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Solidarietà - Asia

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    00 3/1/2007 5:08 PM
    ASIA/INDIA
    ASIA/INDIA - 200 milioni di indiani soffrono la fame, il più alto numero di persone malnutrite di tutto il mondo, e la metà dei bambini sono sottopeso
    Roma (Agenzia Fides) - Secondo il III Rapporto Nazionale Sanitario sulla Famiglia, nonostante il bilancio economico positivo degli ultimi anni, ogni giorno circa 200 milioni di indiani vanno ancora a dormire affamati e quasi la metà dei bambini con meno di tre anni di età sono sottopeso.
    Il Rapporto e le stime del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM) mostrano uno scenario grave e allarmante sulla situazione sanitaria dell’India.
    Secondo lo studio, il 45.9 per cento dei bambini indiani con meno di tre anni di età sono sottopeso, il 38.4 per cento sono rachitici e il 19.1% deperiti. In confronto, in Cina solo il 10 per cento dei bambini sono sottopeso.
    Il più alto numero di persone malnutrite di tutto il mondo si registra proprio in India, dove quasi un terzo della popolazione infantile mondiale è sottopeso.
    Il Rapporto, in uno studio fatto in 29 Stati nel corso degli anni 2005-06, mostra inoltre che il 45 per cento delle donne indiane sono sposate prima di aver compiuto 18 anni. In otto Stati sono il 50 per cento.
    Dalle stime fatte sulle donne tra i 20 e i 24 anni di età emerge che la situazione peggiore è registrata negli Stati di Jharkhand e Bihar. Mentre il 61 per cento delle donne di Jharkhand erano sposate prima di aver compiuto 18 anni, nel Bihar erano il 60 per cento. In Rajasthan il numero raggiunge il 55 per cento.
    Gli studiosi hanno evidenziato il fatto che i matrimoni precoci hanno ripercussioni sulla salute e sull’istruzione delle donne, inoltre queste avendo bambini molto presto corrono rischi maggiori per la propria salute e per quella dei loro figli.
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    00 3/28/2007 10:41 AM
    ASIA/FILIPPINE - Violazione dei diritti umani: davanti al “Tribunale dei Popoli”, una serie di organizzazioni non governative chiama in causa il governo Arroyo e le Forze Armate
    L’Aja (Agenzia Fides) - La società civile filippina denuncia il governo e le Forze Armate filippine per gravi violazioni dei diritti umani: si è svolta a L’Aja dal 21 al 25 marzo la sessione del “Tribunale Permanente dei Popoli”, organismo indipendente di opinione nato nel 1979 e autonomo dalle autorità degli stati, formato da attivisti della società civile internazionale.
    Presenti alla sessione dedicata alle Filippine (www.philippinetribunal.org) era un consorzio di enti e organizzazioni come “Hustisya!”, “Desaparecidos”, “Selda”, “Bayan”, “Karapatan”, “Bagong Alyansang Makabayan”, “Public Interest Law Center”, “Peace for Life”, “Philippines Peace Center & Ibon Foundation”, “Ecumenical Bishops Forum”, “United Church of Christ of Philippines”, in rappresentanza del popolo filippino e delle minoranze indigene.
    Le organizzazioni hanno chiamato in giudizio il governo del presidente Gloria Macapagal Arroyo e le Forze Armate per le violazioni gravi e sistematiche dei diritti civili e politici negli ultimi anni: 778 casi di esecuzioni sommarie, 186 casi di scomparse forzate, 203 massacri e 502 casi di tortura.
    Si denunciano inoltre violazioni gravi e sistematiche dei diritti economici, sociali e culturali, come deregolamentazione dei prezzi dei prodotti derivati dal greggio, privatizzazione delle industrie e delle risorse minerarie, importazioni-esportazioni dei prodotti agricoli, violazione della sovranità politica ed economica nazionale, distruzione dell’ambiente. Si lamentano, infine, violazioni gravi e sistematiche del diritto di autodeterminazione del popolo filippino e delle minoranze indigene, repressi dalla pratica della “guerra al terrorismo” portata avanti nel Sud dell’arcipelago anche grazie all’appoggio delle forze Usa. Fra i responsabili di questa situazione, infatti, il Tribunale ha anche individuato il governo americano, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, l’Organizzazione mondiale del commercio, multinazionali e banche straniere, coinvolte nello sfruttamento delle risorse naturali a danno della popolazioni indigene.
    Si tratta delle seconda sessione del tribunale dedicata alle Filippine: la prima si svolse nel 1980 per denunciare la dittatura e la repressione di Ferdinando Marcos.
    Dopo ventisei anni, il Trbunale ha accolto il nuovo appello per tre ragioni: il caso delle Filippine è un modello delle cosiddette “guerre a bassa intensità”; le Filippine sono un caso eclatante di repressione silenziosa; il caso tocca anche la migrazione forzata, un prodotto della globalizzazione.
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    00 5/13/2007 10:46 AM
    Pakistan
    Scontri a Karachi tra gruppi politici rivali che si fronteggiano per una manifestazione a sostegno dell'ex presidente della Corte suprema, cacciato dal governo in marzo
    KARACHI
    Pervez Musharraf è stato messo di fronte a una delle più gravi crisi degli ultimi anni, che rischia di mettere in discussione un potere consolidato a partire dal 1999. Tutto nasce dallo scontro tra il presidente pachistano e Iftikar Chaudhry, ex presidente della Corte Suprema e famoso per le sue prese di posizione a favore dei diritti umani, tema che, secondo organizzazioni come Human Rights Watch (HRW), il generale Musharraf non ama frequentare.

    Chaudhry fu cacciato dalla Corte il 9 marzo scorso, una decisione che per molti prelude al tentativo di Musharraf di piazzarvi un giudice più malleabile e incapace di sfidarlo nel momento in cui cerca di ottenere entro l’anno un nuovo mandato, prima dello scioglimento del Parlamento dovuto alle prossime elezioni legislative. L’Alto magistrato avrebbe dovuto tenere un discorso ai suoi sostenitori a Karachi ma nella più grande città del Pakistan la violenza è esplosa quando decine di militanti del movimento filo-governativo Muttahidda Qaumi hanno stretto d’assedio la città. Strade bloccate, autobus incendiati e uomini armati nelle vie hanno impedito a Chaudhry di muoversi dall’aeroporto in cui il suo aereo era atterrato, proveniente da Islamabad.

    Pressochè nelle stesse ore, nella capitale pachistana Musharraf teneva un comizio in cui condannava le violenze di Karachi ma non dichiarava lo stato di emergenza sebbene il bilancio si aggravasse di ora in ora, fino a raggiungere la cifra di trentaquattro morti e oltre cento feriti. Musharraf, impegnato nel tentativo di ottenere in altro termine dalle assemblee nazionali e provinciali, non ha mancato di avvertire colui che oggi sembra in grado di coalizzare l’opposizione: «Non sfidateci. Non siamo codardi come voi. Noi abbiamo un potere che ci è stato dato dal popolo», ha detto, arringando i propri sostenitori. Quanto alla cacciata di Chaudhry dalla Corte Suprema Musharraf ha ribadito che non si è trattato di una decisione politica. Il giudice era stato allontanato, infatti, con l’accusa di aver abusato del potere di cui disponeva in favore del figlio.

    Secondo HRW, gli scontri di Karachi sono stati quantomeno «fomentati» dal governo. Le vittime apparterrebbero per la gran parte al partito del Popolo pachistano (PPP) dell’ex premier Benazir Bhutto. Chaudhry è stato costretto a rinunciare al comizio e ha dovuto rientrare a Islamabad. «Questo è terrorismo di Stato. Il governo del Sindh (la provincia di cui Karachi è capitale, ndr.) ne è responsabile ma noi non faremo marcia indietro», ha avvertito Sherry Rehman, portavoce del PPP
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    00 8/2/2007 6:25 PM

    settentrionale: la Chiesa chiede giustizia e protezione

    New Delhi (Agenzia Fides) - Un nuovo sconcertante episodio di violenza gratuita ha toccato la comunità cattolica indiana, dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale: una scuola cattolica gestita dalle Suore Francescane di Nostra Signora delle Grazie e nello stato di Uttarakhand (noto anche come Uttaranchal), nell’India settentrionale, è stata attaccata e devastata nei giorni scorsi da un folto gruppo di radicali militanti indù dell’organizzazione estremista “Sangh Parivar”.
    Le autorità civili del luogo, le organizzazioni locali, le associazioni che difendono i diritti umani, la Chiesa indiana, hanno espresso profondo disappunto e shock per un attacco del tutto gratuito e ingiustificato, che ha seminato il terrore fra il personale della scuola e fra gli studenti e ha completamente devastato la struttura, che si trova nel villaggio di Vikas Nagar nei presi della città di Dehra Dun.
    Al trauma si è aggiunto lo sdegno della Chiesa locale, che ha chiesto ripetutamente l’arresto dei responsabili della violenza, mentre si è registrato un atteggiamento compiacente di settori della polizia locale che sembrano voler lasciar del tutto impunito l’episodio. Anche perché la violenza era stata ampiamente annunciata da una serie di minacce, di cui la polizia era a conoscenza.
    Il gruppo di militanti, di oltre 250 persone, si è in un primo momento assiepato minacciosamente davanti alla scuola e ha iniziato a urlare slogan contro l’istituto e contro il preside. Poi sono i radicali passati all’azione, compiendo ogni atto di vandalismo possibile, rompendo finestre e danneggiando tutto ciò che capitava a tiro. Giorni prima alcuni rappresentanti del Partito nazionalista indù Baratiya Janata Party erano andati a lamentarsi dalle autorità scolastiche per la mancata ammissione nell’istituto di alcuni ragazzi di religione indù. Il preside aveva risposo con correttezza che la scuola, ampiamente frequentata da cristiani, indù e ragazzi di altre fedi, compie le sue valutazioni in base al merito, non all’appartenenza religiosa. A questo punto erano arrivate minacce e intimidazioni, che i responsabili della scuola avevano prontamente segnalato alla polizia locale. E anche dopo l’aggressione, i colpevoli, pur segnalati, sono tuttora a piede libero.
    Nel 2007 sono oltre 100 gli episodi di violenza contro strutture o personale cristiano, mentre nel 2006 i casi censiti sono stati 215, e nel 2005 oltre 200. I cristiani hanno manifestato in massa, in un pacifico corteo di preghiera, il 29 maggio scorso a Delhi per chiedere al governo del paese il rispetto dei diritti fondamentali di espressione e di culto, della libertà di coscienza e di religione, maggiore protezione e sicurezza.
    I cristiani dell’India sono circa 25 milioni e, su una popolazione totale che supera il miliardo di persone, rappresentano circa il 2,5%. Sono molto presenti nel campo dell’istruzione e delle opere sociali, gestendo il 17% dei servizi di istruzione nel paese. Forniscono un servizio di alta qualità e possono giocare un ruolo chiave per la crescita culturale, sociale e politica della nazione
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    Viviana.30
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    00 10/21/2007 10:25 AM
    ASIA
    ASIA/PAKISTAN - La società civile in Pakistan condanna l’attentato contro Benazir Bhutto e ribadisce l’impegno a operare per la dignità della persona e i diritti umani
    Lahore (Agenzia Fides) - Dolore e sconcerto, disappunto e ferma condanna per la violenza: sono queste le reazioni della società civile pakistana l’indomani dell’attentato suicida avvenuto ieri sera, 20 ottobre, a Karachi, diretto contro Benazir Bhutto, ex premier pakistana rientrata dall’esilio volontario. Unanime è giunta dalle associazioni civili, dalla Chiesa, dalle minoranze religiose - oltre che dagli ambienti istituzionali e da leader religiosi islamici - la condanna per la strage che ha provocato almeno 139 morti e 550 feriti, mentre il bilancio delle vittime continua a salire.
    La “Commissione per la Pace e lo Sviluppo Umano”, organizzazione della società civile, ha segnalato che la società in Pakistan resta deteriorata da abusi e violenze: insieme con un forum di organizzazioni laiche e cristiane impegnate per i diritti umani a livello nazionale, la Commissione, ha riportato l’attenzione sul tema dei diritti e della giustizia, notando che questa battaglia conduce a un reale progresso economico, sociale e culturale della nazione
    Inoltre, in un paese in cui sono forti le spinte del fondamentalismo islamico, la Chiesa cattolica prosegue instancabile la sua opera di diffondere una cultura della pace, dell’incontro fra civiltà, dell’armonia sociale e interreligiosa, come testimonia la Commissione nazionale “Giustizia e Pace”, della Conferenza Episcopale del Pakistan, che ha ribadito il suo impegno a promuovere una cultura rispettosa dei diritti umani e della dignità della persona, soprattutto fra i giovani.
    Benazir Bhutto ha confermato di voler rimanere in patria e presentarsi alle elezioni parlamentari del prossimo gennaio alla testa del Partito Popolare del Pakistan, affermando: “Non modificheremo i nostri progetti. La nostra lotta per la democrazia continuerà”. Intanto il Partito Popolare del Pakistan ha proclamato tre giorni di lutto. Anche le comunità cattoliche e altre minoranze religiose hanno annunciato preghiere per le vittime innocenti della strage.
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    00 5/15/2008 3:38 PM
    ASIA/CINA - Un miliardo e 300 milioni di “grazie” al Santo Padre da parte dei cattolici cinesi, a nome dell’intero popolo cinese: “Il Papa ci ha dato una carica di energia in tutti i sensi”
    Pechino (Agenzia Fides) - “Grazie Santo Padre! Un miliardo e 300 milioni di grazie! Permetta a noi cattolici di ringraziarla a nome dell’intero popolo cinese!” dice all’Agenzia Fides un sacerdote di Pechino dopo aver ascoltato l’appello del Santo Padre Benedetto XVI per la Cina e i terremotati, lanciato al termine dell’udienza generale di mercoledì 14 maggio. Continua il sacerdote: “Il Papa ci ha dato una carica di energia in tutti i sensi. Noi cattolici, che siamo già in prima linea nel soccorso con la preghiera e con l’azione concreta, veniamo apprezzati dalla società e dalla popolazione. Con queste affettuose parole del Papa saremo ancora più ben visti da tutti. Ci ha trasmesso una specie di forza spirituale che aiuta la nostra missione di evangelizzazione, aiuta il nostra inserimento nella societа cinese”.
    I giornali cinesi del continente e di Hong Kong hanno riportato la notizia dell’appello di Papa Benedetto XVI per la Cina pubblicando il testo del messaggio e le foto del Papa. Tanti cattolici cinesi hanno appreso la notizia anche attraverso il passa parola, da uno all’altro, e sono rimasti commossi ed incoraggiati. Uno di loro ha detto a Fides: “il Papa non finisce mai di stupirci. Dopo il concerto in Vaticano e la belle parole del suo messaggio al popolo cinese durante il concerto, ci ha fatto un altro regalo che ci tocca profondamente il cuore. Non esistono cose più preziose della vicinanza spirituale e della preghiera del Papa per noi. Ringraziamo il Santo Padre a nome di tutti: il Papa ci ha fatto sentire ancora più forti.” (N.Z.) (Agenzia Fides 15/05/2008)
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    00 6/12/2008 6:28 PM
    OGGI SU INTERNET- La Campagna raccolta fondi 2008 della Caritas di Hong Kong chiude con 2.150.000 euro

    e chi altro ?
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    00 9/7/2010 2:44 PM
    Nepal
    ASIA/NEPAL - Cresce l’impegno della Chiesa nella società nepalese
    invia articolo stampa preferiti Kathmandu (Agenzia Fides) – La comunità cattolica in Nepal rafforza il suo impegno nel campo dell’istruzione e dei servizi sociali a beneficio della società nepalese: è quanto l’Agenzia Fides apprende da fonti locali, che raccontano i progressi e le nuove attività realizzate di recente dalla comunità cattolica nepalese.
    Il 30 maggio scorso le Suore di Loreto, in occasione del 400° anniversario della nascita della loro congregazione, hanno inaugurato nuovi edifici a Dharan (Nepal orientale), che saranno utilizzati per il servizio di istruzione, per l’assistenza medica e il sostegno sociale alle famiglie povere.
    D’altro canto nei giorni scorsi a Godavari le Suore dell’Adorazione hanno aperto una nuova casa per l’infanzia che potrà ospitare 50 bambini: la cura dell’infanzia, specie se povera e abbandonata, è un altro dei campi in cui le comunità cattoliche sono maggiormente coinvolte. Circa un mese fa inoltre, le religiose hanno inaugurato anche una nuova scuola poco a Sud di Kathmadu. L’istituto è intitolato a Sant’Alphonsa, la santa indiana che ha numerosi devoti anche in Nepal.
    La comunità cattolica continua, dunque, a profondere un grande impegno verso l’istruzione: nella città di Chitwan (Nepal meridionale) è stata benedetta di recente la prima pietra per la fondazione di una nuova scuola gestita dai religiosi della Congregazione del Piccolo Fiore, già attivi nella zona, che potranno cosi allargare il loro servizio educativo in favore dei giovani. Infine buone nuove giungono da fonti governative: sembra sia imminente il riconoscimento ufficiale per le scuole dei religiosi Marianisti che sorgono in diverse aree del Nepal. Questo permetterà di ampliare sempre più il prezioso servizio di istruzione che costituisce la base per l’emancipazione e lo sviluppo della popolazione locale.
    “La missione di evangelizzazione della Chiesa nepalese passa attraverso le opere di istruzione e carità”, ha sottolineato il Vicario Apostolico, Mons. Anthony Sharma, sottolineando il crescente impegno della Chiesa locale.
    Oltre al grande impegno nel campo dell’istruzione (la Chiesa gestisce una trentina di scuole in tutto il paese), la comunità cattolica è attiva con diversi tipi di servizio sociale, a beneficio dei poveri, degli ammalati, degli emarginati.
    (PA) (Agenzia Fides 8/6/2010)

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