inoltre, un'alta percentuale di americani
    discutono del conflitto arabo-israeliano.



    Uno dei motivi per cui gli americani conoscono così bene Israele è la
    vastità della copertura mediatica. Le organizzazioni informative
    americane infatti usano tipicamente avere la maggior parte dei
    corrispondenti in Israele, eccezion fatta per la Gran Bretagna.





    26.b. MITO



    26.b. "Israele riceve così tanta attenzione perché è l'unico paese del
    Medio Oriente che incide sugli interessi statunitensi"



    26.b. FATTI



    Il medioriente è importante per gli USA (e per il mondo occidentale)
    soprattutto a causa delle sue risorse petrolifere.

    Gli eventi che possono minacciare la produzione e la fornitura di
    petrolio influiscono sugli interessi vitali degli USA. Inoltre gli Stati
    Uniti hanno anche un interesse a supportare i regimi amici in quella
    regione. L'attenzione viene giustificata dal fatto che il medioriente è
    lo scenario di ripetute conflagrazioni che direttamente o indirettamente
    influenzano gli interessi americani.

    Eventi in paesi come la Giordania, il Libano o l'Iran hanno richiesto
    l'intervento delle truppe USA, e niente focalizza l'opinione pubblica
    americana quanto le vite degli americani messe in pericolo all'estero.
    Gli Stati Uniti sono stati profondamente coinvolti in ciascuna delle
    guerre arabo-israeliane, ma hanno anche avuto le loro guerre
    indipendenti da esse, tra cui la più nota Guerra del Golfo.



    D'altra parte, gli americani non sono interessati tipicamente in guerre
    fratricide di popoli in terre lontane dove la lotta non appare avere
    alcuna influenza sugli interessi americani. Questo è vero per l'Africa,
    l'America Latina e anche per i Balcani.

    Similmente, le guerre tra i paesi arabi non hanno generato lo stesso
    tipo di interesse che hanno i problemi d'Israele.

    Comunque, la disputa israelo-palestinese - due popoli che combattono su
    una sola terra- è una storia particolarmente avvincente. E ciò che la
    rende ancora più avvincente è che è incentrata sulla Terra Santa.



    Un altro motivo della copertura sproporzionata che Israele riceve
    relativamente ai paesi Arabi è che pochi corrispondenti hanno un
    background relativo alla storia mediorientale o parlano i linguaggi del
    luogo.

    I giornalisti hanno maggior familiarità con l'estesa cultura occidentale
    presente in Israele che con la più aliena cultura delle società
    musulmane.



    26.b. LA FRASE CELEBRE



    "Israele è un paese del medioriente dove i corrispondenti possono avere
    una fidanzata"



    S. Abdallah Schleifer [1]





    26.c. MITO



    26.c. "La copertura dei media occidentali relativa al mondo arabo è
    uguale a quella relativa ad Israele"



    26.c. FATTI



    La comunità giornalistica si riferisce al mondo arabo-islamico come all'
    "arco del silenzio" [2].

    I media in quei paesi sono strettamente controllati dai regimi
    totalitaristi. Per contro, Israele è una democrazia con uno dei corpi di
    stampa più liberi del mondo.

    L'accesso limitato viene usato spesso come una scusa per il fallimento
    dei media a coprire le notizie nella regione. Questo è stato il caso, ad
    esempio, durante la guerra Iran-Iraq - uno dei conflitti più sanguinosi
    delle ultime quattro decadi. Inoltre, nonostante l'intraprendenza dei
    giornalisti americani, è scioccante che sia data una copertura così
    bassa anche ai regimi più autoritari.



    26.d. MITO



    26.d. "La copertura mediatica nel mondo arabo è obiettiva"



    26.d. FATTI



    Quando ai giornalisti è permesso aprirsi un varco all'interno del velo
    di segretezza, il prezzo dell'accesso ai dittatori e ai terroristi è
    spesso eccessivo.

    I reporters vengono molte volte intimiditi o ricattati. In Libano,
    durante gli anni '90, ad esempio, l'Organizzazione per la liberazione
    della Palestina (OLP) ebbe reporters

    che seguivano i suoi comandi come prezzo della protezione e delle
    interviste che gli venivano concesse.

    Durante l'intifada di al-Aksa i giornalisti israeliani furono ammoniti
    dall'andare contro l'autorità palestinese e alcuni ricevettero
    telefonate minatorie dopo avere pubblicato articoli critici nei
    confronti della leadership palestinese. [3]



    Quando gli fu chiesto di commentare ciò che molti osservatori
    definiscono una tendenza contro Israele della CNN, Reese Schonfels, il
    primo presidente dell'emittente rispose: "Quando li vedo in onda vedo
    che sono molto attenti alla sensibilità degli arabi".

    Schonfeld lasciò intendere che le cronache erano tendenziose perché la
    CNN non vuole rischiare l'accesso speciale che ha nel mondo arabo. [5]



    Nei paesi arabi, i giornalisti sono tipicamente scortati per vedere ciò
    che il dittatore vuole che essi vedano oppure vengono pedinati. I
    cittadini vengono avvertiti dalle agenzie di sicurezza, a volte
    direttamente, a volte in modo velato, che devono stare attenti a ciò che
    riferiscono ai visitatori.



    Nel caso della stampa sull'autorità palestinese, i media occidentali si
    basano su assistenti palestinesi per scortare i loro corrispondenti nei
    territori.

    Inoltre, i palestinesi spesso forniscono notizie che vengono trasmesse
    in tutto il mondo. "Secondo stime personali", scrisse il giornalista
    Ehud Ya'ari, "oltre il 95% delle immagini televisive trasmesse via
    satellite ogni sera dai vari canali israeliani e stranieri sono fornite
    da equipe di ripresa palestinesi. Le due agenzie principali nel mercato
    delle news in TV, l' APTN e la Reuters TV, gestiscono un'intera rete di
    stringers palestinesi, freelancers e fixers in tutti i territori per
    fornire un'istantanea degli eventi.

    Queste equipe ovviamente si identificano emotivamente e politicamente
    con l'intifada e, nel caso migliore, non osano filmare qualsiasi cosa
    che potrebbe mettere in imbarazzo l'autorità palestinese. Perciò le
    macchine fotografiche vengono angolate per mostrare una visione
    inquinata delle azioni dell'esercito israeliano, senza mai focalizzarsi
    sugli uomini armati palestinesi, producendo diligentemente un tipo molto
    specifico di quadro della situazione alla base." [6]



    Un incidente particolarmente spropositato accadde nell'Ottobre 2000
    quando due riservisti non-combattenti israeliani furono linciati a
    Ramallah da una rivolta palestinese.

    Secondo i reporters sul luogo, la polizia palestinese tentò di evitare
    che i giornalisti stranieri filmassero l'incidente. Un'equipe di una
    televisione italiana (TG5 N.d.T) riuscì a filmare parte di questo
    attacco e queste scioccanti immagini fecero infine parte dei titoli di
    testa di tutto il mondo. Un'agenzia concorrente italiana (RAI N.d.T.)
    seguì una tattica differente, inserendo un avviso nel principale
    quotidiano palestinese, Al-Hayat-Al-Jadidah, spiegando che non aveva
    niente a che fare con il filmato dell'incidente:



    Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva
    ufficiale italiana



    Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che
    sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto
    luogo a Ramallah il 12 ottobre.

    Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete
    televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete
    ha filmato gli eventi.

    In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così
    come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo
    l'impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo
    filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono
    andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a
    rispettare le procedure giornalistiche dell'Autorità Palestinese per il
    lavoro giornalistico in Palestina e

    siamo attendibili per il nostro lavoro accurato.

    Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non
    è il nostro modo d'agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le
    altre reti televisive).

    Non facciamo e non faremo cose del genere.



    Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri.



    Riccardo Cristiano

    Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina [7]





    Se un'organizzazione di informazione devia dalla linea filo-palestinese,
    viene immediatamente attaccata. Nel novembre 2000, ad esempio, l'Unione
    dei giornalisti palestinesi si lamentò che l'Associated Press forniva
    una falsa impressione dell'intifada di al-Aksa. L'unione chiamò la
    cronaca dell'AP un crimine consapevole contro il popolo palestinese e
    disse che era serva della posizione israeliana.

    L'Unione minacciò di adottare tutte le misure necessarie contro chi
    lavorava per l'AP così pure contro gli uffici AP siti nell'Autorità
    Palestinese se l'agenzia avesse continuato a nuocere gli interessi
    palestinesi. [8]





    26.e. MITO



    26.e. "I giornalisti che si occupano del medio oriente sono guidati
    dalla ricerca della verità"



    26.e. FATTI



    Non sarà una sorpresa sapere che i giornalisti nel medioriente
    condividono l'interesse nel sensazionalismo coi loro colleghi che si
    occupano della cronaca delle loro questioni locali. L'esempio più
    eclatante viene dai reporter della televisione la cui enfasi sul visivo
    sopra la sostanza incoraggia un trattamento più superficiale delle
    questioni.

    Ad esempio, quando al corrispondente dell' NBC in Israele fu chiesto
    perché i reporters si presentavano alle dimostrazioni palestinesi in
    Cisgiordania, pur sapendo che erano state montate, rispose "Continuiamo
    a filmare perché abbiamo bisogno delle immagini" [10].

    Le reti non possono ottenere immagini sensazionali da società chiuse
    come la Siria, l'Arabia Saudita, l'Iran e la Libia.



    Israele si trova spesso ad affrontare situazioni impossibili in cui
    cerca di contrastare le immagini con le parole. "Quando un carroarmato
    entra dentro Ramallah non fa una buona impressione in TV", spiega Gideon
    Meir, ministro degli esteri israeliano. "Sicuramente possiamo spiegare
    perché siamo lì, e questo è ciò che facciamo. Ma sono parole. Dobbiamo
    lottare contro le immagini con le parole" [10a]

    L'enormità del problema che Israele deve affrontare è chiarita da Tami
    Allen-Frost, deputato presidente dell'Associazione della stampa estera
    e produttore per le news della ITN britannica, che afferma "l'immagine
    più forte che resta nelle menti è un carroarmato in una città" e che "ci
    sono più incidenti nella Cisgiordania che terroristi suicidi. In
    sostanza, è la quantità che sta con te" [10b].



    26.e. LA FRASE CELEBRE



    "Stavamo filmando l'inizio della dimostrazione. Improvvisamente un
    camioncino si è spinto all'interno frettolosamente. Dentro, c'erano
    militanti di al-Fatah.

    Hanno dato ordini e distribuito molotov. Stavamo filmando.

    Ma queste immagini non le vedrete mai.

    In pochi secondi, tutti i giovani ci hanno circondato, minacciato, e ci
    hanno portato via alla stazione di polizia. Lì, siamo stati
    identificati ma siamo stati anche costretti a eliminare tutte le
    immagini controverse. La polizia palestinese ha calmato la situazione
    ma ha censurato le nostre immagini. Ora abbiamo la prova che quelle
    rivolte non erano spontanee.

    Tutti gli ordini venivano da una gerarchia palestinese"



    Jean Pierre Martin [11]







    26.f. MITO



    26.f. "I media lasciano maggior spazio di manovra ad Israele perché è un
    alleato degli USA"



    26.f. FATTI



    Gli americani tendono ad avere un doppio standard relativamente agli
    Ebrei, aspettandosi da loro più degli altri popoli. Questo è in parte
    dovuto dalle stesse elevate aspettative degli Ebrei e dall'obiettivo di
    essere una "luce tra le nazioni". Così, quando gli israeliani fanno
    qualcosa di sbagliato, spesso questo attrae l'attenzione, laddove gli
    arabi vengono collocati su uno standard inferiore.

    Ad esempio, quando Israele espulse quattro palestinesi, questo evento ha
    generato a una serie di titoli a caratteri cubitali, ma quando il Kuwait
    ne ha deportati centinaia di migliaia, non era un evento.

    Similmente, la morte di un palestinese in Cisgiordania ha ricevuto una
    copertura molto maggiore delle migliaia di arabi uccisi in Algeria.

    Un giorno quando Israele ebbe un titolo di testa per avere ucciso
    quattro terroristi, una storia in formato A19 del Washington Post
    seppellì nei dodici paragrafi la notizia che più di ottanta persone
    erano state uccise in uno scontro violento tra il Pakistan e l'India.
    [11a] A torto o a ragione, l'attitudine del pubblico e della stampa è
    quella che gli Ebrei si debbano comportare diversamente.







    26.g. MITO



    26.g. "Israele !!!!!!!!!!non giustifica così tanta attenzione perché non
    è uno degli alleati americani"



    26.g. FATTI



    Israele fa parte di una relazione unica con gli USA datata alla prima
    metà del secolo quando il Congresso approvò la creazione di uno Stato
    Ebraico in Palestina.

    Harry Truman è generalmente considerato come la "levatrice" nella
    nascita del nuovo stato, e gli USA sono stati cruciali economicamente,
    diplomaticamente e militarmente nel supporto allo sviluppo e alla
    sopravvivenza di Israele.

    L'America ha un'affinità con Israele per via dei valori che
    condividono - democrazia, amore della libertà, obbligo dell'istruzione -
    che si traduce in un vasto rango di persone ....!!!!!!!!!.

    Il pubblico è affascinato da questo Popolo del Libro, che ha vagato di
    paese in paese attraverso i secoli, ha sofferto grandi persecuzioni, ed
    è ritornato alla sua terra d'origine, costruendo una società high-tech
    florida, avendo anche combattuto e sconfitto nemici di superiorità
    schiacciante.

    Gli americani ammirano lo spirito pioniero degli Ebrei che per primi si
    sono insediati in Palestina creando i Kibbutzim, in parte perché
    rispecchia la loro storia.

    Loro amano anche !!!!!!!!!i perdenti, che gli Ebrei continuano ad essere
    anche quando Israele che è cresciuta come potenza militare.

    Quando Israele è cresciuta come potenza militare, è diventato anche un
    alleato strategico che gode dello stato speciale dell'Alleanza Maggiore
    Non-NATO.





    26.h. MITO



    26.h. "Israele ottiene una copertura mediatica favorevole perché gli
    ebrei americani controllano i media è hanno una sproporzionata influenza
    politica"



    26.h. FATTI



    Se gli ebrei controllassero i media, sarebbe improbabile sentire così
    tanti reclami degli ebrei stessi relativi all'inclinazione
    anti-israeliana della stampa.

    E' vero che la quantità di attenzione che riceve Israele è correlata col
    fatto che la maggior parte della popolazione ebraica nel mondo è negli
    USA e che Israele è molto legata agli ebrei americani. Un gran numero di
    ebrei occupa posizioni significanti nei media (anche se comunque non
    hanno modo di controllare la stampa come invece sostengono gli
    antisemiti), e la popolazione ebraica è concentrata per lo più sui
    principali mercati come New York e Los Angeles, quindi non è
    sorprendente che l'attenzione sia rivolta verso Israele.



    Politicamente, gli ebrei esercitano un potere sproporzionato negli USA e
    lo usano per supportare politiche che rafforzano le relazioni
    Israelo-Statunitensi; comunque non c'è

    alcuna evidenza che questo si traduca in una copertura mediatica
    favorevole ad Israele.

    Si potrebbe sostenere che le forze pro-arabe, così come le industrie
    petrolchimiche, hanno molta più influenza sui media ed incoraggiano una
    tendenza anti israeliana.





    26.i. MITO



    26.i. "Gli ufficiali arabi dicono ai giornalisti occidentali le stesse
    cose che dicono ai loro popoli"



    26.i. FATTI





    Gli ufficiali arabi, esprimono spesso il loro punto di vista in modo
    molto diverso quando parlano in inglese rispetto a quando parlano in
    arabo.

    Esprimono i loro veri sentimenti e le loro posizioni ai loro elettori
    nella loro lingua madre. Per l'esterno, comunque gli arabi hanno
    imparato a parlare con toni moderati

    e spesso riferiscono punti di vista molto diversi quando parlano in
    inglese verso ascoltatori occidentali.

    Tempo fa, i propagandisti arabi divennero molto più sofisticati.

    Ora appaiono continuamente sulla TV americana durante i telegiornali e
    sono citati sulla carta stampata e vengono mostrati come persone
    ragionevoli con legittimi risentimenti.

    Ciò che molte di queste persone dicono in arabo, invece, è spesso molto
    meno moderato e ragionevole. Da quando gli israeliani possono tradurre
    oralmente ciò che dicono gli arabi sono molto più consapevoli
    dell'opinione dei loro nemici. Gli americani e gli altri anglofoni,
    comunque, possono essere facilmente ingannati con scaltre presentazioni
    della propaganda araba.



    Per dare solo un esempio, il negoziatore di pace palestinese Saeb Erekat
    è frequentemente citato dai media occidentali. Dopo il brutale
    assassinio di due teen-agers israeliani il 9 maggio 2001, gli fu chiesto
    un commento. Il Washington Post riportò la sua risposta:



    Saeb Erekat, un ufficiale palestinese, ha detto in inglese durante la
    conferenza stampa che "uccidere civili è un crimine, sia dal lato
    israeliano che palestinese." Il commento non è stato riportato sui media
    palestinesi in linguaggio arabo. [12]



    L'aspetto inusuale della storia è che il Post ha riportato il fatto che
    il commento di Erekat è stato ignorato dalla stampa palestinese.



    Durante gli anni, Yasser Arafat ha consistentemente detto una cosa in
    inglese ai media occidentali e qualcosa di totalmente diverso alla
    stampa araba nella sua madre lingua.

    Per questo l'amministrazione Bush insistette sul fatto che egli
    ripetesse in arabo ciò che aveva detto in inglese, in particolare nelle
    condanne degli attacchi terroristici e ai richiami di fine delle violenz
    e.







    26.l. MITO



    26.l. "I giornalisti sono molto esperti della storia mediorientale e
    quindi possono contestualizzare correttamente gli eventi correnti"



    26.l. FATTI

    Un motivo di incomprensione relativo al medioriente e all'inclinazione
    mediatica nella cronaca è l'ignoranza dei giornalisti in quella regione.
    Pochi reporters parlano in arabo o in ebraico, perciò hanno un accesso
    poco o nullo alle fonti primarie. Rigurgitano frequentemente storie che
    hanno letto in inglese su pubblicazioni regionali piuttosto che
    riportandole indipendentemente.

    Quando tentano di porre eventi nel loro contesto storico, spesso
    espongono scorrettamente i fatti e un'impressione inesatta e
    ingannevole.

    Per citare un esempio, durante l'esposizione della storia dei luoghi
    sacri a Gerusalemme, Garrick Utley della CNN ha riportato che gli ebrei
    potevano pregare presso il Muro del Pianto durante il regno giordano tra
    il 1948 e il 1967 [13]. I fatti sono che agli Ebrei era proibita la
    visita al loro luogo più sacro. Questo è un punto critico della storia
    che aiuta a spiegare la posizione israeliana rispetto a Gerusalemme.

    26.m. MITO


    26.m. "I media illustrano propriamente il pericolo che gli israeliani
    devono affrontare proveniente dai palestinesi "


    26.m. FATTI


    Durante l'intifada era comune per i media dipingere la battaglia in
    termini di Davide e Golia, un'immagine rinforzata dalle riprese dei
    bambini che scagliano pietre contro

    I soldati armati. La situazione era in realtà differente, come scoprì il
    giornalista americano Sidney Zion nell'agosto del 1988 visitando
    Betlemme. Zion fu quasi colpito da una pietra mentre si trovava in taxi.
    "E' stato un bene che la pietra mi abbia mancato", disse. "Non l'avevo
    vista arrivare, e non sarei sopravvissuto per vedere l'attimo successivo
    in cui il guidatore aveva accelerato. Fortunatamente nessuno stava su
    quel sedile, ma era evidente che gli arabi non stavano mirando nel
    vuoto"

    Zion che scrisse di medioriente per oltre 20 anni, disse che ciò i media
    americani riportavano lo avevano indotto a credere che "i tiratori di
    rocce miravano all'esercito israeliano, e non ai taxi. Avete mai visto
    qualcosa di diverso in TV? Avete mai letto qualcosa contraria a ciò sui
    giornali? I bambini scagliavano pietre sui soldati, questo è tutto."



    "Non era semplicemente capitato a me che i giornalisti americani
    avessero soppresso delle notizie di pericolo di vita o morte. Solo un
    anno dopo ho scoperto che ciò che accadeva a noi era piuttosto comune,"
    scrisse Zion, "ogni maledetto giorno nella Cisgiordania, i civili
    israeliani vengono danneggiati cerebralmente da questi simpatici piccoli
    arabi e dai loro ciottoli." [15]



    L'intifada di al-Aksa è stata rappresentata con molte delle stesse
    immagini usate per la prima rivolta, e i media hanno continuato a
    distorcere l'impatto sugli israeliani nel modo descritto da Zion.





    26.n. MITO

    26.n. "La copertura mediatica dell'intifada è stata equilibrata e
    corretta"



    26.n. FATTI



    I membri sinceri dei media hanno ammesso che la copertura dell'intifada
    era deviata. Secondo Steven Emerson, quindi un corrispondente della CNN,
    i reporter americani hanno accettato il controllo palestinese su ciò che
    veniva filmato. Un cameraman israeliano che aveva lavorato per diverse
    reti americane disse ad Emerson che "se puntassimo la telecamera verso
    la scena sbagliata, saremmo morti." In altri casi, le reti televisive
    hanno distribuito dozzine di telecamere ai palestinesi in modo che
    fornissero loro stessi il materiale relativo a rivolte, proteste e
    funerali. "Non c'è assolutamente modo di assicurare l'autenticità di ciò
    che viene filmato, né c'è modo di fermare l'uso delle telecamere come
    mezzo per mobilitare le dimostrazioni," scrisse Emerson. [16]



    Nonostante quasi un terzo dei palestinesi uccisi nel 1989 fosse stato
    assassinato dai loro fratelli arabi, solo 12 delle oltre 150 storie
    furono archiviate dalle reti americane in Cisgiordania quell'anno
    relative alle reciproche ostilità. "Mentre il terrore politico
    palestinese in Cisgiordania non riesce a fare notizia," osservò Emerson,
    "le menzogne assolute sulla brutalità israeliana vengono riportate
    acriticamente."



    Ad esempio, all'inizio del 1988, i reporters furono chiamati
    all'ospedale di el-Mokassed a Gerusalemme per filmare un ragazzo
    palestinese morente. Il suo dottore palestinese lo mostrò agganciato ai
    tubi vitali, e dichiarò che era stato selvaggiamente picchiato

    dalle truppe israeliane. L'8 febbraio 1988, Peter Jennings dell'ABC
    introdusse il suo servizio dicendo che gli ufficiale dell'ONU "dicono
    che gli israeliani hanno picchiato un altro palestinese morto nei
    territori." NBC e CBS diedero anch'esse grande clamore a queste
    affermazioni.

    Ma la storia non era vera. Secondo l'autopsia del bambino e la
    documentazione medica, era morto di emorragia cerebrale. Era malato da
    più di un anno. Soprattutto le reti americane, scrisse Emerson, "sono
    state complici in un raggiro di massa relativo al conflitto in
    Cisgiordania”.



    Il capo dell'NBC a Tel Aviv Martin Flechter riconobbe che l'intifada
    aveva posto un problema di correttezza. Notò che i palestinesi
    manipolavano i media occidentali dipingendo loro stessi come i "David" e
    gli israeliani come i "Golia", una metafora usata da Fletcher stesso in
    un servizio nel 1988.



    "L'intero insorgere era orientato verso i media, e, senza dubbio, si è
    inoltrato a causa si essi," disse. Fletcher ha ammesso apertamente di
    aver accettato gli inviti palestinesi a filmare i violenti attacchi
    contro gli Ebrei residenti in Cisgiordania.



    "E' davvero un caso di manipolazione dei media. E la questione è: Quanto
    dobbiamo giocare questo gioco? [Lo facciamo] nello stesso modo in cui ci
    presentiamo a tutte le occasioni di far foto a Bush o Reagan.
    Continuiamo a giocare perché abbiamo bisogno delle immagini." [17]





    26.n. CASE STUDY



    Una storia del Washington Post a proposito del ciclo di morte in
    Cisgiordania includeva un'intervista con Raed Karmi, un officiale di
    al-fatah, la fazione dominante all'interno dell'Organizzazione per la
    Liberazione della Palestina di Yasser Arafat.

    Il servizio inizia con un'immagine di Karmi che si immette in una
    battaglia contro i soldati americani afferrando un fucile d'assalto
    M-16. Ciò che la storia sbaglia a menzionare è che la polizia
    palestinese non dovrebbe essere armata.

    Il servizio implica che la violenza di israeliani e palestinesi è
    equivalente i questo "ciclo" poiché Karmi dice che sta agendo per
    vendicare la morte di un palestinese assassinato dagli israeliani per
    aver organizzato un attentato terroristico.

    Karmi ammette che ha partecipato al rapimento e all'uccisione con un'
    esecuzione di due israeliani che stavano pranzando in un ristorante a
    Tulkarem, Karmi era stato imprigionato dall'Autorità Palestinese, ma fu
    rilasciato dopo solo quattro mesi e in seguito ha ucciso altri quattro
    israeliani, incluso un uomo che comprava delle spezie ed un uomo a cui
    aveva teso un agguato. "Continuerò ad attaccare gli israeliani", ha
    dichiarato al Post.[18]



    26.o. MITO



    26.o. "Israele non può negare la verità delle foto che illustrano i suoi
    abusi"



    26.o. FATTI



    Una foto può essere meglio di mille parole, ma a volte le foto e le
    parole usate per descrivere sono distorte e devianti.

    Non c'è dubbio che i fotografi e le telecamere cercano le foto più
    drammatiche che possano trovare, che molto spesso mostrano il brutale
    Israele-Golia che maltratta il David-Palestinese sofferente, ma il
    contesto spesso manca.



    In un classico esempio, l'Associated Press ha diffuso la foto (
    www.us-israel.org/jsource/images/roshpic.jpg ) in tutto il mondo.
    La drammatica immagine fu pubblicata sul New York Times [19] e ha
    fomentato il risentimento internazionale dato che la didascalia, fornita
    dall'AP, diceva:"Un poliziotto israeliano e un palestinese sul Monte del
    Tempio".

    Scattata in un momento in cui i palestinesi si rivoltavano a fronte
    della visita controversa di Ariel Sharon alla moschea di al-Aksa, la
    foto appariva essere un lampante

    caso della brutalità israeliana. Si è scoperto, comunque, che la
    didascalia era scorretta e che la foto in realtà mostrava un incidente
    che avrebbe dovuto trasmettere quasi l'impressione opposta a quella
    suscitata, se fosse stata riportata correttamente.

    Infatti la vittima non era un palestinese picchiato da un soldato
    israeliano, si trattava bensì di un poliziotto che proteggeva uno
    studente ebreo americano, Tuvia Grossman, che si trovava in taxi quando
    fu colpito da una pietra di un palestinese. Grossman era stato tirato
    fuori dal taxi, picchiato e pugnalato. Riuscito a liberarsi si era
    diretto verso un poliziotto israeliano. In quel momento il fotografo ha
    scattato la foto.



    Oltre a fare un torto alla vittima, l'AP ha anche erroneamente riportato
    che la fotografia era stata fatta sul Monte del Tempio. (NdT: dove non
    sono notoriamente presenti distributori di benzina)



    Quando l'AP fu avvertita dei suoi errori, ha apportato una serie di
    correzioni, molte delle quali non portano ancora alla storia
    direttamente. Com'è tipico, quando i media commettono un errore, il
    danno è già fatto. Molte emittenti che avevano usato la foto non hanno
    poi pubblicato i chiarimenti. Altri hanno pubblicato correzioni che non
    hanno ricevuto un rilievo lontanamente paragonabile alla storia
    iniziale.



    Un altro esempio di come le foto possono essere drammatiche e fuorvianti
    è quello della foto della Reuters mostrata (
    www.us-israel.org/jsource/images/reuterpic.jpg ) in cui si ritrae
    un giovane palestinese arrestato dalla polizia il 6 aprile 2001. Il
    ragazzo è ovviamente spaventato e ha i pantaloni bagnati. Ancora una
    volta la foto ha attratto la pubblicità del mondo e ha rinforzato
    l'immagine mediatica degli Israeliani come brutali occupanti che abusano
    di bambini innocenti.



    In questo caso è il contesto ad essere fuorviante. Un altro fotografo
    della Reuters aveva scattato la fotografia mostrata in (
    www.us-israel.org/jsource/images/reuterpic2.jpg ) poco prima che
    venisse scattata la precedente.

    Mostra lo stesso ragazzo che partecipa in una rivolta contro i soldati
    israeliani. Pochi media hanno pubblicato questa foto.







    26.p. MITO



    26.p. "La stampa non fa apologie dei terroristi"



    26.p. FATTI



    Al contrario, i media accettano quotidianamente e ripetono le banalità
    dei terroristi e dei loro portavoce che devono tirar l'acqua al loro
    mulino. La stampa tratta ingenuamente le affermazioni che dicono

    che gli attacchi contro i civili innocenti sono atti di "combattenti di
    libertà". Negli anni recenti alcune organizzazioni di informazione hanno
    sviluppato una resistenza al termine "terrorista" e l'hanno sostituito
    con eufemismi come "militante" perché non vogliono essere visti come
    coloro che prendono parte o danno un giudizio su questi assassini.



    Ad esempio, dopo che un terrorista suicida palestinese si era fatto
    esplodere in una pizzeria a Gerusalemme il 9 agosto 2001 uccidendo 15
    persone, il terrorista è stato descritto come un "militante" (Los
    Angeles Times, Chicago Tribune, NBC Nightly News) e "bombarolo suicida"
    (New York Times, USA Today).

    Le News della ABC non usarono la parola "terrorista". Al contrario, ogni
    testata giornalistica ha definito l'attacco dell'11 settembre contro gli
    Stati Uniti un attacco terroristico.



    Clifford May della Rete di Informazione del Medio Oriente ha evidenziato
    l'assurdità della copertura mediatica:"Nessun giornale scriverebbe,
    'Militanti hanno colpito il World Trade Center ieri', o direbbe,
    'Potrebbero considerarsi come combattenti per la libertà, e chi siamo
    noi per giudicare, noi siamo persone di informazione.'"[19a]



    Più che un'apologia dei terroristi, i media a volte ritraggono le
    vittime del terrore come equivalenti ai terroristi stessi.

    Ad esempio, le foto che vengono a volte mostrate delle vittime
    israeliane sulla stessa pagina con le foto degli israeliani che
    catturano i terroristi, danno l'idea, ad esempio, che i palestinesi
    ammanettati e bendati da un soldato è una vittima tanto quanto una donna
    sotto shock mentre viene aiutata sulla scena di un attacco terroristico.



    In uno degli esempi più incredibili, dopo un attacco suicida a Petah
    Tikwa il 27 maggio 2002, la CNN intervistò la madre del terrorista,
    Jihad Titi. I genitori della bambina di 15 mesi uccisa nell'attacco,
    Chen e Lior Keinan, furono anch'essi intervistati.

    Le interviste coi Keinan non furono mostrate dalla CNN internazionale in
    Israele o altrove nel mondo se non dopo diverse ore in cui l'intervista
    alla madre di Titi era stata diffusa svariate volte.



    Questo era anche troppo per la CNN, che di conseguenza annunciò una
    politica di cambiamento laddove non avrebbe più "riportato su frasi dei
    terroristi suicidi o delle loro famiglie a meno che non ci sia una
    ragione impellente per farlo"[20a]







    26.q. MITO



    26.q. "L'autorità palestinese non pone alcuna restrizione ai giornalisti
    stranieri"



    26.q. FATTI



    Un caso di studio dell'idea dell'Autorità Palestinese di libertà di
    stampa si è verificato a seguito dell'attacco terroristico dell'11
    settembre contro gli Stati Uniti.

    Un cameraman dell'Associated Press aveva filmato un raduno di
    palestinesi a Nablus che festeggiavano gli attacchi terroristici il
    quale era stato convocato in un ufficio di sicurezza dell'Autorità
    Palestinese e gli era stato detto che il materiale non andava trasmesso.
    I Tanzim di Yasser Arafat avevano anche affermato di minacciarlo se
    avesse mandato in onda il filmato. Anche un altro fotografo dell'AP si
    trovava sul luogo dell'incontro. Era stato avvertito di non fare foto e
    di obbedire.



    Diversi ufficiali dell'Autorità Palestinesi dissero all'AP di
    Gerusalemme di non mandare in onda il video. Ahmed Abdel Rahman, il
    segretario del Gabinetto di Arafat, disse che l'Autorità Palestinese non
    poteva garantire la vita del cameraman se il documento fosse stato
    trasmesso. [20b]



    Al cameraman fu richiesto che il materiale non venisse trasmesso e, l'AP
    cedette al ricatto e si rifiutò di rilasciare il materiale.



    Più di una settimana dopo, l'Autorità Palestinese rilasciò il filmato
    che aveva confiscato all'AP che mostrava un raduno nella striscia di
    Gaza in cui alcuni dimostranti portavano dei ritratti supportavano il
    terrorista saudita Osama bin Laden. Due parti separate del filmato di
    sei minuti che includevano elementi chiave erano state cancellate dai
    Palestinesi, secondo un ufficiale dell'AP.[20c]



    L'Associazione della Stampa Estera (FPA) in Israele espresse "molta
    preoccupazione in merito alle molestie subite dai giornalisti da parte
    dell'Autorità Palestinese, poiché le forze di polizia e gli uomini
    armati cercavano di impedire foto e filmati relativi al raduno a Nablus
    di Giovedì dove centinaia di palestinesi hanno celebrato gli attacchi
    terroristici a New York e Washington." L'FPA ha anche condannato la
    minaccia contro i fotografi e "l'atteggiamento degli ufficiali
    palestinesi che non hanno fatto alcuno sforzo per contenere le minacce,
    controllare la situazione, o per garantire l'incolumità dei giornalisti
    e la libertà di stampa."



    La radio israeliana riportò il 14 settembre 2001 che l'Autorità
    Palestinese si era impadronita di tutto l'insieme dei filmati di quel
    giorno ripresi dai fotografi di varie agenzie di stampa internazionali
    (arabe incluse) relative ai festeggiamenti degli attacchi contro
    l'America tenutisi nelle città attraverso la Cisgiordania e Gaza da
    Hamas. I celebranti avevano innalzato le foto del terrorista ricercato
    Osama Bin Laden.[21]

    Esattamente gli stessi programmi di notizie e le reti che diffondono le
    foto opportunamente prodotte dall'Autorità Palestinese (Arafat che dona
    il sangue, gli studenti palestinesi in un momento di silenzio, dei
    poster che supportano l'America)

    hanno mancato di riportare la notizia che l'Autorità Palestinese usa il
    terrore e l'intimidazione per scoraggiare la diffusione di notizie
    sfavorevoli.



    Nell'Ottobre 2001, dopo che gli USA avevano lanciato l'attacco contro
    l'Afghanistan, i palestinesi che supportavano Osama bin Laden avevano
    organizzato raduni nella striscia di Gaza che erano stati soppressi
    brutalmente dalla polizia palestinese.

    I Reporters Senza Frontiere di Parigi avevano dato vita ad un'aspra
    protesta contro l'Autorità palestinese. "Temiamo che l'Autorità
    palestinese prenda vantaggio dal focus dei media internazionali sulla
    risposta americana per impedire ancora di più il diritto di
    un'informazione libera", disse Robert Menard, segretario generale
    dell'organizzazione dei giornalisti.

    Il gruppo aveva anche protestato contro gli ordini palestinesi di non
    diffondere le chiamate alle rivolte generali, alle attività
    nazionalistiche, alle dimostrazioni e ad altre notizie senza il permesso
    dell'Autorità palestinese. L'obiettivo del blackout giornalistico era
    espresso da un ufficiale palestinese anonimo, "Non vogliamo niente che
    possa minare la nostra immagine."[22]



    Nell'Agosto 2002, l'unione dei giornalisti palestinesi vietarono ai
    giornalisti di fotografare i bambini palestinesi mentre trasportavano
    armi o mentre prendevano parte alle attività delle organizzazioni
    terroristiche perché queste foto urtavano l'immagine palestinese. Il
    divieto uscì dopo che molte foto erano state mostrate in cui si
    ritraevano bambini

    che trasportavano armi ed erano vestiti come terroristi suicidi. Poco
    dopo prima dell'azione dell'unione, sei bambini erano stati ritratti
    mentre trasportavano fucili M16 e Kalashnikov durante un raduno pro-Iraq
    nella striscia di Gaza. Un altro gruppo, il sindacato dei Giornalisti
    Palestinesi, realizzò un divieto simile che includeva le foto di uomini
    mascherati. L'Associazione della Stampa Estera espresse una "profonda
    preoccupazione" relativa allo sforzo di censurare la stampa, e alla
    minaccia di sanzioni contro i giornalisti che avrebbero disobbedito al
    divieto.[22a]



    I giornalisti delle nazioni arabe sono anch'essi soggetti alla censura.
    Nel gennaio 2003, ad esempio, il Servizio di Intelligence generale
    dell'Autorità palestinese arrestò un corrispondente della televisione
    al-Jazeera.

    Il giornalista era accusato di nuocere all'interesse nazionale del
    popolo palestinese riportando che al-Fatah aveva dichiarato la sua
    responsabilità di un attacco suicida a Tel-Aviv.









    26.r. MITO



    26.r. "Al-jazeera è la CNN araba e fornisce al mondo arabo una fonte
    obiettiva di notizie"



    26.r. FATTI



    Al-jazeera è una rete televisiva in lingua araba con sede nel Qatar
    ampiamente seguita in tutto il mondo arabo.

    Il canale nacque nel 1996 come un piccolo progetto di un emiro del
    Qatar, Sheik Hamad bin-Khalifa al-Thani ed ha guadagnato importanza
    durante la guerra USA in Afghanistan per i suoi lunghi contatti coi
    Talebani e con Osama bin Laden. Mandando in onda una serie di punti di
    vista, inclusi quelli degli ufficiali dell'amministrazione Bush, la rete
    tentava di creare l'impressione di essere una fonte obiettiva di notizie
    per il mondo arabo. Infatti, Al-jazeera ha una lunga storia come testata
    di propaganda per gli estremisti del mondo arabo. Uno scolaro musulmano
    aveva criticato la rete per aver incitato le masse arabe contro
    l'Occidente e per aver fatto bin Laden e i suoi aiutanti delle
    celebrità. "C'è una differenza tra il dare alle diverse opinioni
    un'opportunità [di essere sentite] e lasciare

    lo schermo aperto agli assassini armati per diffondere le loro idee",
    disse il Dr. Abd Al-Hamid Al-Ansari, preside della facoltà di Shar'ia e
    Legge della Università del Qatar.[23]



    In un'intervista a 60 Minutes, a un corrispondente di al-Jazeera era
    stato intervistato in merito alla cronaca della questione palestinese.

    Si riferiva ai palestinesi uccisi come "martiri". Quando Ed Bradley
    evidenziò che gli israeliani li avrebbero piuttosto chiamati terroristi,
    rispose, "Questo è un problema degli israeliani. E' un punto di vista".
    Quando gli fu chiesto come chiamava gli israeliani che vengono uccisi
    dai palestinesi, il reporter rispose, "Li chiamiamo così: israeliani
    uccisi dai palestinesi". Bradlet aggiunse che la copertura di al-Jazeera
    dell'intifada era "accreditata con crescenti dimostrazioni
    pro-palestinesi in tutto il medioriente." [24]





    26.s. MITO



    26.s. "I media esaminano attentamente le affermazioni palestinesi prima
    di pubblicarle"



    26.s. FATTI



    I palestinesi hanno imparato che possono seminare quasi tutte le
    informazioni ai media e sarà pubblicata o diffusa da qualche parte.

    Una volta che viene raccolta da una testata giornalistica, è
    inevitabilmente ripetuta dagli altri. Rapidamente, la disinformazione
    può prendere il sopravvento sull'apparenza dei fatti, e mentre Israele
    può presentare l'evidenza per correggere le inesattezze che sono
    riportate, il danno di solito è già fatto. Una volta che l'immagine o
    l'impressione è nella mente di qualcuno, è spesso difficile, se non
    impossibile cancellarla.



    Si dice che ci sono tre tipi di bugie: bugie, bugie dannate e
    statistiche.

    Un punto della propaganda palestinese è stato di distribuire false
    statistiche in uno sforzo in cui si cercava di mostrare le azioni
    israeliane come mostruose.

    Ad esempio, se un incidente coinvolgeva alcuni morti o distruzioni,
    esageravano enormemente le figure e i media ingenui ripetevano i dati
    prefabbricati finché non diventavano accettati da tutti come accurati.
    Questo è accaduto, ad esempio, durante la guerra del Libano quando il
    fratello di Yasser Arafat aveva affermato che le operazioni di Israele
    avevano lasciato 600.000 libanesi senza casa.

    Aveva alzato la cifra, ma era stato ripetuto dalla Commissione
    internazionale della Croce Rossa e pubblicizzato dai media. In quel
    momento l'ICRC aveva ripudiato quella figura, era tropo tardi per
    cambiare l'impressione delle operazioni militari d'Israele che per
    difendere se stesso dagli attacchi terroristici sui suoi confini
    settentrionali aveva creato senza scrupoli il problema dei rifugiati.



    Questo era accaduto anche dopo l'operazione israeliana a Jenin
    nell'aprile 2002 quando il portavoce palestinese Saeb Erekat disse alla
    CNN il 17 aprile che almeno 500 persone erano state massacrate e 1600
    persone, incluse donne e bambini erano dispersi.

    Erekeat non poteva produrre alcuna prova per le sue affermazioni e
    infatti, !!!!!!!!!!la commissione del riesame dei palestinesi riportò
    che il morti arrivavano al massimo a 56 di cui 34 erano combattenti. Non
    erano riportate donne o bambini dispersi.



    Ciò che forse è maggiormente offensivo più che la ripetizione della
    bugia di Erekeat è che i media continuano a trattarlo come un portavoce
    legittimato, dandogli un accesso che gli permette di disseminare
    regolarmente disinformazione. Se un ufficiale americano fosse stato
    trovato colpevole di aver mentito, avrebbe probabilmente perso tutta la
    sua credibilità e avrebbe poche o nessuna chance di partecipare a una
    discussione per esprimere il suo punto di vista.



    NOTE



    1. Daniel Pipes, The Long Shadow: Culture and Politics in the Middle
    East, (NJ: Transaction Publishers, 1990), p. 278.

    2. Pipes, p. 278.

    3. Jerusalem Report, (May 7, 1991).

    4. Associated Press and Jerusalem Post, (September 13, 2001); Jewish
    Telegraphic Agency, (September 20, 2001).

    5. New York Jewish Week, (August 31, 2001).

    6. Jerusalem Report, (May 7, 1991).

    7. Al Hayat-Al-Jadidah, (October 16, 2001)

    8. Al Hayat-Al-Jadidah (November 2, 2001)

    9. Jewish Telegraphic Agency, (September 12, 2001).

    10. Near East Report, (August 5, 1991).

    10a. Jerusalem Report, (April 22, 2002).

    10b. Jerusalem Report, (April 22, 2002).

    11. Report filed by Jean Pierre Martin on October 5, 2000, a day after
    his Belgian television team from RTL-TV1 was filming in the area of
    Ramallah.

    11a. Washington Post, (July 18, 2001).

    12. Washington Post, (May 10, 2001).

    13. CNN, (October 10, 2000).

    14. Al-Hamishmar, (December 6, 1991).

    15. Sidney Zion, "Intifada Blues," Penthouse, (March 1990), pp. 56, 63.

    16. Wall Street Journal, (February 21, 1990).

    17. Near East Report, (August 5, 1991).

    18. Washington Post, (September 7, 2001).

    19. New York Times, (September 30, 2000).

    19a. Washington Post, (September 13, 2001).

    20. Washington Post, (September 13, 2001).

    20a. Forward, (June 28, 2002).

    20b. AP, (September 12, 2001).

    20c. Jewish Telegraphic Agency, (September 20, 2001).

    21. Associated Press and Jerusalem Post, (September 13, 2001); IMRA,
    (September 13-14, 2001); Jewish Telegraphic Agency, (September 20,
    2001).

    22. Jerusalem Post, (October 10, 2001).

    22a. Jerusalem Post, (August 26, 2002).

    23. Al-Raya (Qatar), (January 6, 2002).

    24. 60 Minutes, "Inside Al Jazeera," (October 10, 2001).

    25. Washington Post, (June 25, 1982).

    26. New York Post, (May 3, 2002).
    Justee
    00Tuesday, August 5, 2014 10:40 AM
    up
    Credo di interesse dato il momento in cui stiamo vivendo [SM=x511485]
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